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sabato 15 novembre 2014

I DISTILLATI NEL MEDIOEVO

I primi processi per la distillazione, molto utile per arricchire un prodotto con l'uso di vapori alcolici, furono descritti da due dei più grandi alchimisti arabi: Rhases e Avicenna. La parola alcol, deriva dal termine arabo Al-Kohol (che significa cosa sottile) ed era usato nella cosmetica femminile come trucco o come collirio. L'alchimista Geber descrisse alcuni apparecchi che venivano usati nel processo di distillazione, tra cui l'acqua di rose particolarmente utile per la cura di alcune malattie. Fondamentale fu il ruolo della famosa Scuola Medica Salernitana che dal X secolo ebbe l'enorme merito di raccogliere le conoscenze affrontandole in maniera sistematica ed orinata. Nei monasteri, luoghi dove l'alchimia divenne sempre più una materia praticata, molti monaci perfezionarono il processo di distillazione, tra cui Alberto Magno che parlò di una "aqua ardens", liquido molto leggero che si otteneva dal vino. L'acquavite fu prodotta anche da Taddeo Alderotti di FIrenze che la ottenne grazie da doppie distillazioni utilizzando anche il serpentino che veniva immerso in acqua fredda in modo da permettere la condensazione del vapore. L'acquavite prese sempre più piede tanto che Michele Savonarola ne pubblicò anche un trattato dal titolo "De Conficienda Aqua Vitae". Molto importante nella commercializzazione dei distillati fu Venezia e proprio nel veneto il processo si diffuse molto tra il 1200 e il 1300 quando Venezia esportava in Germania e in Oriente come metodo curativo contro gotta e contro la peste.

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