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Come ci si curava nel Medioevo? E' possibile utilizzare metodi antichi ancora oggi? Le ricette di Ildegarda sono ancora attuali? Troverete cure molto interessanti e ancora molto utilizzate tutti i giorni.

mercoledì 29 febbraio 2012

I POPOLI MOSTRUOSI DEL MEDIOEVO

Con il termine popoli mostruosi viene designato un corpus mitologico omogeneo, sviluppatosi esclusivamente nella mitologia occidentale greco-latina e medioevale, che include diversi tipi di popolazioni fantastiche che abitano terre lontane o sconosciute (all'autore che li descrive), le terre in cui hic sunt leones, utilizzando la nota locuzione latina. Ogni popolo di questa categoria è caratterizzato da una deformità fisica che è specchio di un comportamento o di comportamenti umani precisi, che vengono enfatizzati e stereotipati in queste creature.
In dettaglio, i caratteri omogenei di queste popolazioni sono:

IL DRAGO DELL'APOCALISSE

Il Drago dell'Apocalisse è un mostro mitologico, nominato al capitolo 12 dell'Apocalisse di Giovanni. il Drago dell'Apocalisse viene descritto come un grande drago rosso, con sette teste e dieci corna, e un diadema sopra ogni testa. Le corna generalmente sono considerate distribuite in tre possibili modi:

  • quattro su una testa, sulle altre una;
  • su tre teste due corna, sulle altre una;
  • dieci su ogni testa, con forme diverse;

Viene presentato subito dopo la descrizione della donna vestita di sole. Questo mostro non è da confondere con la Bestia del mare, con cui ha in comune alcune caratteristiche fisiche, perché si tratta di creature differenti. 

TREGUA DEI

Con l'espressione tregua di Dio, nel Medioevo, si intende un periodo cronologico di sospensione dell'impiego della forza armata imposto dall'autorità ecclesiastica, soprattutto dopo l'affermarsi, tra la fine del IX e l'inizio del X secolo, del movimento delle paci di Dio. Troverà una propria codificazione definitiva nei concili di Arles (1037-1041). Da quel momento è fatto divieto ai signori di comma soprattutto le tregue particolari durante le grandi fasi di liturgia Cristiana (Natale, Avvento, Pasqua), nel nome del rispetto sacro e nel nome di quello profano (sagre, mercati). La tregua di Dio veniva fatta coincidere, generalmente, con periodi di festività liturgiche o giorni di particolare rilievo (come la domenica). Celebre violazione di una tregua di Dio fu la battaglia di Bouvines del 27 luglio 1214, una domenica appunto.

IL CAPITOLARE DI QUIERZY

Il Capitolare di Kiersy (o Capitolare di Quierzy) è un testo normativo promulgato il 14 giugno 877 nella città di Quierzy-sur-Oise da Carlo il Calvo che sancì, di fatto, il passaggio per eredità delle cariche feudali maggiori. Alla morte di Ludovico II il Germanico, Carlo il Calvo, re di Francia, era divenuto imperatore, su indicazione di papa Giovanni VIII. Il Pontefice l'aveva incoronato a Roma la notte di Natale dell'875. Il 31 gennaio dell'anno successivo, a Pavia, Carlo ricevette la corona d'Italia (all'epoca, la dignità imperiale spettava a chi fosse re d'Italia). Nell'877, il papa si trovava nuovamente minacciato, nell'ordine, dai saraceni, dai duchi longobardi di Spoleto e da una fazione antipapale che si era formata a Roma.

CONSTITUTO DE FEUDIS

La Constitutio de feudis o Edictum de beneficiis regni Italici è un documento emanato dall'Imperatore del Sacro Romano Impero, Corrado II il salico, il 28 maggio 1037 a Cremona, in concomitanza con l'assedio di Milano. Il documento viene redatto allo scopo di smorzare le ribellioni dei vassalli italiani dell'imperatore e va a regolare il diritto di successione feudale per i feudi minori. In precedenza, il diritto di successione era regolato solo per i feudi maggiori, tramite il Capitolare di Quierzy emanato, nel 877, dal re franco Carlo il Calvo. Nella Constitutio de feudis, vengono estesi ai vassalli minori i benefici di cui godevano i grandi feudatari del sovrano, equiparando le gerarchie feudali.

BATTAGLIA DI CAMPOMALO

La battaglia di Campomalo, località nei pressi di Lodi difficilmente identificabile, fu uno scontro avvenuto nel periodo dell'espansione della potenza della città di Milano, nella prima metà dell'XI secolo, ai danni delle altre città lombarde. Nel 1035 era scoppiata a Milano una vera e propria rivoluzione (Wipone, biografo di Corrado II il Salico, la definisce magna confusio): ci fu uno scontro tra l'arcivescovo Ariberto d'Intimiano e i feudatari maggiori (i capitanei) da una parte, e i vassalli minori (i valvassori) dall'altra. I feudatari minori si sentivano minacciati dal potere sempre crescente di Ariberto e si ribellarono a lui. Inizialmente essi dovettero soccombere e uscire dalla città; ma a questo punto strinsero alleanza con loro tutti i nemici che Ariberto si era creato, in particolare gli abitanti del Seprio, della Martesana, e le città di Pavia, Cremona e Lodi, che si sentivano minacciate dall'espansionismo sempre più aggressivo di Milano. 

I MISSI DOMINICI

Nel Sacro Romano Impero i missi dominici (sing. missus dominicus) erano funzionari che l'imperatore inviava quali suoi rappresentanti nelle varie parti dell'impero. Erano sempre nominati in coppia, un ecclesiastico (vescovo o abate) e un laico (conte o duca) scelti di solito tra gli appartenenti alla corte imperiale (Palatium), e venivano inviati in una circoscrizione dell'impero (missiaticum) che dovevano visitare. In ogni località i missi dovevano tenere un'assemblea di tutti gli uomini liberi, nel corso della quale veniva solennemente giurata fedeltà all'imperatore, venivano pubblicati i capitolari e venivano raccolte le lamentele sull'operato dei funzionari imperiali.

IL DIRITTO DI NAUFRAGIO

Il diritto di naufragio era una pratica vigente nel Medioevo che permetteva di impossessarsi di ogni bene oggetto di un naufrago al signore possessore della terra dove è avvenuto il naufragio. Tale diritto era comune in tutti i popoli del bacino del Mediterraneo. Il diritto era noto ai tempi degli imperatori Costantino I, Teodosio I e Onorio. L'imperatore Federico II si oppose a tale pratica nella stipulazione della Costituzione del 1232, ma la rendeva ancora possibile come regalia dello Stato. Contro di essa si schierarono concilii, bolle papali, arrivando la scomunica papale. Sopravvisse sino agli accordi stipulati fra le repubbliche marinare italiane.

Fonte: Wikipedia

IL SALVACONDOTTO

Il salvacondotto (anche guidaticum, in epoca medievale) è lo strumento, o patente, attraverso il quale veniva garantito il diritto di transito attraverso un territorio a un particolare soggetto. Si trattava solitamente di un documento in forma di lettera, recante il nome del portatore che beneficiava della garanzia, con indicazione dello scopo del viaggio. Era solitamente accompagnato da minacce ritorsive contro chiunque non vi avesse dato séguito. Indicato in epoca medievale con il termine di 'guidaticum', il suo uso si diffuse nel XIII secolo, epoca in cui andò realmente definendosi e consolidandosi il concetto di linea di frontiera e in cui riprendeva vigore, già in parte dal secolo precedente, il concetto di sovranità, affievolito o eclissato nella figura del suzerain dell'interludio feudale.

DIRITTO DI CITTADINANZA

In epoca medievale il diritto di cittadinanza veniva originariamente concesso a chi da un determinato numero di anni possedeva una casa entro il recinto delle mura e pagava le imposte. In seguito, esso si estese poco alla volta alle varie categorie di immigrati, con provvedimenti diversi. Fu celebre la misura con cui il comune di Bologna offrì a tutti i servi della gleba la possibilità di diventare liberi trasferendosi in città, in base al principio secondo cui "l'aria rende liberi". Si trattò di una delle tante forme attraverso cui la città comunale condusse la battaglia contro l'aristocrazia feudale, dominante nel contado. L'appartenenza alla città nell'Europa preindustriale trovò espressione in due termini dal significato lievemente diverso: cittadino e borgheese. "Borghese" (Burger, bourgeois) indica a partire dal XII secolo il cittadino in Germania, Francia, Inghilterra, mentre in Italia vengono utilizzati i termini "cittadino" e cittadinanza" (civis, civitas). La qualifica di cittadino indica chi possiedi i privilegi della cittadinanza ed è membro della civitas, cioè di un insediamento antico dive risiede un vescovo.

LE CORPORAZIONI NEL MEDIOEVO

Le corporazioni delle arti e mestieri erano delle associazioni create a partire dal XII secolo in molte città italiane ed europee per regolamentare e tutelare le attività degli appartenenti ad una stessa categoria professionale. In Italia esse furono definite genericamente Arti; in Francia presero il nome di Guildes, in Inghilterra Guilds, in Spagna Gremios, in Germania Zünften ed in Sardegna Gremi. Solitamente il nome ufficiale era in latino "Universitates" o Collegia". Il regime corporativo non si diffuse ovunque secondo le medesime modalità e nello stesso arco di tempo: nelle città europee più strettamente vincolate alle autorità imperiali le corporazioni si costituirono solo per iniziativa del potere signorile, sia laico che ecclesiastico, come avvenne a Strasburgo, dove i capi delle corporazioni erano nominati da un delegato del vescovo; nelle Fiandre, nonostante la grande vivacità degli scambi commerciali, ancora alla fine del '200, alcune città non possedevano delle associazioni di questo tipo, mentre a Lione esse verranno istituite solo nel '500.

martedì 28 febbraio 2012

ERESIE A PUNTATE: 21. GLI UMILIATI E I VALDESI

Nel contesto spirituale sviluppatosi nei secoli XII e XIII, a causa della diffusa necessità di rinnovamento religioso per un ritorno al cristianesimo delle origini, presero corpo molteplici sperimentazioni di nuovi modelli religiosi. Tra questi si inserì il movimento degli umiliati, che comparve sulla scena della società medievale, insieme o poco prima dei Valdesi, a Milano e in molte altre città lombarde intorno alla metà del XII secolo. Questi erano gruppi di laici, uomini e donne, in gran parte tessitori e lavoratori della lana, che vivevano spontaneamente in comunità organizzate, praticando la penitenza e la castità e prestando aiuto ai poveri. Il loro ideale era coniugare la vita laica e quella religiosa e affiancare il clero nelle mansioni di mediazione tra Dio e i fedeli. Uno dei propositi principali del movimento era proprio l’apostolato per la difesa della Chiesa e per il recupero di coloro che si sono allontanati dalla fede cattolica.

LA BOLLA UNAM SANCTAM ECCLESIAM

Unam Sanctam Ecclesiam è una bolla pontificia di papa Bonifacio VIII promulgata il 18 novembre 1302. La bolla papale di Bonifacio VIII costituisce l'ultimo episodio del conflitto medievale tra potere spirituale e potere temporale, e riprende e riafferma gli ideali teocratici espressi in precedenza soprattutto da papa Gregorio VII nel 1075 con il Dictatus Papae. Si tratta in realtà di un conflitto antico, che si può far risalire alla fine del V secolo, a papa Gelasio I e alla sua dottrina delle "due spade", quella spirituale e quella temporale, con l'affermazione della loro distinzione ma in ultima istanza del primato della prima sulla seconda, e di conseguenza del papa sull'imperatore. Nel 1301 Filippo IV arrestò il vescovo di Pamiers, con l'accusa di alto tradimento, scavalcando il privilegio del foro secondo il quale i presbiteri potevano venire giudicati solo da tribunali ecclesiastici. Il Pontefice pretese la sua immediata scarcerazione e convocò un sinodo a Roma, con la bolla Ausculta Fili carissime citò il re a giudizio davanti al sinodo accusato di oppressione del clero e di governo tirannico. In Francia la bolla fu sostituita da un falso contenente ingiurie conto il re, la falsa bolla fu bruciata in pubblico e utilizzata per sobillare il clero e il popolo francese contro il Papa. Ciò nonostante trentanove vescovi francesi si presentarono al sinodo romano che produsse la Unam Sanctam Ecclesiam testo classico della ierocrazia pontificia.

domenica 26 febbraio 2012

L’ARCHIVIO SEGRETO VATICANO


"Chiunque tu sia che scrivi qui il tuo nome, per aver preso a prestito dei libri dalla biblioteca del Papa, sappi che incorrerai nella sua indignazione ed esecrazione, se non li restituirai intatti". Questo motto minaccioso spiccava, nel XV secolo, negli scaffali di una delle più complete, ricche e misteriose biblioteche del mondo, nei cui archivi si dice siano custoditi e secretati i libri più proibiti e pericolosi della storia dell'umanità: la Biblioteca Vaticana. Il cuore di questa misteriosa biblioteca è rappresentato dalla raccolta personale dei documenti pontifici, costituita da 85 chilometri di scaffali, circa 40.000 pergamene, una cospicua documentazione dei secoli XII-XIV, una assai più consistente tra Quattrocento e Settecento, e poi dalla smisurata mole di documentazione dell’Ottocento e del Novecento.

VIE DI FUGA

Vie di fuga

Le porte alla primavera
timida socchiudo:
so quanto possa far male l'improvvisa luce del sole.
Gli occhi abituo
a non saperti più accanto,
è arduo esercizio per il mio sentire.
I colori mi rattristano...
propizio giunge il ticchettar di una goccia di pioggia
ovatta pietoso le lacrime.
E' più facile la stagione della comoda infelicità
che evitar di vivere senza vie di fuga,
questo il cuore lo sa e muta
per non specchiarsi da solo

QUARESIMA: IL CALCOLO DELLA PASQUA


La Pasqua è una festività cosiddetta mobile: la sua data varia di anno in anno perché è correlata con il ciclo lunare. La Pasqua ebraica e la Pasqua cristiana seguono regole di calcolo differenti e quindi non cadono quasi mai nella stessa data. All'interno del cristianesimo poi vi sono due regole differenti a seconda che si usi il calendario gregoriano (cattolici e protestanti) o quello giuliano (ortodossi). Queste due regole in alcuni anni danno la stessa data (e quindi tutti i cristiani festeggiano la Pasqua nello stesso giorno), in altri anni date differenti. La Pasqua ebraica è fissata al giorno 14 del mese di Nisan del calendario ebraico, come prescrive la Bibbia (Esodo 12,1-18). Si tratta di un calendario lunisolare, quindi ogni mese inizia con la luna nuova e il quindicesimo giorno coincide con il plenilunio. La data corrispondente nel calendario gregoriano (quello usato dalla maggior parte dei paesi del mondo, tra cui l'Italia) varia di anno in anno entro un intervallo di circa 30 giorni. Il 14 del mese di Nisan dovrebbe corrispondere sempre al plenilunio successivo all'equinozio di primavera (21 marzo); ma poiché l'anno ebraico medio è di circa 6 minuti e mezzo più lungo rispetto all'anno tropico, nel corso dei secoli si sono accumulati alcuni giorni di ritardo. Attualmente quindi la Pasqua ebraica cade sempre tra il 26 marzo (nel XXI secolo avverrà nel 2013 e nel 2089) e il 25 aprile (nel 2043 e 2062); questo intervallo di date però si sposta lentamente sempre più in avanti (circa 1 giorno ogni due secoli).

martedì 21 febbraio 2012

ESSERE ME

Essere Me

All'Amor non ho mai prestato l'Anima per dialogare.
Le giornate bevevo piena di niente 
credendomi bella sapendomi, intanto, muta nel farfuglio
di desideri troppo miei per essere desiderati.
E poi gli occhi tuoi arrivano sconosciuti
a bussar sulle mie mani, sulla pelle tesa.
Son brividi sospetti, reali: potrei fuggire via.
Sei libero e nella libertà ancor più pericoloso.
Come un palloncino che dondola tra le dita di una bimba inquieta
rubato per gioco, ti sei cullato nei miei sogni, trafugato alla realtà
reso per me, solo per me, sponda di un mare
in cui posso riposare felice d'essere me.

DE LAUDAE NOVAE MILITIAE - TESTO IN ITALIANO

A Ugo, cavaliere di Cristo e Maestro della Milizia di Cristo, Bernardo, abate di Chiaravalle solo di nome: combattente il giusto combattimento (II TM, 4, 7). Per, una, due e tre volte, se non erro, o dilettissimo Ugo, mi hai chiesto di scrivere un discorso di esortazione per te e per i tuoi compagni d’arme e di brandire lo stilo, dal momento che non mi è concesso brandire la lancia, contro un nemico tirannico. Affermi che sarà per voi di non poco conforto se io vi incoraggerò per mezzo dei miei scritti, dal momento che non posso farlo per mezzo delle armi. Ho tardato alquanto, in verità, non perché la richiesta mi sembrasse da disprezzare, ma perché il mio consenso non fosse tacciato di leggerezza e frettolosità: uno migliore di me potrebbe adempiere più degnamente a questo compito.

LA TORTURA NEL MEDIOEVO

C’ è un aspetto del medioevo che è sempre stato stigmatizzato come esempio di quelli che sono passati alla storia come secoli bui: l’uso della tortura. In realtà il medioevo non fu di certo un periodo storico peggiore del passato; l’uso della tortura è antichissimo, ed era praticato a memoria d’uomo, ed era presente in tutte le prime civiltà degli albori, da quella Babilonese a quella egizia, passando per le culture sudamericane o anche più vicine a noi, come la cultura romana, ad esempio. Effettivamente nel medioevo però tale consuetudine venne praticata con più frequenza, visto che alla tortura ricorrevano re e principi quand’anche semplici esponenti della nobiltà, vi ricorreva la chiesa, che istituì l’Inquisizione, definita con un eufemismo Santa, e che nacque con lo specifico compito di estirpare l’eresia, trasformandosi, con il passare dei secoli, in un’istituzione dai confini e dalla moralità incerta. Alla tortura si ricorreva per estorcere informazioni al nemico, per far confessare rei di varie colpe, o anche per motivi che oggi appaiono orripilanti, come il tentativo di far confessare presunte colpe di stregoneria, di maleficio, di adorazione del diavolo. Lo strumento della tortura divenne perciò un sistema generalizzato.

COSA E' LA GOGNA?

La gogna è uno strumento punitivo, di contenzione, di controllo, di tortura, utilizzato prettamente nel periodo medievale, costruito come un collare in ferro, fissato ad una colonna per mezzo di una catena, che veniva stretto attorno al collo dei condannati esposti alla berlina. Etimologicamente discende da gonghia (collare di ferro) il quale deriva dal greco goggylos (rotondo); dall'arabo gollon (grosso anello di ferro) dal quale gli spagnoli derivarono ar-golla e gli italiani goglia e poi gogna. Un'altra interpretazione, meno sostenuta, fa derivare il termine da ver-gogna. La berlina, specialmente nell'Italia settentrionale, è tuttora sinonimo di gogna e spesso indica la colonna stessa. Successivamente la gogna si modifica in tavole di legno provviste di cerniera che formano fori attraverso i quali la testa e/o vari arti sono inseriti; le tavole sono poi bloccate insieme per trattenere il prigioniero.

"IL CODICE DA VINCI":LE FALSITA'

Ebbene si...mi piace e molto il Codice Da Vinci...non sono ipocrita: guardo San Remo e anche il Grande Fratello raramente e non me ne vergogno! Il Codice secondo me è un film (e parlo del film) bellissimo per le scene, per gli attori e come thriller...storicamente ha un po' (un bel po' di pecche)...sono state messe lì volutamente per rendere più intrigante il film oppure per ignoranza dell'autore?

GLI ERRORI STORICI

a) Cosa sono i "documenti segreti" su cui si basa buona parte del romanzo e del film?

lunedì 20 febbraio 2012

LE SOCIETA' SEGRETE: 2. L’ORDINE DEGLI OSPEDALIERI DI SAN GIOVANNI DI GERUSALEMME DETTO DI RODI DETTO DI MALTA

E’ noto semplicemente come Ordine di Malta. E’ sopravvissuto ad un passato tumultuoso, sotto molti punti di vista terribile, un passato con le radici che affondano nelle Crociate e quindi nel cuore del Medioevo. Non ha nessuna connotazione esoterica, oppure semmai l’avesse è stata ben nascosta per molti secoli. Ha due facce, una “onorifica” per coloro che ambiscono ad indossarne le insegne, e un’altra con una missione ben diversa e in chiave moderna al fianco dei malati e delle persone che soffrono. Le due cose sono dicotomiche e mi sfugge il nesso tra un medico impegnato in prima linea nel terzo millennio con gli indossatori di mantelli, croci, spade e ammennicoli del genere. Conserva una impronta fortemente aristocratica e non nasconde inclinazioni politiche molto conservatrici. Rientra a pieno titolo nella famiglia pontifica per il peso e l’influenza che ha il Papa nelle nomine e nelle attività interne all’Ordine. Rapportando gli Ospitalieri ai Templari devo ricordare che erano avversari dichiarati: artefici di due visioni opposte all’interno dello schieramento militare in Terra Santa.

domenica 19 febbraio 2012

LE ORIGINI DEL CARNEVALE

Certamente non è facile indagare sulle origini di una festa come il carnevale, le cui tracce storiche nessuno ha potuto o voluto realmente conservare. Non è possibile nemmeno fare luce sui diversi aspetti che ne caratterizzano i festeggiamenti, in quanto, nel corso dei secoli e in realtà geografiche diverse, il carnevale si è arricchito di sfumature sempre nuove. L'etimologia del termine "carnevale" risale, con ogni probabilità, al latino carnem levare, espressione con cui nel Medioevo si indicava la prescrizione ecclesiastica di astenersi dal mangiare carne a partire dal primo giorno di Quaresima, vale a dire dal giorno successivo alla fine del carnevale, sino al "giovedì santo" prima della Pasqua. Il carnevale infatti, nel calendario liturgico cattolico-romano si colloca necessariamente tra l'Epifania (6 gennaio) e la Quaresima.

Le prime testimonianze documentarie del carnevale risalgono ad epoca medievale (sin dall'VIII sec. ca.) e parlano di una festa caratterizzata da uno sregolato godimento di cibi, bevande e piaceri sensuali. Per tutto il periodo si sovvertiva l'ordine sociale vigente e si scambiavano i ruoli soliti, nascondendo la vecchia identità dietro delle maschere. I festeggiamenti culminavano solitamente con il processo, la condanna, la lettura del testamento, la morte e il funerale di un fantoccio, che rappresentava allo stesso tempo sia il sovrano di un auspicato e mai pago mondo di "cuccagna", sia il capro espiatorio dei mali dell'anno passato. La fine violenta del fantoccio poneva termine al periodo degli sfrenati festeggiamenti e costituiva un augurio per il nuovo anno in corso.

Nelle varie manifestazioni carnevalesche è possibile individuare un denominatore comune: la propiziazione e il rinnovamento della fecondità, in particolare della terra, attraverso l'esorcismo della morte. Il periodo carnevalesco coincide più o meno con l'inizio dell'anno agricolo, un chiaro indizio che permette di collegare direttamente il carnevale alle feste greche di impronta dionisiaca (le feste in onore di Dionisio, dio greco del vino, caratterizzate dal raggiungimento di uno stato di ebbrezza ed esaltazione entusiastica, che sfociavano in vere e proprie orge), e a quelle romane dei Saturnali (solenne festa religiosa, che si celebrava in onore del dio Saturno e durante la quale si tenevano cerimonie religiose di carattere sfrenato e orgiastico, che prevedevano tra l'altro la temporanea sospensione del rapporto servo-padrone).

Lo stretto rapporto esistente tra queste feste e alcuni costumi del carnevale è evidente, anche se ignorato dai più. In tempi recenti gli storici hanno insistito maggiormente sull'origine agraria e sociale del carnevale. Esso è irrisione dell'ordine stabilito e capovolgimento autorizzato, limitato e controllato nel tempo e nello spazio dall'autorità costituita. In altre parole la festa del carnevale era vista dalle classi sociali più agiate come un'ottima valvola di sfogo concessa ai meno abbienti allo scopo di garantirsi il protrarsi dei propri privilegi. Non meno interessante è l'origine e la valenza demoniaca di alcune tra le maschere carnevalesche più famose e antiche, come quella nera sul volto di Arlecchino o quella bipartita (bianca e nera) di Pulcinella. Studi sul significato psicologico della volontà di indossare una maschera hanno mostrato che l'irresistibile attrazione esercitata dal carnevale sta proprio nella possibilità di smettere di essere se stessi per assumere le sembianze e il comportamento della maschera.

Il Carnevale ha perduto nel tempo certe punte di pura stregoneria, ma sotto il manto della baldoria "scaccia pensieri", la sostanza dell'esorcismo "scaccia spiriti" non è scomparsa; esso è comunque una ricorrenza pagana.

venerdì 17 febbraio 2012

LE SOCIETA' SEGRETE: 1. LA GENESI DELLE SOCIETA' SEGRETE

Sono fermamente convinto che la più importante Società Segreta del Medio Evo sia stata l’Ordine dei Templari, anche se non sono ancora certo che, come Società Segreta e non come Ordine Monastico Cavalleresco, sia corretto chiamarla Ordine dei Templari. Seguirò pertanto un ragionamento che dovrebbe portarmi a concludere quale possa essere il vero nome di questa Società, assunto che con certezza non lo sapremo mai. Il termine “segreto” rapportato al Medioevo equivale ad “esoterico” anche se non è assolutamente facile muoversi razionalmente all’interno di questa dimensione di pensiero. Ciò nonostante vorrei provare a coniugare il concetto mistico di esoterismo con la sua manifestazione nel mondo sotto le apparenze di Società Esoterica.

DECRETO FREQUENS

Testo approvato dal Concilio di Costanza il 6 aprile 1415


La frequente celebrazione di concili generali è il modo migliore di coltivare il campo del Signore: estirpa gli sterpi, le spine e i triboli delle eresie, degli errori e degli scismi, corregge gli eccessi, riforma quanto è stato deformato, conduce la vigna di Dio alla messe di una feconda fertilità, mentre la trascuratezza di essi dissemina e favorisce i mali enumerati. Il ricordo dei tempi passati e la considerazione dei tempi presenti pongono questi problemi dinanzi ai nostri occhi. Sanzioniamo, quindi, con questo decreto  - che dovrà valere per sempre  -,  stabiliamo, determiniamo e ordiniamo che da ora in poi i concili generali vengano celebrati in tal modo, che il primo si riunisca nel quinquennio che segue immediatamente la fine di questo concilio; il secondo nei sette anni che seguono la fine di esso; e poi di decennio in decennio, per sempre, in quei luoghi  che il sommo pontefice  - o in mancanza il concilio stesso  - dovrà stabilire ed assegnare un mese prima della fine di ognuno di essi, con l'approvazione e il consenso del concilio. Così, con una specie di continuità, o il concilio è in pieno svolgimento, o si è in attesa di esso per il vicino scadere del tempo. Sarà lecito al sommo pontefice abbreviare quel tempo in gravi casi di emergenza col consiglio dei suoi venerabili fratelli cardinali della santa romana Chiesa, ma in nessun modo prorogarlo. Quanto al luogo stabilito per il futuro concilio, non lo cambi senza un evidente motivo di necessità. Se, però, vi fosse una ragione per cui sembrasse necessario mutarlo, come un assedio, una guerra, la peste, o qualche cosa di simile, allora sarà lecito al sommo pontefice, col consenso e la firma dei suddetti suoi fratelli o di due terzi di essi, sostituirlo, dopo aver determinato prima un altro luogo, che sia il più vicino e il più adatto, sempre però nella stessa nazione, a meno che per tutta quella nazione non si presenti lo stesso impedimento. In questo caso potrà convocare il concilio in un luogo di altra nazione, che sia il più vicino possibile. Qui i prelati e gli altri che sogliono esser convocati al concilio sono obbligati a recarsi, come se quel luogo fosse stato stabilito da principio. Tuttavia il sommo pontefice dev'essere obbligato a pubblicare e ad intimare il cambiamento del luogo o l'abbreviazione del tempo, a norma di legge e in forma solenne, entro l'anno prima del termine fissato, di modo che quelli che abbiamo detto possano radunarsi per la celebrazione del concilio nel termine stabilito.

DECRETO HAEC SANCTA

Testo approvato dal Concilio di Costanza il 6 aprile 1415

In nome della santa ed indivisa Trinità, Padre, Figlio e Spirito santo, amen. Questo santo sinodo di Costanza che è un concilio generale, riunito legittimamente nello Spirito santo a lode di Dio onnipotente, per l'estirpazione del presente scisma, per la realizzazione dell'unione e della riforma nel capo e nelle membra della Chiesa di Dio, ordina, definisce, stabilisce, decreta e dichiara ciò che segue  allo scopo di ottenere più facilmente, più sicuramente, più soddisfacentemente e più liberamente l'unione e la riforma della Chiesa di Dio. In primo luogo dichiara che esso,  legittimamente riunito nello Spirito santo, essendo concilio generale ed espressione della Chiesa cattolica militante, riceve il proprio potere direttamente dal Cristo e che chiunque, di qualunque condizione e dignità, compresa quella papale, è tenuto ad obbedirle in ciò che riguarda la fede e l'estirpazione dello scisma ricordato e la riforma generale nel capo e nelle membra della stessa Chiesa di Dio. Inoltre, dichiara che chiunque, di qualunque condizione, stato, dignità, compresa quella papale, rifiutasse pertinacemente di obbedire alle disposizioni, decisioni, ordini o precetti presenti o futuri di questo sacro sinodo e di qualsiasi altro concilio generale legittimamente riunito, nelle materie indicate o in ciò che ad esse attiene, se non si ricrederà,  sia sottoposto ad adeguata penitenza e sia debitamente punito, ricorrendo anche, se fosse necessario, ad altri mezzi giuridici. Così  pure questo santo sinodo definisce e ordina che  il signor papa Giovanni XXIII non trasferisca la curia romana, i pubblici uffici e i loro funzionari da Costanza in altro luogo, o non costringa, direttamente o indirettamente, le persone di questi stessi funzionari a seguirlo, senza il consenso dello stesso santo sinodo; se avesse fatto il contrario o lo facesse in futuro, o  avesse fulminato, o fulminasse procedimento e ordini contro tali funzionari o contro qualunque altro membro del concilio, tutto ciò sia  considerato inutile e vano; e tali procedimenti, censure e pene - proprio perché inutili e vane - non obblighino in nessun modo. Anzi, i suddetti funzionari svolgano i loro uffici nella città di Costanza e li esercitino liberamente come prima, fino a che lo stesso santo sinodo si celebrerà in questa città. Il concilio  ordina anche che tutti i trasferimenti dei prelati e le privazioni di benefici, le revoche di qualsiasi commenda o donazione, le ammonizioni, le censure ecclesiastiche, i processi, le sentenze e gli atti di qualsivoglia natura, fatti o da farsi dal predetto signor papa Giovanni o dai suoi collaboratori, che possono ledere il concilio o i suoi membri, siano considerati per l'autorità di questo santo concilio ipso facto nulli, vani, irriti, senza valore, e di nessuna forza o importanza. Così pure dichiara che il signor papa Giovanni XXIII e tutti i prelati e gli altri convocati a questo sacro concilio e quanti si trovano in esso hanno goduto e godranno piena libertà e che non si ha notizia in contrario. Il concilio ne dà testimonianza dinanzi a Dio e agli uomini.



GIROLAMO SAVONAROLA

(Ferrara 1452 - Firenze 1498), predicatore e riformatore italiano. Nato in una famiglia nobile, nel 1474 entrò nell'ordine dei domenicani a Bologna e nel 1482, chiamato da Lorenzo il Magnifico, iniziò l'attività di predicatore presso il convento di San Marco, a Firenze. Le sue prediche, accolte con grande entusiasmo dai fedeli, avevano come bersaglio il clero e la società corrotta del tempo, e in particolar modo i membri e i sostenitori della famiglia dei Medici. Nel 1493 la sua proposta di riforma dell'ordine domenicano in Toscana fu approvata dal papa Alessandro VI, che lo nominò primo vicario generale. Da quel momento le sue prediche si concentrarono sulla politica, preannunciando l'invasione delle truppe francesi guidate dal re Carlo VIII; in tale occasione, nel 1494, Savonarola prese parte all'incontro con il sovrano e Firenze fu risparmiata. L'anno successivo i Medici furono cacciati e venne costituita una repubblica governata da Pier Antonio Soderini, della quale Savonarola divenne, sebbene senza poteri politici, il simbolo e la guida spirituale. Egli era in grado di esercitare una notevole influenza sul popolo, ma le sue capacità, indubbiamente geniali, andavano di pari passo con il fanatismo estremo delle sue teorie che predicavano l'ascetismo; la Repubblica di Firenze, secondo il suo disegno, doveva diventare il modello di una comunità cristiana perfetta e quindi ogni forma di lusso e di usura venne duramente repressa con una nuova legislazione.

SANTA CATERINA DA SIENA

Nata a Siena nel 1347 morì a Roma 1380, religiosa domenicana, mistica e dottore della Chiesa, patrona d’Italia assieme a san Francesco d’Assisi, ebbe un ruolo importante nella vita politica del suo tempo. Caterina Benincasa, di estrazione sociale modesta, fin da bambina dichiarò di avere visioni e visse in modo austero. All’età di sedici anni si unì al terzo ordine di san Domenico a Siena, divenendo famosa per la vita contemplativa e la dedizione verso i poveri. Presto, non sapendo scrivere, dettò lettere di argomento spirituale guadagnandosi la considerazione dei concittadini. Nel 1374 Raimondo da Capua, poi generale dell’ordine domenicano, divenne il suo padre spirituale, seguendone l’attività. Nel 1376 Caterina si recò ad Avignone per negoziare con papa Gregorio XI la fine del conflitto tra Firenze e il papato. Nonostante il fallimento della missione, convinse il pontefice a tornare a Roma, ponendo fine alla cosiddetta cattività avignonese. Caterina tornò alla vita contemplativa e alle opere di misericordia a Siena, tentando contemporaneamente di promuovere la pace in Italia e una crociata per riconquistare la Terra Santa, per lungo tempo uno dei suoi più importanti progetti. Profondamente afflitta per il Grande Scisma, avvenuto nel 1378, si recò a Roma per raccogliere consensi per papa Urbano VI, impegnandosi per la riunificazione. Fu sepolta a Roma, nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva; canonizzata da papa Pio II nel 1461, Caterina fu proclamata dottore della Chiesa nel 1970. Uno dei miracoli riconosciuti alla Santa risale all'ottobre del 1376, quando, in ritorno dalla corte papale di Avignone, passò a Varazze (località del savonese), curiosa di conoscere i luoghi che avevano dato i natali al beato Jacopo da Varagine. La Santa ebbe però una spiacevole sorpresa: la cittadina si presentava malridotta e abbandonata a causa della peste che aveva decimato la popolazione. Caterina, particolarmente colpita dalla gravità della situazione, pregò intensamente per gli abitanti di Varazze affinché finisse il loro dolore e la richiesta, miracolosamente, fu esaudita e i cittadini furono liberati dal flagello. In cambio del prodigio la Santa chiese ai varazzini di onorare il loro illustre concittadino, dedicando una cappella a suo nome e alla Santissima Trinità. In ricordo di quell'episodio miracoloso, Varazze eresse la Santa di Siena a propria patrona dedicandole ogni anno, il 30 aprile, una delle processioni di Cristi più famose d'Italia (seguita da un corteo storico che ne ripercorre le gesta).

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LA BOLLA EXECRABILIS

Ai nostri tempi si sta verificando un esecrabile abuso, sconosciuto in età precedenti, e precisamente che gente, imbevuta dello spirito di ribellione, presuma di appellarsi dal  Pontefice di Roma, - il Vicario di Gesù Cristo, cui fu detto nella persona del santo Pietro: «Nutri il  mio gregge» e «Qualunque cosa tu legherai in terra, sarà legata anche in Cielo»: - non certo per  desiderio di più alta giustizia, ma al solo scopo di sfuggire le conseguenze dei loro peccati, ad un  futuro Concilio, mentre chiunque non ignori completamente la legge può giudicare quanto ciò sia  contrario ai canoni sacri e dannoso alla Comunità Cristiana. Poiché - trascurando altre cose,  che ancor più manifestamente si oppongono a tale corruzione - chi non giudicherebbe ridicolo che  si faccia appello a qualcosa che non esiste e di cui nessuno conosce il momento in cui comincerà ad  esistere?

IL CONCILIO DI BASILEA E IL NUOVO SCISMA

l Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze fu convocato da Papa Martino V nel 1431 (l'ultimo anno del suo
pontificato), in applicazione del decreto del Concilio di Costanza (il decreto Frequens), che prevedeva la
tenuta periodica di un concilio della Chiesa cattolica (la Svizzera, all'epoca, era cattolica).

A Basilea

I padri conciliari, ancora traumatizzati dal ricordo dello scisma d'occidente, tuttavia già regolato dal recente
Concilio di Costanza, propendevano in maggioranza per la superiorità delle decisioni del Concilio sul Papa
(conciliarismo), novità ecclesiologia dedotta da un'errata interpretazione del concilio di Costanza, che era
stato convocato d'urgenza per dare una tempestiva risposta allo scisma. 

giovedì 16 febbraio 2012

ERESIE A PUNTATE: 20. ERESIA COME RIVOLTA DEL POPOLO CONTRO IL CLERO

Il secolo XI segna l’inizio di una profonda trasformazione della società medievale. Se non scomparse, si riducono notevolmente le epidemie e il clima si fa più mite favorendo lo sviluppo dell’agricoltura che, proprio in questo periodo, si avvale di nuove attrezzi come l’aratro di ferro, la ferratura degli zoccoli ai cavalli, e tecniche come la rotazione triennale anziché biennale, ecc. Si assiste un po’ ovunque a una ripresa dei commerci. Tutti aspetti che in qualche modo anticipano la rinascita del Basso Medioevo e, in primo luogo, il sorgere dei Comuni in Italia, e quindi degli Stati nazionali in Europa. Conseguenza di tutto ciò è la spinta, in qualche modo centrifuga, dei laici, soprattutto i ceti emergenti degli artigiani e dei mercanti, per acquisire un’autonomia maggiore e una partecipazione sempre più rilevante nella società del tempo.

martedì 14 febbraio 2012

ERESIE A PUNTATE. 19. LA RIFORMA E GLI ERETICI PATARINI

Nel corso dell’XI secolo il papato romano si consolidò definitivamente come punto di riferimento essenziale e guida della società medievale in genere. Questo avvenne sull’onda di un movimento passato alla storia come “La riforma ecclesiastica” nata dalla necessità diffusa di un profondo rinnovamento della Chiesa. Le cronache dell’epoca sono, infatti, ricche di lamentele sui costumi di vita di vescovi e prelati, descritti come uomini corrotti e violenti, dediti alle pratiche di simonia, di concubinato (o nicolaismo) per aggirare l’obbligo al celibato. Il nome “nicol aita” proviene da una antica setta eretica nota per gli eccessi di fornicazione, orge, riti pagani a base fortemente erotica.

SAN VALENTINO: LE ORIGINI

La festa di San Valentino è una ricorrenza dedicata agli innamorati e celebrata in gran parte del mondo (soprattutto in Europa, nelle Americhe ed in Estremo Oriente) il 14 febbraio. La festività prende il nome dal santo e martire cristiano San Valentino da Terni, e venne istituita nel 496 da Papa Gelasio I, andando a sostituirsi alla precedente festa pagana delle lupercalia. La pratica moderna di celebrazione della festa, centrata sullo scambio di messaggi d'amore e regali fra innamorati, risale probabilmente all'alto medioevo, e potrebbe essere in particolare riconducibile al circolo di Geoffrey Chaucer in cui prese forma la tradizione dell'amor cortese. Alla sua diffusione, soprattutto in Francia ed in Inghilterra, contribuirono i benedettini, attraverso i loro numerosi monasteri, essendo stati affidatari della Basilica di San Valentino a Terni dalla fine della seconda metà del VII secolo. Soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, il tratto più caratteristico della festa di San Valentino è lo scambio di valentine, bigliettini d'amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell'amore romantico (la colomba, l'immagine di Cupido con arco e frecce, e così via). A partire dal XIX secolo, questa tradizione ha alimentato la produzione industriale e commercializzazione su vasta scala di biglietti d'auguri dedicati a questa ricorrenza. La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno vengano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d'auguri, numero che colloca questa ricorrenza al secondo posto, come numero di biglietti acquistati e spediti, dopo Natale.

lunedì 13 febbraio 2012

ERESIE A PUNTATE: 18. PAULICIANI E BOGOMILI

Prima di proseguire ed inoltrarmi ulteriormente nell’immenso arcipelago delle superstizioni e delle pseudo fedi del basso e alto medioevo, ritengo giusto condividere con il lettore una riflessione. Calcolando l’estensione territoriale delle fedi anomale o eterodosse rispetto alla corrente “principale” del così detto “cattolicesimo” espresso dal papato, sorgono sempre una serie di consistenti sospetti che riassumo in quattro punti: 

sabato 11 febbraio 2012

ERESIE A PUNTATE: 17. DALLA MITOGRAFIA CATARA AL NAZIONALSOCIALISMO

E’ veramente incredibile come vicende lontanissime del Medioevo abbiamo influenzato e plasmato l’ottocento e il novecento. Nel caso del Catarismo è inoltre complicato districarsi all’interno degli usi strumentali che di esso hanno fatto esoteristi, occultisti, massoni e infine politicanti avvezzi a piegare i miti ai loro fini di manipolazione di massa. Sotto un particolare punto di vista sembra che le persecuzioni adottate all’Inquisizione abbiamo compresso e poi fatto dilagare le idee eretiche in un’epoca nella quale la Chiesa non aveva più armi per difendere la propria ortodossia. In questo senso, a differenza di quanto è avvenuto per la gnosi cristiana tardoantica, cui numerosi pensatori e scrittori contemporanei si sono richiamati come a un ineludibile “modello” speculativo, a partire almeno da Ferdinand Christian Baur - che in Die christliche Gnosis oder die christliche Religionsgeschichte (1835) ricollegò la filosofia di Hegel alla gnosi valentiniana - fino a Jung, a Jonas o a Cioran, il catarismo è stato di norma trattato in epoca moderna più come un mito politico o un tema occultistico che come un capitolo di storia del pensiero o delle religioni.

venerdì 10 febbraio 2012

ERESIE A PUNTATE: 16. I ROGHI DEFINITIVI DEI CATARI

Nonostante fossero passati poco più di cent’anni dalla crociata albigese e circa cinquanta dalla presa di Montsegur (1244), ultimo baluardo della resistenza catara nel Mezzogiorno francese, nonostante il massiccio esodo di catari dalla Francia verso l'Italia (soprattutto verso la Lombardia), nella contea di Foix, l’attuale Ariège, negli ultimi anni del '200 il movimento cataro riprese nuovo vigore. L’artefice di questo “revival” del catarismo, assolutamente non marginale, con oltre mille proseliti, fu Pierre Authier, di professione notaio ed originario di Ax-les Termes. Convertitosi nel 1296, si recò, assieme al fratello Guillaume e a Pradas Tavernier, un tessitore del villaggio di Prades, nel Pays d'Alion, in Lombardia che era ormai diventata il punto di riferimento per il catarismo dopo le violenti repressioni a seguito della crociata albigese. Nel 1299 tornò nel Sabarthès (contea di Foix) per ricostituire e ridare forza al movimento.

ERESIE A PUNTATE: 15. UN CASO PROVATO DELLA MESCHINITA’ DELL’INQUISIZIONE

Il 26 Dicembre 1269, morì a Ferrara Armanno Punzilovo o, meglio, Pungilupo, un uomo stimato e in odore di santità, estremamente popolare in città che aveva dedicato la propria vita all'assistenza di malati e carcerati e alle buone opere. La sue salma venne portata in cattedrale e divenne oggetto di culto, non solo da parte dei fedeli ferraresi, ma anche da parte di diverse altre città del Veneto e pure da Bergamo. Poco tempo dopo la sua inumazione cominciarono a circolare voci di miracoli e guarigioni improvvise davanti alla tomba del “santo”. Si procedette alla costruzione di una cappella votiva e, quindi, alla tumulazione dei resti in un antico sarcofago che si diceva provenire da Ravenna, dove era stato inumato lo stesso imperatore Teodosio. L'anno successivo alla sepoltura, però, l’inquisitore frate Aldobrandino scoprì che sedici anni prima il Pungilupo era stato processato con l'accusa di essere un cataro, ma che era stato prosciolto in seguito alla sua abiura.

ERESIE A PUNTATE: 14. LA CROCIATA ALBIGESE - MONTSÉGUR - DISTRUZIONE DEI CATARI

Il pretesto che venne adottato per muovere la crociata albigese nel 1208, che tante conseguenze porterà nei decenni successivi, non solo nella Linguadoca, ma in gran parte dell’Europa cristiana, fu l'assassinio del legato pontificio Pietro di Castelnau. Fino ad allora Innocenzo III (1198-1216) aveva adottato una linea morbida nei confronti dei catari, fatta di missioni di monaci cistercensi che diedero vita ad interventi più di forma che di sostanza, come la rimozione di quei prelati la cui azione risultava inefficace e la cui vita destava scandalo, oppure organizzando pubblici dibattiti. Anche le missioni nel 1207-1208 di famosi predicatori come Domenico di Guzman (1170-1221) e Diego d'Azevedo, vescovo di Osma, per arginare la diffusione dei catari, non approdarono ad alcun risultato concreto. Anzi alcuni eretici, come Guilhabert de Castres, uscirono a testa alta nei dibattiti pubblici in cui si cercava di confutare il dualismo cataro.

ERESIE A PUNTATE: 13. I CATARI – DOPPIA ESEGETICA E STRUTTURA GERARCHICA

L’esegetica Catara, a seconda dell’interpretazione accettata della creazione del mondo e del peccato originale, si divise in due filoni:
  • quella del dualismo assoluto
  • quella del dualismo mitigato

La corrente del dualismo assoluto sosteneva l’esistenza di due principi assoluti ed in antitesi: il Dio buono aveva creato solo esseri spirituali, invisibili e puri, mentre il Dio malvagio era il responsabile della materia e del mondo visibile e causa del male, sia fisico che morale.

ERESIE A PUNTATE: 12. L'INQUISIZIONE

L’Inquisizione, nata per combattere il catarismo, mantenne la sua logica repressiva anche nei secoli successivi nelle persecuzioni contro ebrei, moriscos, streghe, dissidenti e liberi pensatori. La vera e uniformante motivazione di fondo che ha accompagnato questa istituzione era il rifiuto della differenza, o in altre parole, della coscienza libera e individuale. Non poteva essere altrimenti in secoli in cui la religiosità non era esclusiva della spiritualità dell’individuo, ma sociale e quindi apparteneva alla collettività. La fede e le modalità con cui il singolo interpretava la propria religiosità, nella logica medievale aveva una rilevanza pubblica: per colpe del singolo poteva venire macchiata l’intera comunità.

giovedì 9 febbraio 2012

ERESIE A PUNTATE: 11. I DOGMI E I RITI DELLA CHIESA CATARA

Come abbiamo visto, i catari erano dei cristiani che interpretavano il Nuovo Testamento secondo un schema di tipo dualistico, ma distinto da quello dei manichei, con i quali vennero spesso accomunati dai inquisitori cattolici. Credevano nell'esistenza di due principi contrapposti, il Bene ed il Male, impersonificati, rispettivamente, dal Dio santo e giusto, definito nel Nuovo Testamento, e dal Dio nemico, o Satana. Sostenevano che il Male conducesse una continua ed incessante lotta contro il Bene per contendergli la vittoria. Secondo la dottrina catara il mondo materiale non era stato creato da Dio, ma era interamente opera di Satana e non era altro che una sua manifestazione.
Anche l’origine del corpo umano era considerata diabolica, in quanto creatura di carne. Ma la vita, intesa come anima o spirito, era opera di Dio. Reinterpretando la Genesi, i catari sostenevano che Satana indusse Adamo ed Eva a quell’unione carnale che avrebbe sancito il loro imprigionamento nella materia. Da quel momento in poi, attraverso la procreazione, lo Spirito si sarebbe moltiplicato e suddiviso all’infinito per opera del Demonio che, pur essendo incapace di creare, sapeva essere un grande seduttore di anime. Una volta catturate, le avrebbe poi portate prigioniere sulla Terra, introducendole nella Materia, per principio loro estranea, causa di sofferenza per le anime perché separate dal Dio Buono, con il quale vivevano in beatitudine e a cui anelano di ritornare. I catari proponevano, pertanto, un distacco dal mondo terreno e dai suoi valori per proporre l’attenzione verso un mondo celeste e luminoso di ben altro valore. Il mezzo per cui le anime potevano essere liberate e ritornare alla loro dimensione spirituale, fuori dal tempo, era la conoscenza, la consapevolezza della loro natura. La maggior parte delle sette catare credevano nella trasmigrazione delle anime da un corpo all’altro, in una sequela di nascite e di morte, con diversi gradi di perfezione. Chi avesse condotto una vita onesta, sarebbe stato ricompensato reincarnandosi in un corpo più favorevole al suo progresso spirituale, fino alla definitiva liberazione. Chi, invece, trascorreva la sua vita nel crimine, si sarebbe degradato, reincarnandosi perfino in un animale. Perché le anime potessero tornare al Dio Buono, che non poteva avere nessun contatto con la Materia, creata dal Principe del Male, Dio inviò un Messia, un Mediatore, Gesù, che secondo i Catari, era anche il più perfetto degli Angeli. Gesù scese nel mondo impuro della Materia, senza incarnarsi, però, perché non aveva corpo. La sua fu solo apparenza, una visione. Secondo l’interpretazione catara del Nuovo Testamento, Gesù, infatti, non ha potuto soffrire e trovare la morte sulla croce perché il suo corpo, che non era fatto di materia, non poteva provare dolore, né morire né risuscitare (aderendo, così, al concetto docetista della mera apparenza della nascita, sofferenza e morte di Cristo sulla terra). Prima di risalire in cielo per tornare alla sua vera essenza, insegnò agli Apostoli la via della salvezza lasciando alla Chiesa in Terra lo Spirito Santo a conforto delle anime esiliate. Il Demonio, però, era riuscito a sopprimere e a sostituire la chiesa di Cristo con un’altra falsa chiesa, quella cattolica, così legata al mondo terreno. L’autentica chiesa cristiana, quella che possedeva lo Spirito Santo, era ovviamente quella catara, mentre la Chiesa di Roma era la Bestia, la prostituta di Babilonia. Per questo i catari sostenevano che chiunque obbedisse alla Chiesa romana non poteva salvarsi. Confutavano anche i sacramenti del battesimo e della comunione poiché, essendo l’acqua del battesimo e il pane dell’ostia fatti di materia impura, non potevano avere in sé lo Spirito Santo. La Croce anziché venerata doveva essere odiata, perché strumento di umiliazione del Cristo. I catari non davano alcuna importanza alle immagini e alle reliquie che la Chiesa cattolica considerava sacre e negavano anche che la Vergine Maria fosse stata la madre di Gesù in quanto, non avendo mai avuto un corpo, non poteva nascere (per i catari ella fu un Angelo che aveva assunto le fattezze di una donna). Per comprendere il significato della rappresentazione catara dell'Evangelo, sia che appartenesse alla corrente dualista radicale o a quella moderata, dobbiamo sempre ricordare che alla base c’era la visione negativa del mondo quotidiano. Solo così possiamo comprendere la durezza di alcuni riti e il rigorismo ascetico di molte delle sue regole, come l'astensione, già menzionata, dai cibi carnei, abolendo dalla dieta non solo la carne, ma anche uova, latte e derivati, e la pratica del digiuno a pane e acqua, che veniva attuata per tre quaresime all'anno (prima di Natale, di Pasqua e dopo Pentecoste) e tre giorni alla settimana. Il rito cataro per eccellenza era quello del Consolamentum (indicato nelle fonti medievali anche con il termine di Baptismum spirituale), un rito complesso fatto con l’imposizione delle mani, che permetteva al semplice fedele di diventare un “perfetto”. In pratica era una cerimonia che racchiudeva in sé il valore dei sacramenti cristiani del battesimo, della cresima, del sacerdozio ed estrema unzione. Per poter ricevere il consolamentum, il fedele doveva superare un lungo periodo di iniziazione e solo dopo aver dato prova della sua reale ed intima vocazione con digiuni, veglie e preghiera. Il giorno della cerimonia veniva introdotto in una casa di fedeli, vestito con una lunga tonaca nera a simboleggiare il distacco dal mondo, mentre tutto intorno c’erano ceri accesi che rappresentavano le fiamme dello Spirito Santo. Il perfetto che officiava la cerimonia spiegava al neofita i doni della religione e gli obblighi morali e spirituali ai quali si sottometteva. Dopo aver recitato il Pater Noster, la più importante, ed in pratica, l’unica vera preghiera riconosciuta dai catari, il futuro perfetto abiurava la fede cattolica. Dopo essersi inginocchiato tre volte, chiedeva di essere accolto nella nuova chiesa, promettendo di non mangiare carne, uova e altri alimenti di origine animale, di astenersi dagli atti sessuali, di non mentire né giurare e di non rinnegare la fede per paura della morte. Confessava pubblicamente i suoi peccati e ne chiedeva perdono. Ricevuta l’assoluzione, il perfetto officiante gli poneva sulla testa il Vangelo (la traditio orationis sanctae) e, insieme ai suoi assistenti, imponeva le mani su di lui pregando Dio di inviargli lo Spirito Santo. Poi recitava nuovamente il Pater Noster e gli dava il bacio della pace, imitato poi dai suoi assistenti. A sua volta il nuovo “consolato” baciava il fedele più vicino tra quelli che assistevano alla cerimonia e questo bacio si trasmetteva tra tutti i presenti (se il nuovo perfetto era una donna, l’officiante le toccava una spalla con il Vangelo e il gomito con il gomito). Da quel momento in poi era un perfetto: il vescovo locale gli assegnava un compagno, scelto tra gli altri perfetti, e come tale doveva lasciare tutti i suoi beni alla comunità per darsi alla vita errante, alla predicazione e alle opere di carità. Il consolamentum era riservato ad un ristretto numero di eletti, mentre al resto dei credenti veniva generalmente impartito soltanto in punto di morte. Era comunque un sacramento “instabile”, mai definitivo, che poteva venire compromesso dal minimo peccato. Da qui non solo la necessità di rinnovarlo ogni qualvolta la presenza di più perfetti lo consentisse, ma anche lo stretto legame con altri due riti: quelli del martirium e dell’endura, entrambi generalmente riservati a coloro che erano in punto di morte. Il primo consisteva nel soffocamento del morente, l'altro nel digiuno totale fino alla morte per inedia. Entrambe le pratiche erano motivate dal fatto che solo nel dolore e nella morte poteva esserci la liberazione compiuta, perfetta ed immediata, dal male, e dalla paura che un'eventuale guarigione potesse trascinare il fedele nuovamente al peccato. Accanto a queste veniva praticata anche la salutatio, o abbraccio, che credenti e perfetti si scambiavano incontrandosi, spesso accompagnata dal melioramentum, un vero e proprio omaggio che il credente rivolgeva con un inchino al perfetto. Al rituale cataro appartenevano anche l’Aparelhament, una confessione pubblica dei propri peccati, e la Caretas, un bacio rituale di pace. Per quanto riguarda la recita del Padre Nostro, in pratica, l’unica preghiera accettata dai catari (tranne alcune invocazioni minori), questa conteneva alcune significative correzioni del testo. In particolare al “dacci oggi il nostro pane quotidiano” si sostituiva l'espressione “dacci oggi il nostro pane soprasostanziale”, con la quale s'intendeva non tanto rievocare l'Ultima Cena o procedere alla consacrazione del pane stesso, ma invocare sui presenti lo Spirito Santo. I perfetti avevano l'obbligo di recitarlo più volte al giorno, abitualmente in serie da sei (sezena), da otto (sembla) o sedici (dobla).

Articolo di Aldo Ciaralli. Non può essere pubblicato né distribuito senza il consenso dell'autore.

mercoledì 8 febbraio 2012

ERESIE A PUNTATE: 10. L'ERESIA PER ECCELLENZA

1. LA MATRICE CRISTIANA

L’eresia catara è l’eresia medievale per eccellenza. È l’eresia più importante e diffusa in tutto l’occidente cristiano ed è quella per cui è stata istituita l’inquisizione, frutto della reazione decisa da parte della Chiesa. Fu un ricco movimento, non sempre coerente ed uniforme, che attraversò un lungo spazio di tempo, a cui partecipò un’ampia fascia della società medievale. Contrariamente a quanto si è scritto, l’eresia catara dei secoli XI-XII non fu un risveglio dell’antica dottrina della gnosi, o del manicheismo, ma, pur dualista, rimase sempre nell’ambito del cristianesimo. La loro interpretazione dualistica niente, o poco, aveva del dualismo cosmogonico e metafisico dei manichei e della dottrina di Mani (nei testi catari che sono giunti fino a noi è assente ogni riferimento a testi o comunque a insegnamenti manichei).

martedì 7 febbraio 2012

IL GIULLARE

Il termine giullare (dal provenzale (occitano) joglar a sua volta derivante dal lemma latino iocularis) designa tutti quegli artisti che, tra la fine della tarda antichità e l'avvento dell'età moderna, si guadagnavano da vivere esibendosi davanti ad un pubblico: attori, mimi, musicisti, ciarlatani, addestratori di animali, ballerini, acrobati. Nel Duecento e nel Trecento i giullari, uomini di media cultura (molto spesso chierici vaganti per le corti o per le piazze) che vivevano alla giornata facendo i cantastorie, i buffoni e i giocolieri, divennero il maggior elemento di unione tra la letteratura colta e quella popolare. Costoro erano guardati con sospetto dalla Chiesa cattolica che ne condannava il modello di vita e i canti. I giullari, considerati i primi veri professionisti delle lettere perché vivevano della loro arte, ebbero una funzione molto importante nella diffusione di notizie, idee, forme di spettacolo e di intrattenimento vario.

IL TEATRO MEDIEVALE

Il primo luogo scenico del teatro medievale è la chiesa. Durante le funzioni religiose, si cominciò a mettere in scena i passi del vangelo commentate dal sacerdote. Queste rappresentazioni assunsero in seguito una propria autonomia, spostandosi infine in luoghi esterni agli edifici religiosi. Quindi gli aspetti fondamentali del teatro medioevale furono la drammatizzazione, i motivi teatrali religiosi, una componente liturgica e didattica e uno sviluppo di una forma drammatica in volgare. Una delle peculiarità che rende affascinante il teatro medioevale fu certamente la mescolanza di forme drammatiche differenti, come quelle cristiane e pagane, ma saldate insieme a quell'aspetto rituale costituito da cerimonie liturgiche effettuate in chiesa ma anche in occasione delle feste stagionali popolari. L'atteggiamento della chiesa nei confronti del teatro fu paradossale, dato che i documenti pontifici diffusi per tutto il Medioevo, condannarono il teatro e lo spettacolo, e ancora nel 1215 la Costituzione del Concilio Lateranense proibiva ai chierici di avere contatti con istrioni, giocolieri, ecc. Nel X secolo si iniziarono a musicare alcuni passi del vangelo, i Tropi, affidandone l'esecuzione a due cori che si scambiavano battute in un dialogo cantato.

ERESIE A PUNTATE: 9. L’IMMAGINE DEL DIAVOLO

La Chiesa era ben consapevole dell’analfabetismo diffuso della popolazione, e fece un uso intenzionale dell'immagine per informarlo e, soprattutto, per formarlo. Per un tempo assai lungo, nelle immagini dipinte o scolpite prevalse l’aspetto didattico ed ideologico su quello propriamente estetico. Anche i colori, oltre alle forme, divennero dei simboli (pensiamo, ad esempio, al primato del rosso, colore imperiale). L’idea di diversità, di rovesciamento dei connotati umani e divini, sta alla base della rappresentazione iconografica del maligno. Sia che esso venga raffigurato in forma umana che ferina, la sua corporeità presenta elementi esagerati e mostruosi. Lo scopo era quindi quello di impressionare e spaventare i peccatori con le minacce dei tormenti infernali e le fattezze mostruose e bestiali dei diavoli li distinguevano dalla dignità angelica. Nelle rappresentazioni dei primi secoli cristiani, fino al IX secolo circa, il demonio ha fattezze umanoidi: con un aspetto di un essere piccolo e deforme, oppure quello di un vecchio; oppure come un essere grande e grosso, con fattezze umane, ma con artigli ai piedi. A volte anche come un angelo vestito di bianco. Tra gli attributi più frequenti del diavolo in forma umanoide ricordiamo una capigliatura liscia e scura e, successivamente, serpentina; gli occhi di fuoco, e il naso lungo e ricurvo (particolare, quest’ultimo, connesso allo stereotipo razziale degli ebrei al fine di demonizzarli). Come animale o mostro il diavolo incomincia ad apparire con maggiore frequenza a partire dall’XI secolo. Le rappresentazioni ferine o mostruose seguivano l’immaginario medievale e quasi sempre richiamavano in qualche modo serpenti, gatti, lupi, caproni e pipistrelli. Fra gli attributi più comuni si possono ricordare la coda, le orecchie animali, la barba caprina, gli artigli e le zampe - specialmente quelle posteriori - da capro. Le corna, in un primo momento non molto diffuse, lo divennero verso l’XI secolo (basti pensare al gran numero di citazioni di questo attributo nei proverbi popolari). Il diavolo era spesso alato: nell’Alto Medio Evo le sue ali erano quasi piumate, mentre dal XII secolo cominciarono a comparire le ali da pipistrello. Per quanto riguarda i colori, il diavolo, di solito, era raffigurato con il nero, altrimenti poteva apparire blu o viola, tutti colori che comunque stavano ad evidenziare la sua natura infima. Secondo lo schema galenico dei quattro elementi, egli era costituito di aria scura e densa, in contrapposizione agli angeli che, composti di fuoco etereo, erano di colore rosso o bianco. Solo nel tardo medioevo il rosso divenne un colore diabolico, associato al sangue e alle fiamme infernali. Altre volte, ma meno frequente, troviamo il diavolo raffigurato anche in marrone o grigio pallido, il colore dei malati e dei morti. Accanto alle raffigurazioni del diavolo, l’iconografia medievale rappresentava e associava i simboli di morte a quelli diabolici, per evidenziare la contrapposizione duale tra l’anima e il corpo, la luce e il buio, la vita e la morte. In questo modo, anche la morte diviene un principio negativo legato al “male”, e la si “demonizza” (basti pensare alle varie danze macabre che, soprattutto dopo la peste nera, vengono rappresentante un po’ ovunque). Il diavolo, privo di bellezza e armonia proprio per rappresentare una ripugnante deformazione della natura umana e angelica, intesa come modello di bellezza e perfezione (umana e divina), nella rappresentazione folklorica assume, spesso, anche un carattere grottesco e burlesco (frequenti sono le parodie e storielle, che parlano delle sue sfide con i Santi, a suon di peti). A partire dal ’300, l’immagine di Dio comunemente rappresentata è quella di un giudice terribile e implacabile, che permette immani flagelli, come la peste (soprattutto dopo la peste nera del 1348-49) e carestie, per punire le colpe degli uomini. Satana occupa un posto di rilievo e ovunque sono dipinti e raffigurati demoni e tutti coloro che la Chiesa reprimeva per la loro devianza dottrinale, attraverso il Tribunale dell’Inquisizione, ovvero eretici, ebrei, atei, ma soprattutto streghe, conseguenza dell’ossessione misogina della Chiesa nei confronti della donna. Il sesso, in particolare quello femminile, diventa la tentazione per eccellenza. La ragione di questa visione sessuofobia e fortemente misogina risiede nel fatto stesso che ella, essendo nata dalla costola dell’uomo, “è più carnale dell’ uomo, più imperfetta, ed essendo più carnale, la tentazione si accanisce sulla donna, che per sua natura “inganna sempre”. È superfluo ricordare il manuale, violentemente misogino, di due inquisitori tedeschi, Jakob Sprenger ed Heinrich Institoris, per l’identificazione e la punizione delle streghe, il Malleus maleficarum, che ebbe tra il 1486 e il 1669 ben 34 edizioni e che, fra il ’500 e il ’700, centinaia di migliaia di donne persero la vita a causa della caccia alle streghe.

Articolo di Aldo Ciaralli. Non può essere distribuito né copiato senza il consenso dell'autore.

"CARNEVALE MEDIEVALE"

Le amiche di Elenie Danze Medievali saranno le indiscusse protagoniste della Festa di Carnevale a Todi.
Di seguito tutte le informazioni dell'evento:

DOVE: TODI (PG)
QUANDO: da venerdì 17/02/2012 ore 15 a domenica 19/02/2012 ore 20
PRENOTAZIONE: obbligatoria
CONTATTI: info@carnevalandia.com
TELEFONI:  0758987371/3343032129

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sabato 4 febbraio 2012

COME CONSERVARE I CIBI

I metodi di conservazione dei cibi erano sostanzialmente gli stessi che erano stati usati fin dall'antichità, e le cose non cambiarono molto fino all'invenzione della conservazione in scatolette di metallo a tenuta d'aria, avvenuta all'inizio del XIX secolo. Il metodo più semplice e più comune consisteva nell'esporre i generi alimentari al calore o al vento per eliminarne la parte umida e quindi prolungare la durevolezza, se non il sapore, di quasi tutti i tipi di alimento, dai cereali alle carni; l'essiccazione del cibo riduce drasticamente l'attività di vari microrganismi idrofili, che provocano la decomposizione. Nei climi caldi, si raggiungeva questo risultato per lo più esponendo il cibo al sole, mentre nei paesi più freddi si sfruttava l'azione del vento (metodo di uso comune soprattutto per la preparazione dello stoccafisso), oppure ci si serviva di forni, scantinati e solai riscaldati. Talvolta si sfruttavano gli stessi ambienti in cui vivevano le persone.

LA PREPARAZIONE DEI CIBI E AMBIENTE CUCINA

Tutti i tipi di cottura prevedevano l'uso diretto del fuoco. I fornelli non furono inventati fino al XVIII secolo e i cuochi dovevano essere capaci di cucinare direttamente sopra al fuoco vivo. Si usavano anche forni ma costruirli era molto costoso e se ne trovavano solo nelle dimore più grandi e nelle botteghe di fornaio. Spesso le comunità medievali avevano un forno la cui proprietà era condivisa, in modo che il pane, alimento essenziale per tutti, fosse preparato in forma pubblica anziché privata. Esistevano anche dei forni portatili progettati perché, dopo che il cibo era posto al loro interno, li si seppellisse sotto le braci roventi, mentre altri anche più grandi che si spostavano grazie a delle ruote venivano usati per vendere torte e pasticci lungo le strade delle città medievali. Tuttavia, per la maggior parte delle persone, quasi tutte le cotture si facevano in semplici pentoloni, dal momento che quello era il metodo più efficiente per servirsi del fuoco perché permetteva di non sprecare preziosi liquidi di cottura; zuppe e stufati erano quindi i piatti più comuni. Complessivamente tutto lascia intendere che i piatti medievali avevano un contenuto di grassi piuttosto elevato, perlomeno quando ci si poteva permettere di avere dei grassi in tavola.

ALIMENTAZIONE NEL MEDIOEVO

Nel Medioevo, le diete e la cucina cambiavano a seconda delle varie zone dell'Europa e tali cambiamenti posero le basi della moderna cucina europea. I cereali erano consumati sotto forma di pane, farinate d'avena, polenta e pasta praticamente da tutti i componenti della società. Le verdure rappresentavano un'importante integrazione alla dieta basata sui cereali. La carne era più costosa e quindi considerata un alimento più prestigioso ed era per lo più presente sulle tavole dei ricchi e dei nobili. I tipi di carne più diffusi erano quelle di maiale e pollo, mentre il manzo, che richiedeva la disponibilità di una maggiore quantità di terra per l'allevamento, era meno comune. Il merluzzo e le aringhe erano molto comuni nella dieta delle popolazioni nordiche, ma veniva comunque consumata un'ampia varietà di pesci d'acqua dolce e salata. La lentezza dei trasporti e le inefficienti tecniche di trasformazione agroalimentare rendevano estremamente costoso il commercio di cibi sulle lunghe distanze. Per questa ragione il cibo dei nobili era più esposto alle influenze straniere rispetto a quello consumato dai poveri e dalla gente comune. Dal momento che ciascuna classe sociale cercava di imitare quella a lei immediatamente superiore, le innovazioni dovute al commercio internazionale e alle guerre con paesi stranieri si diffusero gradualmente tra le classi medio-alte delle città medievali.

venerdì 3 febbraio 2012

ERESIE A PUNTATE: 8. I CATARI

La concezione religiosa dei catari, che ha cominciato a diffondersi dopo la meta del XII secolo, si rifaceva all’insegnamento dualista e gnostico dei manichei. Il movimento era caratterizzato da una organizzazione ecclesiastica rigorosa e da un dinamismo missionario che fu all’origine della sua grande diffusione. Pur procedendo da istanze morali e ascetiche, il movimento si distinse da un punto di vista dottrinario secondo un rigido dualismo che contrapponeva fra loro Dio e Satana come due principi quasi equivalenti: Dio, il creatore, che ha dato origine solo agli esseri spirituali buoni; Satana, principio del male e creatore della materia in tutte le sue forme, potenzialmente inferiore a Dio. Esiste, quindi, per l’eresia catara, un sommo principio da cui ha origine il male e questo dio cattivo ha creato anche il maschio e la femmina e tutti i corpi visibili di questo mondo.

giovedì 2 febbraio 2012

ERESIE A PUNTATE: 7. I SETTE PECCATI CAPITALI

Il sistema dei sette vizi o peccati capitali venne messo a punto da papa Gregorio Magno, morto a Roma nel 604. Esso si fonda su un “septenario”, un sistema basato cioè, sulla potenza del numero sette, utilizzato dalle Sacre Scritture per designare sia la perfezione dell'eternità, sia lo svolgimento del tempo scandito dai sette giorni della settimana. L’impianto impostato da Gregorio non permetteva soltanto di legare i peccati fra loro, ma anche di stabilire una gerarchia fra loro. A partire dalla superbia e l'avarizia, i due primi peccati capitali, derivano gli altri il cui insieme ha costituito una costante nella riflessione medievale sul tema del Male e del peccato e la salvezza dell'uomo e per la sua salvezza. In realtà il settenario dei vizi, che domina la pastorale dei secoli tardomedievali, ha alle sue spalle una storia molto più lunga. La loro prima apparizione in Occidente risale agli scritti del monaco Giovanni Cassiano, vissuto tra IV e V secolo, che a sua volta si rifà ai testi di un altro monaco orientale, Evagrio Pontico.

IL CANTICO DELLE CREATURE

Il Cantico delle Creature (Canticus o Laudes Creaturarum), anche noto come Cantico di Frate Sole, è il testo poetico più antico della letteratura italiana che si conosca. Ne è autore Francesco d'Assisi e, secondo una tradizione, la sua stesura risalirebbe a due anni prima della morte del Santo, avvenuta nel 1226. È comunque più probabile che, come riportano le biografie di Francesco, la composizione sia stata scritta in tre momenti diversi. Il Cantico è una lode a Dio che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l'immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra l'uomo e tutto il creato, che molto si distanzia dal contemptus mundi, dal distacco e disprezzo per il mondo terreno, segnato dal peccato e dalla sofferenza, tipico di altre tendenze religiose medioevali (p.es. Jacopone da Todi). La creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore. La storia della fortuna letteraria del Cantico - ovvero della sua opinione e valutazione critica - coincide con il concetto stesso di Storia della letteratura italiana.

IL CALCIO FIORENTINO, ANTENATO DEL CALCIO MODERNO?

Il Calcio "storico" fiorentino, conosciuto anche col nome di Calcio in livrea o Calcio in costume , è una disciplina sportiva che affonda le sue origini in tempi molto antichi: infatti in latino era chiamato florentinum harpastum. Consiste in un gioco a squadre che si effettua con un pallone gonfio d'aria, e da molti è considerato come il padre del gioco del calcio, anche se almeno nei fondamentali ricorda molto più il rugby. Nonostante le numerose affermazioni di un'origine diretta del Calcio da pratiche ludiche dell'antica Roma, le prime fonti che ne parlino sono solo tardo-medioevali, sul finire del Quattrocento. In tutta l'opera di Dante, che per l'infinita varietà di soggetti trattati costituisce una vera enciclopedia degli usi del suo tempo, non se ne fa il minimo cenno. È comunque certo che nella seconda metà del Quattrocento il calcio si era talmente diffuso tra i giovani fiorentini, che questi lo praticavano frequentemente in ogni strada o piazza della città.

ERESIE A PUNTATE: 6. IL DEMONIO NEL MEDIOEVO

In linea con l’interpretazione agostiniana anche per la Demonologia altomedievale, e in particolare agli scritti di Isidoro di Siviglia, Beda il Venerabile, Cassiano e soprattutto Gregorio Magno, il Male è una mancanza, privazione, volontaria. Rifacendosi ai testi biblici, Gregorio interpreta la sofferenza come risultato della caduta di un essere primordiale, Lucifero, ribelle alla volontà divina. E in analogia alla cacciata dall’Eden di Adamo e Eva, la caduta di Lucifero è conseguenza di un atto di orgoglio e invidia nei confronti di Dio. E’ il Diavolo che causa e giustifica la tendenza al peccato propria del genere umano. Essa è anche, però, il mezzo attraverso il quale Dio fortifica gli animi degli eletti. Gregorio definisce “interiorità” la tendenza ad avvicinarsi intimamente all’armonia divina, contrapposta all’ “esteriorità”, ovvero la tendenza al mondano e alla corporeità, che ci aliena dalla verità.

mercoledì 1 febbraio 2012

ERESIE A PUNTATE: 5. LUMEN FIDEI

Per Tommaso, la vera felicità si può ottenere solo dopo la morte. E se la beatitudine è il godimento che deriva dalla visione beatifica di Dio, si capisce che la vita terrena deve essere vissuta in funzione di quella ultraterrena. Tuttavia, è possibile anche nel mondo che conosciamo una qualche felicità, sia pure imperfetta, perché, grazie al lumen fidei, la contemplazione, abbiamo una percezione di quel Dio che vedremo a faccia a faccia nell’aldilà. Tommaso afferma, quindi, che la felicità terrena, pur incompleta, è possibile e richiede tutti quei beni, e solo quei beni, che sono irrinunciabili per la vita spirituale. In Tommaso l’anima ha decisamente preso il posto dell’uomo e l’aldilà della vita terrena ed è chiaro che nella visione tomistica la vita contemplativa dà luogo ad una beatitudine maggiore della vita attiva mondana.

ERESIE A PUNTATE: 4. LA RISCOPERTA DI ARISTOTELE E TOMMASO D’AQUINO

In un contesto sociale e culturale così saturo di pessimismo circa il mondo e la vita terrena, la scoperta del pensiero di Aristotele, agli inizi del ’200, produsse effetti prorompenti. La prospettiva aristotelica metteva, infatti, in discussione l’interpretazione platonica del Vangelo, che si era consolidata nel corso dei secoli precedenti. I magistri delle Università si divideranno proprio su tale questione: rifiutare Aristotele o accettarlo, mettendo, così, in pericolo delle verità che sembravano acquisite una volta per tutte, immutabili ed eterne?
La soluzione del dilemma la propose Tommaso d’Aquino, maggiore intellettuale del tredicesimo secolo, che riuscì ad accogliere e ad armonizzare le principali tesi aristoteliche col platonismo della tradizione cristiana. Il suo fu uno sguardo sul mondo meno pessimista di quello agostiniano, tentando di concepire l’uomo come unione di anima e di corpo.

ERESIE A PUNTATE: 3. DISPREZZO DEL MONDO

Se il male è la mancanza del bene dovuto, e se esso è frutto della libera scelta dell’uomo, tutto il genere umano è immerso nel peccato. Partendo da questi ragionamenti Agostino asserisce, quindi, anche che la grazia donata ai credenti dal Redentore è la fonte della salvezza e che le sofferenze terrene, giusta retribuzione del peccato, sono mezzo di espiazione per gli eletti e anticipazione della punizione eterna per i reprobi. Il mondo e la storia dell’umanità diventano il campo della lotta tra bene e male, tra la civitas dei e la civitas diaboli (e il ruolo di Satana come avversario di Dio si farà ancora più marcato nella spiritualità medievale), con la condanna eterna della maggior parte degli uomini. Nessuno nasce innocente. Anche i bambini che muoiono senza battesimo saranno “giustamente” puniti per l’eternità: essi, scrive Agostino, "subiranno gli effetti della sentenza pronunciata contro quanti non hanno creduto e saranno, quindi, condannati" (Lettera 217).

ERESIE A PUNTATE: 2. AGOSTINO

La Chiesa riuscì ad avere la meglio nel confronto con la gnosi, e nel IV secolo, ottenuto l’appoggio dall’autorità dello stato, riuscì a reprimerla, facendo intervenire anche la forza politica contro di essa. Lo gnosticismo, però, non scomparve del tutto. In qualche modo troviamo sue influenze, ad esempio, nel rigore ascetico dei primi monaci, come nei sistemi teologici dei Padri della Chiesa, da Ireneo (vescovo di Lione intorno al 175) a Clemente Alessandrino (150-212) e Origene (185-253). Ma forse il caso più emblematico è quello di Agostino, il pensatore che più di ogni altro ha influenzato non solo il pensiero medievale ma anche la dottrina della chiesa cattolica. Seguace dal 373 al 382 della setta manichea, assimilati, poi, i principi della filosofia platonica e neoplatonica, nel 386 si converte al cristianesimo. Agostino è desideroso di capire, di trovare una risposta teoretica ai dubbi che lo assillano e, avendo rinnegato l’impostazione manichea dei due principi e accolto la visione cristiana dell’unico Dio autore di tutte le cose, per quanto riguarda il problema del male, ha bisogno di capire come la sua esistenza sia compatibile con l’idea di un creatore buono e onnipotente.

TEMPLARI: SU DI LORO FANGO ACCADEMICO, E’ ORA DI DIRE BASTA!

Parliamoci chiaro: questo è un articolo polemico. Per quanto si possa essere pacati o consci che “tanto non cambia nulla” da fruitore di informazione e materiale divulgativo sono stufo di dilettantismo e di approssimazione. Al prezzo di € 9,99 ho acquistato anch’io in edicola il volumetto “I Templari” edito da RBA Italia S.r.l,, azienda familiare facente parte di un gruppo editoriale spagnolo. Pensate che questo gruppo si pubblicizza affermando che l’obiettivo aziendale perseguito è il miglioramento della qualità della vita! Forse la loro, non certo la mia, perché al prezzo di € 9,99 a me hanno venduto un po’ di cartone, qualche vecchia illustrazione e tanta aria fritta. La foto accanto è quella di Helen Nicholson, sorridente autrice del testo. Lei si qualifica così: Helen Nicholson - lettrice di storia alla Cardiff University.

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