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Erbe Mediche Medievali

Come ci si curava nel Medioevo? E' possibile utilizzare metodi antichi ancora oggi? Le ricette di Ildegarda sono ancora attuali? Troverete cure molto interessanti e ancora molto utilizzate tutti i giorni.

venerdì 27 aprile 2012

IL FUOCO GRECO

Fuoco greco (greco ὑγρόν πῦρ - hygrón pyr) era l'espressione usata per indicare una miscela incendiaria usata dai bizantini per dar fuoco al naviglio avversario o a tutto quello che poteva essere aggredito dal fuoco. Il termine Fuoco greco era utilizzato soprattutto dai popoli stranieri, poiché i bizantini, in realtà «romei», cioè romani dell'impero romano d'Oriente, lo chiamavano fuoco romano, fuoco artificiale o fuoco liquido. La formula della miscela che componeva il "fuoco greco" era nota soltanto all'imperatore e a pochi artigiani specializzati ed era custodita tanto gelosamente che la legge puniva con la morte chiunque avesse divulgato ai nemici questo segreto.

AVVENIMENTI IN PILLOLE

V secolo
  • Fine dell'Impero Romano d'Occidente (476)
  • I Visigoti invadono la Gallia meridionale (410 - 415)
  • Gli alchimisti cominciano a ricercare la pietra filosofale.
  • Ravenna capitale d'occidente

PROCESSO DI CANONIZZAZIONE NEL MEDIOEVO

È col progressivo crollo dell'Impero romano d'Occidente ed i sempre più frequenti contatti con le varie popolazioni barbariche che si avvia un cambiamento di rilievo, sempre più accentuato con l'inizio del Medio Evo: vede la luce una forma embrionale di processo di canonizzazione, operato dai vescovi che autorizzano la venerazione dopo una sommaria inchiesta e la redazione della Vita del santo, ovvero una sorta di biografia agiografica contenente i suoi miracoli. Si parla in questo periodo di "canonizzazione vescovile". È fino al X secolo che la liceità del culto era determinata dall'approvazione del vescovo: la canonizzazione vescovile risponde allo stimolo della vox populi.

PAPA SIMMACO

Simmaco (Sardegna, ... – Roma, 19 luglio 514) fu il 51º papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa dal 498 alla sua morte, ed è noto in particolare per lo scisma causato dalla sua lotta contro Lorenzo, considerato antipapa. Secondo il Liber Pontificalis, Simmaco nacque in Sardegna, in data ignota, da un certo Fortunato. Con tutta probabilità nacque in un piccolo centro in provincia di Oristano, Simaxis (che deriva dal nome Simmaco) dove ancora oggi si celebra in suo onore la festa patronale il 19 luglio. Fu battezzato a Roma (Thiel, Epist. pont. rom., I, 702), dove divenne diacono sotto papa Anastasio II.

PAPA ANASTASIO II

Anastasio II (Roma, ... – 19 novembre 498) fu il 50º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica. Fu papa dal 24 novembre 496 alla propria morte. Non si conoscono le origini della famiglia, probabilmente greca stabilitasi a Roma. Anastasio II fu consacrato papa il 24 novembre del 496. Visse all'epoca di Acacio di Costantinopoli, iniziatore dell'eresia monofisita. Cercando la via della riconciliazione, piuttosto che quella della condanna, egli inviò una delegazione a Costantinopoli (497) per avviare delle trattative. Il papa insisteva sul voler togliere il nome di Acacio dai sacri dittici, ma pareva intenzionato a riconoscerne la validità degli atti sacrali. Il suo atteggiamento conciliativo sollevò, nel clero di Roma, le critiche più aspre, specie dopo la benevola accoglienza del diacono Fotino di Tessalonica. Le buone disposizioni del papa sembrarono, a persone di troppo zelo, troppo aperte alle correnti ereticali. Sul Liber Pontificalis viene riportata una sua scarna biografia che sottolinea il suo aver voluto accordarsi con gli eretici senza il consiglio dei vescovi e degli altri religiosi della curia, restando isolato. Anastasio II provvide a decorare in argento la "confessio" sul sepolcro del martire Lorenzo nella basilica suburbana a lui dedicata. Morì il 19 novembre del 498. Secondo la tradizione la sua morte sarebbe stata simile a quella di Ario il quale, mentre era intento alle sue funzioni corporali e fisiologiche, perse tutte le viscere che si sparsero sul terreno. Fu sepolto nell'atrio dell'antica basilica vaticana.

Fonte: Wikipedia

PAPA GELASIO I

Gelasio I (Cabilia, 400 – Roma, 21 novembre 496) fu il 49º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Il suo papato durò dal 1º marzo 492 alla sua morte. Gelasio, come egli stesso dichiarava in una lettera all'imperatore Anastasio I (Epistola XII, n. 1), era Romanus natus. Tuttavia, il Liber Pontificalis riporta che era natione Afer, quindi, a volte, viene indicato come persona di colore. Per afer, tuttavia, si intendeva un nativo della provincia d'Africa, pertanto, papa Gelasio, nativo della Cabilia (Algeria), la cui popolazione indigena, i berberi, è di pelle bianca, poteva anche non essere di colore. Prima della sua elevazione al soglio di Pietro, Gelasio era stato spesso impiegato dal suo predecessore Felice III, soprattutto nella stesura di documenti ecclesiastici, e la sua elezione, il 1 marzo 492, fu un gesto di continuità. Tale questione ha portato alcuni studiosi a confondere gli scritti dei due pontefici.

VLAD TEPES III - L'IMPALATORE

Vlad III di Valacchia (Sighișoara, 2 novembre 1431 – Giurgiu, 16 dicembre 1476) fu voivoda (principe) di Valacchia: nel 1448, dal 1456 al 1462 e infine nel 1476. Figlio di Vlad II Dracul, era noto come Vlad Țepeș. Negli anni della caduta di Costantinopoli, combatté a più riprese contro l'avanzata dell'Impero ottomano nei Carpazi, provocando le ire del sultano Maometto II. Entrato in conflitto col Regno d'Ungheria, allora retto da Mattia Corvino, venne imprigionato nel 1462 dal sovrano ungherese e ritornò al potere dopo un decennio come suo vassallo. Venne ucciso in circostanze misteriose nel 1476. Vlad III nacque a Sighişoara nel 1431, nella zona sassone della Transilvania (Regno d'Ungheria). Tutt'oggi, la città ricorda i natali del principe con una lapide commemorativa apposta alle mura esterne dell’edificio ove si presume sia venuto al mondo. Il padre del nascituro, Vlad II Dracul, era allora in esilio presso i Sassoni di Transilvania mentre in Valacchia regnava il suo fratellastro Alexandru I Aldea, alleatosi ai turchi. Non si sa se al tempo della nascita di Vlad III suo padre risiedesse in Transilvania o presso la corte del basileus di Costantinopoli dove era stato inviato dall'imperatore Sigismondo.

giovedì 26 aprile 2012

IL MEDIOEVO RIVIVE A NARNI


E’ nato a Narni il primo Parco tematico medievale dell’Umbria, ospitato all’interno della storica Rocca Albornoz del 1371. Entrarvi è come varcare uno stargate e ritrovarsi all’istante in un’altra epoca, popolata da spadaccini e cavalieri senza paura, maghi e cantastorie, seducenti danzatrici e musici, mercanti e artigiani. E c’è anche l’albero parlante Artù, un robot alto quattro metri, in grado di muovere occhi, bocca e… rami e interagire con il pubblico, grazie ad un animatore a distanza. Un’attrazione esclusiva del Parco Rocca di Narni, che già nei primi giorni di apertura ha riscosso un enorme successo, soprattutto da parte dei più piccoli. Nel parco è stato ricostruito un vero e proprio villaggio trecentesco, animato da figuranti provenienti dalle città storiche dell’Umbria e del Lazio, unico in Italia; un campo militare con tanto di armigeri e tende; un mercato con 30 espositori di oggetti e strumenti medievali, tutti collezionisti privati provenienti da varie parti d’Italia e la taverna dove degustare i piatti della tradizione locale dell’epoca. Oltre alle animazioni a tema, durante le domeniche di apertura sono proposti spettacoli di sbandieratori, giullarate, concerti di musica medievale e danze storiche, commedie “boccaccesche”, gare di tiro con l’arco. All’interno del Castello si potranno visitare varie esposizioni di oggetti, fedeli riproduzioni degli originali, realizzate dai migliori artigiani nazionali, raccolte in apposite sale tematiche. Ci sarà, dunque, la Saladella Musica con gli strumenti musicali trecenteschi, la Saladelle Armi, quella dei Costumi con abiti di sartoria riproducenti quelli medievali fin nei minimi particolari, la Saladei Mastri dipintori, la Saladelle feste equella del Consiglio. Realizzato dalla società Rocca di Narni srl in collaborazione con il Comune di Narni e la Provincia di Terni e sostenuto dall’imprenditore Andrea Pucci, che ha creduto nell’iniziativa finanziandola, il progetto del Parco medievale di Narni prevede anche la possibilità di utilizzarne le strutture per feste, come quella della birra artigianale o la festa del grano, così come per cerimonie nuziali originali, mostre, conferenze e convivi aziendali o serata di gala, ospitate nelle splendide ed accoglienti sale del castello. Verranno proposti infine percorsi di trekking nelle aree naturali circostanti la Rocca, oltre ad iniziative di didattica culturale per le scuole, laboratori artigianali e ricostruzioni storiche.
Il parco resterà aperto tutto l’anno,ogni domenica dalle 10,00 alle 19,00.

Costo del biglietto d’ingresso giornaliero: 8,00 Euro.

Come arrivare: Percorrendo la Flaminia si arriva fino a Narni centro storico e si prosegue verso Roma. Dopo due km si svolta a sinistra per Via Feronia seguendo le indicazioni per la Rocca e il Parco medievale.

Articolo di Maria Luisa Lucchesi del sito www.ilsitodiperugia.it

Sito web: http://www.roccadinarni.it/
Facebook: http://www.facebook.com/ParcoRoccaDiNarni

martedì 17 aprile 2012

PIETRO BAILARDO MAGO

Statua dello Chevalier de Bayard presso 
Sainte-Anne-d'Auray, in Bretagna
(fonte: wikipedia.org)
A malgrado dei tanti vernacoli ed idiomi che si sentono risuonare nei discorsi delle truppe, sul campo di battaglia gonfia il petto il meglio dell’aristocrazia guerriera europea. Da un lato c’è la schiera del secondogenito del conte de Aguilar, don Pedro Fernández, e del fiore della nobiltà di Cordoba, Elvira de Herrera. Cinquantenne ed uomo fatto, Gran Capitano del Regno di Napoli, duca di Terranova e di Sessa. Consalvo Hernandes. El Montillero. El Gran Capitàn. Sul fronte opposto, un Del Vasto di discendenza aleramica, che ha dalla sua tanto potere da effigiare i cavallotti che girano nel Monferrato sottomesso al trono di Francia. Lodovico II, già conte di Carmagnola, marchese di Saluzzo ed al soldo del Padre del Popolo, Luigi XII. E’ il 1503. Già tre anni sono trascorsi da quando Versailles e Madrid hanno iniziato a contendersi i granai del Meridione d’Italia. Ormai lo scontro è inevitabile, e sarà battaglia grande. Poco oltre Formia, a spartire la Palude Pontina dalla Terra di Lavoro che è già Campania, c’è un confine naturale nato dalla fusione del rio Gari con il Liri. Si chiama Garigliano, e si getta nelle acque del Golfo di Gaeta. Dieci miglia a monte della foce, adagiato sulle estreme propaggini dei Monti Aurunci, c’è un borgo che si chiama Suio. Dominato da una fortezza che è caposaldo della presenza francese nell’area. Un cancello sull’accesso alla pianura. Poco meno che imprendibile. Anche perché non c’è altro modo di valicare il Garigliano se non passando sotto le mura gremite di francesi. Ma le schiere di Spagna pullulano di uomini d’arme. Vale a dire mercenari avvezzi allo scontro ed alle asperità del contendere. Vale a dire, ancora, soldati di ventura adusi all’astuzia. Tra loro c’è un condottiero italiano, inizialmente al soldo della Chiesa e poi sotto le insegne degli Orsini contro i Colonna ed il Soglio di Pietro. Bartolomeo d’Alviano, si chiama.

LETTERATURA MEDIEVALE


DE MONARCHIA

Il De Monarchia è un trattato in latino di Dante Alighieri.
Con questo testo il poeta volle intervenire in uno dei temi più “caldi” della sua epoca: il rapporto tra l’autorità laica (rappresentata dall’imperatore) e l’autorità religiosa (rappresentata dal papa). Ormai è noto quale fosse il punto di vista di Dante su questo problema, poiché durante la sua attività politica egli aveva lottato per difendere l’autonomia del Comune fiorentino dalle pretese temporali di papa Bonifacio VIII. Secondo la cronologia più accreditata, il De Monarchia fu composto negli anni 1312-13, cioè al tempo della discesa di Enrico VII di Lussemburgo in Italia; secondo altri, bisognerebbe anticipare almeno al 1308 la data di composizione; altri ancora, infine, posticipano la composizione del trattato al 1318, pochi anni prima della morte dell’autore (1321).

lunedì 16 aprile 2012

PAPA FELICE III


Felice III, della gens Anicia (Roma, ... – Roma, 1º marzo 492), fu il 48º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa dal 13 marzo 483 alla sua morte. Felice nacque da una famiglia senatoriale romana, la gens Anicia; sembra che prima di accedere agli ordini sacri, sia stato sposato ed abbia avuto un figlio, Gordiano, padre a sua volta del futuro Papa Agapito I e di Palatino, a sua volta padre di un secondo Gordiano e nonno di Papa Gregorio I. In realtà di Felice, titolare di Fasciolae, non si conosce nulla di certo fino a quando non successe a papa Simplicio (483). A quella data la Chiesa era ancora nel mezzo del suo lungo conflitto con l'eresia di Eutiche. L'anno precedente, l'imperatore Zenone, dietro suggerimento di Acacio, Patriarca di Costantinopoli, aveva pubblicato un editto noto come Henotikon o Atto di Unione, nel quale dichiarava che nessun simbolo di fede, diverso da quelli stabiliti a Nicea, con le aggiunte del 381, poteva essere riconosciuto. L'editto venne interpretato come un obbligo di riconciliazione tra cattolici ed eutichiani, ma provocò conflitti più grandi che mai, e divise la Chiesa orientale in tre o quattro fazioni. Nel momento in cui i cattolici rifiutarono l'editto, l'imperatore sostituì i patriarchi di Antiochia di Siria e quello di Alessandria d'Egitto. Pietro Fullo, un noto monofisita, si insediò nella sede di Antiochia e Pietro Mongo, occupò quella di Alessandria. Nel suo primo sinodo, Felice scomunicò Pietro Fullo, che fu condannato anche da Acacio in un sinodo di Costantinopoli. Nel 484, Felice scomunicò anche Pietro Mongo, un atto che fece sorgere un scisma fra Oriente ed Occidente e che non fu ricomposto per i successivi 35 anni. Pietro Mongo, tuttavia, si ingraziò l'imperatore ed Acacio sottoscrivendo l'Henoticon, e, con sommo dispiacere di molti dei vescovi, fu riammesso in comunione da Acacio. Felice, dopo aver convocato un nuovo sinodo, spedì dei legati all'imperatore e ad Acacio per ingiungergli di espellere Pietro Mongo da Alessandria e per costringere Acacio a presentarsi a Roma per spiegare la sua condotta. I legati furono catturati e imprigionati; poi spinti da minacce e promesse, entrarono in comunione con gli eretici inserendo il nome di Pietro Mongo nella lettura dei sacri dittici. Quando il loro tradimento fu reso noto a Roma da Simeone, uno dei monaci Acaemeti, Felice convocò un sinodo di 77 vescovi nella Basilica Laterana, che scomunicò Acacio ed i legati pontifici. Sostenuto dall'imperatore, Acacio ignorò la scomunica, rimosse il nome del papa dai sacri dittici e rimase nella sua sede fino alla morte, che ebbe luogo uno o due anni più tardi. Il suo successore Fravita, inviò dei messaggeri a Felice con l'assicurazione che non sarebbe stato in comunione con Pietro Mongo, ma, avendo il papa compreso che questa era una falsità, lo scisma continuò. Pietro, essendo nel frattempo morto Etimo, il successore di Fravita, cercò di rientrare in comunione con Roma ma il papa rifiutò, dato che il nuovo vescovo non toglieva i nomi dei suoi due predecessori dai sacri dittici. Lo scisma, noto come Scisma Acaciano terminò solo nel 518, durante il regno di Giustiniano I di Bisanzio. In Africa, i Vandali Genserico e suo figlio Unerico avevano perseguitato la Chiesa per più di 50 anni ed avevano costretto molti cattolici all'esilio. Quando la pace fu ristabilita, molti di quelli che per paura erano caduti nell'eresia ed erano stati ribattezzati ariani, desiderarono ritornare alla Chiesa. Poiché venivano respinti da coloro che erano rimasti fedeli, fecero appello a Felice, che convocò un sinodo nel 487, e spedì una lettera ai vescovi d'Africa in cui esponeva le condizioni alle quali costoro avrebbero potuto essere riammessi in seno alla Chiesa. Felice morì nel 492, dopo 8 anni, 11 mesi e 23 giorni di regno. Fu sepolto nella tomba di famiglia della basilica di San Paolo fuori le mura. Felice III avrebbe dovuto essere chiamato Felice II, in quanto papa Felice II è considerato un antipapa, tuttavia, dato che l'antipapa Felice II subì il martirio ed è venerato dalla Chiesa cattolica come santo, nella numerazione è stato ugualmente considerato.


La festa di Felice ricorre il 1º marzo.
Dal Martirologio Romano (ed. 2004):
« 1º marzo - A Roma presso San Paolo sulla via Ostiense, san Felice III, papa, che fu antenato del papa san Gregorio Magno. »

Fonte: Wikipedia

PAPA SIMPLICIO SANTO

Simplicio (Tivoli, V secolo – Roma, 10 marzo 483) fu il 47° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa dal 3 marzo 468 alla sua morte.  Secondo il Liber Pontificalis (ed. Duchesne, I, 249), Simplicio era figlio di un cittadino di Tivoli chiamato Castino. Dopo la morte di Papa Ilario, nel 468, in un'atmosfera molto tranquilla, fu eletto come suo successore. Il suo pontificato fu caratterizzato dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente. Fin dall'assassinio di Valentiniano III (455) ci fu una rapida successione di imperatori insignificanti, che non furono in grado di contrastare le continue minacce di guerre e rivoluzioni che subiva l'impero. In questo clima, al seguito di altre tribù germaniche, entrarono in Italia gli Eruli. Il loro signore, Odoacre, pose fine all'Impero d'Occidente deponendo l'ultimo imperatore, Romolo Augusto, e assumendo il titolo di Re d'Italia (476). Anche se ariano, Odoacre trattò la Chiesa cattolica con molto rispetto. Inoltre, conservò anche gran parte della struttura amministrativa, cosicché il cambiamento non produsse grandi differenze per Roma. Durante la controversia monofisita, che ancora imperversava nell'Impero Orientale, Simplicio difese vigorosamente l'indipendenza della Chiesa contro il Cesaropapismo degli imperatori Bizantini e l'autorità della Santa Sede nelle questioni di fede.

PAPA VITTORE II

Vittore II, nato Gebhard dei Conti di Calw, Dollnstein e Hirschberg, talvolta erroneamente chiamato Papa Vittorio II (ca. 1018 – Arezzo, 28 luglio 1057), fu il 153º papa della Chiesa cattolica dal 1054 alla sua morte. Parente dell'imperatore Enrico III, fu uno dei papi tedeschi durante il movimento riformatore di Ildebrando Aldobrandeschi di Soana futuro papa Gregorio VII. Venne consacrato nella basilica di San Pietro a Roma il 13 aprile 1055. Suo padre era un barone della Svevia, conte Harwig von Calw. Su insistenza di un altro Gebhard, vescovo di Ratisbona e zio dell'imperatore Enrico III, venne nominato a soli 24 anni vescovo di Eichstatt. In questo ruolo di vescovo appoggiò gli interessi dell'Imperatore e divenne infine uno dei suoi più stretti consiglieri.

IL CODICE GIUSTINIANEO - CODEX IUSTINIANUS

Il Codice giustinianeo (in latino Codex Iustinianus) è una raccolta ufficiale di costituzioni imperiali redatta per ordine dell'imperatore romano d'Oriente Giustiniano, ad opera di una commissione da lui nominata. Fa parte della raccolta di leggi e massime di diritto nota come Corpus iuris civilis. Di esso furono redatte due edizioni: la prima, il Codex Iustinianus primus o vetus del 529, è andata perduta, mentre la seconda, il Codex Iustinianus repetitae praelectionis del 534, ci è pervenuta integralmente. Il 13 febbraio 528, a meno di un anno dalla sua ascesa al trono imperiale, Giustiniano emanava la costituzione Haec quae necessario, che costituisce una chiara dichiarazione di intenti. In essa l'imperatore manifestava la volontà di procedere ad un riordinamento che ponesse fine alle lungaggini processuali, e disponeva pertanto di avviare la redazione di un codice di leges, nel quale confluissero i materiali facenti parte dei precedenti codici, nonché le costituzioni emanate dopo la pubblicazione del Codice Teodosiano, fino alla produzione legislativa dello stesso Giustiniano.

domenica 15 aprile 2012

COME SE

Come se

Le foglie vive di verde assetate, reclamano pioggia.
Il cuore acerbo si spacca,
in frantumi cade senza un lamento, senza nulla da domandare.
Attendo che il dolore fluisca, 
incanalato fra i lembi sicuri degli occhi.
Fuori la natura si fa bella vestita da un repentino acquazzone.
Io resto a guardare il dentro immobile del mio capriccio.
Il non saper mutare e battere i piedi convinti di averlo già fatto
e come se il cielo rovesciato vendesse il luccichìo delle sue stelle

Mirella

giovedì 12 aprile 2012

SAN GIOVANNI BOCCADORO

San Giovanni Crisostomo, bassorilievo bizantino
del XI secolo custodito preso il Musée du Louvre
di Parigi (fonte: wikipedia.org)
347 anni dopo la nascita di Cristo, nell’Impero si verificano almeno tre fatti degni di nota. In primo luogo, a Coca, in quella che sarà poi la provincia autonoma di Castiglia e León, in piena terra di Spagna, nasce Flavio Teodosio. Ultimo imperatore romano a regnare su una terra ancora unificata, sarà presto magnificato con l’appellativo il Grande dagli scrittori cristiani, in quanto patrocinatore dell’ufficializzazione della religione del Cristo nell’Impero. Ancora, a Sardica, città dell’Illirico che corrisponde parzialmente al cuore dell’attuale metropoli bulgara di Sofia, proseguono i lavori dell’assemblea indetta da papa Giulio I. Un concilio ecumenico in terra neutrale che, nei fatti, complice la diserzione di massa attuata principalmente dai vescovi orientali, si trasforma in sinodo provinciale. Ma che pretende comunque di emanare scomunica formale nei confronti degli ariani e della loro negazione di divinità del Santo Verbo, parteggiando piuttosto per i niceni del vescovo di Alessandria. In terzo luogo, viene spiccato un ordine ufficiale di persecuzione nei confronti dei donatisti, esponenti scomodi di un’eresia cristiana nata in Africa trenta anni prima dalle prediche di uno scismatico di nome Donato di Case Nere. Il IV secolo è un’epoca di contrasti profondi. Cristiani e pagani si battono gli uni contro gli altri. Proprio come manichei ed ariani. E gnostici apollinari ed ebrei. Tutti contro tutti.

mercoledì 11 aprile 2012

VITA QUOTIDIANA


L'EDITTO DI ROTARI

L'editto di Rotari fu la prima raccolta scritta delle leggi dei Longobardi, promulgato alla mezzanotte tra il 22 novembre e 23 novembre 643 da re Rotari. L'editto, scritto in latino con frequenti parole d'origine longobarda, è uno dei principali documenti per lo studio dell'evoluzione della lingua longobarda e raccoglie in modo organico le antiche leggi del popolo longobardo, pur con aspetti derivati direttamente dal diritto romano. Stando al principio della personalità della legge, l'editto fu valido solo per la popolazione italiana di origini longobarde; quella romana soggetta al dominio longobardo rimase invece regolata dal diritto romano, codificato a quell'epoca nel Digesto promulgato dall'imperatore Giustiniano I nel 533. L'editto di Rotari, nel suo contenuto, è un insieme di codici atti a ricomporre le vertenze tra i cittadini sostituendo le faide con risarcimenti pecuniari (guidrigildo). La diversificazione della pena a seconda di chi commette il reato ed a seconda di chi lo subisce manifesta come la società longobarda fosse notevolmente stratificata. Particolarmente significativa la differenza di pena per l'uxoricidio: se commesso dalla consorte verso il marito, avrebbe portato alla condanna a morte o alla lapidazione della donna; viceversa era punito con una pena pecuniaria. Tuttavia la somma da pagare era al di fuori della portata dei più, e gli uxoricidi erano condannati dunque ai lavori forzati. Tra gli istituti contemplati dall'editto figuravano il mundio, cioè la potestà dell'uomo sulla donna la quale non aveva alcun diritto, e l'ordalia, consistente, nei casi dubbi, nella prova dei carboni ardenti per l'imputato.

LA MANOMORTA

Il termine manomorta indica il patrimonio immobiliare degli enti, civili o ecclesiastici, la cui esistenza è perpetua. Tali beni, solitamente fondiari, erano inalienabili (cioè non trasmissibili ad altri) secondo un istituto giuridico di origine longobarda. Essi, perciò, riducevano la capacità impositiva dello stato perché non davano luogo né al pagamento di imposte sulla vendita né a imposte di successione. Il termine giuridico trae origine dal francese antico main morte per indicare una forma di possesso rigida come quella della mano di un morto che non lascia più la presa perché contratta dalla rigidità cadaverica. Tra i Longobardi, l'istituto prevedeva il divieto per vassalli e servi della gleba presenti all'interno del feudo di disporre liberamente dei propri beni a mezzo di testamento: da tale divieto si poteva essere esentati dietro pagamento di una tassa proporzionale al valore dei beni interessati da parte di chi si trovasse nel possesso dei beni stessi e fosse intenzionato ad alienarli a terzi; la tassa doveva essere pagata al dominus da cui il vassallo o contadino dipendeva. 

LE REGALIE

Per regalie (latino: regalia, "le cose del Re", e iura regalia, "i diritti del Re", in italiano, al singolare, regalia) s'intendono, oltre che le insegne regali (corona, scettro, globo crucigero, etc.), le prerogative della sovranità che nel Medioevo erano riservate solamente al re, all'imperatore o al sovrano in generale. Il fondamento giuridico formale delle regalie nell'Impero germanico è la costituzione imperiale "quae sunt regalia" composta in occasione della dieta di Roncaglia, voluta dall'imperatore Federico Barbarossa nel 1158. Tale costituzione imperiale elenca, tra le regalie principali, vectigalia (il potere di imporre le tasse), argentaria (il diritto all'estrazione mineraria), thesauri (il diritto sui tesori rinvenuti), fodrum (prestazioni dovute per il mantenimento della corte imperiale) e monetae (il diritto di battere moneta).

LA DIETA DI RONCAGLIA

Col nome di Dieta di Roncaglia si denominano i due convegni che Federico I Barbarossa convocò, rispettivamente nel dicembre 1154 e nel novembre 1158, a Roncaglia, frazione di Piacenza, allo scopo di rivendicare la supremazia del potere imperiale secondo il corpus iuris civilis, nel quale il volere del principe aveva forza di legge (quod principi placuit legis habet vigorem). Obiettivo imperiale era il contrasto dei poteri e del prestigio crescente dei Comuni su quello feudale, situazione che si poneva come vero e proprio atto di sostituzione del diritto imperiale in favore di quello comunale. Ai due convegni presero parte i rappresentanti imperiali, quelli delle autorità comunali e gli emissari papali. 

LA NASCITA DEI COMUNI

Il Comune è una forma di governo locale che interessò in età medievale vaste aree dell'Europa occidentale ma che ebbe origine in Italia centro-settentrionale attorno all'XI secolo, sviluppandosi, poco più tardi, anche in alcune regioni della Germania centro-meridionale e nelle Fiandre. Si diffuse successivamente (in particolare fra la seconda metà del XII e il XIV secolo) con forme e modalità diverse anche in Francia, Inghilterra e nella penisola iberica. In Italia, culla della civiltà comunale, il fenomeno andò esaurendosi fin dagli ultimi decenni del XIII secolo e la prima metà del secolo successivo, con la modificazione degli equilibri politici interni, con l'affermazione sociale di nuovi ceti e con la sperimentazione di nuove esperienze di governo (signoria cittadina). 

LA LEGGE SALICA

La legge salica (Lex Salica, chiamato anche Pactus legis Salicae) è un codice fatto redigere da Clodoveo I re dei franchi (481-511) attorno al 510 riguardante la popolazione dei franchi Salii, così chiamati perché abitavano la regione prossima alla riva del fiume Sala (oggi IJssel, attraversa gli odierni Paesi Bassi). La Lex Salica è una delle prime raccolte di leggi dei regni latino-germanici, e il suo contenuto non è chiaramente ispirato né alla cultura cristiana né alla precedente cultura pagana. Essa fissa per iscritto norme giuridiche preesistenti, che sino ad allora erano state tramandate per via orale. Anche se probabilmente è successiva al Codex Euricianus e alla Lex Burgundionum, essa conserva con maggiore integrità caratteristiche tipiche del diritto delle tribù germaniche, perché, all'epoca della composizione, la romanizzazione dei Franchi non era ancora a uno stato avanzato. Gli articoli prendono in considerazione ogni possibile fattispecie, per le quali è prevista quasi sempre una pena in denaro (sempre se il colpevole era un uomo libero).

LIBRI CONSIGLIATI


Un manoscritto sepolto da 500 anni. Un povero frate torturato solo per aver ficcato il naso dove non avrebbe dovuto. Una corsa contro il tempo per svelare al mondo intero la Verità. Riuscirà Fra' Remondino a condividere con l'umanità un segreto che la Santa Sede aborrisce come innominabile e sacrilego? Perché papa Leone X nel Rinascimento si lasciò scappare la frase "La storia insegna quanto ci abbia fruttato quella storiella su Cristo"? E soprattutto perché Suor Lucia dos Santos, la veggente di Fatima, in punto di morte invia un'ultima missiva in Vaticano? Tra laidi intrighi di corte, tentativi di avvelenamento e inseguimenti al cardiopalma, Germano Dalcielo cala il lettore nel labirinto delle oscure macchinazioni dell'azienda "spirituale" più potente del mondo: la Chiesa cattolica. La Verità è sotto gli occhi di tutti e dista solo un click. 

Readers' advisory: sconsigliato ai credenti e ai cattolici praticanti. Si declina ogni responsabilità se il contenuto di certe illazioni dovesse intaccare la fede di alcuni lettori. 

Dati


Autore: Germano Dalcielo
Editore: Narcissus Self publishing
Anno: 2011
ISBN: 9781447500131

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Recensione

Il racconto nasce da un'idea molto interessante,che, se fosse possibile dimostrarla, darebbe parecchie gatte da pelare alla Chiesa. Il concetto di amore universale, senza distinzione di sesso e razza, è condivisibile ed assimilabile all'idea del Gesù che ci è stata fatta conoscere come uomo buono e misericordioso. Lo stile di scrittura è scorrevole e piacevole, tiene col fiato sospeso fino alla fine; infatti l'ho letto in un paio di giorni perchè ero curioso di sapere cosa sarebbe accaduto a Fra' Remondino e se la tesi proposta era realmente quella che avevo intuito. Ho apprezzato molto le note dell'autore perchè mi sono chiesto fin dall'inizio se i personaggi descritti fossero reali o inventati. Consigliato.


LA FINE DEL CONQUISTATORE


Spinto da un bruciante desiderio e sorretto da un’incrollabile determinazione, Guglielmo il Bastardo, Duca di Normandia, con una fulminea vittoria ad Hastings nel 1066 conquista l’Inghilterra. Da quel momento l’isola cambia drammaticamente e l’invasione normanna cancella quasi del tutto ciò che era stato prima. Dopo vent’anni di repressione e sterminio, il 9 settembre 1087, in seguito alle ferite riportate dopo una caduta a cavallo, Guglielmo il Conquistatore muore a Rouen, lasciando il regno nelle mani dei propri figli. Così ci insegna la storia. Cosa non ci narra è per mano di chi Guglielmo fu abbattuto…
ISBN: 978-88-97362-66-1
Formato 15x21 - 136 pagine
Prezzo: Euro 12,00 - Spese di spedizione comprese
Ebook - Euro 6,00 - Standard ePub e PDF
Applicazione App Store - Euro 1,99
Genere - Narrativa - Storico




IL BAGATTO


Iris Crevatin è una giovane creativa, spumeggiante e piena di vita, che ha deciso però di seppellire e ignorare i suoi sogni in seguito a una cocente delusione sentimentale. La sua esistenza gira intorno al lavoro, alla famiglia e agli amici, oltre i quali ha innalzato un'invisibile barriera di diffidenza. Eppure, un giorno, nell'arco di breve tempo, tutto cambia: Iris incontra un perfetto sconosciuto e qualcosa in lui la colpisce, portandola a mettere da parte le proprie insicurezze. Il sentimento che prova non è comune, e forse neanche il suo affascinante uomo del mistero lo è... Brillante e coinvolgente, Il Bagatto è un vivace affresco della società odierna, il fantasioso e appassionante resoconto di una vita in pieno divenire, costellata di piccole, grandi avventure e di un amore unico, incredibile, che non finirà di stupire... oltre i limiti del possibile.
Autore: Sarah Benedetto
Editore: Gruppo Albatros

Prezzo: €17.50
ISBN: 978-88-567-3372-3
Numero pagine: 305

IL DRAGO ALCHEMICO

Un professore ebreo di Oxford e un informatico americano vengono coinvolti in un progetto per valutare gli effetti della realtà virtuale gestita da un nuovo software. Le loro anime, nell'esperimento, vengono catapultate nel mondo platonico delle idee astratte dove scoprono un laboratorio alchemico. Zolfo, Mercurio e Sale compiranno la loro avventura a cavallo tra il mondo moderno, il medio evo e un'irreale dimensione nella quale regnano marionette e utopie. L'inconcepibile diviene reale solo per un attimo ossia il tempo necessario al Drago per ripiegarsi nelle sue spire.

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HONORATA CORTIGIANA

Venezia, seconda metà del ‘500. Istruita dalla madre, Veronica Franco si dedica alla professione di cortigiana. Grazie alla sua bellezza e alla sua intelligenza, conosce il mondo dorato della Venezia che conta, intrattenendosi con dogi, patrizi, ricchi mercanti e teste coronate. Nel giro di poco tempo diventa la più ricercata tra le honorate. E, accanto agli amori che nascono e vivono fugaci, Veronica coltiva anche la sua seconda passione: la poesia. Le si aprono così le porte dei salotti culturali, intrattiene rapporti con i maggiori intellettuali del suo tempo, entra nel novero degli scrittori della sua epoca. Eppure, nel suo animo, manca sempre qualcosa. Nonostante sia oramai ricca e potente, gli  amori mercenari, gli incontri clandestini, i piaceri passeggeri, le amicizie altolocate, le lasciano un vuoto sempre più difficile da riempire. Di pari passo al senso di smarrimento crescente, alla malinconia che sembra sempre più avvolgere ogni cosa, Veronica attraversa una fetta importante della storia della città lagunare: le guerre contro i turchi, Lepanto, la caduta di Cipro, la peste, i processi dell’Inquisizione. Raggiunto l’apice della carriera, Veronica si accorgerà però che la felicità, da sempre ricercata e inseguita, si trova da un’altra parte. Compie allora una scelta radicale, che la porterà a cambiare tutto il suo mondo. Un romanzo appassionante, che ci svela un universo complesso, dove l’amore, l’odio, l’altruismo, l’egoismo e la gelosia si scontrano e si dipanano grazie alle vicende di personaggi memorabili. Un affresco ricco di pathos, capace di gettare una luce affascinante su Venezia e la sua quotidianità, resa in modo esemplarmente realistico in queste pagine.

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Collana: Eclypse 17
Genere: Narrativa
Autore: Rosa Ventrella
Isbn: 978 88 96412 473
Prezzo: 17,00 €

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I CASTELLI PERDUTI DEL LAZIO E I LORO SEGRETI


Le leggende popolari, l’arte e la letteratura, e in tempi più recenti il cinema, hanno raccontato i manieri in rovina come luoghi magici e misteriosi, consegnandoli per sempre all’immaginario collettivo. Nel Lazio i ruderi di rocche, castelli e fortezze costituiscono un elemento importante nel patrimonio monumentale: e non potrebbe essere altrimenti in una regione sempre al centro delle vicende umane, che a lungo dovette proteggere la “città eterna” da invasioni d’ogni sorta e che al contempo fu teatro dei feroci scontri fra le casate della nobiltà capitolina. La guida, nel tracciare un itinerario dedicato ai “fortilizi perduti” del Lazio, vuol porre in evidenza la loro straordinaria varietà architettonica e paesaggistica: dalle solitarie e silenziose rocche della
Tuscia, con il oro panorami mozzafiato, ai ruvidi e turriti castelli della Sabina e del Cicolano, spesso incastonati in scenari fiabeschi; dalla sognante e malinconica Ninfa, persa in un angolo stupendo dell’Agro Pontino, alle possenti fortezze della Ciociaria, situate alle pendici di maestose montagne. Percorrere questo Lazio spesso “dimenticato” equivale a riscoprire una terra dal fascino incomparabile, che offre una miriade di paesaggi “antichi” in cui le rovine storiche sono un elemento costante. La guida, scritta da due profondi conoscitori del territorio laziale, fornisce indicazioni precise e dettagliate su come raggiungere i luoghi, spesso isolati ed altrimenti difficili da visitare; particolare attenzione è inoltre conferita ai dintorni e alle possibilità escursionistiche dei siti descritti, nonché alle tradizioni artigianali, al folklore e ai prodotti enogastronomici delle diverse zone, al fine di suggerire veri e propri itinerari turistici di uno o più giorni.

ISBN 978-88-89713-27-3
Prezzo euro 19.00
Pagine 204
Copertina colore
Formato 16 x 23
Immagini 260 colore
Data pubblicazione luglio 2011

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LEGISLAZIONE


MISTERI


L'ASSEDIO DI KERAK

L'assedio di Kerak ebbe luogo nel novembre del 1183 e vide i Crociati respingere le truppe assedianti del Saladino. Kerak era una fortezza crociata eretta intorno al 1142 da Pagano il coppiere, signore di Montreal, ed entrata nei possessi di Rinaldo di Chatillon, signore dell'Oltregiordano, nel 1176, in seguito al suo matrimonio con Stefania di Milly. In questi anni i rapporti tra cristiani e musulmani andarono migliorando grazie all'opera di pacificazione di Baldovino IV, il re lebbroso, che strinse col Saladino una serie di tregue con le quali sperava di assicurare stabilità al regno. 

ABBAZIA DELLE TRE FONTANE

L'Abbazia delle Tre Fontane è l'unico complesso religioso tenuto a Roma dai trappisti che abbia il titolo di abbazia. Il complesso abbaziale è posto in una valletta percorsa dall'antica via Laurentina, in una località detta Aquae Salviae; il toponimo unisce, si pensa, la menzione delle sorgenti della zona al nome della famiglia che possedeva la tenuta in epoca tardo-latina. A metà del VII secolo, in occasione del sinodo tenuto da Martino I nel 649, è attestata in Roma la presenza di un «venerabile abate Giorgio, del monastero di Cilicia che sorge alle Acque Salvie della nostra città». Il primo stanziamento nel sito fu dunque quello greco-armeno, al quale l'imperatore Eraclio avrebbe inviato in dono, come preziosa reliquia, la testa del martire persiano Anastasio. Appartiene a quest'epoca la fondazione della chiesa dedicata alla Madonna, che diverrà poi Santa Maria Scala Coeli.

ABBAZIA DI FARFA

L'Abbazia di Santa Maria di Farfa è un monastero della congregazione benedettina cassinese, che prende il nome dall'omonimo fiume (il Farfarus di Ovidio) che scorre poco lontano e che ha dato il nome anche al borgo adiacente l'abbazia. Si trova nel territorio del comune di Fara in Sabina, nel reatino. L'abbazia crebbe in importanza e considerazione e ricevette elargizioni, privilegi, esenzioni, da parte di imperatori e papi e diventa così una vera potenza interposta fra il patrimonio di Pietro ed il Ducato di Spoleto. Farfa era un'abbazia imperiale, svincolata dal controllo pontificio ma vicinissima alla Santa Sede, tant'è vero che il suo abate era a capo di una diocesi suburbicaria (quella attualmente confluita nella diocesi Sabina-Poggio Mirteto ne è solo una parte, visto che in origine essa seguiva l'orografia appenninica fino a lambire i territori del primo nucleo territoriale pontificio, quello che Liutprando ricavò dal "corridoio bizantino" con la donazione di Sutri).

LA LEGA LOMBARDA

La Lega Lombarda fu un'alleanza costituita il 7 aprile 1167 presso l'abbazia di Pontida, e formata da Milano, Ferrara, Piacenza e Parma. Il 1º dicembre 1167 venne allargata tramite l'alleanza con la Lega Veronese ed altri Comuni, che portò nella Lega ben 26 (in seguito 30) città della pianura padana (che allora poteva essere definita 'Lombardia' nella sua totalità), tra cui Crema, Cremona, Mantova, Piacenza, Bergamo, Brescia, Milano, Genova, Bologna, Padova, Modena, Reggio nell'Emilia, Treviso, Venezia, Vercelli, Vicenza, Verona, Lodi, e Parma e che venne detta Concordia. La Lega venne formata per contrastare Federico I di Hohenstaufen detto "Il Barbarossa", imperatore del Sacro Romano Impero, nel suo tentativo di restaurare l'influenza imperiale nell'Italia settentrionale.

TUCHINAGGIO

Il tuchinaggio fu una rivolta popolare avvenuta in Canavese, soprattutto nelle valli delle alpi occidentali nei decenni a cavallo tra il Trecento ed il Quattrocento. Dagli storici furono erroneamente equiparate a rivolte pauperiste ed ereticali: si trattava invece della ribellione di popolazioni soggette ai signori del Canavese e dei liberi comuni canavesani contro i nobili. Un'interpretazione più rigorosa lo vede come derivato da tue chien (ammazza cani), dal nome dei primi rivoltosi che in Francia iniziarono la ribellione sanculotta uccidendo i cani dei signori locali. Questi animali, infatti, non potevano esser toccati neppure se creavano danni alle coltivazioni o uccidevano animali domestici.

GIUSTIZIERATO

Il termine giustizierato designava in epoca sveva ed angioina ogni distretto amministrativo in cui era suddiviso il Regno di Sicilia, governato da un funzionario di nomina imperiale, il giustiziere, che rappresentava l'autorità regia a livello provinciale. Gli undici distretti stabiliti da Federico II nell'agosto del 1231 (Costituzioni di Melfi), furono poi istituiti in tempi diversi; così, ad esempio, il Giustizierato d'Abruzzo (Justitiaratus Aprutii) fu attivato soltanto nel 1233 e la sede fu fissata a Sulmona. Secondo l'ubicazione geografica possono essere distinti in:

IL GIURAMENTO DI PONTIDA

Il giuramento di Pontida sarebbe stata una cerimonia che avrebbe sancito il 7 aprile 1167 nel piccolo comune vicino a Bergamo l’alleanza tra i Comuni lombardi contro il Sacro Romano Impero di Federico Barbarossa. La coalizione nata è conosciuta come Lega lombarda, sebbene i documenti coevi la chiamino sempre Societas Lombardorum. Ad oggi non esiste alcuna prova di un reale giuramento tenuto a Pontida. Ogni anno, nel mese di giugno, in Piazza Giuramento a Pontida vengono rievocate le fasi storiche che portarono alla creazione della Lega Lombarda.

Fonte: Wikipedia

LA PERGAMENA BIANCA

Viene definita pergamena bianca il diploma in bianco concesso da Ferdinando I di Napoli, re di Napoli, alla città della Cava, oggi Cava de' Tirreni. Il documento, ancora oggi esistente, fu concesso il 4 settembre 1460 come ricompensa per l'eroica resistenza dei cavesi all'assedio dell'avversario di Ferrante, Giovanni d'Angiò (agosto 1460). Dal 1971-72 una manifestazione folkloristica, la "Disfida dei Trombonieri" celebra l'evento in maniera spettacolare. Da allora, ogni anno, la prima domenica di luglio, circa 1000 figuranti in costumi d'epoca sfilano per la città sui ritmi e le musiche delle proprie contrade di appartenenza, rievocando quella pagina di storia. La manifestazione, però, accetta la versione falsificata dell'evento, che attribuisce la riconoscenza del re al presunto suo salvataggio, ad opera dei cavesi, nella battaglia di Sarno del 7 luglio 1460.

Fonte: Wikipedia

martedì 10 aprile 2012

NORCIA

Norcia è un comune italiano di 5.001 abitanti della provincia di Perugia. La cittadina è posta ad una distanza di 96 km dal capoluogo umbro, a circa 600 m s.l.m. e al limitare nord dell'altopiano di Santa Scolastica, un pianoro di origine tettonica collocato nel cuore dell'Appennino umbro-marchigiano ed inserito nel comprensorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Con la decadenza dell'Impero Romano d'Occidente e le invasioni che ne conseguono ad opera delle popolazioni barbariche, Norcia viene a più riprese saccheggiata e devastata prima dai Goti e quindi dai Longobardi che nel 572 la sottomettono e la assoggettano poi al Ducato Longobardo di Spoleto. Proprio in questo periodo, alla fine del V secolo, Norcia vede la nascita del suo cittadino più illustre, San Benedetto fondatore del monachesimo occidentale.

ABBAZIA DI MONTECASSINO

L'abbazia di Montecassino è un celebre monastero benedettino del Lazio, in provincia di Frosinone, nel comune di Cassino. Fondata nel 529 da san Benedetto da Norcia sul luogo di un'antica torre e di un tempio dedicato ad Apollo, situato a 519 metri sul livello del mare, ha subito nel corso della sua storia un'alterna vicenda di distruzioni, saccheggi, terremoti e successive ricostruzioni. Nel 577, durante l'invasione dei Longobardi, il monastero venne distrutto per la prima volta e la comunità dei monaci, con le spoglie del Santo fondatore, dovette ripararsi a Roma. Poi, dal 643 i monaci trovarono ospitalità dalla comunità di San Colombano a Bobbio e in seguito nei vari monasteri ed abbazie colombaniane in Italia ed in Europa, diffondendo enormemente le comunità benedettine.

CHIESA DI SANTA MARIA DEL TEMPIO

La chiesa di Santa Maria del Tempio è una chiesa sconsacrata di Sutri, lungo la via Cassia. Essa risale al XIII secolo ed apparteneva all’Ordine dei Cavalieri del Tempio, più conosciuti come Templari. Quando questi vennero soppressi nel XIV secolo la chiesa passò all’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, per cui essa è conosciuta anche col nome di chiesa di San Giovanni. Sopra il portale d’ingresso è posta una targa marmorea che ricorda che la chiesa, nel XV secolo, era data in commenda alla chiesa di Santa Maria in Carbonara di Viterbo. All’interno della chiesa, oggi sconsacrata, sono visibili resti di affreschi di epoche diverse. Sul lato destro della facciata vi è un piccolo campanile a vela.La chiesa fa parte del Parco urbano dell'antichissima Città di Sutri, istituito nel 1988: essa è adibita a centro-servizi del parco.

Fonte: Wikipedia
Sito web: http://www.angolohermes.com/Luoghi/Lazio/Sutri/S_Maria_Tempio.html

ABBAZIA DI VALVISCIOLO

L'abbazia di Valvisciolo è un'abbazia situata in provincia di Latina, fra Sermoneta, l'oasi di Ninfa e Latina Scalo. Edificata in rigoroso stile romanico-cistercense è uno dei massimi capolavori del genere della provincia dopo l'abbazia di Fossanova. La tradizione vuole che questa abbazia sia stata fondata nel XII secolo da monaci greci e sia stata occupata e restaurata dai Templari nel XIII sec. Quando nel XIV secolo questo ordine venne disciolto subentrarono i Cistercensi. A questa abbazia è legata una leggenda medioevale, dove si narra che nel 1314, quando venne posto al rogo l'ultimo Gran Maestro Templare, Jacques de Molay gli architravi delle chiese si spezzarono. Ancora oggi, osservando attentamente l'architrave del portale principale dell'abbazia, si riesce a intravedere una crepa.

ABBAZIA DI FOSSANOVA

L'abbazia di Fossanova è sita nei pressi di Priverno, in provincia di Latina. L'abitato sito tutt'intorno ha l'aspetto di vicus e prende il nome da una cloaca che nei primi tempi del piccolo borgo (ora frazione di Priverno) era chiamata Fossa Nova. L'abbazia, la cui fabbrica durò dal 1187 al 1206, in stile romanico, ma più precisamente in una visibile forma di transizione fra il romanico ed il gotico, ha l'interno spoglio o quasi di affreschi (ne rimangono, almeno fino al 1998, alcuni brandelli sulle pareti) secondo l'austero memento mori dei monaci cistercensi. Nella foresteria vi è la stanza ove visse, pregò e meditò san Tommaso d'Aquino negli ultimi giorni della sua vita e dove morì nel 1274; ancora oggi in chiesa se ne conserva la semplice tomba vuota (il corpo fu trasferito dai domenicani a Tolosa alla fine del XIV secolo) composta da una lastra di marmo o travertino rettangolare.

venerdì 6 aprile 2012

LA VIA CRUCIS

La Via Crucis (dal latino, Via della Croce - anche detta Via Dolorosa) è un rito della Chiesa cattolica con cui si ricostruisce e commemora il percorso doloroso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota. L'itinerario spirituale della Via Crucis è stato in tempi recenti completato con l'introduzione della Via Lucis — che celebra i misteri gloriosi, ovvero i fatti della vita di Cristo tra la sua Risurrezione e la Pentecoste. Alcuni fanno risalire la storia di questa devozione alle visite di Maria, madre di Gesù, presso i luoghi della Passione a Gerusalemme, ma la maggior parte degli storici riconosce l'inizio della specifica devozione a Francesco d'Assisi o alla tradizione francescana.

LA BATTAGLIA D'INAB

La Battaglia d'Inab, chiamata anche Battaglia di Ard al-Hâtim o Fons Muratus, si svolse il 29 giugno 1149 tra Nur ad-Din e Raimondo d'Antiochia. Nur ad-Din, atabeg di Aleppo, dopo la morte di suo padre Zangi, avvenuta nel 1146, decise di attaccare il principato di Antiochia, con l'intento di difendere Damasco che nel 1148, era stata assediata invano dai Crociati della seconda crociata (invocata dal Papa Eugenio III, nel 1147, dopo la caduta della contea di Edessa, nel 1144). Nel giugno del 1149, Nur ad-Din invase il principato d'Antiochia e pose l'assedio alla fortezza d'Inab, con l'aiuto di Unur di Damasco ed un contingente di Turcomanni; disponeva in totale di circa 6.000 soldati, per la maggior parte cavalieri. Il principe di Antiochia Raimondo si alleò con Ali ibn-Wafa, della setta degli Assassini, che controllava un territorio confinante col principato, ed era nemico di Nur ad-Din. Raimondo ed il suo alleato partirono per una spedizione di soccorso ancor prima di aver raccolto tutte le forze.

LA BATTAGLIA DI ICONIUM


La battaglia di Iconium fu combattuta nel 1190 da Federico Barbarossa durante la terza crociata insieme al suo terzo figlio Federico VI di Svevia contro i selgiuchidi presso Konya (un tempo Iconium, in Turchia). La battaglia iniziò il 18 maggio quando l'esercito del Barbarossa si trovò verso Konya, e Qutb al-Din marciò subito per fermare l'esercito imperiale, saputo ciò, il Barbarossa divise l'esercito in due parti, una parte a comando di suo figlio Federico e l'altra parte comandata dall'imperatore, Federico assaltò la città mentre l'imperatore ingaggiò una dura battaglia contro l'enorme esercito selgiuchida. La città cedette al figlio dell'imperatore mentre l'imperatore stava ancora combattendo il nemico.

LA BATTAGLIA DI HARRAN

La Battaglia di Harran si svolse nel maggio 1104 presso Harran (l'antica Carre) tra gli eserciti crociati dei Franchi ed i turchi che reggevano la fortezza. L'atto di belligeranza fu conseguenza della fine delle diatribe tra il principe Soqman di Mardin e Jerkemish reggente di Mossul, che unirono le proprie forze nel tentativo di riconquistare la città di Edessa, a quell'epoca retta da Baldovino II di Gerusalemme che avuto notizia dei movimenti nemici chiese aiuto a due capitani crociati come Joscelin de Courtenay e Boemondo I d'Antiochia. In prossimità di Harran (l'antica Carre dove Crasso era stato battuto) gli eserciti crociati si riunirono in un unico apparato, accompagnato dall'arcivescovo Benedetto di Edessa e furono raggiunti anche dall'esercito di Antiochia capeggiato da Boemondo, Tancredi d'Altavilla principe di Galilea, dal patriarca Bernardo e dall'ex patriarca di Gerusalemme, Daimberto.

LA BATTAGLIA DI HARIM

La Battaglia di Harim venne combattuta il 12 agosto 1164 tra l'esercito di Nur ad-Din e gli eserciti combinati del Principato d'Antiochia, della Contea di Tripoli, dell'Impero Bizantino e della Piccola Armenia. Nur ad-Din conseguì una schiacciante vittoria, catturando la maggior parte dei leaders dell'esercito nemico. Nel 1163 il sovrano di Gerusalemme Amalrico I guidò una spedizione per l'invasione dell'Egitto lasciando gli Stati crociati suscettibili di possibili attacchi da oriente. Ben presto la minaccia si concretizzò nel tentativo di invasione della Contea di Tripoli da parte di Nur ad-Din, il quale però fu preso di sorpresa da un attacco dei Templari nei pressi di al-Buqaia dove lo stesso Nur ad-Din corse il serio rischio di restare ucciso.

LA BATTAGLIA DI HARBIYYA

La Battaglia di Harbiyya fu uno scontro minore fra i Crociati e gli egiziani Mamelucchi il 17 ottobre 1244, durante la Settima Crociata. Gli alleati musulmani dei Crociati furono colti di sorpresa dalla cavalleria egiziana, che li massacrò; i Templari resistettero ad oltranza, e di loro solo 55 cavalieri sopravvissero (nello scontro rimase ucciso anche il Gran Maestro dell'Ordine).

Fonte: Wikipedia

LA BATTAGLIA DEL GUADO DI GIACOBBE

La battaglia del Guado di Giacobbe fu uno scontro armato avvenuto nell'agosto del 1179 fra l'esercito crociato del regno di Gerusalemme e le armate musulmane guidate da Saladino, che risultarono vittoriose. L'episodio si inserisce nel più ampio scenario delle guerre fra Ayyubidi e Crociati, che durarono circa un ventennio (dal 1169 al 1191). Fondato nel 1099 dopo la conquista della Città Santa al termine della Prima Crociata, il regno di Gerusalemme visse un settantennio di conflittualità quasi ininterrotta con le forze musulmane che tentavano di riappropriarsi della città e dei territori occupati dai cristiani. Negli anni settanta del XII secolo protagonisti del conflitto erano il giovane re Baldovino IV, detto il re lebbroso, e Saladino, califfo d'Egitto e sultano di Siria.

LA BATTAGLIA DI GRUNWALD

La battaglia di Grunwald o battaglia di Tannenberg (chiamata anche Battaglia di Zalgiris dai lituani, e Battaglia di Tannenberg/Stebark dai tedeschi) ebbe luogo il 15 luglio 1410. Fu combattuta nelle piane tra i villaggi di Grunwald, Stębark (Tannenberg) e Łodwigowo - quindi nello Stato dell'Ordine Teutonico. Fu una battaglia tra due alleanze: da una parte vi era l'alleanza polacco-lituana, coadiuvata dai cechi, ruteni e tatari, sotto il comando del re di Polonia e del granduca di Lituania, Ladislao II di Polonia (circa 30.000 unità). Sull'altro fronte vi erano le forze dell'Ordine Teutonico e alcune unità provenienti dall'Europa occidentale (circa 20.000 soldati) comandati dal Gran Maestro dell'Ordine Teutonico Ulrich von Jungingen.

LA BATTAGLIA DI GIAFFA

La battaglia di Giaffa fu combattuta tra il 12 al 14 settembre 1191 durante la terza crociata; la battaglia fu combattuta tra un esercito di Crociati guidato da Riccardo I d'Inghilterra, ed un'armata ayyubida sotto il sultano Saladino. Da come si dice i Crociati sono partiti da Acri e si sono fatti più di 300 chilometri, l'esercito Crociato era disposto da: 8000 o 9000 fanti leggeri,2350 cavalieri pesanti rimanenti della battaglia della conquista di Acri, 100 arcieri e ben 70 ufficiali tra Baroni, Nobili, Marchesi, mentre l'esercito Ayyubidi era disposto da 10.000 fanti leggeri, 3000 cavalieri, e 80 ufficiali tra generali, sceicchi, e altri nobili egiziani. 

L'ASSEDIO DI GERUSALEMME 1187

L'Assedio di Gerusalemme ebbe luogo dal 20 settembre al 2 ottobre 1187. Ebbe come esito la riconquista di Gerusalemme da parte di Saladino e il quasi totale collasso del crociato Regno di Gerusalemme. Fu anche il catalizzatore della Terza crociata. Il Regno di Gerusalemme, indebolito da dispute interne, era stato sconfitto il 4 luglio 1187 durante la Battaglia di Hattin. La maggior parte della nobiltà che componeva il Regno venne fatta prigioniera, incluso Re Guido di Lusignano, e, durante tutta l'estate, Saladino invase il Regno. Alla metà di settembre conquistò Acri, Nablus, Jaffa, Toron, Sidone, Beirut e Ascalona. I sopravvissuti e gli altri rifugiati fuggirono a Tiro, la sola città in grado di resistere al Saladino a causa del fortuito arrivo di Corrado del Monferrato. A Tiro, il feudatario crociato Baliano di Ibelin, signore di Ramla e Nablus - il nobile di grado più alto tra quelli fuggiti da Hattin - chiese al Saladino un corridoio di sicurezza per poter raggiungere Gerusalemme e recuperare la moglie Maria Comnena oltre al resto della famiglia. Saladino acconsentì, promettendo a Baliano l'accesso alla capitale per un solo giorno. All'arrivo nella città santa, il patriarca Eraclio, la regina Sibilla ed il resto degli abitanti lo pregarono di prendersi in carico la difesa della città.

IL BASILISCO DI MEZZOCORONA

Le rovine del S.Gottardo sul pianoro antistante
la rupe Corona (fonte: forumcommunity.net)

I vecchi Brusacristi se la ricordano ancora, questa storia. Hanno avuto occasione di ascoltarla più e più volte, mentre la legna si consumava crepitando tra gli alari del camino ed il buio spandeva il suo guanto nero nella Piana Rotaliana, là dove un tempo non c’era altro che fango ed acquitrino. Gli ultimi dissodatori, quelli che avevano rivoltato le zolle della valle miz (bagnata), che avrebbe poi dato il nome alla zona, asciugando il ventre molle della piana, sono ormai andati ad ingrassare la terra. Ma i loro figli li hanno sentiti sospirare tante volte, mentre alzavano gli occhi al cielo verso la rupe, verso Corona, il nome antico con cui veniva indicato il castello S.Gottardo che dai primissimi anni del Medioevo vigilava sulla valle, ben riposto all’interno di una grossa caverna. Mezzocorona solo dal 1924, questo luogo ha cambiato nome spesso.

APPUNTAMENTO IN EDICOLA: IL MONDO MEDIEVALE

Il Mondo Medievale: prima uscita del nuovo collezionabile di Medioevo a solo 3,90 euro. 


In questo , e nei cinque volumi che seguiranno, racconteremo dei popoli, dei luoghi e degli eventi che hanno caratterizzato più di mille anni della nostra storia. Per ricomporre il complesso e affascinante mosaico del Medioevo utilizzeremo testi e approfondimenti, oltre a cartine, cronologie, illustrazioni. L'opera è costituita da sei volumi, il primo dei quali introduce una panoramica sul periodo storico in generale per poi affrontare il primo secolo, gli anni compresi tra il 400 e 500. I successivi volumi saranno dedicati ciascuno a due secoli, coprendo così, complessivamente, l'arco di tempo che va dal V al XV secolo. L'area geografica considerata in quest'opera non è limitata all'Europa e al bacino del Mediterraneo: poiché popoli e civiltà si sono sviluppati nei medesimi secoli in altre parti del mondo, l'attenzione si sposta da un angolo all'altro della carta geografica. Inoltre, sebbene l'arco temporale considerato in ogni capitolo sia circoscritto a un secolo, la trattazione fa sempre riferimento a un arco di tempo più ampio, dal momento che gli eventi della storia non sempre sono allineati con i giorni stabiliti del calendario e non è detto che si esauriscano nell'arco di un secolo. Gli autori hanno scelto di raccontare episodi noti e meno noti, esplorando e approfondendo argomenti strettamente connaturati all'epoca medievale: castelli e cavalieri, il mito di re Artù e le Crociate.

giovedì 5 aprile 2012

L'ASSEDIO DI GERUSALEMME

L'assedio di Gerusalemme durò dal 7 giugno al 15 luglio 1099 nel corso della Prima Crociata. L'avanzata di Giovanni I, imperatore di Bisanzio (969-976), in quei territori musulmani definiti come Terra Santa, sembrò per un momento dare all'Europa la speranza che potessero tornare in seno alla cristianità; illusione che durò appunto solo un momento. Rivolte in Libano non permisero a Giovanni I di conquistare anche Gerusalemme e col passar del tempo i musulmani, spinti dai Turchi, nuova forza motrice dell'Islam, si presero la rivincita. L'imperatore Romano IV di Bisanzio venne sconfitto dal sultano Selgiuchide Alp Arslan (il forte leone) a Manzicerta. Dopo un periodo di avvenimenti torbidi, prese a Bisanzio il potere Alessio I, della dinastia Comnena, il quale, per proprio tornaconto, ritenne opportuno schierarsi con il Papa e con l'occidente. Mettendo da parte i dissidi religiosi fra la chiesa orientale e quella occidentale, cercò di sollecitare il papa Urbano II perché chiamasse quanti più cristiani possibili affinché liberassero Gerusalemme. Nel novembre del 1095, al concilio di Clermont, accogliendo le richieste del Comneno, il papa lanciò l'appello alla crociata. I primi ad accoglierlo furono una massa di popolani guidati da Pietro l'Eremita e da qualche scalcinato cavaliere, come Gualtieri Senza Averi. Costoro si misero durante il cammino a massacrare gli ebrei nell'Europa dell'est, dando vita al primo Pogrom della storia.




Incontrollati com'erano e senza vera esperienza militare, furono subito sterminati dai Turchi in Anatolia. Per ironia della sorte, l'unica crociata che conquistò Gerusalemme, fu quella in cui non parteciparono sovrani. Filippo I di Francia era scomunicato, Guglielmo II d'Inghilterra, uno dei figli del Conquistatore, era in disaccordo col papa, e quindi la crociata fu guidata da nobili speranzosi di prendersi nuovi territori con le armi, di acquistare fama o sinceramente convinti di servire Dio. Goffredo di Buglione duca d'Alta Lorena, Raimondo di Saint-Gilles conte di Tolosa, i normanni Boemondo e Tancredi di Taranto, Roberto di Normandia, altro figlio del Conquistatore, che per finanziare la sua impresa vendette i suoi possedimenti al fratello re d'Inghilterra, sono i più noti. I primi problemi che si crearono furono proprio con l'imperatore bizantino Alessio, che dai baroni crociati voleva un giuramento di fedeltà; costoro non si erano messi in viaggio per divenire nuovamente feudatari di qualcuno, e di uno scismatico greco per di più, ma alla fine, senza convinzione, accettarono di rendergli omaggio, facendolo però all'europea, cosa che Alessio nemmeno riuscì a capire fino in fondo, dato che il feudalesimo non era certo arrivato in oriente. Arrivati in Anatolia i Crociati sconfissero, nella primavera del 1097, il sultano turco Qilij Arslan I, presero Nicea e si diressero verso la Siria. Sconfitto nuovamente il Turco a Dorileo, i crociati, nel 1098, presero Antiochia. I molti dissidi interni non permisero ai musulmani di recare aiuti alla città, favorendo ora come in seguito le mire cristiane. Boemondo, dopo vari dissidi, ottenne il principato di Antiochia, consentendo che parte delle sue truppe, al comando del nipote Tancredi, continuassero l'avanzata verso Gerusalemme, dato che lui, pago del risultato ottenuto, anche se formalmente restava vassallo di Alessio Comneno, si rifiutò di proseguire. Chi davvero fu scontento fu Raimondo di Saint-Gilles, il quale aveva sempre voluto esser capo della spedizione, giacché era l'unico che partendo rinunciava a qualcosa, il regno di Tolosa; in effetti gli altri ben poco avevano da perdere nel partire, ma solo da guadagnare e basti vedere Boemondo, che già aveva acquisito Antiochia. Al tolosano però toccò solo Tripoli, una città della costa conquistata durante l'avanzata verso Gerusalemme. Dopo la conquista di Antiochia nel giugno 1098, i crociati rimasero nell'area per il resto dell'anno. Il legato pontificio Ademaro di Monteil era morto, e Boemondo di Taranto aveva reclamato Antiochia per se stesso. Baldovino di Boulogne rimase ad Edessa, catturata all'inizio del 1098. Non c'era accordo tra i principi su cosa si doveva fare; Raimondo di Tolosa, frustrato, lasciò Antiochia per intraprendere l'assedio di Ma'arrat al-Nu'man. Verso la fine dell'anno i cavalieri minori e la fanteria minacciavano di partire per Gerusalemme senza di loro. Alla fine di dicembre od ai primi di gennaio, Roberto di Normandia ed il nipote di Boemondo, Tancredi accettarono di divenire vassalli di Raimondo, che era abbastanza ricco da ricompensarli per il loro servizio. Goffredo di Buglione, invece, che aveva rendite dal territorio del fratello a Edessa, rifiutò di fare lo stesso. Il 5 gennaio, Raimondo smantellò le mura di Ma'arra, ed il 13 gennaio iniziò una marcia verso sud, a piedi nudi e vestito da pellegrino, seguito da Roberto e Tancredi. Procedendo lungo la costa del Mediterraneo essi incontrarono poca resistenza dai governanti musulmani locali, che preferirono fare la pace e fornire vettovaglie piuttosto che combattere. Forse i locali Sunniti preferivano un controllo crociato al governo degli Sciiti Fatimidi.
Raimondo pensava di prendere Tripoli per se stesso, per creare uno stato come aveva fatto Boemondo ad Antiochia. Comunque per prima cosa egli assediò la vicina Arqa. Frattanto, Goffredo, insieme a Roberto di Fiandra, che pure aveva rifiutato di diventare vassallo di Raimondo, si riunirono con i crociati rimasti a Latakia e si diressero a sud, in febbraio. Boemondo partì con loro ma presto tornò ad Antiochia. In questo periodo Tancredi lasciò il servizio di Raimondo e si unì a Goffredo, non si sa quale fu la causa del diverbio. Un separato contingente di forze, sebbene legato a quello di Goffredo, fu guidato da Gastone IV di Béarn. Goffredo, Roberto, Tancredi, e Gastone arrivarono ad Arqa in marzo, ma l'assedio continuò. La situazione era tesa non solo tra i comandanti militari, ma anche nel clero che, dalla morte di Ademaro era rimasto senza un vero leader, ed inoltre dopo che Pietro Bartolomeo aveva trovato la Lancia Sacra in Antiochia, c'erano state accuse di frode tra le differenti fazioni del clero. Alla fine in aprile Arnolfo di Chocques sfidò Pietro ad un'ordalia del fuoco. Pietro si sottopose all'ordalia e morì per le ustioni, questo screditò la Lancia Sacra, che fu considerata falsa e la residua autorità di Raimondo sui Crociati. L'assedio di Arqa finì il 13 maggio quando i crociati se ne andarono senza aver ottenuto nulla. I Fatimidi tentarono di concludere la pace, a condizione che i crociati non continuassero verso Gerusalemme, ma ovviamente furono ignorati; Iftikhar al-Dawla, il governatore Fatimide di Gerusalemme, apparentemente non comprese il motivo per cui i crociati erano venuti. Il 13 andarono a Tripoli dove ricevettero denaro e cavalli dal governatore della città che, secondo la cronaca anonima Gesta Francorum, fece anche voto di convertirsi al cristianesimo se i crociati fossero riusciti a togliere Gerusalemme ai suoi nemici Fatimidi. Continuando verso sud lungo la costa, i crociati passarono Beirut il 19 maggio, Tiro il 23 maggio, e voltando verso l'interno a Giaffa, il 3 giugno raggiunsero, Ramla, che era già stata abbandonata dai suoi abitanti. Qui fu istituita la diocesi di Ramlah-Lidda, nella chiesa di San Giorgio (un eroe popolare fra i crociati) prima che essi continuassero per Gerusalemme. Il 6 giugno, Goffredo inviò Tancredi e Gastone a conquistare Betlemme, dove Tancredi innalzò il suo stendardo sulla Basilica della Natività. Il 7 giugno i crociati raggiunsero Gerusalemme. Molti urlarono quando videro la città per raggiungere la quale avevano viaggiato così a lungo. Come ad Antiochia la città fu posta sotto assedio, probabilmente i crociati stessi soffrirono più dei cittadini di Gerusalemme, a causa della carenza di cibo ed acqua attorno a Gerusalemme. La città era ben preparata all'assedio, ed il governatore Fatimide Iftikhar al-Dawla aveva espulso la maggior parte dei Cristiani. Degli stimati 7.000 cavalieri che avevano preso parte alla Crociata dei Principi ne restavano solo 1.500 circa, insieme con forse 20.000 fanti dei quali 12.000 ancora in buona salute. Goffredo, Roberto di Fiandra e Roberto di Normandia (che pure aveva lasciato Raimondo per unirsi a Goffredo) assediarono le mura da nord a sud fino alla Torre di Davide, mentre Raimondo si accampò sul lato occidentale, dalla Torre di Davide al Monte Sion. Un assalto diretto alle mura il 13 giugno fu un fallimento. Senza acqua o cibo, sia gli uomini che gli animali stavano rapidamente morendo di sete e fame, i crociati si resero conto che il tempo non era dalla loro parte.
Finalmente il 17 giugno giunsero via mare a Giaffa rinforzi genovesi, che portarono rifornimenti sufficienti per un breve periodo e macchine d'assedio, costruite sotto la supervisione di Guglielmo Embriaco; con i Genovesi le forze cristiane arrivavano a 15.000 uomini, i musulmani all'interno della città forse a 7.000. I crociati inoltre iniziarono a raccogliere legno dalla Samaria allo scopo di costruire macchine da assedio. Essi erano ancora a corto di cibo ed acqua, e per la fine di giugno arrivò la notizia che un esercito fatimide si dirigeva a nord dall'Egitto. Trovandosi a fronteggiare un obiettivo apparentemente impossibile, i loro spiriti furono risollevati quanto un prete di nome Pietro Desiderio dichiarò di aver ricevuto una visione divina nella quale il fantasma di Ademaro aveva dato istruzioni di digiunare per tre giorni e poi marciare a piedi nudi, in processione attorno alle mura della città, dopo di che, la città sarebbe caduta in nove giorni, seguendo l'esempio biblico di Giosuè all'assedio di Gerico. Sebbene stessero già morendo di stenti, essi digiunarono, e l'8 luglio fecero la processione, con i preti che suonavano le trombe e cantavano i salmi, scherniti dai difensori di Gerusalemme per tutto il tempo. La processione si fermò al Monte degli Ulivi e Pietro l'eremita, Arnolfo di Chocques e Raimondo di Aguilers pronunciarono dei sermoni. Durante l'assedio erano stati portati vari assalti alle mura, tutti respinti. Ma le truppe Genovesi, comandate da Guglielmo Embriaco, smantellarono le navi con le quali erano giunti in Terra Santa; Embriaco, usando il legno delle navi, costruì alcune torri d'assedio. Queste furono spinte verso le mura nella notte del 14 luglio con grande sorpresa e preoccupazione dei difensori. Raimondo avrebbe attaccato dalla porta vicino al monte Sion e Goffredo e Guglielmo di Normandia da nord. L'assalto riuscì piuttosto facilmente, la mattina del 15 luglio la torre di Goffredo raggiunse la sezione di mura vicino alla porta dell'angolo nord-est, e secondo le Gesta due cavalieri fiamminghi di Tournai, Lethalde ed Engelbert, furono i primi ad irrompere nella città, seguiti da Goffredo, suo fratello Eustachio, Tancredi, ed i loro uomini. La torre di Raimondo fu inizialmente fermata da un fosso, ma poiché gli altri crociati erano ormai dentro la città, i musulmani a guardia della porta si arresero a Raimondo. Dopo che i crociati, superate le mura esterne, furono entrati nella città si diedero al massacro, quasi tutti gli abitanti di Gerusalemme furono uccisi nel corso di quel pomeriggio, della sera e della mattina successiva. Musulmani, ebrei ed anche alcuni dei cristiani furono tutti massacrati con indiscriminata violenza. Molti musulmani cercarono riparo nella Moschea al-Aqsa dove, secondo un famoso racconto nelle Gesta, "...la carneficina fu così grande che i nostri uomini camminavano nel sangue che arrivava fino alle caviglie..." Secondo Raimondo di Aguilers "gli uomini cavalcavano con il sangue fino alle ginocchia ed alle redini." La cronaca di Ibn al-Qalanisi afferma che i difensori ebrei cercarono rifugio nella loro sinagoga, ma i "Franchi la bruciarono sopra le loro teste", uccidendo tutti coloro che erano dentro. I crociati accerchiarono l'edificio in fiamme cantando "Cristo, Ti adoriamo!". Tancredi reclamò per se stesso il quartiere del Tempio dove offrì protezione ad alcuni dei musulmani, ma non poté impedire la loro morte per mano dei crociati suoi seguaci. Il bilancio varia a seconda delle fonti: per i cristiani, 10 000 morti, per i musulmani, 70 000. Il governatore fatimide Iftikhar al-Dawla si ritirò nella Torre di Davide, che presto consegnò a Raimondo in cambio di un salvacondotto per sé e le sue guardie ad Ascalona. Le Gesta Francorum raccontano che qualcuno riuscì a sfuggire all'assedio illeso. Il suo anonimo autore scrive, "Quando i pagani furono sopraffatti, i nostri uomini fecero un gran numero di prigionieri, sia uomini che donne, che uccisero o tennero in cattività, come vollero." Più avanti è scritto, "[I nostri capi] inoltre ordinarono che tutti i morti Saraceni fossero buttati fuori a causa del terribile fetore, poiché l'intera città era piena dei loro corpi; e così i saraceni sopravvissuti trascinarono i morti davanti alle porte e li sistemarono in mucchi, che sembravano case. Nessuno aveva mai visto o sentito di un tale massacro di pagani, furono innalzate pire funerarie simili a piramidi, e solo Dio conosce il loro numero. Dopo il massacro, il 22 luglio, Goffredo di Buglione fu nominato Advocatus Sancti Sepulchri (Difensore del Santo Sepolcro) , rifiutò il titolo di re della città dove Cristo era morto, asserendo che "mai avrebbe portato una corona d'oro laddove Cristo l'aveva portata di spine". Alla sua morte,avvenuta nel 1100, divenne re suo fratello Baldovino, col nome di Baldovino I. Raimondo aveva rifiutato qualunque titolo, e Goffredo lo convinse a rinunciare anche alla Torre di Davide. Raimondo allora andò in pellegrinaggio, ed in sua assenza Arnolfo di Chocques, che era stato avversato da Raimondo che sosteneva invece Pietro Bartolomeo, fu eletto primo Patriarca Latino il 1 agosto (le rivendicazioni del Patriarca Greco furono ignorate). Il 5 agosto, Arnolfo dopo aver consultato gli abitanti della città sopravvissuti, trovò la reliquia della Vera Croce. Il 12 agosto, Goffredo guidò un esercito, con la Vera Croce portata all'avanguardia, contro l'esercito fatimide alla Battaglia di Ascalona. Fu un altro successo dei crociati, ma dopo la vittoria, la maggior parte di loro considerò compiuto il loro voto, e tutti, tranne poche centinaia, tornarono a casa. Nondimeno, la loro vittoria preparò la strada per la creazione del Regno di Gerusalemme. Le nuove conquiste, definite (d')"Outremer", crearono dei presupposti d'incontro, quando non si era in guerra, fra i cristiani e i musulmani, che impararono a convivere, sia pure con reciproche difficoltà e diffidenze. Gerusalemme rimase cristiana fino al 1187, quando venne riconquistata dal sultano curdo Salah al-Din, della dinastia degli Ayyubidi; nel 1291 il sultano turco mamelucco d'Egitto Baybars, conquistò San Giovanni d'Acri, ultima roccaforte cristiana in Oriente L'assedio divenne presto leggendario e nel XII secolo divenne il soggetto della Chanson de Jérusalem, una delle maggiori chanson de geste del Ciclo dei Crociati.

Fonte: Wikipedia

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