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mercoledì 17 novembre 2010

LA LOTTA PER LE INVESTITURE

Enrico IV del Sacro Romano Impero
innanzi Gregorio VII a Canossa
La lotta per le investiture, che contrappose il Papato e l'Impero nei secoli XI e XII, ebbe per oggetto la prerogativa del papa o dell'imperatore nella scelta e ordinazione dei vescovi. La lotta tra papato e impero cominciò con Papa Niccolò II, eletto nel 1059: egli mediante il concilio Lateranense condannò l'investitura laica dei vescovi ed escluse l'imperatore dalla partecipazione attiva all'elezione del pontefice. Ma il personaggio più importante è forse papa Gregorio VII che, nell'ambito di un'azione più ampia che va sotto il nome di Riforma gregoriana, emise nel 1075 il famoso Dictatus Papae. Con questo documento si dichiarava che il pontefice era la massima autorità spirituale e in quanto tale poteva deporre la massima autorità temporale (l'imperatore), mediante la scomunica; veniva così espressa una vera e propria teocrazia. La lotta divenne aspra tra il Papa e l'imperatore di Germania Enrico IV, che radunò i vescovi a lui fedeli i quali deposero il pontefice che a sua volta scomunicò l'imperatore.





A causa della ribellione dei grandi feudatari tedeschi, Enrico IV si recò nel 1077, in gennaio (si dice vestito di semplice lana), davanti al castello di Canossa per ottenere il perdono del Papa con la mediazione della contessa Matilde di Canossa. La vicenda viene ricordata come l'umiliazione di Canossa: si narra che l'Imperatore abbia dovuto aspettare tre giorni e tre notti prima di essere ricevuto e perdonato. Ottenuto il perdono, e sistemati i feudatari ribelli, Enrico IV convocò un concilio a Bressanone (1080): Gregorio VII fu deposto e sostituito con un antipapa Guiberto di Ravenna (Clemente III); ovviamente non si fece attendere la nuova scomunica da parte del Papa contro l'imperatore. Per tutta risposta Enrico IV scese in Italia e cinse d'assedio Castel Sant'Angelo dov'era asserragliato Gregorio che chiamò in suo soccorso i normanni guidati da Roberto il Guiscardo. Sconfitti i Germani, i normanni si abbandonarono al saccheggio della città provocando una rivolta nella popolazione romana che costrinse il Papa a fuggire rifugiandosi presso i normanni a Salerno, dove scomparve nel 1085. Enrico IV morì invece nel 1106. I successori di Gregorio, fra cui va ricordata l'opera di Pasquale II (disposto ad una radicale rinuncia da parte della chiesa ai beni terreni), furono più inclini al compromesso, limitandosi a pretendere che i sovrani laici non attribuissero uffici spirituali, mentre per i regnanti era fondamentale che i vescovi investiti del potere temporale riconoscessero l'autorità del sovrano. Con il patto di Sutri (1111), l'imperatore rinunciava alle investiture e i vescovi avrebbero restituito tutti i terreni ottenuti. Il Concordato di Worms del 1122 concluso tra Papa Callisto II ed Enrico V rappresentò un modello per gli sviluppi successivi delle relazioni tra la Chiesa e l'Impero. Secondo il concordato, la Chiesa aveva il diritto di nominare i vescovi, quindi l'investitura con anello e pastorale doveva essere ecclesiastica. Le nomine, tuttavia, dovevano avvenire alla presenza dell'imperatore, o di un suo rappresentante, che attribuiva incarichi di ordine temporale ai vescovi (appena nominati dal Papa) mediante l'investitura con lo scettro: un simbolo privo di connotazione spirituale. Nonostante il concordato di Worms, la Chiesa nel Medioevo non ottenne mai un controllo completo nella nomina dei vescovi. Ma le basi per la progressiva divisione dei poteri erano state gettate.

Fonte: Wikipedia

ANDARE A CANOSSA: DA COSA DERIVA?

L'espressione andare a Canossa, e significa "umiliarsi, piegarsi di fronte a un nemico, ritrattare, ammettere di avere sbagliato, fare atto di sottomissione", con riferimento al fatto avvenuto a Canossa, nell' inverno del 1077 quando l'imperatore Enrico IV attese per tre giorni e tre notti, scalzo e vestito solo di un saio, prima di essere ricevuto e perdonato dal papa Gregorio VII, con l'intercessione di Matilde di Canossa. Ma il conflitto tra i due (definito "la lotta per le investiture") era destinato a riaprirsi di lì a poco.


Per Sguardo Sul Medioevo Emiliano Amici

LA DONAZIONE DI COSTANTINO

La Donazione di Costantino è un documento in cui si riproduce un editto emesso da Costantino risalente al 313 in cui concederebbe a papa Silvestro I e ai suoi successori il primato sui cinque patriarcati (Roma, Costantinopoli, Alessandria d'Egitto, Antiochia e Gerusalemme) attribuendo inoltre le insegne imperiali e la sovranità su Roma, l'Italia e Impero Romano d'Occidente. Nell'editto si cita la donazione a Silvestro in persona del palazzo del Laterano. Il documento è una ricompensa al papa per aver guarito l'imperatore dalla lebbra con un miracolo, dato che i sacerdoti pagani gli proposero di immergersi in una fontana colma di sangue di infanti. La parte in cui la Chiesa evidenzia le sue rivendicazione è:

«In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale è terreno, noi decretiamo che si debba venerare e onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Impero e trono terreno. Il vescovo di Roma deve regnare sopra le quattro principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di Dio nel mondo... Finalmente noi diamo a Silvestro, Papa universale, il nostro palazzo e tutte le province, palazzi e distretti della città di Roma e dell'Italia e delle regioni occidentali.»

Il documento fu usato dalla Chiesa per far valere i propri diritti sui territori in Occidente e per legittimare le proprie mire universalistiche. La donazione fu successivamente riesumata da Leone IX nel 1053, e fu dunque introdotta. Papa Alessandro VI fece riferimento alla Donazione per giustificare il suo intervento nella disputa tra Spagna e Portogalloo sul dominio del Nuovo Mondo appena scoperto in quanto la Donazione di Costantino faceva riferimento ai territori occidentali e, di certo, all'epoca della stesura del testo non si conoscevano i nuovi territori. Il più grande oppositore di questo documento era Dante Alighieri, che nella Divina Commedia scrisse:

«Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,
non la tua conversion, ma quella dote
che da te prese il primo ricco patre!»
(Inferno, Canto XIX, vv. 115-117)

Questa rappresenta una chiara invettiva contro Costantino accusato di aver in qualche modo favorito il potere papale.

LA DONAZIONE DI COSTANTINO E' FALSA!


Nel 1440 Lorenzo Valla, dimostrò la falsità del documento nel suo testo De falso credita et ementita Constantini donatione declamatio evidenziando molti anacronismi e contraddizioniad esempio contestava la presenza di numerosi elementi barbari nel latino, dunque più tardo di quello utilizzato nel secolo IV. Altro errore grossolano è la citazione di Costantinopoli che non era stata ancora fondata (Costantino sposta la Capitale da Roma a Bisanzio - poi Costantinopoli - tra il 324 e il 330). Il documento fu pubblicato nel 1517 ed ebbe grande seguito negli ambienti protestanti (il 31 ottobre del 1517 Martin Lutero affigge a Wittemburg- in realtà è un falso - le 95 tesi sulla Riforma).
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L'immagine fa riferimento a Silvestro I e Costantino in cui l'imperatore offre al papa la tiara imperiale, simbolo del potere temporale. Dalle pareti dell'Oratorio di San Silvestro, Roma

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