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Collaborazione con ACCADEMIA MEDIOEVO

Sguardo Sul Medioevo collabora con l'ACCADEMIA MEDIOEVO di Lanuvio per la creazione, promozione e diffusioni di eventi medievali. Una realtà eccezionale che vale la pena conoscere!

La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

I personaggi e i fatti più importanti del ciclo arturiano e della Tavola Rotonda

Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

Erbe Mediche Medievali

Come ci si curava nel Medioevo? E' possibile utilizzare metodi antichi ancora oggi? Le ricette di Ildegarda sono ancora attuali? Troverete cure molto interessanti e ancora molto utilizzate tutti i giorni.

martedì 30 dicembre 2014

VITERBO MEDIEVALE



Festa di Santa Rosa
Palazzo dei Papi
Duomo di Viterbo
Basilica di San Francesco alla Rocca
Chiesa di Sant'Angelo in Spatha
Chiesa di Santa Rosa
Chiesa di Sant'Egidio
Chiesa di Santa Maria del Suffragio
Chiesa di San Sisto
Chiesa di Santa Maria Nuova
Chiesa di Santa Maria della Verità
Basilica di Santa Maria della Quercia
Chiesa di Sant'Andrea
Chiesa della Santissima Trinità
Chiesa di San Silvestro
Quartiere di San Pellegrino
Le Mura Medievali
Fontana Grante
Le Porte di Viterbo
Bullicame

Viterbo Sotterranea

Personaggi Legati a Viterbo

I papi viterbesi

Articoli su Viterbo

Trovata la vera sala del conclave?

COME ARRIVARE A VITERBO?

DA ROMA 
1) Dall'uscita 5 del Raccordo Anulare, SS 2 (Cassia Bis e Cassia) fino a Viterbo [possibilità di strada panoramica: SP Cimina deviando a Monterosi fino a Viterbo]. 
2) Dall'uscita 10 del Raccordo Anulare, autostrada A1 fino all'uscita Orte, raccordo fino a Viterbo. 
3) In BUS: linea Cotral da Saxa Rubra.
DA RIETI 
Raccordo Rieti-Terni, quindi raccordo Terni-Orte-Viterbo
DA TERNI 
Raccordo Terni-Orte-Viterbo
DA PERUGIA 
Superstrada E45 fino a Orte, raccordo fino a Viterbo
DA ORVIETO 
1) SS Umbro Casentinese fino a Montefiascone, SS Cassia fino a Viterbo
2) SP Teverina fino a Bagnoregio e Viterbo
DA AREZZO 
Autostrada A1 fino all'uscita Orte, raccordo fino a Viterbo
DA SIENA 
1) SS 2 (Cassia) fino a Viterbo 
2) Raccordo Siena-Bettolle, autostrada A1 fino a Orte, raccordo per Viterbo
DA GROSSETO 
SS 1 (Aurelia) fino a Montalto di Castro, SP Dogana e SP Tarquiniese fino a Tuscania, SP Tuscanese fino a Viterbo

IN TRENO:

1) Linea ROMA OSTIENSE-VITERBO (FS)
2) Linea ORTE-MONTEFIASCONE-VITERBO (FS)
3) Linea ROMA NORD-CIVITA CASTELLANA-VITERBO (Met.Ro.)

IN AEREO:

1) Da Fiumicino, Raccordo Anulare fino all'uscita 5, SS 2 (Cassia Bis e Cassia) fino a Viterbo (possibilità di strada panoramica: SP Cimina deviando a Monterosi fino a Viterbo); 
2) Da Fiumicino, Raccordo Anulare fino all'uscita 10, autostrada A1 fino all'uscita Orte, raccordo fino a Viterbo.

IN NAVE:

1) Da Civitavecchia, SS 1 (Aurelia) fino a Tarquinia, SP Tarquiniese fino a Tuscania, SP Tuscanese fino a Viterbo
2) Da Civitavecchia, SS 1 (Aurelia) fino a Tarquinia, SS 1 (Aurelia Bis) fino a Vetralla, SS 2 (Cassia) fino a Viterbo.

IL METEO A VITERBO



IL BULLICAME: SORGENTE TERMALE VITERBESE

Il Bullicame è una nota sorgente di acqua solfurea alla temperatura di 58° a pochi chilometri dal centro di Viterbo. Nota fin dagli etruschi è stato luogo privilegiato per i bagni termali fino al XVIII secolo e l'esistenza della fonte è documentata anche nel Medioevo dato che si trovava proprio sul percorso della via Francigena soprattutto per quanto riguarda l'Itinerario di Sigerico di cui la fonte rappresentava la VI tappa. La località era definita anche Sce Valentine in onore dei Santi Ilario e Valentino che furono martirizzati nella zona. Dante ne dedica alcuni versi nella sua Commedia:

«Tacendo divenimmo la 've spiccia
fuor della selva un picciol fiumicello,
lo cui rossore ancor mi raccapriccia.
Quale del Bullicame esce ruscello
che parton poi tra lor le peccatrici,
tal per la rena giù sen giva quello.
Lo fondo suo ed ambo le pendici
fatt'era 'n pietra, e margini dallato»

(Dante, Inferno - canto XIV, vv.76-84)

Stando a quanto asserito da vari studiosi, il termine "peccatrici" sarebbe in realtà "pettatrici" ossia le braccianti che mettevano i fasci di canapa a bagno nell'acqua calda per la macerazione dato, che proprio nel Medioevo, Viterbo era celeberrima per l'alta qualità della canapa e del lino. Dopo pochi anni il bagno nelle acque fu vietato alle meretrici sotto pena di "un ducato d'oro e de quactro tracte de corda".

lunedì 29 dicembre 2014

SINGOLARE PRESEPE ALLESTITO NELLA VITERBO SOTTERRANEA


Lo scorso anno la Macchina di Santa Rosa è diventata patrimonio immateriale dell'umanità. Per ricordare il riconoscimento UNESCO “Tesori d'Etruria”, -spiega il presidente Sergio Cesarini- ha voluto dedicare a Santa Rosa il presepe della Viterbo Sotterranea con la ricostruzione in miniatura de “la Crocetta” il suggestivo quartiere della “Città dei Papi”, legato alla Santa viterbese. Per questo lo spettacolare presepe, (che occupa una superficie di 20 metri quadrati)  è ambientato tra i monumenti di Piazza della Crocetta. Il presepe si può ammirare tutti i giorni, con orario continuato, dalle ore 9.30 alle 20. Nel presepe ricostruita anche la bellissima fontana della Crocetta, databile al XIII secolo. La leggenda la lega ad un miracolo operato dalla Patrona di Viterbo, che nei pressi della fonte ricompose i cocci di una brocca per l'acqua accidentalmente rotta da una sua compagna. 
Una spettacolare scenografia, un ottimo gioco di luci, unitamente alla bellezza della Viterbo Sotterranea rendono questo prepese, oltre che unico, anche molto suggestivo per i numerosi visitatori provenienti dall'Italia e dall'estero. Dando uno sguardo alla storia dell'antico quartiere viterbese, una pergamena, con un atto di compravendita risalente al 1076, testimonia le origini antichissime della piccola chiesa di S. Maria del Poggio, detta della Crocetta. Qui trovò la prima sepoltura il corpo di Santa Rosa, poi trasferito nel santuario oggi a lei dedicato. La denominazione della chiesa fu cambiata in Crocetta nel corso del XVII secolo, quando venne annessa tra le proprietà dei religiosi Crociferi, Ministri degli Infermi. Nella Piazza della Crocetta si trova una delle più antiche Case dell'ordine fondata nel 1603 da S. Camillo de Lellis. Questa piazza è famosa per la Patrona di Viterbo, Santa Rosa, infatti alla sua morte fu sepolta nella nuda terra del cimitero di Santa Maria in Poggio, detta oggi della Crocetta. Le Autorità Cittadine ed il Clero chiesero al Papa Innocenzo IV di promuovere il processo di canonizzazione di Rosa, venne anche deciso di darle una più onorata sepoltura all'interno della chiesa di Santa Maria in Poggio dove vi rimase per alcuni anni.
Nel 1254 il Papa, Alessandro IV, non sentendosi più sicuro a Roma, teatro di tumulti tra le varie famiglie in lotta per il predominio sul territorio, decise di trasferire la Sede Papale a Viterbo, cosa che si realizzò nel 1257. Dopo qualche tempo dalla sua venuta sogna Rosa per ben tre volte. In queste apparizioni la giovane disse al Papa di far trasferire il proprio Corpo nel vicino Monastero delle Clarisse, a fianco alla chiesa di S. Damiano (oggi S. Rosa) dove in vita aveva inutilmente chiesto di potere entrare.

Per ulteriori informazioni:
Viterbo Sotterranea, 0761.220851

domenica 28 dicembre 2014

IL QUARTIERE DI SAN PELLEGRINO


Il quartiere di San Pellegrino è senza dubbio il punto più affascinante di Viterbo: è un luogo in cui, chiudendo gli occhi, è possibile avere la sensazione di ritrovarsi catapultati in pieno Medioevo. La zona conserva ancora in ottimo stato, palazzi e torri risalenti al duecento sovente caratterizzati dal profferlo, tipica costruzione medievale (1). Alcuni degli edifici, come Palazzo Gatti, sono andati distrutti a causa delle faide tra le famiglie viterbesi tanto che oggi possiamo notare solamente una porzione proprio del palazzo Gatti in via Cardinal La Fontaine e fu solamente grazie all'intervento di papa Innocenzo IV che fu possibile salvare il palazzo degli Alessandri.

Il palazzo degli Alessandri

Costruito nel XIII secolo, il palazzo corse il rischio di essere distrutto dopo la partenza dei Gatti e degli Alessandri in quanto "simpatizzanti" dei guelfi avvenuta nel 1251. L'edificio venne sottoposto ad una serie di importanti interventi di restauro compiuti nel secolo scorso. 

Chiesa di San Pellegrino

E' stata eretta in tempi antichissimi e fu menzionata in un documento già nel 1045. L'aspetto, pur avendo le sembianze tipicamente medievali, in realtà è figlio di un restauro dell'ottocento e di un restauro durante alcuni bombardamenti che colpirono Viterbo. Si dice, addirittura, che l'arco e il rosone che "proteggono" l'ingresso della suggestiva chiesa siano state aggiunte successivamente.

Piazza della Cappella

Il suo nome deriva da una cappella risalente al XVI secolo che apparteneva alla Chiesa di San Pellegrino. Le abitazioni erano collegate da archi che collegavano tutti gli appartenenti delle medesime fazioni durante i frequenti scontri tra le famiglie viterbesi avversarie. Durante il periodo medievale sotto i profferli vi erano magazzini e botteghe. Nella piazza vi lavoravano anche sellai e maniscalchi che lavoravano più che altro per gli Alessandri

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(1) Il proffelo è un elemento importante e tipico del Medioevo nell'ambito dell'architettura civile ed è costituito da una scala con una sola rampa che termina con una loggia che precede l'ingresso vero e proprio all'abitazione. Sotto la scala troviamo un arco che protegge l'ingresso a quelle che erano magazzini o botteghe o in alcuni casi anche stalle. Le troviamo nel Lazio e a Viterbo soprattutto.

Immagine di testa tratta da Wikipedia, Autore Davidx

venerdì 26 dicembre 2014

VITERBO SOTTERRANEA

ViterboSotterranea02Viterbo sotterranea è composta da un reticolo di gallerie che si estendono sotto il centro storico e conducono fin oltre la cinta muraria. Per ora l’unico tratto percorribile dei sotterranei si snoda per un centinaio di metri disposti su due livelli sotto Piazza della Morte, rispettivamente a 3 e 8 metri di profondità. Il percorso è completamente scavato nel tufo, una roccia vulcanica che caratterizza il paesaggio attuale della Tuscia. L'origine dei cunicoli è controversa. Stando ad alcune accreditate teorie, avanzate da studiosi ed archeologi, il primo taglio nel tufo potrebbe risalire addirittura agli Etruschi. In quell’epoca, probabilmente, la struttura veniva utilizzata come sistema idraulico, un modo per raccogliere e canalizzare le acque piovane e fluviali, per poi smistarle laddove necessario proprio tramite una fitta rete di cunicoli. E’ durante il periodo medioevale che questi luoghi assunsero la conformazione attuale: alzati, allargati ed allungati, i tunnel sotterranei diventarono un autentico labirinto fatto di passaggi segreti che servivano a mettere in comunicazione le strutture nevralgiche e strategiche di Viterbo. Le gallerie, inoltre, conducevano verso tutte le uscite principali della città e assicuravano la via di fuga ai viterbesi in caso di pericolo o di assedio. Più recentemente i sotterranei vennero sfruttati dai briganti per i loro loschi affari e nel corso della seconda guerra mondiale furono usati come rifugi antiaerei durante i bombardamenti. Una visita guidata della durata di circa 20 minuti vi condurrà alla scoperta di questi magici luoghi, in un viaggio nella storia lungo oltre 2500 anni.

Le gallerie sono sicure, illuminate tramite led, ben arieggiate e comodamente percorribili.

Si effettua una visita ogni 30 minuti. 

ingressi:

intero 4 euro
ridotto ragazzi fino 12 anni 3 euro
bambini inferiore di 1 metro gratis


Tel: 0761220851

CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA (VITERBO)


Quella di Santa Maria Nuova è la chiesa più antica di Viterbo e risale all'anno del Signore 1080. E' stata edificata sui resti di un tempio dedicato a Giove Cimino. Una leggenda narra che proprio da un pulpito esterno dell'edificio predicò Tommaso nel 1266 ma data la stazza importante del santo porterebbe a pensare che le famose prediche volute nel 1266 da Clemente IV in realtà avvennero all'interno della chiesa. Di grande interesse è un affascinante trittico in stile bizantino che risale al 1180, così come di grande interesse è l'affresco con i Santi Giovanni Battista, Girolamo e Lorenzo del Pastura. Una cripta paleocristiana è visibile su un lato dell'altare maggiore. Il chiostro è davvero molto interessante anche perchè fu scoperto solo negli anni ottanta quando crollò una ala del refettorio della chiesa.  Un certo Annio, detto Nanni, afferma che la chiesa fu addirittura fondata nel 380 dai discendenti di Ercole, colui che fondò Viterbo. Tuttavia, stando alla pergamena dell'atto di donazione che è conservata nell'Archivio comunale, la chiesa risale, come detto, al 1080 e doveva sorgere su un tempio del VI secolo intitolato alla Vergine oppure a Giove. La chiesa era molto importante perchè le assemblee comunali si svolgevano proprio qui prima della costruzione del Palazzo dei Priori. 


Immagini tratte da Wikipedia, Autore: Pequod76

IL DUOMO DI VITERBO


Il Duomo di Viterbo, o Cattedrale di San Lorenzo, è l'edificio di culto più importante della città. E' in stile romanico che risale al XII secolo nonostante la facciata sia stata oggetto di restauri continui le la fanno apparire in stile rinascimentale. La chiesa fu costruita su di una collina verso il XII secolo al posto di una piccola chiesa dedicata a san Lorenzo che risale al VII secolo. La cattedrale, durante il medioevo e soprattutto intorno al XIII secolo, ebbe il periodo di massimo splendore anche perchè era vicino al celeberrimo Palazzo dei Papi. Vi trovarono riposo due papi: Papa Alessandro VI (1199-1261) che si rifugiò a Viterbo per sfuggire a Manfredi di Sicilia, e papa Giovanni XXI (1210-1277) dopo che fu ucciso da un crollo nel suo studio proprio nel palazzo papale. L'edificio ha una facciata interamente rinascimentale, contrariamente allo stile degli edifici circostanti, per volere del vescovo Gambara che proprio tra il 1568 e 1580 diede inizio alla trasformazione della Cattedrale. L'interno è composto da tre navate separate da due ordini di colonne. Il pavimento è in stile cosmatesco. Dal XVI secolo, come detto, la cattedrale subì notevoli restauri che comportarono anche la perdita di alcuni meravigliosi affreschi. Il Duomo si trova proprio a piazza di San Lorenzo dove possiamo trovare anche la Dimora di Valentino della Pagnotta e soprattutto il Palazzo dei Papi che è stato per anni luogo del conclave.



L'OMICIDIO DI ENRICO DI CORNOVAGLIA E LA CHIESA DI SAN SILVESTRO (VITERBO)

File:San Silvestro (Viterbo).jpg

Figlio di Riccardo di Cornovaglia e nipote di Enrico III di Inghilterra, Enrico di Cornovaglia nacque a Haughley e si schierò con i realisti durante la Seconda guerra dei Baroni. Proprio nei giorni del lungo conclave vi erano a Viterbo Carlo I d'Angiò e Filippo III per spingere il conclave ad una rapida conclusione e proprio alla corte del primo sovrano era Enrico di Cornovaglia, cugino di re Edoardo I d'Inghilterra. Giunsero anche Guido e Simone di Montfort figli del conte di Leichester che nel 1265 aveva capeggiato una rivolta di Baroni che si concluse con la sanqguinosa battaglia di Eversham; Ediardo fece uccidere il Leichester che si era arreso e il corpo fu straziato ed oltraggiato. A questo punto i due Monfort vollero vendicare il padre sorprendendo Enrico di cornovaglia che fu brutalmente trucidato  il 13 marzo del 1271 mentre cercava di trovare riparo dietro l'altare. Il cuore del giovane principe, si dice, sia stato portato a Wqstminster. La vicenda suscitò clamore anche perchè i Monfort riuscirono a fuggire sfruttando i tentennamenti di chi doveva intervenire difatti Gregorio X che in quel conclave fu eletto, il primo marzo del 1273 condannò Guido privandolo dei titoli nobiliari e dei beni. reintegrato da Martino IV nel 1283, fu preso prigioniero dagli angioini nella battaglia navale di Napoli del 1287 e lasciato morire nel carcere a Messina. Anche Dante Alighieri interpretò l'orrore per l'accaduto nel XIII canto dell'Inferno mettendo Guido di Monfort nel cerchio dei violenti contro il prossimo condannato ad immergersi nel sangue bollente.

"Mostrocci un'ombra dall'un canto sola
Dicedo: Colui fesse in gremvo a Dio
Lo cor che in sul Tamigi ancor si cola"

La Chiesa di San Silvestro è una chiesa estremamente antica addirittura antecedente all'anno mille. E' dotata di una semplicissima facciata con un bel campanile a vela. Entrando, l'atmosfera è unica, e svetta uno splendido crocifisso di legno ed è molto interessante il piccolo abside dove si può leggere il monito Noli Me Tangere. L'omicidio di Enrico di Cornovaglia è ricordato da una targa posta a sinistra dell'abside. 

Immagine tratta da Wikipedia, Autore: Lalupa

LA MORTE DI SANTO STEFANO, STRALCIO DI UNA FICTION ITALIANA DAL TITOLO "SAN PAOLO"

Santo Stefano, «primo dei sette diaconi scelti dagli Apostoli come loro collaboratori nel ministero, fu anche il primo tra i discepoli del Signore a versare il suo sangue a Gerusalemme, dove, lapidato mentre pregava per i suoi persecutori, rese la sua testimonianza di fede in Cristo Gesù, affermando di vederlo seduto nella gloria alla destra del Padre» (Martirologio Romano). Il video che segue è uno stralcio di una fiction dal titolo "San Paolo".

SANTO STEFANO, IL PRIMO PROTOMARTIRE

Santo Stefano in un'opera di Giotto
Tratto dal Martirologio Romano: «Festa di santo Stefano, protomartire, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, che, primo dei sette diaconi scelti dagli Apostoli come loro collaboratori nel ministero, fu anche il primo tra i discepoli del Signore a versare il suo sangue a Gerusalemme, dove, lapidato mentre pregava per i suoi persecutori, rese la sua testimonianza di fede in Cristo Gesù, affermando di vederlo seduto nella gloria alla destra del Padre» 

Devozioni particolari: Invocato per la buona morte e contro mal di testa e calcoli

Stefano morì a Gerusalemme nel 36 e fu tra i sette diaconi scelti dai cristiani per diffondere la fede cristiana. E' venerato tuttora sia dalla chiesa Cattolica sia dalla Chiesa Ortodossa e fu il primo cristiano a morire per la propria fede, per aver diffuso le parole del Vangelo. Del suo martirio se ne parla negli Atti degli Apostoli, avvenuto non divorato dai leoni nel Colosseo, come sovente si sente dire, ma per lapidazione proprio davanti a Paolo di Tarso che ancora non aveva avuto il dono della confessione. Santo Stefano si festeggia il 26 dicembre, questo perchè proprio nei giorni che seguivano la nascita del figlio di Dio si collocavano coloro i quali si erano avvicinati proprio a Cristo grazie al martirio, i comites Christi. Non abbiamo notizie sulla giovinezza di Stefano, si pensa possa essere stato greco dato che ai tempi Gerusalemme era un coacervo di culture, razze e religioni e lo stesso nome, Stefano, significa in greco Coronato. Come detto, gli Atti degli Apostoli, ci aiutano a disegnare i suoi ultimi giorni di vita (capitoli 6 e 7). Qualche giorno dopo la Pentecoste aumentarono il numero dei discepoli e con loro anche i dissidi tra gli ebrei greci e quelli di lingua ebraica perchè secondo gli ebrei greci le vedove venivano trascurate nell'assistenza quotidiana. I dodici apostoli riunirono tutti i discepoli affermando che non era corretto togliere tempo a Dio e alla preghiera, pertanto il compito fu assegnato a sette di loro affinchè gli apostoli si dedicassero alla preghiera. Vennero nominati Stefano, Procoro, Nicanore, Timone, Filippo, Parmenas e Nicola di Antiochia, nasce in questa fase il ministero diaconale. Intorno al 36, alcuni gruppi di ebrei ellenistici aizzarono il popolo accusando Stefano di bestemmiare contro Dio e Mosè. Gli anziani e gli scribi lo trascinarono davanti ai saggi del Sinedrio e fu accusato anche con l'aiuto di falsi testimoni.Il diacono fu portato fuori il tribunale dai presenti che lo linciarono e mentre il dolore lo stava attanagliando, Stefano pregava dicendo: "Signore Gesù, accogli il mio spirito, non imputare loro di questo peccato". Il corpo del protomartire fu seppellito ma a Gerusalemme si scatenò una furente persecuzione contro i cristiani comandata da Saulo. Questo drammatico accadimento sancì la scissione tra chiesa e sinagoga con i primi che si espandevano grazie alla diffusione importante del Vangelo mentre i secondi difendevano i propri valori tradizionali. Come possiamo essere sicuri della data di morte di Stefano? Sappiamo che non fu ucciso tramite crocifissione (come facevano i romani) ma per lapidazione e quindi possiamo collocare il periodo del fatto nel momento in cui Ponzio Pilato, che era divenuto nemico della popolazione durante la rivolta del monte Garizim, fu deposto e la carica amministrativa era ancora vacante. A comandare la zona era, ovviamente, il Sinedrio che usava come esecuzione della sentenza di condanna a morte proprio la lapidazione. Cosa ne è stato delle reliquie del santo? In questo caso bussiamo alla porta della leggenda ma la testimonianza più viva risale a Sant'Agostino il quale attestò che subito dopo il ritrovamento di Santo Stefano a Gerusalemme iniziarono una serie di miracoli nei luoghi che avevano visto la presenza del martire. Ci parla, infatti, della Memoria di Santo Stefano che nacque quando un marinaio, che assistette alla lapidazione, testimoniò la fede ed il coraggio dell'uomo. I suoi miracoli avvenivano anche solo toccando le reliquie o addirittura la terra. Le reliquie furono razziate dall'esercito crociato nel XIII secolo portandole in Europa senza però essere mai riuscite ad identificarle dai molti falsi: a Roma, ad esempio, nel XVIII secolo erano venerai il cranio a San Paolo fuori le mura, un braccio a Sant'Ivo alla Sapienza e l'altro a San Luigi dei Francesi.

File:Bernardo Daddi - The Martyrdom of St Stephen - WGA05868.jpg

ATTI DEGLI APOSTOLI
(6-7-8)

Atti - Capitolo 6   

L'istituzione dei sette

[1]In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana. [2]Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. [3]Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest'incarico. [4]Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola». [5]Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. [6]Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

[7]Intanto la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli a Gerusalemme; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede.

L'arresto di Stefano

[8]Stefano intanto, pieno di grazia e di fortezza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo. [9]Sorsero allora alcuni della sinagoga detta dei «liberti» comprendente anche i Cirenei, gli Alessandrini e altri della Cilicia e dell'Asia, a disputare con Stefano, [10]ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava. [11]Perciò sobillarono alcuni che dissero: «Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio». [12]E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio. [13]Presentarono quindi dei falsi testimoni, che dissero: «Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. [14]Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e sovvertirà i costumi tramandatici da Mosè».

[15]E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.

Atti - Capitolo 7   

Il discorso di Stefano

[1]Gli disse allora il sommo sacerdote: «Queste cose stanno proprio così?». [2]Ed egli rispose: «Fratelli e padri, ascoltate: il Dio della gloria apparve al nostro padre Abramo quando era ancora in Mesopotamia, prima che egli si stabilisse in Carran, [3]e gli disse: Esci dalla tua terra e dalla tua gente e và nella terra che io ti indicherò. [4]Allora, uscito dalla terra dei Caldei, si stabilì in Carran; di là, dopo la morte del padre, Dio lo fece emigrare in questo paese dove voi ora abitate, [5]ma non gli diede alcuna proprietà in esso, neppure quanto l'orma di un piede, ma gli promise di darlo in possesso a lui e alla sua discendenza dopo di lui, sebbene non avesse ancora figli. [6]Poi Dio parlò così: La discendenza di Abramo sarà pellegrina in terra straniera, tenuta in schiavitù e oppressione per quattrocento anni. [7]Ma del popolo di cui saranno schiavi io farò giustizia, disse Dio: dopo potranno uscire e mi adoreranno in questo luogo. [8]E gli diede l'alleanza della circoncisione. E così Abramo generò Isacco e lo circoncise l'ottavo giorno e Isacco generò Giacobbe e Giacobbe i dodici patriarchi. [9]Ma i patriarchi, gelosi di Giuseppe, lo vendettero schiavo in Egitto. Dio però era con lui [10]e lo liberò da tutte le sue afflizioni e gli diede grazia e saggezza davanti al faraone re d'Egitto, il quale lo nominò amministratore dell'Egitto e di tutta la sua casa. [11]Venne una carestia su tutto l'Egitto e in Canaan e una grande miseria, e i nostri padri non trovavano da mangiare. [12]Avendo udito Giacobbe che in Egitto c'era del grano, vi inviò i nostri padri una prima volta; [13]la seconda volta Giuseppe si fece riconoscere dai suoi fratelli e fu nota al faraone la sua origine. [14]Giuseppe allora mandò a chiamare Giacobbe suo padre e tutta la sua parentela, settantacinque persone in tutto. [15]E Giacobbe si recò in Egitto, e qui egli morì come anche i nostri padri; [16]essi furono poi trasportati in Sichem e posti nel sepolcro che Abramo aveva acquistato e pagato in denaro dai figli di Emor, a Sichem.

[17]Mentre si avvicinava il tempo della promessa fatta da Dio ad Abramo, il popolo crebbe e si moltiplicò in Egitto, [18]finché salì al trono d'Egitto un altro re, che non conosceva Giuseppe. [19]Questi, adoperando l'astuzia contro la nostra gente, perseguitò i nostri padri fino a costringerli a esporre i loro figli, perché non sopravvivessero. [20]In quel tempo nacque Mosè e piacque a Dio; egli fu allevato per tre mesi nella casa paterna, poi, [21]essendo stato esposto, lo raccolse la figlia del faraone e lo allevò come figlio. [22]Così Mosè venne istruito in tutta la sapienza degli Egiziani ed era potente nelle parole e nelle opere. [23]Quando stava per compiere i quarant'anni, gli venne l'idea di far visita ai suoi fratelli, i figli di Israele, [24]e vedendone uno trattato ingiustamente, ne prese le difese e vendicò l'oppresso, uccidendo l'Egiziano. [25]Egli pensava che i suoi connazionali avrebbero capito che Dio dava loro salvezza per mezzo suo, ma essi non compresero. [26]Il giorno dopo si presentò in mezzo a loro mentre stavano litigando e si adoperò per metterli d'accordo, dicendo: Siete fratelli; perché vi insultate l'un l'altro? [27]Ma quello che maltrattava il vicino lo respinse, dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice sopra di noi? [28]Vuoi forse uccidermi, come hai ucciso ieri l'Egiziano? [29]Fuggì via Mosè a queste parole, e andò ad abitare nella terra di Madian, dove ebbe due figli.

[30]Passati quarant'anni, gli apparve nel deserto del monte Sinai un angelo, in mezzo alla fiamma di un roveto ardente. [31]Mosè rimase stupito di questa visione; e mentre si avvicinava per veder meglio, si udì la voce del Signore: [32]Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Esterrefatto, Mosè non osava guardare. [33]Allora il Signore gli disse: Togliti dai piedi i calzari, perché il luogo in cui stai è terra santa. [34]Ho visto l'afflizione del mio popolo in Egitto, ho udito il loro gemito e sono sceso a liberarli; ed ora vieni, che ti mando in Egitto. [35]Questo Mosè che avevano rinnegato dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice?, proprio lui Dio aveva mandato per esser capo e liberatore, parlando per mezzo dell'angelo che gli era apparso nel roveto. [36]Egli li fece uscire, compiendo miracoli e prodigi nella terra d'Egitto, nel Mare Rosso, e nel deserto per quarant'anni. [37]Egli è quel Mosè che disse ai figli d'Israele: Dio vi farà sorgere un profeta tra i vostri fratelli, al pari di me. [38]Egli è colui che, mentre erano radunati nel deserto, fu mediatore tra l'angelo che gli parlava sul monte Sinai e i nostri padri; egli ricevette parole di vita da trasmettere a noi. [39]Ma i nostri padri non vollero dargli ascolto, lo respinsero e si volsero in cuor loro verso l'Egitto, [40]dicendo ad Aronne: Fà per noi una divinità che ci vada innanzi, perché a questo Mosè che ci condusse fuori dall'Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto. [41]E in quei giorni fabbricarono un vitello e offrirono sacrifici all'idolo e si rallegrarono per l'opera delle loro mani. [42]Ma Dio si ritrasse da loro e li abbandonò al culto dell'esercito del cielo, come è scritto nel libro dei Profeti:

[43]Mi avete forse offerto vittime e sacrifici
per quarant'anni nel deserto, o casa d'Israele?
Avete preso con voi la tenda di Mòloch,
e la stella del dio Refàn,
simulacri che vi siete fabbricati per adorarli!
Perciò vi deporterò al di là di Babilonia.

[44]I nostri padri avevano nel deserto la tenda della testimonianza, come aveva ordinato colui che disse a Mosè di costruirla secondo il modello che aveva visto. [45]E dopo averla ricevuta, i nostri padri con Giosuè se la portarono con sé nella conquista dei popoli che Dio scacciò davanti a loro, fino ai tempi di Davide. [46]Questi trovò grazia innanzi a Dio e domandò di poter trovare una dimora per il Dio di Giacobbe; [47]Salomone poi gli edificò una casa. [48]Ma l'Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d'uomo, come dice il Profeta:

[49]Il cielo è il mio trono
e la terra sgabello per i miei piedi.
Quale casa potrete edificarmi, dice il Signore,
o quale sarà il luogo del mio riposo?
[50]Non forse la mia mano ha creato tutte queste cose?

[51]O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. [52]Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; [53]voi che avete ricevuto la legge per mano degli angeli e non l'avete osservata».

[54]All'udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui.

Lapidazione di Stefano. Saulo persecutore

[55]Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra [56]e disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio». [57]Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui, [58]lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. [59]E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». [60]Poi piegò le ginocchia e gridò forte: «Signore, non imputar loro questo peccato». Detto questo, morì.

Atti - Capitolo 8   

[1]Saulo era fra coloro che approvarono la sua uccisione. In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme e tutti, ad eccezione degli apostoli, furono dispersi nelle regioni della Giudea e della Samaria. [2]Persone pie seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. [3]Saulo intanto infuriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e donne e li faceva mettere in prigione.

[4]Quelli però che erano stati dispersi andavano per il paese e diffondevano la parola di Dio.

IL DISCORSO DI SANT'ANGOSTINO

Sant'Agostino, Discorso 322 del martedì dopo Pasqua del 425; si riportano le seguenti frasi:
"...nel mio peregrinare raggiunsi pure Ancona, città dell'Italia, dove il Signore opera molti miracoli per l'intercessione del gloriosissimo martire Stefano." "Quando santo Stefano veniva lapidato erano pure presenti alcune persone innocenti, soprattutto coloro che già avevano creduto in Cristo. Si dice che una pietra gli avesse raggiunto un gomito e, rimbalzata di lì, fosse finita davanti ad un uomo religioso. Questi la prese e la conservò. Quell'uomo era marinaio di professione; un caso fortuito, proprio del navigare, lo sospinse sul lido di Ancona e gli venne rivelato che quella pietra doveva essere lì riposta. Quello assecondò la rivelazione e fece ciò che gli era stato ordinato: da questo fatto vi si edificò una cappella in onore di santo Stefano... essendo stato quello il luogo della rivelazione, là doveva restare la pietra rimbalzata dal gomito del Martire, in quanto, in greco, "gomito" suona ankòn. Ma a renderci bene informati siano proprio coloro che sanno quanti miracoli avvengono in quel luogo. Tali miracoli cominciarono a verificarsi colà solo dopo che fu rinvenuto il corpo di santo Stefano" "Informatevi e scoprirete quanti miracoli avvengono in Uzala..."

giovedì 25 dicembre 2014

ACCADDE OGGI: IL GIORNO DI NATALE NELLA STORIA MEDIEVALE


Natale, evidentemente, è un momento molto importante per il mondo medievale ed è successo un po' di tutto...incoronazioni, tentativi di rapimento, attacchi crociati, e nascita del presepe...noi ci limiteremo ad elencare gli eventi più importanti accaduto il 25 dicembre nel corso dei secoli tenendo in considerazione solamente il periodo medievale!

537 - A Costantinopoli, Giustiniano dedica una chiesa a Santa Sofia.
800 – Incoronazione di Carlo Magno come Imperatore dei Romani a Roma da parte di Papa Leone III.
858 – Fozio viene incoronato Patriarca di Costantinopoli.
995 - La Norvegia celebra per la prima volta il Natale cristiano.
1000 - Santo Stefano d'Ungheria viene incoronato re.
1038 – L'espressione "Cristes maessam" (da cui "Christmas") viene usata per la prima volta in una Cronaca anglo-sassone in riferimento a questo giorno di dicembre.
1065 - Consacrazione dell'Abbazia di Westminster a Londra.
1075 – Papa Gregorio VII viene aggredito dai romani durante la messa di Natale.
1120 – Viene fondato l'Ordine premostratense.
1194 - Incoronazione di Enrico VI di Hohenstaufen, a Palermo, quale re di Sicilia.
1223 – Francesco d'Assisi allestisce, a Greccio, il primo presepe "vivente".
1249 – Le forze crociate sono attaccate dai turchi a Damietta.
1282 - Gli Asburgo diventano ufficialmente feudatari in Austria.
1413 - Fallisce un complotto dei lollardi per impadronirsi del re inglese Enrico V.
1492 - Una delle tre caravelle di Colombo si arena e deve dunque essere evacuata.

LA NASCITA DI GESU' DAL VANGELO DI LUCA


1:26 Quando Elisabetta fu al sesto mese, Dio mandò l'angelo Gabriele a Nàzaret, un villaggio della Galilea.

1:27 L'angelo andò da una fanciulla che era fidanzata con un certo Giuseppe, discendente del re Davide. La fanciulla si chiamava Maria.
1:28 L'angelo entrò in casa e le disse: «Ti saluto, Maria! Il Signore è con te: egli ti ha colmata di grazia».
1:29 Maria fu molto impressionata da queste parole e si domandava che significato poteva avere quel saluto.
1:30 Ma l'angelo le disse: «Non temere, Maria! Tu hai trovato grazia presso Dio.
1:31 Avrai un figlio, lo darai alla luce e gli metterai nome Gesù.
1:32 Egli sarà grande e Dio, l'onnipotente, lo chiamerà suo Figlio. Il Signore no farà re, lo porrà sul trono di Davide, suo padre,
1:33 ed egli regnerà per sempre sul popolo d'Israele. Il suo regno non finirà mai».
1:34 Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile questo, dal momento che io sono vergine?».
1:35 L'angelo rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te, e l'onnipotente Dio, come una nube, ti avvolgerà. Per questo il tuo bambino sarà santo, Figlio di Dio.
1:36 Vedi: anche Elisabetta, tua parente, alla sua età aspetta un figlio. Tutti pensavano che non potesse avere bambini, eppure è già al sesto mese.
1:37 Nulla è impossibile a Dio!».
1:38 Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore. Dio faccia con me come tu hai detto». Poi l'angelo la lasciò.
2:1 In quel tempo l'imperatore Augusto con un decreto ordinò il censimento di tutti gli abitanti dell'impero romano.
2:2 Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria.
2:3 Tutti andavano a far scrivere il loro nome nei registri, e ciascuno nel proprio luogo d'origine.
2:4 Anche Giuseppe andò: partì da Nàzaret, in Galilea, e salì a Betlemme, la città del re Davide, in Giudea. Essendo un lontano discendente del re Davide,
2:5 egli con Maria, sua sposa, che era incinta, doveva farsi scrivere là.
2:6 Mentre si trovavano a Betlemme, giunse per Maria il tempo di partorire;
2:7 ed essa diede alla luce un figlio, il suo primogenito. Lo avvolse in fasce e lo mise a dormire nella mangiatoia di una stalla, perché non avevano trovato altro posto.
2:8 In quella stessa regione c'erano anche dei pastori. Essi passavano la notte all'aperto per fare la guardia al loro gregge.
2:9 Un angelo del Signore si presentò a loro, e la gloria del Signore li avvolse di luce, così che essi ebbero una grande paura.
2:10 L'angelo disse: «Non temete! Io vi porto una bella notizia, che procurerà una grande gioia a tutto il popolo:
2:11 oggi, nella città di Davide, è nato il vostro Salvatore, il Cristo, il Signore.
2:12 Lo riconoscerete così: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia».
2:13 Subito apparvero e si unirono a lui molti altri angeli. Essi lodavano Dio con questo canto:
2:14 «Gloria a Dio in cielo e pace in terra agli uomini che egli ama». Poi gli angeli si allontanarono dai pastori e se ne tornarono in cielo.
2:15 Intanto i pastori dicevano gli uni agli altri: «Andiamo fino a Betlemme per vedere quello che è accaduto e che il Signore ci ha fatto sapere».
2:16 Giunsero in fretta a Betlemme e là trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che dormiva nella mangiatoia.
2:17 Dopo averlo visto, dissero in giro ciò che avevano sentito di questo bambino.
2:18 Tutti quelli che ascoltarono i pastori si meravigliarono delle cose che essi raccontavano.
2:19 Maria, da parte sua, custodiva gelosamente il ricordo di tutti questi fatti, e li meditava dentro di sé.
2:20 I pastori, sulla via del ritorno, lodavano Dio e lo ringraziavano per quello che avevano sentito e visto, perché tutto era avvenuto come l'angelo aveva loro detto.

LA NASCITA DI GESU' DAL VANGELO DI MATTEO


The Inspiration of Saint Matthew by Caravaggio.jpg
1:18 Ecco come è nato Gesù Cristo. Maria, sua madre, era fidanzata con Giuseppe; essi non vivevano ancora assieme, ma lo Spirito Santo agì in Maria ed ella si trovò incinta.
1:19 Ormai Giuseppe stava per sposarla. Egli voleva fare ciò che era giusto, ma non voleva denunciarla di fronte a tutti. Allora decise di rompere il fidanzamento, senza dir niente a nessuno.
1:20 Ci stava ancora pensando, quando una notte in sogno gli apparve un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, discendente di Davide, non devi aver paura di sposare Maria, la tua fidanzata: il bambino che lei aspetta è opera dello Spirito Santo.
1:21 Maria partorirà un figlio e tu gli metterai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo da tutti i peccati».
1:22 E così si avverò quello che il Signore aveva detto per mezzo del profeta Isaia:
1:23 Ecco, la vergine sarà incinta partorirà un figlio ed egli sarà chiamato Emmanuele. Questo nome significa: «Dio è con noi».
1:24 Quando Giuseppe si svegliò, fece come l'angelo di Dio gli aveva ordinato e prese Maria in casa sua.
1:25 E senza che avessero avuto fin'allora rapporti matrimoniali, Maria partorì il bambino e Giuseppe gli mise nome Gesù.
2:1 Gesù nacque a Betlemme, una città nella regione della Giudea, al tempo del re Erode. Dopo la sua nascita, arrivarono a Gerusalemme alcuni uomini sapienti che venivano dall'oriente
2:2 e domandarono: «Dove si trova quel bambino, nato da poco, il re dei giudei? In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo».
2:3 Queste parole misero in agitazione tutti gli abitanti di Gerusalemme, e specialmente il re Erode. Il quale appena lo seppe,
2:4 radunò tutti i capi dei sacerdoti e i maestri della legge e domandò: «In quale luogo deve nascere il Messia?».
2:5 Essi risposero: «A Betlemme, nella regione della Giudea, perché nella Bibbia è scritto:
2:6 Tu Betlemme, del paese di Giudea, non sei certo la meno importante tra le città della Giudea, perché da te uscirà un capo che guiderà il mio popolo, Israele».
2:7 Allora il re Erode chiamò in segreto quei sapienti venuti da lontano e si fece dire, con esattezza, quando era apparsa la stella.
2:8 Poi li mandò a Betlemme dicendo: «Andate e cercate con ogni cura il bambino. Quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, così anch'io andrò a onorarlo».
2:9 Ricevute queste istruzioni da parte del re, essi partirono. In viaggio, apparve ancora a quei sapienti la stella che avevano visto in oriente,
2:10 ed essi furono pieni di grandissima gioia. La stella si muoveva davanti a loro fino a quando non arrivò sopra la casa dove si trovava il bambino: là si fermò.
2:11 Essi entrarono in quella casa e videro il bambino e sua madre, Maria. Si inginocchiarono e adorarono il bambino. Poi aprirono i bagagli e gli offrirono regali: oro, incenso e mirra.

LA STORIA DI GESU' DI NAZARETH - DOCUMENTARIO

Interessante e pregevole documentario proposto da La Grande Storia nel 2012. La storia di Gesù di Nazareth. Molto interessante il riferimento alla storicità di Gesù, alla fonte Q e a tutte le teorie che hanno accompagnato la mistica figura del Verbo di Dio fatto uomo. Un appuntamento sicuramente da non perdere per tutti i cristiani e non, per tutti gli studiosi e i semplici appassionati di Storia del Cristianesimo e delle Chiese!

mercoledì 24 dicembre 2014

MEDIOEVOCAST - PUNTATA NATALIZIA


Anche a Natale abbiamo pensato a tutti gli appassionati. Questa volta ci siamo incentrati proprio sulla festa più importante dell'anno...Stavolta non facciamo l'elenco delle tracce, sarà una sorpresa per voi scoprire di cosa parliamo. Con l'occasione ringrazio nuovamente Pierluigi Papa del blog Brindisi Medievale che con grande impegno sta portando avanti il progetto Podcast...A questo punto non mi resta che augurarvi BUON NATALE!!!

24 DICEMBRE 1294: BENEDETTO CAETANI DIVENTA PAPA CON IL NOME DI BONIFACIO VIII

Il conclave successivo al Gran Rifiuto di Celestino ebbe luogo a Napoli e durò molto poco. Le regole del conclave erano previste dalla bolla Ubi Periculum atta ad evitare delle ingerenze esterne al mondo ecclesiastico. Passati i dieci giorni previsti per il periodo di Sede Vacante, il Sacro Collegio si sarebbe dovuto riunire nella città in cui il papa moriva. Successivamente, i cardinali sarebbero stati chiusi a chiave in conclave sotto la stretta sorveglianza del Podestà che a tutti gli effetti era il custode. Se entro tre giorni il papa non veniva aletto venivano applicate restrizioni sul reddito e sui pasti dei cardinali fino ad arrivare a pane e acqua. Le norme servivano sia per evitare, come detto, ingerenze esterne ma anche per non far del conclave una lunga ed estenuante trattativa che spesso era anche economica. Al conclave parteciparono ventitrè cardinali di cui tredici nominati da Celestino V il 18 settembre 1294. Di seguito i nomi dei porporati

  • Hughes Seguin de Billon (o Aycelin), O.P., cardinale vescovo di Ostia e Velletri, Decano del Sacro Collegio.
  • Matteo d'Acquasparta, O.Min., cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina, Subdecano del Sacro Collegio.
  • Gerardo Bianchi, cardinale vescovo di Sabina.
  • Giovanni Boccamazza (o Boccamiti), cardinale vescovo di Frascati.
  • Simone di Beaulieu, cardinale vescovo di Palestrina.
  • Bérard de Got, cardinale vescovo di Albano.
  • Benedetto Caetani, cardinale prete titolare dei Santi Silvestro e Martino; primoprete.
  • Pietro Peregrosso (detto Milanese), cardinale prete titolare di San Marco.
  • Tommaso d'Ocre, O.Cel., cardinale prete titolare di Santa Cecilia.
  • Jean Le Moine, cardinale prete titolare dei Santi Marcellino e Pietro.
  • Pietro d'Aquila, O.S.B., cardinale prete titolare di Santa Croce in Gerusalemme.
  • Guillaume Ferrier (o de Ferrires), cardinale prete titolare di San Clemente.
  • Nicolas de Nonancour, cardinale prete titolare di San Marcello.
  • Robert de Pontigny, O.Cist., cardinale prete titolare di Santa Pudenziana.
  • Simon d'Armentières, noto anche come Simon de La Charité, O.S.B.Clun., cardinale prete titolare di Santa Balbina.
  • Giovanni di Castrocoeli, O.S.B., cardinale prete titolare di San Vitale.
  • Matteo Rubeo Orsini, cardinale diacono di Santa Maria in Portico Octaviae, protodiacono.
  • Giacomo Colonna, cardinale diacono di Santa Maria in via Lata.
  • Napoleone Orsini, cardinale diacono di Sant'Adriano.
  • Pietro Colonna, cardinale diacono di Sant' Eustachio.
  • Landolfo Brancaccio, cardinale diacono di Sant'Angelo in Pescheria.
  • Guglielmo de Longhi, cardinale diacono di San Nicola in Carcere Tulliano.

Francesco Ronci dei Celestini non martecipò al conclave eprchè morì pochi giorni prima, il 13 ottobre.

Le eminenze si riunirono in conclave a Napoli il 23 dicembre del 1294 e il giorno dopo, Vigilia di Natale, la Chiesa aveva già un nuovo nocchiero, Benedetto Caetani che assunse il nome di Bonifacio VIII.  La nomina fu criticata aspramente da Dante Alighieri che lo mette nel girone dei simoniaci (XIX, XXVII)

Ed el gridò: "Se' tu già costì ritto,
se' tu già costì ritto, Bonifazio?
Di parecchi anni mi mentì lo scritto.

Se' tu sì tosto di quell'aver sazio
per lo qual non temesti tòrre a 'nganno
la bella donna, e poi di farne strazio?".
(Canto XIX, Inferno, 52-57)

lunedì 22 dicembre 2014

ERASMO DA NARNI DETTO "GATTAMELATA"

Una grande figura come quella del condottiero Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, evoca immediatamente il celebre monumento di Donatello sul piazzale della Basilica a Padova e l’altrettanto famoso ritratto del Giorgione oggi agli Uffizi che ricorda la Serenissima Repubblica di Venezia che lo volle come Capitano generale, e che gelosamente custodì la sua armatura fatta di 134 pezzi alta 206 centimetri per 122 di torace e settantaquattro di spalle, pesante quarantanove chili e il suo bastone di comando, nel palazzo ducale.

Erasmo da Narni nacque nel 1370 nella omonima cittadina di Narni, in Umbria: il condottiero passato alla storia con l’alquanto curioso soprannome di Gattamelata, potrebbe indurci a pensare ad un personaggio infido e malfidato come era prassi dei soldati mercenari del XV secolo. Questo nomignolo, in realtà, venne fuori dalla deformazione di un’assonanza, perché era figlio di Maria Gattelli e di un fornaio che, tra l’altro non gli perdonò mai di aver scelto la carriera militare. Secondo il biografo Giovanni Eroli, invece, gli venne attribuito il nomignolo di Gattamelata per la "dolcezza dè suoi modi congiunta a grande furberia, di cui giovossi molto in guerra a uccellare e corre in agguato i mal cauti nemici e pel suo parlare accorto e mite dolce e soave”. Secondo studi recenti quest’appellativo potrebbe derivare dal cimiero che il condottiero indossava durante le battaglie che aveva la forma di una gatta color del miele. Erasmo esordì nella vita militare sotto Ceccolo Broglia e in seguito al servizio di Braccio da Montone al servizio prima di Firenze e poi di Venezia, cui rimase sempre fedele. Partecipò ad importanti azioni quali la repressione della Rivolta di Bologna contro i Canedoli, in qualità di emissario di Filippo Maria Visconti, e alla grande campagna nella Lombardia orientale e nel Veneto (1437-1439). In questa campagna il Gattamelata attuò un'abile tattica difensiva, che si concluse con la riconquista di Verona nel 1439. Il suo carattere tranquillo piacque molto al pontefice Martino V, che lo prese e al suo servizio nel 1427, per ripulire l'Umbria, l'Emilia e la Romagna dai signorotti troppo irrequieti nel suo tentativo di recuperare le terre sottratte al dominio della Chiesa durante lo scisma. Le tormentate vicende di quegli anni si finirono definitivamente nella battaglia dell'Aquila del giugno 1424. I Bracceschi, alleati di Alfonso d'Aragona, assediavano la città, e contro di essi si mossero prima Muzio Attendolo Sforza e poi il figlio Francesco, sempre per conto di Giovanna II. Prima dello scontro decisivo Braccio, il 25 maggio, pensò di dividere le proprie forze in quindici squadre, una delle quali era affidata a Erasmo che convocò in consiglio tutti i suoi ufficiali. La tradizione vuole che proprio il non aver ascoltato il parere di Erasmo fu fatale al condottiero perugino, che rifiutò la proposta di assaltare subito gli alloggiamenti dei nemici e di sorvegliare le alture circostanti, la città per evitarne l'imminente rafforzamento. Braccio volle attendere invece lo scontro in campo aperto che gli fu poi fatale: vi trovò, infatti, la morte, mentre il Gattamelata fuggiva assieme a Niccolò Piccinino dalla parte di Ocre.Sempre col Piccinino, e con Oddo, figlio di Braccio, Erasmo riunì le restanti compagnie braccesche e le condusse al servizio di Firenze, impegnata contro il duca di Milano, Filippo Maria Visconti. Il sodalizio fu breve: morto Oddo, e mutato fronte il Piccinino (suo acerrimo rivale), E. accettò direttamente la condotta nell'esercito di Niccolò della Stella, capitano generale della Repubblica fiorentina. Il quasi sessantenne Gattamelata portò con sé l'amico Brandolino Brandolini di Bagnocavallo, iniziando un’attività che durò sette anni e che non presentò particolari pericoli. Al nuovo papa Eugenio IV però un condottiero così non va; per la marca d'Ancona scorrazza Francesco Sforza, dalla Romagna cala Niccolò Piccinino, e in Umbria c'è Niccolò della Stella, il pontefice scappa in Toscana e non paga le milizie del Gattamelata, lo farà di contro Venezia, alla quale piace il suo temperamento tranquillo. Nel 1430, nella nuova guerra contro il Visconti, all'abbandono del comando da parte del Gonzaga, Venezia affidò al Gattamelata il comando unico, la grande dote di questo condottiero giunto in tarda età al comando supremo, fu quella di non avere ambizioni politiche, e di essere fedele allo stato in cui serve. Da Brescia tentò delle sortite per superare l'accerchiamento cui era sottoposto dal Piccinino, per arrivare a Verona, non ci riuscì ma nel settembre del 1438 circumnavigando il Garda e arrivando a Rovereto. Il Gattamelata ebbe subito però il problema di foraggiare la città assediata: e fu allora che il condottiero ebbe l’idea di far risalire l'Adige a cinque triremi e venticinque barche, caricandoli sui muli e facendoli arrivare a Rovereto. Con l'ingaggio di Francesco Sforza nei primi mesi del 1439, le cose per Venezia migliorarono anche perché nell'inverno del 1439 il Gattamelata fu colpito da due attacchi di apoplessia sul lago di Garda, con un burchiello il settantenne capitano fu portato a Verona. Migliorò ma non poté più combattere e, infatti, la Serenissima gli tolse il comando generale. Visse gli ultimi anni in modo tranquillo percependo il soldo della condotta sebbene sia stato in seguito chiamato a far parte della nobiltà veneta, con privilegi e poteri dei nobili. Alla fine del 1442 si ritirò a Padova, dove morì il 16 gennaio 1443 e venne sepolto nella basilica del Santo con solenni funerali di stato, alla presenza del doge.

Articolo di Roberta Fameli. Tutti i diritti riservati.



BIBLIOGRAFIA
  • * Joachim Poeschke, Reiterbilder und Wertesymbolik in der Frührenaissance – Zum Gattamelata-Monument Donatellos, in: Joachim Poeschke, Thomas Weigel, Britta Kusch-Arnhold (Hgg.), Praemium Virtutis III – Reiterstandbilder von der Antike bis zum Klassizismus. Rhema-Verlag, Münster 2008, ISBN 978-3-930454-59-4
  • * Raphael Beuing: Reiterbilder der Frührenaissance – Monument und Memoria. Rhema-Verlag, Münster 2010, ISBN 978-3-930454-88-4
  • * Atti del convegno: "La chiesa di Santa Maria Maggiore e i domenicani a Narni" Narni 2010, Morphema Editrice

domenica 21 dicembre 2014

ABBAZIA DI IONA


L'Abbazia di Iona è uno dei più antichi ed importanti centri religiosi europei ed è il posto da cui è partita la missione di cristianizzazione di tutta la Scozia. L'abbazia si trova nell'isola di Iona e fa parte delle suggestive isole Ebridi. Proprio qui il 12 maggio dell'anno 563, San Columba, un re e monaco irlandese giunse con altri compagni nell'isola di Iona dall'Irlanda fondando un monastero. Alcuni monaci, fra cui San Colombano, si sparsero in Europa e costruirono una serie di importanti monasteri, come l'Abbazia di Lindisfarne, costruita da Iona Sant'Aidan verso il 635 e l'Abbazia di San Gallo, in Svizzera, fondata nel 613 proprio da San Gallo. Nell'806 tutti gli abitanti dell'Abbazia furono uccisi da una durissima scorreria Vichinga. La Chiesa Celtica rimase separata dalla Chiesa Cattolica e nel XIII secolo l'Abbazia fu assoggettata nella Chiesa di Roma trasformandosi in un Ordine Benedettino. Quando in Scozia arrivò la Riforma Protestante, Iona decrebbe di importanza e molti edifici scozzesi furono distrutte. L'Isola di Iona è un cimitero: qui riposano la maggior parte dei re di Scozia, i capi dei clan e anche molti principi scozzesi, norvegesi ed irlandesi. Nell'abbazia è visibile un bellissimo chiostro e la croce celtica di San Giovanni nel museo dell'Abbazia.




Interno dell'Abbazia di Iona
Fonte: Dir Grutzmacher, Wikipedia

sabato 20 dicembre 2014

LA BASILICA DELLA NATIVITA' DI BETLEMME E I SUOI IPOGEI

La figura di Gesù, ormai alle soglie del 2015, è ancora oggetto di studio da parte di studiosi e semplici appassionati di storia del Cristianesimo e non solo. Ma cosa affascina maggiormente di questa figura? Questo articolo cercherà di raccogliere le informazioni principali su Gesù scandagliando la Storia, i vangeli alla leggenda con l'obiettivo di fornire al lettore un quadro quanto più chiaro possibile su cosa accadde in Palestina più di duemila anni fa... Basti pensare, infatti, che la nascita di Gesù non era presente nelle elencazioni delle feste nei primi anni di nascita del Cristianesimo e soltanto nel Basso Medioevo si è tentato di dare importanza o comunque una impronta storica alla nascita di Gesù. La data della nascita è senza dubbio uno degli elementi più affascinanti. Il cristianesimo festeggia il bambinello il 25 dicembre la cui menzione risale al Cronographus del 354, un testo scritto da Filocalo. L'assegnazione della data sembra il frutto di una sorta di "compromesso" tra idee ebraiche e correnti religiose interne al Cristianesimo. Ma è solamente la coincidenza con il giorno del Natalis Solis Invicti che impone il 25 dicembre come la data di nascita di Cristo. Nel periodo tardo-antico, riuscì a far coincidere le feste dell'Impero Romano con i culti che provenivano direttamente dall'Oriente. Oltre ai già citati elementi di unione, si unirono anche alcuni elementi della tradizione popolare infatti proprio nel periodo in cui si entra nel solstizio di inverno venivano celebrati importantissimi riti propiziatori come i Saturnali, feste dedicate al Dio dell'agricoltura al quale venivano offerti raccolti e pranzi. Furono San Giovanni Battista e Zaccaria i primissimi che identificarono Cristo con il Sole consentendo una evidente sovrapposizione dell'iconografia pagana a quella cristiana. 
Uno dei primissimi testi che descrivono un pellegrinaggio in terra santa è l'Itinerarium Ad Loca Sancta di Egeria, vissuta nel IV secolo: nel testo si descrive anche il Natale in cui il vescovo di Gerusalemme si recava a Betlemme in pellegrinaggio. Egeria afferma anche che la presentazione del bambinello nel Tempio risalga a 14 giorni dopo il 6 gennaio e quindi intorno al 480 si riteneva che il 25 dicembre fosse davvero la data del Natale.

Particolarmente affascinanti erano le celebrazioni ad Antiochia e Gerusalemme ma fu a Roma dove, forse, ebbe il valore maggiore e precisamente a Santa Maria Maggiore dove il Natale ebbe i suoi primissimi riconoscimenti. Durante la Vigilia di Natale la cattedra del papa era posta a Santa Maria Maggiore nel presbiterio dove venivano allestite candele di incenso mentre all'interno della chiesa era possibile ascoltare canti e litanie. Sant'Ambrogio introdusse riti più o meno simili a Milano con l'intento di diffondere il culto del Natale anche in altre chiese del nord. 

La Basilica della Natività

Uno dei luoghi principali della vita di Gesù è senza dubbio la Basilica della Natività. San Girolamo ci dice che i romani innalzarono nel luogo dove Gesù morì una statua di Afrodite insieme ad un grandissimo tempio dedicato a Zeus. Successivamente alla rivolta di Bar Kokhba (131 d.C.) Adriano fece ricostruire Gerusalemme come fosse una città pagana iniziando una pesante repressione contro gli Ebrei diffondendo, in quella zona, i culti pagani cancellando tutti i luoghi di culti degli ebrei: unitamente vennero assimilati anche tutti gli spazi cristiani che furono letteralmente "segnalati". La costruzione della Basilica avvenne nel 330 per volere di Costantino e della madre, la regina Elena in una zona particolarmente ricca di cavità ipogee che erano luoghi di precedenti culti (si noti come a Roma molte delle chiese antiche sorgono proprio su santuari che prima erano pagani, si veda Santa Sabina, Santa Prisca su tutte...). 

La Grotta della natività (Fonte: betlemme.custodia.org)

Luogo della nascita di Gesù
Fonte immagine Wikipedia, autore Donatus
Le pareti naturali della grotta abbellite in epoca costantiniana, furono ricoperte di marmo in epoca bizantina. S’iniziò a venerare l'altare della Natività solo quando in epoca bizantina fu creato questo spazio in ricordo del luogo preciso della nascita di Gesù. L’attuale struttura è ormai totalmente modificata da quella descritta dal pellegrino Focas e dall'Abate Daniele nel XII sec. Due colonne in pietra rossa e l'iscrizione «Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus» sovrastano l'altare, sopra al quale sono rappresentati la Vergine e il Bambino in fasce, la scena del lavacro e quella della venuta dei pastori. Sotto l'altare è posta la stella con l'iscrizione latina: «Hic de Virgine Maria Iesus Christus natus est» in ricordo del luogo preciso della Natività. A destra dell'altare sta il luogo dove Maria pose Gesù dentro la mangiatoia, detto anche "del Presepio". In questo punto della Grotta il pavimento è più basso e il vano è costituito da colonne simili a quelle bizantine della navata centrale della basilica e da resti di due colonne crociate. Di fronte al Presepio c'è un piccolo altare dedicato ai Magi, dove i latini celebrano la Santa Messa. La struttura del presepio non è originale ma è il risultato di ritocchi derivati dalla continua usura del tempo e del passaggio dei pellegrini. Dopo l'incendio del 1869 le pareti della Grotta furono ricoperte di amianto per prevenire gli incendi, donato dal Presidente della Repubblica Francese, il Maresciallo MacMahon, nel 1874. Al disotto del rivestimento sono ancora visibili i marmi crociati originari; mentre al di sopra si possono vedere dei dipinti su tavola.

La Grotta di San Giuseppe

Grotta di San Giuseppe
Fonte: betlemme-custodia.org

Usciamo dalla Grotta della Natività e attraversiamo un cunicolo che fu costruito dai francescani per accedere alla Grotta di San Giuseppe che costituirà l'ingresso più vicino alla Natività. La grotta, in cui troviamo l'altare di San Giuseppe, era un luogo utilizzato come sepolcreto dato che l'abitudine di seppellire il defunto nei pressi del luogo sacro era in voga sia in Oriente ma anche in Occidente. 

La Grotta degli Innocenti

Grotta degli Innocenti
Fonte: betlemme-custodia.org

Mettendoci alle spalle l'altare di San Giuseppe notiamo alla destra la Grotta degli Innocenti in cui si ricorda la drammatica Strage di infanti provocata da Erode pochi giorni dopo la nascita di Gesù. Nei primissimi secoli del cristianesimo, la memoria degli infanti erano ricordati in quella che era probabilmente una fossa comune in cui furono scoperte un numero incredibile di ossa di cadaveri

La Grotta di San Girolamo

Grotta di San Girolamo
Grotta di Girolamo
Fonte: betlemme-custodia.org

Prima di entrare nella Grotta di San Girolamo vi sono due altari uno dedicato a Paola ed Eustochio, seguaci di Girolamo, e l'altro dedicato a Girolamo ed Eusebio, padri della Chiesa. A destra del primo altare vi sono tre sepolcri disposti come quelli scoperti nelle campagne romane e questo fa pensare che fossero presenti nella città di Gesù fedeli di comunità latine che seppellivano il defunto secondo il metodo utilizzato nelle catacombe dove i corpi venivano deposti in nicchie costruite internamente alle pareti.


Foto tratte dal sito http://www.betlemme.custodia.org/

Orario d’apertura dei Santuari:

Basilica della Natività 
6.30 -19.30 (orario estivo)
5.30-18.00 (orario invernale)
domenica mattina la Grotta è chiusa

Santa Caterina 
6.00-19.00 (orario estivo)
5.30-18.00 (orario invernale)

Campo dei Pastori 
8.00 -18.00 domenica 8.00-11.45/ 14.00-17.30 (orario estivo)
8.00 -17.00 domenica 8.00-11.45/ 12.00-16.30 (orario invernale)

Grotta del Latte
8.00-18.00 (orario estivo)
8.00-17.00 (orario invernale)

S.Messe:
E’ possibile celebrare S.Messe presso la Grotta della Natività previa prenotazione al Franciscan Pilgrims' Office - FPO

MENU' NATALIZIO MEDIEVALE


Dal sito SapereSapori, riportiamo questo buon menù natalizio dai connotati medievali. Ormai mancano pochi giorni e anche per mangiare, anzi soprattutto per mangiare, puoi sempre contare sulle idee di Sguardo Sul Medioevo e dei suoi amici! I piatti sono tratti dal più importante ricettario medievale inglese. Ed è sicuramente, uno dei più importanti ricettari europei di quel periodo

Crostini vegetali (Fenkel in soppes)

Prendi dei lobi di finocchio, tagliali a pezzi non troppo piccoli, falli bollire in acqua e olio con cipolle sminuzzate, aggiungi zafferano, sale e spezie delicate in polvere...Prendi del pane a fette e tostalo; versa sopra la salsa calda e servi.

Per 6 persone
4 finocchi, 2 cipollotti freschi, 1 bustina di zafferano in polvere, 1 cucchiaino di zenzero in polvere, 6 fette di pane casereccio tostato, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Pulisci i finocchi e tagliali in grossi spicchi. Mettili a sbollentare in abbondante acqua salata, devono solo ammorbidirsi perche’ la cottura non deve durare piu’ di 6/7 minuti. Adesso tritali a pezzi non troppo piccoli, aggiungi i cipollotti tritati a fettine sottili, lo zafferano e lo zenzero sciolti in un po’ d’olio. Condisci il tutto con il sale, il pepe e abbondante olio. Spalma questo composto sulle fette di pane tostato e servi.

Crostoni di pane e porri (Slyt soppes)

Prendi il bianco dei porri e taglialo fine , fai bollire in vino, olio e sale finche’ e’ cotto; tosta del pane e disponilo nei piatti, versa sopra la salsa calda e servi.

Per 6 persone
6 porri,1 bicchiere di vino bianco secco, 6 fette di pane casereccio tostato, sale e pepe, olio extravergine oliva.

Taglia i porri a fettine sottili e mettili a cuocere in un tegame con l’olio; quando saranno appassiti versa il vino e fallo sfumare. Copri e fai cuocere a fiamma bassa per 30 minuti finche’ i porri saranno ridotti a crema, aggiunge il sale a abbondante pepe. Spalma il composto sul pane tostato caldo, aggiungi un filo d’olio crudo e servi.

Ravioli bianchi (Rauioles)

Prendi del formaggio bianco e sminuzzalo, uniscilo con uova, zafferano e una buona quantita’ di burro. Prepara un sottile foglio di pasta e racchiudi il composto come tortelletti; immergili in acqua bollente e fai cuocere. Prendi del burro caldo sciolto e del formaggio grattugiato e disponi i ravioli nei piatti; metti il burro caldo con il formaggio grattugiato sotto e sopra i ravioli, spolvera con un pizzico di noce moscata e pepe.

Filetto di maiale alla vinaigrette (Vinegrate)

Per 6 persone
1,5kg. Di filetto di maiale tagliato a cubetti,1 bicchiere di vino rosso, ½ bicchiere di aceto balsamico,3 cipolle tritate, 3 foglie di alloro, 3 chiodi di garofano, 1 stecca di cannella, 6 bacche di ginepro,Olio extravergine di oliva, sale e pepe

In una casseruola friggere le cipolle tritate in abbondante olio, quando saranno appassite aggiungere la carne e rosolarla bene da ogni lato. Aggiungere il vino, l’aceto, l’alloro e tutte le spezie. Aggiusta di sale e di pepe. Copri e fai cuocere lentamente finche’ il sughetto si sara’ ristretto (1 ora ½ circa) Servi in tavola ben caldo.

Salsa delicata (Sobre sawse)

Per 6 persone
3 fette di pane secco, 3 cucchiai da tavola di uvetta, 1 bicchiere scarso di vino rosso, 1 bustina di zafferano in polvere, 2 chiodi di garofano, sale e pepe, olio extravergine di oliva.

Metti l’olio in un padellino e aggiungi il pane sbriciolato e l’uvetta, fai rosolare per qualche istante poi aggiungi il vino nel quale avrai fatto sciogliere lo zafferano e le spezie. Copri e fai cuocere a fuoco basso finche’ il composto sara’ morbido, aggiungi sale e pepe e servi in tavola. Questa salsa e’ molto gustosa se accompagna del pesce bollito.

Bollito di pesce finemente tritato ( Martrews of fyssh)

Per 6 persone
2 kg di pesce misto lavato e squamato: spigola, merluzzo, coda di rospo,200 gr di mandorle tritate, 2 fette di pane raffermo,2 cipolle, 1 finocchio, 2 carote, 1 mazzetto di prezzemolo, 2 coste di sedano, 2 foglie di alloro, 2 bustine di zafferano in polvere, ½ cucchiaino da caffe’ di noce moscata in polvere, ½ cucchiaino di zenzero in polvere, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

In una pentola capace metti a bollire il pesce in acqua salata con le cipolle, il finocchio tagliato a quarti, il sedano, le carote a pezzi, il prezzemolo e le foglie di alloro. Fai cuocere finche’ il pesce e le verdure saranno cotte. Scola il pesce tenendo da parte le verdure e il brodo. Elimina lische e spine e passa la polpa al setaccio; raccoglila e mettila in un tegame di coccio insieme alle verdure tenute da parte e al brodo di cottura. Aggiungi le mandorle tritate e le spezie, fai cuocere finche’ la crema si addensa un po’. Aggiungi il sale e il pepe e servi la zuppa ben calda.

Pan speziato (Payn ragoun)

Per 6 persone
150 gr. di zucchero,1 tazza di miele, 100 gr di pinoli, 2 cucchiaini di zenzero in polvere

In una casseruola possibilmente di rame fai fondere a fuoco lento lo zucchero e il miele facendo attenzione che non brucino. Quando il composto sara’ di un bel colore oro intenso togli dal fuoco, aggiungi i pinoli e lo zenzero, mescola bene e versa su un piano di marmo unto di olio.

Tagliare questo croccante a rombi e fallo raffreddare. Per conservarlo in una scatola di latta avvolgerlo in carta trasparente.

Crocchette di frutta ( Rysshews of fruyt)

Per 6 persone
350 gr di fichi secchi, 150 di uvetta, 2 mele, 2 pere, 2 bicchieri di vino rosso, 1 cucchiaino di cannella in polvere, 1 cucchiaino di zenzero in polvere. 2 uova, pangrattato q.b. olio per friggere

Sbatti le uova, trita finemente i fichi secchi e l’uvetta. Aggiungi le mele e le pere grattugiate, insieme allo zenzero e alla cannella. Con il composto prepara tante palline, immergile una ad una nelle uova e poi passale nel pane grattugiato. In una padella capace metti a scaldare abbondante olio, quando sara’ bollente immergi le crocchette di frutta e falle dorare da ogni lato. scolale bene e lasciare asciugare su carta assorbente. Servi ben calde.

Tratto da The Form of cury ed. G,.Tommasi. Segnalato e riportato dal sito www.saperesapori.it

LE TESTIMONIANZE DIRETTE SULLA BASILICA DELLA NATIVITA' DI BETLEMME


Se qualcuno richiedesse ancora nuovi argomenti per convincersi che Gesù è nato a Betlemme, secondo la profezia di Michea e secondo la storia scritta dai discepoli di Gesù nei vangeli, rifletta come, conformemente alla narrazione evangelica della nascita, viene mostrata la grotta di Betlemme dove è nato, e, nella grotta, una mangiatoia dove fu deposto. E tutto questo è noto, in quei luoghi, anche a coloro che sono estranei alla fede: che in quella grotta ha veduto la luce colui che è adorato e ammirato dai cristiani (Origene)

E subito dedicò al Dio che adorava due templi: uno presso la grotta della Natività e l’altro sul monte dell’Ascensione. Il Dio con noi accettò infatti di sottostare alla nascita e il luogo della sua nascita nella carne: chiamato Betlemme presso gli Ebrei. La piissima imperatrice volle dunque abbellire il luogo dei parto della Madre di Dio con monumenti meravigliosi, facendo risplendere la sacra grotta di ogni genere di ornamenti. L’imperatore, poco dopo, l’arricchì ancora di più di doni votivi veramente di natura regale accrescendo gli ornamenti procurati dalla madre con la varietà e il pregio di veli intessuti d’oro e d’argento. (Eusebio di Cesarea)

E ancora per quelli che da Gerusalemme vanno a Betlemme, al quarto miglio, sulla strada, a destra, c’è il sepolcro dove fu deposta Rachele, la moglie di Giacobbe. Di là, verso sinistra, a due miglia c’è Betlemme. Dove nacque il Signore Gesù Cristo è costruita una basilica per ordine di Costantino. (Anonimo di Bordeaux)

A Betlemme per tutti gli otto giorni, ogni giorno, la festa col suo ornamento viene solennizzata dai presbiteri, da tutto il clero del luogo e dai monaci che dimorano in quel posto. Infatti in quell’ora in cui tutti ritornano di notte a Gerusalemme col vescovo, proprio allora i monaci di quel luogo, quali siano, vegliano fino al mattino nella chiesa di Betlemme, dicendo inni e antifone; perciò è necessario tenere sempre in Gerusalemme il vescovo in questi giorni. Per la solennità e per la festa di quel giorno si raduna a Gerusalemme un’immensa moltitudine da ogni parte, non solo di monaci, ma anche di laici, uomini e donne. (Egeria, Itinerarium Ad Loca Sancta Cap. XXV-12.)

Ma parliamo ora del paesello di Cristo e del rifugio di Maria(dato che ognuno loda maggiormente ciò che possiede); però con quali parole e in quale lingua possiamo spiegarti la grotta del salvatore? E quel presepio, in cui Egli da bambino vagì, bisogna venerarlo più col silenzio, che con parole inadeguate. Dove sono gli spaziosi portici, dove sono i soffitti dorati? dove sono i palazzi ornati con i sacrifici dei poveri e col lavoro degli schiavi? dove sono le basiliche che, a somiglianza dei palazzi, sono costruite con le ricchezze dei privati, al solo scopo di far camminare questo nostro piccolo e miserabile corpo umano in un ambiente più prezioso, e come se in questo mondo vi possa essere qualche cosa di maggior ornamento, si preferisca contemplare più le cose fatte bene, che il cielo? (Ma) ecco che in questo piccolo buco della terra è nato il Creatore dei cieli; qui fu avvolto nei panni; qui fu visto dai pastori; qui fu indicato dalla stella; qui fu adorato dai Magi. E io credo che questo posto è più sacro della rupe Tarpea, che per essere stata più volte colpita da fulmini del cielo, ci fa capire che essa dispiaceva al Signore... (Girolamo, Epistola 46)

Dai tempi di Adriano fino all’imperatore Costantino, per circa 180 anni, fu venerata una immagine di Giove sul luogo della Risurrezione e una statua marmorea di Venere sul luogo della Crocifissione ... E quanto a Betlemme, ora nostra, quel santissimo tra i luoghi della terra del quale il salmista canta: “La verità germoglierà dalla terra” era ombreggiato da un boschetto sacro a Tammuz, cioè Adone, e nella grotta dove un tempo Cristo, bambino, aveva vagito si piangeva l’amante di Venere.
Epistola 58 (Girolamo, Epistola 48)

Urbicio veniva chiamato il Sovraintendente dell’Impero, perchè lo fu a sette imperatori dell’impero; era egli che metteva le corone sul capo di quei medesimi imperatori, ed era egli che le toglieva, e anche correggeva gl’imperatori.
Esiste un luogo sacro a 3 miglia da Gerusalemme: quando Madonna Maria, Madre del Signore, andava a Betlemme, scese dall’asina, sedette sopra una roccia e la benedisse. Il Sovraintendente Urbicio fece tagliare quella roccia e la fece squadrare in forma di altare, perchè voleva spedirla a Costantinopoli. Giunta alla Porta di S.Stefano, non si potè più smuoverla. Una coppia di buoi tirava(il carro)con quella pietra, e visto che in nessuna maniera si poteva tirarla in avanti come prima, fu riportata al sepolcro del Signore, e di quella pietra fu fatto un altare; noi(oggi)a quell’altare facciamo la Comunione. Però sta dietro il sepolcro del Signore. Il Sovraintendente Urbicio morì e fu sepolto in Costantinopoli al tempo dell’imperatore Anastasio. Ma quella terra non volle ricevere Urbicio: per tre volte il suo sepolcro lo cacciò fuori. (Teodosio)

Sulla via che conduce a Betlemme si trova a tre miglia da Gerusalemme il sepolcro di Rachele, al limite del luogo chiamato Rama. Nello stesso posto ho visto nel mezzo della strada uscire dalla roccia un'acqua lenta, a mio giudizio fino a sette sestari, da cui tutti riempiono, e non diminuisce e nemmeno aumenta. Bevendola, ha un gusto indicibilmente soave, e dicono che ciò avviene, perché Santa Maria fuggendo in Egitto, sedette in quel luogo ed ebbe sete, e perciò uscì fuori codesta acqua. Là adesso esiste una chiesa costruita recentemente. Da quel posto fino a Betlemme vi sono tre miglia. Betlemme è un luogo splendidissimo; vi sono molti servi di Dio; nella grotta, dove nacque il Signore si trova la mangiatoia, ornata di oggetti d'oro e d'argento; vi sono lampade accese giorno e notte. L'entrata della grotta è veramente stretta. Il prete Girolamo all'entrata della grotta scavò in quella roccia e vi fece il suo sepolcro, dove poi fu messo. Drittamente a mezzo miglio da Betlemme, in un sobborgo, vi sono due sepolcri: in uno riposa David, ed insieme vi sta suo figlio Salomone. Quella basilica si chiama "ad Sanctum David". I bambini che furono uccisi da Erode, hanno in quel posto il loro sepolcro, e sono sepolti tutti insieme; aprendo quel sepolcro, si vedono le loro ossa. Di fronte a Betlemme si trova un monastero cinto di muro, in cui vive una numerosa comunità di monaci. (Anonimo da Piacenza)

De illa petra extra murum posita, super quam aqua primae post nativitatem dominici ablutionis corpusculi de muri summitate inclinato, in quo fuit, effusa est vasculo, breviter commemorandum aestimo. Quae sacri lavacri aqua de muro effusa in petra inferius iacente quasi quandam natura cavatam invenit fossam; quae cadem undula in primo dominico repleta natalico ex eadem die ad nostra usque tempora per multos saeculorum circuitus purissima plena monstratur limpha sine ulla defectione vel diminutione, nostro Salvatore hoc miraculum a die nativitatis suae peragente, de quo propheta canit: Qui eduxit aquam de petra et apostolus Paulus: Petra autem erat Christus, qui de durissima contra naturam petra in deserto sitienti populo consolatoriam produxit undam. Idem ipse est dei virtus et dei sapientia, qui et de Bethlemitica illa petra aquam eduxit lacunam plenam semper limphis conservat. Quam noster Arculfus propriis obtutibus inspexit et in ea faciem lavit. (Arculfo)

Da lì ( Willibaldo ) andò a Betlemme, dove il bue conobbe il suo padrone e l’asino il presepio del suo Signore. Avvicinandosi quindi a quel pozzo, che prima aveva meravigliato l’udito ( di tutti ); vide sulla superfice dell’acqua la figura di una stella andare da un margine all’altro; essa apparve più per il nato Signore ( che per i Magi ), che li condusse fuori Betlemme nel tredicesimo giorno della nascita del Signore. (Itinerarium Sancti Willibald Cap. 12)

Poi ( Willibaldo ) andò al luogo dove un angelo apparve ai pastori dicendo:”Vi annuncio una grande gioia ecc”...E da lì andò a Betlemme , dove nacque il Signore, che sta a sette miglia da Gerusalemme. Nell’antichità quel luogo dove nacque il Cristo, era una grotta sotto terra, ed ora è un’abitazione quadrangolare tagliata nella roccia, e tutt’all’intorno fu scavata la terra e gettata via. E sopra di essa attualmente è costruita una chiesa. E dove nacque nostro Signore, adesso vi sta sopra un altare; ed è stato fatto un’altro altare più piccolo; perciò quando ( i pellegrini ) vogliono celebrare la Messa nella grotta, prendono quel piccolo altare, lo portano lì dentro nel tempo in cui vogliono celebrare la Messa, e di nuovo lo riportano fuori. Quella chiesa che sta sopra dove nacque il Signore, è una gloriosa costruzione fatta a forma di croce.
(Itinerarium Sancti Willibald Cap. 22)

Così Omar costruì un tempio e pose la pietra nella parte posteriore. Da lì partì per veder Betlemme. Quando giunse il tempo dell preghiera, pregò nella chiesa, presso l’arco sud. Tutto l’arco era adormato da mosaici. Omar scrisse un documento per il patriarca proibendo ai Musulmani di pregare in quel posto se no uno alla volta, uno dopo l’altro e proibendo i loro incontri là per la preghiera, o di essere chiamati tutti insieme dalla voce dell’urlatore, e proibì che fosse alterata una qualsiasi parte di questo documento. Eutichio di Alessandria (Said ibn Batriq), Annali (sec. X)

Bethleem civitas in Judea sex milibus distat a Jerosolimis in australem plagam: ibi nichil a Sarracenis est remissum habitabile, sed omnia devastata sicut in aliis omnibus sanctis locis extra murum civitatis Jerosoliman, preter monasterium beata virginis Mariae matris Domini nostri quod est magnum atque preclarum. In eadem ecclesia est quedam cripta sub choro, quasi in medio, in qua conspicitur ipse locus nativitatis Dominicae, quasi ad levam; ad dexteram vero paulo inferius, juxta locum nativitatis Domini, est presepe ubi bos et asinus stabant, imposit Dominico infante coram eis in presepio; lapis autem unde caput Salvatoris nostri in sepulchro supponebatur, a sancto Jeronimo presbitero illuc Jerosolimis delatus, in presepio sepius videri potest. Ipse vero sanctus Jeronimus sub altare aquilonis in eadem ecclesia requiescit. Innocentes quidem qui infantes pro Christo infante ibidem ab Herode trucidti sunt, in australi parte ecclesiasub altare requiescunt; due etiam sacratissimae mulieres Paula et filia eius Eustochium virgo similiter ibi requiescunt. (Sevulfo)

Il luogo della Natività è girato verso oriente e vis-à-vis, leggermente a destra, si trova la mangiatoglia di Cristo; questa è piazzata a occidente “su una roccia ed è in questa santa mangitoia che il Cristo, nostro Dio, fu deposto, avvolto in un povero panno, Lui che tutto ha sofferto per la nostra salvezza. Questi due punti, quello della Natività e quello del Presepe, sono l’uno vicino all’altro, non sono separati che da una distanza di poco spazio, e si trovano nella stessa grotta, che è coperta de mosaico e ben pavimentata. (Abate Daniele)

La Santa Betlemme è costruita sopra una collina rocciosa dove c’è la sacra grotto e la mangiatoia, e la fonte da cui Davide desiderò bere; e si vede una chiesa di grande lunghezza costruita sulla sommità della grotta; è di grandi dimensioni, a forma di croce, col tetto ricoperto di assi di legno impermeabile ; ma il soffitto sull’altare è formato da una volta di pietra. Questa bellissima e vasta chiesa fu costruita anche dalla mano munifica del mio Imperatore salvifico, che ha anche adornato l’intera chiesa con mosaici d’oro: dentro in molti posti, e specialmente nel sacrario stesso sopra la santa grotta, il pastore, incaricato di quelli che in quel luogo seguono il rito latino, ha posto il bellissimo ritratto dell’imperatore, probabilmente per ringraziarlo della sua magnanimità.  (Giovanni Focas)

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama». Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. (Vangelo di Luca 2,1-17)

Immagine tratta da Wikipedia, Autore: Mohammada Atta

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