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Organizzazione di Eventi

Vuoi creare un evento medievale e hai bisogno di un partner affidabile? Ci occupiamo dell'organizzazione, della ricerca degli artisti, location e comunicazione con attività di Social Management e Ufficio Stampa. Sguardo Sul Medioevo è anche Media Partner!

Organizzazione del Matrimonio Medievale

Vuoi organizzare un matrimonio in stile medievale? Vieni a scoprire come Sguardo Sul Medioevo può aiutarti a rendere meraviglioso il giorno più bello della tua vita! Falconieri, sbandieratori, costumi e giocolieri al tuo servizio!

Festeggia la tua ricorrenza

Vuoi festeggiare un compleanno, un anniversario, un battesimo o addirittura un addio al celibato o al nubilato in perfetto stile medievale? Contattaci!

Collaborazione con ACCADEMIA MEDIOEVO

Sguardo Sul Medioevo collabora con l'ACCADEMIA MEDIOEVO di Lanuvio per la creazione, promozione e diffusioni di eventi medievali. Una realtà eccezionale che vale la pena conoscere!

La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

I personaggi e i fatti più importanti del ciclo arturiano e della Tavola Rotonda

Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

Erbe Mediche Medievali

Come ci si curava nel Medioevo? E' possibile utilizzare metodi antichi ancora oggi? Le ricette di Ildegarda sono ancora attuali? Troverete cure molto interessanti e ancora molto utilizzate tutti i giorni.

domenica 31 maggio 2015

STORIA DI FRATTOCCHIE NEL MEDIOEVO

Secondo una tradizione molto datata Bovillae (il nome antico della località di Frattocchie, frazione di Marino), fu fondata da Latino Silvio, secondo re di Alba Longa. Quando Alba Longa fu distrutta dai romani, Bovillae accolse un gran numero di persone compresi i propri culti. La zona dove sorgeva Bovillae era straordinariamente strategica perchè era un avamposto molto importante prima dell'ingresso a Roma. L'insediamento era vicino al mare e costituita un importante crocevia soprattutto per i commerci. Durante il Medioevo, Bovillae fu abitata anche da tutti quei cittadini che, stanchi delle continue tasse e dei continui attacchi che subiva Roma, decisero di allontanarsi cercando fortuna nella campagna romana. Fu papa Zaccaria e Adriano I a creare le "case coltivate" oppure domuscultae, vere e proprie circoscrizioni dotate di nuclei agricoli che dipendevano dalla Chiesa di Roma. Per far fronte alle scorrerie saracene, fu creato tra l'VIII e IX secolo un sistema di segnalazione basato su segnali luminosi che venivano ripresi dalle altre torri fino ad arrivare a quelle della campagna. Le domuscultae caddero in disuso nel X secoli periodo in cui le torri rimaste fungevano come sistema difensivo e come confini delle diocesi. Subito dopo iniziò il periodo dell'incastellamento, quindi anche la campagna romana vide sorgere i primi castelli e la seguente nascita del feudalesimo creando delle "isole" basate sul castello e da un apparato di sicurezza costituito dalle torre di vedetta. Bovillae viene citata ancora in alcuni documenti risalenti al XV secolo grazie al futuro papa Enea Silvio Piccolomini che, per ultimo, parlò di questa particolare zona, zona particolarmente ricca di alberi ed arbusti, le "fratte" da cui deriva il nome attuale della località, Frattocchie. 

sabato 30 maggio 2015

NAPOLI DALL'ALBA DEL MEDIOEVO AL SOLE DEL RINASCIMENTO - 11/24 GIUGNO 2015 CASTEL DELL'OVO


Carissimi fratelli e Sorelle Buongiorno, in occasione dell'Evento Templare Internazionale, che si terrà a Napoli presso il Castel dell'Ovo dal 11 Giugno al 24 Giugno , vorrei invitare tutti gli artisti che hanno realizzato delle opere (pittoriche, sculture etc..) dedicate sia ai Cavalieri Templari che alle Crociate, ad esporre a titolo completamente gratuito le propri opere per una collettiva artistica che stiamo organizzato in collaborazione con l'Accademia Internazionale Partenope FEDERICO II; Gli artisti che parteciperanno saranno premiati dall'Accademia Federico II, per informazioni telefonare alla segreteria generale della Confraternita Templare Jacques De Molay : 334.5383209, oppure inviare una email a: cavaliericristiani@libero.it.

giovedì 28 maggio 2015

50° CORTEO MATILDICO 30/31 MAGGIO 2015

Corteo Matildico

Il Corteo storico matildico è una manifestazione rievocativa di carattere storico, che si svolge con cadenza annuale, a Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia, dal 1955; è stato interrotto negli anni dal 1972 al 1984. La manifestazione è attualmente organizzata dal Comitato Matildico, gruppo composto da 26 volontari castellesi. Il Comitato Matildico è il soggetto organizzatore della manifestazione dal 1984, anno della ripresa del Corteo dopo quasi 10 anni di interruzione. Il Comitato opera in nome e per conto del Comune di Quattro Castella. La manifestazione si svolge comunemente l’ultima domenica di maggio, e rievoca l’episodio dell’incoronazione di Matilde di Canossa per mano di Enrico V, avvenuta ai piedi delCastello di Bianello tra il 6 e l’11 maggio dell’anno 1111. L’imperatore era il figlio di Enrico IV che trent’anni prima ottenne dal papa Gregorio VII, grazie alla mediazione di Matilde, il perdono di Canossa. Donizone di Canossa, biografo di Matilde e cronista dell’epoca, racconta che l’imperatore raggiunse il castello di Bianello di ritorno da Roma e incoronò la granduchessa con il titolo di “vice regina vicaria imperiale d’Italia”. Tale episodio fu il passo decisivo verso il concordato di Worms. Fonti storiche riportano che la cerimonia ebbe luogo sul sagrato della chiesa di Sant’Antonino, poco distante da dove attualmente avviene la manifestazione. Lo spettacolo consiste nella rievocazione teatrale dell’episodio storico, con la figura di Matilde e quella dell’imperatore Enrico V interpretate comunemente da figure note dello spettacolo, della cultura e dello sport. L’evento presenta tradizionalmente diversi spettacoli medievali:
  • Le esibizioni delle contrade di sbandieratori e musici castellesi (Contrada di Monticelli, Contrada della Corte, Contrada della Maestà della Battaglia)
  • Le sfilate e le esibizioni dei principali gruppi storici castellesi (Contrada di Borgoleto, Gruppo Storico dei Villici, Gruppo Storico Arcieri delle Quattro Castella)
  • La Quintana dell’Anello: Si tratta di un gioco d’abilità per cavalieri. I partecipanti devono riuscire ad infilare con la lancia durante una cavalcata degli anelli, che diventano mano a mano più piccoli.
  • Il Gran Passo d’Armi, altrimenti noto come “Gioco del Ponte” o “Lotta del Ponte”: Due squadre composte da 7 lottatori si affrontano in duello sopra un ponte di legno. Vince la squadra che riesce a far cadere tutti i componenti della squadra avversaria dal ponte, lasciando almeno uno dei propri membri ancora sopra.
  • Il Corteo storico matildico trae il suo nome dalla sfilata (“corteo”) finale di oltre 1000 comparse in costume d’epoca, lungo le vie di Quattro Castella.

Gruppo Storico “Villici delle Quattro Castella”

Fondato nel 1987, il gruppo rappresenta la plebe del basso medioevo. Nelle numerose esibizioni in giro per l’Italia rievocano la vita del popolo attraverso la cucina tradizionale, gli abiti fedelmente ricostruiti e gli animali della tradizione contadina. Nella tradizionale ricostruzione del villaggio medievale mostrano i mestieri antichi del medioevo con strumenti dell’epoca: la macinazione della farina, la lavorazione del ferro, la falegnameria e la tessitura della lana.

Arcieri delle Quattro Castella

 Gruppo Storico “I Cavalieri di Matilde”

Già presenti al Corteo Matildico del 1995, si sono strutturati come gruppo storico organizzato nel 1999. Partecipano a manifestazioni equestri, cortei e rievocazioni storiche in vari territori del Nord Italia. In questi anni si sono caratterizzati per l’organizzazione di giostre e tornei medievali con tanto di banditore, maestro di campo, musica d’epoca e in certe occasioni se richiesto la presenza di Matilde di Canossa a cavallo. Tra i giochi più conosciuti “la Quintana dell’Anello” che si svolge ogni anno al Corteo Matildico di Quattro Castella.

Contrada della Corte

Contrada del Borgoleto

Contrada di Monticelli

Contrada Maestà della Battaglia

Gruppo storico “Gran Passo d’Armi” – Lottatori del Ponte

Fondati nel 2013, il gruppo raccoglie i partecipanti delle 4 gualdane di Quattro Castella. Ognuna delle gualdane corrisponde ad uno dei quattro colli castellesi: Monte Vetro (nero-rosso), Bianello (nero-bianco), Monte Lucio (nero-verde) e Monte Zane (nero-giallo). Ogni anno organizzano al Corteo Matildico il Gran Passo d’Armi (comunemente noto come Gioco del Ponte) e la sfida della Ruota Contesa alle Feste Medievali. Come gruppo di armigeri e soldati partecipano a varie manifestazioni in tutta Italia.


martedì 26 maggio 2015

IL CASTELLO DI CHEPSTOW

A view of Chepstow Castle in Monmouthshire (3374919).jpg

Il Castello di Chepstow, situato nel Galles Sud Orientale, venne costruito su ordine di Guglielmo il Conquistatore dal Conte di Hereford William Fitzosbern nell'anno 1067. Fu costruito in pietra proprio per renderlo ancora più resistente data la posizione sul confine tra Inghilterra e Galles. Altri interventi di fortificazione avvennero nel 1200 per mano di Guglielmo il Maresciallo e Roger Bigod III dal 1270. Guglielmo era un personaggio di enorme prestigio ed importanza: entrò in possesso del castello grazie alla moglie Isabella di Clare che ne aveva la proprietà. Divenne anche tutore di Enrico III di Inghilterra che, in quanto minorenne, non poteva governare in totale autonomia. L'importanza del castello, subì un durissimo colpo dopo il XIV secolo con la conseguente fine delle guerre tra Inghilterra e Galles. Ristrutturato nel XVI secolo per farne una dimora gentilizia, durante la guerra civile inglese riprese il suo ruolo di costruzione militare e fu occupato dall'esercito realista. Dopo la guerra civile, fu convertito in prigione per poi iniziare dal 1690 una vera e propria decadenza.

TINTERN ABBEY


Tintern Abbey o Abaty Tyndyrn è un'abbazia di origine cistercense che si trova nel villaggio di Tintern, nel Galles sud orientale costruita tra il 1131 e il 1536 nonostante grande parte della costruzione risalga tra la fine del XIII e inizi del XIV secolo. Fondata durante il regno di Enrico I d'Inghilterra il 9 maggio dell'Anno Domini 1131 dal monaco Walter de Clare, tra il 1270 e il 1301 per volere del proprietario del Castello di Chepstow Roger Bigod III fu costruita una chiesa abbaziale le cui vetrate furono decorate proprio con lo stemma di Bigod. L'edificio è arrivato ad ospitare anche 400 monaci gran parte sterminate dalla terribile peste nera che afflisse quasi tutta l'europa tra il 1348 e il 1349. L'Edificio venne chiuso da Enrico VIII il 3 settembre del 1536 dopo lo scisma anglicano.

LUOGHIMISTERIOSI.IT PROPONE UN'INTERVISTA DOPPIA SULLA SACRA SINDONE

Intervista doppia sulla Sindone: a confronto i due massimi esperti sul telo che avrebbe coperto il corpo di Gesù. Luigi Garlaschelli (Docente di Chimica all'Università di Pavia) contro Giulio Fanti (Docente di Meccaniche e Termiche Università di Padova).
Un ringraziamento speciale a Isabella della Vecchia del sito Luoghimisteriosi.it che ci ha permesso di poter condividere questo interessante documentario-intervista.
www.luoghimisteriosi.it


SAN GINESIO SEGRETA - STORIA, COSTUME E LEGGENDE DAL MEDIOEVO AL NOVECENTO

Anche quest’anno, come tradizione, il 2 giugno San Ginesio si svela ai suoi visitatori, lasciandosi scoprire attraverso originali percorsi culturali, artistici e storici. Sarà possibile rivivere eventi e momenti tra i più significativi della storia cittadina attraverso visite guidate ai complessi monumentali, dove, fra l’altro, si entrerà in contatto con i luoghi e le pietre che recentemente hanno stimolato suggestive ricostruzioni storiografiche che parlano della presenza di Cavalieri Templari o di ipotesi sulla sepoltura di Pipino il Breve e di sua moglie Berta nella chiesa Collegiata. Lungo il viaggio attraverso “San Ginesio segreta”, al fianco dei visitatori si muoveranno i “Contastorie” che, in abiti d’epoca, daranno voce alla Fornarina, protagonista della “Battaglia tra Ginesini e Fermani” del 1377 - che ogni anno viene revocata nel mese di agosto - e anche al capitano Trovatello di Paolo, uno dei migliori comandanti al servizio del re Alfonso d’Aragona e della Repubblica di Siena. Alle 17.30, inoltre, all’Auditorium di Sant’Agostino, l’architetto Medardo Arduino terrà una conferenza su “San Ginesio e il territorio fra Franchi e Longobardi: una diversa lettura delle Marche altomedievali”.
Storia, storie e leggende riempiranno le strade e le piazze di un castello medievale che ha per sfondo la catena dei Monti Sibillini: una contaminazione che ha reso San Ginesio uno dei Borghi più belli d’Italia e anche comune Bandiera Arancione del Touring Club italiano.

PROGRAMMA

Ore 10/13 - 15/19
Percorsi culturali per gruppi. Sono previste visite guidate in lingua inglese
Percorsi tematici: San Ginesio e il mistero dei Templari
I Franchi nel maceratese
Visita guidata al Palazzo Morichelli d'Altemps.
I “ contastorie” : le leggende del castello con Patrizia e Roberto

Loggiato del Teatro Leopardi
Il biroccio marchigiano: decorazioni e significati
Mostra a cura di Melania Guerra

ore 17
Sacrestia maggiore della Collegiata
Conversazione a cura dell'arch. Medardo Arduino
“ San Ginesio e il  territorio tra Franchi e Longobardi. Una diversa lettura delle Marche altomedievali”.

LA CUCINA DI SAN GINESIO SEGRETA a base di prodotti tipici locali potrà essere gustata solamente nei ristoranti convenzionati:

LA CANTINELLA a Piazza San Filippo e PARACALLA' al Pincio. E' previsto l'asporto su prenotazione. Per usufruire della convenzione è necessario acquistare i ticket all'ufficio info in piazza Alberico Gentili.

LA CANTINELLA propone: pappardelle bianche alla papera, ” riso curgo” , pollo e faraona arrosto con patate e insalata, crostata casereccia. (Il riso in polenta è un piatto tipico della cucina contadina marchigiana, diffuso in particolare nella provincia di Macerata, e realizzato con farina, riso e acqua. “Lo riso curgo “(in dialetto “riso coricato”), o riso de li puritti  era il pasto che i contadini usavano mangiare quando non si aveva molto da mettere sotto i denti. Infatti questo piatto prevede una quantità modesta di riso,  ma aggiungendo all’acqua ed al riso la farina si ottiene una sorta di crema che permetteva di portare il pranzo in tavola.

PARACALLA' presenta: vincisgrassi, arrosto misto della tradizione, patate ed insalata, crostata della casa.
Ne pomeriggio si potranno gustare fritte dolci e salate.
Dalle ore 19 al Circolo Cittadino: apericena con assaggi vari di piatti tipici.

Fonte: http://tradizionisanginesine.blogspot.it/

lunedì 25 maggio 2015

RE ARTU' AL CINEMA: "I CAVALIERI DELLA TAVOLA ROTODA", RICHARD THORPE, 1953

Risultati immagini per i cavalieri della tavola rotonda 1953I cavalieri della tavola rotonda è un film del 1953 diretto da Richard Thorpe, ispirato alle leggende arturiane. Tra i protagonisti figurano: Robert Taylor nel ruolo di Sir Lancillotto Del Lago (Lancelot of the Lake), Mel Ferrer nel ruolo di Artù Pendragone (King Arthur Pendragon), Ava Gardner nel ruolo di Ginevra. Dopo l'incoronazione, Artù sposa Ginevra, ma il malvagio Mordred, marito di Morgana, mette in giro la voce che Lancillotto sia l'amante della sposa del principe. Su consiglio del Mago Merlino, Lancillotto si sposa e si allontana dalla corte di Re Artù. Mordred e Morgana riescono a eliminare Merlino avvelenandolo. Inizia così la decadenza del regno di Artù: gli intrighi di Mordred portano il caso di Lancillotto e Ginevra davanti al giudizio dei cavalieri che emettono una sentenza di colpevolezza. Lancillotto giunge davanti al suo re che commuta la condanna di morte in esilio, mentre la regina verrà confinata in un convento. Accettata la pena, il cavaliere si allontana. Ma Mordred ha buon gioco nel provocare la ribellione di parte dei cavalieri della tavola rotonda: il re non può porsi al di sopra della legge cambiando le sentenze a suo piacimento. Con questa motivazione, Mordred si mette alla testa dei cavalieri ribelli e le due fazioni si incontrano sul campo di battaglia dove Artù incontrerà la morte. Lancillotto ritorna allora in patria per sfidare Mordred: tra i due avrà luogo un ultimo duello che vedrà vincitore Lancillotto. La spada di Artù viene gettata nelle acque di un lago, sparendo sul fondo. Lancillotto, accompagnato da Parsifal, si reca un'ultima volta nella sala della tavola rotonda. Qui, il giovane cavaliere ha la visione del Graal e una voce gli parla: Lancillotto è perdonato e il figlio Galvano potrà prendere il posto del padre tra i nuovi cavalieri. (Fonte Wikipedia)

DOCUMENTARIO: "ALLA RICERCA DI RE ARTU'"

Un interessante documento su Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda, argomento ampiamente sviluppato su Sguardo Sul Medioevo dove troverete le biografie, i luoghi leggendari e tutto che quello che ruota su una delle più grandi storie di tutti i tempi!

CECCHIGNOLA (ROMA SUD) - RICOPERTA L'ARDEATINA ANTICA

L'area archeologica di Castrum InuiIl tratto dell'Ardeatina Antica recentemente rivenuta su via della Cecchignola a Roma Sud è stata ricoperta. Nelle scorse settimane molte associazioni di tutela del patrimonio culturale romano hanno cercato, invano, di trovare con il Comune una qualche forma di salvaguardia di quello che era un tratto di basolato romano risalente all'età imperiale e parte integrante della vecchia via Ardeatina. Secondo l'archeologa dott.ssa Cinti, il tratto è in perfetto stato di conservazione, probabilmente migliore dell'Appia Antica ed era una sorta di strada di raccordo con la periferia. Il 4 maggio le associazione si sono date appuntamento davanti al ritrovamento ma hanno trovato una brutta sorpresa: la Sovrintendenza Capitolina ha pensato bene di ricoprire il tratto di strada per preservarlo, a detta loro, da infiltrazioni di acqua. Ma, cosa chiedono gli attivisti? Chiedono che il tratto che va dal Dazio (tra vigna Murata e via Ardeatina) fino al Grande Raccordo Anulare, sia posta sotto stretto vincolo archeologico per preservarla da una cementificazione vergognosa che sta distruggendo quanto di antico romano ancora giace al di sotto il manto stradale grazie alla creazione del "Parco Archeologico Ardeatina Antica". Anche la politica (proprio in prossimità delle elezioni, guarda caso) è scesa vicino ai cittadini chiedendo al sindaco Ignazio Marino (che è alle prese ad accarezzare la sua statua portata direttamente dai musei capitolini al suo studio) di avviare l'iter burocratico per tutelare l'ennesima meraviglia di Roma. Alessio Stazi, assessore all'ambiente del Comune di Roma, afferma che "è necessario chiedere alla Sovrintendenza di esaminare l'area di scavo, valutare il rilevante interesse archeologico, apporre il relativo vincolo: per me è questa la via maestra per salvare l'Ardeatina Anrica, perchè lo sviluppo del Municipio IX deve essere legato al rispetto e alla difesa del patrimonio archeologico e paesaggistico del territorio che ci ospita." L'iniziativa ha colto un favore unanima seppur con qualche "però"...il primo di essi viene dal Consigliere Comunale Massimiliano De Juliis il quale tira in ballo il vecchio Piano Regolatore di veltroniana memoria affermando che prima è necessario tutelare gli interessi di coloro i quali si siano aggiudicati i diritti per l'edificazione (ma a pensarci prima no? Dobbiamo proprio mettere cemento sopra reperti antichi?). Appoggio incondizionato dal Capogruppo di Sel Peciola per cui bisogna mettere subito in sicurezza i reperti, completare gli scavi, fare le opportune verifiche ambientali e inserire l'area in un ente parco a se stante oppure integrarlo nell'ente parco Appia Antica. Marino si muoverà? Oppure tra una pedala e l'altra, tra uno scavo e l'altro, tra uno sciopero e l'altro farà orecchie da mercante?

sabato 23 maggio 2015

LA MISTERIOSA ELEZIONE DI GIUSEPPE SIRI...TRA VATICANO E UNIONE SOVIETICA

Un retroscena clamoroso del conclave del 1958 quello che elesse papa Montini è uscito dopo la scadenza del termine della classificazione grazie al Freedom of Information Act il 28 febbraio 1994; secondo alcuni documenti il 26 ottobre del 1958 fu eletto pontefice Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova, che prese il nome pontificale di Gregorio XVII ma solamente due giorni dopo, su pressione di alcuni cardinali francesi, fu costretto a dimettersi perchè, secondo i servizi segreti, una sua elezione avrebbe comportando l'uccisione di alcuni vescovi nel mondo comunista. La prima persona a leggere questo scottante dossier fu Paul L. Williams, un consulente della Federal Boreau Investigation che nel 2003 pubblicò il libro "The Vatican Exposed: Money, Murder, and the Mafia". Nel testo, l'autore afferma che tutto iniziò nell'anno 1954 quando Pio XII fu avvisato dal Conte Della Torre (che allora occupava l'importante ruolo di Editore dell'Osservatorio Romano) di simpatie comunista del cardinale Angelo Maria Roncalli, che di lì a 4 anni divenne Giovanni XXIII. Naturalmente la notizia raggiunse immediatamente via Veneto, sede dell'Ambasciata americana a Roma e proprio qui alcuni agenti della Cia iniziarono a cercare eventuali simpatie "rosse" di Roncalli. Secondo Williams, Pio XII per evitare che la chiesa prendesse una deriva modernista, nominò "in pectore" il cardinale Giuseppe Siri come suo successore in quanto anticomunista e tradizionalista. Siamo al giorno del conclave, 26 ottobre 1958...secondo il dossier della Cia, Siri raggiunse al terzo ballottaggio i voti necessari per essere eletto papa con tanto di fumata bianca...o forse no? Il papa non si affacciava e la gente a San Pietro temeva di aver frainteso il colore del fumo (allora non si usava festeggiare con le campane il nuovo pontefice), dubbi dissipati quando il segretario del conclave Santaro confermò l'avvenuta elezione. La stessa Radio Vaticana nutriva forti dubbi (nonostante un primo annuncio positivo alle ore 17:55: «Il nuovo papa è stato eletto. Fra poco il cardinale primo diacono, Canali, apparirà a darne l'annuncio. Un fumo bianco, denso, voluminoso, ricopre il tetto della Sistina, ormai non c'è più dubbio che il papa sia fatto»), così come anche il giornale texano The Houston Post parlavano addirittura di "falso responso". In realtà il papa era stato eletto ma la pressione dei francesi intimoriti da una eventuale rappresaglia comunista nell'est europa aveva indotto Siri a dimettersi immediatamente per far posto ad un papa di transizione indicato di Tedeschini che però era troppo malato. I voti andarono a Roncalli che divenne Papa Giovanni XII. Secondo il francese Remy, Siri fu vicinissimo ad una rielezione il 21 giugno del 1963 ma nuovamente alcuni membri del collegio cardinalizio fecero osservare che in caso di elezione del genovese la chiesa avrebbe avuto serissimi problemi oltre la Cortina di Ferro. Lo stesso Remy cercò di estorcere qualche dichiarazione a Siri: "Egli stette per lunghi attimi in silenzio, quindi alzò gli occhi al cielo con un senso di sofferenza e dolore, unì le mani e, pesando le parole con gravità, disse: ‘Sono legato dal segreto' - racconta Remy - Quindi, dopo un lungo silenzio, pesante per tutti noi, disse ancora: ‘Sono legato dal segreto. Questo segreto è orribile. Potrei scrivere libri sui diversi conclavi. Cose molto serie sono accadute in quelle occasioni. Ma non posso dire nulla".(cit. Il Giornale 6 Aprile 2005)
C'è un "però" in questa enigmatica faccenda: Benny Lai nel suo libro Il Papa non eletto: Giuseppe Siri, cardinale di Santa Romana Chiesa, afferma che lo stesso Siri era ben visto dal governo di Mosca quando contattò un famoso pediatra del Gaslini per curare il figlio di Timofeev, console Dell'URSS a Genova. Siri fu usato anche come intermediario tra Mosca e Roma per instaurare un dialogo atto a migliorare i rapporti tra le due realtà. Siri venne addirittura avvolto con tutti gli onori in una visita a Leningrado nel 1974...dove sta la verità?

Articolo di Emiliano Amici

venerdì 22 maggio 2015

ALCUNE CONSIDERAZIONE SUL LIBRO "LE PAGINE STRAPPATE" DI ANTONIO RATTO


(Recensione tratta dal sito http://www.labottegadelbarbieri.org/)Un libro che, come capita alle storie più affascinanti, è pieno di scatole cinesi. E se magari qualcuna/o che ora sta leggendo pensa che oggi sono i link gli eredi di quelle vecchie “scatole cinesi” (o matrioske se preferite) chiarisco subito che il problema di base ottimamente affrontato da Pietro Ratto nel libro «Le pagine strappate» – edito, un anno fa, da Elmi’s World: 12 euri per 112 pagine – è proprio questo: i link (ma anche i documenti cartacei) spariscono dagli archivi o vengono modificati. Credevate di vivere nell’epoca dell’informazione libera, della ricerca senza paraocchi? Mmm, prendete un caffè e ricominciamo da capo. «I trucchi della Chiesa rinascimentale per rimuovere la vicenda storica della Papessa Giovanna»: così il sottotitolo (però non c’è in copertina) del libro di Ratto. Ma è anche interessante notare che la collana in cui esce «Le pagine strappate» è quella dei “saggi romanzati”. Infatti uno dei fili conduttori è la narrazione di un professore, appassionato di storia, a caccia di documenti scomparsi, in particolare di «un testo del Quattrocento sfuggito alla censura del Concilio di Trento». Quasi fossimo in un “giallo” – e l’etichetta neanche è troppo sbagliata – non dirò se l’investigatore Ratto troverà il testo originale, o i suoi brandelli, oppure abbastanza indizi per capire chi sono i “falsari” o invece…La papessa Giovanna dunque. Si tratta di «Giovanni VIII» sul trono, che fu di Pietro, quasi certamente dal 2 ottobre 855 al 6 novembre 857. Per cancellare lo scandalo di una donna papa si dovette, secoli dopo, rimuovere il suo nome, ri-numerare “i Giovanni”, correggere, censurare e distruggere un po’ di documenti storici. Con infinite bugie, furbizie (quando comincia un anno? Il 1 gennaio, come ora si usa, o il 25 marzo?) e complicazioni. Nel frattempo la Chiesa cambiava, in peggio. Il termine «rimozione» indica un gesto concreto ma, come ci ha insegnato Freud, è anche un meccanismo psichico, più o meno inconscio, per allontanare da sé desideri, memorie, pensieri considerati inaccettabili, scomodi, impuri. La vergogna di cui la Chiesa di Roma – maschiocentrica e misogina «in sæcula sæculorum» – si deve “mondare” è che una donna possa essere salita al “soglio” … ovviamente (?) senza che alcuno lo sapesse. Al punto che, per evitare il fattaccio si ripetesse, viene “inventata” la sedia «stercoraria»: la mezzaluna lì sotto servirebbe per capire se il neo eletto fosse maschio o femmina ovvero – così scrive Ratto – «per sondare la presenza dei genitali del futuro Pontefice». Sembra pazzesco ma è ben più folle che uno degli argomenti ufficialmente usati per negare l’esistenza della “papessa Giovanna” e ridurla a leggenda… è che la Chiesa non può essersi macchiata di un crimine così grave. Capite? Che la Chiesa di Roma abbia massacrato eretici e infedeli, bruciato streghe, messo libri all’Indice (non il «Mein Kampf» di Hitler però, sottolinea Pietro Ratto), promosso guerre e – per restare dalle parti del sesso – organizzato in Vaticano incesti e orge… è un insieme di fatti dolorosi ma storicamente inquadrabili, anche giustificabili; però una donna papa quella no, no, no perché sarebbe un’infamia, un’offesa a Dio. Il tempo passa anche in Vaticano ma se c’è un argomento che ancora indigna i cattointegralisti è “il ruolo” della donna nella Chiesa cattolica: non c’è ruolo e basta; a parte qualche chiacchiera consolatoria dei progressisti. Donne prete o vescovo figurarsi e dunque una papessa mai. Si può ragionare – e da serio storico Pietro Ratto lo fa – sulla verifica dei fatti, sulle interpretazioni, su chi ha falsificato cosa e quando… ma se il punto di partenza è che una papessa non può esserci stata allora come liquidare tutti gli aggiustamenti di date, i testi censurati e distrutti, le incongruenze nelle cronologie del papato?
Mi fermo. Se leggerete questo libro – e io vi consiglio di farlo – incontrerete, anche di scorcio, altre storie e protagonisti intriganti. In piena luce Bartolomeo Sacchi detto il Platina, Onofrio Panvinio, ma anche i quattro scalpellini «coronati» e più avanti la «Taxa Camerae», un genio come Pierluigi da Palestrina o lo scomodissimo Giovanni XX. Vien voglia di saperne di più. Leggendo un saggio romanzato mi concedo un dubbio: il misterioso «erudito» dei nostri giorni è due terzi di fantasia e uno di verità o viceversa?
Ultimissima considerazione, quasi un PS. Da appassionato di storia credo di capire i tormenti del Pietro Ratto professore («17 anni di precariato» come spiega nell’Introduzione). Quando mio figlio è arrivato alle scuole superiori ho rivisto molte favolette dei miei tempi. Non tutti i libri di testo – è ovvio – sono eguali ma a ragazze/i di oggi si propina ancora la favoletta che Annibale sconfisse i Romani perché… aveva gli elefanti.

Ratto ha sentito la necessità di «fare controstoria» (www.incontrostoria.it). Intanto io qui – con altre/i – ho costruito ogni giorno «le scor-date». E ci siamo incontrati.

Recensione segnalata dal sito http://www.incontrostoria.it/

"ANDARE PER...LE CATTEDRALI DI PUGLIA", LIBRO DI SERGIO VALZAINA A ROMA, 18 GIUGNO 2015



Vediamo nelle pietre delle opere architettoniche la traccia della nostra memoria collettiva e cerchiamo in essa un conforto e una sicurezza che il presente non è capace di fornirci. Dei settecento chilometri della Via Francigena del Sud, che da Roma porta a Brindisi, porto d’imbarco per i pellegrini che nel Medioevo si recavano in Terra Santa, circa la metà attraversano la Puglia. Un itinerario fra i più suggestivi, soprattutto se percorso a piedi. Si potranno incontrare, fra i molti esempi di romanico svevo, la Cattedrale di Ruvo, quella di Bitonto e la Basilica di San Nicola a Bari: testimonianze mirabili della forza di una religiosità essenziale.

Sergio Valzania, scrittore e saggista, autore radiofonico e televisivo, è vicedirettore di Radio Rai. Tra le sue opere ricordiamo: «U-Boot» (Mondadori, 2011), «La bolla d’oro» (Sellerio, 2012) e «La scintilla da Tripoli a Sarajevo. Come l’Italia provocò la prima guerra mondiale» (con F. Cardini, Mondadori, 2014).

giovedì 21 maggio 2015

RETEITALIATV - LA TV DEI TEMPLARI

Grazie al Priore Massimo Maria Civale dell'Ordine Jacques de Molay abbiamo l'opportunità di condividere trasmissioni culturali molto interessanti che hanno per protagonisti i Cavalieri Templari. In questo post troverete un elenco dei singoli eventi con il relativo link per poter assistere alla puntata comodamente dal vostro PC.

SPECIALE CRISTIANI CATTOLICI DELLA CHIESA MELCHITA IN SIRIA E MEDIO ORIENTE

Speciale Televisivo dedicato alla Chiesa Melchita , ospite rettore della Chiesa cattolica greco-melchita l'archimandrita padre Mtanios Haddad.

I TEMPLARI DI FAUGLIA - VIDEO DELL'EVENTO

I°Capito di Vestizione di Fauglia - Villa Conti, Cavalieri Templari Cristiani Jacques De Molay.

RADUNO ORDINI CAVALLERESCHI - RUTIGLIANO 17 MARZO 2015

Rutigliano, Bari sabato 17 marzo, raduno ordini cavallereschi: Corpi Sanitari Internazionali, Cavalieri Templari Cristiani, Ordine San Pietro e Paolo, Ordine San Giovanni di Gerusalemme, Confederazione Crociati di Assisi, Accademia Costantina, Ordine santo sepolcro, e tanti altri.

"SULLE TRACCE DEI TEMPLARI A NAPOLI" - LIBRO DI MIRIELLO LAURA

Sulle tracce dei templari a Napoli. Storia e storie di nobili, librai, preti, monache, chiese e palazzi

I rapporti tra Napoli e i Cavalieri del Tempio, non costituiscono eccezione rispetto a quanto concerne il mistico ordine: il maggiore ingrediente è il Mito. In più sono stati spesso sollevati dubbi su una reale interazione tra i due fattori. Questo volume non si limita a ricordare le vicende nel tempio, ma con documentati argomenti ne ricostruisce l'ambientazione napoletana. Laura Miriello, ricercatrice, storica e studiosa di discipline tradizionali, porta a conoscenza del lettore il risultato di sue scoperte finora inedite. Tracce distribuite nei monumenti cittadini, che nessuno in ottocento anni di storia sembrava aver mai visto. Ne risulta una mappatura insolita dei siti frequentati dai Cavalieri del Tempio a Napoli, ripercorribile attraverso quei segni tracciati tanto tempo fa, che ora - grazie a questo libro - sono pronti a far sentire la propria voce.

Titolo Sulle tracce dei templari a Napoli. Storia e storie di nobili, librai, preti, monache, chiese e palazzi
Autore Miriello Laura
Prezzo      € 25,00
Dati          2015, 224 p., brossura
Editore Stamperia del Valentino  (collana Sotto il cappello)

I GIARDINI DI CAMELOT - DALL'8 GIUGNO AL 3 LUGLIO A LANUVIO

Il Centro Estivo "I Giardini di Camelot" offre un programma ricco di attività: equitazione, attività ludico-didattiche come il tiro con l'arco, l'Arte della Spada medievale, giochi antichi da strada e da tavolo, costruzioni in legno e corda,  laboratori di arti antiche e molto altro. Dall'8 giugno al 3 luglio, "I Giardini di Camelot" sono l'occasione per far passare ai vostri figli un'estate magica, divertente e istruttiva in un ambiente naturale, ricco di stimoli sempre nuovi. Nel nostro centro estivo, dalla mattina al pomeriggio i ragazzi sono impegnati in tante diverse attività con lo staff altamente qualificato dell'Associazione Culturale Accademia Medioevo: un team di educatori, sociologi, esperti in arti creative e scienze motorie con grande esperienza nel campo. L'associazione, che ha come tema il Medioevo in tutte le sue forme,  ricrea un'atmosfera suggestiva in cui i ragazzi possono non solo divertirsi, ma anche acquisire tecniche e conoscenze tramite la disciplina dell' "archeologia sperimentale": un modo stimolante per conoscere le arti, i materiali, le tecniche e i saperi del periodo medievale tramite la sperimentazione diretta. Il centro estivo si svolge presso il Centro Sperimentale EOS, nella verdeggiante campagna fra Genzano e Lanuvio, in un ettaro di terreno completamente dedicato alle attività, con aree all'aperto e al chiuso: la scuola di equitazione a "Campo vento", l'hortus di erbe officinali, l'area laboratori "la Fucina delle idee", un vasto uliveto, l'area relax e socializzazione "Spazio agorà", la fresca e accogliente "Casa luna".

Presso il Centro Sperimentale EOS - Via delle Selve 26 - 00040 , Lanuvio (RM)
Tel: 338 47 87 362 
Tel: 347 13 64 049
Orario inizio: 08:30 
Orario fine: 16:30

sabato 16 maggio 2015

TEMPLAR DAY 27/28 GIUGNO 2015

Il prossimo 27 e 28 giugno 2015 si svolgerà il VIi Templar Day, che quest'anno coincide con la consacrazione della prima Cappella al 23 0 Maestro Jacques de Molay, Martire della fede, l'O.S.M.T.J. che promuove l'iniziativa sarà onorata di condividere con te la gioia di queste due giornate, ti aspettiamo con una delegazione dei tuoi Fratelli per condividere i valori sopiti e porre le basi di una nuova era di unità delle varie realtà Cavalleresche, nel rispetto delle individualità Nazionali e locali. Vi aspettiamo per dare seguito ad un nuovo vedere, dove i nostri valori possano essere di guida e indirizzamento alla società multirazziale e internazionale espressa da un'inarrestabile globalizzazione. Saranno presenti al Templar Day una significativa rappresentanza di Dignitari, italiani e stranieri, in rappresentanza dei vari Ordini Cavallereschi nazionali e Internazionali, tutti affratellati in un unico, commosso, abbraccio nel comune ricordo del sacrificio dei Maestri e dei Fratelli che ci hanno preceduto, ma che crediamo, oggi, presenti con noi nella duplice battaglia. Siamo certi di incontrarti i prossimi 27 e 28 giugno a Pescocostanzo (AQ) in Italia, presso il Sacrario Mauriziano dove ci riuniremo presso il cenotafio dedicato ai Maestri che con Jacques de Molay sono i martiri del nostro Ordine, per l'occasione arricchiremo il Sacrario di un nuovo monumento dedicato a Jacques de Molay (deposizione del manto prima del rogo).



Di seguito, il programma di massima.

Ti prego di confermare la tua partecipazione, inviando una e-mail: k.napp@libero.it, o chiamando al cellulare: 3475680067 entro il prossimo 10 giugno 2014.

WEB-SITE:

Escursione antropologico-templare di Antonio Tortora Sator al Sacrario Mauriziano di Pescocostanzo.

Potrai effettuare la prenotazione alberghiera direttamente presso l'hotel selezionato, CON UNA TARIFFA SPECIALE PER IL TEMPLAR DAY,( prima possibile, le camere sono ad esaurimento) come indicato nella documentazione allegata.

PROGRAMMA TEMPLAR DAY 27 E 28 GIUGNO 2015

Sabato 27 giugno

12,00 Arrivo delegazioni Cavalieri;
12,30 Registrazioni Cavalieri presso Cipriani Park Hotel;
15,30 Iscrizioni per la conferenza con precisazioni del tema;
16,30 Conferenza;
19,00 Termine conferenza;
19,15 Consacrazione della prima Cappella a Jacques de Molay, martire della fede;
20,30 Agape nel salone Nervi del Cipriani Park Hotel;
22,10 Brindisi augurale;
22,15 Conclusione AGAPE;
22,30 Concentrazione nella Cappella di Jacques de Molay;
22,40 Messaggio beneaugurale del Cappellano dell’Ordine
23,00 Cerimonia della luce con la chiamata dei primi nove Cavalieri Templari;
23,30 Chiusura dei lavori e liberi di andare a vedere le stelle sul Sacrario:

Domenica 28 giugno

10,00 Concentrazione dei Cavalieri e ospiti al Sacrario;
10,30 Deposito Ghirlanda commemorativa al cenotafio Templare;
11,00 Discorso di benvenuto a Cavalieri ed Ospiti;
11,30 Inaugurazione di un terzo monumento templare nel Sacrario;
12,30 Santa messa per i caduti di ogni tempo e luogo;
13,20 Consegna Diplomi ed attestati di partecipazione
13,30 Cupola di acciaio al cenotafio di Jaques de Molay;
14,00 Agape nel salone Nervi del Cipriani Park Hotel;
15,30 Brindisi di chiusura Lavori;
15,45 Consegna delle medaglie commemorative ai prenotati;
16, 30 Riunione dei Priori o responsabili delle delegazioni per la firma dei trattati di Fratellanza e collaborazione.

ALLOGGIO CIPRIANI PARK HOTEL - TARIFFE

Cipriani Park Hotel 

Via Gabriele D'Annunzio, 159 - 67036 Rivisondoli (Aq) - Tel. 0864.641105 ; Fax 0864.642132
Direttore VITTORIO DEL SANGRO

Arrivo il 26 Giugno e partenza il 28 Giugno 2015 :

Pensione Completa 55,00 € al gg a persona -1/4 di vino e 1/2 acqua minerale a pax ;
Mezza Pensione 50,00 € al gg a persona -1/4 di vino e 1/2 acqua minerale a pax ;
Doppia Uso Singolo + 30% al gg;

Arrivo il 27 Giugno e partenza il 29 Giugno 2015 :

(Pensione Completa 55,00 € al gg a persona -1/4 di vino e 1/2 acqua minerale a pax ;
Mezza Pensione 50,00 € al gg a persona -1/4 di vino e 1/2 acqua minerale a pax ;
Doppia Uso Singolo + 30% al gg;

Arrivo il 27 Giugno e partenza il 28 Giugno 2015 :

(Pensione Completa 60,00 € al gg a persona -1/4 di vino e 1/2 acqua minerale a pax ;
Mezza Pensione 55,00 € al gg a persona -1/4 di vino e 1/2 acqua minerale a pax;
Doppia Uso Singolo + 30% al gg;

Per quanto riguarda gli sconti su terzo e quarto letto aggiunti sono i seguenti:

Bambini fino ai 5 anni -30%
Bambini dai 6 agli 11 anni -20%;
Bambini dai 12 anni in su -10%.
Culla per bambini da 0 a 2 anni: Euro 18.00 al giorno + eventuali consumazioni al ristorante.
Bambini da 0 a 2 anni senza culla: Euro 10.00 al giorno + eventuali consumazioni al ristorante

Pranzo Sociale del 28 Giugno :

Euro 25,00 (Buffet, due primi a scelta, due secondi a scelta, dolce, caffè 1/4 di vino e 1/2 acqua minerale a pax



venerdì 15 maggio 2015

PRESENTAZIONE "FORSE NON TUTTI SANNO CHE A ROMA..." DI ILARIA BELTRAME PRESSO L'ENOTECA LETTERARIA DI VIALE DELLE QUATTRO FONTANE


Venerdì 29 maggio, dalle ore 18.00, presso l'Enoteca Letteraria, via delle IV Fontane 130, Roma, si terrà la presentazione letteraria "Forse non tutti sanno che a Roma...?", ospite della serata la scrittrice Ilaria Beltramme che presenta il suo saggio "Forse non tutti sanno che a Roma...?". Curiosità e aneddoti sull'Urbe, attraverso percorsi suggestivi da scoprire seguendo questa guida unica nel suo genere. Moderatore della serata la Dr.ssa Francesca Corsi. Il dopo presentazione sarà caratterizzato dal consueto Aperitivo con l'Autore, a partire dalle ore 19.00.

Il costo della aperitivo sarà di € 15

Info & Prenotazioni al numero +39 06 45435015 o al contatto e-mail info@enolibreria.it

Forse non tutti sanno che a Roma... è pubblicato da Newton Compton Editori.

Ilaria Beltramme è nata a Roma. Appassionata della storia della sua città e di storia dell’arte è anche traduttrice di fumetti e romanzi. Con la Newton Compton Editori ha pubblicato "101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita", "101 perché sulla storia di Roma che non puoi non sapere", "Forse non tutti sanno che a Roma..." e i romanzi "La società segreta degli eretici" e "Il papa guerriero". Tablinum Cultural Management è nato dalla libera iniziativa di un gruppo di giovani storici dell’arte e letterati, operanti in tutta la penisola italiana. Tablinum fonda la propria missione nel proporre al pubblico italiano variegati stimoli provenienti dalle diverse branche del mondo culturale e nell’esportare il valore della cultura italiana presso il pubblico straniero. La sede principale dello studio si trova a Bellagio, sul Lago di Como. La Dr.ssa Corsi opera per conto dello studio in quel di Roma.

Tel. 3392181456


giovedì 14 maggio 2015

MOSTRA "STRUMENTI DI TORTURA TRA MEDIOEVO ED INQUISIZIONE" DAL 15 MAGGIO AL 6 GIUGNO

La Rocca Viscontea di Castell’Arquato, splendido esempio di architettura medioevale, eretta per volontà di Luchino Visconti tra il 1342 e il 1349, patrimonio degli Sforza ed infine dei Farnese Duchi di Parma e Piacenza, ospiterà un nuovo allestimento coi principali strumenti di tortura utilizzati tra il Medioevo e il periodo della Santa Inquisizione per far confessare una persona sospettata di delitti, stregoneria o congiure. Se c’è qualcosa che nella storia non è mai mancato, sono i casi di tortura corporale, i cui racconti mettono alla prova anche gli stomaci più resistenti: chiodi, pali, carrucole, ruote e tanti altri strumenti, all’apparenza semplici ed innocui, sono stati utilizzati in modo macabro per far del male in maniera atroce. Tra questi spiccano gli strumenti creati dalla Santa Inquisizione per strappare confessioni durante i processi sommari che resero quest’istituzione tristemente nota: la “Vergine di Norimberga” e ancora la “Gogna”, la “Ghigliottina” tra i più famosi, affiancati da numerosi e inquietanti macchinari come le “sedie inquisitorie”, i “cerchi schiacciatesta”, il “crocefisso/pugnale” e tanti altri. Macchinari più o meno noti, ma incredibilmente sofisticati che dimostrano quanto la fantasia umana ed il suo raffinato ingegno non abbia conosciuto limiti nella ricerca di sistemi atti ad infliggere le più atroci e crudeli torture. Gli strumenti di tortura sono stati realizzati dall’Associazione L’inquisizione, prendendo spunto da antiche iconografie dell’epoca; tutti i pezzi in mostra sono corredati da didascalie ed immagini. L’allestimento espositivo  “Strumenti di tortura tra Medioevo e Inquisizione” è stato realizzato da Antea. Progetti e Servizi per la Cultura e il Turismo scrl in collaborazione con il Comune di Castell’Arquato e l’Associazione L’inquisizione e sarà visibile dal 16 maggio 2015 al 6 gennaio 2016, negli stessi orari di apertura della Rocca.

Inaugurazione: venerdì 15 maggio alle ore 18.30

Info e prenotazioni: IAT Castell’Arquato                                                                                      
Tel: 0523803215
mail: iatcastellarquato@gmail.com


martedì 12 maggio 2015

CONTRAPPOSIZIONE TRA PAPA E IMPERATORI: LE TEORIE DEI SOLI


Quella della Teoria dei due soli è una teoria politica medievale che conferiva pari dignità all'autorità imperiale e a quella papale in contrapposizione alla Teoria del Sole e della Luna sostenendo che il papa e l'imperatore erano autorevoli in ambiti diversi, il papa a livello spirituale e l'imperatore a livello politico. Conseguentemente cade la pretesa del papa di essere l'unico tramite attraverso il quale Dio conferiva al sovrano il potere su uno stato dato che l'autorità dei sovrani è legittima per se stessa. Come è facile immaginare, la teoria ha trovato grande successo in ambienti antipapali e ghibellini tanto che Dante la spiega egregiamente sia nel De Monarchia (III libro) sia nella Divina Commedia:

« 'l pastor che procede,
rugumar può, ma non ha l'unghie fesse »
(Dante, Divina Commedia, Purgatorio, Canto XVI)

Il pastore che procede (il papa) può ruminare (quindi, interpretare la Sacre Scritture) ma non ha le unghie separate (il che sta a significare che non ha una mano adatta a governare). La teoria nasce per avere uno stato non assoggettato alle ingerenze della Chiesa e fu la base per tutte quelle monarchie nazionali in cui i sovrani si sarebbero sentiti indipendenti dal dettame papale. Ed è curioso come un uomo del Medioevo, come Dante decide proprio di staccarsi così pesantemente dalla visione Medievale del Sole e della Luna.


La Teoria del Sole e della luna vedeva il papa come la fonte del potere di tutti i regnanti e, insieme alla Donazione di Costantino, era un caposaldo delle teorie teocratiche dei papi. Secondo i "due soli" il papa e l'imperatore del Sacro Romano Impero sarebbero stati equivalenti al Sole e la Luna pertanto il Sole, che emette luce propria e rappresenta il Vicario di Cristo, illumina la Luna, quindi, l'imperatore. La Chiesa, ritenuta l'unico tramite tra Cielo e umanità, sarebbe stata l'unica fonte legittima del potere e la più grande autorità del mondo. Il SRI sarebbe stato affidato dal pontefice all'imperatore con la possibilità, addirittura, di riappropriarsene. Il massimo sostenitore della teoria è Innocenzo III che consentì alla Chiesa di arrivare all'acme del suo potere temporale. 

VUOI COLLABORARE CON MEDIOEVOCAST?


Come sapete, MedioevoCast è il Podcasting di Sguardo Sul Medioevo. L'uscita non è cadenzata rigorosamente visti i mille impegni di tutti i giorni, ma giornalmente i principali collaboratori del blog mi sostengono e mi propongono sempre nuove idee. A questo punto vi invito a TUTTI di collaborare con il progetto podcasting...come? Semplice...compila i campi qui sotto selezionando l'argomento di tuo interesse...e poi? Poi verrai ricontattato e stabiliamo insieme i tempi e le modalità del podcast.
Puoi anche inserire direttamente un file audio della durata di massimo 10 minuti direttamente nel form. Esso verrà archiviato ed utilizzato per le puntate a mano a mano che usciranno in modo di creare un archivio audio di qualità. Gli argomenti? Quelli che volete.


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domenica 10 maggio 2015

CONVENTION "I TEMPLARI DI IERI E DI OGGI" - SABATO 20 GIUGNO 2015

 
 
Si terrà Sabato 20 Giugno presso l'Eremo dei Camaldoli la Convention dei Cavalieri Templari "I Templari di Napoli di Ieri e di Oggi" Anche a Napoli c’erano e ci sono i templari. A ricostruirne i passi l’ultimo libro di Laura Miriello, storica, ricercatrice e studiosa di discipline tradizionali che attraverso uno studio sulle fonti e sui simboli lasciati in numerose antiche strutture della città ha potuto ricostruire nel suo “Le tracce dei templari a Napoli” le misteriose presenze dell’antico ordine.
 L’evidente presenza nei secoli e in alcuni luoghi della città di Partenope e quasi trascurati in ottocento anni di storia. Il risultato è una mappatura insolita dei luoghi frequentati dai Cavalieri del Tempio ricostruita proprio sulla base dei simboli rinvenuti. Alcune croci presenti nelle sale interne del Castel Nuovo sono state messe in relazione con quelle presenti nelle celle dei castelli francesi di Domme e Chinon dove era attestata la presenza dell’ordine e prova che la tradizione dell'ordine ha continuato a vivere nelle commende degli ordini aragonesi dal 1330 al 1453. Alcune chiese come Sant’Eligio e San Giovanni a mare o la Chiesa dell’Incoronata dimostrano come l’area portuale fosse interessata dalla presenza dei templari. La prima milizia di Cristo era stata istituita da Alfonso I d’Aragona a Monreal nel 1128 sulla base della milizia dell’ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nel 1131 il monarca aragonese dettò il testamento a favore degli Ordini del Santo Sepolcro, dei Templari e degli Ospitalieri permettendo a loro il dominio su tutte le terre del regno e sugli uomini. Nel 1456 un re aragonese regna ancora su Napoli e proprio da lui provengono le croci rinforzate del Castel Nuovo.  Nella zona della Chiesa di Spina Corona conosciuta come l’Incoronata a via Medina vi era nel medioevo uno dei luoghi mistici dell’ordine che venerava le sante spine, rappresentazione del cammino spirituale verso la Gerusalemme celeste. Un luogo molto vissuto dove, sul portale della chiesa, la regina Giovanna I aveva fatto apporre una reliquia della corona di Cristo donatale dal cugino re di Francia.  Alla Convention , organizzata dalla Confraternita dell'Ordine dei Cavalieri Templari Cristiani Jacques De Molay, oltre all'autrice del libro Laura Miriello, interverranno per confrontarsi personalità e dignitari di ordini Cavallereschi.
Per info: cavaliericristiani@libero.it - 334.5383209

venerdì 8 maggio 2015

IL PAPA, L'IMPERATORE E IL NORMANNO - ARTICOLO DI ANDREA CONTORNI ROCCHI

Il Papa

Questa storia ebbe inizio nel lontano 1073, data in cui il benedettino Ildebrando di Sovana prese possesso del trono pontificio col nome di Gregorio VII. Di origini modeste, fu avviato fin da giovane agli studi ecclesiastici in quel di Roma, venendo in contatto con Giovanni Graziano (il futuro papa Gregorio VI) che, secondo alcune fonti, potrebbe essere stato uno dei suoi maestri. Stimato dalla curia, fu mandato come legato pontificio in Francia e condusse con la corte imperiale tedesca i negoziati per la successione di Papa Leone IX (1049-54), di cui fu un grande estimatore sull'onda riformatrice promossa dallo stesso Pontefice. Ildebrando divenne Papa per acclamazione popolare in seguito alla morte del suo predecessore Alessandro II. Determinato e coriaceo, si adoperò fin da subito per consolidare l'autorità del papato sulla Chiesa e di conseguenza sullo Stato. La riforma gregoriana viene considerata da molti storici uno dei punti cruciali dell'epoca Medievale. Gregorio VII si occupò in primis della spinosa questione che riguardava le investiture episcopali. A chi apparteneva il diritto di concedere il titolo di vescovo ad un appartenente alla società ecclesiastica? In linea di principio chiunque potrebbe affermare che essendo il Papa la massima autorità spirituale della Chiesa, tale compito spettasse unicamente a lui. Gli imperatori di Germania (e ancor prima Carlo Magno) non la pensavano così. L'imperatore si riteneva tale per intercessione divina (veniva incoronato dal Papa a Roma), dunque secondo la sua ottica poteva mettere bocca nelle nomine ecclesiastiche a suo piacimento. A questa linea teorica ne seguiva una pratica ben più importante. Affidare un feudo o una fortezza ai nobili laici comportava sempre il rischio di covare delle serpi in seno. Questi signorotti miravano ad una crescente indipendenza, creando nel tempo dei piccoli regni "de facto" all'interno dei domini imperiali. Per quanto fedeli sulla carta, spadroneggiavano nelle terre loro assegnate come monarchi, arruolando milizie, chiedendo tasse supplementari alla popolazione e soprattutto garantendosi la successione. Alla morte del feudatario locale, quanto gli era stato assegnato doveva tornare in mano al sovrano. In molti casi (alcuni persino avallati dall'imperatore per garantirsi alleati) invece, il "morituro" trasmetteva i benefici ricevuti al figlio maschio primogenito per buona pace di tutti. Il vescovo al contrario poteva essere un ottimo amministratore, fedele e capace, senza possibilità di avere una prole legittima. L'imperatore Ottone I di Sassonia, che governò come tale dal 962 al 973, per evitare la frammentazione del suo regno, si basò su queste figure religiose, conferendogli sempre più poteri civili ed amministrativi. La carica di vescovo divenne nel tempo frutto di compravendite tra laici e di assegnazioni pilotate. Uomini fedeli all'imperatore potevano aspirare ad un potentato feudale, versando cospicue cifre al sovrano in cambio dell'investitura vescovile. Papa Gregorio VII non poteva tollerare questa pratica contraria a tutti i principi della Fede alla quale aveva votato la sua esistenza. Secondo la sua opinione, per nulla opinabile, un laico non poteva disporre riguardo le nomine ecclesiastiche, principio già dibattuto durante un Concilio Lateranense indetto da Papa Niccolò II nel 1059. Nel 1075 Gregorio ribadì nelle ventisette proposizioni del "Dictatus papae" tutte le prerogative o poteri del pontefice romano. Interessanti sono il terzo "verdetto" che recita "Quod ille solus possit deponere espiscopus vel reconciliare" ovvero "Che Egli (il Pontefice) solo può deporre o ripristinare i vescovi" e soprattutto il dodicesimo "Quod illi liceat imperatores deponere" che tradotto in italiano significa "Che a Egli è permesso deporre gli imperatori". In pratica, se l'imperatore lo è per volontà divina e se il Papa è la massima autorità spirituale di intercessione con Dio, ecco che al Pontefice è concessa, per volere divino, la facoltà di deporre per scomunica qualunque imperatore non sia degno di essere considerato tale. Gregorio VII si era così infilato in un vespaio tale da provocare un conflitto oltremodo sanguinoso e la distruzione della città, eletta da sempre a baluardo della Cristianità, ovvero Roma.

 L'Imperatore
  

Enrico IV, re di Germania e d'Italia dal 1056, imperatore del Sacro Romano Impero dal 1084 al 1105, fu il terzo sovrano della dinastia Salica, primogenito di Enrico III e di Agnese di Poitou. Alla morte del padre aveva sei anni. La madre resse le sorti del regno, tra congiure e colpi di stato, fino alla sua maggiore età nel 1065. La necessità di ricompattare un regno diviso da tanti piccoli conflitti locali e la volontà di affermare la propria autorità spinsero Enrico IV a intromettersi pesantemente nella nomina del nuovo vescovo della diocesi di Milano. Era il 1072 e Ildebrando di Sovana non accettò tale ingerenza. Un anno dopo, divenuto Papa, scaturì il problema delle investiture di cui abbiamo parlato poco sopra, e con esso crebbe il desiderio di riscossa del nuovo Pontefice. Il 1076, all'indomani del "Dictatus papae", fu l'anno giusto per una scomunica. La vittima designata fu proprio il nostro Enrico IV. Tra i due intercorse una bizzarra corrispondenza con reciproche accuse.
Attenzione però. Il Re dei romani non era affatto uno sprovveduto. Con la scomunica aveva perso l'appoggio di nobili e vescovi tedeschi fedeli al Papa, ma soprattutto del suo popolo. Non si perse d'animo. E' del mese di gennaio 1077 la famosa "umiliazione diCanossa" quando Enrico, scalzo e vestito di un umile saio, nel bel mezzo di una bufera di neve, rimase per tre giorni e tre notti in ginocchio dinanzi al portone del maniero di Matilde di Canossa, chiedendo il perdono del Papa e la revoca della scomunica. Gregorio VII a malincuore gliela concesse. Un Papa non poteva rimanere impassibile dinanzi al ritorno del "figliol prodigo". Il mancato perdono sarebbe stato giudicato come un atto non idoneo al massimo rappresentate della Chiesa di Roma. Enrico IV se ne tornò in Germania, accolto con giubilo dalle masse. Rimaneva da risolvere il conflitto interno con l'aristocrazia germanica. Nel marzo del 1077 un tale Rodolfo di Rheinfelden, duca di Svevia, cognato del sovrano e soprattutto suo ex alleato, fu nominato re di Germania e re dei Romani dai nobili ribelli. Era un condottiero di valore e nei primi scontri ebbe vita facile contro le truppe di Enrico IV. 
Cosa stava combinando nel frattempo Gregorio VII? All'inizio mantenne una posizione di neutralità nella "guerra civile" tedesca. Nel marzo del 1080, saputo delle vittorie del Rodolfo, decise di appoggiarlo quale legittimo sovrano di Germania e d'Italia ai danni di Enrico. Questi veniva di nuovo scomunicato con l'aggravante della deposizione. In pratica il Papa lo spogliava del suo potere, sciogliendo popolo e vassalli da ogni obbligo di fedeltà. La destituzione del sovrano fu avvertita da molti come un atto di prepotenza da parte del Pontefice. La posizione di Enrico IV ne uscì persino rinforzata. Nel giugno del 1080, a Bressanone, un concilio di vescovi fedeli alla corona sanciva la decadenza del Papa dal soglio pontificio. L'arcivescovo di Ravenna, Guiberto, nemico giurato di Gregorio VII, diveniva l'antipapa Clemente III. In ottobre il duca di Svezia usciva di scena. Guidando in prima linea i suoi uomini nella battaglia di Hohenmölsen fu colpito da un fendente in pieno petto. Riportato al campo gli fu amputata la mano destra per le tante e gravi ferite riportate. Morì in sofferenza subito dopo. Con la sua dipartita, la ribellione dei nobili terminò. Enrico IV era libero di occuparsi della "questione romana".

Il Normanno


Le truppe di Matilde di Canossa furono le prime a scendere in campo in difesa del Papa deposto. Andarono incontro ad una sonora sconfitta per mano delle milizie filo-imperiali di Clemente III a Volta Mantovana sul finire di giugno 1080. Alla disperata ricerca di alleati, Gregorio stese il suo sguardo al sud, al regno di Roberto il Guiscardo. Era un normanno. I Normanni, il cui appellativo deriva da “ Northmen” o “Norsemen” ovvero "uomini del Nord", provenivano tutti dalla Scandinavia, seppure parliamo di diverse popolazioni di origine germanica stanziate nelle odierne terre di Danimarca, Svezia e Norvegia. Dal secolo VIII in poi, i Normanni, conosciuti come Vichinghi ("uomini delle baie") cominciarono a muoversi per l'Europa. Le loro spedizioni toccarono le coste di mezzo mondo conosciuto, dall'Inghilterra alla Francia, dalla Spagna all'Italia. Nel 911 Carlo il Semplice, re di Francia, concesse ai normanni guidati da Rollone, un principe di origine norvegese, di stanziarsi nella Bassa Lorena. Nacque il ducato di Normandia. Intorno all'anno 1000, cavalieri normanni agivano da mercenari nel Sud della penisola italica. Tra questi gli Altavilla (provenienti appunto dalla Normandia), che al servizio dei signorotti Longobardi si adoperavano contro le scorrerie saracene e contrastavano i Bizantini, la cui presenza nel Meridione era ancora forte. Roberto il Guiscardo (dal normanno Wiscard composto dalle radici “viska” ovvero scaltro e “hard”, forte) giunse in Italia nel 1047. I suoi fratellastri, tra cui il noto Guglielmo Braccio di Ferro, si erano conquistati un bel feudo in Puglia. Un altro normanno di spessore, Rainulfo Drengot aveva fondato nel 1022 con i suoi quattro fratelli la città di Aversa in Campania divenendone conte. Roberto era un guerrafondaio, simbiosi perfetta di astuzia e forza bruta. 
In trent'anni di guerre (fino al 1078) riuscì ad accaparrarsi tutto il Meridione, Sicilia compresa, strappando territori e roccaforti a Longobardi, Papato, Saraceni e Bizantini. La sua ascesa inarrestabile lo rese in breve la figura di spicco tra i normanni "italici". Al suo attivo poteva vantare anche la cattura di Papa Leone IX che nel 1053/54 lo nominò vassallo della Chiesa di Roma e protettore della stessa. Il suo talento diplomatico gli permise di sposare la ricca e potente principessa longobarda Sichelgaita di Salerno e di ottenere per gli Altavilla l'attribuzione dei titoli nobiliari e il riconoscimento delle conquiste territoriali effettuate fino ad allora nelle Puglie e in Calabria. Nel 1059, il Pontefice Niccolò II sanciva nel Concilio di Melfi, l'alleanza della nascente potenza normanna con il Papato. Ovvio che nel 1081 Gregorio VII pretendesse una mano dal Guiscardo contro le intemperanze del tedesco Enrico, seppur i rapporti tra i due non fossero per nulla idilliaci con tanto di scomunica pendente sul capo del normanno. Roberto però non intendeva dare seguito alle richieste del Pontefice. Anzi, da un lato promise ad Enrico IV di appoggiare la sua causa con truppe e rifornimenti, dall'altro si limitò a spedire nell'Urbe un bel pacchetto di denari. Poi al momento di scegliere per quale parte combattere, si imbarcò con tutti i suoi uomini, circa 16.000, destinazione Oriente. Il suo intento? Conquistare Bisanzio. Anna Comnena, vissuta tra il 1083 e il 1153, figlia di Alessio I imperatore di Bisanzio, fu principessa e storica. Ella descrive il Guiscardo come un uomo molto alto, muscoloso e dai capelli biondi. Furbo come una volpe, coraggioso, di natura indomabile. Insomma il classico "bello e maledetto” e inaffidabile.

Roma conquistata, il tragico epilogo

Premetto le battaglie di Roma tra il 1081 e il 1084 andrebbero trattate più approfonditamente per evitare di trasformare questo articolo in una sorta di poema omerico. Mi limito in questa sede a riassumere in breve quanto successo. Enrico IV calò in Italia e nel maggio 1081 era dinanzi alle mura di Roma. Incontrò una strenua resistenza da parte dei romani fedeli a Papa Gregorio e in seguito alla notizia di nuove ribellioni nella sua Germania, decise di ritirarsi in buon ordine. Quasi un anno dopo, nel marzo del 1082, organizzò un nuovo viaggio in Italia con conseguente assalto delle mura dell'Urbe. Andò male. Appena iniziata l'estate, temendo che il suo esercito rimanesse vittima di qualche febbre endemica, si trasferì nella Pianura Padana. Nel frattempo il Guiscardo, che imperversava in Grecia, era costretto a tornarsene nelle Puglie, richiamato da una rivolta lì scoppiata. Rinunciava in tal modo a guidare personalmente le sue truppe nella "presunta" conquista di Bisanzio. Fu uno dei suoi più grandi crucci. Dal momento che senza guerre non poteva stare, debellati i ribelli, decise di aiutare in concreto il Papa di cui era, sulla carta, un fedele servitore. A ottobre del 1082, Enrico riprese l'offensiva contro Gregorio VII. Dopo una meticolosa devastazione delle campagne intorno alla città, nel giugno del 1083 gli imperiali penetrarono le difese e conquistarono Roma. Il Papa si chiuse in Castel Sant'Angelo. Si giunse ad un accordo di massima. Enrico agognava di essere incoronato imperatore dal Papa, Gregorio di ottenere quanto riteneva legittimo secondo il suo "Dictatus papae". I romani dal canto loro promisero appoggio ad entrambi. Una tregua così incerta non poteva durare in eterno. Nel 1084 la svolta. Mentre in città si combatteva per le vie, le truppe germaniche continuavano a depredare le campagne. La carestia aveva minato la fiducia dei capitolini che decisero di cessare le ostilità, abbandonare il Papa e consegnare la città ad Enrico IV. Il 31 marzo 1084 in San Pietro, egli veniva incoronato imperatore dall'antipapa Clemente III. Gregorio resisteva in Castel Sant'Angelo. A maggio Roberto il Guiscardo allestì un esercito di oltre 36.000 uomini, tra normanni e saraceni e si mise in marcia per Roma. Vi giunse a fine mese. Enrico IV se l'era data a gambe constatata l'impossibilità di difendere una città ancora preda di una feroce guerriglia urbana. La data del 18 maggio passò alla storia come quella dello "scempio normanno". Roma venne saccheggiata, gli uomini uccisi, le donne stuprate, le chiese spogliate degli arredi. Infine fu appiccato un incendio di proporzioni immani tali che le macerie alzarono il livello del Celio. Gregorio VII se ne andò col Guiscardo a Salerno. Morì il 25 maggio del 1085 in odio ai romani e prigioniero della gabbia dorata impostagli dal normanno. Il Guiscardo passò a miglior vita il 17 luglio del 1085. Era tornato in Oriente e durante l'assedio di Cefalonia accusò un malore che si tramutò in una violenta e mortale febbre. Enrico IV abdicò nel 1105 a favore del figlio Enrico V, dopo anni di guerre intestine con la prole di primo matrimonio. Morì nel 1106.

Articolo di Andrea Rocchi Contorni del portale Talento Nella Storia. Tutti i diritti riservati

Bibliografia:

- Atlante Storico Zanichelli
- Gli assedi di Roma - Andrea Frediani - Newton Compton Editori
- Il mondo segreto del Medioevo - John M. Thompson - National Geographic
- La Grande Storia - L'Europa Medievale - Rba e National Geographic
- Storia medievale – Massimo Montanari - Laterza


martedì 5 maggio 2015

NEL PRIORATO DELLA TOSCANA DEI TEMPLARI CRISTIANI JACQUES DE MOLAY, PRESENTATO UNO DEI SEGRETI DEL SANTO GRAAL

A Fauglia, in un ambiente particolarmente prestigioso di Villa Conti, sabato 2 maggio,  in occasione della erezione del Priorato della Toscana della Confraternita Internazionale dell’Ordine dei Cavalieri Templari Cristiani, si è tenuto  un Convegno sui Templari, avente come tema “I Templari ieri ed oggi”. Grazie alla efficiente organizzazione del Gran Priore Fr. Massimo Maria Civale di San Bernardo, notevole è stata la presenza del pubblico e soprattutto dei cavalieri templari, giunti da ogni parte d’Italia e d'Europa, in rappresentanza delle loro singole Confraternite e/o Associazioni, Ordini  che ancora oggi si ispirano ai valori del glorioso Ordine cavalleresco dei Templari. Ogni rappresentante ha portato il saluto della propria Confraternita, fornendo  con la propria esperienza anche un valido contributo al Convegno, tra di loro  Fr. Diego Beltrutti Gran Maestro del Venerabilis Ordo Sancti, Sepulchri, Ordine dei Cavalieri Bianchi di Seborga,  fr. Cav. Ufficiale e storico dei Templari Italiani  Precettore O.S.M.T.H. Souza Fontes (adesso gruppo indipendente) Fr. Amerigo De Cesari, fr. Roberto Picchiani, fr. Stefano Mendori, il Cappellano  Don Donatello, il Gran Maestro dei Novizi Fr. Roberto Gianfelici, il Gran Maestro D'Armi Fr. Gennaro Piccolo, il Priore della Campania e  Magna Grecia Fr. Gen. Angelo Schiano di Zenise, il Priore della Valle D'Aosta Fr. Luigi Bassignana, il Commendatore di Roma Fr. Enrico Catalano, la Gran Dama Lidia Varriale, la Gran Dama Giovanna Argenio il Priore della Svizzera Alessandro Comini, il Priore del Albania  AleKsander  Gjurbavija   e tanti altri  Relatore ufficiale del Convegno è stato il Prof. Luigi Battistini che ha svolto una approfondita relazione sulla nascita della  Crociata e dell’Ordine del Tempio. 
In tutti gli interventi è emerso il forte desiderio che l’Ordine dei Templari torni ad essere corpo vivo di Santa Romana Chiesa e di tornare a servire il Soglio Pontificio. Nel pomeriggio, dopo la celebrazione della Santa Messa ad opera del Cappellano della Confraternita, Don Donatello, sotto il meraviglioso affresco  raffigurante la Madonna dei Templari del grande maestro Ernaldo Venanzi, in un clima di forte spiritualità, il Gran Priore Massimo Maria Civale insieme al Capitolo sono stati  nominati   10 nuovi cavalieri   e 3  dame della Confraternita templare: (Nevio Coglianese, Giorgio Buonfiglio, Michele Donato  D'Onofrio, Aleksander Gjurbavija, Ernando Venanzi, Riccardo Balduzzi, Marco Salvatore Nucera, Carmelo Nicoletti, Gabriel Goglianese , Doris Sigg., Paula Goglianese, Teresa Mauriello, Nella circostanza, i novelli cavalieri e le nuove dame templari hanno manifestato una grande gioia per la nomina ricevuta, dalla quale  scaturiva un palpabile  senso di fratellanza e di testimonianza dei valori templari, percepiti da tutti i presenti alla cerimonia , la manifestazione si e conclusa con la consegna da parte del Priore della Campania il Gen. Angelo Schiano Di Zenise  di circa duecento abiti destinati ai bimbi  poveri di alcune Casa Famiglia della provincia di Pisa.

Relazione di Luigi Battistini su alcuni dipinti associati al Graal

Nella storia dell’arte assumono una certa importanza  alcuni dipinti del seicento non solo per la loro bellezza e per l’autorevolezza dei Maestri che li hanno dipinti, ma anche e soprattutto per il loro enigmatico contenuto, da alcuni studiosi ritenuto collegabile al Sacro Graal, poiché in essi appare l’iscrizione Et in Arcadia ego.

  • Il primo dipinto è del Guercino e rappresenta due pastori che  fissano un teschio posto su una maceria recante l'iscrizione del suddetto motto. Il dipinto é stato realizzato fra il 1618 ed il 1622 ed è ora presente a Roma nella Galleria Nazionale d'Arte Antica. 
  • Vi sono poi altri dipinti di Nicolas Poussin che evidenziano dei pastori ideali dell'antichità classica, raggruppati attorno ad una tomba austera. La prima versione è del 1627 e rappresentata  una tomba differente rispetto a quella del secondo dipinto del 1639-1640, ma in essa è presente  la stessa iscrizione.  La prima versione del dipinto di Poussin (ora a Chatsworth House) fu probabilmente commissionata come una rivisitazione della versione del Guercino. Quest’opera é dipinta in uno stile barocco più avanzato rispetto all'ultima versione, caratteristico dei lavori del primo Poussin.
  • La seconda versione del Maestro Poussin (più famosa) misura 121 per 185 centimetri, è conservata a Parigi nel Museo del Louvre con il nome di "Les bergers d'Arcadie" (I Pastori di Arcadia).

Gli studiosi si sono scervellati per tradurre quella enigmatica frase. Una delle possibili traduzioni di essa  é quella letterale, traducibile in "anche in Arcadia io": dove Et sta per etiam (anche), poi viene sottinteso sum (sono presente) o eram (ero).  Il dipinto è stato di grande influenza nella storia dell'arte, e recentemente è stato associato con la pseudostoria del Priorato di Sion, resa popolare dai libri che trattano del Santo Graal.

Gli pseudostorici, considerando alcuni aspetti della grammatica latina, hanno concluso che la frase è incompleta del verbo ed hanno speculato sul fatto che questa frase possa celare un qualche messaggio esoterico, occultando un codice, probabilmente anagrammatico. In “The Holy Blood and the Holy Grail” gli autori Baigent, Leigh, e Lincoln, ritengono  che "Et in Arcadia ego" non sia una frase latina vera e propria, ma l'anagramma di Ego Tego arcana Dei, che si tradurrebbero in "Vattene! Io celo i misteri di Dio", suggerendo, peraltro con molta immaginazione, che la tomba contenga i resti di Gesù o di un'altra importante figura biblica e che Poussin fosse a conoscenza di questo segreto, mentre il dipinto rappresentava effettivamente  una località realmente esistente. Altri autori ritengono invece che la suddetta frase faccia riferimento ad una località segreta dove è stato nascosto il Sacro Graal.

Le mie ricerche

Le mie conoscenze e gli studi da me compiuti in questi ultimi venti anni, mi hanno consentito di individuare un quadro, oggi conservato in un castello di Barcellona, che potrebbe davvero avere un legame con la località in cui è stato nascosto dai Templari la preziosa reliquia. Preciso che nella mia ascendenza esistevano due templari: Enrique, un dotto templare e suo fratello Fernando, più giovane nell’età e cavaliere del Tempio. Essi  dimoravano in una Magione ubicata vicino a San Giacopo  de Compostela. Sapevo dell’esistenza di questo quadro e chi me lo aveva descritto insisteva sulla sua importanza dovuta al fatto che al suo interno (o nel retro) celava una scritta in antico catalano, di difficile traduzione, indicante però una specifica località ove sarebbe stato nascosto il Sacro Calice o Sacro Graal.

L’ultimo tesoriere del Sacro Graal

Dai alcuni documenti, posteriori al 1135, emerge che il vero Graal sarebbe stato condotto nella chiesa del monastero di San Juan de la Peña  da certi signori della Catalogna. Secondo le mie ricerche, risulta poi che i Gonzales, discendenti di questo Casato nobiliare, avevano continuato ad avere dei legami con la Santa Reliquia. In passato ero venuto a conoscenza che il monaco-cavaliere  Carlos Rodriguez de Gongalez, fu l’ultimo tesoriere del Sacro Calice. Questi, figlio naturale di un grande nobile della Catalogna, era molto di più di un Maestro del Tempio perché rappresentava l’anello di congiunzione fra il mondo materiale  templare e quello spirituale.

Di lui sapevo anche che:
-          Fu  un uomo di bassa statura, con occhi neri ed i capelli lisci  di color nero;

-          Fu un monaco-cavaliere templare molto esperto nell’amministrazione del suo Ordine e 
particolarmente nella diplomazia e nell’amministrazione;

-          Durante gli spostamenti, per ordine del Maestro Generale, portava con sé il vero Sacro Calice dentro una piccola sacca di cuoio legata alla sua cintura; 

-          Morì  a 67 anni, murato vivo (a seguito di forti contrasti sorti all’interno dell’Ordine) in una stanza sotterranea di una località sconosciuta assieme al Sacro Calice e ad una piccola cassetta di ferro contenente i documenti attestanti  l’autenticità del Sacro Calice;

-          Egli, inoltre  portava  tre anelli:

1.       nel dito medio della mano destra portava un anello di rame con una grossa pietra preziosa di colore rosso, simile ad un rubino. Questo anello  aveva inciso in alto  il sigillo del primo Maestro Generale dei Templari e nello stesso tempo era anche un’arma micidiale perché al suo interno aveva del veleno. Ruotando  verso sinistra la pietra preziosa, dall’interno dell’anello usciva verso l’esterno una piccolissima punta di metallo a cui era attaccato del veleno mortale;
2.       Nel dito anulare, portava l’anello del suo Casato, cioè un anello con inciso il serpente avente  la testa rivolta verso il basso;
3.       Infine portava una fede molto larga e piatta con incisioni.


Avevo anche appreso  che al  tempo in cui Carlos Rodriguez visse,  il  Casato dei Gonzales era uno dei più importanti d’Europa e sicuramente legato alla famigli dei Rex Deus. 

Il colloquio con una discendente del Casato dei Gonzales

Da un colloquio avvenuto nell’anno 2000 con una  discendente di Carlos Rodriguez de Gongalez, una gentile ed anziana nobildonna di Barcellona, allora abitante in Liguria, ho potuto raccogliere altre notizie su questo importante templare. Queste notizie la signora le aveva appreso da suo nonno quando era ancora una ragazzina. La signora mi confermò che questo cavaliere templare:

-          Effettivamente era  un uomo di bassa statura, con occhi neri ed i capelli lisci  di color nero, ed in ciò, a detta della suddetta nobildonna, rispecchiava i tratti fisici  dei Gonzales;

-          Era   nato in Galizia, una terra che a quel tempo era famosa per le arti magiche;

-          Effettivamente portava anche un anello con inciso il serpente con la testa rivolta verso il basso, perché questo era simbolo del suo Casato. Nell’incontro, ella mi mostrò proprio un anello del tutto simile, fatto con una lega di oro e rame, che il fratello primogenito le aveva donato;

Poi la nobildonna, mi riferì anche che il serpente, il Calice con l’Ostia Santa avente alla base delle losanghe divise da una riga orizzontale, e le conchiglie (il richiamo è a San Giacomo di Compostela) erano e sono ancora presenti nello stemma del suo Casato, cioè dei Gonzales di Barcellona.

L’enigmatico quadro

Continuando il colloquio dissi alla signora che, secondo le mie ricerche,  per conoscere la località dove i Templari avevano nascosto il vero Sacro Calice, era necessario decifrare una scritta in antico catalano presente su di un quadro  conservato a Barcellona, in un luogo però a me sconosciuto. Le spiegai allora l’immagine  contenuta in quel quadro nel modo in cui a me era stato tramandato:
- In primo piano era rappresentato  un condottiero su di un cavallo grigio, fermo e con una zampa rialzata;

- Sullo sfondo del dipinto erano rappresentate delle montagne, della vegetazione e dell’azzurro;

- Nel quadro il cavaliere sarebbe stato dipinto con in  mano un gran stendardo, nel quale si potevano scorgere delle parti colorate di giallo, ove erano  stati inseriti pure degli stemmi indicanti delle località;

- La corazza del cavaliere, particolarmente elaborata,  conteneva una frase in antico catalano (di difficile lettura e traduzione)  legata proprio al vero Sacro Calice. Però questa scritta poteva essere stata inserita non nella corazza, ma nel retro del quadro.

Dopo avermi ascoltato attentamente, la nobildonna  mi disse che conosceva tutti i più importanti personaggi della nobiltà di Barcellona e  che suo zio era l’arcivescovo di Barcellona, sicché appena sarebbe tornata nella sua città avrebbe chiesto allo zio ed ai suoi nobili amici informazioni su questo quadro. Tornata a Barcellona riuscì a sapere che  il quadro era conservato in un castello di Barcellona, ove si recò personalmente per chiedere al proprietario di poterlo vedere. Ma prima ancora di averne preso direttamente visione, la signora lo descrisse al proprietario nello stesso modo in cui io glielo avevo indicato. Nel sentire la descrizione fattagli, il proprietario rimase stupefatto perché la descrizione era perfettamente rispondente all’immagine dipinta sul quadro, nonostante lei non lo avesse  mai visto.

Proprio in quel  giorno  era presente al castello un esperto che lo stava restaurando, in quanto  il quadro doveva essere mandato ad una mostra a New York nel 2001. Quindi il proprietario accompagnò  la gentile nobildonna vederlo, sicché ella poté verificare che il contenuto del quadro era esattamente identico a come glielo avevo descritto.

Tornata in Italia, mi contattò e mi riferì ulteriori informazioni, che al riguardo ancora  non conoscevo:

-          Il quadro era conservato in un castello, appartenuto a dei nobili di Barcellona che però l’avevano venduto ad un nobile di origine tedesco-inglese, del quali mi fornì anche il nome, che qui non posso rivelare per ragione di riservatezza;

-          Il cavallo grigio era effettivamente  fermo, con una zampa rialzata e nell’atto di partire, ma aveva il collo tirato (particolare che non conoscevo);

-          Le montagne che appaiono nello sfondo  corrispondono al  Promontorio o collina di Montjuic, una delle zone più vecchie della città di Barcellona, in cui si fa originare il primo nucleo della città stessa;

-          La vegetazione e l’azzurro rispecchiano la zona di Barcellona prospiciente il mare, nelle vicinanze di Estació de Parc de Montjuïc (Stazione del Parco Montjuïc), nota come Miramar.

-          Una copia del quadro sarebbe pure conservata al Museo del Prado.

Il proprietario, dopo il colloquio con la nobildonna, decise di non mandare il quadro alla mostra di New York  e di  sostituirlo con un altro. Poi disse alla signora che  sarebbe stato disponibile ad ospitarmi ed a darmi anche un lauto compenso pur di contattarmi e saperne di più su quel quadro, non solo perché non riusciva a comprendere come era possibile  che il quadro fosse conosciuto da un templare italiano, nonostante  non l’aveva mai visto, ma soprattutto perché era davvero interessato a quella scritta in antico catalano. Alla fine del nostro colloquio dissi alla nobildonna che queste conoscenze le avevo apprese da tradizioni verbali pervenutemi dai miei avi, giacché fra i miei antenati  figuravano due templari spagnoli: Enrique, un dotto templare, ed il cavaliere templare Fernando, un suo fratello più giovane. Naturalmente rifiutai l’offerta del proprietario del quadro, che in seguito la gentile nobildonna gli  riferì.


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