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lunedì 15 ottobre 2012

IL MISTERO DELLA CREAZIONE A SANTA MARIA DI COLLEMAGGIO



Su un colle ai margini della città dell’Aquila, nel Regno Di Napoli, Pietro dal Morrone, il futuro Celestino V ebbe un sogno simile a quello biblico della scala di Giacobbe: su di una scala aurea gli apparve la Vergine che gli diede mandato di edificare in quel luogo una chiesa in suo onore. Giacobbe chiamò Betel, la casa di Dio, la pietra su cui poggiava il capo proferendo la frase: “Certo, l'Eterno è in questo luogo ed io non lo sapevo!" Ed ebbe paura, e disse: "Com'è tremendo questo luogo! Questa non è altro che la casa di Dio, e questa è la porta del cielo!" E Giacobbe si levò la mattina di buon'ora, prese la pietra che avea posta come suo capezzale, la eresse in monumento, e versò dell'olio sulla sommità d'essa. E pose nome a quel luogo Bethel; ma, prima, il nome della città era Luz.” L’analogo sogno indicò anche a Pietro un luogo speciale dove Dio dimora… Lì sorse in breve una chiesa e quando nel 1294 l’eremita fu eletto papa, la Casa di Dio divenne il teatro della sua consacrazione. Sul pavimento di straordinaria bellezza un percorso di simboli indica un cammino, quello della Spiritualizzazione della materia, come il processo per cui il corpo fisico di Maria assurge in cielo, ad una frequenza superiore e Maria, mater/materia, diviene “Assunta”. Ma come ho evidenziato nel mio scritto “Notre Dame di Collemaggio” edito da Arkeios, la basilica custodisce altresì il segreto della creazione, quello cercato dagli scienziati che tentano di riprodurne in laboratorio il…Principio. In Principio era il Verbo…ed Il Verbo è forma informante tutto ciò che è informe – ci tramanda Dionigi l’Areopagita.
Il meraviglioso prologo del Vangelo di Giovanni diviene visibile grazie all’abilità dei Maestri Costruttori della basilica celestiniana (cfr. Foto precedente al sisma del 2009, tratta da “I Templari e il Colle magico di Celestino” e “Notre Dame di Collemaggio”). E’ al Solstizio d’ Estate, quando in tutte le tradizioni si celebrano le nozze del principio solare maschile con il principio acqueo femminile, che quel momento del …Principio si manifesta. La mia ri-scoperta dei giochi che il sole compie a Collemaggio, dopo che l’eliminazione della sovrastruttura barocca ha consentito ai caldi raggi di giugno di attraversare i rosoni già resi ciechi con l’abbassamento del soffitto, mi ha consentito di cogliere visivamente le sacre nozze solstiziali e di conferire un significato straordinario a quel che appare agli occhi attenti dell’osservatore (cfr. I Templari ed il Colle magico di Celestino, prima ed. 2002, seconda 2008 e Notre Dame di Collemaggio, prima ed. 2005, seconda 2009): il sole-logos, attraverso il rosone-matrice colpisce le acque del labirinto informandole, conferendo loro forma. La forma reca la firma del principio informatore: per l’antica scienza della Ghematria, secondo la quale ogni lettera degli alfabeti sacri ha un valore numerico, il labirinto- che presenta un evidente 888 nel suo disegno determinato dalle 6 serie di cerchi intrecciati tra di loro- esprime la valenza numerica del nome greco Yesous, il Verbo che informa le acque primordiali dando origine alla creazione. Cerchi concentrici come quelli formati da un sasso gettato in acqua, come il diffondersi del suono creatore… significativamente secondo la moderna scienza della Cimatica che studia le forme d’onda ovvero le forme determinate da una vibrazione-suono-parola, la recita del mantra OM, la vibrazione ordinatrice del creato della tradizione indù, determina la forma del cerchio con il punto centrale, il simbolo astrologico del sole, rinvenibile nel labirinto di Collemaggio. “Per fede noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine quello che si vede”- recita la Bibbia (Ebrei 11:3)…Nei miei scritti ho evidenziato come l’intera costruzione, conformemente alle conoscenze tradizionali, rappresenti il creato perfetto realizzato dal pensiero divino, riproducente le leggi del macrocosmo e come la basilica di Collemaggio in ogni suo elemento emerga dalla griglia del Quadrato Magico del SATOR, codice cosmico contenente i rapporti armonici a base dell’armonia universale (cfr. Il Quadrato Magico del SATOR -Il segreto dei maestri costruttori, Edizioni Mediterranee 2006 e Architettura sacra medievale -Mito e geometria degli archetipi Edizioni Mediterranee 2009). Passeranno 54 giorni dal gioco solare del solstizio, dalle nozze sacre in cui la luce irradia nel femminile grembo delle acque primordiali: alla festività dell’Assunzione di Maria un altro straordinario gioco solare indicherà il compimento della creazione espresso dalla Tradizione con il simbolo della Gerusalemme celeste di 144 cubiti sacri, pari -secondo il calcolo dell’arch. Giannandrea Capecchi- alla lunghezza originaria della basilica di Celestino custode dei misteri del Principio e del compimento della creazione. Se gli effetti del sisma hanno reso meno visibile il fenomeno per la luminosità che si diffonde dalla copertura provvisoria della volta crollata, il messaggio resta integro ed altri ancora se ne aggiungono…
S. Giovanni 2011
Maria Grazia Lopardi

IPOTESI SUL RAPPORTO TRA CELESTINO V E I TEMPLARI

L’età oscura, il medioevo, quello che ci ha donato borghi, città, monumenti di una armonia che parla all’anima, ormai a molti appare come un periodo vibrante di una spiritualità profonda ed autentica, espressa dalle cattedrali veri testi in pietra di antico sapere, dai pellegrinaggi costituenti simbolo della stessa vita in cui ogni passo è significativo se vissuto con attenzione e la meta non è altro che il risultato della trasformazione interiore che il cammino comporta, dall’incontro nella storia umana di personaggi di grande rilievo che ancora attraggono il nostro interesse in quanto portatori di insegnamenti e valori eterni. Nel solo XIII sec. troviamo, solo per citarne alcuni, Gioacchino da Fiore, Federico II, Francesco d’Assisi, Celestino V, Ruggero Bacone e l’Ordine del Tempio che tanto desta l’interesse dell’umanità del III millennio evidentemente per un discorso non concluso o per una eredità da riconoscere e da raccogliere. Vi è uno strano legame tra i nostri tempi e quel 1200 in cui la storia sembra aver avuto l’opportunità di una irruzione dell’eternità nel tempo, di un salto di coscienza espresso dalle varie leggende del Graal con il ripristino, per effetto di un rex-pontifex, o meglio di un imperatore - ed in tal senso Federico suscitò molte speranze- di quel collegamento tra cielo e terra che solo può garantire la prosperità di un regno altrimenti isterilito da guerre, carestie, pestilenze, come quello -nelle saghe della Cerca del Graal- del re Pescatore ferito e dunque non in grado di svolgere il suo ruolo garante della Tradizione Unica e della sua sacralità. In questo contesto di attesa l’occidente si confronta - come oggi- con l’oriente musulmano ed il vecchio continente, grazie al progetto templare di un super stato a base cristiana, incomincia ad essere seminato dall’idea di un’Europa unita che solo il terzo millennio vede in corso di realizzazione.

L’eredità di Celestino

Alla morte di Niccolò IV, il conclave riunito a Perugia non riesce ad eleggere il nuovo papa per i contrasti in seno alle potenti famiglie romane dei Colonna e degli Orsini: da 27 mesi dura l’attesa ed il vascello di Cristo è senza nocchiero. In questo contesto di disaccordo e di prevalenza degli interessi particolari rispetto a quelli della Cristianità, compare sulla scena la figura di Pietro del Morrone, come viene detto dal monte d’Abruzzo a lui particolarmente caro per l’asprezza delle pareti che garantisce solitudine a chi aspira a far parte della schiera dei “soli con Dio”. A questo eremita, la cui fama di santità evidentemente è già diffusa presso ogni ceto, si rivolge Carlo II D’Angiò che con il figlio Carlo Martello si inerpica sul Morrone per sollecitare un intervento dell’eremita che induca il conclave a procedere all’auspicata elezione: Pietro scrive una lettera -invitando a mettere da parte la sete di potere ed a pensare al bene della Chiesa- che viene consegnata al decano tra i cardinali, Latino Malabranca; è questo che, nel farne partecipe i membri del conclave richiamati ai loro doveri di tutori dell’interesse della Cristianità, propone l’elezione dell’eremita. Così nasce l’avventura di un personaggio che sarebbe scomparso dalla storia se gli interpreti danteschi non avessero visto in lui colui che per viltade fece il gran rifiuto. Corretta o meno che sia l’individuazione, comunque ha salvato dall’oblio Celestino V, il papa eremita salito sul soglio pontificio nel 1294, a chiusura di un secolo agitato da un’attesa che oggi chiameremmo epocale: infatti grazie all’azione degli Spirituali francescani, i più fedeli seguaci di Francesco dediti alla povertà totale ribadita nel testamento del loro ispiratore, si era diffusa la profezia di Gioacchino da Fiore, monaco calabrese morto nel 1202 che, interpretando il prologo del vangelo di Matteo, aveva diviso la storia dell’umanità in tre grandi periodi: del padre, del figlio e, con inizio all’incirca nel 1260, dello Spirito Santo in cui l’Ecclesia carnalis, corrotta ed impura, avrebbe lasciato il posto all’Ecclesia spiritualis, caratterizzata da una comunità di seguaci del Cristo illuminati dallo Spirito Santo (* Maria Grazia Lopardi: Il colle magico di Celestino- Japadre ed.).

Certamente Pietro del Morrone conosceva la profezia della terza età e come tutti osservava i segni della sua realizzazione: non è un caso che chiama le sue case madri sul Morrone e sulla Maiella Santo Spirito, scegliendo come logo una S- che sta per Spirito Santo- su una croce; nemmeno è un caso che la sua prima confraternita fosse quella dello Spirito Santo e che abbia scelto il nome di Celestino come quel Celestino III che, non senza ostacoli, aveva riconosciuto l’ordine di Gioacchino da Fiore. Proprio sui monti d’Abruzzo Pietro aveva incontrato gli Spirituali, i maggiori diffusori della profezia del grande cambiamento, dato che la loro condizione di eretici li aveva costretti a nascondersi nella natura aspra e ricca di grotte già prediletta dagli eremiti sin dai primi secoli del Cristianesimo, tanto da indurre il Petrarca a definire la Maiella Domus Chisti. Un papa angelico avrebbe dato inizio alla terza età giochimita e non fu difficile vedere nell'eremita di umili origini, privo di blasoni e senza potenti famiglie alle spalle, il papa della profezia, colui che avrebbe consentito all’Umanità di fare quel salto evolutivo che l’avrebbe messa in contatto con Dio grazie allo Spirito Santo che illumina le menti.

Probabilmente i cardinali che lo avevano eletto, sebbene si fossero dichiarati inondati dallo Spirito Santo sceso su di loro a determinare l’esito della votazione, confidavano che quel vecchietto ottantenne, indebolito dai digiuni, sarebbe stato docile e malleabile, ma così non fu dato che Pietro, nel lasciare il suo amato Morrone subito creò problemi nella scelta del luogo ove essere incoronato: non entrò infatti nello Stato pontificio, come naturale per un papa, ma volle insistentemente che il luogo in cui far confluire cardinali, regnanti e popolo fosse S. Maria di Collemaggio, la chiesa da lui voluta, sorta in breve tempo presso la città dell’Aquila ancora in costruzione dopo essere stata distrutta da Manfredi. Gli storici vedono in tale scelta l’effetto delle pressioni di Carlo II, ma è ben possibile una lettura alternativa: per l’eremita quella chiesa aveva una importanza estremamente grande e dal colle su cui svetta volle lanciare all’umanità futura i semi costituenti l’aspetto più prezioso della sua eredità. Entrato in Aquila a dorso d’asino, come Gesù a Gerusalemme, scelse il giorno della decollazione del Battista per salire sul soglio pontificio, costringendo i cardinali ad accontentarlo dato che fu irremovibile in questa scelta.

In S. Maria di Collemaggio Pietro divenne Celestino V e diede inizio ad una attività frenetica che apparve insensata a chi non teneva presente la logica delle sue scelte: abbattere la chiesa carnale, impura e corrotta, per consentire alla Chiesa Spirituale di prenderne il posto. Un piano dello Spirito stava manifestandosi e assunse subito concretezza con il primo atto di Celestino papa, la concessione del Perdono gratuito a chi si fosse recato, nei secoli e fino alla fine dei tempi, nella sua Collemaggio riconciliato con sé ed il prossimo. La Perdonanza con cui Celestino si ricollega al Perdono di Assisi, unico precedente di indulgenza gratuita, costituisce la precisa indicazione dello strumento per colmare gli abissi interiori e tra gli esseri umani, consentendo a se stessi ed agli altri una nuova opportunità, liberando dal fardello della colpa, imparando la lezione dell’amore, motivo stesso della vita umana.

La storia ci narra che i tempi non erano ancora maturi per l’età dello Spirito che evidentemente andava prima preparata per permettere ad una umanità futura di realizzarla: così Celestino rinunciò e, dopo una duplice fuga, fu arrestato mentre tentava di varcare l’Adriatico per raggiungere… gli Spirituali francescani, tornati eretici con l’elezione di Bonifacio VIII. Rinchiuso nel più feroce carcere pontificio, nella fortezza di Fumone, vi morì il 19 maggio del 1296. Ai posteri Celestino lasciava il messaggio del valore del silenzio, in cui ascoltare la voce interiore, nella natura aspra ed incontaminata che sola consente di confrontarsi con i fantasmi della mente che rendono lo stare con se stessi insopportabile. Eppure solo il silenzio rende possibile i dolci colloqui con il Signore a cui Celestino, il “solo con Dio”, tanto aspirava, indicando nei secoli l’importanza di fermarsi e confrontarsi con sé, senza fuggire, pronti a veder cadere le maschere.

Con la rinuncia al papato, il più grande potere a cui l’uomo medievale potesse aspirare, Celestino indica implicitamente quale sia il vero potere, quello di essere centrati in sé, presenti nel cuore, a contatto con la Fonte, senza che nulla possa turbare, ovvero aumentare o diminuire il valore che l’essere umano ha in quanto tale, per il solo fatto di esistere: con il suo straordinario gesto sorto dalla consapevolezza che non si era ancora pronti per l’età dello Spirito Celestino ha indicato dunque l’altro inevitabile elemento per morire al mondo e rinascere integri, in uno stato di coscienza più elevato: la rinuncia ai fallaci poteri dell’ego, quelli che ci fanno sentire potenti e carichi di energia solo se c’è qualcuno che applaude e che non avrebbero alcun peso se non vi fosse un pubblico a vedere la nostra coda di pavone. Infine Celestino ha offerto all’umanità lo strumento per realizzare la pace interiore, per colmare gli abissi scavati dal giudizio e dalla condanna, per divenire integri riconciliando luce ed ombra: il perdono. Dunque l’ascolto della voce del silenzio, la rinuncia al potere dell’ego ed il perdono costituiscono la preziosa eredità di Celestino affidata alla posterità pronta a realizzare la terza età di Gioacchino da Fiore, quella dello Spirito. C’è chi dice che Celestino sia stato sopraffatto da un compito troppo grande per le sue capacità, che fosse strumento inerme nelle mani dei potenti a cui non sapeva negare favori: non condivido proprio la tesi del fantoccio manovrato, del vile rinunciatario, perché questo stesso personaggio ha dimostrato capacità organizzative incredibili, tenacia e consapevolezza di ciò che voleva e che andava realizzato. L’umanità ha bisogno del Celestino al di là delle apparenze…E’ il momento di cercare la verità che è oltre.

I Templari

Di questo ordine cavalleresco che suscita ancora grande interesse se non vere e proprie passioni, si è detto tutto ed il contrario di tutto: che era ortodosso ed eretico, che era ignorante e custode di una conoscenza antica riservata a pochi eletti, che era inflessibile nemico del mondo musulmano e dotato di una tolleranza religiosa tale da permettere di pregare nella stessa chiesa il Dio cristiano e quello dell’Islam…
La storia narra che originariamente, verso il 1119, Ugo de Payns e Goffredo de Saint Omer con altre sette compagni avevano raggiunto la Terra Santa per custodire i pellegrini sulle tracce della vicenda terrena di Gesù: Baldovino re di Gerusalemme consentì loro di alloggiare dove una volta sorgeva il tempio di Salomone per cui acquisirono il nome di Templari ovvero i custodi del Tempio. Il loro interesse per la Terra Santa li rese strenui difensori di quei luoghi confondendo la loro storia con quella variegata e tragica delle crociate. Nove anni dopo, al ritorno in Europa dei primi cavalieri, Bernardo di Chiaravalle, con il famoso Elogio della nuova milizia, fu fautore del riconoscimento del nuovo ordine al concilio di Troyes del 1128.

Da questo momento l’Ordine del Tempio si espande in tutta Europa disseminandola di magioni e commende dislocate lungo le principali vie di comunicazione a tutela dei pellegrinaggi, ma anche per fornire ai confratelli oltre mare il fabbisogno per portare avanti la loro missione. Nel rimandare ai numerosissimi testi scritti sull’affascinante ordine (* tra tanti: Barbara Frale, L’ultima battaglia dei Templari, Viella editore; Martin Bauer, Il mistero dei Templari, Newton & Compton ed.; L. Charpentier, Il mistero dei Templari, ed. Atanor; Alain Demurger, Vita e morte dell‘Ordine dei Templari , ed. Garzanti; Carlo Giacchè, Sindone trama templare, edito in proprio; Keith Laidler, Il segreto dell’Ordine del Tempio, ed. Sperling & Kupfe ; Jean Markale, I Templari custodi di un mistero ed. Sperling & Kupfer; Jules Michelet, Via e morte dei Templari, ed. I libri del Graal; Peter Partner, I Templari, ed. Einaudi; Gabriele Petromilli, Marche Templari, Mystery Investigation & Research) per un approfondimento della conoscenza della sua vicenda, quel che interessa ai fini del nostro discorso- che lo vede protagonista della storia nella stessa epoca di Celestino- è di rinvenire la sua vera natura, come per Celestino: di certo al ritorno dei primi nove cavalieri da Gerusalemme si verifica un fenomeno strano che ha indotto molti a riconnetterlo proprio ad un apporto di conoscenze rinvenute dai cavalieri in Terra Santa: improvvisamente nascono le cattedrali gotiche di Francia dove più presente era la presenza templare; si manifesta una tecnica costruttiva che non costituisce uno sviluppo del romanico, ma qualcosa di completamente nuovo, come dimostra l’alchimista Fulcanelli (*Fulcanelli, Il mistero delle Cattedrali, ed. Mediterranee), volto ad esprimere profonde ed antiche conoscenze esoteriche.

Le nuove costruzioni svettanti verso il cielo ed animate dalla luce che le rende vibranti di energia, vengono designate come veri testi in pietra di sapere iniziatico: solo ora con la moderna geobiologia si è riscoperta in occidente la rete energetica della terra ed il suo ruolo nel determinare la sacralità di un luogo grazie alla presenza di acqua sotterranea che ne esalta l’effetto. Non vi è certezza storica del nesso tra i Templari e lo sviluppo del gotico e la formazione delle maestranze che hanno di fatto eretto i grandiosi monumenti, ma è significativo che scuole iniziatiche perpetuatesi nei secoli hanno attribuito questo ruolo ai cavalieri del Tempio che, fedeli al nome ad essi toccato, avrebbero curato la riproduzione in ampio raggio delle conoscenze costruttive espresse dal Tempio di Salomone di biblica memoria. Lo stesso grande iniziato Rudolf Steiner ha affermato che i Templari … vollero trasportare i pensieri del tempio in Occidente… perché il tempio era il simbolo visibile dell’uomo quale casa di Dio nascosto nel suo petto (*Rudolf Steiner: La Leggenda del Tempio e la leggenda aurea- Editrice antroposofica Milano). Nelle cattedrali gotiche, come rivela Fulcanelli, sono espresse le conoscenze alchemiche ed in particolare il messaggio della spiritualizzazione della materia: non a caso la maggior parte della cattedrali è dedicata a Notre Dame, Maria, l’ultima espressione del volto femminile di Dio nella concezione della tradizione iniziatica, ma anche simbolo della materia, vergine in quanto recante in sé il principio che le permette la trasfigurazione tanto da poter divenire Assunta in cielo ovvero spiritualizzata. Al centro degli insegnamenti dei Templari veniva onorato un elemento femminile- dice Rudolf Steiner-. Lo si chiamava la divina Sofia, la saggezza divina… quella che permette lo sviluppo del sé spirituale a cui l’uomo deve costruire il tempio costituito dai quattro elementi della sua stessa materia. Nell’edificazione delle cattedrali gotiche, sorte su luoghi già sacri in epoca pagana, si è espresso l’intento di fornire all’umanità dell’epoca e dei secoli futuri un crogiolo alchemico di trasformazione, grazie alle energie presenti nel luogo stesso, all’armonia della geometria aurea, al tesoro custodito nell’uomo portatore di una scintilla divina che permette la sua spiritualizzazione.

I Templari, o almeno il cuore sacro dell’ordine era a conoscenza di questo progetto e di un piano dello Spirito che avrebbe dato frutto in una umanità futura, quella pronta a realizzare l’età della Conoscenza che rende liberi, secondo le profezie di Gioacchino da Fiore: un indizio è la particolare devozione che avevano per Notre Dame, in particolare nel suo aspetto primordiale ed alchemico di Vergine nera paritura della cui immagine proprio i Templari avrebbero disseminato l’Europa. Nel richiamare il mio testo sui Templari per ulteriori approfondimenti (*Maria Grazia Lopardi: I Templari ed il Colle Magico di Celestino - Idea Libri editore, Rimini) anche in relazione alla anomala appendice del cerimoniale di ingresso del neofita templare, la quale denuncia un passaggio ad un livello superficiale dell’ordine di aspetti rituali ad esso non destinati perché propri di una cerchia iniziatica ristretta, ai fini del tema trattato è invece rilevante un accenno ad un altro ruolo assegnato all’Ordine del Tempio da un loro contemporaneo, lo scrittore medievale Wolfram von Eschembach (*Wolfram von Eschembach, Parzival, ed. Tea), che li indica quali custodi del Graal, il misterioso oggetto, simbolo di conoscenza, alla cui cerca i cavalieri si dedicavano con grande devozione. Naturalmente questo dato letterario acquisisce particolare importanza nel convalidare la tesi che vuole i Templari portatori di una conoscenza che è stata vista a tal punto minacciosa dal re di Francia e da Clemente V da indurli a distruggere l’ordine con incredibile ferocia. Su questa pagina vergognosa della storia dell’occidente sono stati versati fiumi d’inchiostro a cui rimando ( * testi già citati).
Nella metà del XIV secolo, quando ormai la vicenda templare e quella di Celestino sono concluse avviene qualcosa che ancora una volta porta l’attenzione sull’Ordine del Tempio: nel 1353 a Lirey riappare la Sacra Sindone custodita da Goffredo di Charnay omonimo e probabilmente erede del dignitario templare messo al rogo nel 1314 insieme all’ultimo gran maestro dell’ordine Jacques de Molay ( *cfr I Templari ed il Collemagico di Celestino). Tale collegamento tra il telo sindonico e l’ordine, a cui si attribuisce la sua traduzione in Europa e conservazione nel periodo in cui se ne perdono notizie, avrà un ruolo particolarmente importante nella costruzione dell’ipotesi di un profondo rapporto tra i Templari e Celestino. Sulla base di storia e mito, comunque da rispettare in quanto per sua natura fondato su una base di realtà, possiamo riassumere, come per Celestino, la possibile eredità dell’Ordine del Tempio per l’umanità futura: cattedrali gotiche, alchimia, Graal, Sacra Sindone costituiscono le chiavi per comprendere il grande messaggio custodito nel cuore del Cristianesimo: la spiritualizzazione della materia, non già intesa in senso etico o allegorico, ma quale realtà fisica, quale processo a cui la materia è destinata attraverso la creatura umana portatrice di immagine divina.

L’incontro tra Celestino ed i Templari

La storia ha visto la vicenda di Celestino e dei Templari concludersi a distanza di pochi anni ed ufficialmente riconosce il loro incontro in occasione del Concilio di Lione del 1274 quando Pietro, avuta notizia che si sarebbe affrontato il problema della soppressione degli ordini di più recente istituzione e dunque anche del suo, senza scoraggiarsi intraprese un viaggio di ben quattro mesi, in pieno inverno, per arrivare in tempo a conseguire la conferma. L’episodio denota la tenacia e la forza morale dell’eremita, a dispetto della versione della sua incapacità a gestire le cose del mondo e della sua fragilità di fronte ai potenti. D’altro canto all’epoca l’eremita vantava già 16 case del suo ordine - per cui era un organizzatore eccezionale- ed il suo carisma, la sua fama di alta spiritualità gli permisero di conseguire il risultato auspicato. Durante il soggiorno a Lione, durato circa due mesi, Pietro venne ospitato nella magione dei cavalieri del Tempio. Il dato riportato dal settecentesco Storia ecclesiastica dell’abbate Bonaventura Racine rinvenuto in un antiquario, ha avuto piena conferma in occasione di una visita nella città francese che ha ospitato il concilio del 1274. Nel cuore antico di Lione vi è un quartiere che rivela la presenza massiccia del Celestini e del loro fondatore: lungo la Saone, uno dei due fiumi che bagna la città, la via adiacente al fiume si chiama quai des Celestins in cui sfocia la via del porto del Tempio attraverso cui si accede a Piazza dei Celestini.

E’ qui che ogni esercizio commerciale, dalla rosticceria alla farmacia, è intestato ai Celestini e sorge una maestosa costruzione “le theatre des Celestins”, il teatro di Lione. L’opuscolo illustrativo delle vicende del teatro ed un libro fortunatamente rinvenuto, Lyon magique et sacre di Jean-Jacques Babut, consentono di approfondire la storia del luogo: dove ora sorge il teatro dei Celestini, allorché giunse a Lione Pietro del Morrone, si ergeva la magione templare che ospitò l’eremita. Qui il futuro Celestino ebbe un sogno profetico in cui un angelo gli rivelava che quella costruzione sarebbe diventata un suo convento, cosa che poi avvenne, tanto che i Celestini vi rimasero fino al 1778. Purtroppo la magione-convento venne abbattuta nel XIX sec. per fare il teatro dei Celestini. Dunque nei circa due mesi in cui rimase a Lione, l’eremita fu ospitato dai Templari nella magione che sorgeva lì dove ora si trova il Teatro dei Celestini, su piazza del Celestini.

La storia che si basa sui documenti non ci dice quanto questo incontro sia stato significativo o fugace, tuttavia appare oltremodo interessante se lo si collega, come tessera di un mosaico, a quel che avvenne in seguito. Lungo la via del ritorno Pietro ed i suoi compagni vennero messi in guardia da un cavaliere bianco che nella biografia secentesca di Celestino Telera viene scambiato per un angelo. La caratteristica del cavaliere di essere “bianco” ben induce a ritenere che si trattasse di un Templare che svolgeva uno dei suoi compiti istituzionali, vale a dire tutelare i viandanti lungo le vie di comunicazione. Anche in questo caso è difficile dire se la presenza del cavaliere accanto a Pietro fosse un caso o fosse determinata da un preciso mandato dell’Ordine, ma a questa ulteriore tessera ne aggiungiamo subito un’altra: tornato in Abruzzo il tenace viandante si ferma a riposare a Collemaggio, all’Aquila. In sogno gli appare la Vergine che gli chiede di costruire una chiesa in suo onore su quel colle dove già vi era il suo culto. Considerate le finanze di un eremita e la circostanza che nella città ancora in costruzione si stavano erigendo moltissime chiese, una per ogni castello che aveva dato impulso all’edificazione del nuovo centro urbano, è davvero straordinario che in un tempo relativamente breve Pietro abbia la possibilità di acquistare il terreno, fare il progetto, trovare le maestranze e realizzare la chiesa che viene consacrata nel 1288 sì da poter ospitare la sua incoronazione nel 1294.

Si spiegherebbe tutto se si potesse ipotizzare, accanto all’eremita, la presenza dell’Ordine del Tempio, notoriamente ricco ed al quale la tradizione ricollega l’edificazione delle cattedrali gotiche e dunque conoscenze legate all’arte della costruzione. Si può ipotizzare ancora che il sogno della Vergine nasconda un mandato da parte dei Templari che avevano avuto modo di apprezzare le doti di santità di Pietro e che erano particolarmente devoti a Notre Dame quale simbolo della materia umana in grado di assurgere in cielo, ad una frequenza vibratoria più elevata- diremmo oggi -. Non a caso la chiesa venne intitolata a Maria Assunta. Se tale ipotesi ha un fondo di realtà altre tessere del mosaico possono essere rinvenute proprio nella costruzione: sarà un caso che la facciata presenta un disegno costituito di croci rosse su fondo bianco quando i cavalieri templari erano vestiti di bianco ed erano caratterizzati da una croce rossa sul mantello? E’ ancora un caso che la chiesa si affianchi ad una torre ottagonale e le colonne al suo interno siano ottagonali ed in numero di 8x2? Questo dato è significativo alla luce del simbolismo del numero otto e dell’ottagono, spesso presenti in chiese e cappelle templari, quali quelle di Laon e Metz: numero e figura geometrica esprimono la posizione intermedia tra il quadrato della Materia ed il cerchio dello Spirito, dunque la materia spiritualizzata o nel corso del processo di spiritualizzazione e sono appunto associati alla Vergine Maria.

Un altro elemento da aggiungere alla costruzione che si va delineando è quello che un appassionato sindonologo, Roberto Paolucci, ha evidenziato, sviluppando una intuizione sorta dalla rappresentazione della trama sindonica come riportata da una miniatura del Codice Pray, primo testo in lingua ungherese, custodito a Budapest e risalente al 1192: vi appare il lenzuolo aperto in parte con disegni a spina di pesce ed in parte con croci rosse su fondo bianco. Una volta ingrandito il disegno della trama sindonica è emersa una incredibile somiglianza tra la parte centrale della spina di pesce e le croci della facciata di Collemaggio! Si è accennato al nesso, sostenuto da numerosi studiosi, tra Sindone e Templari per cui tale scoperta va ad accrescere gli elementi a sostegno della tesi di una presenza templare a Collemaggio. Il riferimento alla Sindone nella facciata acquista altresì una grande valenza simbolica perché entrare nella chiesa è come porsi nel telo funerario partecipando al processo di morte e resurrezione vissuto da Gesù.

A tal proposito si è fatto riferimento al ruolo delle cattedrali gotiche di Francia dedicate a Notre Dame e caratterizzate dalla localizzazione in posti già sacri la cui energia è esaltata dalla presenza di acque sotterranee nonché, spesso, da un orientamento che consente giochi della luce solare che attraverso i rosoni esprime l’energia luminosa che attiva la cattedrale stessa. Vediamo cosa succede a S. Maria di Collemaggio: intanto risulta esserci una sorgente sotterranea ed in giorni particolari dell’anno, al solstizio d’estate ed il 15 agosto, festa dell’Assunta,(*Maria Grazia Lopardi, I Templari ed il Collemagico di Celestino, Idea Libri ed.), si manifestano incredibili proiezioni di luce solare ad ore in cui sulla basilica transitano, salvo spostamenti per effetto della precessione degli equinozi dalla costruzione ad oggi, la costellazione della Vergine (naturalmente) e quella dello Scorpione. Anche tali riferimenti astronomici acquistano una particolare rilevanza a sostegno di una conoscenza iniziatica da parte dei costruttori, quella tradizionalmente attribuita ai Templari, dato che la Vergine, il cui segno astrologico costituito da una m con la stanghetta finale che rientra nella lettera, esprime il principio basilare dell’alchimia, vale a dire la materia che ha in sé la capacità autofecondante tale da determinare la sua trasformazione da piombo in oro; lo scorpione, con la sua rappresentazione, data ugualmente da una m ma con la punta della stanghetta finale rivolta verso l’alto, esprime le tre fasi del procedimento alchemico: nigredo, albedo e rubedo, ovvero lo scorpione in senso stretto, la discesa negli inferi interiori, il serpente, simbolo di trasformazione, l’aquila di resurrezione.

Tutto il simbolismo del pavimento conferma l’impostazione alchemica della basilica che custodisce i resti mortali di Celestino V. Varcata la soglia attraverso il portale che si apre sulla splendida facciata e ponendosi tra i pilastri, posti nel tempio di Salomone all’ingresso, si procede su quattro grandi rettangoli costituiti da rombi bianchi e rossi: il rombo come il quadrato simboleggia la materia con gli elementi che la compongono (terra, aria acqua, fuoco) ed a loro volta i rettangoli rappresentano gli aspetti della dimensione della materia: fisico, eterico, vale a dire energetico, astrale, cioè l’aspetto delle emozioni e dei sentimenti, ed il mentale, un mentale che non è in grado di cogliere la Verità oggettiva perché vede il mondo attraverso le lenti colorate delle emozioni. Dall’insegnamento iniziatico tradizionale si sa che oltre al quaternario vi è il ternario, l’aspetto divino costituito da tre elementi: il mentale oggettivo, la luce divina, la scintilla divina. Se tale linguaggio è da addetti ai lavori, lo semplifichiamo semplicemente facendoci guidare dal disegno del pavimento in cui, dopo i quattro rettangoli di rombi, appare una zona in corrispondenza della Porta santa, quella che viene aperta in occasione della Perdonanza e consente la cancellazione integrale della pena e della colpa per chi entra nella basilica in una condizione interiore di pacificazione con sé ed il prossimo, vale a dire pulito dal perdono. Nella quinta fase del disegno del pavimento i rombi lasciano il posto a delle croci rosse, come quelle che ornano la facciata della basilica: la croce rappresenta la materia sottoposta alla sollecitazione di forze opposte a due a due, quelle che la portano a ruotare sì da divenire una croce uncinata e quindi un cerchio. Ciò è reso possibile dalla presenza di una pietra diversa, posta al centro del tratto con le croci, in cui appare una croce -fiore, dato che invece di presentare spigoli, ha un andamento circolare, proprio come un fiore a quattro petali: è la pietra filosofale degli alchimisti che consente alla materia di trasformarsi da piombo in oro, da impura a pura ed incorruttibile.

A conferma, nel tratto successivo, il sesto, tutte le croci si sono trasformate in fiori a quattro petali, intercalati da figure i cui otto lati esprimono ancora una volta la dimensione della materia spiritualizzata, perché a tale concetto si riferisce la valenza simbolica dell’otto che è il numero di Maria Assunta e non a caso il Paradiso islamico è ottagonale e l’ottagono. La fase successiva del pavimento è costituita dal labirinto fatto da cerchi ed appunto il cerchio rappresenta in tutte le tradizioni lo Spirito e l’eternità dove non c’è inizio né fine. Se l’intero pavimento dunque indica il lungo cammino attraverso la materia per pervenire infine alla trasformazione e dunque alla dimensione spirituale, particolarmente interessante diviene il discorso se ci soffermiamo sul rettangolo delle croci, in corrispondenza della Porta santa. Infatti attraverso questo varco, allorché viene aperto dal vespro del 28 al vespro del 29 agosto ogni anno in occasione della Perdonanza, chi è pronto a varcare la soglia tra dimensioni entra direttamente nel rettangolo con le croci e la croce-fiore per realizzare la morte iniziatica nel telo funerario che l’ha accolto, come nelle antiche iniziazioni in cui il candidato veniva posto in un sepolcro o in una bara e/o avvolto nel telo funebre dove avveniva la sua trasformazione radicale.

Allora la Porta Santa si trova a simboleggiare la porta stretta, il cammino accelerato- rispetto al più lungo percorso evolutivo- di chi ha accettato di compiere un lavoro interiore, quello espresso da Celestino con la formula vere penitentes et confessi, cioè disponibili a destarsi dal sonno della coscienza e consapevoli delle maschere protettive indossate e delle ombre da offrire alla Luce. Senza questo lavoro la via stretta non è possibile e allora occorre con pazienza imparare attraverso il dolore, percorrendo la lenta via dell’evoluzione. La lettura del pavimento come ricostruita presuppone una conoscenza iniziatica, quella della spiritualizzazione della materia espressa dalle cattedrali gotiche, che costituisce una ulteriore consistente tessera del mosaico che andiamo a costruire ovvero la teoria che l’eremita sia stato appunto affiancato dall’Ordine del Tempio. Ad ulteriore conferma su una pietra appare un simbolo chiamato da René Guénon (*René Guénon, Simboli della Scienza sacra, Adelphi ed.) il quatre de chiffre che esprime il grado della maestria, della morte e rinascita, processo attraverso il quale il 4 della materia diviene cerchio senza inizio né fine. Un ultimo argomento è dato dalla reliquia custodita a Collemaggio fino alla sua sottrazione avvenuta nel 1988 ed offerta alla devozione popolare in occasione della Perdonanza celestiniana: il dito della mano destra del Battista la cui presenza nella basilica è documentata da secoli. In un documento risalente al 1745, il manoscritto Shifman, viene indicata proprio questa reliquia come elemento del tesoro templare. Si sconosce la valenza storica del documento e nel medio evo vi era un vero commercio di reliquie false, ma non si può negare che la coincidenza è decisamente significativa ed affascinante.

Conclusioni

L’insieme degli elementi esposti costituisce quella serie di indizi concordanti che nel diritto assumono consistenza probatoria: sebbene non sia al momento documentata una presenza templare all’Aquila- per quanto alcuni la sostengano con riferimento alla Commenda dei cavalieri di S. Giovanni (da cui piazza della Commenda) considerato che i beni templari, dopo la soppressione del 1312, sono stati trasferiti a questo ordine- tuttavia sussistono prove indirette di una vicinanza dell’Ordine del Tempio dato che il fratello di Gualtieri d’Ocre, località e castello quasi alle porte della città, era maestro dei Templari per altro presenti certamente nella zona di Pescasseroli e Scurcola marsicana. Inoltre le indagini per il processo all’Ordine del 1310 si svolsero proprio a Collemaggio, anche se senza esito come in quasi tutta Italia dato che i cavalieri locali, dall’arresto disposto da Filippo il Bello nel 1307, avevano avuto modo di occultarsi spesso entrando in ordini affini. Lo scrittore Edward Burman(* Edward Burman - I Templari - Convivio ed.) individua in S. Maria del Ponte, sulla subequana- la via percorsa da Celestino per raggiungere dal Morrone L’Aquila per l’incoronazione- una magione templare senza tuttavia fornire documentazione.

L’ipotesi è comunque oltremodo possibile perché l’ordine era presente lungo le principali vie di comunicazione dell’epoca.Quel che si può affermare con certezza è che il messaggio di Pietro Celestino e quello Templare, più diretto il primo e più esoterico il secondo, si combinano splendidamente offrendo il grandioso insegnamento alchemico della possibilità della materia, ad iniziare da quella umana, di trasformarsi da vile e deteriorabile in nobile ed incorruttibile attraverso un processo di catarsi che passa per il perdono. La vicenda di Pietro e dei Templari dimostra che i tempi non erano maturi per la realizzazione dell’Ecclesia spiritualis, ovvero per un’umanità integra ed illuminata come profetizzata da Gioacchino da Fiore, ma i loro semi sono stati lanciati nel tempo in attesa che qualcuno li raccolga dando un grandioso senso al loro apparire nella storia.

Articolo di Maria Grazia Lopardi. Tutti i diritti riservati.

sabato 13 ottobre 2012

IL SIMBOLISMO ALCHEMICO DEL PAVIMENTO DI SANTA MARIA DI COLLEMAGGIO

Varcare una soglia tra mondi: questa è l’impressione che prova chi, adattando lo sguardo alla diversa luminosità dell’interno, scende lo scalino con un senso di gonfiore al cuore, come avviene quando l’anima sente qualcosa che le appartiene come un ricordo d’altre dimensioni. Il respiro si fa profondo ed il passo procede per impulso proprio sulle orme di un cammino antico noto solo alla profondità dell’essere, sepolto sotto il peso di bagagli accumulati, troppo ingombranti per far scorgere quel che pure si intuisce. In noi c’è Chi sa. Il passo muove sulle losanghe bianche e rosse, quasi mare ondeggiante nel suo alternarsi di colori. Gli antichi costruttori hanno affidato alle pietre del pavimento il messaggio più grande che sia mai stato dato all’uomo, quello espresso dalla quadratura del cerchio, quello sotteso dai miti di ogni epoca in cui l’eroe attraversa tutta una serie di peripezie, come Ercole con le sue fatiche, o Ulisse con il suo lungo peregrinare, sperimentare, soffrire ed andare oltre, come Osiride fatto a pezzi e ricomposto grazie all’intervento di Iside, come Gesù - concretizzazione del mito dell’eroe solare-crocifisso alla materia e risorto per salire al cielo. I passi procedono lenti appena cadenzati dal suono prodotto ed un senso di trasformazione insorge da dentro e circonda come un’aura colorata. Il grande segreto affidato anche alle cattedrali gotiche e nascosto, pur stando sotto gli occhi di tutti- a chi non l’avrebbe compreso, è quello dell’alchimia, dell’arte della trasformazione, quella radicale che richiede una morte ed una rinascita, una sottrazione alla natura umana per recuperare quella divina che spetta all’uomo per diritto di nascita, per essere fatto a somiglianza di Dio. L’alchimia è un ritorno a casa da un penoso esilio, è il ritorno all’unità da una condizione di frammentazione. Un altro passo ed un imperativo interiore di attenzione: occorre rimanere con il cuore aperto per permettere al crogiolo alchemico di svolgere il suo compito sottoponendo al fuoco della purificazione, al campo energetico che la stessa architettura diffonde, di modificare la coscienza e con essa l’intero essere umano. Il cammino ordinario, quello di tutti i giorni, quello che richiede un lungo percorso evolutivo alle prese con gli attaccamenti e le passioni, inizia sin dall’ingresso attraverso la porta centrale della splendida facciata: le losanghe bianche e rosse che si sviluppano per cinque rettangoli (il cinque è il numero dell’intermediazione, è Maria). hanno delle proporzioni speciali perché ogni pietra può essere iscritta nella mandorla data da due cerchi di eguale superficie con il centro del secondo che si posiziona sulla circonferenza del primo. La geometria sacra ci accoglie inserendoci nella sua armonia: questi primi due cerchi costituiscono il primo giorno della creazione, il primo movimento dello Spirito, dando luogo alla vesica piscis, simbolo femminile somigliante alla vulva (vesica in latino vuol dire anche vagina), ma suggerisce anche l’idea di un pesce legato all’elemento acqua che è femminile per eccellenza.  E’ noto che nella simbologia cristiana il pesce sia Gesù (dal greco ictus le cui iniziali stanno in greco per Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore), colui che cammina sulle acque e che è stato generato dall’eterno femminino, da Maria Vergine, la materia che ha in sé il principio di trasmutazione per manifestare l’Uomo Nuovo, “Quello che deve venire”. La distesa di losanghe esprime dunque l’idea che si attraversi l’acqua dominando le passioni, ma anche che si proceda su un cammino di purificazione, un battesimo continuo, immersi nell’acqua viva - che secondo Ezechiele e Zaccaria...uscirà da Gerusalemme- e dunque trovarsi soffusi della grazia dello Spirito Santo: è questa una fase estremamente complessa nel cammino umano perché le emozioni e le passioni vanno controllate, ma non represse ed il distacco dalla materia non deve essere ripudio che porta lo Spirito fuori dell’esperienza, che pure deve fare nella materia per poterla spiritualizzare. In alchimia si esprime l’operazione da compiere con la formula del solve et coagula, con continue immersioni nella materia e separazioni dalla stessa sì da non abbandonarla e fare esperienza ma al contempo da non esserne catturati e travolti. La losanga, come il quadrato simboleggia, altresì, la materia con gli elementi che la compongono: terra, aria, acqua, fuoco ovvero livello fisico, eterico, vale a dire energetico, astrale, cioè l’aspetto delle emozioni e dei sentimenti, e mentale, un mentale che non è in grado di cogliere la Verità oggettiva perché vede il mondo attraverso le lenti colorate dell’astrale.
I passi muovono sulle losanghe: si impara a camminare sulle acque, a cogliere il messaggio dell’emozione senza esserne travolti. Ecco che appare una zona in corrispondenza della Porta Santa, quella che viene aperta in occasione della Perdonanza per la cancellazione integrale della pena e della colpa per chi entra nella basilica in una condizione interiore di pacificazione con sé ed il prossimo, vale a dire pulito dal perdono. Nella quinta fase del disegno del pavimento le losanghe lasciano il posto a delle croci  rosse, come quelle che ornano la facciata della basilica: la croce rappresenta tradizionalmente la materia sottoposta alla sollecitazione di forze opposte due a due, quelle che la portano a ruotare sì da divenire una croce uncinata e quindi un cerchio. Ciò è reso possibile dalla presenza di una pietra diversa, posta al centro del tratto con le croci, in cui appare una croce-fiore, dato che invece di presentare spigoli, ha un andamento circolare, proprio come un fiore a quattro petali: è la pietra filosofale degli alchimisti che consente alla materia di trasformarsi da piombo in oro, da impura a pura ed incorruttibile. Dal lungo cammino già percorso sulle acque del divenire, giunge per l'uomo il momento risvegliare la scintilla divina, la pietra preziosa di cui parla Socrate, che è presente ma non è in grado di risplendere secondo la sua natura perché ricoperta da incrostazioni. Il dominio della passioni, il continuo ripetersi del processo del solve et coagula, porta la pietra preziosa nella condizione di mandare bagliori, di prendere forza, di attivarsi in pieno per trasformare la materia sottoposta alla sollecitazione di un elemento fecondatore. E’insegnamento basilare dell’Alchimia che la materia abbia in sé il principio spirituale per trasfigurarsi, per perdere la sua densità, come Maria salita in cielo con il corpo. I passi procedono e svelano la fase successiva: le croci sottoposte al fuoco dello Spirito, iniziano a modificare la loro natura divenendo tutti fiori, come appaiono ora sul pavimento, in cui tutte le croci lasciano il posto a fiori a quattro petali, intercalati da figure i cui otto lati esprimono ancora una volta la dimensione della materia spiritualizzata, perché a tale concetto si riferisce la valenza simbolica dell’otto che è il numero di Maria Assunta; non a caso il Paradiso islamico è ottagonale e l’ottagono è la figura intermedia tra il quadrato della materia ed il cerchio dello Spirito. La fase successiva del pavimento è costituita dal labirinto fatto da cerchi ed appunto il cerchio rappresenta in tutte le tradizioni lo Spirito e l’eternità dove non c’è inizio né fine. Il processo della spiritualizzazione della materia è compiuto, ma il nostro procedere sul pavimento non ancora dato che, dopo i cerchi, inizia un nuovo tratto di  losanghe: il motivo è suggerito dalla tradizione iniziatica ed è la compassione che induce chi è pronto a varcare la porta a tornare nel mondo ad aiutare i suoi fratelli, ma con una condizione segnalata da una serie di simboli presenti sullo stesso tratto di pavimento: la stella a sei punte, il sigillo di Salomone in cui il triangolo con la punta il alto esprime il fuoco, il principio maschile e quello con la punta in basso l’acqua, il femminile e nell'iniziato i due principi e con essi tutti gli opposti che la mente umana è in grado di discernere, si sono armoniosamente ricomposti in perfetto equilibrio, senza più contrasti, senza straziante opposizione tra mente e cuore. Il lento procedere nella navata centrale ha il senso di secoli e millenni, di vite e fatiche oltre il tempo noto della coscienza del nome e cognome che ci distinguono. E' il cammino evolutivo attraverso i quattro elementi dove si è pietra, pianta, animale ed uomo e poi ancora tante gamme di uomini con ciò in cui ci identifichiamo adesso posto sulle spalle del gigante del passato. A conferma del messaggio affidato al succedersi delle figure sul pavimento un altro simbolo è stato scolpito su un tombino, a confine tra la navata centrale e la destra per chi entra, prima di pervenire al transetto. Si tratta di uno strano 4, quello che René Guènon chiama Quatre de Chiffre, dedicandogli un capitolo nel libro Simboli della Scienza sacra. E’ il marchio della maestria, la fase del processo alchemico della morte e della rinascita, in cui appare una croce che sotto l’effetto del triangolo, la Trinità, lo Spirito che agisce nella materia, si duplica passando dal quattro all’otto per terminare poi in un cerchio, lo Spirito. Dunque i maestri costruttori della basilica di Celestino vi hanno scritto sulla pietra la pagina della conoscenza dell’Alchimia.

(Autrice M.Grazia Lopardi)

IL QUADRATO MAGICO DEL SATOR ED IL SIMBOLO RINVENUTO A COLLEMAGGIO


I lavori  di scavo e sondaggio nella zona absidale della Basilica di Collemaggio hanno arricchito la già nutrita serie di simboli che gli antichi costruttori hanno disseminato al suo interno, di un nuovo, prezioso elemento avvalorante l’ipotesi di una presenza templare sul colle che doveva presentare insediamenti di carattere difensivo considerata la sua posizione strategica idonea al controllo visivo di ampia fascia del territorio. Come evidenziato nel mio testo “Il quadrato magico del SATOR-Il segreto dei maestri costruttori”(ed. Mediterranee), l’enigmatica scritta presente per lo più su costruzioni medievali riconduce ad una antica conoscenza custodita gelosamente all’interno delle corporazioni  muratorie che hanno dato al mondo occidentale le meravigliose chiese romaniche e gotiche ancora ammirate con stupore e  riconoscenza per la perizia degli antichi costruttori; in particolare nel quadrato magico è presente la legge della creazione divina, quella che fa sì che l’Architetto sia colui che crea dall’Archè, dal campo originario di energia, dalle acque da cui emerse il cosmo ordinato. Un reticolo ottenuto unendo le lettere esprime la “legge” che conferisce armonia al creato e dunque in ripetizione dell’atto cosmogonico, alle costruzioni emergenti dalla griglia. Trattasi di una conoscenza operativa, legata all’arte della costruzione che imita nell’armonia delle forme il Demiurgo ordinatore, ma anche magica esprimendo il simbolo l’energia stessa della creazione. I Templari conoscevano il segreto del SATOR come attestato dai graffiti lasciati dai cavalieri prigionieri nelle torri di Domme e Chinon e come incontestabilmente confermato dall’alfabeto segreto dell’ordine che, ricomposto, forma una croce particolare che coincide con la parte centrale del reticolo realizzabile unendo le lettere del quadrato magico.


Nella torre- prigione del castello di Chinon  in particolare, i templari hanno lasciato un messaggio alla posterità, hanno affidato alla pietra delle conoscenze che dovevano attraversare i secoli in attesa di essere riconosciute e rivivificate… Tra i simboli graffiti ve ne è uno direttamente ricollegabile al SATOR essendo costituito da una quadrato formato da 4x4 quadrati minori con tracciate le diagonali e le linee che, nel SATOR, uniscono le t di tenet. Nel libroEnigma templare-SATOR,  da cui è tratta l’immagine che segue, la scrittrice Anna Giacomini attesta come  uno studio condotto in Francia, abbia attribuito i simboli in questione con certezza ai Templari.
Ebbene l’ultimo simbolo della prima fila è quello che la basilica di Collemaggio ha custodito nelle sue viscere, dato che è emerso dagli scavi effettuati al di sotto della zona absidale

Appena pubblicato il libro in cui comunico la straordinaria intuizione che mi ha svelato il segreto del quadrato magico del SATOR, una significativa versione dello stesso, nota anche agli arabi con il nome di el qirkat ,emerge appunto a S. Maria di Collemaggio, la basilica di Celestino di cui mi sono interessata in un precedente studio (G. Capecchi e M.G. Lopardi. Notre Dame di Collemaggio-conoscenze e misteri degli antichi costruttori- Il Ternario). La sincronicità degli eventi evidenzia l’importanza di un simbolo rimasto nascosto nell’ombra, metaforicamente e fisicamente, per essere restituito all’umanità del terzo millennio a comunicare la sua potenza nel linguaggio silenzioso dei simboli, intermediari tra l’inconoscibile ed il conoscibile.

(Maria Grazia Lopardi)

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