Pagine

Organizzazione di Eventi

Vuoi creare un evento medievale e hai bisogno di un partner affidabile? Ci occupiamo dell'organizzazione, della ricerca degli artisti, location e comunicazione con attività di Social Management e Ufficio Stampa. Sguardo Sul Medioevo è anche Media Partner!

Organizzazione del Matrimonio Medievale

Vuoi organizzare un matrimonio in stile medievale? Vieni a scoprire come Sguardo Sul Medioevo può aiutarti a rendere meraviglioso il giorno più bello della tua vita! Falconieri, sbandieratori, costumi e giocolieri al tuo servizio!

Festeggia la tua ricorrenza

Vuoi festeggiare un compleanno, un anniversario, un battesimo o addirittura un addio al celibato o al nubilato in perfetto stile medievale? Contattaci!

Collaborazione con ACCADEMIA MEDIOEVO

Sguardo Sul Medioevo collabora con l'ACCADEMIA MEDIOEVO di Lanuvio per la creazione, promozione e diffusioni di eventi medievali. Una realtà eccezionale che vale la pena conoscere!

La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

I personaggi e i fatti più importanti del ciclo arturiano e della Tavola Rotonda

Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

Erbe Mediche Medievali

Come ci si curava nel Medioevo? E' possibile utilizzare metodi antichi ancora oggi? Le ricette di Ildegarda sono ancora attuali? Troverete cure molto interessanti e ancora molto utilizzate tutti i giorni.

martedì 31 gennaio 2012

GERARD DE RIDEFORT, VILE DEMONIO O CAVALIERE DAL CUORE IMMENSO?

Pochi protagonisti della storia hanno subito unanimemente una “damnatio memoriae” come Gerard de Ridefort, Gran Maestro dell’Ordine del Tempio di Gerusalemme dal 1184 al 1189: accusato di aver portato alla distruzione il Regno in Terrasanta, descritto come avido, arrivista e spregiudicato, tacciato addirittura di viltà e codardia oltre che di aver tramato con i mussulmani contro i suoi stessi fratelli, in nessun testo di storia delle crociate il suo profilo è stato descritto in maniera favorevole, nessun libro di storia ne ricorda le imprese con benevola memoria. Eppure, nonostante tutti questi commenti negativi, a volte addirittura infamanti, qualcosa dentro me non riusciva ad uniformarsi all’unanime giudizio degli storici, qualcosa mi indicava una diversa possibilità di lettura degli eventi.

ERESIE A PUNTATE: 1. LA GNOSI NEL MEDIOEVO

È noto che la storia dell’Occidente, in particolare quella medievale, è figlia di due grandi visioni del mondo, quella greca e quella biblica. Ma particolarmente significativa, proprio per la questione del male, è anche la religione “gnostica”, caratterizzata da un radicale dualismo, che conosciamo poco a causa della lunga guerra condotta dalla chiesa cristiana contro i suoi esponenti, e la conseguente distruzione postuma delle loro opere. Già nel VI secolo a.C. il profeta Zoroastro (o Zarathustra) disserta della sua concezione di un mondo segnato dalla lotta fra due principi, uno del bene e uno del male, ripresa in particolare nel II secolo della nostra era, che vide la nascita di varie sette gnostiche, tutte considerate eretiche dalle comunità cristiana di quei tempi.

LA BATTAGLIA DI HATTIN: UN NUOVO PUNTO DI VISTA

HATTIN

Israele oggi

I corni di Hattin si vedono appena. Sono due protuberanze del terreno in mezzo ad una piana desolata, in Giudea. Si tratta dei mozziconi delle pareti di un antichissimo vulcano e non avrebbero nessuna importanza se non per un bene prezioso ancora rintracciabile tra i sassi e la polvere: l’acqua, l’ultima acqua prima di arrivare sulle sponde del lago Tiberiade, alle spalle dei corni, verso Nord-Est a 4 ore di marcia a piedi.
In questo desolato sito, in vista dei corni di Hattin, tra le nove del mattino e le tre del pomeriggio del 4 luglio 1187, una battaglia distrusse l’idea delle Crociate in Terra Santa, cancello le Contee d’autremer, consegnò Gerusalemme ai nemici di sempre, spense la vita di sedicimila giovani e strappò l’onore ad un ordine cavalleresco, i Templari, che lì, in quelle poche ore, smarrirono la loro anima e il loro senso d’essere.

LE INTERVISTE IMPOSSIBILI: GUGLIELMO DI NOGARET

Un interessantissimo "gioco" del nostro collaboratore Aldo Ciaralli...


Dal 1973 al 1976 la Rai trasmise sul primo e secondo canale radiofonico la serie delle “Interviste impossibili”. Si trattava di dialoghi fantasiosi e coinvolgenti con grandi personaggi del passato, ricchi di riferimenti storici, ideati e realizzati da intellettuali prestigiosi e letti da attori famosi. Straordinariamente interessanti furono le interviste di Umberto Eco alla Beatrice di Dante o di Alberto Arbasino a Nerone, D’Annunzio e Oscar Wilde. Tra i grandi interpreti delle interviste vi furono attori come Carmelo Bene, Paolo Poli, Mario Scaccia, Adriana Asti, Carlo Dapporto e altri ancora. Le interviste furono trasmesse fino al 1976 e replicate tra gli anni ’80 e ’90. Italo Calvino inventò un’intervista all’Uomo di Neanderthal con esiti esilaranti e personalmente ho sempre desiderato riprendere il filo di quel pensiero: far rivivere personaggi fondamentali del nostro passato e dialogare liberamente con loro sul loro e sul nostro tempo.

venerdì 27 gennaio 2012

LA BATTAGLIA DEL CAMPO DI SANGUE

Articolo a cura del dott. Fabio Ponti di www.talentonellastoria.com

“As-salam Aleikum, said”
“Aleikum As-salam, Mohammud, che ci fai di nuovo qui?”
“Signore, gli uomini di Il-Ghazi, da giorni ormai, sono accampati nelle colline qui intorno, ci tormentano con devastazioni, ruberie e stupri, non ne possiamo più! Noi ti paghiamo regolarmente i nostri tributi, Tu ci devi protezione!”
Deve essere andato più o meno così il colloquio tra Ruggero di Antiochia, e l’ambiguo rappresentante dei vassalli terrieri del suo Principato. Figuriamoci se lui, Ruggero, cuore normanno, discendente di Guglielmo l’eroe di Hastings, il Conquistatore dell’Inghilterra, di Roberto il Guiscardo, il liberatore dell’Italia meridionale dall’occupazione araba mussulmana, appartenente alla Casa degli Altavilla, la stessa di Boemondo e Tancredi, eroi della Prima Crociata, poteva accettare lezioni di onore e di coraggio da chicchessia, tantomeno da villici avvezzi a maneggiare più la zappa che la spada.

giovedì 26 gennaio 2012

LA SINDONE: L'ENEA E LA FISICA DELLA RICOSTRUZIONE

Naturalmente non siamo un blog che evita discussioni: anzi...ci piace alimentarle in maniera intelligente. Pertanto si è deciso di inserire come "voce fuori dal coro", questo bell'articolo tratto dall'UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti) che offrono una visione letteralmente opposta all'articolo


http://sguardosulmedioevo.blogspot.com/2012/01/limmagine-della-sindone-non-e.html

L'INCENDIO DELLA SACRA SINDONE

Riportiamo per la prima volta su questo blog un video tratto da "La Storia Siamo Noi" che ripercorre i drammatici momenti che hanno preceduto il miracoloso salvataggio della Sacra Sindone che, come sappiamo, riposa nel Duomo di Torino. Era l'11 aprile 1997, una data che ancora oggi non si può dimenticare..





"L'IMMAGINE DELLA SINDONE NON E' RIPRODUCIBILE"

Torniamo a parlare di Sindone, dopo che il Centro Ricerche ENEA, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha pubblicato un resoconto ufficiale degli studi effettuati con la più avanzata tecnologia disponibile per tentare di riprodurre l’immagine. Il dott. Paolo Di Lazzaro, fisico e primo ricercatore presso il Centro di Frascati, aveva pubblicato proprio su questo sito una sintesi di quello che da pochi giorni è divenuto un vero e propriodocumento scientifico. Lo scienziato, assieme a due suoi collaboratori, Daniele Murra e Antonino Santoni, sono stati ospiti due giorni fa della trasmissione televisiva Geo Scienzacondotta da Marco Castellazzi su Raitre per presentare il loro lavoro. Il dott. Di Lazzaro ha ripetuto le sue conclusioni: oggi la scienza non è in grado di replicare l’immagine sindonica, tuttavia attraverso un irraggiamento di un tessuto di lino tramite impulsi laser eccimero, al Centro ENEA ci si è significativamente avvicinati. Ma essa rimane comunque un mistero.

MEDIOEVO GENNAIO 2012


Unico nel suo genere nel panorama editoriale italiano, MedioEvo è un mensile rivolto in primo luogo agli appassionati di storia, che risponde anche all'esigenza attualissima di risalire alla genesi di molte delle grandiquestioni che caratterizzano il presente, poiché proprio il medioevo ha posto le basi per la nascita degli stati europei di oggi. La rivista propone periodicamente materiale divulgativo quale, mappe, libri, guide. Per informazioni sugli abbonamenti cliccare il link di seguito:


martedì 24 gennaio 2012

"MEDIOEVO" - OSPREY PUBLISHING

Da lunedì 21 gennaio 2012 troverete in edicola il primo numero di una collana che non può mancare nella libreria di ogni appassionato di Storia. La RBAI Italia inaugura la collezione "MEDIOEVO". Il primo numero "LOTTA PER LA TERRA SANTA" è in edicola a €2,99. naturalmente se ti vuoi abbonare il primo invio ha un prezzo superscontato. Di seguito hai il link per maggiori informazioni sull'opera e su come ti puoi abbonare!


Se intanto vuoi consultare il piano dell'opera clicca qui





Per Sguardo Sul Medioevo, Emiliano Amici





lunedì 23 gennaio 2012

LA PESTE NERA


Peste nera (o Grande morte o Morte nera) è il termine con il quale ci si riferisce normalmente all'epidemia di peste che imperversò in tutta Europa tra il 1347 e il 1353 uccidendo almeno un terzo della popolazione del continente. Epidemie identiche scoppiarono contemporaneamente in Asia e in Vicino Oriente, il che fa supporre che l'epidemia europea fosse parte di una più ampia pandemia. Per peste nera si intende, in data odierna, la grande pandemia che uccise tra un terzo e un quarto della popolazione europea - di circa 100 milioni di abitanti - durante il XIV secolo. Nel Medioevo non era utilizzata questa denominazione, ma si parlava della grande moria o della grande pestilenza. Furono cronisti danesi e svedesi a impiegare per primi il termine morte nera (mors atra, che in realtà deve essere intesa come "morte atroce") riferendolo alla peste del 1347-53, per sottolineare il terrore e le devastazioni di tale epidemia. La peste nera dà diversi tipi di sintomi i quali sono il più delle volte letali. I sintomi includono barcollamento, catarro, convulsioni, diarrea emorragica, inappetenza (anoressia), muco schiumoso, occhi infiammati, paralisi, tremore, prostrazione, respirazione difficoltosa e sete intensa.

I SANTI E LA PESTE NEL MEDIOEVO

Quando infuriava la peste, venivano invocati, in particolare, 3 santi:  San Sebastiano, San Rocco e Sant'Antonio Abate.

San Sebastiano è il principale santo protettore invocato contro la peste; durante il suo martirio viene colpito da numerose frecce, ma non muore e viene curato da S. Irene: le ferite causate dalle frecce sono paragonate ai segni (bubboni) della peste: il santo si è salvato perciò anche il popolo, rivolgendosi a lui spera di salvarsi dalla peste. Ma c’è un altro legame tra le frecce e la peste: l’ira divina è paragonata alle frecce scagliate da un arco e, nel medioevo, il diffondersi della peste fu visto come lo scatenarsi dell’ira di Dio.

DROETTO E I VESPRI SICILIANI

Drouet, citato in italiano comunemente come Droetto, tradizionalmente viene identificato con un soldato francese che a Palermo nel 1282 comportandosi in maniera irriguardosa nei confronti di una nobildonna siciliana fece scattare la scintilla della sollevazione popolare del Vespro siciliano. Tutto avrebbe avuto inizio all'ora del vespro del 30 marzo 1282, lunedì dopo la Pasqua, sul sagrato della Chiesa del Santo Spirito, a Palermo. Drouet di ronda si sarebbe rivolto in maniera irriguardosa nei confronti di una giovane nobildonna accompagnata dal consorte con la scusa di ricercarle armi nascoste sotto le vesti. La donna svenne e nella reazione lo sposo sottrasse la spada e colpì a morte il soldato.

CHRETIEN DE TROYES

Chrétien de Troyes (Troyes, 1135 circa – Fiandre, prima del 1190) è stato uno scrittore e poeta francese medievale, celebre per i suoi romanzi dedicati al ciclo bretone. Poco si sa della sua vita: nato nella Champagne (forse proprio a Troyes) attorno al 1135, fu un intellettuale di grande cultura, molto probabilmente un chierico, e visse presso le corti feudali di Maria di Champagne e in seguito di Filippo d'Alsazia, conte di Fiandra. Dalla lettura delle sue opere sembra ipotizzabile che abbia compiuto dei viaggi in Inghilterra e Bretagna, ma la mancanza di fonti attendibili rende impossibile affermarlo con certezza. Dalla dedica del Perceval, il suo ultimo romanzo rimasto incompiuto, al protettore Filippo d’Alsazia, sappiamo che morì prima che il conte partisse per la crociata da cui non fece ritorno, quindi prima del 1190.

FATA MORGANA

La fata Morgana, conosciuta anche come Morgane, Morgaine, Morgan e altre varianti, è una popolare strega della mitologia celtica e delle leggende. L'epiteto femminino "la fata" (tradotto dall'originale inglese "le fay", a sua volta adattato dal francese "la fée") indica la figura di Morgana come una creatura sovrannaturale. Nel ciclo arturiano, Morgana è un personaggio femminile; è sorella di Artù e nemica di Ginevra. Nella Vita Merlini (Vita di Merlino) del XII secolo, si dice che Morgana ("Morgen") sia la più vecchia di nove sorelle che governano su Avalon. Geoffrey of Monmouth parla di Morgana come di una guaritrice e una mutaforma. Scrittori più tardi come Chretien de Troyes, basandosi sull'interpretazione di Monmouth, hanno descritto Morgana intenta a curare Merlino ad Avalon. Nella tradizione del ciclo arturiano, Morgana era la figlia della madre di Artù, Lady Igraine, e del suo primo marito, Gorlois, duca di Cornovaglia; Artù (Arthur Pendragon), figlio di Igraine e di Uther Pendragon, era dunque suo fratellastro. Come donna celtica, Morgana ereditò parte della magia della Terra di sua madre.

LANCIA DI LONGINO

La Lancia del Destino o Lancia di Longino (in latino Lancea Longini) è la lancia con cui Gesù sarebbe stato trafitto al costato dopo essere stato crocefisso. Viene talvolta anche indicata con l'espressione Lancia Sacra, che però indica anche una reliquia specifica, appartenente ai tesori del Sacro Romano Impero, la cui tradizione è in parte sovrapposta a quella della Lancia di Longino. Assente nei racconti dei vangeli sinottici, la lancia è menzionata solo nel Vangelo secondo Giovanni (19:31-37), in cui si racconta che, durante crocefissione di Gesù, i soldati romani intendevano praticargli il crurifragium, la tipica rottura delle gambe del condannato che ne accelerava la morte; prima di procedere, si accorsero che Gesù era quasi morto e che quindi il crurifragium era inutile, ma, per accertarsi che fosse deceduto, un soldato lo colpì con una lancia:

PARSIFAL

Parsifal, conosciuto anche come Perceval, Percival, Parzival, Perlesvaus e altre varianti, è un popolare personaggio del ciclo arturiano, appartenente ai Cavalieri della Tavola rotonda, e, in particolare, colui che riesce a vedere il Graal. Le versioni medievali di questa leggenda variano l'una dall'altra, ma pressoché tutte raccontano di un ragazzo nato e cresciuto nella foresta. Si reca alla corte di Re Artù e diventa uno dei Cavalieri della Tavola Rotonda.

EXCALIBUR

Excalibur è la più famosa delle mitologiche spade di re Artù. La storia e la leggenda di re Artù sono intimamente legate alla magica e misteriosa spada Excalibur. Come il mago Merlino aveva annunciato, solamente l'uomo in grado di estrarre la spada dalla roccia sarebbe diventato re. Artù, inginocchiato di fronte alla roccia, fece proprio questo: prese la spada, la portò con sé fino alla Cattedrale e la depose sull'altare. Artù fu unto con l'olio santo e, alla presenza di tutti i baroni e della gente comune, giurò solennemente di essere un sovrano leale e di difendere la verità e la giustizia per tutti i giorni della sua vita. Sebbene Excalibur sia identificata con la spada nella roccia, specie nelle versioni recenti del mito arturiano, in numerose opere sono due spade distinte. La leggenda e la storia si sono mischiate tra loro nel tempo e la leggenda di re Artù, dei Cavalieri della Tavola Rotonda e della magica spada Excalibur, sono giunte intimamente unite fino ai nostri giorni. Il nome Excalibur significa in grado di tagliare l'acciaio. La prima traduzione (secondo Geoffrey of Monmouth, Robert Wace e Layamon), chiamava la spada Caliburn; una spada magica venuta da Avalon. Nella tradizione celtica il nome originale era Caledfwylch.

UNIVERSITA' NEL MEDIOEVO

Le università che iniziarono a formarsi nei primi decenni del XII secolo (tranne quella di Bologna, che è più antica di qualche decennio) furono la risposta alla crisi dovuta all'inadeguatezza di un insegnamento impartito esclusivamente sotto la sorveglianza delle autorità ecclesiastiche. Le scuole, che fino ad allora si formavano presso le sedi monastiche o vescovili, non erano attrezzate per accogliere la crescente domanda di istruzione e non offrivano materie estese alle scienze profane, come il diritto, che in una stagione di risveglio commerciale, veniva sentito come necessità. Studenti e professori risposero alla crisi associandosi e creando quelle scuole autonome che chiamarono università. A partire dal XIII secolo le università si diffusero in Europa e le maggiori università si distinsero per qualche particolare disciplina. Salerno, con la sua antica Scuola medica, e Montpellier si distinsero per la medicina Bologna per il diritto Parigi e Oxford per la teologia e la filosofia.

sabato 21 gennaio 2012

CANTO GREGORIANO


Il canto gregoriano è un genere musicale vocale, monodico e liturgico, proprio del rito romano della Chiesa cattolica. Venne elaborato in Occidente a partire dall'VIII secolo dall'incontro del canto romano antico con il canto gallicano nel contesto della rinascita carolingia. È cantato ancora oggi, non solo in ambito liturgico, e viene riconosciuto dalla Chiesa cattolica come "canto proprio della liturgia romana. Il canto gregoriano è un canto liturgico, solitamente interpretato da un coro o da un solista chiamato cantore (cantor) o spesso dallo stesso celebrante con la partecipazione di tutta l'assemblea liturgica. È finalizzato a sostenere il testo liturgico in latino. Deve essere cantato a cappella, cioè senza accompagnamento strumentale, poiché ogni armonizzazione, anche se discreta, altera la struttura di questa musica. In effetti, si tratta di un canto monodico, è una musica cioè che esclude la simultaneità sonora di note diverse: ogni voce che lo esegue canta all'unisono. Dal punto di vista del sistema melodico, il canto gregoriano è di tipo modale e diatonico. I cromatismi vi sono generalmente esclusi, così come le modulazioni e l'utilizzo della sensibile. Le diverse scale impiegate con i loro gradi ed i loro modi, sono chiamati modi ecclesiastici o scale modali o modi antichi, in opposizione alle scale utilizzate in seguito nella musica classica tonale. Non è cadenzato, ma è assolutamente ritmico. Il suo ritmo è molto vario, contrariamente alla cadenza regolare della musica moderna. Il ritmo, che nel canto gregoriano riveste un ruolo complesso, oltrepassa le parole e la musica, sorpassando le due logiche. Nei passaggi salmodici o sillabici, il ritmo proviene principalmente dalle parole. Nei passaggi neumatici o melismatici, è la melodia che diventa preponderante. Queste due componenti sono costantemente presenti. È una musica recitativa che predilige il testo in prosa, che prende origine dal testo sacro e che favorisce la meditazione e l'interiorizzazione (ruminatio) delle parole cantate. Il canto gregoriano non è un elemento ornamentale o spettacolare che si aggiunge alla preghiera di una comunità orante, ma è parte integrante ed efficace della stessa lode ordinato al servizio ed alla comprensione della Parola di Dio. È questo il significato più profondo ed intimo di questo genere musicale. A Gregorio Magno fu attribuita dal suo biografo Giovanni Diacono (scomparso nell'anno 880) la prima compilazione di canti per la Messa: "Antiphonarium centonem compilavit", cioè raccolse da più parti ed ordinò un Antifonario (libro di canti per la Messa). Prima ancora di comprendere come avvenne tale opera di revisione e collazione e quale ruolo effettivo vi ebbe Gregorio, occorre indagare sul materiale preesistente. Tuttavia, se è opinione generale che esistesse all'epoca un insieme di canti per la liturgia, nulla di preciso si conosce al riguardo per quanto attiene agli autori e alle epoche di composizione. Si tenga presente che fino al 700 non vi fu scrittura musicale ma sui testi si apposero dei convenzionali segni mnemonici per aiutare il cantore. Si ipotizza che nei tre secoli anteriori a Gregorio fosse diffusa la figura dell'autore - cantore, che ricorda il rapsodo dei tempi omerici: il canto veniva tramandato ed eseguito con l'aggiunta di varianti o con vere e proprie improvvisazioni. L'ambiente presso il quale si formavano questi ignoti "artisti" è rappresentato dalla Schola cantorum, palestra dove la Chiesa ha preparato i propri cantori fin dai primi tempi (all'epoca di papa Damaso, morto nel 384, c'era già una distinta schiera di diaconi esclusivamente dedicata a questo scopo). In modo simile a quanto avveniva nelle scuole d'arte medievali, si può parlare di un continuo lavoro collettivo, in cui si miscelavano qualità individuali e tradizione, stile personale e caratteristiche comuni al gruppo. La vocazione religiosa che era al fondo di tale attività spiega inoltre perché l'individuo scomparisse nel rendere un servizio alla comunità e a Dio, tanto che l'arte attraverso la spiritualità si trasformava in preghiera: il nome di questi musicisti non è giunto a noi perché essi non pensavano di lavorare per la propria fama ma per la gloria di Dio. Pertanto, rimane un solo nome, quello di papa Gregorio, a designare questi canti, che egli per primo ha fatto raccogliere e conservare, ma non sono suoi, così come non lo saranno quelli che verranno dopo di lui ma che, ugualmente, si chiameranno gregoriani. Come avviene generalmente per ogni periodo della storia della Chiesa, il nome di un Pontefice riassume e contrassegna il lavoro di un'intera generazione. Ciò vale anche - e forse ancor di più - per il periodo gregoriano, nel quale si riassume anche l'opera precedente e si dà il nome a quanto avverrà anche nei tempi successivi. Il ruolo di Gregorio nei confronti del canto liturgico è testimoniato dal diacono Giovanni (870) nella sua Vita di San Gregorio, scritta su incarico di Gregorio VIII avvalendosi dei documenti dell'archivio pontificio. La compilazione di un libro di canti per la Messa (Antifonario), di cui a noi non è pervenuto l'originale, è stata redatta insieme ai maestri del tempo, ma - secondo il biografo - con un intervento diretto e competente dello stesso Gregorio, che ci viene presentato come esperto in materia, maestro di canto ed istruttore dei "pueri cantores". Del resto, si deve a lui la restaurazione della "Schola cantorum" nella quale diede prova del suo mecenatismo: anche in questo caso, non fu lui a fondarla ma la fornì dei mezzi necessari ad uno sviluppo sicuro. Il ruolo di Gregorio nell'ambito del canto liturgico fu consacrato da Leone IV (847 - 855) che per la prima volta usò l'espressione "carmen gregorianum" e che minacciò di scomunica chi mettesse in dubbio la tradizione gregoriana.

Fonte: Wikipedia

LA MUSICA NEL MEDIOEVO

Questo lungo periodo storico è ricchissimo di musica. Tuttavia nella maggior parte dei casi questa musica non aveva la funzione che noi moderni le attribuiamo. Anche la musica medievale come quella antica, è ancora buona parte musica di "vita", da suonare per accompagnare un lavoro, una battaglia, un banchetto, una festa o una celebrazione. Musica insomma che aveva una funzione pratica più esterna. Questa musica veniva spesso improvvisata o composta per delle occasioni particolari. Non aveva quindi bisogna di essere scritta e tramandata ai posteri, essendo destinata a essere eseguita una sola volta. Per questo della musica medievale si hanno pochi documenti. Così non era per la musica sacra che doveva resistere a lungo nel tempo, poiché le varie cerimonie religiose dovevano resistere a lungo perché erano ripetute nel tempo.

venerdì 20 gennaio 2012

IPPOCRASSO


Un dissetante consiglio come digestivo....RICETTA DELL'IPPOCRASSO (vino speziato medioevale)

L’ippocrasso o vino ippocratico è un vino speziato e addolcito preparato secondo una ricetta di origine medioevale, molto piacevole da bere ben fresco. L’ippocrasso potete servire come aperitivo particolare oppure a fine pasto come digestivo, oppure quando volete una bevanda fresca leggermente alcoolica.

Ingredienti per l’ippocrasso o vino speziato medioevale

Per 1 litro circa:
1 litro di vino rosso corposo "MERLOT"
1 cucchiaio di miele
1 cucchiaino di zenzero in polvere
1 cucchiaio abbondante di zucchero
4 chiodi di garofano
1 cucchiaino di galanga (disponibile in erboristeria)
1 cucchiaino di vaniglia
un pizzico di radice di iris (disponibile in erboristeria)
(* 1 cucchiaino di pepe in grani)
8 baccelli di Cardamomo (in erboristeria)
1 cucchiaino di cannella in polvere

Preparazione

Pestate le spezie intere in un mortaio. Versate il vino, il miele e tutte le spezie in un recipiente a chiusura ermetica e lasciate riposare 24 ore. Filtrate con garza due volte per ottenere un prodotto limpido, e gustate fresco.

Consigli

Il vino può essere bevuto caldo, altrimenti va imbottigliato, sigillato e conservato per un mese circa. Una volta aperto, va conservato al fresco. Il vino da usare è principalmente il rosso ma nel periodo estivo può essere usato anche il bianco poiché è sicuramente meno corposo e quindi più gradevole da bere, magari fresco. Può essere usato un Pinot Grigio. La qualità del vino è molto importante poiché da essa dipende il buon esito del prodotto finale. Possono essere usati il Trebbiano o il Malvasia. Ci sono delle variazioni della ricetta, ad esempio con l'aggiunta di pezzetti di scorza d'arancia, che rende il composto ancora più aromatico e dona una notevole apertura nel gusto.

venerdì 13 gennaio 2012

IL "DOLCE STIL NOVO"

Il dolce stil novo, detto anche stilnovismo, è un importante movimento poetico italiano che si è sviluppato nella seconda metà del Duecento. Corrente che segna l'inizio del secolo, il dolce stil novo influenzerà parte della poesia italiana fino a Petrarca: diviene guida infatti di una profonda ricerca verso un'espressione raffinata e nobile dei propri pensieri, staccando la lingua dal volgare, portando la tradizione letteraria italiana verso l'ideale di un gesto ricercato e aulico. Nascono le rime nuove, una poesia che non ha più al centro soltanto la sofferenza dell'amante, ma anche le celebrazioni delle doti spirituali dell'amata. A confronto con le tendenze precedenti, come la scuola guittoniana o più in generale la lirica toscana, la poetica stilnovista acquista un carattere qualitativo e intellettuale più elevato: il regolare uso di metafore e simbolismi, così come i duplici significati delle parole. L'origine dell'espressione è da rintracciare nella Divina Commedia di Dante Alighieri (Canto XXIV del Purgatorio): in essa infatti il rimatore guittoniano Bonagiunta Orbicciani da Lucca definisce la canzone dantesca Donne ch'avete intelletto d'amore con l'espressione 'dolce stil novo', distinguendola dalla produzione precedente (come quella del Notaro Jacopo da Lentini, di Guittone e sua), per il modo di penetrare interiormente luminoso e semplice, libero dal nodo dell'eccessivo formalismo stilistico. Poesia:

IL "LIBER ABBACI"

Il Liber abbaci, più noto come Liber abaci, è un testo medievale in latino di argomento matematico. Scritto nel 1202 dal pisano Leonardo Fibonacci, che lo riscrisse nel 1228 è ritenuto uno dei più importanti libri di matematica del Medioevo. Il Liber abaci è un ponderoso trattato di aritmetica e algebra con il quale, all'inizio del XIII secolo, Fibonacci ha introdotto in Europa il sistema numerico decimale indo-arabico e i principali metodi di calcolo ad esso relativi. In effetti il libro non tratta l'utilizzo dell'abaco e il suo titolo può essere tradotto in Libro del calcolo. In effetti alcuni credono che il titolo sia sbagliato, dato che abaco per i greci, i romani e i maestri d'abaco dei secoli precedenti era uno strumento di calcolo. Fibonacci invece riserva questa denominazione all’aritmetica-algebra applicativa in genere. Su questo testo, per oltre tre secoli, si formeranno maestri e allievi della scuola toscana. L’equilibrio fra teoria e pratica era pienamente raggiunto. Fibonacci dice:

"Ho dimostrato con prove certe quasi tutto quello che ho trattato"

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...