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La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

I personaggi e i fatti più importanti del ciclo arturiano e della Tavola Rotonda

Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

Erbe Mediche Medievali

Come ci si curava nel Medioevo? E' possibile utilizzare metodi antichi ancora oggi? Le ricette di Ildegarda sono ancora attuali? Troverete cure molto interessanti e ancora molto utilizzate tutti i giorni.

martedì 31 gennaio 2012

GERARD DE RIDEFORT, VILE DEMONIO O CAVALIERE DAL CUORE IMMENSO?

Pochi protagonisti della storia hanno subito unanimemente una “damnatio memoriae” come Gerard de Ridefort, Gran Maestro dell’Ordine del Tempio di Gerusalemme dal 1184 al 1189: accusato di aver portato alla distruzione il Regno in Terrasanta, descritto come avido, arrivista e spregiudicato, tacciato addirittura di viltà e codardia oltre che di aver tramato con i mussulmani contro i suoi stessi fratelli, in nessun testo di storia delle crociate il suo profilo è stato descritto in maniera favorevole, nessun libro di storia ne ricorda le imprese con benevola memoria. Eppure, nonostante tutti questi commenti negativi, a volte addirittura infamanti, qualcosa dentro me non riusciva ad uniformarsi all’unanime giudizio degli storici, qualcosa mi indicava una diversa possibilità di lettura degli eventi.

ERESIE A PUNTATE: 1. LA GNOSI NEL MEDIOEVO

È noto che la storia dell’Occidente, in particolare quella medievale, è figlia di due grandi visioni del mondo, quella greca e quella biblica. Ma particolarmente significativa, proprio per la questione del male, è anche la religione “gnostica”, caratterizzata da un radicale dualismo, che conosciamo poco a causa della lunga guerra condotta dalla chiesa cristiana contro i suoi esponenti, e la conseguente distruzione postuma delle loro opere. Già nel VI secolo a.C. il profeta Zoroastro (o Zarathustra) disserta della sua concezione di un mondo segnato dalla lotta fra due principi, uno del bene e uno del male, ripresa in particolare nel II secolo della nostra era, che vide la nascita di varie sette gnostiche, tutte considerate eretiche dalle comunità cristiana di quei tempi.

LA BATTAGLIA DI HATTIN: UN NUOVO PUNTO DI VISTA

HATTIN

Israele oggi

I corni di Hattin si vedono appena. Sono due protuberanze del terreno in mezzo ad una piana desolata, in Giudea. Si tratta dei mozziconi delle pareti di un antichissimo vulcano e non avrebbero nessuna importanza se non per un bene prezioso ancora rintracciabile tra i sassi e la polvere: l’acqua, l’ultima acqua prima di arrivare sulle sponde del lago Tiberiade, alle spalle dei corni, verso Nord-Est a 4 ore di marcia a piedi.
In questo desolato sito, in vista dei corni di Hattin, tra le nove del mattino e le tre del pomeriggio del 4 luglio 1187, una battaglia distrusse l’idea delle Crociate in Terra Santa, cancello le Contee d’autremer, consegnò Gerusalemme ai nemici di sempre, spense la vita di sedicimila giovani e strappò l’onore ad un ordine cavalleresco, i Templari, che lì, in quelle poche ore, smarrirono la loro anima e il loro senso d’essere.

LE INTERVISTE IMPOSSIBILI: GUGLIELMO DI NOGARET


Dal 1973 al 1976 la Rai trasmise sul primo e secondo canale radiofonico la serie delle “Interviste impossibili”. Si trattava di dialoghi fantasiosi e coinvolgenti con grandi personaggi del passato, ricchi di riferimenti storici, ideati e realizzati da intellettuali prestigiosi e letti da attori famosi. Straordinariamente interessanti furono le interviste di Umberto Eco alla Beatrice di Dante o di Alberto Arbasino a Nerone, D’Annunzio e Oscar Wilde. Tra i grandi interpreti delle interviste vi furono attori come Carmelo Bene, Paolo Poli, Mario Scaccia, Adriana Asti, Carlo Dapporto e altri ancora. Le interviste furono trasmesse fino al 1976 e replicate tra gli anni ’80 e ’90. Italo Calvino inventò un’intervista all’Uomo di Neanderthal con esiti esilaranti e personalmente ho sempre desiderato riprendere il filo di quel pensiero: far rivivere personaggi fondamentali del nostro passato e dialogare liberamente con loro sul loro e sul nostro tempo.La mia prima intervista avrà come protagonista Guglielmo di Nogaret, un giurista, uomo politico e insegnante di diritto a Montpellier nel 1291. La sua storia è intrecciata con quella di Filippo IV di Francia, detto il Bello, con Bonifacio VIII, lo schiaffo di Anagni e la caduta dell’Ordine dei Templari.Una storiografia folkloristica dipinge Guglielmo di Nogaret come uomo di personalità maligna, anticlericale, subdolo complottatore, violento e vessatore di innocenti. Sarebbe stato il protagonista dell’umiliazione di Papa Bonifacio VIII e torturatore dei Templari con la complicità dell’Inquisitore Guglielmo di Plaisans, artefice del furto dei beni del Tempio da parte di un Re corrotto e dissipatore che lo aveva nominato Guardasigilli di Francia per dispiegare al meglio la sua malvagità.


INTERVISTATORE
Speravo da tempo di intervistarla. La ringrazio per aver aderito alla mia richiesta.
Lei è stato un uomo di Stato, ha amministrato la giustizia in una nazione che stava posando le fondamenta del suo futuro in Europa. Ecco, può rispondere a qualche domanda di carattere politico e giuridico?

GUGLIELMO DI NOGARET
Io posso rispondere a qualsiasi domanda. Non sono sicuro che lei sia in grado di comprendere le mie risposte. Lei vive un tempo arrogante, purtroppo. Il suo tempo è incrostato di pregiudizi e di ignoranza. Quindi io rispondo ma lei si sforzi di essere coerente nelle sue domande e di aderire al mio pensiero e non al suo o a ciò che lei pretende di sapere sul mio conto.

INTERVISTATORE
Quindi lei è una persona modesta e io un arrogante?

GUGLIELMO DI NOGARET
Non considero queste cose rilevanti per l’intervista. Sia serio, per favore.

INTERVISTATORE
Bene. Se lei fosse Guardasigilli d’Europa, oggi, come interpreterebbe la contingenza attuale del vecchio continente?

GUGLIELMO DI NOGARET
I vostri problemi sono problemi economici. Avete troppi debiti e la situazione in cui siete è la stessa che ha afflitto Re Filippo nel 1307, anno in cui fui nominato suo guardasigilli. Premetto quindi alla mia risposta che non avete imparato nulla dal passato e vi trovo alquanto paradossali. Giudicate me e il mio Re con leggerezza ma, vivendo gli stessi miei problemi, pensate di non avere colpe. E invece siete colpevoli del vostro destino e delle vostre disgrazie.

INTERVISTATORE
La prego, non faccia l’inquisitore del terzo millennio.

GUGLIELMO DI NOGARET
C’è poco da inquisire. Vede, io la sto giudicando e questa è un’altra cosa. Esiste la giustizia di Dio, quella degli uomini e quella della Storia. E per la Storia, è in totale evidenza, che voi, cittadini europei del terzo millennio, avete voluto una moneta unica ma poi nei referendum approvativi della costituzione Europea
avete bocciato la nascita di uno Stato unito, federale, con un unico governo, unico parlamento, stesse leggi. Se lei si va a leggere i miei libri vedrà che io ho strutturato uno Stato sovrano costruendo intorno ad un Re e ad una nazione, una moneta, una legge, un fisco e un ordine. Sopra al Re c’è solo Dio. Uno stato sovrano non deve rispondere a nessun altro se non al proprio Re. Io, Guardasigilli di Francia, ho cancellato le strutture sovranazionali, come il papato o il Sacro Romano Impero. Io, Guardasigilli di Francia, ho messo il mio Re nella condizione di applicare le tasse sul suo territorio, di incassare denaro e di impostare una burocrazia statale in grado di sostenere le esigenze del popolo. Ma io sono solo Guglielmo di Nogaret.

INTERVISTATORE
Mi pare di capire che la differenza sia il voto. Nel terzo millennio si vota, c’è la democrazia e il popolo decide il suo destino. La Storia d’Europa ha scelto di governarsi così.


GUGLIELMO DI NOGARET
Io l’avevo pregata di essere coerente e di fare uno sforzo di intelligenza per comprendere ciò che le avrei detto. E’ evidente che lei non ci riesce. Cosa vorrebbe dirmi con la sua confutazione? Che sono un antidemocratico? Io conosco la democrazia dell’antica Grecia. Non la sua “democrazia”. Aristotele non ha mai pensato che fosse possibile dire che ogni uomo ha diritto ad un voto e che i voti sono tutti uguali. Questo lo avete fatto voi, mi consenta, geni di fine del secondo millennio. Ma lasciamo pure perdere argomenti che, è evidente, lei non può capire. Veniamo al sodo: diciassette paesi europei hanno una moneta unica, ma non hanno un Re unico, non hanno un parlamento unico. Questi paesi dipendono dal potere di acquisto, direi semplicemente dal “valore”, di questa moneta ma sopra di loro (stia attento: sopra la loro sovranità!) hanno le borse, i mercati, le agenzie di rating, gli speculatori, i capitalisti internazionali. Quindi diciassette paesi opulenti e democratici, fanno debiti usando una unica moneta e a chi presta loro soldi, ossia a coloro che stanno “sopra” di loro, chiedono di non speculare e di non approfittare della loro “buonafede” per arricchirsi. Questo, secondo quanto lei mi oppone, in nome della democrazia. Cosa vuole che le dica? Contenti voi… Vorrei aggiungere che dal punto di vista puramente contabile, quando subite i tassi dei vostri titoli di debito, prima che vengano collocati sui mercati, riuscite a calcolare l’ammontare totale dell’esposizione di ogni paese verso gli altri e nel fare ciò non compensate debiti e crediti tra gli stessi paesi della moneta unica. Riesce a capire di cosa parlo?

INTERVISTATORE
No. Confesso di essermi perso. Se non le spiace vorrei cambiare argomento.


GUGLIELMO DI NOGARET
Inizio a provare una certa pena per lei e per il suo tempo. Di quali argomenti potremmo mai parlare se la distanza culturale che ci divide è incolmabile?

INTERVISTATORE
Vorrei parlare dei Templari. I miei contemporanei credono fermamente che un mistero avvolga la loro storia.

GUGLIELMO DI NOGARET
Lei mi parla della Storia dei Templari. Ma io sui libri di storia del suo tempo, al massimo, posso trovare due righe dedicate all’Ordine del Tempio, quando e se le trovo. Di quale Storia mi vuole parlare? Di quella che imbratta libercoli demenziali che”inventano” le cose più oscure e inattendibili?

INTERVISTATORE
Lei è un tipetto molto difficile da intervistare…

GUGLIELMO DI NOGARET
Il fatto è che io non sono un tipetto… Mi manifesti un oncia di rispetto e formuli meglio le sue domande.

INTERVISTATORE
Lei conosce il mistero dei Templari.

GUGLIELMO DI NOGARET
Sì. Lo conosco.

INTERVISTATORE
E’ un segreto che non si può rivelare?

GUGLIELMO DI NOGARET
Niente affatto, direi.

INTERVISTATORE
Lei potrebbe rivelarlo? Potrebbe dire ora, a me, in questa intervista, qual è il mistero che avvolge l’Ordine del Tempio?

GUGLIELMO DI NOGARET
Certo che potrei.

INTERVISTATORE
E’ inutile continuare così. Perché non lo fa? Perché “potrebbe” ma non vuole?

GUGLIELMO DI NOGARET
Lei continua a non rispettare il senso delle cose. Quando io le parlo di “sovranità” lei non ha la più pallida idea di cosa sia. A lei non hanno insegnato il rispetto dei ruoli e delle competenze. Lei è il tipico rappresentante di un epoca priva di compostezza, onore e dignità. Lei è un… pigmeo, un nano che vuole camminare tra giganti pensando di guardarli negli occhi o da sopra a sotto. Lei vuole intervistare me, pensando che io sia a lei simile… Bene, non lo sono. Oltretutto lei affronta argomenti con una ignoranza totale delle vicende, dei fatti che avvolgono gli stessi argomenti. Ma, le chiedo, ha una minima idea di ciò che mi domanda?

INTERVISTATORE
Comunque le ponga la mia domanda, lei sta menando il can per l’aia. Sinceramente penso che lei mistifichi, io penso che lei non sappia nulla dell’argomento che le ho posto.

GUGLIELMO DI NOGARET
Se è un insulto, credo che l’intervista sia finita.

INTERVISTATORE
Non è un insulto. Io credo che lei voglia fortemente darmi una risposta. Non comprendo le condizioni che pone e quindi le riformulo la domanda: qual è il mistero dei Templari?

GUGLIELMO DI NOGARET
Lei mi esaspera… Sapevo dell’arroganza del suo tempo: una presunzione appesa agli effluvi dei vostri deodoranti e ai fugaci spot pubblicitari nei quali usate bollire i vostri cervelli. Sarò chiaro allora e lei si impegni a capire. La bolla papale vox in excelso venne emessa da Papa clemente V il 22 marzo 1312. Con essa il Papa, che non ha mai emesso una condanna nei confronti dei Templari, sopprime con formula irreformabile e perpetua l’Ordine, la sua Regola, il suo abito e il suo nome. E fa ciò assoggettando a divieto perpetuo l’ingresso nell’ordine, il portare l’abito dell’Ordine e l’usarne i simboli. Se qualcuno avesse fatto il contrario sarebbe incorso, di fatto, nella sentenza di scomunica. Lei comprende cosa significhi questo?

INTERVISTATORE
Me lo spieghi lei.

GUGLIELMO DI NOGARET
Non lo comprende. Lo immaginavo. Quello che le ho detto significa che “la Chiesa” avoca a se il diritto a gestire qualunque argomento, qualunque azione, qualunque progetto che sia riconducibile all’Ordine del Tempio. Nessuno possiede la “sovranità” e quindi la dignità per dissertare sull’argomento. La pena per chi trasgredisce è la scomunica.
INTERVISTATORE
Lei è stato scomunicato. Lei non dovrebbe avere di questi timori.

GUGLIELMO DI NOGARET
Io sono stato scomunicato da un Papa che ho preso a schiaffi. Non ho mai insultato la Chiesa, non ho mai commesso nessun peccato contro la mia religione, non ho mai trasgredito ai dogmi della Chiesa. Bonifacio VIII era un essere disgustoso e io l’ho accusato di peccati contro la Chiesa, contro la morale, contro l’ortodossia. Io ho difeso la Chiesa e il suo onore e Clemente V me ne ha dato personalmente atto ritirando la scomunica.

INTERVISTATORE
Qual è il mistero dei Templari?

GUGLIELMO DI NOGARET
In totale sincerità, non mi appagherebbe solo il rivelarlo. Vorrei che fosse un mistero comprensibile e non il frutto del solito ermetismo demenziale.

INTERVISTATORE
Un mistero rivelato non è una cosa così difficile da capire se è “rivelato” o sbaglio?

GUGLIELMO DI NOGARET
A volte preferisco che lei stia zitto. E’ mia ferma intenzione sfidare la sua pur evidentissima ottusità. Le indicherò indizi palesi che, senza alcuna incertezza, la condurrebbero ad afferrare la verità e svelare il mistero, del quale sembra così infatuato. Cosa sa lei di Filippo IV? Che era un Re dissipatore, un Re corrotto e indebitato fino al collo con i Templari. Cosa sa lei di Clemente V? Che era il fantoccio del Re, che era stato messo sul trono di Pietro da Filippo il Bello per obbedire ai suoi ordini, che era un pavido, un vigliacco, un incapace ad opporsi al Re, incapace a difendere la Chiesa, incapace a difendere i Templari? Sono queste le cose che lei sa?

INTERVISTATORE
Si. Queste sono le cose note. Però, la prego sia più chiaro, è la Chiesa il solo ente a poter esplicitare la verità sul Tempio, questo mi stava dicendo. Allora perché dopo settecento anni, ancora non lo fa? E poi, parliamoci chiaro, se il mistero dei Templari è correlato alle eresie dei Cavalieri e al loro essere una minaccia per la Chiesa, come faccio a credere che un giorno questo segreto verrà rivelato proprio da chi ne è minacciato?

GUGLIELMO DI NOGARET
Posso dare risposte puntuali. Primo: nessuno ha mai minacciato la Chiesa. Secondo: nessuna eresia ha mai sfiorato i monaci dell’Ordine del Tempio. Terzo: la Chiesa conosce nel dettaglio ogni minimo evento che riguarda l’Ordine ma non possiede più i documenti per dimostrare ciò che è avvenuto e, quindi, per rivelare con rigore storico documentato il famoso segreto. La Chiesa è l’ultima istituzione veramente seria di questo mondo, non fa errori ed è onesta e trasparente nei confronti della storia e della scienza.

INTERVISTATORE
Di quali documenti parla?

GUGLIELMO DI NOGARET
Nel 1809 Napoleone Bonaparte decise di sottrarre al Vaticano una massa enorme di documenti per realizzare impunemente una revisione storica. A Roma le asportazioni archivistiche cominciarono nel febbraio 1810. Ne fecero le spese gli archivi dei vari uffici della Curia pontificia: Segreteria di Stato, Dataria, Cancelleria, Penitenzieria, Rota, Congregazioni varie. Inoltre furono “rubati” quelli di alcuni ordini religiosi soppressi dagli occupanti francesi, ad esempio Agostiniani, Basiliani, Celestini, Domenicani, Serviti e l’Archivio Segreto Vaticano. Il trasporto richiese tempi lunghi e solo dopo qualche tempo il materiale trafugato poté essere concentrato nella sede degli Archives de l’Empire a l’Hôtel Soubise, nel centro di Parigi, per essere sottoposto ad una riorganizzazione archivistica che prevedeva la classificazione del materiale per soggetti.
Nel 1815, dopo la caduta di Napoleone, i trattati della Francia con le potenze vincitrici stabilirono la restituzione immediata di tutti gli archivi sottratti ai legittimi proprietari. Iniziò quindi una complessa operazione di recupero dei materiali che diede luogo a dolorose perdite, sia per le difficoltà poste dal nuovo Governo francese - che rifiutò di fornire i dovuti aiuti finanziari sottraendo, in qualche caso, anche alcuni preziosi cimeli - sia per l’imperizia degli incaricati inviati sul posto. Comunque, nel caso dei Templari, una documentazione molto ampia e dettagliata che riguardava i possedimenti, il denaro contante, le flotte, i commerci e le posizioni creditizie in sospeso, rimasero in Francia e sono tuttora nelle mani del governo francese.
INTERVISTATORE
E la pergamena di Chinon? Perché è saltata fuori?

GUGLIELMO DI NOGARET
Questo non lo so. Ma non mi pare un documento così sconvolgente. Più interessante sarebbe sapere che percorso ha fatto per finire nelle mani di Barbara Frale.

INTERVISTATORE
Finalmente ho ottenuto una informazione. Lo Stato francese boicotta la rivelazione di un “segreto” che ha che vedere con l’Ordine del Tempio. Lo conferma?

GUGLIELMO DI NOGARET
Lo confermo.

INTERVISTATORE
Adesso mi parli di Filippo IV e di Clemente V. Cosa non le aggrado sulla loro reputazione storica?

GUGLIELMO DI NOGARET
E’ falsa. Semplicemente, stupidamente, falsa. Studi i libri di storia del suo tempo. Cerchi quelli più attendibili. Quelli che vengono utilizzati per dare esami universitari in atenei seri. Troverà facilmente che Filippo era un uomo molto delicato, di sentimenti buoni e caritatevoli. Era infinitamente innamorato della moglie… Giovanna. Era votato alla Francia e alla soluzione dei problemi enormi del paese. Era devoto alla chiesa, amato dai vescovi del suo reame e totalmente invaghito della compostezza e della lealtà dei Templari. Per lui, per Filippo, l’Ordine del Tempio era espressione della Champagne, della sua terra, era un frutto francese. E lui coltivava e proteggeva questo frutto mantenendolo al suo fianco, sempre in ogni momento. Ci sono due personaggi che non hanno mai abbandonato Filippo, fino al giorno della sua morte sono stati al suo fianco e lo hanno consigliato, confessato, indirizzato e protetto. Questi erano fratel Goffredo de Gonneville e Fratel Ugo de Pairaud ossia il Siniscalco e il Visitatore dell’Ordine del Tempio. Quando Giovanna morì…

INTERVISTATORE
Non mi dica che è commosso? Lei ha fatto torturare a morte i Templari. Ne ha mandati al rogo un gran numero e si commuove?

GUGLIELMO DI NOGARET
Lei mi trovi un documento attendibile che afferma quello che ha detto circa le torture e le risponderò. Ho mandato al rogo 54 persone ma non erano Cavalieri. Sono stato costretto a farlo e me ne dispiace profondamente. E’ l’unico mio peccato e me ne sono pentito di fronte a Dio, al Papa e ai suoi ministri. Se l’ho fatto avevo i miei motivi. La ragione di Stato lo imponeva.

INTERVISTATORE
Quando Giovanna morì?


GUGLIELMO DI NOGARET
Ma lei ha una pallida idea di chi era Giovanna? La figlia di Enrico I, re di Navarra e conte di Champagne e della sua terza moglie Margherita di Borbone-Dampierre. Nelle sue vene scorreva il sangue delle più nobili
casate d’Europa. Oltre quelle che ti ho nominato, il sangue della Casata di Artois perché Bianca d’Artois era sua nonna, il sangue di Castiglia della sua bisnonna, il sangue di Brabante e di Svevia dei suoi avi. Giovanna era molto bella, dolcissima e delicata come un petalo di rosa bianca. Era promessa al futuro Re d’Inghilterra, Enrico di Windsor, il primo figlio del Plantageneto che morì, fortunatamente, ad Orleans prima di impalmare la sua fidanzata. Sua madre era cugina del Re Filippo III, detto l’Ardito e portò la figlia alla corte di Francia.
L’erede al trono, il principe Filippo, la vide e ne rimase fulminato. Quando si sposarono Giovanna aveva 13 anni e il matrimonio durò venti anni. Anni felici per la coppia reale, malgrado quello che di loro dicevano gli inglesi e gli spagnoli. Il 2 aprile 1305, nel castello di Vincennes, Giovanna morì improvvisamente per una malattia molto dolorosa. Filippo uscì di testa. Voleva morire. Solo Goffredo e Ugo lo aiutarono a superare quel momento ma lui chiese loro di entrare nell’Ordine. Voleva rinunciare al trono, voleva prendere i voti e donare il reame ai Templari. I vertici dell’Ordine furono costretti a votare la risposta da dare al Re e i Templari rinunciarono, respinsero la domanda di ingresso e si impegnarono ad aiutare in ogni modo Filippo per riordinare, ammodernare e strutturare il suo Regno, partendo dal debito che lo esponeva a criticità di ogni genere. La mia devozione e gratitudine per l’Ordine del Tempio sono infinite. Sarei morto mille volte pur di non arrecare il minimo danno ai miei amati Frati Templari. La storia, andò diversamente ed io ne soffrirò in eterno.

INTERVISTATORE
E’… è incredibile. Mi dica la verità? Perché questa, quella che adesso mi ha raccontato, non è la storia ufficiale?

GUGLIELMO DI NOGARET
Le ripeto, se può, stia zitto. Lei non sa minimamente ciò che dice. Mi trovi un libro di Storia attendibile, adottato da cattedre di Storia degne di questo nome, è mi faccia leggere le parole che smentiscono ciò che le ho appena detto.

INTERVISTATORE
Mi parli adesso di Clemente V.

GUGLIELMO DI NOGARET
Bertrando. Questo era il suo nome, chiamiamolo così. Lui era un rampollo della famiglia De Got, un famiglia di guasconi nella quale erano nati teologi di fama e prelati modesti e privi di qualsiasi velleità di potere.
Il suo pontificato fu tormentato da problemi di salute. Soffriva di una calcolosi renale molto dolorosa. E alla fine ne morì.

INTERVISTATORE
Tutto qui?

GUGLIELMO DI NOGARET
Io ho amato moltissimo questo Papa. Il “mio” Papa. Lui aveva un pugno di ferro, era un figlio di guascogna e aveva a cuore il suo ruolo ma… Era distante dai problemi di Francia e il trono che più gli stava a cuore era quello di Pietro. Fu per proteggere il papato dagli Orsini, dai Colonna e dai Visconti che trasferì la sua sede ad Avignone. Filippo non c’è entrato niente.

INTERVISTATORE
Insomma, il Re, Filippo IV era un bravo Re. Clemente V era un bravo Papa. Nessuno ha torturato i Templari, solo qualcuno è andato arrosto per ragioni di Stato. Tra i due non c’è mai stata contesa politica…

GUGLIELMO DI NOGARET
La interrompo subito. Clemente V ha un’unica colpa, ed è una colpa grave perché è la causa di ciò che Giacomo de Molay decise di fare. Clemente non sopportava che Templari e Ospitalieri fossero Ordini rivali, che si fossero schierati al fianco di due fazioni avverse, che avessero schierato con loro anche Francescani da una parte e Domenicani dall’altra. Non sopportava che si ammazzassero tra loro, non sopportava che gli eserciti di Pisa e Venezia fossero in perenne conflitto in quanto schierati con queste fazioni. Voleva fondere i due Ordini, appianare i loro dissapori e disporre di un esercito pontificio potente e micidiale in quanto a
risorse economiche autonome e quasi illimitate. Questo voleva e questo chiese a Giacomo de Molay e a Fulcherio de Villaret.


INTERVISTATORE
E come andò a finire?


GUGLIELMO DI NOGARET
Si risponda da solo. Si risponda e risolverà il mistero dei Templari. Voglio solo fornirle un ultimo dato: l’ultimo Papa francese fu Gregorio XI, si chiamava Pierre Roger de Beaufort, era il nipote di Clemente VI e morì a Roma nel 1378, sessantaquattro anni dopo il rogo del 1314. Dopo di lui non ci fu, e aggiungo non ci sarà mai più, un Papa francese.

INTERVISTATORE
Ho capito una cosa, finora. Dovrò risolvere da solo il mistero dei Templari che, credo, rimarrà tale per molto ancora. Lei però è stato la causa della morte dell’ultimo Gran Maestro Giacomo de Molay e di Goffredo de Charney il precettore di Normandia. Entrambe sono morti, bruciati sul rogo acceso da lei e da Filippo il Bello in data 18 marzo 1314, su un isolotto al centro della Senna, di notte, a poca distanza da Notre Dame.


GUGLIELMO DI NOGARET
Piccolo, ignorante, presuntuoso e di scarse capacità deduttive. Vede, io quella sera c’ero. Al contrario di lei, ero lì. Io Guglielmo di Nogaret non parlo mai per sentito dire. Io testimonio solo quello che i miei occhi e le mie orecchie sentono e vedono. Quella sera ero sulla barca più vicina al rogo. Ho visto legare qualcosa al palo del supplizio. Ho visto accendere le pira. Non ho riconosciuto ne Giacomo ne Goffredo. Ho guardato allora verso il baldacchino di Filippo, eretto sul versante est della Senna. Accanto a lui c’erano Goffredo de Gonneville e Ugo de Pairaud. Non vestivano il mantello Templare, avevano i capelli lunghi e si erano tagliati la barba. Io però li ho riconosciuti. E sorridevano, così come, per la prima volta dopo molti anni, vidi sorridere Filippo.

Un ringraziamento ad Aldo Ciaralli

venerdì 27 gennaio 2012

LA BATTAGLIA DEL CAMPO DI SANGUE

Articolo a cura del dott. Fabio Ponti di www.talentonellastoria.com

“As-salam Aleikum, said”
“Aleikum As-salam, Mohammud, che ci fai di nuovo qui?”
“Signore, gli uomini di Il-Ghazi, da giorni ormai, sono accampati nelle colline qui intorno, ci tormentano con devastazioni, ruberie e stupri, non ne possiamo più! Noi ti paghiamo regolarmente i nostri tributi, Tu ci devi protezione!”
Deve essere andato più o meno così il colloquio tra Ruggero di Antiochia, e l’ambiguo rappresentante dei vassalli terrieri del suo Principato. Figuriamoci se lui, Ruggero, cuore normanno, discendente di Guglielmo l’eroe di Hastings, il Conquistatore dell’Inghilterra, di Roberto il Guiscardo, il liberatore dell’Italia meridionale dall’occupazione araba mussulmana, appartenente alla Casa degli Altavilla, la stessa di Boemondo e Tancredi, eroi della Prima Crociata, poteva accettare lezioni di onore e di coraggio da chicchessia, tantomeno da villici avvezzi a maneggiare più la zappa che la spada.

giovedì 26 gennaio 2012

LA SINDONE: L'ENEA E LA FISICA DELLA RICOSTRUZIONE

Naturalmente non siamo un blog che evita discussioni: anzi...ci piace alimentarle in maniera intelligente. Pertanto si è deciso di inserire come "voce fuori dal coro", questo bell'articolo tratto dall'UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti) che offrono una visione letteralmente opposta all'articolo


http://sguardosulmedioevo.blogspot.com/2012/01/limmagine-della-sindone-non-e.html

L'INCENDIO DELLA SACRA SINDONE

Riportiamo per la prima volta su questo blog un video tratto da "La Storia Siamo Noi" che ripercorre i drammatici momenti che hanno preceduto il miracoloso salvataggio della Sacra Sindone che, come sappiamo, riposa nel Duomo di Torino. Era l'11 aprile 1997, una data che ancora oggi non si può dimenticare..





"L'IMMAGINE DELLA SINDONE NON E' RIPRODUCIBILE"

Torniamo a parlare di Sindone, dopo che il Centro Ricerche ENEA, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha pubblicato un resoconto ufficiale degli studi effettuati con la più avanzata tecnologia disponibile per tentare di riprodurre l’immagine. Il dott. Paolo Di Lazzaro, fisico e primo ricercatore presso il Centro di Frascati, aveva pubblicato proprio su questo sito una sintesi di quello che da pochi giorni è divenuto un vero e propriodocumento scientifico. Lo scienziato, assieme a due suoi collaboratori, Daniele Murra e Antonino Santoni, sono stati ospiti due giorni fa della trasmissione televisiva Geo Scienzacondotta da Marco Castellazzi su Raitre per presentare il loro lavoro. Il dott. Di Lazzaro ha ripetuto le sue conclusioni: oggi la scienza non è in grado di replicare l’immagine sindonica, tuttavia attraverso un irraggiamento di un tessuto di lino tramite impulsi laser eccimero, al Centro ENEA ci si è significativamente avvicinati. Ma essa rimane comunque un mistero.

MEDIOEVO GENNAIO 2012


Unico nel suo genere nel panorama editoriale italiano, MedioEvo è un mensile rivolto in primo luogo agli appassionati di storia, che risponde anche all'esigenza attualissima di risalire alla genesi di molte delle grandiquestioni che caratterizzano il presente, poiché proprio il medioevo ha posto le basi per la nascita degli stati europei di oggi. La rivista propone periodicamente materiale divulgativo quale, mappe, libri, guide. Per informazioni sugli abbonamenti cliccare il link di seguito:


martedì 24 gennaio 2012

"MEDIOEVO" - OSPREY PUBLISHING

Da lunedì 21 gennaio 2012 troverete in edicola il primo numero di una collana che non può mancare nella libreria di ogni appassionato di Storia. La RBAI Italia inaugura la collezione "MEDIOEVO". Il primo numero "LOTTA PER LA TERRA SANTA" è in edicola a €2,99. naturalmente se ti vuoi abbonare il primo invio ha un prezzo superscontato. Di seguito hai il link per maggiori informazioni sull'opera e su come ti puoi abbonare!


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Per Sguardo Sul Medioevo, Emiliano Amici





lunedì 23 gennaio 2012

LA PESTE NERA


Peste nera (o Grande morte o Morte nera) è il termine con il quale ci si riferisce normalmente all'epidemia di peste che imperversò in tutta Europa tra il 1347 e il 1353 uccidendo almeno un terzo della popolazione del continente. Epidemie identiche scoppiarono contemporaneamente in Asia e in Vicino Oriente, il che fa supporre che l'epidemia europea fosse parte di una più ampia pandemia. Per peste nera si intende, in data odierna, la grande pandemia che uccise tra un terzo e un quarto della popolazione europea - di circa 100 milioni di abitanti - durante il XIV secolo. Nel Medioevo non era utilizzata questa denominazione, ma si parlava della grande moria o della grande pestilenza. Furono cronisti danesi e svedesi a impiegare per primi il termine morte nera (mors atra, che in realtà deve essere intesa come "morte atroce") riferendolo alla peste del 1347-53, per sottolineare il terrore e le devastazioni di tale epidemia. La peste nera dà diversi tipi di sintomi i quali sono il più delle volte letali. I sintomi includono barcollamento, catarro, convulsioni, diarrea emorragica, inappetenza (anoressia), muco schiumoso, occhi infiammati, paralisi, tremore, prostrazione, respirazione difficoltosa e sete intensa.

I SANTI E LA PESTE NEL MEDIOEVO

Quando infuriava la peste, venivano invocati, in particolare, 3 santi:  San Sebastiano, San Rocco e Sant'Antonio Abate.

San Sebastiano è il principale santo protettore invocato contro la peste; durante il suo martirio viene colpito da numerose frecce, ma non muore e viene curato da S. Irene: le ferite causate dalle frecce sono paragonate ai segni (bubboni) della peste: il santo si è salvato perciò anche il popolo, rivolgendosi a lui spera di salvarsi dalla peste. Ma c’è un altro legame tra le frecce e la peste: l’ira divina è paragonata alle frecce scagliate da un arco e, nel medioevo, il diffondersi della peste fu visto come lo scatenarsi dell’ira di Dio.

DROETTO E I VESPRI SICILIANI

Drouet, citato in italiano comunemente come Droetto, tradizionalmente viene identificato con un soldato francese che a Palermo nel 1282 comportandosi in maniera irriguardosa nei confronti di una nobildonna siciliana fece scattare la scintilla della sollevazione popolare del Vespro siciliano. Tutto avrebbe avuto inizio all'ora del vespro del 30 marzo 1282, lunedì dopo la Pasqua, sul sagrato della Chiesa del Santo Spirito, a Palermo. Drouet di ronda si sarebbe rivolto in maniera irriguardosa nei confronti di una giovane nobildonna accompagnata dal consorte con la scusa di ricercarle armi nascoste sotto le vesti. La donna svenne e nella reazione lo sposo sottrasse la spada e colpì a morte il soldato.

CHRETIEN DE TROYES

Chrétien de Troyes (Troyes, 1135 circa – Fiandre, prima del 1190) è stato uno scrittore e poeta francese medievale, celebre per i suoi romanzi dedicati al ciclo bretone. Poco si sa della sua vita: nato nella Champagne (forse proprio a Troyes) attorno al 1135, fu un intellettuale di grande cultura, molto probabilmente un chierico, e visse presso le corti feudali di Maria di Champagne e in seguito di Filippo d'Alsazia, conte di Fiandra. Dalla lettura delle sue opere sembra ipotizzabile che abbia compiuto dei viaggi in Inghilterra e Bretagna, ma la mancanza di fonti attendibili rende impossibile affermarlo con certezza. Dalla dedica del Perceval, il suo ultimo romanzo rimasto incompiuto, al protettore Filippo d’Alsazia, sappiamo che morì prima che il conte partisse per la crociata da cui non fece ritorno, quindi prima del 1190.

FATA MORGANA

La fata Morgana, conosciuta anche come Morgane, Morgaine, Morgan e altre varianti, è una popolare strega della mitologia celtica e delle leggende. L'epiteto femminino "la fata" (tradotto dall'originale inglese "le fay", a sua volta adattato dal francese "la fée") indica la figura di Morgana come una creatura sovrannaturale. Nel ciclo arturiano, Morgana è un personaggio femminile; è sorella di Artù e nemica di Ginevra. Nella Vita Merlini (Vita di Merlino) del XII secolo, si dice che Morgana ("Morgen") sia la più vecchia di nove sorelle che governano su Avalon. Geoffrey of Monmouth parla di Morgana come di una guaritrice e una mutaforma. Scrittori più tardi come Chretien de Troyes, basandosi sull'interpretazione di Monmouth, hanno descritto Morgana intenta a curare Merlino ad Avalon. Nella tradizione del ciclo arturiano, Morgana era la figlia della madre di Artù, Lady Igraine, e del suo primo marito, Gorlois, duca di Cornovaglia; Artù (Arthur Pendragon), figlio di Igraine e di Uther Pendragon, era dunque suo fratellastro. Come donna celtica, Morgana ereditò parte della magia della Terra di sua madre.

LANCIA DI LONGINO

La Lancia del Destino o Lancia di Longino (in latino Lancea Longini) è la lancia con cui Gesù sarebbe stato trafitto al costato dopo essere stato crocefisso. Viene talvolta anche indicata con l'espressione Lancia Sacra, che però indica anche una reliquia specifica, appartenente ai tesori del Sacro Romano Impero, la cui tradizione è in parte sovrapposta a quella della Lancia di Longino. Assente nei racconti dei vangeli sinottici, la lancia è menzionata solo nel Vangelo secondo Giovanni (19:31-37), in cui si racconta che, durante crocefissione di Gesù, i soldati romani intendevano praticargli il crurifragium, la tipica rottura delle gambe del condannato che ne accelerava la morte; prima di procedere, si accorsero che Gesù era quasi morto e che quindi il crurifragium era inutile, ma, per accertarsi che fosse deceduto, un soldato lo colpì con una lancia:

PARSIFAL

Parsifal, conosciuto anche come Perceval, Percival, Parzival, Perlesvaus e altre varianti, è un popolare personaggio del ciclo arturiano, appartenente ai Cavalieri della Tavola rotonda, e, in particolare, colui che riesce a vedere il Graal. Le versioni medievali di questa leggenda variano l'una dall'altra, ma pressoché tutte raccontano di un ragazzo nato e cresciuto nella foresta. Si reca alla corte di Re Artù e diventa uno dei Cavalieri della Tavola Rotonda.

EXCALIBUR

Excalibur è la più famosa delle mitologiche spade di re Artù. La storia e la leggenda di re Artù sono intimamente legate alla magica e misteriosa spada Excalibur. Come il mago Merlino aveva annunciato, solamente l'uomo in grado di estrarre la spada dalla roccia sarebbe diventato re. Artù, inginocchiato di fronte alla roccia, fece proprio questo: prese la spada, la portò con sé fino alla Cattedrale e la depose sull'altare. Artù fu unto con l'olio santo e, alla presenza di tutti i baroni e della gente comune, giurò solennemente di essere un sovrano leale e di difendere la verità e la giustizia per tutti i giorni della sua vita. Sebbene Excalibur sia identificata con la spada nella roccia, specie nelle versioni recenti del mito arturiano, in numerose opere sono due spade distinte. La leggenda e la storia si sono mischiate tra loro nel tempo e la leggenda di re Artù, dei Cavalieri della Tavola Rotonda e della magica spada Excalibur, sono giunte intimamente unite fino ai nostri giorni. Il nome Excalibur significa in grado di tagliare l'acciaio. La prima traduzione (secondo Geoffrey of Monmouth, Robert Wace e Layamon), chiamava la spada Caliburn; una spada magica venuta da Avalon. Nella tradizione celtica il nome originale era Caledfwylch.

UNIVERSITA' NEL MEDIOEVO

Le università che iniziarono a formarsi nei primi decenni del XII secolo (tranne quella di Bologna, che è più antica di qualche decennio) furono la risposta alla crisi dovuta all'inadeguatezza di un insegnamento impartito esclusivamente sotto la sorveglianza delle autorità ecclesiastiche. Le scuole, che fino ad allora si formavano presso le sedi monastiche o vescovili, non erano attrezzate per accogliere la crescente domanda di istruzione e non offrivano materie estese alle scienze profane, come il diritto, che in una stagione di risveglio commerciale, veniva sentito come necessità. Studenti e professori risposero alla crisi associandosi e creando quelle scuole autonome che chiamarono università. A partire dal XIII secolo le università si diffusero in Europa e le maggiori università si distinsero per qualche particolare disciplina. Salerno, con la sua antica Scuola medica, e Montpellier si distinsero per la medicina Bologna per il diritto Parigi e Oxford per la teologia e la filosofia.

sabato 21 gennaio 2012

CANTO GREGORIANO


Il canto gregoriano è un genere musicale vocale, monodico e liturgico, proprio del rito romano della Chiesa cattolica. Venne elaborato in Occidente a partire dall'VIII secolo dall'incontro del canto romano antico con il canto gallicano nel contesto della rinascita carolingia. È cantato ancora oggi, non solo in ambito liturgico, e viene riconosciuto dalla Chiesa cattolica come "canto proprio della liturgia romana. Il canto gregoriano è un canto liturgico, solitamente interpretato da un coro o da un solista chiamato cantore (cantor) o spesso dallo stesso celebrante con la partecipazione di tutta l'assemblea liturgica. È finalizzato a sostenere il testo liturgico in latino. Deve essere cantato a cappella, cioè senza accompagnamento strumentale, poiché ogni armonizzazione, anche se discreta, altera la struttura di questa musica. In effetti, si tratta di un canto monodico, è una musica cioè che esclude la simultaneità sonora di note diverse: ogni voce che lo esegue canta all'unisono. Dal punto di vista del sistema melodico, il canto gregoriano è di tipo modale e diatonico. I cromatismi vi sono generalmente esclusi, così come le modulazioni e l'utilizzo della sensibile. Le diverse scale impiegate con i loro gradi ed i loro modi, sono chiamati modi ecclesiastici o scale modali o modi antichi, in opposizione alle scale utilizzate in seguito nella musica classica tonale. Non è cadenzato, ma è assolutamente ritmico. Il suo ritmo è molto vario, contrariamente alla cadenza regolare della musica moderna. Il ritmo, che nel canto gregoriano riveste un ruolo complesso, oltrepassa le parole e la musica, sorpassando le due logiche. Nei passaggi salmodici o sillabici, il ritmo proviene principalmente dalle parole. Nei passaggi neumatici o melismatici, è la melodia che diventa preponderante. Queste due componenti sono costantemente presenti. È una musica recitativa che predilige il testo in prosa, che prende origine dal testo sacro e che favorisce la meditazione e l'interiorizzazione (ruminatio) delle parole cantate. Il canto gregoriano non è un elemento ornamentale o spettacolare che si aggiunge alla preghiera di una comunità orante, ma è parte integrante ed efficace della stessa lode ordinato al servizio ed alla comprensione della Parola di Dio. È questo il significato più profondo ed intimo di questo genere musicale. A Gregorio Magno fu attribuita dal suo biografo Giovanni Diacono (scomparso nell'anno 880) la prima compilazione di canti per la Messa: "Antiphonarium centonem compilavit", cioè raccolse da più parti ed ordinò un Antifonario (libro di canti per la Messa). Prima ancora di comprendere come avvenne tale opera di revisione e collazione e quale ruolo effettivo vi ebbe Gregorio, occorre indagare sul materiale preesistente. Tuttavia, se è opinione generale che esistesse all'epoca un insieme di canti per la liturgia, nulla di preciso si conosce al riguardo per quanto attiene agli autori e alle epoche di composizione. Si tenga presente che fino al 700 non vi fu scrittura musicale ma sui testi si apposero dei convenzionali segni mnemonici per aiutare il cantore. Si ipotizza che nei tre secoli anteriori a Gregorio fosse diffusa la figura dell'autore - cantore, che ricorda il rapsodo dei tempi omerici: il canto veniva tramandato ed eseguito con l'aggiunta di varianti o con vere e proprie improvvisazioni. L'ambiente presso il quale si formavano questi ignoti "artisti" è rappresentato dalla Schola cantorum, palestra dove la Chiesa ha preparato i propri cantori fin dai primi tempi (all'epoca di papa Damaso, morto nel 384, c'era già una distinta schiera di diaconi esclusivamente dedicata a questo scopo). In modo simile a quanto avveniva nelle scuole d'arte medievali, si può parlare di un continuo lavoro collettivo, in cui si miscelavano qualità individuali e tradizione, stile personale e caratteristiche comuni al gruppo. La vocazione religiosa che era al fondo di tale attività spiega inoltre perché l'individuo scomparisse nel rendere un servizio alla comunità e a Dio, tanto che l'arte attraverso la spiritualità si trasformava in preghiera: il nome di questi musicisti non è giunto a noi perché essi non pensavano di lavorare per la propria fama ma per la gloria di Dio. Pertanto, rimane un solo nome, quello di papa Gregorio, a designare questi canti, che egli per primo ha fatto raccogliere e conservare, ma non sono suoi, così come non lo saranno quelli che verranno dopo di lui ma che, ugualmente, si chiameranno gregoriani. Come avviene generalmente per ogni periodo della storia della Chiesa, il nome di un Pontefice riassume e contrassegna il lavoro di un'intera generazione. Ciò vale anche - e forse ancor di più - per il periodo gregoriano, nel quale si riassume anche l'opera precedente e si dà il nome a quanto avverrà anche nei tempi successivi. Il ruolo di Gregorio nei confronti del canto liturgico è testimoniato dal diacono Giovanni (870) nella sua Vita di San Gregorio, scritta su incarico di Gregorio VIII avvalendosi dei documenti dell'archivio pontificio. La compilazione di un libro di canti per la Messa (Antifonario), di cui a noi non è pervenuto l'originale, è stata redatta insieme ai maestri del tempo, ma - secondo il biografo - con un intervento diretto e competente dello stesso Gregorio, che ci viene presentato come esperto in materia, maestro di canto ed istruttore dei "pueri cantores". Del resto, si deve a lui la restaurazione della "Schola cantorum" nella quale diede prova del suo mecenatismo: anche in questo caso, non fu lui a fondarla ma la fornì dei mezzi necessari ad uno sviluppo sicuro. Il ruolo di Gregorio nell'ambito del canto liturgico fu consacrato da Leone IV (847 - 855) che per la prima volta usò l'espressione "carmen gregorianum" e che minacciò di scomunica chi mettesse in dubbio la tradizione gregoriana.

Fonte: Wikipedia

LA MUSICA NEL MEDIOEVO

Questo lungo periodo storico è ricchissimo di musica. Tuttavia nella maggior parte dei casi questa musica non aveva la funzione che noi moderni le attribuiamo. Anche la musica medievale come quella antica, è ancora buona parte musica di "vita", da suonare per accompagnare un lavoro, una battaglia, un banchetto, una festa o una celebrazione. Musica insomma che aveva una funzione pratica più esterna. Questa musica veniva spesso improvvisata o composta per delle occasioni particolari. Non aveva quindi bisogna di essere scritta e tramandata ai posteri, essendo destinata a essere eseguita una sola volta. Per questo della musica medievale si hanno pochi documenti. Così non era per la musica sacra che doveva resistere a lungo nel tempo, poiché le varie cerimonie religiose dovevano resistere a lungo perché erano ripetute nel tempo.

venerdì 20 gennaio 2012

IPPOCRASSO


Un dissetante consiglio come digestivo....RICETTA DELL'IPPOCRASSO (vino speziato medioevale)

L’ippocrasso o vino ippocratico è un vino speziato e addolcito preparato secondo una ricetta di origine medioevale, molto piacevole da bere ben fresco. L’ippocrasso potete servire come aperitivo particolare oppure a fine pasto come digestivo, oppure quando volete una bevanda fresca leggermente alcoolica.

Ingredienti per l’ippocrasso o vino speziato medioevale

Per 1 litro circa:
1 litro di vino rosso corposo "MERLOT"
1 cucchiaio di miele
1 cucchiaino di zenzero in polvere
1 cucchiaio abbondante di zucchero
4 chiodi di garofano
1 cucchiaino di galanga (disponibile in erboristeria)
1 cucchiaino di vaniglia
un pizzico di radice di iris (disponibile in erboristeria)
(* 1 cucchiaino di pepe in grani)
8 baccelli di Cardamomo (in erboristeria)
1 cucchiaino di cannella in polvere

Preparazione

Pestate le spezie intere in un mortaio. Versate il vino, il miele e tutte le spezie in un recipiente a chiusura ermetica e lasciate riposare 24 ore. Filtrate con garza due volte per ottenere un prodotto limpido, e gustate fresco.

Consigli

Il vino può essere bevuto caldo, altrimenti va imbottigliato, sigillato e conservato per un mese circa. Una volta aperto, va conservato al fresco. Il vino da usare è principalmente il rosso ma nel periodo estivo può essere usato anche il bianco poiché è sicuramente meno corposo e quindi più gradevole da bere, magari fresco. Può essere usato un Pinot Grigio. La qualità del vino è molto importante poiché da essa dipende il buon esito del prodotto finale. Possono essere usati il Trebbiano o il Malvasia. Ci sono delle variazioni della ricetta, ad esempio con l'aggiunta di pezzetti di scorza d'arancia, che rende il composto ancora più aromatico e dona una notevole apertura nel gusto.

venerdì 13 gennaio 2012

IL "DOLCE STIL NOVO"

Il dolce stil novo, detto anche stilnovismo, è un importante movimento poetico italiano che si è sviluppato nella seconda metà del Duecento. Corrente che segna l'inizio del secolo, il dolce stil novo influenzerà parte della poesia italiana fino a Petrarca: diviene guida infatti di una profonda ricerca verso un'espressione raffinata e nobile dei propri pensieri, staccando la lingua dal volgare, portando la tradizione letteraria italiana verso l'ideale di un gesto ricercato e aulico. Nascono le rime nuove, una poesia che non ha più al centro soltanto la sofferenza dell'amante, ma anche le celebrazioni delle doti spirituali dell'amata. A confronto con le tendenze precedenti, come la scuola guittoniana o più in generale la lirica toscana, la poetica stilnovista acquista un carattere qualitativo e intellettuale più elevato: il regolare uso di metafore e simbolismi, così come i duplici significati delle parole. L'origine dell'espressione è da rintracciare nella Divina Commedia di Dante Alighieri (Canto XXIV del Purgatorio): in essa infatti il rimatore guittoniano Bonagiunta Orbicciani da Lucca definisce la canzone dantesca Donne ch'avete intelletto d'amore con l'espressione 'dolce stil novo', distinguendola dalla produzione precedente (come quella del Notaro Jacopo da Lentini, di Guittone e sua), per il modo di penetrare interiormente luminoso e semplice, libero dal nodo dell'eccessivo formalismo stilistico. Poesia:

IL "LIBER ABBACI"

Il Liber abbaci, più noto come Liber abaci, è un testo medievale in latino di argomento matematico. Scritto nel 1202 dal pisano Leonardo Fibonacci, che lo riscrisse nel 1228 è ritenuto uno dei più importanti libri di matematica del Medioevo. Il Liber abaci è un ponderoso trattato di aritmetica e algebra con il quale, all'inizio del XIII secolo, Fibonacci ha introdotto in Europa il sistema numerico decimale indo-arabico e i principali metodi di calcolo ad esso relativi. In effetti il libro non tratta l'utilizzo dell'abaco e il suo titolo può essere tradotto in Libro del calcolo. In effetti alcuni credono che il titolo sia sbagliato, dato che abaco per i greci, i romani e i maestri d'abaco dei secoli precedenti era uno strumento di calcolo. Fibonacci invece riserva questa denominazione all’aritmetica-algebra applicativa in genere. Su questo testo, per oltre tre secoli, si formeranno maestri e allievi della scuola toscana. L’equilibrio fra teoria e pratica era pienamente raggiunto. Fibonacci dice:

"Ho dimostrato con prove certe quasi tutto quello che ho trattato"

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