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La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

I personaggi e i fatti più importanti del ciclo arturiano e della Tavola Rotonda

Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

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mercoledì 2 ottobre 2013

RINALDO DI CHATILLON

Rinaldo di Chatillon (chiamato anche Reynald o Reginaldo di Chastillon) (circa 1125 – 4 luglio 1187) fu un cavaliere che partì per la seconda crociata e rimase in Terra Santa, dove divenne Principe consorte d'Antiochia dal 1153 al 1160 e Signore d'Oltregiordano dal 1176 alla morte. Nel 1177 comandò l'esercito del Regno di Gerusalemme che sconfisse Saladino a Montgisard. Nel 1181 depredò una carovana a Tayma nonostante una tregua tra cristiani e musilmani. Due anni dopo violò la tregua tra Saladino e Baldovino IV, il re lebbroso commettendo atti di pirateria sul Mar Rosso. L'esercito musulmano catturò molti soldati di Rinaldo condannandoli a morte. Baldovino riuscì a mediare ma la situazione era estremamente compressa. Entrambe le parti violarono sistematicamente e frequentemente le tregue pattuite tra il 1171 ed il 1187, nonostante Baldovino IV tentasse di porre fine ad uno stato di guerra che stava minando rapidamente la sicurezza del suo regno: infatti se da parte cristiana numerosi notabili, tra cui Rinaldo, si mostravano irrequieti verso i Saraceni e desideravano apertamente la guerra nei loro confronti, da parte musulmana Saladino si era impegnato pubblicamente più volte a distruggere la presenza cristiana in Terra Santa e non desiderava sicuramente una semplice convivenza, desiderio che aveva caratterizzato invece i suoi predecessori, gli ultimi califfi fatimidi. In questo contesto ambiguo non era infrequente che entrambe le parti, per rompere legittimamente agli occhi del popolo le tregue, prendessero a pretesto lo svolgersi di pratiche prima tollerate, per quanto deprecate, quali gli assalti e gli abusi alle carovane di pellegrini, di cui si erano resi protagonisti sistematicamente tanto i signori cristiani quando quelli musulmani nei rispettivi territori. Nel 1186 Reginaldo violò la tregua e si impadronì di una ricca carovana sulla via dell’Oltregiordano in direzione di Damasco. Saladino pretese la liberazione dei prigionieri e la restituzione delle merci. Rinaldo rifiutò tanto alla richiesta di Saladino tanto a quella di Guido di Lusignano, nuovo re di Gerusalemme, a cui Saladino si era rivolto, affermando che come Guido era padrone delle sue terre, così lui lo era delle sue. Saladino giurò che Rinaldo sarebbe stato giustiziato se fosse stato mai preso prigioniero. Nel 1187 Saladino invase nuovamente il regno, sconfiggendo i Crociati alla Battaglia di Hattin e facendo molti prigionieri. I più importanti fra questi erano Rinaldo ed il re Guido, che Saladino ordinò di condurre alla sua tenda. Secondo il racconto di al-Safadi in al-Wafi bi-l-wafayāt, Saladino offrì dell'acqua a Guido, che allora diede il bicchiere a Rinaldo. Saladino buttò via l'acqua, dicendo che non aveva offerto l'acqua a Rinaldo e non era quindi vincolato dalle regole musulmane sull'ospitalità. Saladino apostrofò Rinaldo:
« "Quante volte avete fatto un giuramento e lo avete violato? Quante volte firmato un accordo che non avete mai rispettato?" Rinaldo, tramite l'interprete, rispose: "I re hanno sempre agito così. Non ho fatto nulla di più." Durante questi momenti, il Re Guido stava male per la sete, la sua testa ondeggiava come fosse ubriaco, la sua faccia tradiva grande paura. Saladino gli indirizzò parole rassicuranti, fece portare dell'acqua fredda e gliela offrì. Il re bevve, dopodiché dette ciò che rimaneva a Rinaldo[...]. Il sultano allora disse a Guido: "non hai chiesto il permesso prima di dargli l'acqua. Pertanto non sono obbligato a garantire la sua salvezza". Dopo aver pronunciato queste parole, il sultano sorrise, montò a cavallo e si allontanò, lasciando i prigionieri nel terrore. Supervisionò il ritorno delle truppe e quindi ritornò alla sua tenda. Ordinò che Rinaldo fosse portato lì, quindi avanzò verso di lui con la spada in pugno e lo colpì tra il collo e lo spallaccio. Quando Rinaldo cadde, gli tagliò la testa e trascinò il corpo ai piedi del re, che cominciò a tremare. Vedendolo così sconvolto, Saladino gli disse in tono rassicurante: "Quest'uomo è stato ucciso solo a causa della sua malvagità e perfidia". »
Secondo alcuni autori e nella Storia dei patriarchi di Alessandria, il sultano avrebbe addirittura infierito sul cadavere, anche spalmandosene il sangue sul viso o usandolo per lavarsene le mani. La testa di Rinaldo fu fatta trascinare per ordine del Sultano per tutti i suoi territori dopo essere stata esposta a Damasco.

Fonte: Wikipedia

domenica 11 agosto 2013

LA CADUTA DI SAN GIOVANNI D'ACRI

L'assedio di San Giovanni d'Acri (noto anche come caduta di San Giovanni d'Acri) fu un evento bellico che ebbe luogo nella primavera del 1291 e si concluse con la conquista della città da parte dei musulmani, che la strapparono ai Crociati. L'episodio segnò la fine delle Crociate in Oriente e il crollo del regno di Gerusalemme, a cui seguì l'estromissione dei Franchi dalla Terrasanta. Nel 1187, con la battaglia di Hattin, i crociati avevano subito una decisiva sconfitta da parte del sultano ayyubide Salah al-Din, che nel giro di pochi anni aveva riconquistato Gerusalemme e buona parte della Palestina. Con l'aiuto delle armate della Terza Crociata i cristiani avevano ripreso possesso di alcuni territori perduti, compresa Acri, che divenne capitale del ricostituito regno di Gerusalemme (noto perciò anche come regno di Acri). La morte di Saladino nel 1193 provocò l'arresto delle campagne contro i crociati e segnò l'inizio di un periodo di frammentazione politica della regione siro-palestinese destinata a durare oltre mezzo secolo. Con l'avvento al potere dei Mamelucchi in Egitto, nel 1250, le ostilità contro i cristiani ripresero, soprattutto per iniziativa del sultano Baybars (1260-77), che nel 1265 strappò ai crociati Caesarea, Haifa e Arsuf e nel 1268 conquistò Antiochia. Queste perdite territoriali allarmarono l'Occidente: Luigi IX di Francia decise di intervenire guidando una spedizione militare direttamente contro l'Egitto, per fiaccarne la capacità offensiva. La crociata terminò prima ancora di iniziare, con la morte del re a Tunisi nel 1270. L'ultimo tentativo fu compiuto dal principe Edoardo d'Inghilterra nel 1271-72, ma anch'esso fallì. Il successore di Baybars, Qalawun, proseguì l'opera del suo predecessore, smantellando pezzo per pezzo ciò che restava del regno crociato: conquistò la fortezza degli Ospitalieri di Qala'at Marqab, nel 1287 prese Laodicea e nel 1289 Tripoli. Alla sua morte, nel novembre del 1290, gli successe il figlio Al-Ashraf Khalil, deciso a chiudere definitivamente i conti con i cristiani. Il pretesto per l'intervento militare venne offerto al sultano da una serie di violenze perpetrate ai danni dei musulmani di Acri da gruppi di pellegrini giunti dall'Occidente sulla scia dell'entusiasmo religioso suscitato da vescovi e predicatori. Molti mercanti furono rapinati e malmenati, altri uccisi. Le autorità cittadine cercarono di arginare lo zelo eccessivo dei nuovi arrivati, nel timore che la fragile tregua stabilita coi Mamelucchi nel 1289 per una durata di dieci anni potesse finire compromessa. 
Il maestro del Tempio Guglielmo di Beaujeu, che aveva cercato di punire i responsabili ed evitare che la situazione precipitasse, rese pubblica una missiva del sultano nella quale venivano duramente condannati gli episodi di violenza e si annunciava una ormai inevitabile ritorsione militare. Alla città non restò che prepararsi all'assedio. Le truppe mamelucche arrivarono davanti alle porte della città il 5 aprile 1291. Al-Ashraf comandava un esercito di 160.000 fanti e 60.000 cavalieri, mentre i cristiani potevano contare su 14.00 fanti, 1300 sergenti appiedati e appena 700 cavalieri. San Giovanni d'Acri era protetta da una doppia cinta di mura che la rendeva difficilmente espugnabile. I musulmani disposero quattro enormi macchine da guerra in corrispondenza dei tre versanti terrestri delle fortificazioni, mentre gli assediati schierarono le proprie difese: gli Ospitalieri e i Templari sulle mura settentrionali, i Cavalieri teutonici, insieme agli armati francesi e inglesi, su quelle sud-orientali, mentre i cavalieri siriani e ciprioti al comando di Amalrico di Lusignano difendevano le mura a est, di fronte al centro dello schieramento nemico. Le macchine musulmane si misero in movimento dando inizio all'assedio con una pioggia di massi che durò giorni. Il 15 aprile, sotto la guida di Beaujeu, gli assediati tentarono una sortita notturna nell'accampamento nemico, ma la reazione dei mamelucchi fu talmente tempestiva da costringerli ad una rapida ritirata. Il re di Gerusalemme Enrico II sbarcò in città il 4 maggio con un contingente di 500 fanti e 200 cavalieri e tentò di risolvere la questione per via diplomatica, inviando ambasciatori a trattare col sultano. Al-Ashraf li rispedì indietro e lo stesso Enrico giudicò più prudente fare ritorno a Cipro, mentre i suoi armati restavano a dare il loro contributo alla difesa della città. Il 15 maggio una delle torri di difesa, la Torre Nuova, crollò, ma i crociati si affrettarono a riempire la breccia di detriti e a costruirvi alle spalle una struttura di legno che impedisse agli assedianti di utilizzarla come varco. Il 18 maggio il sultano lanciò un attacco combinato su tutti e tre i fronti della città, scatenando il panico fra i difensori e gli abitanti. Mentre Guglielmo di Beaujeu moriva colpito da una freccia, le truppe mamelucche sfondarono la Porta Sant'Antonio e la breccia aperta giorni prima, le cui difese erano state abbandonate. La folla sciamò verso il porto, cercando rifugio sulle poche navi disponibili, alcune delle quali affondarono per il carico eccessivo di fuggiaschi. Anche il patriarca morì annegato. Circa diecimila persone si rifugiarono nella Cupola di Acri, la fortezza dei Templari difesa dal maresciallo dell'ordine Pietro di Sevrey. Dalle torri rivolte verso il mare furono imbarcati molti dei fuggitivi e la Cupola resistette ad altri dieci giorni di attacchi. A quel punto il sultano offrì a Pietro di Sevrey la possibilità della resa con l'onore delle armi, ma all'apertura delle porte i mamelucchi attaccarono i civili, provocando la reazione dei Templari e la prosecuzione dell'assedio fino ad una nuova resa, di cui Al-Ashraf approfittò per far decapitare il maresciallo e gli altri cavalieri che erano venuti a chiedere la sua clemenza. Il 28 maggio i musulmani scavarono delle gallerie sotto la Cupola per spezzare la resistenza degli ultimi Templari rimasti, ma la struttura cedette e crollò su assedianti e assediati. San Giovanni d'Acri era definitivamente nelle mani del sultano. La caduta di San Giovanni d'Acri segnò la fine del regno crociato. Nel giro di pochi mesi tutte le altre fortezze cristiane sul litorale siriano furono conquistate dai musulmani: Tiro, Sidone, Beirut, Tortosa. L'ultima resistenza fu ancora una volta quella dei Templari, che si rifugiarono sull'isoletta di Ruad, dalla quale furono scacciati agli inizi del nuovo secolo. Il titolo sovrano di Gerusalemme fu mantenuto dalla dinastia dei Lusignano di Cipro e da questi trasmesso ai Duchi di Savoia (poi re di Sardegna e infine re d'Italia).

Fonte: Wikipedia

Immagine tratta da Wikipedia, Autore Isa Alcala

venerdì 14 settembre 2012

MONTGISARD, IL CAPOLAVORO DI BALDOVINO IV

Prefazione a cura di Andrea Rocchi C.

Indagine Storica non vuole essere una fredda ed impersonale disamina di guerre, strategie e tattiche, lasciando questo compito ai grandi saggisti, piuttosto questa rubrica intende narrare la storia, dandole una veste appassionata ed emozionale, pur attendendosi scrupolosamente alle fonti, nella piena considerazione che la storia è prima di tutto o anche (a seconda dei punti di vista), un racconto di uomini che non può essere sempre esulato da quella componente sentimentale, che spesso ha determinato lo svolgersi degli eventi stessi. In questa ottica rientra "Il Romanzo delle Crociate", una sorta di rubrica interna a "Indagine Storica" che focalizza la virtuale lente di ingrandimento sulle Crociate, un periodo storico lungo e complesso tra il XI e il XII secolo, intriso di significati non solo religiosi, caratterizzato da aspetti spesso leggendari, ma anche da atti di estrema violenza, devastazioni, ingiustizie. In questo contesto, sono intercorse le esistenze di grandi eroi come di personaggi meschini, hanno pulsato i cuori degli avventurieri allo stesso modo di quelli di coloro che combattevano e morivano in nome di un ideale. Al coraggio e all'onore si sono spesso contrapposti viltà e disonore in quel virtuale confronto tra valori positivi e negativi che segna l'intera esistenza umana, passata, presente e futura. "Il Romanzo delle Crociate" è un racconto di uomini ed imprese, un narrato sincero di chi ha fatto delle Crociate una materia di studio e in primis di profonda passione...

***

Collina di Montgisard, 25 novembre 1177

(Tell el Jezer tra Ascalona e Ramla - Palestina, oggi Israele)



Baldovino IV, lo sfortunato Re di Gerusalemme all’epoca appena sedicenne, ordina che venga fermata la portantina su cui viaggia, si inginocchia fino a toccare la terra con il giovane viso, già sfigurato dall’orribile malattia, e bagna con le lacrime della sua preghiera la polvere di quel luogo che sta per entrare nella Storia.
La bellezza di quel gesto, compiuto ai piedi della Sacra Reliquia della Vera Croce, moltiplicò il coraggio di una elite di cavalieri, dapprima convinti di andare incontro a morte sicura e poi determinati a compiere l’impresa che li avrebbe fatti entrare nella Leggenda.
Avvertito improvvisamente della minaccia incombente, Il giovane ed illuminato Re, con una coraggiosa ed imprevedibile mossa anticipa il campione dell’Islam, Salah ed Din, entrando nella città di Ascalona, fondamentale per il controllo degli approvvigionamenti dall’Egitto, con appena 500 cavalieri prima che possa essere raggiunta e conquistata dall’imponente armata mussulmana, richiama gli 80 Templari della guarnigione di Gaza, che con una temeraria ed astuta difesa avevano appena dissuaso l’esercito mamelucco dall’attaccare la loro fortezza, e chiede loro di unirsi per fronteggiare la drammatica situazione; solo un miracolo infatti, può condurre alla vittoria i 580 cavalieri cristiani più qualche migliaio di fanti e fermare i 30.000 uomini del Sultano nella loro marcia verso Gerusalemme. Con Lui quel giorno c’è il Gran Maestro dell’Ordine del Tempio, Eudes de Saint Amand, un uomo dalla volontà e dall’eroismo temprati quanto il ferro delle sue armi, il modo in cui scelse di morire fu pari solo al modo in cui scelse di vivere (ma questa è un’altra incredibile storia...), c’è il più feroce di tutti i nemici dell’Islam, Rinaldo di Chatillon, che spinse con la sua fierezza e spavalderia il misericordioso Salah ed Din ad imbracciare la spada e ad ucciderlo con le proprie mani, il leggendario Arn di Gothia, Al Ghouta per gli Arabi, che seppe guadagnarsi stima e rispetto immenso perfino tra le fila dei suoi avversari (ancora oggi a Damasco c’è una strada che porta il suo nome). Ma quel giorno l’Onnipotente attraverso uno dei suoi imperscrutabili disegni, aveva già scelto i suoi campioni ponendo la sua benevola mano sul capo dei Trinitari e scegliendoli come i Vittoriosi, e riservando ai Monoteisti un’umiliante disfatta che ne avrebbe minato la fiducia per molti anni ancora. La leggenda narra che Baldovino IV guidò la carica dei suoi cavalieri di persona portando l'effigie di San Giorgio e la reliquia della Vera Croce. L'incredibile vittoria fu attribuita in larga parte alla Provvidenza Divina; in tal senso il re lebbroso fece erigere sul luogo dello scontro un monastero Benedettino. La carica dei cavalieri crociati disposti con incredibile sapienza dal giovane Re appassionato di scacchi, frantumò la compattezza dell’esercito turco, il resto lo fece il ferro dei Templari che materializzandosi come il peggiore degli incubi da una provvidenziale nebbia nella quale attendevano il nemico, calò come una mannaia sulle teste dell’armata mussulmana e sulla stessa guardia personale mamelucca del Sultano, facendone immensa strage, e copiosa messe di prigionieri. Quella strabiliante ed imprevedibile vittoria avrebbe regalato altri dieci anni di regno cristiano alla città di Gerusalemme, prima che con un altro imperscrutabile disegno, l’Altissimo la riconsegnasse ai fedeli dell’Islam per mano del loro campione l’Ayubbide Salah ed Din, e così sarebbe stato fino allo scellerato e letale accordo tra lo “stupor mundi” Federico II di Svevia ed il Sultano Al Kamil (ma questa è un’altra storia ancora...).

Articolo a cura di Fabio Ponti. Tutti i diritti riservati

martedì 31 gennaio 2012

GERARD DE RIDEFORT, VILE DEMONIO O CAVALIERE DAL CUORE IMMENSO?

Pochi protagonisti della storia hanno subito unanimemente una “damnatio memoriae” come Gerard de Ridefort, Gran Maestro dell’Ordine del Tempio di Gerusalemme dal 1184 al 1189: accusato di aver portato alla distruzione il Regno in Terrasanta, descritto come avido, arrivista e spregiudicato, tacciato addirittura di viltà e codardia oltre che di aver tramato con i mussulmani contro i suoi stessi fratelli, in nessun testo di storia delle crociate il suo profilo è stato descritto in maniera favorevole, nessun libro di storia ne ricorda le imprese con benevola memoria. Eppure, nonostante tutti questi commenti negativi, a volte addirittura infamanti, qualcosa dentro me non riusciva ad uniformarsi all’unanime giudizio degli storici, qualcosa mi indicava una diversa possibilità di lettura degli eventi.

LA BATTAGLIA DI HATTIN: UN NUOVO PUNTO DI VISTA

HATTIN

Israele oggi

I corni di Hattin si vedono appena. Sono due protuberanze del terreno in mezzo ad una piana desolata, in Giudea. Si tratta dei mozziconi delle pareti di un antichissimo vulcano e non avrebbero nessuna importanza se non per un bene prezioso ancora rintracciabile tra i sassi e la polvere: l’acqua, l’ultima acqua prima di arrivare sulle sponde del lago Tiberiade, alle spalle dei corni, verso Nord-Est a 4 ore di marcia a piedi.
In questo desolato sito, in vista dei corni di Hattin, tra le nove del mattino e le tre del pomeriggio del 4 luglio 1187, una battaglia distrusse l’idea delle Crociate in Terra Santa, cancello le Contee d’autremer, consegnò Gerusalemme ai nemici di sempre, spense la vita di sedicimila giovani e strappò l’onore ad un ordine cavalleresco, i Templari, che lì, in quelle poche ore, smarrirono la loro anima e il loro senso d’essere.

lunedì 12 settembre 2011

LA BATTAGLIA DI HATTIN

La Battaglia di Hattin, ebbe luogo il 4 luglio 1187 tra il Regno di Gerusalemme crociato e le forze ayyubidi comandate da Saladino. La sconfitta riportata dai crociati decretò la fine del Regno crociato e la riconquista islamica di buona parte della Palestina. I combattimenti si svolsero a Ḥaṭṭīn (o Ḥiṭṭīn), nei pressi di Tiberiade, in un'area vicina a due colline, resti di un vulcano inattivo, chiamati i corni di Hattin, situati oltre il passo tra le montagne settentrionali poste tra Tiberiade e la strada per San Giovanni d'Acri. La strada di Ḍarb al-Hawārna, costruita dai Romani, costituiva la rotta principale a collegare la costa mediterranea con la Giordania.  La battaglia ebbe luogo il 4 luglio 1187 (equivalente al 26 rabi' II 583 dell'Egira) fra le forze musulmane del Sultano ayyubide Saladino e quelle cristiane crociate comandate da Guido di Lusignano, re di Gerusalemme per aver sposato Sibilla, sorella del defunto re lebbroso di Gerusalemme, Baldovino IV.
La politica accortamente messa in atto da Baldovino IV, orientata alla leale sottoscrizione e osservanza degli accordi di tregua coi circostanti potentati islamici di Siria e Jazira, di fatto in buona parte orientati ad accettare ormai la stabile presenza crociata in Palestina, seppur trattati da posizione di forza (tanto che il giovane sovrano era stato in grado d'infliggere il 25 novembre del 1177 una pesante sconfitta a Montgisard a Saladino), fu vanificata dal partito crociato più oltranzista, favorevole a un decisivo scontro con la sorgente e inquietante potenza ayyubide.

giovedì 8 settembre 2011

BATTAGLIA DI MONTGISARD

La battaglia di Montgisard in un dipinto di
Charles-Philippe Larivière,
1842 - Sala dei Crociati, Reggia di Versailles
La battaglia di Montgisard fu combattuta tra re Baldovino IV di Gerusalemme ed il sultano Saladino il 25 novembre 1177. Nel 1177 il regno aveva stabilito una alleanza con l'Impero Bizantino per scagliare un attacco navale contro l'Egitto; Filippo d'Alsazia, Conte delle Fiandre, arrivò agli inizi dell'anno con la speranza di organizzare l'attacco ma il piano fu abbandonato. Nel frattempo Saladino aveva progettato la sua invasione del regno di Gerusalemme dall'Egitto. Venendo a conoscenza dei piani di Saladino, Baldovino IV lasciò Gerusalemme con 500 cavalieri per tentare la difesa di Ascalona, ma venne bloccato sul posto da Saladino, forte di 30.000 uomini. Insieme a Baldovino si trovava Rinaldo di Châtillon, il quale era stato appena liberato dalla sua prigionia ad Aleppo nel 1176.

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