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Organizzazione di Eventi

Vuoi creare un evento medievale e hai bisogno di un partner affidabile? Ci occupiamo dell'organizzazione, della ricerca degli artisti, location e comunicazione con attività di Social Management e Ufficio Stampa. Sguardo Sul Medioevo è anche Media Partner!

Organizzazione del Matrimonio Medievale

Vuoi organizzare un matrimonio in stile medievale? Vieni a scoprire come Sguardo Sul Medioevo può aiutarti a rendere meraviglioso il giorno più bello della tua vita! Falconieri, sbandieratori, costumi e giocolieri al tuo servizio!

Festeggia la tua ricorrenza

Vuoi festeggiare un compleanno, un anniversario, un battesimo o addirittura un addio al celibato o al nubilato in perfetto stile medievale? Contattaci!

Collaborazione con ACCADEMIA MEDIOEVO

Sguardo Sul Medioevo collabora con l'ACCADEMIA MEDIOEVO di Lanuvio per la creazione, promozione e diffusioni di eventi medievali. Una realtà eccezionale che vale la pena conoscere!

La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

I personaggi e i fatti più importanti del ciclo arturiano e della Tavola Rotonda

Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

Erbe Mediche Medievali

Come ci si curava nel Medioevo? E' possibile utilizzare metodi antichi ancora oggi? Le ricette di Ildegarda sono ancora attuali? Troverete cure molto interessanti e ancora molto utilizzate tutti i giorni.

giovedì 30 giugno 2016

LA TUA RICORRENZA MEDIEVALE


Sei stanco dei soliti compleanni? Vuoi offrire al tuo invitato un'evento particolare? Sguardo Sul Medioevo è il partner adatto alle tue esigenze! E se vuoi festeggiare una ricorrenza particolare? Non ci sono problemi, possiamo rendere unico il tuo evento!

Ecco cosa possiamo organizzare!

Feste di Laurea
Compleanni
Battesimi
Anniversari di Matrimonio
Addi al celibato e al nubilato

Il tutto grazie alla collaborazione che Sguardo sul Medioevo vanta con innumerevoli realtà del mondo rievocativo medievale italiano. Ti forniamo costumi, attori e artisti, dai falconieri ai cavalieri, dalle maestranze per il banchetto agli artisti "del fuoco", il tutto per trasformare il tuo evento importante in un qualcosa di indimenticabile!

Con chi collaboriamo? Con l'Accademia Medioevo, veri e propri esperti del settore eventi! Siete curiosi di scoprire la realtà  dell'Accademia Medioevo? Clicca qui e leggi la brochure!

Il preventivo è gratuito!

Contatti a: 
Telefono 3459732031 (anche Whatsapp)
Riferimento Emiliano Amici


"IL MEDIOEVO GIORNO PER GIORNO" - LIBRO DI LUDOVICO GATTO

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Un panorama vario e intrigante, costellato di particolari inconsueti per esplorare l’età medievale attraverso un’insolita prospettiva. A partire dalla seconda metà del Novecento, la storia quotidiana del Medioevo è diventata punto di riferimento per indagini sul modo di vivere, di vestire, di viaggiare, di lavorare, di divertirsi, di abitare, di lavorare, di morire. In questo volume, Ludovico Gatto fornisce un racconto complessivo di tutto ciò, componendo un affresco in cui sono rappresentati i caratteri del paesaggio agricolo e urbano, il mondo dei giovani, degli uomini, delle donne, degli anziani, visti quando si divertono, quando sono al potere o quando si abbandonano alla disperazione, quando cucinano, mangiano o amano. Il panorama che ne risulta è vario e intrigante e costellato di particolari inconsueti che si rivelano utili per chi voglia esplorare l’età medievale muovendosi da una prospettiva inusitata.

Un affresco inedito e intrigante degli usi e dei costumi dell’uomo medioevale

In questo libro:

• fasi e cicli della vita
• Le strade, i viaggiatori e i momenti del viaggio
• La città: edifici pubblici e privati; residenze monastiche
• La famiglia
• Religione e senso dell’occulto: clero regolare e clero secolare
• La giustizia: giudici e leggi, detenzioni e tormenti
• Vita e condizione femminili
• Vita di relazione e contatti sociali. Divertimenti e feste
• Alimentazione e cucina
• La situazione sanitaria

"PRACTICA BREVIS. MANUALE DI MEDICINA PRATICA DEL XII SECOLO"

La Practica brevis, attribuita a Giovanni Plateario (tra il 1080 e il 1120), può essere definita un manuale di medicina interna, un breviario a uso del medico pratico, e ciò in considerazione della sua essenzialità, della sua esposizione in forma piana, accessibile anche agli iniziati e nello stesso tempo di grande supporto per il medico professionista avviato all'arte, ma comunque bisognoso di informazioni suppletive, di consultazione, di ausilio a inevitabili carenze.

Il testo si presenta come un miracolo di sintesi nell'illustrazione delle cause e dei segni che si raccordano alla diagnosi, dettagliato e puntuale nei suggerimenti terapeutici più adeguati, descritti con semplicità e chiarezza; insomma un libro, come vuole il titolo, di estremo pragmatismo, che raccoglie quanto di sostanziale, veramente utile vi fosse allora nello scibile medico. L’aspetto più rilevante è la genuina riproposizione del dottrinario ippocratico-galenico, indirizzo che vediamo affacciarsi in ogni suggerimento, in ogni giustificazione terapeutica. Centralità dello studio è il malato, la valutazione della cui patologia è fondata sul sintomo, aspetto cardine della malattia, che a sua volta è centrale nell'ambito dell’organismo umano. Solo una corretta disamina dei sintomi e degli effetti terapeutici è in grado di assicurare una prognosi precisa, una preconoscenza.

Giuseppe Lauriello, primario emerito di pneumologia, è uno storico della medicina e cultore della Scuola medica salernitana. Tra le numerose pubblicazioni, oltre a “La patologia respiratoria nel dottrinario della Scuola medica salernitana” (1984), ha curato alcuni testi medici del passato: “Le ghiandole” di Ippocrate (1992); “De instructione medici: deontologia e metodologia medica da un manoscritto del XII secolo” (1997); “Post mundi fabricam” di Ruggiero Salernitano (2011).

mercoledì 29 giugno 2016

IL GRUPPO STORICO MEDIEVALE DI ROMA


L'idea del progetto dell'Associazione Culturale Gruppo Storico Medievale di Roma (di seguito GSMR) nasce dalla passione di alcuni giovani romani per la rievocazione storica attraverso lo spettacolo dal vivo, con performance artistiche di vario genere come l'abilità tecnica e acrobatica del gioco di bandiere, il ritmo antico e incalzante della voce dei tamburi, il fascino e l'eleganza dei costumi della vita quotidiana romana dalla caduta dell'Impero Romano fino alle porte del 1500.

Il Gruppo riunisce al suo interno semplici appassionati, volenterosi ed entusiasti che possiedono molte esperienze in altri gruppi storici appartenenti alle varie provincie italiane ma anche annovera anche nuovi elementi senza esperienza. 

Il GSRM in collaborazione attiva con Sguardo Sul Medioevo intende sviluppare collaborazioni e servizi orientati non solo alla rievocazione storica ma anche nell'organizzazione di eventi pubblici e privati (matrimoni, compleanni, banchetti ecc...) e vuole creare una vera e propria scuola di avvicinamento e formazione alla tradizione storica e folkloristica per i soci.

LUDIKA 1243 - XVI EDIZIONE DAL 12 AL 17 LUGLIO 2016



Torna a Viterbo, dal 12 al 17 luglio 2016, Ludika 1243, festival di teatro storico e arte di strada giunto quest'anno alla sua XVI edizione. L'Ass. Cult. La Tana degli Orchi ha dato il via alla manifestazione Ludika 1243 nel 2001; questa festa di recupero di tradizioni e giochi antichi ha subito trovato la propria collocazione all'interno del centro storico di Viterbo, concentrandosi fin dalla sua prima edizione sulla volontà di giocare con la storia, riprendendo usi e costumi legati principalmente all'intrattenimento popolare di piazza, rielaborandoli per il mondo moderno e offrendoli, nello stesso, meraviglioso, contenitore del borgo viterbese, al pubblico di oggi: per una settimana, rivivono attività di intrattenimento e spettacoli teatrali di piazza costruiti e allestiti come avveniva per tutto il periodo del Medioevo, dai cantastorie/giullari del 1200, via via fino ai saltimbanchi e agli attori itineranti della Commedia dell'Arte, lustro della nostra tradizione teatrale nel mondo del '500/'600; in particolare quest'ultimo ambito ha trovato nel 2014 il suo coronamento, quando Ludika 1243 ha ospitato la prima edizione del primo festival internazionale dedicato alla Commedia dell'Arte, Come d'Arte.

Nel corso degli anni la manifestazione è cresciuta moltissimo, ampliando l'offerta di spettacoli e attività e gli ambiti di interesse, passando dall'esplorazione e rivisitazione dei giochi e delle attività di piazza dell'antichità, per arrivare fino a una delle più complete rassegne di spettacolo e intrattenimento di ispirazione storica; protagonisti di ogni edizione sono, infatti, giocolieri, artisti di strada, saltimbanchi, attori che dedicano la propria attività artistica allo studio delle tecniche di spettacolo che riempivano le piazze del Medioevo, anche le stesse piazze che vengono riaperte oggi.

Il lavoro del team di volontari che compongono lo staff di Ludika 1243, infatti, è volto ogni anno a far rivivere quelle piazze e quelle strade che sono parte fondamentale del "tesoro" turistico di Viterbo: piazza San Pellegrino, via San Pellegrino, Piazza San Carluccio, piazza Della Morte, piazza Del Gesù; luoghi storici, importanti, bellissimi, che durante Ludika 1243 diventano i protagonisti indiscussi, popolati dai mercatini a tema storico, esplorati da decine di migliaia di visitatori, turisti, abitanti della zona e curiosi (le ultime edizioni continuano a registrare presenze nell'ordine dei 30000 visitatori, molti dei quali di diverse parti d'Italia, con alcune presenze internazionali); gli stessi artisti e i loro spettacoli trovano nelle piazze e nelle strade del centro storico una splendida cornice naturale, una scenografia che arricchisce le performance offerte, contribuendo a creare in questo modo un connubio felice fra arte e territorio che affascina ogni osservatore.

Come ogni anno, Ludika 1243 offre un programma ricchissimo di spettacoli e performance, oltre a mostre, visite guidate, aree gioco e attività ludiche di vario genere, grazie alla collaborazione con molte realtà del panorama ludico italiano. Inoltre, come festival teatrale, prosegue per il secondo anno consecutivo la collaborazione con il festival italiano di Commedia dell'Arte ComeD'Arte, che anche per questa terza edizione viene felicemente ospitato dalle piazze e dai "luoghi teatrali" di Ludika.

Altra tematica che trova spazio nelle piazze di Ludika 1243 è quella dell'attenzione alla tradizione gastronomica: sia nei mercatini, ma soprattutto nella nostra "Taverna Medievale" vengono proposti solo prodotti e soprattutto ricette tipiche della tradizione del territorio della Tuscia; da quest'anno, poi, sarà possibile riservare una saletta per godere di una divertente Cena Spettacolo, durante la quale alle ai cibi della tradizione si unirà un intrattenimento ovviamente a tema, per entrare ancora meglio nell'atmosfera di un vero banchetto medievale: tutto è pensato per far si che i visitatori possano assaporare in ogni senso l'atmosfera di questa terra e delle sue radici, esplorando e provando ogni sfaccettatura della profonda e ricca cultura della zona, da quella del cibo a quella della socialità, fino al teatro e agli spettacoli.

Non da ultimo, è possibile osservare la creazione di una vera e propria cittadella del medioevo-fantasy, quello fatto di magie, draghi e principesse da salvare, che di anno in anno si va arricchendo di iniziative e di particolarissimi personaggi: un'intera piazza della manifestazione viene infatti dedicata ogni anno alla presenza di gruppi e associazioni che si dedicano al gioco di ruolo fantasy, alla creazione di storie e avventure che, prendendo spunto dal medioevo storico, lo arricchiscono di quei miti e leggende di cui i romanzi del moderno fantasy e i cicli cavallereschi antichi sono pieni; tutto questo vissuto in prima persona, indossando armi e armature, costumi più o meno fantasiosi, seguendo la voglia di rivivere lo spirito di un passato anche immaginario.


Come arrivare a Viterbo?

COME ARRIVARE A VITERBO?

DA ROMA 
1) Dall'uscita 5 del Raccordo Anulare, SS 2 (Cassia Bis e Cassia) fino a Viterbo [possibilità di strada panoramica: SP Cimina deviando a Monterosi fino a Viterbo]. 
2) Dall'uscita 10 del Raccordo Anulare, autostrada A1 fino all'uscita Orte, raccordo fino a Viterbo. 
3) In BUS: linea Cotral da Saxa Rubra.
DA RIETI 
Raccordo Rieti-Terni, quindi raccordo Terni-Orte-Viterbo
DA TERNI 
Raccordo Terni-Orte-Viterbo
DA PERUGIA 
Superstrada E45 fino a Orte, raccordo fino a Viterbo
DA ORVIETO 
1) SS Umbro Casentinese fino a Montefiascone, SS Cassia fino a Viterbo
2) SP Teverina fino a Bagnoregio e Viterbo
DA AREZZO 
Autostrada A1 fino all'uscita Orte, raccordo fino a Viterbo
DA SIENA 
1) SS 2 (Cassia) fino a Viterbo 
2) Raccordo Siena-Bettolle, autostrada A1 fino a Orte, raccordo per Viterbo
DA GROSSETO 
SS 1 (Aurelia) fino a Montalto di Castro, SP Dogana e SP Tarquiniese fino a Tuscania, SP Tuscanese fino a Viterbo

IN TRENO:

1) Linea ROMA OSTIENSE-VITERBO (FS)
2) Linea ORTE-MONTEFIASCONE-VITERBO (FS)
3) Linea ROMA NORD-CIVITA CASTELLANA-VITERBO (Met.Ro.)

IN AEREO:

1) Da Fiumicino, Raccordo Anulare fino all'uscita 5, SS 2 (Cassia Bis e Cassia) fino a Viterbo (possibilità di strada panoramica: SP Cimina deviando a Monterosi fino a Viterbo); 
2) Da Fiumicino, Raccordo Anulare fino all'uscita 10, autostrada A1 fino all'uscita Orte, raccordo fino a Viterbo.

IN NAVE:

1) Da Civitavecchia, SS 1 (Aurelia) fino a Tarquinia, SP Tarquiniese fino a Tuscania, SP Tuscanese fino a Viterbo
2) Da Civitavecchia, SS 1 (Aurelia) fino a Tarquinia, SS 1 (Aurelia Bis) fino a Vetralla, SS 2 (Cassia) fino a Viterbo.

SGUARDO SUL MEDIOEVO È UFFICIO STAMPA EVENTI



Sguardo Sul Medioevo si offre come ufficio stampa per i vostri eventi.

Pacchetto Gratuito
  • Invio del vostro comunicato su Sguardo Sul Medioevo e/o Centro Studi Ricerche Cavalieri Templari
  • Invio del vostro comunicato sulle pagine facebook di Sguardo Sul Medioevo e/o Centro Studi Ricerche Cavalieri Templari
Pacchetto a pagamento (50 EURO IVA COMPRESA PER EVENTO)
  • Invio del vostro comunicato su Sguardo Sul Medioevo e/o Centro Studi Ricerche Cavalieri Templari
  • Invio del vostro comunicato sulle pagine Facebook di Sguardo Sul Medioevo e/o Centro Studi Ricerche Cavalieri Templari
  • Stesura del comunicato stampa su documento pdf su carta intestata del blog
  • Invio del comunicato stampa ad ameno dieci servizi di pubblicazione di comunicati stampa
  • Rendicontazione tramite pdf
  • Invio del vostro comunicato sulle principali pagine Facebook attinenti all'argomento
  • Contatti
Se il tuo ente ha bisogno di un sito web, pensiamo anche a quello!


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martedì 28 giugno 2016

ORGANIZZAZIONE MATRIMONIO MEDIEVALE


Negli ultimi anni, i matrimoni "alternativi" magari ambientati in epoche lontane secondo riti sacri ormai del tutto perduti sono tornati prepotentemente di moda. Sguardo Sul Medioevo, sfruttando gli innumerevoli contatti acquisiti in questi cinque anni di attività e il proprio lavoro come ufficio stampa nella diffusione di rievocazioni storiche, vuole collocarsi in maniera attiva nell'organizzazione di cerimonie a tema medievale.

Cosa possiamo organizzare?

Matrimoni Medievali
Matrimoni Celtici
Feste di compleanno
Banchetti Medievali

Ci occupiamo di tutto: dalla location all'allestimento, dagli inviti (sia stampati che scritti rigorosamente a mano secondo stile e grafia dell'epoca) ai costumi, dai danzatori ai falconieri, dagli artisti del fuoco agli armigeri. Potrai usufruire della nostra consulenza anche di un nostro fotografo e dei nostri grafici in grado di poterti consigliare al meglio.

Sei stanco del solito menù? 

Non ti preoccupare: abbiamo tanti consulenti ed esperti nel settore in grado di produrre un menu a tema tipicamente medievale secondo usi e consumi dell'epoca alla ricerca di quei sapori ormai dimenticati.

E se poi vuoi terminare la tua cerimonia con uno spettacolo indimenticabile, trampolieri, artisti del fuoco e i sempre affascinanti falconieri sono pronti a chiudere degnamente una giornata che non dimenticherai mai?

Ti abbiamo convinto?

Non devi fare altro che contattarci per un preventivo gratuito! Ricorda una cosa importante, il fattore tempo è essenziale! Affinché tutto venga organizzato nei minimi dettagli contattaci per tempo!

Con chi collaboriamo? Con l'Accademia Medioevo, veri e propri esperti del settore eventi! Siete curiosi di scoprire la realtà  dell'Accademia Medioevo? Clicca qui e leggi la brochure!

ORGANIZZAZIONE EVENTI MEDIEVALI



Tenendo fede alle motivazioni della sua fondazione, Sguardo Sul Medioevo in collaborazione con l'Accademia del Blogger si candida ad essere il partner perfetto per l'organizzazione di qualsiasi evento. I contatti raccolti negli ultimi anni ci consentono di scegliere in breve tempo il professionista più adatto alle tue esigenze.

Di cosa ci occupiamo

a) Ufficio stampa: la comunicazione di un evento non può non passare dai comunicati stampa e dalla loro relativa diffusione
b) Social Management: consulenza per la gestione sui social dell'evento (all'occorrenza pianificheremo anche una strategia di Facebook Advertising)
c) Reperimento artisti: scandagliamo i nostri archivi e la rete per il professionista ideale anche in base a dove si terrà l'evento, questo si trasforma in risparmio e ottimizzaione dei tempi
d) Diffusione tramite Sguardo Sul Medioevo
d) Media Partner

Questi sono solamente alcuni servizi: in realtà pianifichiamo il tuo evento nella sua totalità partendo dalla location, cercando gli artisti più in linea con la tua idea e curiamo la campagna di comunicazione a 360°.

Che eventi possiamo creare?

Non abbiamo una tipologia specifica: che sia un banchetto, una conferenza, un workshop, una esibizione, una mostra, Sguardo Sul Medioevo è la realtà che stai cercando. Anche in questo caso cercheremo e collaboreremo anche con altre aziende e associazioni del settore in grado di poter rendere unico il tuo evento storico. L'unico limite è la fantasia!

Con chi collaboriamo? Con l'Accademia Medioevo, veri e propri esperti del settore eventi! Siete curiosi di scoprire la realtà  dell'Accademia Medioevo? Clicca qui e leggi la brochure!

Sei curioso? Vuoi contattarci per un preventivo gratuito nel giro di pochi minuti?

Contattami al 3459732031 oppure a emilianoamici@hotmail.com


BARBARA FRALE: "LA GUERRA DI FRANCESCO"

cover.fraleOgni volta che sentiamo nominare san Francesco d’Assisi, la nostra mente si affolla di immagini: lupi ammansiti, dialoghi con gli uccelli, mani segnate dalle stigmate, aureole dorate che doppiano l’umile cerchio di capelli della chierica. Il suo volto, nei nostri ricordi, ha l’eleganza pacata degli affreschi di Giotto o la spigolosità timida del ritratto di Cimabue. In ogni caso, ci appare sempre come se fosse nato con il saio addosso. Ma com'era Francesco prima della conversione? Quali impegni e svaghi occupavano le sue giornate di figlio primogenito di un mercante ricchissimo, in odor di nobiltà?

Le biografie antiche non dedicano molto spazio ai suoi anni giovanili, quando militava nelle truppe di cavalleria del comune di Assisi e spendeva i suoi giorni dividendosi fra la lucrosa attività paterna e i divertimenti tipici dei signori di fine XII secolo. Eppure, qualche testimonianza arrivata fino ai nostri giorni ci permette di recuperare un’immagine vivida e dettagliata della sua giovinezza, che la Legenda maior, la biografia ufficiale scritta da san Bonaventura, preferisce tacere. Scopriamo così che il giovane Francesco – carismatico, arguto e un po’ sopra le righe – non era proprio un modello di virtù cristiane: soldi, donne, cacce audaci e battaglie sanguinarie segnarono la giovinezza del santo più amato d’Italia.

Barbara Frale (Viterbo, 1970) è una storica del Medioevo ed esperta di documenti antichi. Dopo la laurea e il dottorato in Storia presso l’Università “Ca’ Foscari” di Venezia, nel 2001 è entrata in servizio come Ufficiale presso l’Archivio Segreto Vaticano, dove ha potuto approfondire gli studi sui Templari direttamente sulle carte originali custodite nell’archivio pontificio. Ha collaborato con vari quotidiani ed emittenti televisive italiane ed estere per la realizzazione di servizi e documentari storici. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: I Templari e la Sindone di Cristo (il Mulino, 2009), La Sindone di Gesù Nazareno (il Mulino, 2009), Il principe e il pescatore. Pio XII, il nazismo e la tomba di San Pietro (Mondadori, 2011), L’inganno del gran rifiuto. La vera storia di Celestino V, papa dimissionario (Utet, 2013) e Crimine di Stato. La diffamazione dei Templari (Giunti, 2014).

Per acquistare il libro potete procedere anche su Amazon


COMPAGNIA DEL CORVO DI SELENE

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La Compagnia del Corvo di Selene, nata a Marnate (VA) nel 2009, è un’associazione culturale che si occupa di rievocazione storica e arcieria medievale. Tramite lo studio delle fonti storiche e attività pratiche, la Compagnia si propone di far rivivere con realismo la vita civile e militare nel Medioevo, in particolare dall’inizio del XIV secolo ai primi anni del XV secolo concentrando la propria attenzione sulla pratica del tiro con l’arco. La Compagnia si occupa anche di diverse attività artigianali (quali la lavorazione della pelle e del legno, la costruzione del materiale arcieristico e la realizzazione del vestiario) studiando e utilizzando le diverse tecniche dell’epoca, cercando così di essere il più possibile accurati e fedeli al periodo storico proposto.

Dal 2014 la Compagnia è membro del CERS (Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche) e svolge le sue attività parallelamente all’associazione di arcieria sportiva 04CROW, iscritta alla FIARC (Federazione Italiana Arcieri Tiro di Campagna).

La leggenda del Corvo di Selene

Il nostro nome prende spunto da un’antica leggenda che narra di come il Corvo sia nato con un piumaggio bianco ma scelse poi il nero per confondersi nella notte e poter così ammirare la sua amata Selene, la luna. In quel colore gli uomini videro però solo malaugurio e lo vollero uccidere, ma in suo soccorso intervennero degli arcieri. Per sdebitarsi, non potendo donare il suo cuore perché già di Selene, il Corvo donò ad essi la sua vista acuta.

Oltre ai colori della Compagnia, il giallo e l’azzurro, lo stemma ripropone gli elementi della leggenda: Selene, il Corvo e le frecce che lo salvarono.

PALOMBARA DIMICANDI IL 24 E IL 25 SETTEMBRE 2016



Palombara Dimicandi è un progetto che nasce dalla collaborazione di due associazioni del territorio romano; a.s.d Yggdrasil e Custodes Cervi A.S.D. specializzata nella rievocazione e promozione culturale del periodo medievale. A queste due associazioni si è affiancato il comune di Palombara Sabina (Rm), l'associazione Liberamente e la scuola d'arme Fiore Dei Liberi per dare vita ad un progetto a tutto tondo che si svolgerà nella splendida cornice del castello Savelli di Palombara Sabina nei giorni 24 e 25 Settembre



Tale evento ospiterà un mercato con rivenditori del settore, la terza edizione del Torneo d'arme Duellar Scenico di cui si ringrazia il Comune di Narni e la compagnia delle Lame di Albornoz per averci concesso la possibilità di portare questo torneo a Palombara Sabina, compagnie storiche multiepoca (XIII - XV), banchi didattici e molto altro. Nel corso del tempo verranno postati: il crono programma delle attività, post sulle varie compagnie presenti, artigiani, musici e le bellissime ballerine di danza medievale Ninuphar. Vi aspettiamo. Si avvisa che per questioni di gestione e sicurezza, le uniche persone autorizzate ad indossare abiti medievali all'evento saranno i componenti delle compagnie invitate  al torneo, lo staff e gli standisti.



Ingresso è Libero

Per informazioni e-mail: palombara.dimicandi@gmail.com

Potete seguire l'evento anche: http://www.sguardosulmedioevo.org

lunedì 27 giugno 2016

I GUARDIANI DEL CERVO

Il nostro gruppo di rievocazione si ispira alla milizia rionale di Sant' Eustachio (1370 -1389), fortemente legata alla nobile famiglia Muti ed in modo particolare a Silvestro (originario del rione Sant'Eustachio). Questo fu sindicus Romani populi (ossia syndicus comunis et Camere Urbis) almeno dal 1364, svolse il proprio incarico sotto il regime popolare, prima dei sette reformatores rei publicae e poi dei tre conservatores Camere Urbis, accanto ai quali si era costituita, una nuova milizia cittadina, questa era formata da manipoli provenienti dai 13 rioni storici romani, tra cui quello del rione Sant'Eustachio, con ai vertici due capi rione scelti dal popolo e quattro anteposti. 

Silvestro ratificò nel 1364 la tregua di un anno fra romani e velletrani stabilita grazie alla mediazione di Tommaso, vescovo di Sant’Angelo Papale (Cagli) e commissario del cardinale Egidio Albornoz. Fu Muti a leggere ed esporre il 9 settembre 1370 a Campagnano il trattato di vassallaggio e fedeltà al Comune romano da parte del popolo di quel paese. Fu un grande politico e forse manipolatore, infatti si suppone che insieme al cugino Giacomo siano stati artefici del ritorno del papa a Roma.

Fonti e Bibl.: Roma, Archivio storico Capitolino, Arch. Urbano, I/649, notaio Paolo Serromanni, vol. 8, f.97r; vol. 10, f. 45v; Archivio Orsini, Perg. II. A. 6, 34; S. Malatesta, Statuti delle gabelle di Roma, Roma 1885, pp. 128 s.; C. Calisse, I prefetti di Vico, in Archivio della Società romana di storia patria, X (1887), p. 548; F. Passeri, Lo Statuto di Campagnano del secolo XIII, ibid., XIV (1891), p. 80; G. Falco, Il comune di Velletri nel medio evo (sec. XI-XIV), ibid., XXXVII (1914), p. 602 (rist. anast. Id., Studi sulla storia del Lazio nel medioevo, I, Roma 1988, p. 243);

Il nostro scopo è ricostruire gli aspetti della vita civile e soprattutto militare del periodo storico sopracitato. Nata nel settembre del 2014, la compagnia può vantare già molti eventi, tra questi comunque vogliamo ricordare i cortei storici del 6 gennaio a San Pietro, i vari eventi svolti a: Canale Monterano, Norcia, Sant'Angelo Romano, Arquata del Tronto, Itieli, Ceccano, Narni e Gallese ( vedere album eventi 2015 e 2016 circa se si vuol quantificare 30 eventi). La compagnia è specializzata nei combattimenti in armatura, cortei storici, allestimento accampamento per rappresentazioni di vita del periodo sopra citato. Svolgiamo anche attività didattica sugli usi e costumi dell'epoca.

Il Santo del rione: valoroso generale romano che si converte al cristianesimo dopo una visione mistica avuta mentre era a caccia, nei territori dell'odierno comune di Poli. La legenda: "Placido stava inseguendo un cervo mentre, quando questo si fermò di fronte ad un burrone e si volse a lui mostrando tra le corna una croce luminosa sormontata dalla figura di Gesù".

Lo stemma: vuole ricordare l'evento sopracitato ed è composto da una testa di un cervo con una croce tra corna dell'animale.

Il nostro motto:IRA BREVIS FUROR

CENTRO STUDI E ATTIVITÀ CULTURALI "LA RIBECA ONLUS"


La Ribeca-onlus è un Centro studi e attività culturali senza finalità di lucro presente nell'area jonica da circa un decennio. Ha sede a Castellaneta in provincia di Taranto e si occupa di rievocazioni storiche medievali. Finalità principale  dell’Associazione “La Ribeca-onlus” è quella di concorrere alla tutela e alla valorizzazione del Patrimonio culturale del territorio attraverso la rievocazione e ricostruzione storica di fatti e accadimenti in chiave filologica perseguendo quelle finalità congeneri alla main mission ovvero il tramandare usi e costumi che hanno contraddistinto il nostro territorio connotandogli un’identità da tramandare e, punto non meno importante, la realizzazione di eventi finalizzati all'inclusione sociale di soggetti svantaggiati. 

Fatti e accadimenti datati secoli fa e riportati alla luce sotto forma di eventi (oltre sessanta sino ad oggi) promossi, organizzati e realizzati sin dal primo anno fra manifestazioni storiche di massa, convegni di studio, progetti formativi in collaborazione con Istituzioni Scolastiche, hanno fatto si che si consolidasse quel senso di appartenenza della Comunità al territorio e di conseguenza al suo spirito identitario. Nel suo perpetuo e dinamico movimento di  promozione del  territorio, di  recupero dell' identità  e della memoria sedimentata dell’identità culturale del territorio,  l’Associazione la Ribeca-onlus attua " viaggi nella storia"   in un sapiente incontro tra cultura e magnifici paesaggi naturali attraverso l’allestimento di living-history  in cui svolgere incontri  ludico-culturali dedicati alla musica medievale, alle antiche artigianalità e al  gioco storico. 


L’organizzazione delle sue attività  è   strutturata per favorire la trasmissione di un sapere antico in un contesto di  benessere sociale e culturale dove turisti religiosi e culturali,  studenti ,  soggetti svantaggiati e diversamente abili   possano godere della  possibile e  piena integrazione nel tessuto sociale arricchendo il  proprio patrimonio socio-culturale. Grazie all'allestimento di banchi didattici interattivi dove costruire la storia  mediante   varie attività,  è possibile sviluppare, potenziare e  accrescere, le  personali  capacità intellettive, affettive e relazionali   ma anche   manuali e pratiche ..

La Ribeca – onlus è artigianato,  musica   e  gioco storico

I componenti provengono da diverse esperienze musicali e sono attivi da diversi anni in  rievocazioni storiche, mostre didattiche,  laboratori didattici nelle scuole, corsi di formazione,cene medievali e rappresentazioni teatrali.:

a) un gruppo di esperti rievocatori  che animano la Domus Mercatorum dove Il Candelaro, l’Usbergaio, il Terracottaio, il Cerusico, il Cuoiaio, lo Speziale, l’Armaiolo, il Coquinarius, l’Alchimista, l’Oliandolo, Il Miniaturista, Lo Scrivano, danno vita ad un  autentico museo itinerante, didattico, interattivo, di arti e mestieri dell’età di mezzo  con laboratori  di didattica sperimentale   dove tradurre il Sapere in Saper Fare per Saper Essere;

b) un gruppo di musici medievali che grazie a ricerche storico-filologiche, esegue musica medievale utilizzando una ricchissima collezione di fedeli riproduzioni di strumenti  ricostruendo e trascrivendo i testi antichi;

c) un gruppo di animatori che allestiscono un autentico Luna park medievale  con più di 20 postazioni di giochi motori, dinamici, agonistici, di forza, ecc, in struttura lignea  e materiale povero. Giochi che tutti possono svolgere, semplicemente ripetibili, di gruppo o individuali, che aggregano e divertono, privi di trucchi, espressione del clima gioioso che si accompagna ad una festa paesana e che esprimono un forte senso di appartenenza e di identificazione con abitudini, luoghi e  ricorrenze delle nostre popolazioni. 

Giostra del Saracino, gioco del gagliardetto, tiro alla fune, gioco  dell’assalto al castello con catapulta, palio dei giochi perduti ecc.  Esso ha un alto valore evolutivo poiché è strutturato su un patrimonio valoriale cavalleresco (prodezza, lealtà, rispetto delle regole, fedeltà, coraggio, tenacia, mitezza, onore, ecc) e ben si presta quale dispositivo didattico, pedagogico, formativo per l’educazione alla Cittadinanza attiva, alla Convivenza civile e al rispetto dell’altro.

Nel gioco, ognuno si ritrova e si conosce: giocando ogni individuo riesce a liberare la propria mente da contaminazioni esterne, quale può essere il giudizio altrui, e ha la possibilità di scaricare la propria istintualità ed emotività. I giochi storici   sono strumento di riappropriazione della propria memoria storica, della identità collettiva di  un territorio nella consapevolezza che non c’è futuro senza memoria. Il gioco storico sorprende, incuriosisce, cattura, ammalia, diverte, informa, educa e promuove nuove modalità per entrare in relazione con il mondo esterno, favorisce l’inclusione sociale, la contaminazione, il meticciamento e l’empatia Schiller : “l’uomo è pienamente tale solo quando gioca”.

giovedì 23 giugno 2016

ANTICA FIERA DI SANTA LUCIA DI PIAVE EDIZIONE 2016


Il caldo vento del sud sta spingendo fino a noi arabeschi di bianche nuvole ed inebrianti fragranze di terre lontane annuncianti l’imminente arrivo di un prestigioso ospite: dalla placida maestosa Regina dell’Adriatico giungerà a condividere con noi il lauto banchetto Sua Signoria il Serenissimo Doge Andrea Dandolo! La contea tutta dei Nobili Collalto si prepari dunque con canti, danze e ludiche tenzoni ad inneggiare all'intrepido Leone di Venezia!

Santa Lucia di Piave 2 luglio 2016

Realizzazione menù: 
 “Comitato Antica Fiera di Santa Lucia”
Presentazione : Gianpiero Rorato

Ricerca Storica e coreografie:
 “Comitato Antica Fiera di Santa Lucia” 

Avete partecipato al dodicesimo banchetto medioevale organizzato dal  
“Comitato Antica Fiera di Santa Lucia”

Spettacoli:

“Fuochi nella selva” 
…Il fuoco della giustizia porta la verità tra le terre di selva e Collalto…  

“a misurar... tempra su tempra”
Venezia lancia una sfida a tutti, la storia si svolge con una Venezia vittoriosa anche sulla terra ferma… la bandiera di Venezia brucia e contemporaneamente il leone di San Marco si infuoca, per dare il senso dell'eternità di Venezia
                             
In chiusura di serata assisterete ad uno spettacolo che ci introdurrà in  quell'evo di mezzo in  cui la vita era tutt'altro che facile per coloro che non avevano il privilegio di nascere nobili o borghesi. Il protagonista di questo spettacolo è infatti uno dei tanti nobili o signorotti locali che  abusando  della loro autorità,

Gruppi partecipanti:

Corpo di ballo dell’Antica Fiera, “I Guitti” dell’Antica Fiera, “Schola tamburi storici di Conegliano”, 
Musici “Clamor et gaudium”, “cavalieri della torre Antica” (Saletto PD), “Voci dal medioevo di Trambacche” ( Trambacche PD), I “cavalieri del Drago”  (Castelfranco)

LISTA DEI MAGNARI

Primo servizio di credenza
Verdura de lo Contado cum olio alle acciughe e capperi de lo 
Castello, salame de asino, salame de cervo

Secondo servizio di credenza
Trota in saor de lo fiume

Primo servizio di cucina
Maltagliati con asparagi de la laguna, ricotta affumicata de lo pastore  e mandorle

Secondo servizio di cucina
Petto d’anatra silvatica cum  peverada, 
porco in croce  cum cipolle de l’orto de lo castello

Terzo servizio di credenza

Giuncata de vacca cum crema de violette de li colli,
Formaggio caprino fresco con mostarda su albicocche de lo contado
Formaggio de capra al pepe stagionato in botti de lo castello,

Quarto servizio di credenza

Dolcetti: bussolai alla vaniglia,  
Zaleti cum farina itiera de grano duro, 
Pevarini venessiani cum pevaro, mandorle e nocciole
Pan all’arancio, Pan scuro alle noci, pan de casa,Pan venessian
Birra dei “frati della Granzia” ai cereali insaporita agli agrumi e zenzero
Vin raboso de li Conti
Vin de malvasia passita
Graspa al fien riserva de lo Conte

mercoledì 22 giugno 2016

ALLA RISCOPERTA DELL'ANTICA SCRITTURA MEDIEVALE CON STEFANO GELAO


Il fascino degli amanuensi medioevali o dei maestri pennaioli ottocenteschi, la bellezza della vera pergamena e dell’inchiostro medioevale, la passione antica della della scrittura a mano. In un momento della storia che relega la scrittura a mano a velocissimi appunti sempre più rari, quel fascino non è ancora del tutto perduto. Si trovano ancora nell'Italia e nel mondo rari maestri pennaioli, in grado di riprodurre con perizia il gotico degli antichi codici miniati, la cancelleresca “di Leonardo” o i corsivi elaborati ed “arricciati” del 1800.

Il risultato sono opere pregiate, frutto di attenzione e cura certosina, che richiamano atmosfere in grado di incantare. La calligrafia viene definita “musica degli occhi”, perchè ha a che fare con le armonie, con il ritmo e con la bellezza, così come la musica. E’ per questo che non è possibile trovarsi di fronte ad un’opera scritta ad arte se non con un senso di meraviglia ed profonda emozione. Tutto questo e molto altro lo si può trovare in quella perfetta unione di pergamena, inchiostro, e passione che sono le opere di “scrittoamano.com”.

1339 DE BELLO CANEPICIANO. LA GUERRA DEL CANAVESE DEL XIV SECOLO

1339. De Bello Canepiciano. La guerra del Canavese del XIV secolo. La biennale rievocazione storica medievale di Volpiano è alle porte e per questa quarta edizione il programma si prevede ancora più ricco ed eccitante. Dopo tre edizioni in cui l’evento è stato portato sulle piazze di Volpiano, ospitando fino a 20 mila spettatori, quest’anno importanti novità lasciano pensare ad un importante incremento di pubblico che l’organizzazione avrà cura di stupire e far divertire sempre di più per due giorni di grande festa.

Sabato 17 e Domenica 18 Settembre, Volpiano (TO) metterà un vestito tutto nuovo: il centro storico si trasformerà in un vero e proprio villaggio medievale in cui il visitatore si sentirà partecipe in prima persona. Un set cinematografico curato nei minimi particolari con colpi di scena senza tregua fino a notte fonda dove, nei vicoli dell’antico ricetto, si potrà far conoscenza con i campioni dei tornei d’arme che, per tutto il giorno, si sfideranno nel Campo di Marte, la piazza dedicata alla guerra, ovvero la Piazza Cavour di Volpiano che, per l’occasione, sarà occupata da una vera e propria “Lizza”, il recinto dove storicamente i combattenti del XIV e XV secolo si allenavano per le battaglie. Si tratta di un recinto in legno di circa 20 mt x 10 mt all’interno del quale si svolgeranno tornei di scherma storica in armatura completa, singoli ed a squadre. Per la prima volta infatti in Piemonte, si potrà assistere a incontri a squadre di 5 contro 5 e 15 contro 15, dove gli sfidanti saranno i Team Nazionali di scherma storica in armatura, appartenenti all’ Associazione Italiana di Combattimento Medievale, e i Team Europei che avranno accettato la nostra sfida.

Durante i due giorni, anche i più piccoli visitatori dell’evento potranno partecipare ad una vera e propria battaglia, entrando nel gioco di ruolo organizzato per l’occasione. Scontri e battaglie per 3 ore impegneranno 130 bambini, dai 5 ai 14 anni, Sabato e Domenica in una avventura senza eguali. Tiro con l’arco, passeggiate a cavallo nel perimetro della manifestazione, spettacoli itineranti, musici e giullari vi intratterranno per due giorni culminando con i grandi spettacoli notturni: il matrimonio del Marchese, gli spettacoli di fuoco in onore dei vincitori del torneo e degli sposi, la disfida dei menestrelli… il tutto accompagnato da abbondati offerte culinarie: cibi d’epoca e taverne aperte a tutte le ore potranno rifocillarvi in ogni momento con zuppe, carni cotte allo foco e tante altre prelibatezze scelte per farvi trascorrere due giorni in nostra  compagnia.

Non mancherà certo una ricca offerta culturale fatta di mostre, conferenze ed incontri per approfondire vari aspetti della vita medievale. Stage con i nostri Falconieri e maestri d’arme saranno disponibili per ogni esigenza. Gran finale Domenica 18 Settembre, alle ore 18:30 la battaglia al Castello, con la partecipazione di 150 figuranti armati: fanteria leggera e pesante, cavalleria storica addestrata agli spettacoli equestri, saranno affiancati dai balestrieri genovesi e l’arceria del Marchese, in uno scontro mai visto fino ad ora: una battaglia dal finale incerto e determinato dagli scontri della fanteria pesante secondo le regole del combattimento HMB (Historical Medieval Battle). Vincerà l’ultimo che resterà in piedi… riuscirà il Marchese a conquistare il Castello di Volpiano anche quest’anno?

L’offerta è tanta e la nostra volontà di stupirvi altrettanto grande. Non vi rimane che toccare con mano… se non sarete soddisfatti… fatelo presente all’Inquisitore o al notaio … una nuova avventura si aprirà davanti ai vostri occhi e dimenticherete per due giorni gli affanni della vita moderna godendovi il 1339 !!
Per informazioni:


martedì 21 giugno 2016

LA LEGGENDA DELLE STREGHE DI BENEVENTO


La storia delle famose Streghe di Benevento si è diffusa dal XIII secolo proprio dalla celebre città campana che, secondo le varie leggende, è il luogo prediletto dalle streghe italiane. La leggenda delle streghe di Benevento risale addirittura all'epoca romana, quando si diffuse in città il culto della dea egiziana della magia Iside particolarmente cara a Domiziano il quale le fece edificare un tempio in suo onore. Il culto di Iside aveva messo le basi per una forte presenza del paganesimo che fu la religione di stato per secoli tanto che le caratteristiche di alcune streghe sono riscontrabili anche nelle divinità pagane. 

Pietro Piperno, nel suo libro "Della superstiziosa noce di Benevento" risalente al 1639 fece risalire la nascita della leggenda addirittura al VII secolo quando Benevento, capitale di un ducato del regno longobardo, era stata invasa da pagani (anche se convertiti per comodità al cattolicesimo) che adoravano una vipera d'oro simbolo che entrava in correlazione col culto di Iside che, ricordiamo, era in grado di calmare e di dominare i serpenti.

I riti attorno al noce

I longobardi iniziarono una serie di rituali singolari che avvenivano nei pressi del fiume Sabato, fiume a loro sacro: si appendeva la pelle di un caprone ad un albero, si correva vorticosamente con il cavallo attorno allo stesso, si lanciavano lance per strappare porzioni di pelle che poi venivano mangiate. La popolazione cristiana di Benevento collegò questi rituali alle già diffusissime credenze riguardanti le streghe tanto che le urla venivano intesi come emanazione di riti orgiastici e il caprone era l'impersonificazione del diavolo. 

Secondo una leggenda, ritenuta incompatibile con i dati storici, il sacerdote Barbato accusò i longobardi di idolatria e Romualdo, duca di Benevento posta sotto assedio da Costante II, promise di cancellare i culti pagani se la città fosse riuscita a resistere a quel pesante attacco. Costante si ritirò e Barbato divenne vescovo di Benevento il quale decise di abbattere immediatamente l'albero per far costruire al suo posto la chiesa di Santa Maria in Voto. 

I primi anni del Cristianesimo videro una durissima lotta contro i culti pagani che si stavano diffondendo a macchia d'olio dalle periferie alla città: basti pensare che le streghe furono viste come antitesi alla Madonna, dedite a riti di natura orgiasti e amiche del diavolo. 

Fu dopo l'anno 1000 che la leggende sulle streghe iniziò a prendere piede in Europa; durante uno dei tanti processi Matteuccia da Todi, processata nel 1248, affermò che le cerimonie si svolgevano sotto un albero di noce, lo stesso albero che Barbato fece abbattere e che il diavolo mise nuovamente al suo posto. Nel XVI la macabra scoperta di alcune ossa, probabilmente umana, ancora fresche alimentarono ancora di più le credenze popolari. 

Secondo l'iconografia classica le streghe usavano ungersi petto e ascelle con un unguento particolare prima di prendere il volo a bordo di una scopa di saggina oppure in groppa a un "castrato negro". I sabba, o giochi di Diana, erano momenti in cui ci si univa carnalmente con spiriti e demoni che avevano forma di gatto o di caproni; dopo queste "feste" le streghe erano pronte a seminare il terrore, terrore che era causa di sofferenza, di aborti o di nascite di bambini con gravi deformità. 

Le streghe poi assunsero anche una forma incorporea più simile a spiriti tanto che usavano entrare in casa da sotto la porta, proprio per questo si soleva mettere una scopa o del sale sull'uscio della porta. La scopa, simbolo fallico, contrastava la sterilità causata dalla presenza della strega, il sale era ritenuto, a torto in quanto etimologicamente non corretto, portatore di salute. 

Le persecuzioni delle Streghe 

Le persecuzioni contro le streghe furono portate avanti per la prima volta da Bernardino da Siena che gettò i suoi anatemi contro le streghe di Benevento proprio negli anni in cui fu pubblicato il Malleus Maleficarum, edito nel 1486, una vera e propria guida su come riconoscere e interrogare una strega e su quale tortura era più idonea per estorcere una confessione. Furono migliaia le confessioni estorte in ogni modo tra il XV e il XVII secolo fino a quando durante l'Illuminismo, ritenendo non valida la confessione estorta con la tortura, Ludovico Muratori arrivò ad affermare che le streghe erano solamente donne malate e l'unguento usato altro non era che un composto creato con sostanze allucinogene. 

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venerdì 17 giugno 2016

1529 - FIRENZE SOTTO ASSEDIO

L'assedio di Firenze, affresco in Palazzo Vecchio

Storia della disperata resistenza della Repubblica fiorentina alle truppe imperiali, fra realtà e mito. 

FIRENZE DOPO LA CALATA DEI LANZICHENECCHI

“Abbiamo preso d'assalto Roma; gli uccisi furono più di seimila, saccheggiata l'intera città, nelle chiese e dentro la terra prendemmo tutto ciò che trovammo”. Così scriveva Sebastian Scherthlin, un lanzichenecco che partecipò al sacco di Roma del 1527. Le sue brevi parole descrivono con rara efficacia la foga e la furia dell'esercito imperiale che per settimane ebbe tra le mani la preda più succosa che l'Europa aveva da offrire, la Città Eterna. Bartolomeo da Gattinara scrisse che i Lanzichenecchi si erano “governati come veri luterani”. Era questo il tragico epilogo della guerra accanita contro l'ingombrante presenza di Carlo V in Italia. La Lega di Cognac, formatasi nel 1526 e composta dalla Francia di Francesco I, dal Papato, dalla Repubblica di Firenze, dai Veneziani, dai Milanesi, dai Genovesi, subiva lo smacco più grave. L'obiettivo di allentare la morsa di Carlo V sulla penisola si era rivelato, in definitiva, troppo ambizioso. L'incontrastato imperversare delle truppe dell'imperatore su tutto il territorio italiano ne era la prova più eloquente.

A Firenze la notizia dello spaventoso sacco fu in un primo momento tenuta nascosta dalle autorità. La città era allora retta da Ippolito e Alessandro de' Medici, sotto la vigilanza del legato pontificio Silvio Passerini e con il benestare di papa Clemente VII, al secolo Giulio de' Medici (in quanto figlio illegittimo di quel Giuliano vittima della congiura dei Pazzi del 1478). Il motivo di tanta segretezza risiedeva nel timore che i repubblicani in città, ostili dalla dominazione medicea, insorgessero non appena saputo di Roma saccheggiata e di Clemente VII rinchiuso in Castel Sant'Angelo.

Le paure non erano infondate: all'udire la notizia del sacco, che del resto era fin troppo eclatante per poter essere tenuta nascosta a lungo, i Fiorentini colsero al volo l'occasione per restaurare le libertà repubblicane. Filippo Strozzi, Niccolò Capponi, Francesco Vettori e buona parte del patriziato fiorentino costrinsero il cardinal Passerini, Ippolito e Alessandro de' Medici a lasciare Firenze.

Rinacque così la Repubblica fiorentina, nella forma di un “regime democratico-oligarchico, di tipo veneziano” (Alessandro Monti). Furono perciò ripristinati organi e magistrature tipicamente repubblicani, come il Consiglio Maggiore o i Dieci di Libertà e Pace e alla carica di gonfaloniere venne eletto Niccolò Capponi, uomo di una certa età noto per la sua moderazione e la sua prudenza nonostante la passata vicinanza al Savonarola. La questione centrale, al di là del quadro istituzionale, era tuttavia una e una soltanto: come e con chi schierarsi nella complessa trama dei conflitti e delle relazioni internazionali?

LA REPUBBLICA CONTRO TUTTI

La Repubblica doveva darsi degli obiettivi in politica estera, assicurandosi al contempo la stabilità sul versante interno. Un compito, quest'ultimo, reso particolarmente difficile dalla diffidenza, dal sospetto e dalle accuse verso tutti coloro che in qualche modo erano stati legati al passato regime, come Francesco Guicciardini o Jacopo Salviati. Il Capponi si adoperò al massimo delle sue possibilità per la coesione della Repubblica, ma senza successo. La pestilenza scoppiata nel giugno dello stesso 1527 e il protrarsi della lotta contro le truppe imperiali certo non rendevano il quadro migliore. Forse fu proprio la gravità della situazione a spingere il Capponi a far proclamare Gesù Cristo Re di Firenze, come era accaduto ai tempi di Savonarola. La mossa se non altro gli valse il favore dei Piagnoni.

Ma era sul fronte della politica estera che la Repubblica di Firenze, quasi senza accorgersene, stava consumando quello che autorevolmente è stato definito il suo “peccato originale”. L'inclinazione naturale del nuovo regime, nato dalla totale rottura col passato mediceo e di conseguenza con Clemente VII, sarebbe stata quella filoimperiale: Carlo V avrebbe certamente accolto con favore un alleato tanto ostile al papa, specialmente se quell'alleato era un membro della lega di Cognac che mutava schieramento. E invece, contro ogni logica, ma in ossequio alla linea tradizionalmente tenuta dalla Firenze degli anni precedenti, la Repubblica aveva deciso di mantenere la sua posizione filofrancese, con il risultato di aver dato ai due uomini più potenti d'Europa, Carlo V e Clemente VII, un motivo in più per riavvicinarsi.

Il Capponi, da uomo avveduto qual era, era conscio dei rischi di una guerra contro l'Impero e il Papato, considerata in particolare l'esiguità delle forze fiorentine, ormai ridotte ai minimi termini dopo i conflitti degli ultimi anni. Proprio tali timori lo spinsero a riprendere le relazioni diplomatiche con alcuni emissari del papa, nella speranza di allontanare il pericolo di una guerra già persa in partenza. Questa sua iniziativa, realista e saggia, non passò tuttavia inosservata alle fazioni più estremiste della Repubblica: una lettera ritrovata il 16 aprile 1529 dal suo avversario Jacopo Gherardi rivelò la corrispondenza del gonfaloniere con l'odiato Clemente VII. L'accusa di aver tramato contro la Repubblica, certo una strumentalizzazione politica, costò al Capponi la carica. Già il 17 aprile dovette dimettersi.

Al suo posto fu eletto Francesco Carducci, un leader degli Arrabbiati di umili natali. Intransigente verso qualunque compromesso con i Medici e con gli esponenti della precedente classe dirigente, fino ad allora non aveva mai avuto un ruolo di primo piano nella politica fiorentina. Cionondimeno il suo estremismo compensò quel che gli mancava in termini di notorietà: il Carducci, stando a quanto riferito da una relazione inviata a Carlo V, “havea abbracciata la Repubblica con intention di doverla governare con quelle maniere, che più piacevano al popolo (…) e d'havere a essere asprissimo nimico de' nobili, e della famiglia de' Medici”. Inutile dire che le trattative con Clemente VII furono interrotte bruscamente. Firenze aveva scelto la guerra.

IL NEMICO ALLE PORTE

Nel frattempo gli ultimi sviluppi nel sistema delle alleanze avevano drasticamente mutato l'assetto delle relazioni internazionali. Nel giugno 1529 Carlo V e Clemente VII siglarono il trattato di Barcellona, con cui l'imperatore prometteva di riconquistare Firenze per i Medici in cambio della riappacificazione e dell'incoronazione papale (che sarebbe avvenuta a Bologna l'anno successivo). Inoltre nello stesso anno la pace di Cambrai pose fine, almeno per il momento, al conflitto tra Carlo V e Francesco I, sancendo la rinuncia di quest'ultimo a Napoli e a Milano in cambio della restituzione della Borgogna. Firenze era rimasta sola, come previsto dal Capponi.

Alla Repubblica non restò che preparare le sue difese. Dell'arduo compito si occupò, tra gli altri, Michelangelo, incaricato di potenziare le fortezze del dominio, come Livorno e Pisa, e di progettare nuove fortificazioni per la città attorno alla chiesa di San Miniato, luogo ideale per l'artiglieria. Il risultato fu ottimo: all'inizio dell'assedio Firenze “era ben fortificata e pressoché inespugnabile” (Najemy).

L'esercito fiorentino era composto da 10.000 mercenari e dalla milizia cittadina, rifondata nel novembre del 1528. Quest'ultima arrivò a contare diecimila uomini e durante l'assedio, spinta dall'ardore repubblicano e dalla retorica che si ricollegava alla grandezza di Roma e di Sparta, diede prove di valore e di coesione degne di nota. Il comando della difesa fu assegnato a Malatesta Baglioni, signore di Perugia, figura tra le più controverse dell'intera vicenda. Almeno sulla carta era un soldato di professione e la guerra la conosceva bene, come aveva dimostrato al servizio della Repubblica di Venezia. Ma nei fatti si sarebbe rivelato meno affidabile di quel che sembrava.

LA REPUBBLICA SOTTO ASSEDIO

Le truppe imperiali si presentarono di fronte alla città già sul finire del 1529. Il comando degli assedianti fu affidato a Filiberto di Chalons, principe d'Orange, generale molto apprezzato dall'imperatore Carlo V per la prudenza e le doti diplomatiche. Fra truppe tedesche, italiane e spagnole, disponeva inizialmente di circa 11.000 uomini, ma in seguito arrivò forse a contare su 30.000 unità.

L'esercito imperiale si accampò a sud dell'Arno. Il 12 ottobre il fuoco d'artiglieria proveniente dalle postazioni della Repubblica segnò l'inizio di un lungo, estenuante assedio. Nonostante i propositi del principe d'Orange di far breccia rapidamente nelle mura fiorentine, i combattimenti precipitarono in una fase di sconfortante stallo: gli assedianti, da un lato, si cimentavano in infruttuosi assalti alle fortificazioni di Firenze; gli assediati, dall'altro, tentavano disperate sortite per scompigliare lo schieramento imperiale.

Furono mesi orribili per i Fiorentini, terrorizzati dal martellamento dei bombardamenti avversari e decimati dalla peste e dalle cruente scaramucce. Persa fiducia nell'immobilismo del Baglioni, sempre più speranze erano riposte in un altro condottiero della Repubblica, Francesco Ferrucci. Allora quarantenne, il Ferrucci sarebbe divenuto l'eroe dell'assedio di Firenze, un onore che ben pochi di quelli che lo conoscevano gli avrebbero attribuito. Il filomediceo Francesco Baldovinetti ha scritto infatti che era un “uomo levato ad alterarsi, bestiale, bestemmiatore, crudelissimo, volenteroso, animoso e senza ragione”. Divenuto commissario a Empoli per conto della Repubblica fiorentina nel 1528, seppe tuttavia dimostrare la sua tenacia e il suo valore sul campo, dando un importante contributo nella predisposizione delle difese di Firenze e dell'area circostante. Divenne famoso per la repressione della rivolta della ribelle Volterra nell'aprile del 1530 e per il modo in cui riuscì a respingere i successivi attacchi di Fabrizio Maramaldo, capitano di ventura al servizio delle truppe imperiali. Malgrado le stravaganze, il Ferrucci era l'unica di speranza di mantenere in vita la libertà del popolo fiorentino.

Frattanto a Firenze le cose non si mettevano bene. Dal gennaio del 1530 l'esercito imperiale, grazie all'apporto di forze fresche, era riuscito a chiudere l'accerchiamento della città, ormai circondata da tutti i lati. A causa del blocco delle principali arterie di rifornimento, il prezzo delle derrate era salito alle stelle e il governo aveva dovuto stabilire il razionamento del cibo. Alla fame si era aggiunta anche una maggiore pressione fiscale, imposta dalle autorità per far fronte alle spese militari. E tuttavia, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, i Fiorentini, pervicaci come non mai, non persero neanche allora la loro compattezza; anzi dichiaravano con fierezza di essere “poveri, e liberi”. Testimonianza preziosa della profonda convinzione del popolo fiorentino è senza dubbio l'orazione alla milizia pronunciata il 3 febbraio 1530 da Bartolomeo Cavalcanti, nobile fiorentino sostenitore della Repubblica. Questi parlò ai concittadini utilizzando ogni espediente retorico per rafforzarne lo zelo, perfino quello dell'indipendenza della penisola italiana: “Difendesi la gloria del nome italiano da barbare e di quello inimicissime nazioni”.

“VILE, TU UCCIDI UN UOMO MORTO!”: DISFATTA A GAVINANA

Il governo fiorentino, consapevole della sempre maggiore scarsità di uomini da arruolare nonché dell'esiguità delle scorte, ordinò al Ferrucci di far convergere le sue forze (3000 fanti e 300 cavalleggeri) verso Firenze per spezzare l'assedio dall'esterno. Ma accadde qualcosa di inatteso: il principe d'Orange lasciò improvvisamente Firenze con un robusto distaccamento di 3000 uomini e di 1000 cavalieri e marciò a nord in cerca del Ferrucci, affidando il comando dell'assedio a Ferrante Gonzaga. Come poteva il comandante in capo delle truppe imperiali essere sicuro che, portando con sé tanta parte del suo esercito, il Baglioni non ne avrebbe approfittato per tentare una sortita con buone probabilità di vittoria? Stando alla tradizione storiografica, Benedetto Varchi (1503-1565) in testa, la spiegazione va ricercata nel tradimento: il comandante delle truppe fiorentine, certo dell'inevitabilità della disfatta e desideroso di mantenere le concessioni papali su Perugia e altre località, avrebbe promesso al principe d'Orange di non attaccare il campo degli assedianti durante l'assenza di quest'ultimo.

Tralasciando il dibattito sul ruolo e sulle reali intenzioni del Baglioni, da questa complessa fase di manovre e, forse, di sotterfugi emerse con chiarezza che sarebbe stata una battaglia a decidere le sorti dell'assedio. E fu il 3 agosto 1530 che lo scontro tanto atteso ebbe luogo nelle vicinanze di Pistoia, presso l'oscuro borgo fortificato di Gavinana.

La giornata, occorre dirlo, fu decisa già dalle manovre preliminari delle truppe imperiali. Il Ferrucci infatti, indugiando eccessivamente nel saccheggio del borgo di San Marcello, situato poco a ovest di Gavinana, aveva perso di vista i movimenti delle forze imperiali, al punto da lasciarsi circondare: alle spalle aveva la fanteria italiana e spagnola guidata da Alessando Vitelli e le bande panciatiche di Niccolò Bracciolini, a nord gli uomini di Fabrizio Maramaldo e di fronte le truppe imperiali del principe d'Orange provenienti da Firenze. Ben poco era lo spazio riservato alla strategia: l'obiettivo era aprirsi un varco in quel cerchio mortale.

I primi combattimenti videro prevalere la cavalleria fiorentina su quella del principe d'Orange. Gli uomini del Ferrucci, a suon di cariche furibonde, si guadagnarono l'ingresso nel borgo di Gavinana, proprio mentre Maramaldo vi entrava indisturbato con i suoi dall'altro lato del paese. Il principe d'Orange nel frattempo, ricompattate le sue forze, si lanciò in una carica vigorosa, spingendosi più in là di quanto sia concesso a un generale in battaglia. Quasi come punizione per aver svolto “offizio più di uomo d'armi che non di capitano” (Francesco Guicciardini), l'Orange fu colpito in pieno da due palle di archibugio sul petto e sul collo. La morte del loro comandante rese per un momento titubanti le truppe imperiali e diede un barlume di speranza al Ferrucci di poter spezzare la morsa dell'avversario. Ma la pressione di Maramaldo all'interno del borgo unita a quella dei nemici che aveva di fronte non permettevano di illudersi troppo.

La situazione si aggravò quando le truppe imperiali, sbaragliati i nemici che erano rimasti fuori da Gavinana, ebbero mani libere per condurre l'offensiva finale. Iniziò così l'estrema difesa del Ferrucci e dei suoi uomini contro forze schiaccianti che attaccavano da ogni lato e senza sosta. La battaglia raggiunse il suo momento più epico, ma il destino di quel che rimaneva dell'esercito fiorentino era segnato. Dopo una disperata resistenza, il Ferrucci e le sue truppe furono presi prigionieri. Il capitano fiorentino, che a detta di tutte le fonti coeve si era battuto come un leone, era gravemente ferito. Nonostante questo, Maramaldo, suo nemico di sempre, lo volle finire con le sue mani. La leggenda racconta che il Ferrucci prima di essere ucciso avrebbe detto: “Vile, tu uccidi un uomo morto!”.

UN DUCA PER FIRENZE

La disfatta di Gavinana segnò la fine delle speranze della Repubblica. Il 12 agosto 1530, presso la chiesa di Santa Margherita a Montici, fu siglata la resa. Per volere di Carlo V Alessandro dei Medici fu posto a capo della Repubblica fiorentina, per poi divenirne duca dal 1532. Il suo governo non sarebbe tuttavia durato a lungo: già nel 1537 fu brutalmente assassinato, lasciando il posto ad un membro dei Medici del ramo "popolare", Cosimo (1519-1574), figlio del celebre Giovanni dalle Bande Nere. Il suo governo, fortemente accentrato, inaugurò la lunga esperienza del Granducato di Toscana, passata attraverso l'estinzione della dinastia medicea con la morte di Gian Gastone (1737), la dominazione lorenese e, dopo la parentesi napoleonica, le travagliate vicende risorgimentali.

Di questa vicenda plurisecolare l'assedio di Firenze fu il preludio. Il fallimento della Repubblica mostrò infatti l'impossibilità per uno Stato italiano di sfidare apertamente i giganti d'Europa e mise a nudo il drastico ridimensionamento dell'Italia e delle sue realtà politiche nel panorama internazionale. L'unica via per sopravvivere era dotarsi di una costituzione monarchica, allineandosi alle tendenze politiche dell'epoca, e magari trovare la protezione di una potenza straniera. Soltanto la Repubblica di Venezia, in ambito italiano, mantenne saldamente la sua indipendenza e il suo assetto istituzionale.

Nonostante questa fine apparentemente irreversibile di tutto ciò che la resistenza della Repubblica fiorentina aveva rappresentato, la cultura del Risorgimento studiò con sommo interesse l'assedio di Firenze del 1529, elevato a simbolo dell'opposizione "italiana" allo straniero. Basti pensare a Francesco Domenico Guerrazzi, il quale pubblicò sulla vicenda un fortunato romanzo storico nel 1836, e ai molti che lo imitarono. Perfino Giuseppe Verdi pensò di realizzare un'opera in musica sul Ferrucci e si potrebbe andare avanti a lungo con le citazioni. In fondo è soprattutto questo che stupisce della Storia: i suoi fili non smettono mai di intrecciarsi.

Articolo di Giulio Talini, tutti i diritti riservati.

BIBLIOGRAFIA

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