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sabato 31 marzo 2012

LA MAGIA MEDIEVALE

La magia è sia una teoria del mondo sia un insieme di formule operative. Per il pensiero magico la realtà è sempre duplice, apparente e reale. Esiste un mondo fatto di impulsi, influssi, repulsioni:  il mago conosce questi segreti e li utilizza in modo illimitato: quindi la magia non può che prevedere un insieme di formule, indicazioni operative rituali, pratiche per realizzare la volontà del mago. I termini utilizzati per identificare gli operatori magici possono essere illuminanti per capire la complessità del problema: alchimista, mago, strega. Se il mago alchimista è colui che cerca di interpretare la natura, sorta di medico filosofo scienziato e naturalista,e ha, dunque, una accezione positiva, mago è anche l’operatore dell’occulto e del maligno.
I lemmi strega e lo stregone hanno, invece, valenza solo negativa: sono sottoposti a Satana, emissari del demonio, membri di una setta occulta che mira a sovvertire l’ordine e l’armonia del mondo, garantite dalla Chiesa. Nel Medioevo si stabilì la divisione della magia in due grandi rami naturale e demonica o cerimoniale, ulteriormente divisa nel XVII sec. in magia divina, teurgia e magia goetica. La magia divina chiedeva a Dio la potenza, quella teurgica si affidava all’azione degli angeli benefici, quella goetica era la più terribile, e prese il nome di nera, perché si rivolgeva ai demoni più potenti e crudeli. La Chiesa avrebbe guardato sempre con disprezzo l’arte magica al punto che già nel concilio di Laodicea del 366 d.C. si dice:

«I sacerdoti e tutti i membri del clero non devono dedicarsi agli incantesimi, né alle scienze mediche, né all’astrologia».



A lungo la Chiesa lottò contro una forma di divinazione ben presente anche nel clero, la bibliomanzia. Secondo tale pratica era possibile ottenere risposte consultando direttamente il testo: l’indovino poneva la domanda, chiudeva gli occhi e apriva a caso il libro indicandone un punto preciso col dito. Anche per questo motivo, insieme alla paura di un’interpretazione personale e erticale del testo sacro, nel XIII secolo la Chiesa Cattolica con il Concilio di Tolosa (1229) decretò la proibizione per i laici di possedere copia della Bibbia. Nel 1234 il Concilio di Tarragona ordinò che tutte le versioni della Bibbia nelle lingue parlate venissero, entro otto giorni, consegnate ai vescovi per essere bruciate! Divieti simili furono emanati in tutta Europa da vescovi e da Concili provinciali fino al XVII secolo. Il divieto a praticare formule magiche o a credere nel potere di piegare la natura è esteso anche ai laici: così impone il concilio di Braga, circa due secoli dopo:

«Chiunque creda che il diavolo, poiché ha fatto certe cose nel mondo, possa anche produrre il tuono, i fulmini, le tempeste e la siccità, come insegna Priscilliano sia scomunicato» (Concilio di Braga, 563 d.C).

Tuttavia nessuno sembra immune al fascino del mistero, se anche un dottore della chiesa come Alberto Magno pare dà credibilità all’impiego di formule e rituali nella vita quotidiana:

«A voler sapere se la donna giace con altri che con il marito, piglia questa pietra detta Bellerites, la quale si trova in Libia ed in Britannia ed è di più colori cioè nera e rossa e trovasi di colore glauco tendente al pallido, cura gli idropici e quelli che buttano li denti. Conferma e dice Avicenna che questa pietra tritata e lavata sarà data ad alcuna donna da bere, se la donna non è vergine subito orinerà, se la darà a vergine, non sarà quello» (De virtutibus herbarum animalium et lapidum).

E lo stesso papa Bonifacio VIII, più tardi nel 1310, venne accusato, nel processo postumo per eresia, di avere un proprio demone privato:

«Egli possiede un demone privato, dal quale accetta consigli su tutto».

Bonifacio VIII

Secondo le accuse sembra che il  papa possedesse anche altri due demoni, uno donatogli da una donna italiana, un altro, più potente, da un ebreo ungherese. Inoltre portava con sé uno spirito racchiuso in un anello-talismano che portava al dito; molti cardinali avevano osservato che quel gioiello sembrava riflettere a volte un uomo, a volte un animale. Dunque tutti, a qualsiasi classe sociale appartenessero, subivano il fascino della magia, ed erano spinti dal desiderio di potere piegare gli eventi  e di prevedere il futuro. Tuttavia, proprio perché si rivolgeva a individui diversi, sono diversi i tipi di magia rituale praticata nel Medioevo.


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