Pagine

Visita il Primo Museo Didattico Templare Permanente in Italia!

Scopri la storia dei Templari con il Primo Museo Didattico Templare Permanente in Italia sito a Viterbo!

Vuoi visitare Viterbo?

Se vuoi visitare Viterbo, l'Appartamento uso turistico di Emiliano e Rosita è il punto ideale per la tua vacanza!

La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

I personaggi e i fatti più importanti del ciclo arturiano e della Tavola Rotonda

Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

Visualizzazione post con etichetta Fotia Antonio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fotia Antonio. Mostra tutti i post

lunedì 22 febbraio 2016

LA VIA JUBICA


Questa antica e millenaria strada, detta anche Chiubbica, è stata una strada di pellegrinaggio. Le fanno da mirabile cornice lungo il suo percorso bellezze monumentali, oltre che paesaggistiche, che narrano della sua storia: torri, chiese, castelli, borghi cinti di mura; tutti ben conservati emanano un fascino ammaliante.  

Le origini della via Jubica

La Jubica era una strada consolare il cui tracciato risale al I secolo a.C. e il suo etmo, come appare immediatamente, è di origine ebraica. Il termine Jobel indica il corno di montone (ariete) che veniva suonato per annunciare una solenne festa del popolo d’Israele, da tale termine sarebbe derivato Giubileo; secondo altre tesi il termine sarebbe Jobil che indica il richiamo come atto del tornare o ritornare come conversione; oppure il termine Jobal inteso come remissione dei peccati, mentre nella lingua latina il termine Jubilum che significa gioia: quindi nell’estensione cristiana Giubileo è anche un anno gioioso.

La via Jubica dal Primo Giubileo in poi

Così dal primo Giubileo della Chiesa Cattolica del 1300, indetto da Papa Bonifacio VIII, fino a quando Papa Sisto V fissò l’apertura dei festeggiamenti per l’anno Jubilare o Jubicale ogni venticinque anni. La via Jubica si snoda lungo la costa,  parallela al mare, fino a giungere e collegarsi con la via Appia e attraversando l’Appennino arrivare a Roma. La sua importanza per i pellegrini emerge evidente così che dal 1300 fu la via da percorrere per conseguire l’indulgenza plenaria.

Tale via consolare era usata un tempo come strada militare che consentiva lo spostamento di centurie in marcia e il transito di carri e macchine belliche oltre naturalmente dalla cavalleria. In seguito alla smilitarizzazione, l’uso della via Jubica per recarsi a Roma iniziò già dal periodo che segnò la fine delle persecuzioni dei cristiani. 

È tra le vie più antiche d’Europa, è documentata da testimonianze storiche e geografiche come la Tavola Antoniana e la Tavola Peutingeriana che riportano tutti i luoghi di posta, le stazioni termali e che rappresentano documenti che sono stati preziosi sia per la penetrazione militare che per la viabilità ad uso dei viaggiatori.

Come accennavamo la Jubica è una via costellata da tesori d’arte molti palesi altrettanti nascosti e ancora da scoprire e tutti ancora da valorizzare. Questo tracciato cui si innestano altre strade anche esse ricche di Santuari, di Cappelle, di Ricoveri, di Romitori, tutti luoghi idonei per ritemprare i pellegrini che percorrevano lunghe distanze.

Dove si trova la via Jubica?

Dove si trova la via Jubica o Chiubbica dato che essa non è riportata né citata neppure dalle più importanti enciclopedie? La via Jubica è quel tracciato che parte da Reggio Calabria e giunge fino a Taranto, nota ai più come Strada Statale 106 Jonica e che attraversa le città e i borghi più antichi e belli della Calabria. Purtroppo, divenuta inadeguata per il traffico notevole che si è sviluppato dal secondo dopo guerra, così da “meritarsi” il non poco lusinghiera appellativo di Strada della morte a causa dei frequenti e mortali incidenti stradali. 

Guardare al passato, per rivalutare l’antico e l’antichità, non come nostalgia di vecchia e tramontata gloria bensì come recupero di un passato, che ha ancora molto da offrire attraverso la riqualificazione e il godimento, di un itinerario che ha rappresentato il cammino dei cristiani nella storia.

Articolo di Antonio Fotia. Tutti i diritti riservati.

venerdì 24 maggio 2013

LA CHANSON D'ASPREMONT

La Chanson d'Aspremont (o Canzone d'Aspromonte), scritta intorno alla prima metà del XII secolo, è una chanson de geste appartenente al ciclo carolingio, considerata tra le grandi opere della letteratura medievale di origine normanna, prologo della Canzone di Rolando (la Chanson de Roland, capostipite del genere) e dunque delle successive Orlando innamorato e Orlando Furioso. Essa canta la storia d'amore tra Ruggieri e Gallicella e la caduta della città di Risa (Reggio Calabria in epoca normanna) in un Sud Italia invaso dai Saraceni, e la storia di Rolandino (il giovane Rolando dei successivi poemi) che proprio in Aspromonte ha la sua iniziazione di cavaliere, scopre sé stesso e la sua condizione di eroe. I valori che caratterizzano la canzone di gesta sono:
  • la lealtà verso il sovrano;
  • la fede in Cristo e nella sua Chiesa, in opposizione ai musulmani;
  • il senso dell'onore; l'eroismo in battaglia.

La trama

Nell'opera cavalleresca della Canzone d'Aspromonte si narra che Reggio (Risa), sede del tesoro fattovi seppellire da Annibale, con il suo castello è una fastosa ed importante città cristiana; si narra delle gesta di Ruggieri di Risa (Ruggiero di Reggio), figlio di Rampaldo, un eroe invincibile e santo il cui corpo rimane "intatto" anche dopo la morte.Avviene dunque che Ruggiero vuole portare egli stesso la notizia del perdono del cognato Carlo Magno all'amico Milone, che si trova in Africa presso il re Agolante. Ma dopo che Ruggiero sbarca in Africa, non conoscendo la via da percorrere giunge nella città del Re Guarnieri il quale ha una figlia bellissima, Claudiana.I due giovani si innamorano, si amano in molti appuntamenti clandestini e progettano di fuggire insieme, ma durante il viaggio la nave che trasporta i due amanti viene attaccata da un bastione di pirati, prontamente massacrati dal valoroso Ruggiero, ma accade che nel frattempo la bella Claudiana sorpresa da una mareggiata cade nelle acque, e malgrado Ruggiero la cerchi come un forsennato non riesce a trovarla credendola morta e abbandonando ogni speranza. Così afflitto per la perdita si lascia trasportare dalla nave in balìa di impetuosi venti, sbalzata sulle coste della Sicilia. Riavutosi noleggia un'altra nave e si dirige a Risa.Claudiana, caduta in mare, nuota fino allo svilimento. Pensando di morire però viene soccorsa dal capitano di una nave che la porta nell'alta Armenia, dove ella dà alla luce un bellissimo bimbo di nome Cladinoro.Alla corte di Carlo Magno giungono intanto emissari dall'oriente per trattare e minacciare lo scontro definitivo che avrà luogo in Aspromonte. Così le truppe cristiane si preparano e Rolandino (Orlando ancora giovane) vorrebbe unirsi ai paladini, ma non gli è permesso perché ancora troppo giovane. Nonostante ciò egli riesce a fuggire dal castello di Reggio, unendosi così ai paladini nello scontro finale contro i mori.Agolante con i suoi tre figli, Almonte, Trojano e la invitta Gallicella, muove quindi alla volta di Risa per far guerra, ma non volendo spargere sangue innocente uno dei figli di Agolante sfida a singolar tenzone Ruggiero distintosi nel combattimento intorno alla città. Prima di combattere però chiede a Ruggiero se sia disposto ad abbandonare la religione cristiana e il suo regno per diventare in cambio Re in un regno in Africa, Ruggiero alzando la visiera rifiuta categoricamente. Gallicella, presente al colloquio, dopo aver ascoltato le parole ed aver visto il soave volto di Ruggiero se ne innamora. Così, combattuto valorosamente e scavalcata da sella da Ruggiero (anch'egli preso d'amore per la fanciulla), gli confessa il proprio amore, ricambiato dal paladino che le giura eterno amore e la conduce in Risa come sua sposa.Dopo poco tempo però Beltramo, infido fratello di Ruggiero, a tradimento uccide il padre ed il fratello. Così Gallicella, consunta dal dispiacere per la morte del suo amato, si rifugia in un bosco dove, dopo aver dato alla luce i figli Ruggiero e Marfisia, muore.Namo di Baviera, un altro eroe cristiano, sale sulla montagna dell'Aspromonte ed uccide il Grifone, mitico animale alato, mentre Rolandino uccide l'eroe saraceno Almonte nei cruenti scontri e si impossessa dell’elmo, della spada Durendal (che diviene la leggendaria ed inseparabile Durlindana) e il cavallo Vaillantif (Brigliadoro).

Note, Spunti, Riflessioni e…Miti

Si tratta di un poema cavalleresco in 18 canti scritto in ottave e composto da 11.376 decasillabi.

Scritto da un autore anonimo, ma presumibilmente un cantore che sperimenta una tecnica singolare, che sarà ripresa e perfezionata dall’Ariosto, e cioè l’intreccio narrativo con frequenti mutamenti di scena e il passaggio da un motivo narrativo ad un altro proprio dei cantastorie. Essi, infatti avevano la necessità recitando di attrarre il pubblico e di tenere costantemente accesa l’attenzione, così come avviene oggi in molti campi dello spettacolo (telenovelas).

La nascita del poema è collocabile nel XII secolo con qualche rifacimento fino al XV secolo. E’ incentrato sulla difesa di Reggio Cal. (Risa in arabo) dagli attacchi saraceni fra il IX e la prima metà dell’ XI secolo. Sotto l’influenza dei Normanni avviene la sostituzione dei prodi cavalieri reggini-romei, storici e originari protagonisti di quegli eventi, con i paladini di Carlo Magno, di cui i Normanni si sentivano eredi e continuatori.

(Per romeo intendiamo una corretta denominazione di quel popolo che la storiografia settecentesca, in accezione spregiativa, ha definito bizantino e che erano i veri eredi dell’Impero Romano)

L’eroe per eccellenza è Rolandino, cioè Orlando ancora adolescente che pur non essendo stato ancora proclamato Cavaliere, perché troppo giovane, salva la vita allo zio Carlo nel duello contro Almonte.

L’autore, molto probabilmente, ebbe modo di ispirarsi alla Chanson de Roland della quale la Chanson d’Aspremont è prologo e al tempo stesso fonte, per secoli, di materiale letterario e di ispirazione alle successive redazioni di poemi cavallereschi.

Così per Andrea da Barberino, al secolo Andrea Mengabotti 1370-1432, che oltre ad essere un traduttore delle canzoni di gesta francesi fu autore di altre opere ( I Reali di Francia ) fra le quali anche “Aspromonte” che tratta delle guerre tra cristiani e pagani. In tale opera vi è persino un’indicazione geografica dettagliata: lo sbarco dei pagani nei pressi del torrente Calopinace per la presenza di tre mulini (in Reggio vi è un popoloso quartiere che è denominato Tremulini)

Così anche e soprattutto per Ludovico Ariosto, che amava definirsi Ferrarese, ( 1474-1533) nell’Orlando furioso. Dove, l’Ariosto narra che Orlando ha strappato l’elmo al suo nemico Almonte proprio sull’Aspromonte. Inoltre, l’Ariosto ha attinto alla Chanson d’Aspremont non solo per la citazione dell’elmo, ma anche per una delle figure meglio riuscite del suo poema Bradamante, la guerriera da cui discenderà la stirpe degli Estensi, che è Gallicella la guerriera che sposerà Ruggiero di Risa, il solo che l’avesse sconfitta nelle armi.

Come abbiamo accennato l’autore della Chanson d’Aspremont ebbe modo di conoscere la Chanson de Roland che fu recitata di fronte all’Aspromonte nell’inverno 1190-1191 per i Crociati di Riccardo Cuor di Leone e di Filippo Augusto. Quindi la Chanson d’Aspremont fu composta durante la terza crociata in ambito normanno. Gli stessi Normanni, infatti, che si reputavano gli eredi e i continuatori di Carlo Magno intendevano tracciare la loro epoca come difensori della fede e della terra cristiana. In tale contesto sono da collocare molti miti:

La Chanson d’Aspremont, come abbiamo già detto, si ricollega alla Chanson de Roland dove si fa menzione di una Santa Croce portata dall’arcivescovo Turpino la quale, nel momento culminante della battaglia, emana una luce fiammeggiante che mette scompiglio nelle schiere saracene; così come si fa menzione di un’Abbazia fondata dal duca Girart per seppellirvi i morti. Tutto ciò fa avanzare alcune ipotesi: che il sito sia quello dell’attuale Abbazia aspromontana di Polsi dove, prima del culto mariano, si praticava il rito della Santa Croce. Altri riferimenti si hanno nella mezzaluna con cui termina l’estremità superiore della Croce di Polsi (stessa modalità figurativa appare, accanto alla croce, nei sigilli dell’Ordine dei Templari).

Nello stemma della città di Reggio Cal. può ravvisarsi un episodio relativo alla vicenda dell’Aspromonte: la vittoria della cavalleria cristiana che nel 1088 condotta da Ruggero il Normanno, supportato da San Giorgio, sancì la sconfitta dei saraceni e la loro cacciata dalla città di Reggio. Per tale motivo gli abitanti effigiarono, nello stemma, San Giorgio a cavallo nell’atto di uccidere il drago (che rappresenta il nemico.)

Vi è un episodio, che viene ripreso da tutte le varianti e in tutti i poemi in argomento, quello di Namo di Baviera che in Aspromonte deve affrontare un duello con un terribile uccello, gigantesco e tremendo per la sua rapacità. Ciò rappresenta la prova della virtù da parte del cavaliere eroe e santo

Insomma anche Reggio aveva la sua ballata epica che rispecchiava quella francese alla quale si era ispirata e da cui aveva ereditato una serie di “riti” rispettati tutt’oggi, si pensi al pellegrinaggio al Santuario di Polsi e alla devozione a San Giorgio (nonostante le ascendenze nordiche).

Conclusioni

Viene da chiedersi come il poema sia giunto a noi.

Il merito è da ascriversi interamente alla tenacia della Preside, dell’Istituto Magistrale di Reggio Calabria, Prof.ssa Carmelina Sicari che ha rintracciato il testo del poema Chanson d’Aspremont in una biblioteca ferrarese. Per rinvenirlo ha fatto una vera e propria caccia al tesoro. La prima traccia, Carmelina Sicari, l’ha trovata nell’Orlando Furioso dell’Ariosto, che è scritto in ottave come la nostra Chanson, dove si dice che Orlando ha strappato l’elmo al suo nemico Almonte proprio sull’Aspromonte (come confermerà il nostro poema). A questa prima indicazione se ne aggiunge un’altra di Andrea da Barberino che ha scritto un poema “Aspromonte” con indicazioni geografiche dettagliate dello sbarco dei saraceni.

Quindi l’Aspromonte era stato fonte di ispirazione letteraria per l’Ariosto e per Barberino entrambi conoscevano la Chanson d’Aspremont, visto che è fuor di dubbio che abbiano mai visitato la nostra montagna.

La ricerca portata avanti da circa venti anni, seppur molto faticosa, ha consentito alla Prof.ssa Sicari, nel 2003, di presentare la versione integrale del poema. Quindi una scoperta dovuta alle ricerche e alle pubblicazioni della Prof.ssa Sicari e ai suoi continui tentativi di sensibilizzare i cittadini e gli enti pubblici sulla necessità di una conoscenza e divulgazione più approfondita e diffusa del poema epico cavalleresco la Chanson d’Aspremont.

Articolo di Fotia Antonio. Tutti gli articoli riservati

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...