Pagine

Visita il Primo Museo Didattico Templare Permanente in Italia!

Scopri la storia dei Templari con il Primo Museo Didattico Templare Permanente in Italia sito a Viterbo!

Vuoi visitare Viterbo?

Se vuoi visitare Viterbo, l'Appartamento uso turistico di Emiliano e Rosita è il punto ideale per la tua vacanza!

La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

I personaggi e i fatti più importanti del ciclo arturiano e della Tavola Rotonda

Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

Visualizzazione post con etichetta Freddi Matteo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Freddi Matteo. Mostra tutti i post

giovedì 4 febbraio 2016

CIAO MATTEO...


Avere un blog che parla di cultura medievale ha avuto tanti vantaggi: ho avuto lavori, mi sono fatto conoscere e apprezzare ma soprattutto ho conosciuto centinaia di persone alcune delle quali sono rimasti miei "amici di penna"...uno di loro è Matteo Freddi. Un ragazzo di rara educazione e di grande cultura, appassionato di medioevo e studioso dei Cavalieri di Malta su cui recentemente ha pubblicato una bella serie di documentari che ho provveduto a inserire nel mio blog. Aveva pubblicato anche un libro dal titolo, atroce, Finchè morte non ci riunirà e da poco era uscita la sua nuova fatica...

Ebbene, Matteo oggi ci ha lasciati dopo una lunga e difficile malattia di cui ero al corrente data la confidenza che avevamo tramite Facebook e tramite le nostre molte collaborazioni. Matteo aveva sposato la causa di Sguardo Sul Medioevo fin dagli albori, mostrando sempre voglia di lavorare insieme: anche se non l'ho mai sentito neanche per telefono, lo consideravo un valido amico. Il mio rammarico più grande è quello di non avergli regalato la recensione del suo bel libro.

Volevo raccontare chi era Matteo...recentemente si era operato di urgenza, stava bene e si stava riprendendo anche se con fatica ma nonostante questo la prima cosa che ha detto..."sta uscendo il mio nuovo libro, Ben ti voglio Lucia" e, soprattutto, ha contenuto a curare con grande passione il documentario sulla sua più grande passione, oltre al Fantacalcio, i Cavalieri di Malta e il Grande Assedio.

Matteo...siamo tutti davvero attoniti, non voglio riempire pagine di frasi fatte ma sto scrivendo solamente di impulso, così è tutto molto più vero e sentito. Sapete una cosa? Dieci giorni fa lo volevo contattare per poter inserire il documentario sul mio blog e per sbaglio lo chiamai via messenger, poi ho attaccato la telefonata: magari se gli avessi dedicato cinque minuti gli avrei fatto fare due risate in allegria. 

Matteo carissimo...non so dove sei ora, dove stai andando e se stai andando da qualche parte. Di certo il Fantacalcio lassù è più semplice e soprattutto potrai incontrare tutti gli eroi che ti hanno fatto appassionare alla storia.

Sicuramente ci incontreremo Matteo, allora potremo continuare a parlare delle donne, cavalier dell'armi e degli amori, di tutte quelle cose che hanno appassionato in vita e, soprattutto, di Fantacalcio!

Ciao Matteo, ti lascio con una frase che ora suona davvero beffarda....finchè morte non ci riunirà

Emiliano

venerdì 12 settembre 2014

LIBRI IN OMAGGIO...FESTA DEL ROMANZO "FINCHE MORTE NON CI RIUNIRA'"


Il 12/9, in occasione dell'anniversario della fine del Grande Assedio di Malta del 1565 che vide come protagonisti i Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni, offro gratuitamente due copie del romanzo Finché morte non ci riunirà che narra fedelmente gli eventi. Chi le avrà? I primi due partecipanti che venerdì 12 settembre risponderanno esattamente a poche semplici domande riferite a interviste, recensioni e/o altro. L'orario di pubblicazione delle domande sarà deciso tramite un piccolo sondaggio, e se la partecipazione sarà alta, posso aggiungere altre copie a disposizione.

DOMANDE....

1) Domanda 1: il protagonista, Niccolò, porta il nome di una nota figura storica. Chi?

2) Domanda 2: qual è il pittore menzionato nella recensione sull'articolo dell'11 settembre?

3) Domanda 3: Solimano chiamava Roma "la mela...

Buona Fortuna!!!!

FINCHE MORTE NON CI RIUNIRA'...VIAGGIO NELL'ASSEDIO DI MALTA...DAL SITO DELL'AUTORE MATTEO FREDDI


“Finché Morte Non Ci Riunirà” con un salto di quasi cinque secoli, ci proietta in un tempo in cui sia valorosi guerrieri che uomini semplici dovevano battersi per difendere la propria Fede, i propri ideali, ma anche più concretamente le loro case, i loro beni e soprattutto le loro donne, diventando, spesso loro malgrado, eroi da consegnare alla storia e a volte direttamente alla leggenda. Ed è in questa tempesta di sentimenti, che i protagonisti del romanzo intrecciano le loro vicende con l’epica vittoria riportata contro i Turchi dagli eroici Cavalieri di Malta nel famoso assedio del 1565. “Finché Morte Non Ci Riunirà” racchiude tutto il fascino, il valore divulgativo e forse anche educativo del Romanzo Storico, capace di emozionarci con le vicende umane eternamente orientate dall’Amore, dall’Ambizione, dal Coraggio, dall’Avidità e nel contempo ricordarci, tenendone viva la memoria intere pagine di immortali vicende storiche. In questa sintesi ed in questo delicato equilibrio, c’è tutta la grande abilità di Matteo Freddi che ci fa partecipare con passione alle trame dei suoi protagonisti incorniciandole in un rigoroso contesto storico, da cui traspare tutta la sua preparazione professionale ed il meticoloso studio degli eventi. In un Mediterraneo che stava diventando sempre più un “Lago dell’Islam”, flagellato dalle scorrerie corsare saracene compiute per conto del Sultano della Sublime Porta, i gloriosi Cavalieri di Malta rappresentavano una spina nel fianco dell’Impero Ottomano, nessuno come loro esercitava una continua e strenua azione di contrasto all'aggressività musulmana, si ergevano come ultimi difensori contro l’ossessione di Solimano: la conquista della “Mela Rossa”, di Roma. Con un esito diverso dello scontro avvenuto in quella lontana estate tra le Croci ad otto punte dei Cavalieri di Malta e la Mezzaluna musulmana, molto probabilmente la famosa battaglia di Lepanto non sarebbe mai accaduta, perché i passi successivi sarebbero stati la conquista della Sicilia, quella dell'attuale Italia meridionale e probabilmente poi anche di Roma; la scelta quindi dell'Autore di porre l’Assedio del 1565 come sfondo alla commovente vicenda umana dei suoi Eleonora e Niccolò, si rivela quanto mai indovinata e suggestiva. Grazie a Matteo Freddi, abbiamo potuto emozionarci e palpitare insieme con i protagonisti di “Finché Morte Non Ci Riunirà”, abbiamo rivissuto gesta eroiche sentendo intorno a noi il clangore delle armi, abbiamo rincorso trafelati tra mille colpi di scena la bella Eleonora insieme al suo sposo Niccolò, e nel contempo abbiamo potuto rendere onore alla memoria di uomini che hanno speso la loro vita battendosi con valore per quello in cui hanno creduto. “Finché Morte Non Ci Riunirà” è un romanzo il cui unico limite è finire troppo presto, ma che, in questo modo, sicuramente ci lascia con tanta tanta voglia di rituffarci in un’altra splendida avventura che sicuramente l’Autore saprà prossimamente regalarci.

Per sapere di più sul romanzo e conoscere dove trovarlo visita il sito ufficiale www.finchemortenonciriunira.com

giovedì 11 settembre 2014

FINCHE' MORTE NON CI RIUNIRA'...PARLA L'AUTORE, INTERVISTA SU TEMPERAMENTE

Lo dico subito: questo romanzo mi ha entusiasmato da matti! E lo ribadisco: per quanto una simile esternazione possa suonare poco “scientifica”, è propriamente l’entusiasmo il sentimento che Finché morte non ci riunirà ha saputo regalarmi. E, del resto, non avrei mai potuto lasciarmi sfuggire un romanzo sui Cavalieri di Malta e la guerra di còrsa, dato che fra i saggi storici che più ho amato figurano La Sicilia e l’Ordine Di Malta di Antonio Giuffrida, Malta e Venezia fra corsari e schiavi di Salvatore Bono e I mari del Mezzogiorno d’Italia tra cristiani e musulmani di Mirella Mafrici. Saggi che certamente conoscerà anche l’autore Matteo Freddi, che ha saputo ricostruire magistralmente l’ambientazione cinquecentesca, salvo rielaborare gli eventi come in una appassionante fiction. Ma forse, più che di fiction e di narrazione per immagini filmiche, sarà più esatto affermare che leggendo Finché morte non ci riunirà si ha la sensazione di vedere dei quadri animarsi e prender vita. Così come dinanzi a un dipinto di Tiziano si possono avvertire come per incanto i profumi e i sapori, scorrendo le pagine di questo romanzo si possono “vedere” le imprese del corsaro Dragut e dell’ammiraglio Gianandrea Doria, dell’imperatore Solimano il Magnifico e del Gran Maestro maltese Jean de La Valette (da cui il nome dell’attuale capitale La Valletta). Ma di rielaborazione storica, e non solo di ricostruzione, si diceva. Ebbene, accanto ai personaggi realmente esistiti, Matteo Freddi racconta, con grande sfoggio della sua vena creativa, le storie incorciate di tre soldati: Marco Rosso, Ettore Sinibaldi e Niccolò Lanza. Presentatoci nell’antefatto dell’opera al momento della sua nascita, Marco Rosso, «nato mentre le campane della Chiesa suonano a festa», rappresenta il coraggio e la fedeltà alla cristianità. Divenuto adulto, combatterà contro Dragut al fianco di Gianandrea Doria e dei Cavalieri di La Valette (rosso anch’egli, nel mantello e nei vessilli). Ettore simboleggia invece il cinismo e la disillusione dell’uomo inaridito dalle troppe guerre: «Sono solo un mercenario qualunque pronto a lavorare per chi gli offre di più. Non combatto seguendo ideali», dirà di sé. E, infine, c’è Niccolò. Un uomo semplice, un mercante di Messina, che diventerà soldato per vendetta e soprattutto per amore: sua moglie Eleonora, infatti, è stata rapita dai turchi. Amico di Federico de Toledo (figlio del viceré di Spagna Don Garçia de Toledo), Niccolò Lanza rappresenta la passione e la forza della disperazione («Finché morte non ci riunirà» è, non a caso, il suo disperato monito), e la sua storia personale consente all’opera di colorarsi di pathos. In conclusione, pubblicato nel 2012 con Leonida Editrice e recentemente riedito con Youcanprint, Finché morte non ci riunirà di Matteo Freddi è una piccola perla, un romanzo breve nel numero di pagine ma capace di evocare, unitamente agli scenari cinquecenteschi, anche suggestioni, valori e sentimenti universali. Amore, odio, vendetta, invidia, amicizia e nostalgia, che fanno di quest’opera una piccola Bibbia.

Andrea Corona

Matteo Freddi, Finché morte non ci riunirà, Youcanprint, 134 pp., 10 euro

mercoledì 10 settembre 2014

FINCHE' MORTE NON CI RIUNIRA'....INTERVISTA ALL'AUTORE TRATTO DAL SITO TALENTO NELLA STORIA

Anno Domini 1565. L'Impero Turco Ottomano governato da Solimano il Magnifico grazie a svariate conquiste militari si espande sino a raggiungere le porte di Vienna. Il mar Mediterraneo è quasi interamente sotto il controllo musulmano dei corsari turchi. Agli ordini dall'ammiraglio Dragut, i corsari compiono razzie e depredano le coste della maggior parte dei regni cristiani che non hanno accordi con l'Impero Ottomano. Solimano, per proseguire nella sua avanzata e raggiungere l'obiettivo finale, Roma, decide di attaccare Malta, l'ultimo baluardo nel Mediterraneo a difesa della Cristianità. Jean Parisot de La Valette, gran maestro dell'Ordine dei Cavalieri Ospitalieri, al comando di settecento cavalieri e ottomila miliziani, guida la strenua ed epica resistenza cercando di tener testa all'esercito turco che conta quarantamila uomini in uno scontro che è passato alla storia come Il Grande Assedio di Malta. Un evento che ha cambiato la storia: con un esito diverso, probabilmente la famosa battaglia di Lepanto del 1571 non sarebbe mai avvenuta. Sullo sfondo di questo periodo storico, si susseguono le vicende del mercante Niccolò e della sua amata moglie Eleonora caduta prigioniera dei corsari e dei due amici Marco e Ettore, sempre pronti a rallegrare i momenti passati assieme con del buon vino e a difendere a costo della vita la cultura e le tradizioni cristiane..

L'intervista

01. "Finché morte non ci riunirà" è la tua prima "puntata" nel genere storico. Cosa ti ha spinto ad intraprendere la strada del romanzo storico e perché la scelta è caduta proprio sull'Assedio di Malta del 1565? Cosa ti ha colpito di questo specifico evento per convincerti ad ambientarci le vicende dei tuoi personaggi?

Ritengo che una battaglia o una guerra non si possa spiegare senza aver prima illustrato il contesto sociopolitico dell’epoca. Altrimenti si rischia di non comprendere appieno le ragioni del conflitto. Infatti, ho conosciuto in maniera approfondita il Grande Assedio di Malta del 1565 leggendo un saggio che racconta in maniera dettagliata i protagonisti e le strategie attuate dai comandanti nella famosissima battaglia di Lepanto del 1571. 
Suleiman the Magnificent of the Ottoman Empire.jpgUno scontro che molto probabilmente non sarebbe mai avvenuto se l’assedio dell’isola maltese, sei anni prima, avesse avuto un esito diverso. Il periodo in questione vide il massimo splendore dell’impero Ottomano che a livello territoriale arrivò fino alle mura di Vienna che nel 1529 fu assediata senza successo dal Sultano Solimano (evento da non confondere con lo scontro avvenuto nel secolo successivo). Nonostante la sconfitta, i turchi rappresentavano una minaccia costante per i sovrani europei, che temendo seriamente una loro penetrazione nei territori occidentali, pur di non incrociare le armi con loro, strinsero accordi economici con il Sultano. La Repubblica di Venezia versava un contributo regolare per mantenere la pace, il Sacro Romano Impero gli vendeva archibugi e la Francia artiglieria. Filippo II, il re spagnolo e re di Napoli e del regno di Sicilia, pur di non mettere nuovamente a repentaglio la sua flotta, si guardava bene dall’infastidire nuovamente gli Ottomani e i suoi corsari. Solimano, invece, desiderando ardentemente una rivalsa, e per conseguire il suo sogno di far abbeverare i propri cavalli a Roma e trasformare S. Pietro in una moschea, abbandonò l’idea di assediare Vienna una seconda volta, decidendo di conquistare Malta per ottenere il controllo assoluto del Mediterraneo per poi sbarcare in Sicilia e giungere a Roma. A Malta risiedeva il Sacro Ordine dei Cavalieri Ospitalieri che con la sua piccola flotta, era l’unica forza in grado di contrastare le frequenti scorrerie dei corsari turchi che avvenivano specialmente sulle coste italiane meridionali, facendo nascere il grido “mamma li turchi!” che ancor oggi, sporadicamente, ripetiamo o sentiamo dire. Inoltre Malta, per gli Ottomani sembrava un obiettivo molto più facile da conquistare rispetto Vienna per i quarantamila uomini schierati da Solimano. Anche tutti i sovrani europei erano della stessa idea e si rifiutarono ad accorrere in aiuto ai cavalieri che potevano contare solamente su settecento uomini e seimila miliziani. Nonostante ciò, gli Ospitalieri per evitare che la cristiana Europa cadesse interamente in mani Ottomane, decisero di combattere immolandosi uno a uno, fino alla morte, per difendere la Chiesa Cattolica e gli stessi fratelli cristiani che li abbandonarono al loro destino. E’ stato questo atto di fede, altruismo, sacrificio e amore per le terre e tradizioni occidentali, assieme alle gesta eroiche dei cavalieri che respinsero al mittente ogni richiesta di resa, a ispirarmi il desiderio di scrivere un romanzo storico in chiave epica per far conoscere le loro gesta anche a chi le ignora, tenendo conto che si, il Grande Assedio di Malta è un evento noto, ma non così tanto dai non appassionati di storia. Spesso si nomina e si parla della battaglia di Lepanto senza citare un evento chiave avvenuto pochi anni prima. Infine, penso sia giusto ritenere “Finché morte non ci riunirà” la mia prima “puntata” al genere storico siccome non è stata la prima volta in cui mi sono cimentato a scrivere. Anni orsono, in un concorso ottenni una menzione speciale per “Stazione della vita”, un mio racconto che due anni fa è stato pubblicato in un’antologia, e in più scrissi la sceneggiatura per due cortometraggi.

02. Leggendo di critiche e recensioni, il tuo romanzo ha colpito lettori e addetti ai lavori per la scrittura molto fluida e armoniosa e per la trattazione precisa e puntale dell'evento storico con particolare enfasi per le battaglie. Ritieni anche tu che siano questi i punti di forza che hanno permesso a "Finché morte non ci riunirà" di ottenere diversi riconoscimenti come l'essere finalista al concorso letterario "Gaetano Cingari 2011" o la segnalazione sul blog letterario del "Sole 24 Ore" e molto altro ancora? E per un autore che tenta, grazie alle proprie forze e al talento, di emergere nel difficile mondo editoriale cosa significa ricevere simili attestati?

I punti forti corrispondono a una logica. Quando ho incominciato ad approfondire i miei studi storici, mi sono documentato sulle più importanti battaglie di ogni epoca, comprese quelle contemporanee. Man mano, mi sono soffermato sul medioevo, in particolare attorno al 1200 e 1500 senza dimenticare di assumere nozioni di strategia e politica di grandi esperti del passato come per esempio Sun Tzu con il suo “L’arte della guerra” e Machiavelli con “Il principe”. Questi studi mi hanno permesso di capire i movimenti sul campo degli eserciti e di “entrare” nella mente dei comandanti e dei soldati. Potendo “vivere” i loro sentimenti e le loro emozioni. Per quanto riguarda la trattazione precisa dell’avvenimento, è fortemente voluta. Il mio non è un romanzo storico ambientato in un’epoca realmente esistita ma che allo stesso tempo racconta avvenimenti totalmente di fantasia. Scrivendo, mi sono imposto di raccontare esattamente gli eventi accaduti. Per fare un semplice esempio, leggendo il mio testo, se un protagonista dell’assedio viene ferito, è proprio perché in quel momento dello scontro fu colpito. Per non annoiare il lettore e per rendere l’evento ancor più accattivante e coinvolgente dal punto di vista narrativo, mi sono aiutato usando personaggi di fantasia per i quali, ovviamente, potevo “disporre” liberamente dei loro destini. Inoltre, ho voluto lasciare il linguaggio il più scorrevole possibile per fare in modo che il romanzo potesse piacere anche alle persone non amanti del genere. Non ho mai voluto indirizzarmi a una nicchia precisa di assidui lettori, ma piuttosto il mio intento era quello di rivolgermi a tutti… Altrimenti come ho risposto nella precedente domanda, come avrei potuto pensare di far conoscere a più persone possibili il Grande Assedio di Malta? In definitiva, considerando tutti gli elementi che ho appena descritto, in un certo senso non sono sorpreso dei punti di forza segnalati, anche se, ovviamente, i riconoscimenti che ho ottenuto mi hanno riempito di soddisfazione perché mi hanno fatto capire che ho lavorato bene su tutti gli obiettivi che mi ero prefissato. Gli attestati che hai elencato, e i commenti ricevuti anche privatamente, sono in un certo senso vitali per spronare ad andare avanti uno scrittore emergente come me. D’altronde non sono certo presente nelle vetrine di ogni libreria. Il passaparola e le recensioni credo siano la chiave per ottenere visibilità. Per esempio, questi riconoscimenti, mi hanno donato la possibilità di incontrare la regista Anna Patrizia Caminati, che mi ha invitato a presentare il libro durante le rievocazioni storiche nelle quali ha la direzione artistica: “Revello Maggio Castello” e “I fieri Cameresi al riscatto della libertà”. E non dimentico di certo il centro arcieristico Altana del Motto Rosso con il quale è stata organizzata una cena denominata “Cavalieri… storie e leggende”. Come si usa disse spesso, “da cosa nasce cosa”... In seguito, mi hai contattato per un’intervista su questo interessantissimo portale di approfondimento che non conoscevo. Grazie!

03. Il romanzo storico pur non essendo un'opera di saggistica e godendo di situazioni e personaggi di fantasia, deve però essere storicamente ineccepibile. Dalla coerenza spazio-temporale allo studio delle fonti, non solo per battaglie e grandi eventi ma anche per la semplice quotidianità, usi e costumi per non parlare di una ricerca etimologica da applicare ai dialoghi per evitare concessioni al "moderno". Come hai affrontato tutte queste tematiche e hai avuto qualche momento di particolare difficoltà nel confrontarti con le fonti storiografiche?

Sulle fonti che ho studiato sul Grande Assedio di Malta, non ho trovato particolari difficoltà essendo tutte più o meno uniformi nel racconto. Il vero problema può sorgere quando più fonti raccontano il dettaglio di un evento in maniera totalmente diversa. A volte addirittura sembra di sentir parlare di fatti diversi, non dello stesso! Ma di questo non do certo colpa ai ricercatori. Quando si ricostruisce la storia antica, a volte bisogna riempire qualche “buco” con supposizioni personali. Nel momento in cui mi trovo davanti a difficoltà del genere, anche solo per interesse personale, cerco di capire la versione secondo me più credibile. Tendenzialmente è quella più ricca di dettagli o quella che cerca di interpretare le azioni delle persone che hanno vissuto l’evento. D’altronde anche i nostri padri avevano sentimenti, perciò credo che a volte, probabilmente, si faccia un po’ troppo presto a battezzare come folle un atteggiamento. Magari l’azione, seppur strana, poteva essere figlia di un grande amore o di un ideale che noi, oggi, non riusciamo a concepire. Per fare un esempio pratico, tempo fa, cercai di capire come morì Riccardo Cuor di Leone. Alcune fonti che trovai, sostenevano che era morto durante la guerra contro i francesi, altre che era stato avventato per aver esaminato troppo da vicino le mura di un castello ribelle. Non soddisfatto, trovai una biografia sul famoso re che mi risolse il dubbio. Con dovizia di particolari, l’autrice spiegò che Riccardo fu contattato da un vassallo del quale non si fidava perché mentre era in crociata, sostenne Giovanni, il fratello di Riccardo, desiderandolo al trono. Il re accettò di andare a fargli visita perché fu incuriosito dal presunto ritrovamento di una reliquia. Seguito solamente dalla sua guardia personale, non fidandosi ciecamente dell’invito, si avvicinò alle mura del vassallo per studiare la situazione. In quel momento un balestriere lo colpì a una spalla. Riccardo morì pochi giorni dopo a causa di un’infezione. A prescindere dal carattere del sovrano che sprezzante del pericolo guidava i suoi eserciti in prima “linea” con grande ardore, elemento testimoniato anche dal fatto che quando fu colpito da quel balestriere contraccambiò complimentandosi per la mira, ecco, a mio personalissimo e modesto modo di vedere, una morte del genere assomiglia tanto a una cospirazione, a un omicidio. Se è stato realmente così, per me è sin troppo riduttivo dire che è morto durante la sua lotta con i francesi. Tornando a noi, a “Finché morte non ci riunirà”, le più grandi difficoltà, anche se può sembrare assurdo, le ho incontrate per gli oggetti di uso quotidiano. Avevo una paura tremenda di rovinare il tutto inserendo, un bicchiere, un telo o un dettaglio che seppur di poco conto, poteva rovinarmi l’intera ricostruzione storica. E quindi mi sono prodigato in molte ricerche in tal senso. Per quanto riguarda i dialoghi, gli usi e costumi, al contrario, non ho avuto alcuna difficoltà. Riesco a calarmi con grande naturalezza e spontaneità nell’epoca. Non posso spiegare come ciò accada. Non perché voglia tenere il segreto, ma proprio perché non saprei come spiegarlo. Ancor prima di interessarmi realmente alla storia, sono sempre stato appassionato al medioevo, considerandolo l’epoca del passato in cui mi sarebbe piaciuto vivere. Ipotesi sempre più confermata quando cominciai ad approfondire i miei studi. Potrei citare decine e decine di libri, documentari, ma penso sarebbe inutile. Man mano che il tempo passava, accumulavo nozioni che ora fanno di parte di me, permettendomi di narrare la vita dell’epoca. A tal proposito, uno dei primi lettori, mi chiese se sono un reduce dell’assedio, perché leggendo il testo, quasi gli sembrava che lo fossi! Sebbene fosse una domanda “inusuale”, rimasi molto felice di rispondere che scrivo quello che “vedo” e che “vivo” mentre sono al fianco dei protagonisti. Non so se è così anche per gli altri scrittori, ma per me lo è.

04. "Finché morte non ci riunirà" si caratterizza di personaggi reali e di fantasia. Questi ultimi nati e sviluppati completamente nella tua testa di scrittore. A quale ti senti in qualche modo più legato e perché? E tornando invece a quelli che realmente combatterono a Malta nel 1565, chi ha stimolato di più il tuo desiderio di conoscenza e per quali motivi?

Sono legato a tutti i principali personaggi di fantasia. Tramite loro, ho voluto far rivivere nella mente del lettore le sofferenze e le gioie della vita quotidiana dell’epoca in giorni di pace e in periodo di assedio. Per noi oggi in un certo senso è più facile. Spegniamo la sveglia, ci alziamo da letto e andiamo al lavoro (se c’è…) per poi tornare a casa. Nel 1500, se avessimo vissuto ipoteticamente sulla costa meridionale dell’Italia, in un qualsiasi momento potevamo trovarci di fronte a decine o centinaia di corsari pronti a derubarci di tutto e a incendiarci la casa senza alcun avvertimento. Per non dire che magari avremmo potuto finire i nostri giorni incatenati a un remo di una galea… Entrando nello specifico, il mercante siciliano protagonista, Niccolò Lanza, porta nel nome due personali dediche. Una a Niccolò Machiavelli, l’altra a Shakespeare. Il cognome deriva dalla recente revisione storica per la quale si sostiene che il noto scrittore inglese sia stato in realtà un siciliano che si chiamava Crollalanza (Shake - Crolla, Spear - Lanza o lancia). Non che abbia deciso di credere a questa teoria, però sembrandomi ad ogni modo calzante, ho deciso di fare questa dedica. E non a caso, il protagonista s’improvviserà scrittore come le persone delle quali porta il nome… Quando Eleonora, sua moglie, viene rapita dai corsari, Niccolò, credendo di poterla riabbracciare solamente in paradiso, senza più averi, decide di unirsi ai cavalieri cominciando a scrivere lettere d’amore indirizzate all’amata con le quali racconta anche le sofferenze vissute durante l’assedio. Eleonora invece è una “dedica” speciale a tutte le donne dell’epoca. Non amo particolarmente i romanzi medievali dove le donne appaiono succubi, impotenti e maltrattate. In passato, ci sono state varie donne influenti, anche a capo di principati o piccoli regni. A me piace ricordare queste donne dei tempi passati. Proprio come Eleonora d’Aquitania, moglie di due re e madre di tre re che seguì il primo marito in crociata e fu molto influente su un figlio in particolare, il già citato Riccardo I Cuor di Leone. Marco Rosso è un mercenario che essendo nato mentre le campane del suo paese suonavano, decide di accorrere immediatamente a Malta per difendere le tradizioni della sua terra. Come proprio il suono delle campane. I corsari turchi, odiando le loro note, le fondevano o le gettavano in mare. Inoltre combatte perché le campagne continuino a profumare d’uva e di vino, bevanda proibita per gli Ottomani. E sarà proprio grazie a Marco Rosso, che Ettore Sinibaldi, un mercenario che combatte solamente per denaro, capirà l’importanza di combattere per un ideale. Considerando tutto ciò, comunque, se proprio devo fare una scelta, sono legato un po’ più a Marco e a Eleonora, perché come ha detto Pia Sgarbossa nella sua recensione su Qlibri, credo che: “dentro un’armatura, c’è sempre un uomo… che ha un cuore, che ama! E quell’uomo è un grande, perché dietro di a lui, c’è una grande donna”.
Riguardo i personaggi realmente esistiti, posso dire che ho sempre avuto un debole per i Cavalieri Ospitalieri. L’unico Ordine nato in seguito alle Crociate sorto inizialmente per curare i feriti e soccorrere i pellegrini che giungevano in Terra Santa stremati. Solo in un secondo momento, vedendosi costretti, impugnarono le armi senza però dimenticare la loro missione originaria. Infatti, l’Ordine che è tuttora esistente, noto come Sovrano Ordine Militare di Malta, gestisce vari ospedali e s’impegna in operazioni umanitarie. Tutto ciò però, è in parte anche merito del passato vissuto sul campo di battaglia dei cavalieri e dei loro Gran Maestri, come Jean Parisot de la Valette che in un momento di crisi, riuscì a rinsaldare l’Ordine e a spronarlo a combattere fino alla morte nell’assedio Ottomano accanto ai miliziani maltesi, i nativi dell’isola. Mi preme sottolineare che tale compito non fu per niente facile e per niente scontato da portare a termine. Qualche decennio prima, i cavalieri furono costretti ad arrendersi e ad abbandonare Rodi perché gli abitanti dell’isola non volevano più combattere a differenza dei maltesi, che nella stragrande maggioranza, gradendo il governo dei cavalieri, accettarono di combattere fino all’ultimo respiro. In tutto questo, è bene ricordare che durante l’Assedio di Malta, la Valette era più che settantenne… In più momenti indossò l’armatura e combatté spalla a spalla con i suoi fratelli cavalieri. Voci dell’epoca, addirittura, sostengono che si gettò in uno scontro senza alcuna protezione… Ovviamente tale ipotesi non è considerata in assoluto veritiera, ma per me, ciò ha poca importanza perché ci fa ancor più capire come il Gran Maestro fosse amato dai suoi cavalieri e dalla popolazione maltese. Ognuno è figlio della sua epoca, vero, ma per me ha fatto cose che io non riuscirei a fare oggi, figuriamoci a settantenni! Per questo lo ammiro enormemente. Le sue spoglie sono conservate nella cripta della co-cattedrale più famosa a Malta, da anni chiusa a tempo indefinito per restauro. Spero che la riaprano presto perché desidero ardentemente salutarlo, inchinandomi di fronte a lui.

05. Ogni scrittore ha i suoi miti letterari presenti e passati. In alcuni casi sono talmente forti da "influenzare" anche il modo di scrivere, la caratterizzazione di ambienti e personaggi etc etc. Un esempio su tutti che mi viene in mente è quanto Tolkien abbia condizionato, di sicuro in positivo le menti di tanti autori successivi. Tornando a noi, il tuo stile risente di qualche influenza oppure hai cercato di lavorare su uno stile narrativo che possa distinguerti? Come potresti definirti da un punto di vista squisitamente stilistico?

Da adolescente, ho cominciato ad appassionarmi alla lettura divorandomi i “Libri Game”, specialmente i fantasy di Joe Dever. Con il passare del tempo, ho letto molti generi diversi tra loro. Per fare qualche esempio, ho letto romanzi storici di autori diversi, avventure varie, thriller fantapolitici, qualche giallo, tutti i racconti di fantascienza sui robot di Asimov, due libri di Stephen King, uno di Tom Clancy, romanzi surreali. Ma in definitiva, direi che non sono stato particolarmente influenzato da nessun autore, più probabilmente, magari senza rendermene conto, sono diventati “miei” vari elementi della scrittura di più autori. Inoltre, indubbiamente, come detto in precedenza, avendo un piccolo passato da sceneggiatore, sono stato influenzato anche dalla cinematografia prediligendo i generi già menzionati. Per alcuni lettori, il mio stile è marcatamente derivato da questa ispirazione probabilmente inusuale per uno scrittore. Gli eventi vissuti da ogni personaggio di “Finché morte non ci riunirà”, procedono in parallelo come una sorta di montaggio video, con frequenti cambi di “scena”. Questo stile narrativo è così spontaneo che per me è l’unica maniera di far scorrere con naturalezza la storia che ho in mente. Una delle prime case editrici alla quale inviai il manoscritto, mi rispose che avrebbe pubblicato volentieri il romanzo ponendo però importanti condizioni: la modifica del titolo giudicata non consona per un romanzo storico, e la revisione profonda di alcuni dialoghi che dovevano contenere termini più aulici per rendere complessivamente il testo più simile ai romanzi storici già pubblicati ai quali il lettore è abituato. Dopo una breve riflessione, decisi di rifiutare. Decisi di prendere il rischio di non poter rendere noto a più persone possibili il Grande Assedio di Malta. Pensai che fosse meglio lasciare tutto così, appena mi sfiorò l’idea di modificare forzatamente il mio stile per tentare di assomigliare a qualcuno di più famoso, inorridii al pensiero di dover studiare più testi di uno stesso autore da aggiungere al tempo necessario per compiere le mie ricerche storiche. E, cosa più importante, per me il titolo è perfetto. Non l’avrei mai cambiato. Il suo significato più profondo è presente in tutto il testo e strettamente correlato alla vita dei protagonisti. Infatti, scommetterei che qualcuno leggendo le mie risposte precedenti abbia già immaginato cosa intendo dire. Inoltre, anche i dialoghi per me vanno bene così. Durante un assalto Ottomano alle mura di Castel Sant’Elmo, mentre i cavalieri sono sugli spalti, bersagliati da frecce e proiettili d’archibugio, attorniati da così tanti uomini sempre pronti a salire sulle scale o entrare nelle brecce aperte nelle mura, di certo, se dovevano scambiarsi qualche parola o qualche ordine, non lo facevano recitando in prosa o dilungandosi in cordialità! O almeno io, personalmente, ne sono convinto.
In conclusione, spiegati i motivi della mia scelta, di cui non mi pento, sono comunque conscio delle “difficoltà” alle quali vado incontro. Altri magari, avrebbero scelto il genere che va di moda al momento ispirandosi direttamente al best seller di turno. Una via sicuramente più facile per trovare fin da subito un numero maggiore di lettori rispetto la mia. Ma vedremo. Essendo un emergente pubblicato da piccoli editori, per ora non sembra andar male. Per il futuro, ovviamente non so. Come disse Shakespeare nel suo “Giulio Cesare”, - Oh, se uno potesse già conoscere l'esito degli avvenimenti d'oggi! Ma basterà che si concluda il giorno, e tutto si saprà. –

mercoledì 18 giugno 2014

ANNO DOMINI 1307 - QUANDO BOLOGNA ASSALTO' I CONTI DI PANICO

Nel 1307, tra le due battaglie più note del medioevo bolognese che sono quella di Fossalta (1249) e di Zappolino (1325), vi fu uno scontro importante ma spesso dimenticato a causa delle scarse fonti storiche che nella loro pochezza, non ci offrono un quadro preciso (alcune riportano come data il 1306, altre il 1307). Ma cosa accadde? Il comune di Bologna, galvanizzato dalla cattura di Re Enzo durante la battaglia di Fossalta, posò le sue mire espansionistiche sui piccoli paesi delle colline e montagne adiacenti alla città. All'epoca, essendo nel bel mezzo degli scontri più feroci tra i Guelfi sostenitori del Papa e i Ghibellini sostenitori del Sacro Romano Impero (per conoscere come avvenne la  nascita della diatriba leggi il precedente post relativo alla battaglia di Fossalta e la cattura di Re Enzo),  l'obiettivo ideale per il comune di Bologna, Guelfo quasi all'unanimità, non poteva che essere i possedimenti dei ghibellini Conti di Panico, i vassalli dell'Imperatore più temuti della zona...I Panico infatti, che oltre il loro castello sito nella località omonima, possedevano Casola, Caprara. Castelvecchio, Casigno, Cervignano e la rocca di Badolete, erano noti per per le loro frequenti razzie nei territori circostanti che si spinsero fino a contendere alcuni territori del Comune di Bologna. Questa situazione perdurò per anni, fino al giorno in cui i Panico si trovarono assediati dalle milizie bolognesi che probabilmente per ordine dei loro comandanti, non ebbero pietà quando vinsero la battaglia.... Il castello dei Panico fu raso al suolo, il capostipite della casata, il Conte Maghinardo, fu accecato, imprigionato e lasciato morire tra le sue sofferenze. Suo figlio invece, Mostarda, fu decapitato a Bologna (si presume in piazza davanti agli occhi dei bolognesi). Così facendo, Bologna estinse o quasi la casata acerrima nemica... Quasi perché i rimanenti membri della famiglia Panico, quasi vent'anni dopo, si schierarono al fianco dei modenesi nella battaglia di Zappolino mettendosi in mostra con un contributo importante per la causa Ghibellina...

Articolo di Matteo Freddi del sito www.matteofreddi.it

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...