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Vuoi creare un evento medievale e hai bisogno di un partner affidabile? Ci occupiamo dell'organizzazione, della ricerca degli artisti, location e comunicazione con attività di Social Management e Ufficio Stampa. Sguardo Sul Medioevo è anche Media Partner!

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Vuoi organizzare un matrimonio in stile medievale? Vieni a scoprire come Sguardo Sul Medioevo può aiutarti a rendere meraviglioso il giorno più bello della tua vita! Falconieri, sbandieratori, costumi e giocolieri al tuo servizio!

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Collaborazione con ACCADEMIA MEDIOEVO

Sguardo Sul Medioevo collabora con l'ACCADEMIA MEDIOEVO di Lanuvio per la creazione, promozione e diffusioni di eventi medievali. Una realtà eccezionale che vale la pena conoscere!

La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

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I personaggi e i fatti più importanti del ciclo arturiano e della Tavola Rotonda

Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

Erbe Mediche Medievali

Come ci si curava nel Medioevo? E' possibile utilizzare metodi antichi ancora oggi? Le ricette di Ildegarda sono ancora attuali? Troverete cure molto interessanti e ancora molto utilizzate tutti i giorni.

mercoledì 31 luglio 2013

IL PALIO DE LO DAINO 22-25 AGOSTO 2013 A MONDAINO (RN)

La notevole accuratezza filologica e la cura di ogni particolare, hanno reso il Palio del Daino tra le più affermate manifestazioni a livello nazionale, riconosciuta dal Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche. Gruppi di ricostruzione storica, antichi mestieri, artigiani, arti, botteghe, musici, cantori e giocolieri, spettacoli, oltre che le emozionanti sfide delle contrade, saranno dunque i protagonisti delle quattro serate mondainesi.


Per ulteriori informazioni su luoghi da visitare e sugli eventi:


PROLOCO MONDAINO

Oraro di apertura: tutte le mattine dalle 9.00 alle 12.00

telefono: 0541 869046
cellulare: 393 3604498

Altri siti interessanti:


Dove siamo - Il territorio
Confine naturale tra Adriatico, Pianura Padana e Appennino, tra Italia centrale e settentrionale; confine storico tra Romagna e Marche, tra domini malatestiani e feltreschi; confine culturale nella lingua nel costume e nell’arte. Terra sempre contesa, terra di conflitti e invasioni, terra di uomini dal carattere sanguinoso e risoluto, di gente sincera ma anche protagonista di incontri tra importanti influenze artistiche e culturali. Un confine che ancora caratterizza fortemente il territorio e lo rende incredibilmente diverso e unico. 

Come arrivare

Macchina Autostrada A14 uscita casello Cattolica 16 km
Treno Stazione FFSS Cattolica 18 km
Aereo Aeroporto Rimini Miramare 30 km

LE CONTRADE DI MONDAINO

Mondaino è divisa in 4 contrade:

- Il Borgo
- Castello
- Contado
- Montebello

Le contrade si sfidano al Palio una volta l'anno, con grande partecipazione di tutta la cittadinanza; questo è l'Albo d'Oro dal 1988, prima edizione del Palio.

2011 MONTEBELLO
2010 MONTEBELLO
2009 MONTEBELLO
2008 MONTEBELLO
2007 CASTELLO
2006 BORGO
2005 CASTELLO
2004 CASTELLO
2003 CASTELLO
2002 CASTELLO
2001 MONTEBELLO
2000 CASTELLO
1999 CASTELLO
1998 CASTELLO
1997 CASTELLO
1996 CONTADO
1995 MONTEBELLO
1994 BORGO
1993 CASTELLO
1992 BORGO
1991 MONTEBELLO
1990 CASTELLO
1989 BORGO
1988 MONTEBELLO
I Campioni Mondainesi di Balestra Manesca sono stati:

2011 Ciotti Fabrizio in arte "Bartolo"
2010 Pasqualina Benedetti
2009 Pasqualina Benedetti
2008 Ciotti Fabrizio in arte "Bartolo"
2007 Merli Franco
2006 Ciotti Fabrizio in arte "Bartolo"


I GRUPPI DI RIEVOCAZIONE STORICA DI MONDAINO

Balestrieri

La Compagnia Balestrieri San Michele di Mondaino è stata fondata nel 2000 da un gruppo di appassionati soci della locale Pro Loco e dalle quattro contrade mondainesi (Borgo, Castello, Contado e Montebello), organizzatrici del Palio del Daino. La Compagnia prende il nome dal Santo patrono di questa terra, posta a confine tra Romagna e Marche. Nel periodo medievale e rinascimentale i Malatesta ed i Montefeltro si contesero, con aspri scontri, la possente fortificazione che dominava questi luoghi. Non vi sono notizie storiche, che parlano espressamente di balestrieri mondainesi, (… buona parte dell’archivio parrrochiale è andata distrutta durante il secondo conflitto mondiale), tuttavia è certa la loro presenza, poiché lo stesso fortilizio era vigilato da una guarnigione armata, posta a controllo e tutela di queste terre di confine. Il daino, animale simbolo dal quale Mondaino trae il suo nome, compare nello stendardo della Compagnia con i colori giallo e rosso, caratteristici all’araldica malatestiana. La Compagnia composta da 14 balestrieri armati di balestra manesca, interagisce con il Gruppo dei Musici del Corteo Storico di Mondaino, formato da 12 tamburi e da 8 chiarine, ed è iscritta alla L.I.T.A.B. dal novembre 2000. Nel mese di settembre 2001, la Compagnia Balestrieri di San Michele, in Cortona, durante il 1° campionato di tiro con la balestra manesca, si è aggiudicata i titoli di “Campione nazionale di tiro a squadre ed individuale”.

Sbandieratori

Il gruppo Sbandieratori San Michele Arcangelo di Mondaino nasce nel dicembre 2002 sotto la supervisione del Rione Verde di Faenza e si esibisce in pubblico per la prima volta in occasione del Palio del Daino, nell’agosto 2003. Le bandiere riportano i colori della signoria dei Malatesta che governarono il castello di Mondaino durante il XIV e XV secolo. La costituzione del gruppo è stata promossa dalla Pro Loco di Mondaino e va ad aggiungersi alla Compagnia Musici e Balestrieri composta da circa 35 elementi. Frutti di una ricerca che la Pro Loco di Mondaino porta avanti, da oltre un decennio, attraverso l’organizzazione del “Palio del Daino”.

Musici

Il Gruppo Musici nasce nel 1990 per volontà di alcuni ragazzi mondainesi, spinti dall’interesse sempre maggiore per il medioevo e per tutti gli aspetti collegati con l’allora neonata manifestazione “Palio del Daino”. Il primo gruppo contava 4 chiarine e 5 tamburi. Il crescente interesse della manifestazione e la forte volontà dei componenti del gruppo hanno portato ad una forte presa verso i giovani di Mondaino che, nel volgere di poco tempo, ha consentito l’ingresso di nuovi elementi, di Mondaino e dei paesi limitrofi, fino al raggiungimento di 25 componenti (7 chiarine e 18 tamburi). Al momento il gruppo comprende 16 elementi, 4 chiarine e 12 tamburi; tra questi figurano ancora alcuni dei fondatori del gruppo, la cui partecipazione è sempre molto attiva. L’età dei componenti va dai 14 ai 36 anni ma, nonostante gli anni di differenza, il gruppo è molto compatto. Solo coinvolgendo tutti si può ottenere il massimo in qualsiasi situazione. Ed è quello che cerchiamo di fare. Proprio la crescita numerica ha portato alla necessità di adeguamento del materiale alla nuova realtà. Per fare questo, grazie all’aiuto della Proloco, è stata condotta una ricerca storico-folkloristica che ha portato alla realizzazione di 3 diversi tipi di vestiti, ricerca che è tutt’ora in corso, per un’analisi sempre più approfondita. Si è inoltre potuta acquistare tutta la strumentazione necessaria per consentire, a chiunque volesse partecipare, di entrare a far parte del gruppo.

Li Zanzeri (www.zanzeri.it)

Li Zanzeri non sono artisti di strada, ma sono artisti che lavorano in strada.  Gli attori della compagnia teatrale Li Zanzeri hanno, infatti, accettato la sfida di portare il teatro in mezzo alla gente, di trasformare lo spazio urbano in un luogo teatrale e tramutare ignari passanti, disposti in piedi o seduti sui gradini, in un pubblico in tribuna. Il teatro de Li Zanzeri parte idealmente dal Decamerone di Boccaccio (“Messere, a voi mi manda Biondello, e mandavi pregando che vi piaccia d’arrubinargli questo fiasco del vostro buon vin vermiglio, ch’è si vuole alquanto solazzar con suoi zanzeri”) per percorrere due strade parallele.
La prima è quella tracciata dalle compagnie girovaghe del teatro dell’arte (un solido canovaccio e una buona dose d’improvvisazione come elementi chiave per far “solazzar i compagni di bagordi” o zanzeri di turno) e quella oramai abbandonata delle “sacre rappresentazioni”, un teatro che parla al pubblico attraverso l’immagine, il suono e la musica. Un teatro in cui l’attore riscopre le potenzialità espressive del corpo e le amplifica nell’interazione con un’infinità di elementi naturali e tecnici: i trampoli, i teli, il fuoco, l’acqua, il vento, ecc. Contribuiscono al Palio del Daino con l'animazione itinerante "La confraternita di San Feliciano" o con spettacoli ogni anno diversi. 

GRUPPI DI RIEVOCAZIONE STORICA DELLA LOMBARDIA

COMPAGNIA MEDIEVALE ORDINE DEL BASILISCO
PIEVE EMANUELE (MI)

Per informazioni
Sito Web: http://www.ordinedelbasilisco.com/

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GRUPPO STORICO BARTOLOMEO COLLEONI
MARTINEGO (BG)

http://www.sguardosulmedioevo.org/2013/06/gruppo-folcloristico-bartolomeo-colleoni.html

Per Informazioni
Sito web: http://www.gruppocolleonimartinengo.it
Email: colleonimartinengo@tiscali.it

***ECCELLENZA MEDIEVALE***

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COMPAGNIA DEL CARDO E DEL BRUGO

http://www.sguardosulmedioevo.org/2013/10/compagnia-del-cardo-e-del-brugo.html

Per informazioni
Sito web: http://www.cardoebrugo.com/

***ECCELLENZA MEDIEVALE***

AGOSTO A MALPAGA - SI RIVIVE LA STORIA. 10-11 AGOSTO 2013 E 15-16-17 AGOSTO

Malpaga, frazione di Cavernago, comune della Bergamasca, è un angolo di pura magia. Borgo unico nel suo genere in cui atmosfera e storia si fondono in un binomio indissolubile, ma anche location perfetta per eventi e iniziative culturali. Queste due anime di Malpaga si uniscono per il weekend di sabato 10 e domenica 11 Agosto, un appuntamento esclusivo per assaporare l’atmosfera del Castello, gioiello lombardo del tardo Medioevo, e di tutto il Borgo che per l’occasione si animerà con la  Rievocazione della vita di corte e il Palio di Malpaga all’interno della 36esima sagra “Due Castelli in Festa” . Per la prima volta dopo 25 anni riapre al pubblico il Foddèt, zona tra il fossato del Castello e gli antichi caseggiati che un tempo ospitavano le milizie del Colleoni. I visitatori verranno calati nel Medioevo grazie a sfilate storiche in abiti d’epoca, cortei di figuranti, accampamenti storici, combattimenti di cavalieri , antichi mercati, feste castellane, danze e spettacoli, sfide culinarie ma soprattutto il palio delle quattro contrade di Malpaga, un vera e propria giostra equestre con tornei. Anche durante la settimana di Ferragosto, Malpaga ferve di attività: aperture straordinarie del Castello il 15, 17 e 18 Agosto. Il pubblico potrà rivivere la storia attraverso le visite guidate al Castello e agli splendidi affreschi che narrano le gesta di Bartolomeo Colleoni. Per l’occasione le sale saranno arredate con mobilio del 1400. Queste iniziative fanno parte di P.e.R. Malpaga, un progetto integrato di rivalutazione territoriale e ambientale che, mescolando tradizione e avanguardia, ridarà vita all’antico Feudo attraverso il recupero degli edifici esistenti e allo sviluppo di un modello eco-sostenibile, insieme all’organizzazione di eventi e di appuntamenti con lo scopo di aprire le porte alla conoscenza della storia e della cultura del territorio bergamasco.


piazza Castello (frazione Malpaga) - Cavernago BG

Per informazioni contattare: Roberta Breno 3395973648

Per visualizzare la locandina dell'evento scorri il pdf di seguito


L'ORIGINE (PRESUNTA) DEL TERMINE "POMPE FUNEBRI"

Vi siete mai chiesti perchè si chiamano pompe funebri? Personalmente, ho sempre ritenuto che si facesse riferimento alla sollennità dell'evento. In realtà sta girando in maniera virale su internet, una teoria che non so se sia o meno vera, ma che riporto quantomeno per curiosità. Sappiamo che durante il Medioevo l'età media era decisamente bassa confronto ad oggi, senza contare che l'assistenza sanitaria era totalmente inesistente. Quando un uomo moriva veniva chiamato il medico condotta il quale infliggeva dolore al deceduto per attestarne il decesso molto spesso mordendo l'alluce del piede. Ed ecco perchè a Roma si chiamava "beccamorto". Da qui fu inventato un vero e proprio mestiere che si trasmetteva da padre al primo figlio maschio. Ma un giorno la storia cambiò...uno dei becchini più famosi aveva quattro figlie e quindi in teoria non poteva trasmettere il suo mestiere ma chiese una dispensa alla Chiesa per evitare che il suo lavoro si estinguesse dopo la sua morte insegnando il mestiere alla primogenita. Caso strano, il suo primo morto fu un uomo che si vide tranciate le gambe da un carro...non sapendo dove infliggere il morso, la donna decise di prendere una decisione alquanto particolare....e da qui nasce il termine con cui ora riconosciamo gli organizzatori di funerali

per Sguardo Sul Medioevo, Emiliano Amici



martedì 30 luglio 2013

27 LUGLIO - 15 AGOSTO: LA CAVALCATA DELL'ASSUNTA - RIEVOCAZIONE STORICA

La festa dell’Assunta a Fermo ha radici lontane. Risale al 998 un atto con il quale il vescovo della sede fermana, Uberto, concede un appezzamento di terra sulla strada per Cossignano, in cambio di 400 soldi annui da pagarsi appunto in occasione della festa dell’Assunta. Il documento più antico della Cavalcata e del Palio risale al 1182, anno in cui Monterubbiano, Cuccure e Montotto s’impegnavano con Fermo a portare ogni anno il Palio, in occasione della festa dell’Assunta. Da meticolose ricerche nell’Archivio di Stato di Fermo abbiamo rinvenuto un atto del 1449. In tal anno Fermo lamenta che Monterubbiano non ha portato il Palio, cosa che “ha fatto sempre da trecento anni”. Altro documento, splendido e policromo, lo abbiamo nel Messale de Firmonibus, stupendamente miniato risalente ai primi del 400. In esso sono raffigurati la cattedrale ed il corteo che vi si recava per presentare alla Vergine Assunta, patrona di Fermo, doni ed offerte. Fin dal secolo XII si ha documentata notizia che tutti i Gastaldi del fermano dovevano in tale solennità potare le loro offerte che erano cospicue e numerose. Il Gastaldo di Montolmo (Corridonia) portava un maiale e cento meloni; quello di Monte Urano un maiale; quello di Civitanova cento uova e sei polli; Campofilone dava tre soldi e mille denari; la stessa quota il Monastero di San Donato in Tronto. Tutte le località ed i centri abitati, da Poggio San Giuliano alle porte di Macerata fino a quelle del bacino del Tronto, contribuivano, secondo il costume del tempo, con prosciutti, maiali, soldi, uova, polli.  Fermo partecipava alla novena in preparazione a tale solennità con offerte vistose in denaro e in natura. Cospicue offerte di cera venivano fatte da mugnai, macellai, calzolai, osti, albergatori. Tutti portavano un grande cero "laboratum et ornatum". Gli osti e gli albergatori, oltre al cero, offrivano una taverna in miniatura piena di doni. Ogni famiglia dei castelli soggetti e delle ville doveva offrire al proprio scindico, 12 denari. Con il totale raccolto ogni scindico doveva acquistare un cero per il suo castello. Gli agricoltori davano 4 bolognini a testa per il cero; ogni bottaio ne offriva due. Il Podestà, il Capitano e gli altri Officiali, nella solennità predetta, offrivano un cero ciascuno, cosa che facevano anche il Gonfaloniere di Giustizia, i Priori e le altre autorità cittadine, mentre ogni famiglia del fermano era tenuta ad offrire 12 denari (XII denarios pro quolibet foculare). A loro volta le famiglie di Fermo città, eccettuate le povere, dovevano offrire un cero alla Cattedrale insieme con i componenti della propria Contrada. I mulattieri, i carrettieri, i fornaciai offrivano una salma di mattoni (unam salman laterum). La festa aveva il suo culmine nella Cavalcata, risalente al 1182. 
Essa partiva dalla chiesa di Santa Lucia, passava Campolege, risaliva il colle e faceva sosta in Piazza Grande tra una folla plaudente, lo squillo delle chiarine o scampanio di tutte le campane della città, il rullo dei tamburi, lo sparo dei cannoni della rocca. Era la festa in onore dell’Assunta, patrona di Fermo, ma anche la rassegna della potenza e della grandezza dello Stato Fermano. Sfilavano i componenti delle varie corporazioni e classi sociali, preceduti dai trombettieri del Comune e dai donzelli. Incedevano maestosi, nelle stupende livree blasonate, i gonfalonieri delle sei contrade: San Martino, Pila, Fiorenza, San Bartolomeo, Castello, Campolege. Seguivano i Capitani d’arme e le autorità. Era tutto uno scintillare d’elmi e corazze, un garrire di gonfaloni ed orifiamme, un incedere ieratico e solenne ma festoso. Era la festa dell’Assunta: in essa il popolo fermano si esaltava nella devozione alla sua Patrona, fiero della rassegna della sua potenza, dei vicari dei suoi castelli, dei vassalli e dei rappresentanti delle potenze confinanti. 
Tutti quelli che partecipavano al corteo dovevano essere elegantemente vestiti, sfoggiare i più ricchi e sontuosi paludamenti come si conviene in una rassegna alla quale partecipavano le autorità fermane, quelle dei castelli dipendenti, ambasciatori, giudici, il Podestà, il Capitano di giustizia, il Gran Gonfaloniere, i Priori, i Regolatori, i Notai e quindi i Gonfalonieri, i Capitani d’arme. Uno staordinario a cavallo apriva la sfilata; seguivano: bifolchi, fornaciai, vasai, canestrai, ortolani, asinai, mulattieri, vetturini, scorticatori, triccoli, tavernieri, osti, macellai, ciabattini, muratori, molinari, fornai di casa e pubblici, rotatori, calderai, barbieri calzolai sellai, sarti, fabbri, ottonai, stagnini, falegnami, merciai, lanari, tintori, cappellai, librai, droghieri, speziali, mercanti. Sfilavano poi i rappresentanti dei castelli facenti parte dello Stato di Fermo: in testa a tutti il Porto di Fermo (Porto San Giorgio), indi i trombettieri.Venivano poi le autorità del castello di Pedaso, di Sant’Andrea, Alteta, Francavilla, Moregnano, Monte Rinaldo, Monte Vidon Combatte, Ripa Cerreto, Grottazzolina, Monte Vidon Corrado, Torchiaro, Montappone, Monsampietro Morico, Massa, Moresco, S.Elpidio Morico, Magliano, Ponzano, Smerillo, Ortezzano, Belmonte, Monteleone, Altidona, Monte Urano, San Benedetto, Collina, Torre San Patrizio, Lapedona, Rapagnano, Monte Giberto, Carassi, Torre di Palme, Massignano, Aquaviva, Petriolo, Montefalcone, Gualdo, Campofilone, Marano (Cupra Marittima), Grottammare, Falerone, Servigliano, Loro (Piceno), Montottone, Petritoli, Sant’Angelo (in Pontano), Mogliano. La Cavalcata ebbe vita gloriosa fino ai primi del ’600 e dopo un periodo di decadenza fu riportata al primitivo splendore dal Mons. Amedeo Conti. Abolita nel 1808 durante il Regno Napoleonico (Fermo in tal epoca era capoluogo del Dipartimento del Tronto da cui dipendevano le vice prefetture di Ascoli e Camerino), tornò in vita dopo il congresso di Vienna, ma senza il primitivo splendore; condusse poi vita grama fino al 1860, anno in cui cessò con la venuta dei Piemontesi e il Regno di Vittorio Emanuele II. 
Si fecero tentativi di ripristinarla nel 1897 e nel 1921 ma senza apprezzabili risultati.Tornata a rivivere dopo otto secoli nel 1982, sta riprendendo il primigenio splendore e l’antica fama.

IL PALIO 

La corsa del Palio si svolgeva nelle ore antimeridiane (de mane ante pranddium). Al vincitore si dava come premio un palio di seta prezioso. La gara si svolgeva, Via Maris, da Porta San Francesco fino al palazzo del Comune. Aveva luogo poi il gioco dell’anello. Il cavaliere, correndo, doveva infilare con la lancia un anello fisso o mobile. Vi era pure la Quintana. Il cavaliere si esercitava contro un bersaglio mobile costituito da una statua gigante con un braccio teso lateralmente. Se il cavaliere non colpiva velocemente o al segno giusto, il braccio della statua, che nel nostro caso si chiamava Marguttu, colpiva l’incauto cavaliere.

Fonte: www.cavalcatadellassunta.it

Programma Manifestazione - XXXIIª Edizione 2013

Sabato 27 Luglio - ore 11.30 - FERMO
Teatro dell’Aquila
Sala della Rollina Conferenza stampa di presentazione della 32° edizione.

Domenica 28 Luglio - ore 10.00 - FERMO
Delegazione della Cavalcata in visita alla Casa di Riposo “Sassatelli”.

Lunedì 29 Luglio - ore 21.30 - FERMO
Castello di Torre di Palme
Lettura del Bando - Corteo Storico in costume.

Mercoledì 31 Luglio - ore 18.00 - FERMO
Oratorio di San Domenico 
Inaugurazione della Mostra personale dell’autore del Palio 2013.
Ore 21.30 Piazza del Popolo 
Evento inaugurale della 32ª Edizione della Cavalcata dell’Assunta
Spettacolo  Sbandieratori e Musici della Cavalcata dell’Assunta.

Venerdì 2 Agosto - ore 21.30 - FERMO
Piazza del Popolo
Investitura dei Priori e dei Gonfalonieri delle Contrade
Ore 23.00 Spettacolo Medievale con i Giullari del Diavolo.

Domenica 4 Agosto - ore 20.00  - FERMO
Arrivo del Palio a Porta S. Giuliano.
Borgo medievale con animazioni, racconti, giocolieri, danzatrici, antiche arti e mestieri in attesa dell’arrivo del Palio 2013.

Mercoledì 7 Agosto – ore 21.30 - FERMO
Piazza del Popolo
“Trofeo Il Gallo d’Oro” 4ª Edizione Gara di Tamburi tra le Contrade.

Venerdì 9 Agosto – ore 19.00 - FERMO
Hostarie in Piazza del Popolo
Degustazione di piatti tipici fermani preparati dalle Contrade -Animazione medievale con il gruppo Jubal Antiqua Melodia 
Ore 21.30 Piazzale del Girfalco - Gara di Tiro con l’Arco tra le Contrade.

Sabato 10 Agosto ore 19.00 - FERMO
Hostarie in Piazza del Popolo
Degustazione di piatti tipici fermani preparati dalle Contrade - Animazione medievale con il gruppo Jubal Antiqua Melodia.

Domenica 11 Agosto ore 19.00 - FERMO
Hostarie in Piazza del Popolo
Degustazione di piatti tipici fermani preparati dalle Contrade -Animazione medievale con il gruppo Jubal Antiqua Melodia.
Ore 21.30 Piazzale del Girfalco Gara di Tiro al Canapo tra le Contrade.

Lunedì 12 Agosto ore 19.00 - FERMO
Hostarie in Piazza del Popolo
Degustazione di piatti tipici fermani preparati dalle Contrade - Animazione Medievale con il gruppo Jubal Antiqua Melodia.

Martedì 13 Agosto – ore 21.30 - FERMO
Piazza del Popolo
Tratta dei Bàrberi Sorteggio ed abbinamento dei Cavalli.
Ore 23.00
Spettacolo Musici e Sbandieratori della Cavalcata dell’Assunta.

Mercoledì 14 Agosto – ore 20.45 - FERMO
CAVALCATA DELL’ASSUNTA: dalla Chiesa di Santa Lucia alla Cattedrale.
Magnifico Corteo Storico in costume del XV secolo 
Ore 22.30 Solenne Liturgia della Parola in onore della Beata Vergine Maria Assunta in Cielo, Patrona di Fermo, officiata da S. E. Monsignor Luigi Conti, Arcivescovo di Fermo con la partecipazione dei figuranti del Corteo Storico.

Giovedì 15 Agosto – ore 11.30 FERMO
Solenne Pontificale in Cattedrale in onore della Beata Vergine Maria Assunta in Cielo, Patrona di Fermo, officiata da S. E. Monsignor Luigi Conti, Arcivescovo di Fermo.
Ore 15.00 Piazza del Popolo Gran Corteo Storico di trasferimento al Campo di Gara.
Ore 17.30 PALIO DELL’ASSUNTA  Corsa di Cavalli in due batterie più finale.
Ore 21.00 Piazza del Popolo - Festa della Vittoria.
Degustazione di piatti tipici fermani  - Spettacolo di balli, canti e musica con il gruppo THE JAR Rock Medievale
Ore 24.00 Estrazione della sottoscrizione a premi

N.B. Si declina ogni responsabilità per inesattezze o variazioni relative ai dati pubblicati, rimaniamo a disposizione per ogni segnalazione e richiesta di ulteriori informazioni.
Tel & Fax: +39.0734.225924 » info@cavalcatadellassunta.it

IL TRICLINIUM LEONINUM DI SAN GIOVANNI IN LATERANO

Il Triclinium Leoninum (detto anche Nicchione del Laterano) è un singolare resto di un antico triclinio fatto costruire da papa Leone III, prendendo a modello una sala del palazzo imperiale di Costantinopoli. La storia legata a questo caratteristico monumento di Roma si fa ricondurre all'epoca di papa Leone III. La parte oggi visibile è infatti l'ultima parte di una stanza per banchetti di stato che faceva parte del palazzo del pontefice. Di esso ci dà notizia papa Anastasio III e sappiamo che già papa Leone IV procedette ad un restauro della sala quando essa ancora si trovava integra ed annessa al palazzo. Caratterizzato da una facciata a polifora, l'ambiente era preceduto da un portico chiuso che si affacciava sul campo lateranense con tre porte, mentre, sulla sinistra, una quarta assicurava il passaggio al palazzo che, come ricorda lo storico cinquecentesco Panvinio, in questo modo poteva essere raggiunto dalla basilica. Il portico era più basso della facciata e questo fu determinante in vista della scelta del sito per la realizzazione della Loggia delle Benedizioni da parte di Bonifacio VIII. La struttura attuale risale alla fine del cinquecento quando papa Sisto V diede ordine di demolire il vecchio palazzo del Laterano, preservandone però il Triclinium Leoninum. È possibile che alcune parti dei mosaici originali siano state conservate in un mosaico in tre parti: nel centro Cristo affida agli Apostoli la loro missione, a sinistra consegna le chiavi a san Silvestro ed il Labaro a Costantino, mentre sulla destra san Pietro dà la stola a Leone III e le insegne a Carlo Magno. La struttura attuale è frutto dei restauri del 1743 dell'architetto Ferdinando Fuga che hanno portato all'apposizione dello stemma di Benedetto XIV sopra il nicchione.

Fonte: Wikipedia

Immagine tratta da Wikipedia, Autore: Maus-Trauden

ARTISTI MEDIEVALI DI OGGI: I TAGLIERI DEL RE

L'idea de "I taglieri del re" nasce dal desiderio di creare qualcosa di diverso nel settore dell'artigianato del legno.
Dalla ricerca costante nel progettare oggetti dal design unico, dal preciso intento di realizzare manufatti armoniosi ispirati all'epoca medievale ed alla natura che ci circonda, ha origine tutto il nostro lavoro. Il binomio artigianalità/tecnologia ci permette di esprimere al meglio la nostra sensibilità ed abilità nei vari processi di lavorazione e trattamento dei legni, per garantire sempre la massima qualità. Creiamo oggetti e mobili personalizzati eseguiti grazie a tecniche artigianali con un elevato standard qualitativo utilizzando impregnanti a base di estratti vegetali che non fanno altro che risaltare la naturale bellezza de legno. Oggetti in legno massello, ferro battuto e marmo pensati per la casa, come per esempio la vasta gamma di taglieri in rovere, ma anche oggettistica specifica in stile medievale. Inoltre creiamo un'ampia scelta di ciondoli, pendagli e orecchini, utilizzando pregiate essenze lignee quali ulivo, teak, ciliegio, frassino, doussie, afromosia, castagno, noce nazionale, ecc. Il medioevo, parte centrale ed importante di questo intero progetto, alimenta la nostra passione e ci spinge a riscoprire, assieme a tutti coloro che ci conoscono o che ci vorranno conoscere, un periodo storico complesso ed affascinante.


Data la segnalazione di un utente, oggi 29 Luglio 2013 Sguardo sul Medioevo è lieto di assegnare a "I Taglieri del Re" l'attestato come Eccellenza Medievale...complimenti!




lunedì 29 luglio 2013

PETIZIONE AL MINISTRO BRAY PER LA RIAPERTURA DELL'AULA GOTICA DEL COMPLESSO DEI SS QUATTRO CORONATI A ROM

Il meraviglioso ciclo di affreschi dell'Aula Gotica nel monastero dei Santissimi Quattro Coronati, definito La Cappella Sistina del Medioevo, è ancora chiusa. Claudio Strinati ha proposto al ministro Massimo Bray di prendere in considerazione una apertura in quanto potrebbe essere una attrattiva culturale di livello mondiale. L'Aula fu scoperta nel 1997 in una zona posta tra San Giovanni in Laterano e il Colosseo grazie ad Andreina Draghi che oggi dirige il Museo Nazionale di Palazzio Venezia e da Francesca Matera di professione restauratrice. La scoperta avvenne per puro caso e dopo ben nove anni di restauri finanziati dal ministero fu restituito uno dei più importanti cicli pittorici medievali e subito dopo l'inaugurazione avvenuta nel 2006 dal ministro Francesco Rutelli venne chiuso a chiave e tornò inaccessibile. 
"La storia e' nota -scrive Strinati nell'appello a Bray- troppo poco, pero', se n'e' parlato, troppo poco ci si e' arrabbiati poiche' importanti fondi dei contribuenti sono stati spesi per restaurare un'opera che, ormai da anni, e' sistematicamente negata alla vista del pubblico e degli studiosi".
Secondo il noto storico dell'arte il monumento va aperto per tre ragioni:

- Si trova vicinissimo il colosseo e quindi potrebbe essere "volano" per visitare tutta la parte del Celio
- E' un monumento unico nel suo genere
- Il ministero non dovrebbe aggiungere altro denaro

Noi ci permettiamo di consigliare di visitare non solo il complesso ma anche la Cappella di San Silvestro...orari e modalità qui!

Indirizzo: via dei santi quattro coronati, Roma

La chiesa è aperta ore 6.30 - 12.45 / 15.00 - 19.45
L'oratorio di S. Silvestro è visitabile ore 8.30 - 11.45 / 16.00 - 17.45
Il chiostro è aperto ore 10.00 - 11.45 / 16.00 - 17.45
Orario Messe: 
Festivi:ore 11.00 
Feriali: ore 18.30 - sabato anche ore 8.45 e 18.30
La Cappella non è visitabile durante le Sante Messe.
Gli orari possono subire cambiamenti. Si suggerisce di verificare contattando la chiesa

Telefono: 0039 06 70475427
Fax: 0039 06 77262545
Email: monacheosasantiquattro@tin.it

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LA SPADA NELLA ROCCIA: MAGO MERLINO IN ITALIA. VIAGGIO TRA FANTASIA E REALTA'

La Toscana non ci "tradisce mai". L'appassionato di storia trova, in questa terra, davvero di tutto....dal Medioevo al Rinascimento, passando per luoghi particolari e poco conosciuti. Se nominiamo la città di Chiusdino, probabilmente non ci sovviene nulla: ma proviamo a spostare il raggio delle nostre ricerche a pochi chilometri da questa piccola città. Nei pressi di Siena vi sono dei posti magici e misteriosi che ci fanno tornare bimbi quando leggevamo di cavalieri, di armi, di draghi o quando, come nel caso della mia generazione di trentenni, ci si appassionava ai meravigliosi personaggi disneyani Semola, Merlino e Anacleto. E allora, saliamo su questa macchina del tempo e saremo catapultati ai tempi di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda arrivando a sfiorare, forse, il tanto ambito Santo Graal. Come ogni storia che si rispetti c'è sempre un personaggio chiave, in questo caso parliamo di un certo Galgano Guidotti. Egli nacque da una famiglia nobile nel 1148 a Montesiepi nei pressi di Siena e ha sempre condotto una vita molto licenziosa, dedita ai piaceri mondani e poco alla preghiera, fino a quando non decise di "spogliarsi" dei panni di uomo libertino per improntare la sua vita su una vera e propria ascesi e nel 1180 conficcò la sua spada in una roccia con l'intenzione di usarla come croce dinanzi cui pregare. Galgano non scelse un luogo qualsiasi, bensì il colle dove ebbe le sue prime esperienze mistiche e dove il suo cavallo si inginocchiava ogni qual volta vedeva la figura dell'Arcangelo Gabriele sempre sullo stesso masso, masso che ora è custodito nella casa di Galgano a Chiusdino a pochi chilometri dal luogo dove ora la nostra macchina del tempo virtuale ci ha portato. Galgano morì il giorno 3 dicembre dell'Anno del Signore 1181 e già nel 1185 Papa Lucio III lo proclamò santo stabilendo un vero e proprio "record" in fatto di processi di canonizzazione. Negli anni successivi fu costruito un eremo e una chiesa tonda, famosa come Rotonda di Montesiepi e nel 1128 iniziò la costruzione della splendida e suggestiva Abazia di San Galgano (particolarmente affascinante al tramonto) e consacrata nel 1288. L'Abbazia è stata molto importante non solo per la bellezza in sé dell'opera ma anche perchè era un punto di riferimento irrinunciabile per viandanti, pellegrini e commercianti. Ma nell'anno 1348 l'abazia iniziò a perdere importanza ed "abbandonarsi" fino al 1926 quando partirono i lavori per il restauro.



La cappella di Montesiepi è una piccola chiesa situata a pochi metri dall'abazia di San Galgano e al centro della cappella che corrisponde al centro di un labirino sacro (simile a quello della cattedrale centrale di Chartres) troviamo la Spada nella Roccia. Alcuni studiosi vedono punti di contatto tra Galgano e Artù sia perchè i fatti risalgono al XII secolo e anche perchè uno dei famosi Cavalieri della Tavola Rotonda si chiamava Galvano la cui assonanza è molto evidente. La spada è stata oggetto di studi approfonditi. Dagli esami fatti, essa corrisponderebbe al XII secolo dato che il metallo usato era purissimo e non era mischiato con altre leghe o acciaio di epoca successiva. Nell'eremo sono presenti anche le braccia di uno dei tre monaci che nel 1181 tentarono di impadronirsi della spada. Cosa accadde? I tre monaci entrarono di soppiatto in chiesa e tentarono di estrarre la spada dalla roccia; Galgano fu avvertito del fatto durante un sogno, si recò in fretta e in furia in chiesa e colse i tre monaci in flagrante: uno fu colpito dal fulmine, l'altro annegò in un fiume, il terzo fu letteralmente sbranato da un lupo che ne amputò anche le braccia. L'esame al Carbonio 14 ha rivelato che gli arti sono collocabili al secolo XII. Montesiepi era un luogo sacro ai celti e lo stesso eremo, che come abbiamo visto ha una forma circolare con cerchi concentrici il cui centro corrisponde con la spada che ora è posta sotto una teca di vetro, potrebbe racchiudere un enigma secolare, qualcuno addirittura ritiene che in questa zona vi sia il Santo Graal. 



Seguendo questo itinerario immaginario dal sapore medievale "cavalleresco", arriviamo ad Arcidosso vicino a Grosseto ricca di simboli templari. Sul monte Amiata troviamo una grotta particolare, una spelonca per la precisione, la quale si dice sia stata la "casa" del leggendario Mago merlino! Avete capito bene...il simpatico uomo barbuto che ricordiamo con sulla spalla il cinico Anacleto il "gufo altamente istruito". Avvicinandosi all'ingresso della grotta vi è una lapide che recita:
"Questa è l’antica memorabile grotta che edificò Merlino il savio mago, qui il Peri musa naturale indotta spiegò il suo genio portentoso e vago”. 
Sembra che sotto la grotta siano probabilmente presenti oggetti metallici. 

Una leggenda molto antica della zona narra di un drago: il Drago di Santa Fiora...si dice che i frati del convento della Selva si erano accordi della presenza di un drago che non solo mangiava il bestiame ma anche uomini. I frati dopo aver chiesto invano l'aiuto al Conte Guido degli Aldobrandeschi chiesero aiuto proprio a Merlino che chiamò il cavaliere Giorgio che uccise il drago. Si dice che la mascella che ora è conservata nel convento della selva corrisponda proprio a quella del drago. In realtà potrebbe essere la mascella di un coccodrillo.

L'EREMO DI MONTESIEPI

La cappella di San Galgano a Montesiepi è un edificio sacro che si trova in località Montesiepi a Chiusdino, in provincia di Siena. Vi è conservata la spada che, secondo la tradizione, Galgano Guidotti avrebbe infisso nella roccia in segno di rinuncia alla vita mondana. Fu costruita sul luogo dove il nobile cavaliere Galgano Guidotti si ritirò e visse da eremita fino alla morte, nel 1181. Il primitivo edificio era già completato nel 1185. Nel XIV secolo la cappella venne ingrandita tramite la realizzazione dell'atrio e della cappella laterali. Nello stesso periodo venne aggiunta anche la parte superiore esterna del tamburo e il campanile a vela formato da due monofore sovrapposte. Nel XVII secolo sopra al tetto venne realizzata la lanterna cieca e alla fine del XVIII secolo venne costruita sulla destra della cappella la casa canonica e gli edifici ad uso agricolo.
Nel 1924 venne restaurata e nel 1974 il restauro si estese agli edifici attigui. L'estero possiede una singolare forma cilindrica. L'esterno della cappella presenta, nella parte inferiore, un paramento murario realizzato con bozze di travertino disposte a filaretto e nella parte superiore un paramento murario bicromo a fasce bianche (travertino) e rosse (mattoni), motivo che si ritrova anche nelle cornici delle monofore. La facciata del pronao è dominata da un'apertura con arco a tutto sesto nel quale viene ripetuto il motivo della bicromia; al disopra è collocato uno stemma mediceo e al culmine della facciata si trova un cornicione decorato con sculture antropomorfe (3 teste umane), zoomorfe (una testa bovina) e fitomorfi (una foglia), sculture riferibili al primo nucleo dell'edificio. Nell'impianto si inserisce anche una piccola abside semicircolare. L'interno è molto suggestivo e presenta un basamento circolare in pietra e la copertura è stata realizzata mediante una volta emisferica ad anelli concentrici in bicromia (cotto e travertino). Questo tipo di realizzazione è riferibile all'ambito del romanico pisano-lucchese che qui mostra una delle prime  manifestazioni in terra senese. La copertura ricorda quella delle tombe etrusche a tholos. La parete circolare è aperta da quattro monofore asimmetriche a doppia strombatura. Dalla parte opposta all'ingresso si apre il volume semicircolare dell'abside. Al centro si trova il celebre masso nel quale è inserita la spada di San Galgano.Sulla parte sinistra, rispetto all'ingresso, si trova una cappella dalla pianta rettangolare coperta con una volta a crociera; tale cappella è stata realizzata all'inizio del Trecento e affrescata tra il 1334 e il 1336 da Ambrogio Lorenzetti. Gli affreschi si presentano molto deteriorati, anche se nel 1967 sono stati prima staccati per restaurarli e poi ricollocati nella loro sede insieme alle rispettive sinopie venute in luce durante i lavori.
Alla parete di fondo si trova raffigurata la Maestà. In tale raffigurazione si vede in basso Eva sulle cui spalle si trova una pelle di capra (a simboleggiare la lussuria) mentre con una mano sorregge un fico (simbolo del peccato) e con l'altra mostra un cartiglio dove viene spigata la morale della scena. La Madonna nella prima raffigurazione aveva nella mano sinistra uno scettro e sulla destra, invece del bambino, un globo (simbolo di potere generalmente riferito ad uomini). Grazie ai restauri si è potuto appurare che questa primitiva e audace versione venne cancellata dal Lorenzetti e sostituita dall'attuale, molto più tradizionale. Sulla stessa parete, in basso, si trova un affresco raffigurazione l'Annunciazione con al centro la finestra (vera) della cappella usata dal Lorenzetti quale elemento della raffigurazione. Nella parete sinistra, in alto affresco con Galgano circondato da Santi e Angeli offre un modello della roccia dov'è infissa la spada e nella parte inferiore Veduta di città con figure alate. Nella parete di destra, in altro sinopia di Santi e Angeli (l'affresco è andato parzialmente perduto) e nella volta tondi con raffiguranti dei Profeti.  

Fonte: Wikipedia

Immagine tratta da Wikipedia, Autore: Vignaccia76

L'ABBAZIA DI SAN GALGANO

L'abbazia di San Galgano è un'abbazia cistercense, sita ad una trentina di chilometri da Siena, nel comune di Chiusdino. Il sito è costituito dall'eremo (detto "Rotonda di Montesiepi") e dalla grande abbazia, ora completamente in rovina e ridotta alle sole mura, meta di flusso turistico. La mancanza del tetto - che evidenzia l'articolazione della struttura architettonica - accomuna in questo l'abbazia a quelle di Melrose e di Kelso in Scozia, di Tintern in Galles, di Cashel in Irlanda e di Eldena in Germania e il Convento do Carmo a Lisbona. Di san Galgano, titolare del luogo che si festeggia il 3 dicembre, si sa che morì nel 1181 e che, convertitosi dopo una giovinezza disordinata, si ritirò a vita eremitica per darsi alla penitenza, con la stessa intensità con cui si era prima dato alla dissolutezza. Il momento culminante della conversione, avvenne nel giorno di Natale del 1180, quando Galgano, giunto sul colle di Montesiepi, infisse nel terreno la sua spada, allo scopo di trasformare l'arma in una croce; in effetti nella Rotonda c'è un masso dalle cui fessure spuntano un'elsa e un segmento di una spada corrosa dagli anni e dalla ruggine, ora protetto da una teca di plexiglas. L'evidente eco del mito arturiano non ha mancato di sollevare curiosità e, ovviamente, qualche ipotesi ardita su possibili relazioni fra la mitologia della Tavola Rotonda e la storia del santo chiusdinese. Per volontà del vescovo di Volterra Ugo Saladini nel luogo della morte di San Galgano fu edificata una cappella terminata intorno al 1185. Il vescovo a lui succeduto, Ildebrando Pannocchieschi, promosse invece la costruzione di un vero e proprio monastero. Negli ultimi anni della sua vita Galgano era entrato in contatto con i Cistercensi e furono proprio loro ad essere chiamati a fondar la prima comunità di monaci che risulta già attiva nel 1201; a quel tempo la chiesa di Montesiepi risultava come una filiazione dell'abbazia di Casamari. Sotto l'impulso di questo primitivo nucleo monastico, ai quali si erano uniti molti nobili senesi e alcuni monaci provenienti direttamente dall'abbazia di Clairvaux nel 1218 si iniziarono i lavori di costruzione dell'abbazia nella sottostante piana della Merse. Il progettista sembra sia stato donnus Johannes che l'anno precedente aveva portato a termine i lavori nell'abbazia di Casamari. I lavori andarono avanti speditamente, tanto che già nel 1227 sono testimoniate una chiesa superiore (Montesiepi) e una inferiore. Nel 1228 una delle infermerie era stata completata e l'anno successivo terminarono i lavori di costruzione della cella abbaziale. A dare l'impulso ai lavori fu soprattutto l'enorme patrimonio fondiario che i monaci erano risusciti ad accumulare, grazie a donazioni e lasciti e anche grazie a numerose concessioni ecclesiastiche che permise loro di entrare in possesso dei beni delle abbazie benedettine dei dintorni, tanto che alla metà del XIII secolo l'abbazia di San Galgano era la più potente fondazione cistercense in Toscana. Essa fu inoltre protetta e generosamente beneficiata dagli imperatori Enrico VI, Ottone IV e dallo stesso Federico II, che confermarono sempre i privilegi concessi aggiungendone via via degli altri, ivi compreso il diritto di monetazione. Il papa Innocenzo III esentò l'abbazia dalla decima.
Nel 1262 i lavori erano quasi completati e nel 1288 venne consacrata. La grande ricchezza dell'abbazia portò i suoi monaci ad assumere una notevole importanza economica e culturale tanto da spingere la Repubblica di Siena a stringere stretti legami con la comunità. Già nel 1257 il monaco Ugo era stato nominato camerlengo di Biccherna, cioè responsabile dell'erario della Repubblica. Il monaco Ugo fu solo il primo di tutta una serie di monaci di San Galgano che occuparono quella carica. Ma i rapporti non furono solo economici. La Repubblica dette infatti ai monaci il compito di studiare un acquedotto che dalla valle della Merse dovesse portare l'acqua a Siena e inoltre i monaci furono tra i primi operai della cattedrale senese; tra gli operai va segnalato frate Melano che nel 1266 stipulò il contratto con Nicola Pisano per la realizzazione del celebre pulpito della cattedrale. Anche nel territorio circostante i monaci fecero degli interventi: dettero inizio ai lavori di prosciugamento e bonifica delle paludi circostanti e regimentarono il corso della Merse per sfruttarne l'energia idraulica; il monastero infatti possedeva un mulino, una gualchiera per la lavorazione dei panni e una ferriera. Nel XIV secolo la situazione iniziò a peggiorare: prima la carestia del 1328 poi la peste del 1348, che vide i monaci duramente colpiti dal morbo, portò all'arresto dello sviluppo del cenobio. Nella seconda metà del secolo l'abbazia, come tutto il contado senese, venne più volte saccheggiata dalla compagnie di ventura, tra le quali per ben due volte da quelle di Giovanni Acuto, che scorrazzavano per il territorio. Tali vicende portarono ad una profonda crisi nella comunità monastica, tanto che alla fine del secolo essa si era ridotta a sole otto persone. La crisi continuò anche nel XV secolo. Nel 1474 i monaci fecero edificare a Siena il cosiddetto Palazzo di San Galgano e vi si trasferirono, abbandonando il monastero. Il patrimonio fondiario rimaneva tuttavia intatto e tale da scatenare una contesa tra la Repubblica di Siena ed il Papato. Nel giugno del 1506 papa Giulio II scagliò l'interdetto contro Siena perché aveva contrapposto il cardinale di Recanati al candidato papale Francesco da Narni per l'assegnazione dei benefici abbaziali. In questo contrasto politico, la Repubblica di Siena, guidata da Pandolfo Petrucci, resistette ordinando ai sacerdoti la celebrazione regolare di tutte le funzioni liturgiche.
Nel 1503 l'abbazia venne affidata ad un abate commendatario, una scelta che accelerò la decadenza e la rovina di tutto il complesso. Il governo degli abati commendatari si rivelò scellerato, tanto che uno di loro, alla metà del secolo, fece rimuovere per poi vendere la copertura in piombo del tetto della chiesa: a quel punto le strutture deperirono rapidamente. Risulta da una relazione fatta nel 1576 che abitasse presso il monastero un solo monaco, che neanche portava l'abito di frate, che le vetriate dei finestroni era tutte distrutte, che le volte delle navate erano crollate in molti punti e che, presso il cimitero, rimanevano solo parte delle rovine delle infermerie, demolite all'inizio del Cinquecento. Nel 1577 furono avviati dei lavori di restauro, ma furono interventi inutili che non riuscirono minimamente ad arrestate il progressivo degrado. Nella relazione fatta nel 1662 si legge che "La chiesa non può essere tenuta in peggior grado di quello che si trova e vi piove da tutte le parti". Nella prima metà del Settecento il complesso risultava ormai crollato in più parti e quelle ancora in piedi lo erano ancora per poco. Infatti nel 1781 crollò quanto rimaneva delle volte e nel 1786, dopo che un fulmine lo aveva colpito, crollò anche il campanile; si salvò la campana maggiore, opera del Trecento, ma per poco, infatti pochi anni dopo venne fusa e venduta come bronzo. Negli anni seguenti l'abbazia venne trasformata addirittura in una fonderia, fino a che nel 1789 la chiesa fu definitivamente sconsacrata e abbandonata. I locali del monastero invece diventarono la sede di una fattoria e vennero parzialmente restaurati già nei primi decenni del XIX secolo. Verso la fine dell'Ottocento l'interesse verso il monumento riprese. Si iniziò ad ipotizzare il restauro, si fece un rilievo delle strutture architettoniche e tutto l'edificio fu al centro di un corposo studio storico al quale si accompagnò una campagna fotografica eseguita dai Fratelli Alinari di Firenze. Nel 1926 si iniziò il restauro eseguito con metodo conservativo, senza realizzare ricostruzioni arbitrarie o integrazioni: si decise semplicemente di consolidare quanto rimaneva del monastero. L'ipotesi che trova attualmente maggiori riscontri è che l'esecuzione della chiesa sia iniziata a partire dall'abside. Questa è la parte che maggiormente rispetta i canoni cistercensi: in special modo nella zona del coro e del braccio meridionale del transetto caratterizzati dall'uso di travertino e dalle aperture minori. Nel braccio settentrionale e nelle ultime campate della chiesa le aperture sono più grandi. Per quanto riguarda l'attribuzione, si pensa che la parte orientale sia stata realizzata da donnus Johannes mentre la parte occidentale da frate Ugolino di Maffeo, documentato nel 1275. La chiesa rispetta perfettamente i canoni della abbazie cistercensi; tali canoni erano stabiliti dalla regola di San Bernardo e prevedevano nome precise per quanto riguarda la localizzazione, lo sviluppo planimetrico e lo schema distributivo degli edifici. La abbazie dovevano sorgere lungo le più importanti vie di comunicazione (in questo caso la via Maremmana) per render più agevoli le comunicazioni con la casa madre; inoltre in genere erano poste vicino a fiumi (qui la Merse) per poterne sfruttare la forza idraulica; e infine in luoghi boscosi o paludosi per poterli bonificare e poi sfruttarne il terreno per coltivazioni. Dal punto di vista architettonico gli edifici dovevano essere caratterizzati di una notevole sobrietà formale. La chiesa è perfettamente orientata, cioè ha l'abside volta ad est, ed ha una facciata a doppio spiovente che dall'esterno fa capire la divisione spaziale interna, in questo caso a tre navate. Nella parte inferiore della facciata vi sono quattro semicolonne addossate a lesene che avevano il compito di sostenere un portico, peraltro mai realizzato; l'ingresso all'aula liturgica è affidato a tre portali con arco a tutto sesto ed estradosso a sesto acuto, oggi chiusi da inferriate. Il portale maggiore è decorato con un fregio in cui sono scolpite delle figure fitomorfe a foglie di acanto. Nella parte superiore della facciata, forse rimasta incompiuta, sono collocate due finestre a sesto acuto; la parte terminale è stata reintegrata all'inizio del XX secolo con laterizi. Le fiancate laterali permettono una completa lettura delle caratteristiche salienti dell'edificio. Nella parte inferiore, per tutta l'altezza delle navate laterali, vi sono aperture realizzare con monofore strombate con arco a tutto sesto mentre nella parte superiore, corrispondenti alle pareti della navata centrale, sono presenti delle grandi bifore, tranne che nelle due ultime campate vicino al transetto, dove le bifore sono sostituite da monofore ad arco a tutto sesto sovrastate da un oculo; tutte le colonnette di divisione delle bifore sono andate perdute, ad eccezione di una finestra posta sul fianco destro. Nel fianco sinistro, caratterizzato dall'assoluta omogeneità e accuratezza costruttiva del paramento murario, risulta notevole il prospetto del transetto, che mostra elementi architettonici di grande rilievo come la trifora, il contrafforte di sinistra aperto da piccole feritoie e al cui interno è posta una piccola scala a chiocciola e il portale che immetteva nel cimitero. Il cimitero era posto lungo questa fiancata e il suo limite era costituito dalla cappella del XIII secolo costruita in mattoni che è ancora presente. Massima opera architettonica è l'abside, la prima parte della chiesa che vedeva chi arrivava dalla via Maremmana. Si presenta racchiusa tra due contrafforti e mostra due ordini di aperture di tre monofore ad arco a sesto acuto; in alto è conclusa da un grande oculo sopra il quale ve ne è uno più piccolo; entrambe le cornici di questi oculi sono riccamente decorate. Lo stesso motivo della monofora sovrastata da un oculo si ritrova nel prospetto laterale del transetto; due di questi oculi, uno visibile dalla parte posteriore e uno dalla fiancata destra, mostrano ancora la decorazione originale. Nella parte sinistra dell'abside si trovano una porta e una monofora. Questo è quanto rimane del campanile crollato nel 1786, Va detto che nelle abbazie cistercensi la presenza della torre campanaria era un fatto assolutamente eccezionale. Sulla fiancata destra si sviluppava il chiostro, attorno al quale ruotava tutta la vita dell'abbazia. Il chiostro risultava completamente distrutto già nel XVIII secolo, ma durante i restauri degli anni venti si decise di ricostruirne, con i materiali originari, almeno una piccola parte, composta da arcate con colonne binate che permettono di intuire la notevole bellezza originaria. Nella fiancata destra si possono ancora notare le mensole su cui si appoggiava la struttura portante del portico. L'interno della chiesa si presenta privo della copertura e del pavimento, sostituito da terra battuta che in primavera si trasforma in un manto erboso.
La chiesa ha una pianta a croce latina di 69 metri di lunghezza per 21 di larghezza ed è conclusa con un ampio transetto. Lo spazio interno è diviso longitudinalmente in tre navate di 16 campate di pilastri cruciformi. Il transetto è suddiviso in tre navate, con quella orientale trasformata in quattro cappelle rettangolari poste due a due laterali a quella maggiore, la quale presenta una semplice abside rettangolare. Sia le cappelle che le campate minori del transetto mostrano ancora l'originaria copertura con volte a crociera poggianti su costoloni. In queste cappelle venivano effettuate delle funzioni liturgiche: a testimonianza di ciò nelle pareti sono visibili due nicchie, la minore usata per custodire le ampolle e la maggiore come lavabo quella più grande. Nella parete di fondo del transetto sinistro vi sono due porte: una dà accesso alla scala a chiocciola che conduceva nel sottotetto e l'altra al cimitero. Nella parete di fondo del transetto destro si trova la porta che dava accesso alla sagrestia e una apertura posta in alto sulla destra grazie alla quale i monaci, usando una scala in legno, potevano accedere direttamente alla chiesa dal dormitorio per svolgere le funzioni notturne e mattutine. Il campanile si trovava in corrispondenza della prima cappella del transetto di destra. Il transetto e le prime due campate del braccio longitudinale erano la zona riservata ai monaci; all'altezza della seconda campata di destra nel 1288 venne costruito un altare eliminando la base della semicolonna mentre la parte superiore venne ornata con una calotta decorata a figure fitoformi. Notevoli nella navate centrale sono gli archi a sesto acuto a doppia ghiera, le semicolonne da cui partivano le volte che coprivano le navate, la doppia cornice sopra le arcate e le decorazioni floreali sui capitelli. Tra i capitelli il più interessante è quello del primo pilastro di sinistra decorato con una figura antropomorfa, che potrebbe anche raffigurare l'ultimo architetto della chiesa, Ugolino di Maffeo. Sulla parete di destra all'altezza dell'ultima campata vi è un portale che originariamente dava accesso al chiostro e che attualmente costituisce l'ingresso principale alla chiesa. Del chiostro è visibile solo il lato orientale, allineato con il transetto sud: già nel XVIII secolo era completamente distrutto e gli attuali resti risalgono agli anni venti, quando fu deciso di ricostruire alcune arcate con colonne binate utilizzando i materiali originari. La sacrestia è posta al piano terreno ed è il primo ambiente che si trova venendo da sinistra. La sacrestia è coperta con due grandi volte a crociera e in questa sala sono ancora visibili tracce di affreschi dell'originaria decorazione pittorica. Attraverso una porta con arco a sesto acuto si accede all'archivio, il cui l'interno è coperto con volta a crociera. Alla sala capitolare Vi si accede da un portale con arco a sesto acuto. La sala capitolare era uno degli ambienti più importanti dell'abbazia in quanto vi si riuniva il capitolo dei monaci per deliberare gli atti che riguardavano il governo della comunità. Si tratta di un ambiente molto vasto, diviso in sei campate da colonne abbastanza basse che sorreggono altrettante volte a crociera. Traeva l'illuminazione da due grandi bifore con colonne binate aperte sul chiostro e da tre piccole monofore con arco a tutto sesto poste sulla parete di fondo.  Dalla sala capitolare si accede ad un ambiente che è stato identificato come il parlatorio. All'estremità meridionale del piano terreno si trovava lo scriptorium, dove i monaci copiavano i manoscritti. È un ambiente molto vasto, diviso in due navate da cinque pilastri cruciformi che sorreggono delle volte a crociera con decorazioni a girali. Al piano superiore si trovava il dormitorio dei monaci, suddiviso in celle, e una cappella. Il resto del complesso oggi è scomparso. Nel lato opposto alla chiesa probabilmente si trovavano il refettorio, le cucine, il focolare, i vari annessi e le latrine. Il quarto lato del chiostro era occupato dalla dispensa, dai magazzini e dai locali destinati ai conversi, che la regola imponeva fossero distinti da quelli dei monaci. Dietro il cimitero e l'abside della chiesa si trovavano le infermerie dei laici, che erano separate soprattutto per motivi igienici.

Fonte: Wikipedia

Immagine tratta da Wikipedia Autore Vignaccia76

IL CASTELLO DI ARCIDOSSO

Il castello aldobrandesco di Arcidosso si trova nella parte più alta del centro storico dell'omonima località del Monte Amiata. Dai primi del 2000 viene utilizzato sempre più, in funzione civile e istituzionale. Il castello iniziò ad essere costruito probabilmente intorno all'anno 860 poco prima del pieno Medioevo, dalla famiglia Aldobrandeschi su preesistenti costruzioni di epoca longobarda; passò successivamente nella Contea di Santa Fiora a seguito della spartizione dei beni tra i due rami della famiglia. Recenti studi archeologici hanno stabilito che, quando intorno al 1100 gli Aldobrandeschi decisero di costruire la torre maestra, la rocca possedeva di già un palazzo in pietra di due piani fatto edificare molto probabilmente dal Merchese Ugo di Toscana tra il 970 e il 995. Quello di Arcidosso è il più antico palazzo extraurbano di governo statale in Italia e uno dei più antichi d'Europa, qui risiedevano i Visconti del Monte Amiata nominati da Ugo. Gli Aldobrandeschi trasformarono e ampliarono Il Castello sopraelevando di due piani il palazzo costruendo le sue torri e le due cinte murarie merlate, anch'esse provviste di torri. Gli ultimi interventi medievali furono eseguiti dalla Repubblica di Siena dopo il 1332. Infatti nel corso del Trecento i Senesi cercarono più volte di espugnare il luogo, cosa che avvenne nel 1331 grazie all'assedio portato avanti da Guidoriccio da Fogliano; da allora Arcidosso e il suo Castello entrarono a far parte della Repubblica di Siena. Gli eventi storici successivi si legano con la storia della Repubblica senese. Nel 1980, nel Palazzo Pubblico di Siena, è venuto alla luce un affresco di probabile attribuzione a Simone Martini, in cui appare il Castello di Arcidosso in un contesto di non facile interpretazione, ma che sembra riferibile alla conquista di Guidoriccio da Fogliano del 1331. Nella seconda metà del Cinquecento, a seguito della definitiva caduta di Siena, il luogo venne inglobato nel Granducato di Toscana, seguendone le sorti da quel momento in poi. Il Castello Aldobrandesco di Arcidosso è costituito da un imponente edificio a due corpi di fabbrica (uno dei quali più ribassato), caratterizzati, nell'insieme, da una sezione quadrangolare che poggia, a tratti, su imponenti basamenti a scarpa; le pareti esterne sono rivestite in filaretto. Il lato settentrionale del complesso fortificato si caratterizza per la presenza di una Torre Maestra che si eleva oltre il tetto del corpo di fabbrica più alto. La sommità della torre è coronata da una serie di archetti ciechi poggianti su mensole, che costituiscono la base della merlatura soprastante. Ancora oggi è rimato un tratto della prima cinta muraria che collega il Castello con l'ex Palazzo della Cancelleria, dove, prima che venisse costruito nel 1700 c'era una Torre che collegava le mura vicine al Castello con la Porta di Castello.

Fonte: Wikipedia

domenica 28 luglio 2013

7-11 AGOSTO 2013: LA SETTIMANA MEDIEVALE DI TRANI

La settimana Medioevale di Trani è uno degli eventi più importanti dell'estate tranese. La manifestazione ridà lustro all'Ordine dei Templari, colora il borgo con spettacoli di balli, poesia e giochi di fuoco e rievoca il matrimonio di Re Manfredi con Elena Comneno. La nuova edizione si terrà dal 7 all'11 agosto e inizia proprio il 7 con "La Notte dei Templari" con un corteo storico che partirà dalla chiesa templare di Ognissanti per raggiungere a piazza Duomo dove dinanzi ad un accampamento un chierico narrerà le imprese dei famigerati cavalieri mentre alcune pellegrine inveiscono a causa dei tesori accumulati. Il giorno 8 i templari, dopo aver passato una notte di torture e soprusi, vengono portati per le vie della Città in un corteo imbattendosi in streghe, pellegrini fino ad arrivare al molo S. Lucia dove verranno messi al rogo dinanzi il loro traditore. Il giorno 9 agosto, in Piazza Quercia, l’Associazione fa un omaggio alla città per il 950° anniversario degli Ordinamenta Maris, rappresentando il quadro del Molinari. Gli Ordinamenta et consuetudo maris edita per consules civitatis Trani, sono il codice marittimo più antico che si conosca, compilato nell’anno 1063. Trattasi di una raccolta di norme consuetudinarie dirette a regolare e decidere le controversie nate tra gente di mare raccolte dai Consoli tranesi Angelo de Bramo, Simone de Brado, Nicola de Roggiero, dei più esperti in arte de mare. Il giorno 10 agosto hanno inizio le celebrazioni del Matrimonio di Re Manfredi: dal Castello Svevo partono due cortei che si snodano per la città, dividendo il pubblico presente tra i seguaci della principessa Elena e quelli di Re Manfredi. Confluiti i due cortei presso Piazza Quercia, ha luogo la rappresentazione dell’incontro tra i due reali. Tutta la corte si reca davanti al castello ove, con uno spettacolo di fuochi, si aprono i festeggiamenti in onore di Elena. Al termine dello spettacolo, il castello sarà animato con dame, il balletto medioevale, cavalieri con combattimento all’arma bianca, sbandieratori, mangiafuochi, tamburini e giullare.

LA SETTIMANA MEDIOEVALE: PROGRAMMA DELL'EDIZIONE 2013

LA NOTTE DEI TEMPLARI

Mercoledì 7 agosto 
Ore 20,30: Chiesa Ognissanti: Partenza dei Templari
Ore 21,15: Piazza Duomo: Chierico narra le gesta dei Templari
Ore 22,00: Piazza Duomo: Cattura dei Templari
Ore 22,20: Castello Svevo: Arrivo dei prigionieri
Giovedì 8 Agosto 
Ore 20,30: Castello Svevo: Chierico narra la fine dei Templari
Ore 20,50: Castello Svevo: I prigionieri verso l’esecuzione
Ore 21,50: Molo S. Lucia: “ Il Tramonto dell’Ordine"

RIVIVERE IL BORGO - “ ORDINAMENTA ET CONSUETUDO MARIS “

Venerdì 9 agosto
Ore 21,00: Piazza Quercia: "Promulgazione delle leggi"
Ore 22,00: Piazza Quercia in festa medioevale

IL MATRIMONIO DI RE MANFREDI

Sabato 10 agosto
Ore 18,45: Piazza Re Manfredi (Castello Svevo): esibizione dei musici e giullare
Ore 19,15: Castello Svevo: Araldo racconta la storia dei Reali
Ore 19,30: Uscita dal Castello di Re Manfredi con corte
Ore 19,45: Uscita dal Castello della Principessa con corte
Ore 20,30: Piazza Quercia: Incontro dei Reali
Ore 21,30: Festeggiamenti in onore dell’arrivo della Principessa Elena
Domenica 11 agosto
Ore 19,30: Piazza Re Manfredi: esibizione di musici e giullare
Ore 20,00: Piazza Re Manfredi: uscita dal Castello della delegazione per la veglia e investitura a cavalieri.
Ore 20,15: Piazza Re Manfredi: uscita da Castello dei reali con corte per la celebrazione del matrimonio
Ore 21,00: Castello Svevo: Festeggiamenti finali
Ore 21,30: Corteo a conclusione della Settimana Medioevale.


sabato 27 luglio 2013

MOSTRA ITINERANTE DELLE GIOSTRE E DEI PALII AMELIA - TERNI IL 27/07/13

E’ Amelia (TR) la città prescelta per ospitare l’edizione 2013 della mostra itinerante sulle Giostre sulle Quintane e sui Palii iniziativa del progetto, unico in ambito nazionale, denominato “Si dia inizio al Torneamento - Giostre e Palii d’Italia”. La mostra sarà allestita nelle prestigiose sale di Palazzo Petrignani (via del Duomo 3) sede dell’Ente Palio dei Colombi e vedrà in esposizione le manifestazioni cavalleresche più importanti della penisola aderenti al progetto che giunge al suo sesto anno di attività. La mostra sarà inaugurata sabato 27 luglio alle 17 e vedrà la partecipazione, oltre che del Presidente dell’Ente Palio dei Colombi Carlo Paolocci e dell’ideatore Roberto Parnetti, anche delle personalità cittadine. A seguire la sfilata per le strade del centro storico che vedrà anche la partecipazione delle delegazioni di alcune città, sedi di rievocazioni storiche, che porteranno in corteo il Palio assegnato nell’edizione di quest’anno della propria manifestazione. Ventitre le manifestazioni che hanno aderito. Tra le mancate adesioni, quelle di Siena e Legnano. Gli stessi andranno poi ad arricchire la mostra che resterà aperta fino a domenica 11 agosto giorno della disputa del Palio dei Colombi.

Fonte: LegnanoNews.it

venerdì 26 luglio 2013

"RAPINE, ASSEDI, BATTAGLIE. LA GUERRA NEL MEDIOEVO" - SETTIA ALDO A.

Pochi periodi storici hanno avuto un rapporto tanto frequente con la guerra come il Medioevo. Una guerra anzitutto di saccheggio dove non contava tanto il significato politico della vittoria quanto il bottino rimasto nelle mani. Distruggere e depredare i beni del nemico, sottrargli quanto quanto più possibile della sua ricchezza, era infatti in cima ai pensieri di ogni soldato. Dal punto di vista militare, gli strateghi medievali avevano poi una vera e propria ossessione per l'assedio, cioè per l'attacco e la difesa delle numerosissime località fortificate che caratterizzavano il paesaggio. Pochissimo spazio rimaneva per uomini schierati faccia a faccia, rare erano le battaglie in campo aperto, quasi mai decisive per le sorti di eserciti fragili, profondamente legati alle necessità stagionali, alla produzione agraria e alle bizzarrie del tempo meteorologico. Nelle pagine di questo libro, il racconto avvincente dei campi di battaglia tra il terrore della morte e le privazioni dei soldati.


Autore Settia Aldo A.
Prezzo € 12,20
Dati         2009, 358 p., brossura, 4 ed.
Editore Laterza  (collana Economica Laterza)

LA CASATA DEGLI HOHENZOLLERN

La Casata degli Hohenzollern è una dinastia tedesca di principi elettori, re di Prussia, sovrani di Romania e imperatori di Germania. La famiglia usa il motto Nihil sine Deo (Nulla senza Dio). La famiglia Hohenzollern ha origine nell'area intorno alla città di Hechingen in Svevia durante l'XI secolo. Presero il nome dal castello di Burg Hohenzollern, presso la sopracitata città, che fu la loro prima dimora. La famiglia si divise in due rami, quello cattolico di Svevia e quello protestante di Franconia. Il ramo svevo dominò l'area di Hechingen e Sigmaringen, a sud di Stoccarda, fino al 1849, per poi rinunciare ai propri domini per riunirsi come ramo cadetto a quello di Franconia. Quest'ultimo ebbe più fortuna: i discendenti della linea di Franconia infatti acquisirono il Brandeburgo nel 1418 e il Ducato di Prussia nel 1525. L'unione di queste due linee di Franconia nel 1618 permise la creazione del Regno di Prussia nel 1701, lo stato che portò successivamente all'unificazione della Germania e all'Impero Tedesco nel 1871. La dinastia perse il potere alla fine della Prima guerra mondiale, quando fu deposto l'ultimo re di Prussia e imperatore tedesco, Guglielmo II. Le notizie più antiche che menzionano gli Hohenzollern risalgono al 1061. L'origine, accettata dagli studiosi, dei conti di Zollern risale alla dinastia Burchardinger.
Burcardo I (m. 1061)
Federico I (prima del 1125)
Federico II (ca. 1142)
Federico III (prima del 1171 - ca. 1200), fino al 1192 anche Burgravio di Norimberga.
Dopo la morte di Federico III, i figli si divisero le terre di famiglia tra loro: il maggiore, Corrado III, ricevette il burgraviato di Nuremberg nel 1218 dal fratello più giovane, fondando quindi la linea di Franconia degli Hohenzollern; il fratello minore, Federico IV, fondò invece la linea sveva. La linea di Franconia si convertì al Protestantesimo mentre la linea sveva rimase Cattolica. Regnando sui principati tedeschi minori di Hechingen e Sigmaringen, questo ramo della famiglia rimase cattolico e si divise poi nelle casate di Hechingen e Sigmaringen. Non si espansero mai oltre questi due principati svevi il che fu una delle ragioni per cui divennero relativamente ininfluenti nella storia tedesca per gran parte della loro esistenza. Mantennero comunque una dinastia regale e sposarono membri di grandi case reali europee. Gli Hohenzollern-Hechingen, dopo aver ceduto i diritti sul proprio principato alla Prussia nel 1849, infine si estinsero nel 1869; un discendente di questa linea fu l'Arciduchessa Sophie Chotek von Chotkowa moglie dell'Arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este.
Invece la famiglia Hohenzollern-Sigmaringen regnò sulla contea di Sigmaringen fino al 1849, anno in cui il principe Carlo Antonio la cedette alla Prussia. Fu quindi scelta per diventare la famiglia reale di Romania nel 1866. A un altro membro di questa famiglia, Leopoldo, fu offerto il trono spagnolo dopo la rivolta che destituì la regina Isabella II. Sebbene incoraggiato da Bismarck ad accettare, Leopoldo si ritirò dopo che l'imperatore di Francia Napoleone III espresse le sue obiezioni. Nonostante questo, la Francia cominciò il conflitto dando luogo alla guerra franco-prussiana. A partire dal XIV secolo, questo ramo della famiglia intraprese un'espansione attraverso matrimoni e acquisto di terre. La casata aggiunse gradualmente possedimenti alle proprie terre, all'inizio con piccole acquisizioni, come le margravie di Ansbach nel 1331 e Kulmbach nel 1340. Tuttavia, la concessione del Brandeburgo e l'eredità del Ducato di Prussia portò gli Hohenzollern dal rango famiglia principesca minore a una tra le più importanti d'Europa. Questa linea appoggiò inoltre gli Hohenstaufen e gli Asburgo come reggenti del Sacro Romano Impero durante il XII e il XV secolo, il che li ricompensò con numerosi benefici territoriali.

Burgravi di Norimberga (1192-1427)

1192–1200/1204: Federico I
1204–1218: Federico II
1218–1261/1262: Corrado III
1262–1297: Federico III
1297–1300: Giovanni I
1300–1332: Federico IV
1332–1357: Giovanni II
1357–1398: Federico V
Alla morte di Federico V, il 21 gennaio 1398 le sue terre vennero ripartite tra i suoi due figli:
1398-1420: Giovanni I (anche Margravio di Brandeburgo-Kulmbach)
1420-1427: Federico VI (anche Elettore di Brandeburgo e Margravio di Brandeburgo-Asbach)
Alla morte di Giovanni I, l'11 giugno 1420, i due principati vennero momentaneamente riuniti sotto Federico I. Dal 1412 Federico VI divenne Margravio di Brandeburgo col nome di Federico I ed Elettore di Brandeburgo col nome di Federico I. Dal 1420 egli divenne Margravio di Brandeburgo-Kulmbach. Alla sua morte, il 21 settembre 1440, i suoi territori vennero divisi tra i suoi figli:
Giovanni II di Brandeburgo-Kulmbach
Federico II di Brandeburgo
Alberto III di Brandeburgo
Dal 1427 il titolo di Burgravio di Norimberga venne incluso nei titoli di Margravio di Brandeburgo e di Margravio di Brandeburgo-Kulmbach.


ELEMENTI MEDIEVALI NEL FORO DELLA PACE A ROMA

Una campagna di scavi condotta sotto la supervisione del prof. Santangeli Venziani e dell'Università degli Studi Roma 3 ha scoperto, con l'accordo della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Roma tracce di insediamenti abitativi che si possono collocare nel medioevo. La scoperta è avvenuta nel foro della Pace costruito dopo la conquista di Gerusalemme (di cui l'arco di tito porta in bassorilievo elementi molto evidenti). Sono state scoperte tra la basilica di Massenzio e la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano resti di strutture residenziali e lavorative risalenti al XII secolo. Scendendo ancora di più è stato scoperto anche un impianto di produzione metallurgica risalente al IX secolo. La Soprintendenza tra valutando di creare un tunnel che colleghi le varie parti del Foro in modo da offrire ai turisti un percorso di visita che parte dalla via Sacra e termina dinanzi alla Curia.

per Sguardo Sul Medioevo Emiliano Amici

giovedì 25 luglio 2013

ORDINE DI SAN GIACOMO

L'Ordine di Santiago o Ordine di San Giacomo di Compostela è un antico ordine monastico-militare sorto nel XII secolo nel Regno di León e reso dinastico nel 1482. Deve il proprio nome al santo patrono di Spagna, Giacomo il Maggiore, sotto la cui egida i Cristiani della Galizia e delle Asturie iniziarono nel IX secolo a combattere i Musulmani di Spagna. La prima fondazione dell'Ordine fu militare, quando nell'anno 1170 il re Ferdinando II di León incaricò un gruppo di cavalieri conosciuti come i frati de Caceres di difendere la città di Caceres, che dovettero poi abbandonare una volta conquistata dai Musulmani. La fondazione religiosa si attribuisce al re Alfonso VIII di Castiglia, con l'approvazione di papa Alessandro III mediante una bolla del 5 luglio 1175. La regola originale dell'Ordine fu composta dal cardinale Alberto Morra (futuro papa Gregorio VIII ). I cavalieri dell'Ordine di Santiago accettarono i voti di povertà e obbedienza. Tuttavia, all'organizzarsi scelsero la regola degli Agostiniani invece che quella Cistercense e che i propri membri non fossero obbligati a fare voto di castità e potessero contrarre matrimonio (alcuni dei fondatori erano sposati). La bolla di Alessandro III raccomandava il celibato, ma lo statuto precisava: «In coniugale castità, vivendo senza peccato, imitano ai primi padri, perché è meglio sposarsi che bruciare». Alfonso VIII cedette all'ordine Uclés (1174), diventando sin d'allora la principale casa dell'ordine stesso, poi Moya e Mira (1211), alle quali si unirono in seguito Osa, Montiel e Alhambra. I cavalieri di Santiago parteciparono alla riconquista dei marchesati di Teruel e Castellon e combatterono nella Battaglia di Las Navas de Tolosa (1212). I monarchi Castellanoleonesi concessero all'Ordine privilegi che permisero ad esso di ripopolare estese regioni dell'Andalusia e della Murcia. Durante il XV secolo l'ordine spostò il suo raggio d'azione nella Sierra Morena prendendo come luogo di residenza delle maestranze il paese di Llerena, producendo una forte crescita demografica in tutta la zona. Con il passare del tempo e la fine o il rallentamento della Reconquista, l'Ordine di Santiago si vide implicato in lotte interne alla Corona di Castiglia. Allo stesso tempo, gli immensi beni dell'ordine obbligarono l'ordine stesso a sostenere le pretese della corona. Essendo il gran Maestro dell'ordine molto influente, non erano rare le lotte interne per la conquista del potere. Si arrivò ad un tale punto di discredito presso il popolo che alla morte nel 1493 dell'allora gran Maestro Alonso de Cardenas, i Re Cattolici chiesero alla Santa Sede di mettere fine alla corruzione e agli scandali. Così con la supplica dei re Alessandro VI concedette a loro l'amministrazione dell'ordine, ricompensa che poteva essere vista come un ringraziamento per gli sforzi fatti per proteggere la fede cattolica. Con la morte di Ferdinando il Cattolico, l'amministrazione passò per successione all'imperatore Carlo V, e il papa Adriano VI unì per sempre la corona spagnola con l'ordine di Santiago, Ordine di Calatrava e Ordine di Alcantara nel 1523. Sino ad allora il gran maestro era eletto dal consiglio dei tredici, così chiamato perché composto da tredici cavalieri designati tra i governatori dell'ordine. Oggi l'Ordine di Santiago esiste ancora, sotto la Corona spagnola. Attualmente conta 35 cavalieri e 30 novizi. Nell'Ordine sono ammessi solo aspiranti di nobile estrazione. Fino al 1653 l'ascendenza nobile veniva controllata solo nella genealogia paterna, dopo di che furono apportate modifiche ai requisiti e si chiese anche la nobiltà di ascendenza nella linea materna. Altri requisiti essenziali per entrare a far parte dell'Ordine sono l'obbligo per il richiedente di essere cattolico praticante, di essere figlio legittimo dei genitori, i quali a loro volta devono essere figli legittimi e lo stesso requisito è richiesto per i nonni, e non deve discendere da non-cristiani.

Membri dell'Ordine

Pedro Fernández (1170-1184)
Fernando Díaz (1184-1186)
Sancho Fernández (1186-1193)
Gonzalo Rodríguez (1193-1204)
Suero Rodríguez (1204-1206)
Fernando González de Marañon (1206-1210)
Pedro Arias (1210-1212)
García González de Candamio (1214-1217) (prima volta)
Martín Peláez Barragán (1218-1221)
García González de Candamio (1222-1224) (seconda volta)
Fernán Pérez Chacín (1224-1226)
Pedro González (1227-1237)
Rodrigo Yánez (1239-1242)
Pelayo Pérez Correa (1243-1275)
Gonzalo Ruiz Girón (1275-1279)
Pedro Núñez (1279-1286)
Gonzalo Martel (1286)
Pedro Fernández Mata (1286-1293)
Juan Osórez (1293-1310)
Diego Muñiz (1310-1318)
García Fernández (1318-1327)
Vasco Rodríguez (1327-1338)
Vasco López (1338)
Alonso Meléndez de Guzmán (1338-1342)
Federico Alfonso di Castiglia (Fadrique Alfonso de Castilla) (1342-1358)
García Álvarez de Toledo (1359-1366)
Gonzalo Mejía (1366-1371)
Fernando Osórez (1371-1383)
Pedro Fernández Cabeza de Vaca (1383-1384)
Rodrigo González Mejía (1384)
Pedro Muñiz de Godoy (1384-1385)
García Fernández de Villagarcía (1385-1387)
Lorenzo Suárez de Figueroa (1387-1409)
Enrico di Castiglia(1409-1445)
Álvaro de Luna (1445-1453)
Giovanni II di Castiglia (1453 amministratore)
Enrico IV di Castiglia (1453-1462) (amministratore)
Beltrán de la Cueva (1462-1463)
Alfonso di Castiglia (1463-1467)
Giovanni Pacheco (1467-1474)
Alonso de Cárdenas (1474-1476 en León) (prima volta)
Rodrigo Manrique (1474-1476 in Castiglia)
Ferdinando II d'Aragona (1476-1477 amministratore)
Alonso de Cárdenas (1477-1493) (seconda volta)
Re cattolici (1493-...) Amministratori. Incorporazione definitiva nella Corona di Spagna durante il regno di Carlo I.

Fonte: Wikipedia

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