Pagine

Visita il Primo Museo Didattico Templare Permanente in Italia!

Scopri la storia dei Templari con il Primo Museo Didattico Templare Permanente in Italia sito a Viterbo!

Vuoi visitare Viterbo?

Se vuoi visitare Viterbo, l'Appartamento uso turistico di Emiliano e Rosita è il punto ideale per la tua vacanza!

La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

I personaggi e i fatti più importanti del ciclo arturiano e della Tavola Rotonda

Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

Visualizzazione post con etichetta Papa Pierluigi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Papa Pierluigi. Mostra tutti i post

sabato 8 novembre 2014

TORRE SANTA SABINA, BRINDISI

Sulla strada provinciale che collega Brindisi con il capoluogo pugliese, si prende lo svincolo in direzione Carovigno per dirigerci in direzione di una località balneare, conosciuta nel territorio brindisino e frequentata durante il periodo estivo, ovvero Torre Santa Sabina. Dopo aver parcheggiato la macchina, ci dirigiamo verso il viale principale pieno di bar, pub, gelaterie, ristoranti, discopub, bancarelle e giostre, dove all'orizzonte si vede la celebre Torre per difendere la zona dagli attacchi provenienti dal mare. Con le imersioni archeologiche, avvenute negli anni '70, fa presumere che Torre Santa Sabina fosse un luogo di sbarco portuale durante il periodo della Messapia¹ dell' antica Carbina (attuale Carovigno) dove le navi che giungevano dall'Oriente commerciavano i loro prodotti con le altre città messapiche che potevano essere Kaìlia (Ceglie Messapica), Orra (Oria), Brention (Brindisi), Gnathia (Egnazia) e Sturnium (Ostuni). Durante questi scavi sono stati rivenuti circa 8.000 reperti a partire dall'età Micenea (1.600 a.C.-1.000 a.C.) fino all'età tardoantica, ma anche qualche rivenimento archeologico risalente al periodo medioevale. 
Secondo le teorie degli archeologi, il bacino del mare di Torre Santa Sabina fosse utilizzato come discarica portuale per gettare le ceramiche rotte durante la fase di ancoraggio o semplicemente caduti in mare. La scoperta incredibile, secondo gli archeologi, è il rinvenimento della metà di un relitto² risalente con probabilità in un periodo tra la fine del III secolo d.C e gli inizi del IV secolo d.C grazie ai rinvenimenti della ceramiche, per il suo stato di conservazione. Durante per il periodo di dominazione bizantina, il territorio circostante era circondato da grotte rupestri, e di cui probabilmente il nome di Santa Sabina risalirebbe al culto dedicato alla Santa in queste grotte. Nel 1226, i Cavalieri Teutonici³ decisero di fondare un ospedale per assistere i feriti che giungevano dalle crociate, e fondarono anche un cappella ma non si conoscono notizie circa l'esistenza di una torre. Le prime testimonianze sull'esistenza della torre si ebbero grazie all'inventario da parte di Raimondo Balzo Orsini⁴ che fosse stata distrutta, e risalente al XIII secolo. 
Si possono trovare tracce della torre in un importante documento del 1557 dove raccontava l'utilizzo delle pietre provenienti delle cave carovignesi per la costruzione di una chiesa a Bari, e ciò far capire che il trasporto fosse avvenuto via mare. Nel 1597 i proprietari dovettero vendere in maniera forzata la torre alla Corona per diventare sede di un gruppo di soldati che avevano il compito di combattere la guerra contro il contrabbando. Nella notte tra il 25 e il 26 novembre 1815 ci fu un tentativo di incursione da parte di un gruppo di corsari ma i soldati che controllavano la torre riuscirono a eliminare la minaccia. Nel 1829, il governo dell'Italia Meridionale era nelle mani della dinastia dei Borboni, decisero di vendere ai privati tutte le torri costiere presenti nella regione perché non servivano più allo scopo della difesa via mare, e nessuno si fece avanti per acquistarla. Nel 1915 la torre si trovava in una situazione di totale degrado, ma ottenne un acquirente, ovvero l'ammiraglio Alfredo Dentice di Frasso⁵ il quale decise di farla ristrutturare da un ingegnere leccese. I suoi successori decisero di vendere la torre ai privati, precisamente alla famiglia Russo, tuttora proprietari, i quali decisero di iniziare dei lavori di ristrutturazione per conservare e preservare al meglio la torre come la vediamo oggi, e se la torre non fosse stata acquistata dagli ultimi due proprietari, in questi anni parleremo di una torre in rovina totale o peggio della sua scomparsa. La Torre di Santa Sabina è una delle tre torri costiere, insieme a Torre San Giovanni di Ugento (LE) e San Pietro a Bevagna di Manduria (TA), a forma ottagonale a forma di ottagono a cappella da prete della Puglia. Un'altra particolare di questa torre è la forma stellare con quattro spigoli orientati in direzione dei punti cardinali, mentre sono visibili le merlature di tipo guelfa. Visibilmente questa torre collega con Torre Pozzelle (Ostuni) e Torre Guaceto che comunicavano tra loro attraverso un piccolo falò acceso dai soldati quando avvistavano in lontananza il pericolo proveniente dal mare, in particolare le incursioni dei Turchi a partire dal 1453 quando Costantinopoli venne conquistata.

Note

¹ Periodo di occupazione della popolazione dei Messapi nel territorio comprendente la Murgia meridionale, le provincie di Brindisi, di Lecce, e una parte della provincia di  Taranto a partire dall' età del ferro fino alla conquista romana del 272 a.C.
² Il relitto mostra il fasciame esterno, ovvero il guscio, è costituito da tavole saldate tra loro con linguette a cui sono fissate numerose ordinate ed alcune tavole del fasciame interno, cioè il paiolato della stiva. È tuttora visibile il robusto paramezzale con la scassa e l’alloggiamento del piede dell’albero. Gli archeologi sostengono che la nave possedeva una misura i 20 metri di lunghezza e possedeva un numero alto di tonnellaggio. 
³ L' Ordine dei Fratelli della Casa Ospitaliera di Santa Maria dei Teutonici in Gerusalemme è un ordine monastico-militare fondato in Terra Santa per assistere i pellegrini che giungevano dalla Germania. L'origine risale al 1199 quando un cavaliere tedesco viene ferito in battaglia per la presa di Gerusalemme e curato da mercanti tedeschi, giunti per pellegrinaggio, che decisero di dedicarsi all'attività di ospitalità e assistenza dei pellegrini fondando l' ospedale dotato di foresteria e una cappella dedicata alla Vergina Maria. L' ordine Teutonico ebbe un notevole sviluppo nell'area germanica e nell'area baltica dove possedevano numerose commende. I Cavalieri dell'ordine Teutonico venivano riconosciuti dalla loro veste bianca con una croce sul petto di colore nero.
⁴ (Nocera Inferiore, 1361-Taranto, 1406). E' stato Gran Connestabile del Regno di Napoli, Conte di Soleto, Bisceglie, Lecce, Duca di Benevento, Bari, Signore di Otranto, Nardò, Ugento, Gallipoli, Oria, Ostuni, Martina Franca, Tricase, Principe di Taranto, Gonfaloniere della Sacra Romana Chiesa
⁵ La famiglia Dentice di Frasso possiede alcuni edifici dal carattere storico-culturali come il Castello di San Vito dei Normanni e il Castello di Carovigno.

Bibliografia

R.W.,"Torre Santa Sabina, le prime foto dal cimitero (sommerso) delle navi", Corriere del Mezzogiorno, 01/10/2009
Antonella Lippo,"La nave che trasportava leccomo africane. A Santa Sabina, cimitero marino di relitti", Corriere del Mezzogiorno, 14/01/2011

Sitografia


Documentario

Terre del Salento, TeleRama, 29/07/2011

Foto:

www.falpala.it (Cavaliere Teutonico)


© Brindisi Medievale. Tutti i diritti riservati. Articolo di Pierluigi Papa

lunedì 20 ottobre 2014

IL CASTELLO DI ORIA


Dalla parte più alta della collina, denominata Colle del Vaglio, della millenaria città di Oria, sorge il suo maestoso castello che controlla il territorio intorno ad essa per difenderla dagli assedi degli eserciti nemici. Il castello è considerato un "gioiello" dell'architettura militare non solo per quanto riguarda il territorio brindisino ma dell'intera Puglia grazie alla sua bellezza e particolare struttura. Nei pressi del castello fino ai pressi dell'odierna Piazza Cattedrale era situata un acropoli di origine messapica di cui si possono vedere, in parte, alcuni resti delle mure risalenti al VI secolo a.C. Nel 880, quando l'Italia Meridionale era sotto il dominio bizantino, il vescovo Teodosio decise di costruire una chiesa, all'interno delle mure cittadine, con l'intento di conservare le reliquie dei Santi Martiri Crisante e Daria, riportata alla luce nel 1822 e situata sotto la piazza d'arme del castello. 

La Storia del Castello

Con l'arrivo dei normanni, giunti nel 1071, si iniziò il processo di incastellamento della città con la costruzione del primo nucleo difensivo della città, come si può notare dalla torre a forma quadrata nell'angolo meridionale di sinistra dell'edificio militare. Dopo circa duecento anni, il castello venne amplificato e rafforzato ma soprattutto accogliente  secondo le esigenze dell'epoca, ovvero l'epoca sveva dell'imperatore Federico II di Svevia, attendendo l'arrivo a Brindisi della futura sposa Iolanda di Brienne, e da tale evento prenderà spunto per l'odierna rievocazione del Torneo dei RioniAltre modifiche al castello sono state effettuate durante il periodo angioino con la costruzione delle due torri cilindriche situate al centro e alla destra della cinta muraria meridionale. Nel 1407 abbiamo notizie dell'arrivo della regina di Napoli, Maria d'Enghien, il quale venne ospitata presso il castello, mentre il suo sposo Ladislao giungerà sette anni più tardi nel 1414. Nel 1433 ci fu l'assalto, da parte del condottiero molisano Giacomo o Jacopo Caldorna che, dopo tentativi di entrare al castello, dovette arrendersi. Con il cambio di dinastia nel Regno di Napoli tra gli angioini e gli aragonesi, nel 1447 giunsero Isabella di Chiaramonte con il re Ferrante d'AragonaNel 1480, Alfonso II di Napoli partì dalla città federiciana per riprendere, ottenendo una vittoria, la città di Otranto dal controllo turco, conquistata il 14 agosto ricordando le 800 decapitazioni dei Martiri di Otranto per aver rifiutato la conversione all'Islam e la leggenda di Antonio Primaldo che dopo la sua decapitazione rimase in piedi fin quando l'ultimo morì.

Grazie all'invenzione delle armi da fuoco, il castello "svevo" venne riadattato, nuovamente, alle esigenze dell'epoca per fronteggiare gli assalti con l'utilizzo dei cannoni e altre armi.

Per un lungo periodo di tempo non si hanno notizie particolari sul castello fino a quando il 15 dicembre 1933 il Comune di Oria lo cedette alla famiglia Martini Carissimo ricevendone Palazzo Martini, divenuto sede municipale della città. La famiglia decise di ristrutturare il castello assegnando l'incarico all' architetto Carlo Ceschi, e grazie allo sforzo economico compiuto da essi che il re d'Italia Vittorio Emanuele III decise di conferirli il titolo di Conti del Castello d'OriaNel periodo post-bellico, precisamente dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel castello soggiornò per  l'ultima regina d'Italia, Maria Josè di Savoia e il cardinale francese Eugenè TisserantIl 2 giugno 2007 i coniugi Romanin della Borgo Ducale s.r.l., i quali decisero di acquistare il castello per ristrutturarlo, ma dopo pochi anni il castello viene sequestrato per lavori abusivi e ancora in questo periodo si sta svolgendo il processo. Tuttora il castello è al vaglio della magistratura, ma concede la disponibilità delle visite guidate al castello nei giorni stabiliti da essa.

     

L'Architettura del Castello

Come già accennato nell'introduzione, il maniero si trova nella collina più alta della città a circa 166 m.s.l.m (livello del mare) per la sua posizione strategia e per la eccellente visibilità del territorio circostante in caso di un attacco nemico. 
La struttura, come visibile nella figura accanto, ha una forma di triangolo isoscele, ovvero di una figura geometrica che possiede due lati uguali e due angoli uguali, con il vertice rappresentato dalla Torre dello Sperone, probabilmente risalente al periodo svevo, adatta per la difesa, attraverso l'utilizzo degli arcieri che scagliavano le frecce per respingere l'attacco nemico grazie alla sua forma alta e sventata, ottima per la difesa proveniente dalla campagna. La torre, rappresentata col colore azzurro sulla pianta, è dotata di merli, elementi caratteristici dell'architettura militare utilizzati per la difesa passiva dal lancio di frecce nemico per poi contrattare oppure per la difesa attiva quando potevano essere scalzati precipitando sugli assedianti il quale tentavano la scalata alle mura o che si assiepavano dinnanzi alle porteLa tipologia di merlatura presente nella torre è quella guelfa, cioè avente la sommità squadrata come visibile nella figura accanto. La torre è anche formata da beccatelli, ovvero elementi architettonici utilizzati nelle torri, balconate, cammini di ronda e altro, per aumentare la difesa grazie agli spazi lasciati, detti caditole o piombatoie, con l'intento di lasciar cadere elementi liquidi come per esempio l'olio bollente versato ai soldati nemici o alle macchine d'assedio di legno e successivamente gli arcieri scoccavano le frecce infuocate, grazie all'olio versato sulla punta della freccia, oppure lanciavano elementi pesanti come per esempio grandi massi di pietra. 

Dalla torre ci spostiamo in direzione della piazza d'arme, la parte colorata di verde sulla pianta, sempre a forma di triangolo isoscele, dove potevano contenere dalle 3.000 alle 5.000 di soldati pronti a difendere il castello con le loro spade e con le loro lance. Nei pressi della torre del Salto si può trovare l'ingresso alla Cripta di Crisante e Daria, accennati nel paragrafo precedente, che si accede scendendo alcune scale. Nel tratto di mura, sono visibili alcune tracce dell'antica chiesa, in particolare, le tre arcate. Qui è ancora visibile il passaggio sotteraneo che serviva alla popolazione oritana di allontanarsi dalla città in caso di assedio. Ci dirigiamo verso le mure meridionali del castello dove si possono trovare le due torri dalle forme cilindriche con la presenza dei beccatelli, risalenti al periodo angioino, denominate  Torre del Cavaliere e Torre del Salto, e il Mastio dalla forma quadrata risalente al primo nucleo difensivo di epoca normanna. La torre del Cavaliere, colorata in arancione sulla mappa, è così denominata perché era il luogo dove i cavalieri si armavano e si vestivano per respingere gli assalti dell'esercito nemico, mentre la torre del Salto, colorata in rosso, chiamata in questo modo per via della leggenda di una ragazza che si è gettata per sfuggire a un signore.

Le due torri, collegate attraverso un passaggio stretto, si trovano sulla parte meridionale delle mura del castello, ovvero la parte più vulnerabile della collina, e perciò si decise di rafforzare il sistema difensivo. Per salire in cima alle due torri cilindriche, i soldati utilizzavano la scala a chiocciola dove possedevano una visuale perfetta del territorio circostante, infatti, sulla sinistra il visitatore riesce a vedere la cupola della Chiesa Madre della vicina città, distante 10 Km, di Francavilla Fontana. Se i difensori avvistavano i nemici ad est, intuivano che l'attacco è partito da Brindisi perchè in linea d'aria Brindisi si trova a est di OriaConcludiamo la nostra gita al castello raccontando del mastio risalente con probabilità al periodo normanno.

Vi domanderete: <>
Il Mastio è la torre più alta dell'intero castello, utilizzato come l'ultima difesa in caso di un attacco nemico. Come potete vedere nella mappa, per accedere a questa del castello bisogna attraversare una serie di edifici. Di questa torre potete notare l'elemento scarpato del basamento, elemento visibile nel castello di Mesagne, per essere maggiormente difendibile dall'alto e difficoltoso per gli assedianti che attaccavano dal basso, e aggiungendo che in questa torre si possono trovare i famosi beccatelli. L'interno era suddiviso in due piani, creando quattro stanze in totale tra le due attuali sali grandi, divisi attraverso un soffitto in legno, di cui tuttora si possono vedere gli attacchi delle travi. Nella parte superiore di una delle due sale è ancora visibile un caminetto per riscaldare l'ambiente nelle giornate fredde d'inverno, elemento che si può vedere nel celebre Castel del Monte situato ad Andria.




Fonte:
ñ      Terre dei due Mari, TeleRama, 19/11/2010


Foto:

[1] rtmweb.it
[2] ilsacroregnodellepuglie.weebly.com
[3] vomero.it
[4-5] stupormundi.it (N.B. Le zone solo colorate dall'autore dell'articolo)
[6] tripadvisor.it
[7] spaziovidio.it
[8] treccani.it
[9] castelsintheworld.wordpress.it
[10] viaggiareinpuglia.it

Articolo di Pierluigi Papa del blog Brindisi Medievale. Tutti i diritti riservati

domenica 31 agosto 2014

TORNEO DEI RIONI - ORIA 2014

E' il Rione Castello, vincitore di sette palii consecutivi e del sedicesimo palio, ad aggiudicarsi la quaratanottesima edizione del Torneo dei Rioni di scena nella città federiciana di Oria, in provincia di Brindisi. La settimana del Torneo inizia giovedì 7 agosto con la "Athletis signum" ovvero la cena e la cerimonia propiziatoria del Rione Lama con piatti tipici dell'epoca federiciana, con balli medievali, giocolieri e mangiafuoco.Il giorno successivo si è tenuta la celebrazione per la benedizione del Palio presso il Santuario di Sant'Antonio, come avviene in diversi palii organizzati, tra cui il celebre Palio di Siena. Nello stesso giorno viene inaugurato l'accampamento medievale, giunto alla nona edizione, organizzato dalla compagnia d'arme "Milites Fridericii II" della città dove non solo viene rievocato l'accampamento militare ma anche rievocazioni di scena di vita quotidiana condita da danza e musica con l'intrattenimento per i bambini. Arriva il giorno, che precede il Torneo, con il Corteo Storico che passa per le vie della città con la partenza dall'Istituto dei Padri Rogazionisti fino all'arrivo in Piazza Manfredi, con la presentazione del Palio e il Bando del Torneo. Allo stesso tempo venne aperto, nei pressi delle vecchie scuole elementari E. De Amicis, il mercato medievale, giunto alla quarta edizione, organizzata dall' A.C.E.S.D.I.S.O in collaborazione con l' Accademia Federico II e gli Arcieri Storici Federico II per ritornare indietro di secoli, rievocando il Medioevo con costumi, botteghe, cavalieri e figuranti. Finalmente giunge domenica 10 agosto, una data che gli oritani e non solo attendono da un anno intero. La gente inizia a sedersi sugli spalti dell' Istituto dei Rogazionisti pronta a gustarsi il Torneo e vedere il proprio Rione conquistare il Palio. L'imperatore Federico II, rappresentato dal celebre attore di R.I.S. Lorenzo Flaherty, decide di mostrarsi al pubblico e partire con le dimostrazioni di combattimenti medievali con le Compagnie d'Armi, lo spettacolo degli sbandieratori e di danza, e finalmente entrano gli atleti dei quattro Rioni cittadini (Castello, Lama, Judea, San Basilio) pronti a lottare e sudare per conquistare l'ambito palio. Si parte con la prima gara, ovvero la gara del ponte, conquistata da San Basilio succeduta da Judea, Castello e Lama, che nonostante l'atleta fosse ferito ha continuato la sua gara dimostrando attaccamento al proprio Rione. Conclusa la prima gara, si passa alla gara di velocità e destrezza conclusa, con qualche polemica, con tre Rioni (Castello, San Basilio, Lama) che hanno preso la bandiera nello stesso momento, mentre Judea si è classificata all'ultimo posto. Dopo questa gara, si passa alla gara del forziere conquistata dal Rione Judea a discapito del Rione Castello e dietro di loro San Basilio e Lama. Successivamente si passa alla gara dell'ariete, penultima gara del Torneo, che vede la vittoria del Rione Castello con il Rione Lama che si piazza al secondo posto, con il Rione Judea che si piazza al terzo posto, mentre San Basilio si piazza all'ultimo posto. La classifica, prima della gara decisiva della botte, vede in testa il Rione Castello che ha totalizzato 13 punti con il Rione San Basilio e Rione Judea che inseguono il primato con 11 punti e 10 punti, e per ultimo c'è il Rione Lama con 9 punti. L'ultima gara si annuncia davvero incandescente per le sorti del Torneo con il Rione Castello che può vincere il suo sedicesimo palio, di cui sette consecutivi, a patto che conquista una delle tre posizioni sperando il Rione Lama si classifichi davanti a una tra Rione Judea e Rione San Basilio, o meglio davanti a tutte e due i rioni per ottenere una comoda vittoria. La gara decisiva della botte ha inizio e vede l'arrivo al primo posto del Rione Judea seguito da San Basilio, Castello, Lama, e così gli atleti, i figuranti con il resto del Rione possono festeggiare in campo la conquista del meritato Palio. La classifica finale della quarantottesima edizione del Torneo dei Rioni è questa:
1. Castello 15 pt
2. San Basilio 14 pt
3. Judea 14 pt
4. Lama 10 pt
Anche quest'edizione è stata un successo per la numerosa partecipazione del pubblico non solo al Torneo e al Corteo Storico, ma anche agli altri eventi, di enorme qualità che hanno fatto da cornice in questi giorni medievali. L'appuntamento sarà per la seconda settimana di agosto 2015 per la quarantannovesima edizione del Torneo dei Rioni con il Rione Castello che cercherà l'impresa di conquistare l'ottavo palio consecutivo di cui il diciasettesimo nella storia di questo affascinante Torneo che rievoca un evento, storicamente importante, per il periodo medioevale.

Articolo di Pierluigi Papa del blog Brindisi Medievale

giovedì 28 agosto 2014

"I CAVALIERI DI CRISTO", RECENSIONE DI PIERLUIGI PAPA DEL BLOG BRINDISI MEDIEVALE

I cavalieri di Cristo. Gli ordini religioso-militari del Medioevo XI-XVI secoloI Cavalieri di Cristo è un libro di saggistica storica dedicato agli ordini monastici-cavallereschi scritto dallo storico e studioso francese dell'epoca medioevale Alain Demurger. Demurger non è il solo autore dei Cavalieri di Cristo ma di altri saggi, sempre della stessa tematica, come Tramonto e fine dei cavalieri templari, Vita e morte dei Templari e, infine, I Templari. Questo libro si può considerare come una vera e propria "guida" per chi volesse intraprendere lo studio degli ordini monastici-cavallereschi come l'ordine del Tempio, l'ordine Teutonico, l'ordine di Calatrava partendo dal contesto storico per il quale gli ordini sono stati fondati. L'autore, nella sua opera, non affronta solo la storia dei vari ordini ma anche la struttura organizzativa, le sanzioni che un componente dell'ordine poteva ricevere in base alla colpa, gli abiti che indossavano, le istituzioni, e altri argomenti. In questo libro potete trovare degli schemi per facilitare la memorizzazione delle istituzioni, delle basi, degli abiti, della cronologia con le date più importanti della storia dei vari ordini, ma si possono trovare delle mappe e l'indice analitico per aiutare lo studio dell'ordine che uno storico desidera approfondire o per un studente pronto a scrivere la sua tesi di laurea.

Articolo di Pierluigi Papa del sito brindisimedievale.blogspot.com


Autore: Demurger Alain
Titolo: I Cavalieri di Cristo. Gli ordini religioso-militari 
del Medioevo. XI-XVI secolo.
Genere: Saggistica Storica
Casa Editrice: Garzanti Editore
Lingua Originale: Francese
Prezzo: 13,00 €
ISBN: 978-88-11-67931-8
Anno Pubblicazione: 2002

lunedì 5 maggio 2014

SAN PIETRO A CREPAROCRE - TORRE SANTA SUSANNA


Ci troviamo a Torre Santa Susanna, città di circa 11.000 abitanti situata a circa 4 Km da Erchie e 10 Km da Oria, dove nelle campagne circostanti alla città si può ammirare una chiesa di epoca bizantina, uno dei moltissimi esempi di chiese bizantine situate in Puglia e anche nella provincia di Brindisi insieme alla Chiesa 
di San Lorenzo fuori dalle Mura a Mesagne, alla Cripta di San Biagio a San Vito dei Normanni, alla Grotta dell'Annunziata a Erchie, cioè la chiesa di San Pietro a Crepacore. Nel 395 con la morte dell'imperatore Teodosio I, l'Impero romano venne suddiviso in due parti dagli eredi al trono, i figli Onorio e Arcadio, per evitare una guerra fratricida per il supremo controllo dello stesso Impero. E così venne diviso in Impero romano d'Occidente (pars occidentalis) governato dal figlio minore Onorio con capitale Milano fino al 402 e Ravenna fino al crollo, e in Impero romano d'Oriente (pars orientalis) o Impero bizantino, dal figlio maggiore Arcadio con capitale Costantinopoli. 
Per l'Impero romano d'Occidente iniziò un periodo di crisi per varie cause (crisi demografiche, le invasioni barbariche, l'anarchia militare, ecc..) che comportò il definitivo crollo, avvenuto nel 476 sotto le spade dei barbari, chiamati dispregiativamente dal popolo romano le popolazioni che vivevano al di fuori dei confini dell'impero, che entrarono nella penisola italiana per saccheggiare, depredare, distruggono le città e uccidono la popolazione, fino a quando non decisero di insediarsi. L'impero bizantino era ancora intatto, nonostante alcuni problemi come il monofisismo, una corrente religiosa svillupata nelle regioni asiatiche dell'impero nel V secolo, elaborata dal patriarca di Costantinopoli Eutiche, il quale sosteneva che la natura umana del Cristo veniva assorbita da quella divina e perciò in lui risiedeva solo la natura divina. Così gli imperatori bizantini cercarono di evitare una condanna per eresia attraverso un compromesso che non soddisfarono nè i seguaci della corrente nè il Papa, ma ci fu chi come Anastasio I, il quale appoggiò la corrente suscitando delle forti reazioni dei sudditi attraverso una ribellione, dove nel 512, perse il trono. L'anno cruciale per le sorti dell'impero, e non solo, fu il 527 quando venne incoronato il nuovo imperatore o basilèus, denominazione data agli imperatori di Bisanzio, Giustiniano, che aveva un sogno, la restaurazione dell'antico impero romano sotto la sua corona (Restuaratio Imperii), ma per farlo doveva liberare gran parte dei vecchi territori dell' Impero romano dai vari regni barbarici. Il progetto partì nel 532 con il patto con l'Impero persiano, che poteva diventare l'ostacolo principale alle ambizioni del nuovo basilèus. Nel 533 iniziò la Guerra vandalica, combattuta dai bizantini per la riconquista dei regni del Nord Africa, dalla durata di un anno con la vittoria da parte dell'esercito bizantino, e la conseguenza di tale guerra fu il crollo del regno vandalico con i territori conquistati che entrarono ufficialmente nel dominio bizantino.


Nel 535 l'imperatore, utilizzando come casus belli l'assassinio di Amalasunta, decise di incaricare il generale Belisario, e successivamente anche Narsete, per cacciare gli Ostrogoti dall'Italia, dando inizio alla Guerra gotica. La guerra durerà 18 anni riuscendo a scacciarli in maniera definitiva dall'Italia, e così anche la Puglia divenne a tutti gli effetti provincia bizantina, lasciando numerose testimonianze a livello artistico tramite la costruzione di chiese e cripte rupestri. Nel 565, Gustiniano muore lasciando il suo trono al nipote Giustino II, e iniziano i problemi i bizantini che dovettero fronteggiare l'invasione di una nuova popolazione da parte dei Longobardi, non fronteggiata come si dovrebbe per la debole resistenza da parte dell'esercito bizantino. I Longobardi riuscirono a conquistare gran parte dell'Italia Settentrionale, duna parte della Toscana e parte del Centro-Sud italiano creando i ducati di Spoleto e di Benevento, insediando la loro capitale a Pavia, mentre i bizantini riuscirono a conservare alcuni dei loro possedimenti, tra cui l'Esarcato (la Romagna, tra cui Ravenna), il Pentapoli (territori costieri delle città di Ancona, Senigallia, Fano, Pesaro e Rimini), una gran parte del Lazio, inclusa Roma, le città costiere della Campania, esclusa Salerno, e infine, la Puglia e la Calabria. 
Il progetto partì nel 532 con il patto con l'Impero persiano, che poteva diventare l'ostacolo principale alle ambizioni del nuovo basilèus. Nel 533 iniziò la Guerra vandalica, combattuta dai bizantini per la riconquista dei regni del Nord Africa, dalla durata di un anno con la vittoria da parte dell'esercito bizantino, e la conseguenza di tale guerra fu il crollo del regno vandalico con i territori conquistati che entrarono ufficialmente nel dominio bizantino. Nel 535 l'imperatore, utilizzando come casus belli l'assassinio di Amalasunta, decise di incaricare il generale Belisario, e successivamente anche Narsete, per cacciare gli Ostrogoti dall'Italia, dando inizio alla Guerra gotica. La guerra durerà 18 anni riuscendo a scacciarli in maniera definitiva dall'Italia, e così anche la Puglia divenne a tutti gli effetti provincia bizantina, lasciando numerose testimonianze a livello artistico tramite la costruzione di chiese e cripte rupestri. Nel 565, Gustiniano muore lasciando il suo trono al nipote Giustino II, e iniziano i problemi i bizantini che dovettero fronteggiare l'invasione di una nuova popolazione da parte dei Longobardi, non fronteggiata come si dovrebbe per la debole resistenza da parte dell'esercito bizantino. I Longobardi riuscirono a conquistare gran parte dell'Italia Settentrionale, duna parte della Toscana e parte del Centro-Sud italiano creando i ducati di Spoleto e di Benevento, insediando la loro capitale a Pavia, mentre i bizantini riuscirono a conservare alcuni dei loro possedimenti, tra cui l'Esarcato (la Romagna, tra cui Ravenna), il Pentapoli (territori costieri delle città di Ancona, Senigallia, Fano, Pesaro e Rimini), una gran parte del Lazio, inclusa Roma, le città costiere della Campania, esclusa Salerno, e infine, la Puglia e la Calabria. Anche su questo luogo circolano delle leggende, come in molti luoghi dell'Italia, di preciso due con protagonisti Annibale e San Pietro. Iniziamo dal primo. Si narra che Annibale, grande condottiero cartaginese, avesse deciso di insediare un accampamento militare con l'intento di conquistare la vicina città di Oria.La seconda leggenda narra di un presunto soggiorno notturno da parte di San Pietro, dopo aver salpato a San Pietro in Bevagna, nei pressi di Manduria, con l'intento di proseguire il suo viaggio in direzione di Roma.
L'edifico è rimasto abbandonato da secolo, venne utilizzato come deposito di attrezzi agricoli, ma il prof. Carlo Murri, proprietario della masseria "Le Torri" situato nei pressi dell'edifico, decise di donare la chiesa al Comune di Torre Santa Susanna che prese la decisione di riportarlo alla luce, a cura della Soprintendenza delle Belle Arti con la direzione dei lavori affidata all' architetto Fernando Russo. In questi lavori di restauro sono stati rivenuti alcune testimonianze archeologiche risalente all'epoca romana, e di alcuni sarcofagi risalenti al VII secolo, che fa ipotizzare la prima costruzione della chiesa nello stesso periodo. "Da dove deriva il nome di Crepacore?" Secondo alcuni studiosi il termine significherebbe grande crepa, e si sostiene che nelle zone circostanti ci fosse una grande e profonda crepa.Adesso l'edificio venne utilizzato solo ed esclusivamente per motivi turistici con delle visite guidate gestite dall'Associazione Culturale della Pro Loco della città torrese che nel giro di pochi anni ha riuscito a portare numerosi visitatori non solo dalla provincia ma anche da tutt'Italia grazie al loro eccellente lavoro rendendo un importante esempio su come nel nostro paese bisogna puntare sul nostro petrolio, la cultura, per trarre dei vantaggi economici creando nuovi posti di lavoro per i giovani e non. Si ringrazia il gentile e disponibile presidente dell' Associazione Turistica Pro Loco di Torre Santa Susanna, Salvatore Vapore, per il materiale che mi ha messo a disposizione per la realizzazione di questo articolo.

Articolo di Pierluigi Papa del Blog Brindisi Medievale

lunedì 16 dicembre 2013

STORIA DEL PRESEPE: DALLA BIBBIA AI GIORNI NOSTRI


Nel periodo magico del Natale dove tutte le famiglie condividono momenti di gioia per la nascita di Gesù Cristo nella grotta di Nazareth, mentre i bambini, quelli che si sono ben comportati, nel loro caldo letto attendono l'arrivo di Babbo Natale che scende dal camino per mettere i regali attesi sotto il celebre "Albero di Natale" pieno di luci e di palle colorate. Oltre al tradizionale "Albero di Natale", in tutto il mondo, si prepara una rappresentazione risalente al periodo medioevale della natività di Gesù Cristo: il Presepe.
Il termine deriva dal latino praesaepe dall'unione delle parole prae che vuol dire innalzi e saepe che vuol dire recinto, cioè un luogo recinta.
L' avvenimento della natività sono stati narrati nel Vangelo dagli apostoli Matteo: "Ecco com'è nato Gesù Cristo. Maria, sua madre, era fidanzata con Giuseppe; essi non vivevano ancora assieme, ma lo Spirito Santo agì in Maria ed ella si trovò incinta. Ormai Giuseppe stava per sposarla. Egli voleva fare ciò che era giusto, ma non voleva denunciarla di fronte a tutti. Allora decise di rompere il fidanzamento, senza dir niente a nessuno. Ci stava ancora pensando, quando una notte in sogno gli apparve un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, discendente di Davide, non devi aver paura di sposare Maria, la tua fidanzata: il bambino che lei aspetta è opera dello Spirito Santo. Maria partorirà un figlio e tu gli metterai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo da tutti i peccati». E così si avverò quello che il Signore aveva detto per mezzo del profeta Isaia: Ecco, la vergine sarà incinta partorirà un figlio ed egli sarà chiamato Emmanuele. Questo nome significa: «Dio è con noi». Quando Giuseppe si svegliò, fece come l'angelo di Dio gli aveva ordinato e prese Maria in casa sua. E senza che avessero avuto fin'allora rapporti matrimoniali, Maria partorì il bambino e Giuseppe gli mise nome Gesù. Gesù nacque a Betlemme, una città nella regione della Giudea, al tempo del re Erode. Dopo la sua nascita, arrivarono a Gerusalemme alcuni uomini sapienti che venivano dall'oriente e domandarono: «Dove si trova quel bambino, nato da poco, il re dei giudei? In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo». Queste parole misero in agitazione tutti gli abitanti di Gerusalemme, e specialmente il re Erode. Il quale appena lo seppe, radunò tutti i capi dei sacer doti e i maestri della legge e domandò: «In quale luogo deve nascere il Messia?». Essi risposero: «A Betlemme, nella regione della Giudea, perché nella Bibbia è scritto: Tu Betlemme, del paese di Giudea, non sei certo la meno importante tra le città della Giudea, perché da te uscirà un capo che guiderà il mio popolo, Israele». Allora il re Erode chiamò in segreto quei sapienti venuti da lontano e si fece dire, con esattezza, quando era apparsa la stella. Poi li mandò a Betlemme dicendo: «Andate e cercate con ogni cura il bambino. Quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, così anch'io andrò a onorarlo». Ricevute queste istruzioni da parte del re, essi partirono. In viaggio, apparve ancora a quei sapienti la stella che avevano visto in oriente, ed essi furono pieni di grandissima gioia. La stella si muoveva davanti a loro fino a quando non arrivò sopra la casa dove si trovava il bambino: là si fermò. Essi entrarono in quella casa e videro il bambino e sua madre, Maria. Si inginocchiarono e adorarono il bambino. Poi aprirono i bagagli e gli offrirono regali: oro, incenso e mirra." e Luca: "Quando Elisabetta fu al sesto mese, Dio mandò l'angelo Gabriele a Nàzaret, un villaggio della Galilea. L'angelo andò da una fanciulla che era fidanzata con un certo Giuseppe, discendente del re Davide. La fanciulla si chiamava Maria. L'angelo entrò in casa e le disse: «Ti saluto, Maria! Il Signore è con te: egli ti ha colmata di grazia». Maria fu molto impressionata da queste parole e si domandava che significato poteva avere quel saluto. Ma l'angelo le disse: «Non temere, Maria! Tu hai trovato grazia presso Dio. Avrai un figlio, lo darai alla luce e gli metterai nome Gesù. Egli sarà grande e Dio, l'onnipotente, lo chiamerà suo Figlio. Il Signore no farà re, lo porrà sul trono di Davide, suo padre, ed egli regnerà per sempre sul popolo d'Israele. Il suo regno non finirà mai». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile questo, dal momento che io sono vergine?». L'angelo rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te, e l'onnipotente Dio, come una nube, ti avvolgerà. Per questo il tuo bambino sarà santo, Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, alla sua età aspetta un figlio. Tutti pensavano che non potesse avere bambini, eppure è già al sesto mese. Nulla è impossibile a Dio!». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore. Dio faccia con me come tu hai detto». Poi l'angelo la lasciò. In quel tempo l'imperatore Augusto con un decreto ordinò il censimento di tutti gli abitanti dell'impero romano. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a far scrivere il loro nome nei registri, e ciascuno nel proprio luogo d'origine. Anche Giuseppe andò: partì da Nàzaret, in Galilea, e salì a Betlemme, la città del re Davide, in Giudea. Essendo un lontano discendente del re Davide, egli con Maria, sua sposa, che era incinta, doveva farsi scrivere là. Mentre si trovavano a Betlemme, giunse per Maria il tempo di partorire; ed essa diede alla luce un figlio, il suo primogenito. Lo avvolse in fasce e lo mise a dormire nella mangiatoia di una stalla, perché non avevano trovato altro posto. In quella stessa regione c'erano anche dei pastori. Essi passavano la notte all'aperto per fare la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro, e la gloria del Signore li avvolse di luce, così che essi ebbero una grande paura. L'angelo disse: «Non temete! Io vi porto una bella notizia, che procurerà una grande gioia a tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato il vostro Salvatore, il Cristo, il Signore. Lo riconoscerete così: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia». Subito apparvero e si unirono a lui molti altri angeli. Essi lodavano Dio con questo canto: «Gloria a Dio in cielo e pace in terra agli uomini che egli ama». Poi gli angeli si allontanarono dai pastori e se ne tornarono in cielo. Intanto i pastori dicevano gli uni agli altri: «Andiamo fino a Betlemme per vedere quello che è accaduto e che il Signore ci ha fatto sapere». Giunsero in fretta a Betlemme e là trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che dormiva nella mangiatoia. Dopo averlo visto, dissero in giro ciò che avevano sentito di questo bambino. Tutti quelli che ascoltarono i pastori si meravigliarono delle cose che essi raccontavano. Maria, da parte sua, custodiva gelosamente il ricordo di tutti questi fatti, e li meditava dentro di sé. I pastori, sulla via del ritorno, lodavano Dio e lo ringraziavano per quello che avevano sentito e visto, perché tutto era avvenuto come l'angelo aveva loro detto."
La prima fonte scritta, dove compare per la prima volta il presepe, risale al 1223 in una cittadina dell'odierna Lazio, Greccio (Rieti) realizzato da San Francesco d'Assisi. L'autore è il biografo della vita del santo di Assisi, Tommaso da Celano, che era presente: "Si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l'asino. Si onora ivi la semplicità, si esalta la povertà, si loda l'umiltà e Greccio si trasforma quasi in una nuova Betlemme."
Il presepe realizzato da San Francesco non era rappresentato con i personaggi dei nostri giorni in quanto mancavano i protagonisti principali, la Sacra Famiglia (Giuseppe, Maria, Gesù Bambino). Nel 1289, il celebre artista nativo di Colle di Val d'Elsa Arnolfo di Cambio realizza in alabastro (roccia di origine gessosa) un presepe dalla forma di una casa dove viene rappresentata l'adorazione dei Re Magi conservata nella Cappella Sistina della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma. Pochi anni dopo (1303-1305), il celebre artista fiorentino Giotto stava realizzando gli affreschi nella Cappella degli Scrovegni a Padova, in particolare la scena della Natività e nel 1475 un altro artista fiorentino, Sandro Botticelli realizzerà il dipinto, intitolato l'Adorazione dei Magi, conservato agli Uffizi di Firenze. Nello stesso periodo di Botticelli, altri due artisti fiorentini Luca della Robbia e Andrea della Robbia, rispettivamente zio e nipote, realizzarono tramite terracotta la scena della natività nel Santuario della Verna situato a Chiusi in provincia di Arezzo. Dal XV secolo fino al XVI secolo nelle chiese vengono poste delle grandi statue permanenti che rappresenta la scena della nascita di Gesù Cristo. Nello stesso periodo di Botticelli, altri due artisti fiorentini Luca della Robbia e Andrea della Robbia, rispettivamente zio e nipote, realizzarono tramite terracotta la scena della natività nel Santuario della Verna situato a Chiusi in provincia di Arezzo. Dal XV secolo fino al XVI secolo nelle chiese vengono poste delle grandi statue permanenti che rappresenta la scena della nascita di Gesù Cristo. Il presepe inizia a "entrare nelle case", dei nobili come dei soprammobili, dal XVII anche grazie alle idee durante il Concilio di Trento (1545-1563) con il quale si sosteneva che attraverso il presepe si può trasmettere facilmente la fede al popolo. Nel '700 vengono alla luce gli esempi di presepi più conosciuti, cioè il presepe napoletano, il presepe bolognese e il presepe genovese, che nel prossimo paragrafo saranno descritti nel dettaglio. Intanto, a Napoli si disputavano delle competizioni tra le famiglie nobiliari cittadine su chi avesse il presepe più bello e sfarzoso e le famiglie si impegnavano utilizzando tessuti pregiati e gioielli costosi, mentre, a Bologna venne istituita la Fiera di Santa Lucia, un mercato annuale dove gli artigiani espongono le loro statue. Solo a partire dalla fine dell'800 e l'inizio del '900 anche la "gente comune" inizia ad avere il presepe con abiti semplici e umili continuando la tradizione fino ai nostri giorni dove nascono i primi presepi meccanici per muovere i personaggi.

RAPPRESENTAZIONE E PERSONAGGI

Il Presepe pugliese

La scena della Natività si svolge, come tutti abbiamo appreso nei nostri anni di Catechismo, nella Grotta di Nazareth che compare nella "parte centrale" del presepe dove c'è Gesù Cristo collocato nella mangiatoia ricoperta di paglia accanto ai propri genitori: il falegname Giuseppe sulla sinistra e la Vergine Maria sulla destra. Dietro alla culla compaiono due animali che vengono citati in una profezia del profeta Isaia: "Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone". Sopra alla grotta vi è un angelo, l' Arcangelo Gabriele che aveva annunciato la nascita di un bambino che sarà il "Figlio di Dio" o il "Messia" nell' Annunciazione raccontata dagli apostoli Matteo e Luca in due modi differenti. 
Tratto dal Vangelo di Matteo (1,18-25): 
«Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.» 
Tratto dal Vangelo di Luca (1,26-37):
«L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.» 
E davanti alla grotta vengono inseriti i Magi (Melchiorre, Baldassare e Gaspare) che portano i seguenti doni: oro, incenso e mirra che giunsero da Oriente seguendo il "suo astro" raccontato da Matteo (2, 1-12):
«Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi (μάγοι magoi) giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: "Dov'è il re dei Giudei (βασιλεὺς τῶν Ιουδαίων basileus tōn ioudaiōn) che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella (ἀστέρα astera), e siamo venuti per adorarlo". All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.” Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: "Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo". Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono (προσεκύνησαν prosekynēsan). Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro (χρυσὸν chryson), incenso (λίβανον libanon) e mirra (σμύρναν smyrnan). Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese. Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggì in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo". Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto» 
Nel presepe ci sono alcuni animali come le pecore e le galline, diversi abitanti come il fabbro, il fruttivendolo, il pescivendolo dall'ambientazione umile con poche case e in alcuni presepi si possono trovare dei pozzi, dei mulini azionati elettronicamente e dei ruscelli.

TIPOLOGIE DI PRESEPI

In Italia esistono tre tipologie di presepi:

Presepe napoletano: I personaggi vengono realizzati in terracotta e poi in plastica perchè garantiva produzioni in larga scala e prezzi minori ma dal 1969 grazie a un artista napoletano, Nicola De Francesco che seppe recuperare la tradizione napoletana della lavorazione delle statue in terracotta, mentre i vestiti vengono cuciti.
Presepe bolognese: La tradizione bolognese risale al XIII secolo. A differenza della tradizione napoletana, quella bolognese è completamente differente perchè i personaggi sono scolpiti interamente compresi i vestiti. I materiali utilizzati dagli artigiani bolognese sono la terracotta, la cartapesta, la terracotta, il legno e il gesso.
Presepe genovese: I personaggi vengono realizzati con il legno
Presepe pugliese: I personaggi vengono realizzati in cartapesta (celebri le statue di cartapesta realizzate dagli artigiani leccesi)
Presepe siciliano: I personaggi vengono realizzati con prodotti siciliani come il ramo di mandarino e d'arancio con l'aggiunta di diversi materiali come il corallo, la madreperla e l' alabastro

All'estero invece:

  • Presepe catalano 
  • Presepe provenzale 
  • Presepe tedesco o di lingua tedesca 
  • Presepe dell'Est Europa 

In questi ultimi anni esiste una nuova tipologia di presepe, quello vivente organizzato dalle varie Amministrazioni Comunali con l'aiuto delle Ass. Culturali e di Associazione di volontariato col fine di promuovere il proprio territorio con i prodotti locali dalla Valle d'Aosta fino alla Sardegna.

Articolo di Pierluigi Papa del Sito brindisimedievale.blogspot.com. Tutti i diritti riservati.


martedì 12 novembre 2013

LA TECNICA DELL'AFFRESCO

Quando un visitatore entra nella Cappella Sistina, guarda in alto, rimane sbalordito nel vedere un capolavoro (Giudizio Universale) realizzato dall' artista fiorentino Michelangelo Buonarotti tra il 1536 e il 1541 per una serie di motivi. Il visitatore si chiede: "Come ha fatto Michelangelo a realizzare un'opera del genere? Che tecnica pittorica ha utilizzato?" E soprattutto qual'è il procedimento utilizzato? Ebbene! Si tratta della tecnica dell'affresco, una tecnica molto antica utilizzata nell'epoca antica in particolare dagli etruschi e dai romani, mentre sono rari gli affreschi risalenti all'epoca greca. Questa tecnica viene utilizzata anche nel periodo paleo-cristiana per le catacombe e nel periodo medioevale per affrescare le pareti della chiesa, ma la sua maggiore diffusione si ebbe nel Rinascimento fino a quando non verrà più utilizzata nel XVII e nel XVIII. Per comprendere il procedimento dell'affresco, in epoca medioevale, bisogna tenere in mente questi tre semplici elementi:

1. Supporto;
2. Intonaco;
3. Colore;


Il supporto, di pietra o di mattoni è il procedimento precedente all' intonacatura e dev'essere secco e senza dislivelli cioè perfettamente liscia. Prima di procedere con l'intonaco bisogna passare una prima mano di intonaco chiamato arriccio che è un intonaco grezzo o ruvido composto da calcia spenta (calce abrasiva conservata in polvere con l'aggiunta di acqua) ricordando il suo composto chimico: Ca(OH)2.



Successivamente sull'arriccio si stende la sinopia, una terra rossa utilizzata per la prima stesura del disegno.
Poi si passa l'intonaco fino o tonachino, composto da sabbia, polvere di pietra, calce ed acqua. Dalla composizione di acqua e calce forma il Carbonato di Calcio (CaCo3) che permette all'intonaco di impregnarsi in un fenomeno della quale non permette di dipingere a secco. Il motivo per cui vengono inserite la sabbia e la polvere di pietra è per far aderire la calce spenta alla parete. E infine, l'artista procede alla pittura quando l'intonaco è ancora umido, e da qui il nome di affresco.



Cennino Cennini (1370-1440) nel suo libro Il Libro dell'Arte dedica una parte dedicata alle caratteristiche di ogni singolo pigmento (sostanze coloranti nello stato solidi e insolubili nell'acqua) consigliati o sconsigliati nell'uso della pittura a fresco come l'Azzurrite, il Bianco di San Giovanni, Blu Egiziano che rientrano nella categoria dei consigliati, mentre in quella dei sconsigliati la Biacca, il Cinabro (Vermiglione) e Zafferano. Questo libro sarà d'aiuto per i futuri artisti che si trovano per la prima volta davanti alla realizzazione di un semplice affresco, perchè era difficoltoso per un qualsiasi artista capire quale sarà la tonalità effettiva del colore, in quanto l'intonaco bagnato rende le tinte più scure, mentre la calce tende a renderli più scure. Gli artisti risolsero questo problema facendo delle prove su pietra pomice o su un foglio di carta fatto ascuigare tramite aria o vento di scirocco. E i risultati delle prove si trovano nel libro appena citato.

Pigmento Colore Consigliato/Sconsigliato
Azzurrite (Azzurro della Magna) Azzurro Consigliato
Biadetto d'oltremare Azzurro con sfumature violacee Consigliato
Biacca Bianco Sconsigliato
Bianco di San Giovanni Bianco Consigliato
Cinabro (Vermiglione) Rosso tendente all'arancione Sconsigliato
Giallorino (Stannato di Piombo) Giallo Consigliato
Indaco Indaco Consigliato
Lacca (Carminio di Kermes e Gomma Lacca) Rosso Consigliato
Lapsis Amatita Rosso Consigliato
Ocra Ocria (Giallo, Rosso, Rosso-Arancio, Bruno) Consigliato
Orpimento Giallo-Oro Sconsigliato
Sinopia Rosso-Bruno Consigliato
Verde Azzurro (Malachite e Verde di Rame) Verde-Azzurro Consigliato
Verde Rame Verde, Verde-Azzurro Sconsigliato
Verdeterra Verde Consigliato
Zafferano Giallo Consigliato




Per realizzare l'affresco esistono tre tipologie:

1. Pittura a pontate: Utilizzata nel periodo pre-giottesco, l'affresco viene condotto rapidamente e questa tecnica prevedeva il frequente spostamento delle impalcature, e perciò per "pontata" si intende quella porzione di parete decorata corrispondente allo spazio occupato dall'impalcatura;
2. Pittura a giornata: L'artista ricopre la sinopia con il tonachino solo quella parte che riteneva di dipingere in una sola giornata ponendosi il problema della differenza di giornate in quanto deve capire la velocità di assorbimento solitamente in tre ore che dipendeva dalle giornate;
3. Pittura a mezzo fresco: L'artista dipinge una parte del lavoro a fresco e aggiunge le altri parti successivamente. I procedimenti dell'affresco sono vari a seconda del periodo in cui l'artista viveva.

Articolo di Pierluigi Papa del blog "Brindisi Medievale"



domenica 10 novembre 2013

LA STORIA DI BIANCA GUISCARDI

Questa storia di cui sto trattando è ambientata nella città di Oria durante il XIII secolo. Non si tratta di una leggenda legata all' "Oria Fumosa" ma di una giovane fanciulla, Bianca Guiscardi. Lei era bellissima dall' animo dolce e gentile e allo stesso tempo decisa e determinata. Un nobile malvagio si era innamorato di lei, ma visto che il suo amore non era ricambiato decise di prendere la fanciulla a tutti i costi con le cattive maniere. Bianca, impaurita, si rifugia nel castello cittadino constringendo il nobile ad arruolare un manipolo di uomini con l'intento di entrarci e successivamente prenderla, ma la ragazza cerca nuovamente la fuga ma quando capì che non c'erano nessuna via per la salvezza, decise di togliersi la vita pugnalandosi al cuore. Molti oritani e molti visitatori son convinti che il suo fantasma girovaghi nel castello a causa delle sofferenze che ha subito per colpa di un nobile malvagio e quando compare si tenta di toccarla per verificare se quell'immagine fosse vera oppure no lei sparisce dal nulla senza lasciare traccia. Ovviamente questo blog non tratta di eventi paranormali e allo stesso tempo inspiegabili ma raccontiamo le storie legate ai misteri e alle leggende delle singole città di questa meravigliosa terra brindisina aggiungendo che la città di Oria crea il suo fascino con il mix di storia e leggenda.

Articolo di Pierluigi Papa per il sito Brindisi Medievale. Tutti i diritti riservati
Immagine tratta da Wikipedia, Autore: Galiano M.

martedì 5 novembre 2013

REGNI DEL GALLES NEL MEDIOEVO: IL REGNO DI DEHEUBARTH

Il Galles nel periodo medievale era diviso in sei regni indipendenti: il Gwynedd, il Deheubarth, il Powys, il Brycheiniog, il Gwent, e infine il Morgannwg. Il regno più grande per dimensioni tra questi citati è il regno del Deheubarth che si trova nella zona sud-occidentale dell’attuale Galles e la propria capitale era Dinefwr dove attualmente esiste solo il castello rappresentato come il simbolo di questo importante regno. Dopo il regno di Deheubarth c’è il regno del Powys che comprendeva gran parte dell’attuale contea dove all’inizio la capitale era Mathrafal fino al 1212 quando venne sostituita con Welshpool. Poi c’è il regno del Gwyneed di cui c’è stato il cambio della capitale da Deganwy nell’isola di Anglesey. Per la prima "puntata" sui regni gallesi nel periodo medievale SI parte dal regno o il principato di Deheubarth si trovava nella zona sud-occidentale dell’odierno Galles. Il regno fu creato intorno al 950 quando il re Hwyel Dda (800-950) unì il Dyfred e il Seisyllwg. Questo regno come la maggior parte degli altri regni continuò a mantenersi in vita in varie forme fino alla conquista da parte dei Normanni intorno al XII secolo. Nel 1018 il regno venne annesso sotto il controllo del re del Gwyneed Lywelyn ap Seisyll (…- 1023) e poi successivamente dal re del Morgannwg, Rhydderch ab Iestyn (…-1033) nel 1023. Successivamente il figlio del re del Gwyneed riuscì a riconquistare questo regno diventando il sovrano della maggior parte del Galles fino alla sua morte quando la dinastia precedente riprese il potere. Rhys ap Tewdwr (997-1083) regnò dal 1078 al 1083 riuscendo a vanificare alcuni tentativi di detronizzarlo e di accrescere la potenza rel regno. Intanto da est incombeva la minaccia dei Normanni che anni prima con Guglielmo I il Conquistatore nella celebre battaglia del 14 ottobre 1066 hanno conquistato la corona inglese con l'intenzione di invadere il regno di Rhys. Nel 1083 venne ucciso in circostanze misteriorosa mentre si trovava nel regno di Brycheiniog con l'intento di scacciare i normanni. Il successore di Rhys, il figlio Gruffydd ap Rhys decise di scappare lasciando gran parte del regno ai normanni mentre divenne re di una parte del suo regno. I normanni nel 1136 dovettero fronteggiare una ribellione nella regione e allora Gruffydd decise di approfittare di questa occasione e si alleò con il re del Gwynedd, Owain Gwynedd (1110-1170). I due re con l'aiuto del fratello del regno de Gwynedd, Cadwaldar il del Deheubarth intenti a scacciare i Normanni dalla propria terra nella battaglia di Crug Mawr vicino alla cittadina di Cardigan ma nel giro di pochi giorni venne ucciso in circostanze ancora sconosciute come suo padre. Il potere successivamente passò ai quattro figli di Gruffydd: Anarawd, Cadell, Maredudd e Rhys che insieme collaborarono per strappare i territori che appartenenti ai Normanni e che in origine erano di proprietà del nonno e del padre con un occhio particolare al Ceredigion situato nel sud-est del Galles. Il più giovane dei fratelli Rhys ap Gruffydd oppure The Lord Rhys governò dal 1155 al 1197 facendolo diventare il più potente tra i regni esistenti del Galles. Con la sua morte il regno venne diviso tra i suoi figli iniziò a decadere diventando più bedole rispetto ai "rivali"del Gwynedd diventando agli inizi del XII secolo dei clienti di Llwelyn il grande, re del Gwynedd e nel 1234 i Normanni ripresero il controllo del regno scomparendo definitivamente.

LISTA RE E PRINCIPI

Hywel Dda (942-950)
Rhodri ap Hywel (950-953)
Edwin ap Hywel (950-954)
Owain ap Hywel (950-987)
Maredudd ab Owain (987-999)
Cynan ap Hwyel (999-1005)
Edwin ab Elnion (1005-1018)
Cadell ab Elnion (1005-1018)
Lywelyn ap Seisyll (Re del Gwynedd) (1018-1023)
Rhydderch ab Iestyn (Principe del Morgannwg) (1023-1033)
Hywel ab Edwin (1033-1044)
Gruffyd ap Lywelyn (1044-1045)
Gruffydd ab Rhydderch (1045-1055)
Gruffyd ap Lywelyn (1055-1063)
Maredudd ab Owain ab Edwin (1063-1072)
Rhys ab Owain (1072-1078)
Rhys ap Tewdwr (1078-1093)
Gruffyd ap Rhys (1135-1137)
Anarawd ap Gruffydd (1137-1143)
Cadell ap Gruffydd (1143-1153)
Maredudd ap Gruffydd (1153-1155)
Rhys ap Gruffydd (The Lord Rhys) (1155-1197)
Gruffydd ap Rhys (1197-1201)
Maelgwn ap Rhys (1999-1230)
Rhys Gryg (1216-1234)
Maredudd ap Rhys Grug (1234-1271)

Articolo di Pierluigi Papa. Tutti i diritti riservati.

lunedì 9 settembre 2013

GRANDE SUCCESSO PER LA "MEDIEVAL FEST" 2013 DI BRINDISI

La settimana più attesa dai brindisini è arrivata con i festeggiamenti dei Santi Patroni, San Teodoro d' Amasea e San Lorenzo da Brindisi. Durante la settimana ci sono stati tre giorni medievali del Medieval Fest organizzata dal comitato "Filia Solis" con la consulenza scientifica della Società di Storia Patria per la Puglia. Questa manifestazione è una rievocazione del celebre matrimonio svolto presso la Cattedrale di Brindisi tra l'imperatore Federico II di Svevia con Jolanda di Brienne il 9 novembre 1225 il quale donò alla cittadinanza brindisina le reliquie di San Teodoro conservate ancora oggi presso la stessa Cattedrale. L'evento è iniziato il 29 agosto alle ore 20.00 con la rievocazione dell'arrivo della Regina e il discorso svolto in Piazza San Teodoro rappresentato da un'attrice brindisina, Giulia Vecchio. Successivamente la Regina si dirige presso Piazza Duomo dove l'imperatore Federico II di Svevia, rappresentato dall'attore e regista pugliese Michele Placido, che pronuncia il suo discorso in una piazza gremita di gente per l'evento clou del Medieval Fest. Terminato l'evento clou dalle 21 sono andati in scena bellissimi spettacoli di guerrieri, musici, giocolieri e artisti del fuoco che ci saranno anche nella giornata successiva, e infine, alle mezzanotte presso il nuovo Lungomare Regina Margherita, inaugurato per queste celebrazioni, ci sarà una Sky lantern show con un sontuoso lancio di lanterne infuocate. 
Il Medieval Fest non è solo questo. Il 29 e il 30 agosto c'è stata la rievocazione di un'accampamento partendo da Piazza Santa Teresa fino ad arrivare al Piazzale Sottile de Falco davanti al Nuovo Teatro dedicato al celebre compositore italiano Giovanni Verdi dove ci saranno dimostrazioni sulla costruzione, l'uso e la manutenzione delle armi condita da rappresentazioni di scaramucce e duelli tra le vie cittadine, ma anche dimostrazioni di tiro con l'arco e in aggiunta di un "artista del fuoco" che si è esibito con abilissimi giochi di fuoco. Dall'inizio dell'evento fino alla chiusura i il lungomare della città è stato ricco di botteghe medievali dove sono stati allestiti gli antichi scriptorium di un borgo orientale per omaggiare Jolanda di Brienne e un mercato con gli antichi mestieri dove i figuranti hanno indossato le vesti utilizzati nel periodo medievali ma anche vesti delle varie classi sociali. Suggestivo è stato l'allestimento nella zona del parquet del Lungomare di un'imbarcazione medievale di legno. C'è da aggiungere che nei pressi dell'ex convento Santa Chiara di Brindisi sono stati esposti gli strumenti di tortura e, inoltre, vi è stata l'apertura gratuita del Museo provinciale "Francesco Ribezzo" di Brindisi e del "Tempio di San Giovanni al Sepolcro". Il Medieval Fest è stato un grande successo nonostante fosse stata la I° edizione con la speranza che l'evento si ripeta per la prossima edizione perchè non farebbe male se per pochi giorni Brindisi potesse prendere la macchina del tempo e partire per il medioevo.



Articolo ed immagini di Pierluigi Papa. Tutti i diritti riservati.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...