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Viterbo Sotterranei e i Tesori d'Etruria

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La Grande Storia dei Cavalieri Templari

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Le Leggende Medioevali

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domenica 21 aprile 2019

IL VERO SIGNIFICATO DELLA PASQUA


Coniglio, Pasqua, Lepre, Mammifero, Natura


Lungi dall'essere blasfemi in questa giornata di festa, ci piace offrire un punto di vista diverso sulla festività pasquale scevro dalla concezione religiosa. Ebbene, la Passione di Cristo assume, alla luce delle tradizioni precedenti l'avvento del Cristianesimo, un carattere fortemente simbolico, diciamo anche "sostitutivo" delle vecchie concezioni. Tra l'altro è cosa provata come il Cristianesimo si sia appropriato di simboli e luoghi pagani per imporre il proprio credo.

Il termine inglese per indicare la Pasqua è Easter, deriva da Eostre (1) una divinità germanica legata ai molteplici aspetti della vita (vita, fertilità...) e avrebbe come etimologia "Est" (e già questo basterebbe per allungare il nostro discorso con il parallelismo tra Mitra e Gesù nati, guarda caso il 25 dicembre giorno del Sole Nascente, Sol Invictus). In questo contento, già di per sé diverso da come la visione cristiana ha imposto in oltre due mila anni di storia, la Pasqua altro non è che una festa che rende omaggio al Sole segnando l'inizio della Primavera e, quindi, della propria rinascita. Le stesse uova rappresentavano la Vita, o meglio la nascita della vita, solo che in tempi antichi ad essere scambiati erano uova di serpente

Avendo bisogno di un terreno fertile su cui svilupparsi, il Cristianesimo sovrappose a credenze ormai consolidate il "mito" di Gesù Cristo letteralmente creato da Costantino (con il Concilio di Nicea del 325) e Teodosio (che, nel 380 rese il Cristianesimo Religione di Stato...ricordiamo come Costantino si limitò solamente a consentire il culto cristiano, già di per sé una rivoluzione epocale per i tempi senza dimenticare la sua storia cristianizzata figlia proprio della Donazione di Costantino, un falso documento scoperto dal grande umanista Lorenzo Valla su cui la Chiesa ha fondato il suo potere.) consentendo di avere all'impero romano anche un proprio "protettore". 

Sic stantibus rebus, augurare Buona Pasqua seguendo la normale tradizione cristiana, creata, come visto, a tavolino sulla base del potere che voleva sovvertire (e ha sovvertito) conoscenze e credenze precedenti, non ha alcun senso: ben venga l'augurio più simbolico, in cui un rinnovato spirito di conoscenza, una più marcata saggezza e un miglioramento interiore rappresentano davvero le tappe principali della crescita e del consolidamento dello spirito umano.

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(1) Ostara (chiamata anche Eostre, Eastre oppure Eostar) è uno degli otto sabbat pagani; si celebra il giorno dell'equinozio di primavera ed è condivisa relativamente da tutte le religioni pagane moderne.

giovedì 18 aprile 2019

LA STRANA STORIA DI VICEDOMINO, "PAPA PER UN SOLO GIORNO"


Il Cardinale Vicedomini è famoso per essere stato, probabilmente, "papa per un solo giorno". Sembra infatti che sia morte poche ore dopo la sua nomina. Secondo alcuni studiosi che avallano questa bizzarra teoria, il 5 settembre 1276, Vicedomini che già soffriva di una fortissima febbre accettò la sua elezione assumendo come nome pontificale Gregorio XI in onore dello zio. Tuttavia morì il giorno dopo senza che la sua elezione fosse ufficializzata. Secondo una seconda teoria, Vicedomini si sarebbe preso una notte per riflettere ma poi morì senza fare a tempo a sciogliere la riserva. Il racconto appena fatto è solamente una teoria non essendoci documenti della Chiesa che possano testimoniare ufficialmente il fatto. Tuttavia, se ci si vuole fermare in preghiera dinanzi a Vicedomini, basta recarsi nella Basilica di San Francesco alla Rocca a Viterbo in pieno centro storico.

I MISTERI DI PITIGLIANO E IL SUO INTRAMONTABILE FASCINO MEDIEVALE

I misteri di Pitigliano
La storia di Pitigliano è letteralmente costellata da miti e leggende di ogni tipo: già il fatto di essere conosciuta anche come Piccola Gerusalemme deve destare qualche “sospetto”. Sovente si fa riferimento a Gerusalemme in riferimento a luoghi particolarmente carichi di simboli o di energia (si pensi ad esempio alla Chiesa di Santo Stefano Rotondo a Roma chiamata anche “la Gerusalemme Celeste) proprio perché la cultura giudaica si porta con sé una serie di miti che affondano le proprie radici dalla leggenda di Hiram, il costruttore del Tempio di Salomone custode di incredibili tesori (Arca dell’Alleanza, la Menorah, il Graal).
Partiamo proprio dalla presenza ebraica a Pitigliano, una presenza che affonda le radici alla fine del quattrocento quando divenne un vero e proprio rifugio dalle Bolle Papali del 1555 (Cum nimis Absurdum) e 1569 (Hebraeorum gens) oltre che dalle azioni vessatorie del Granducato di Toscana. Furono infatti immuni dalla furia censoria delle istituzioni dell’epoca le zone indipendenti tra Lazio e Toscana. Questa sorta di limbo consentì alla comunità ebraica di svilupparsi anche grazie all’arrivo di altri ebrei da Scansano, Piancastagno, Proceo e Sorano concentrando le proprie comunità in quella di Pitialino.
Durante il secondo conflitto mondiale, Pitigliano divenne luogo di rifugio dalle feroci persecuzioni naziste (sono ancora presenti tracce del pesante bombardamento alleato data la presenza nei nazisti a Palazzo Orsini) grazie ai cunicoli presenti nel sottosuolo per questo di narra che racchiudano i preziosi tesori dei banchieri ebraici più influenti lasciati nel corso dei secoli. Di certo sappiamo che l’avventore che si inoltra nei meandri del borgo può visitare le cantine Kasher e godere del vino ebraico per non parlare del famoso forno di pane azzimo.
Questi vicoli scavati nel tufo sono di origine etrusca, così come le Vie Cave che sono un misto di via di comunicazione e percorsi sacri (non è un caso la presenza massiccia di necropoli). La particolare struttura, anche sotterranea, di Pitigliano non può essere messa in secondo piano da chi è appassionato di mistero; l’Italia è costellata di sotterranei il più delle volte misteriosi (basti pensare a Viterbo Sotterranea in cui ci sono tracce templari oppure Narni Sotterranea con la presenza di una cella ricca di graffiti dai forti connotati alchemico/massonici).
Si pensa che al di sotto della Pitigliano che vediamo ci siano i resti delle antiche abitazioni che hanno costruito il substrato di quelle attuali: per questo, si dice, esiste un sotterraneo privato in cui sono presenti colonne con immagini falliche, probabilmente luogo di adorazione del paganesimo e di riunione di sette religiose che volevano mantenere la propria clandestinità. Esiste poi un’altra cantina in cui è possibile notare simboli dal chiaro riferimento massonico (squadra e compasso) che, probabilmente, fa di questo luogo una vera e propria “loggia”; non è un caso che molti convegni della Massoneria Italiana siano stati organizzati proprio a Pitigliano grazie al patrocinio del Comune.
A questo punto sorge una domanda: come mai non sono mai state fatte ricerche più approfondite? Può essere davvero presente un tesoro? E se sì, cosa può essere? Di certo, la sola presenza di una folta comunità ebraica già può far capire come Pitigliano abbia un qualcosa di esoterico e fortemente simbolico e la presenza di simboli in riferimento alla massoneria e a culti religiosi unita a questa ritrosia a mostrare al mondo le vie sotterranee trasformano quelli che sono dei semplici indizi in qualcosa di più concreto.
Le persone particolarmente ricettive avrebbero, nel corso del tempo, percepito una tale quantità di vibrazioni che addirittura hanno preferito andare a vivere altrove. Sicuramente il turista che si affaccia per la prima volta a Pitigliano non può che restarne affascinato ma anche colpito: ci sono simboli strani cosparsi in tutta la città sta solo a chi li sa “leggere” può comprendere appieno la vera, e misteriosa, storia di Pitigliano.
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martedì 16 aprile 2019

"I CUSTODI DELLA PERGAMENA DEL DIAVOLO" IL NUOVO LIBRO DI FRANCESCA RAMACCIOTTI


Un tesoro scomparso all’ombra di un monastero, un assassino che semina morte tra donne innocenti e un inquietante mistero che attraversa i secoli...  Il thriller storico “I custodi della pergamena del diavolo” di Francesca Ramacciotti (Newton Compton) è ambientato a Pisa nel XII° secolo e ai giorni nostri. Nel 1174 dello Stile Pisano, anno in cui l’architetto Deotisalvi inizia a costruire la Torre di Pisa, viene rubato l’oro che un tempo rivestiva l’antico arco di trionfo della città: la Porta Aurea. Inoltre Pisa è funestata da una serie di strani femminicidi, su cui indaga il giovane perito legale Lanfranco, pupillo di Deotisalvi. Ai giorni nostri, Yasser Martani, uno scrittore di saggi storici, convinto che il ladro sia un notabile di Pisa e che per questo motivo le fonti siano inspiegabilmente carenti di notizie su quell'anno, cerca di scoprirne l’identità e ritrovare l’oro. Con lui collabora Emma, una bella dottoranda in storia medievale, in possesso di una cronaca scritta da una suora, proprio a partire dal 1174. Nel testo la monaca accenna a un malfattore che la minaccia e che ha nascosto in un luogo misterioso il frutto del suo crimine. Sia nelle fonti in possesso dello scrittore che nella cronaca della suora, compare l’espressione Porta del demonio. Dato che l’oro, nel medioevo era detto “frutto del demonio”, i due pensano che l’espressione fosse il nome criptato della Porta Aurea. Yasser ed Emma credono, quindi, che il criminale citato dalla monaca sia l’autore del furto e iniziano una caccia all'oro a ritroso nel tempo, proprio nel periodo in cui Lanfranco tenta di catturare l’assassino delle giovani donne. I delitti e gli intrighi del passato si congiungeranno al quelli del presente, fino all'insospettabile epilogo.


Francesca Ramacciotti, scrittrice livornese, dedicata il suo nuovo romanzo alla città di Pisa.

“Pisa altera Roma: così San Bernardo di Chiaravalle invocava che Pisa diventasse la sede della Chiesa, al posto di una Roma decadente e corrotta. Infatti, nel XII° secolo, Pisa era forse la più ricca e potente città d’Italia, anche se nei libri di storia niente si legge in merito – spiega Francesca Ramacciotti - Per rimediare a questa “ingiustizia” storica, nel mio romanzo “I custodi della pergamena del diavolo”, uscito il 28 marzo per Newton Compton, ho ricreato l’universo, ricco di luci e ombre, della Pisa medievale, grazie anche all’aiuto di due storici pisani, Agostino Agostini e Maurizio Vaglini. Durante le mie ricerche, durate un anno, mi sono posta alcune domande: perché non esistono, di fatto, notizie sull'inizio della costruzione della Torre di Pisa e sul suo architetto? Dov'è finito l’oro che ricopriva la Porta Aurea, antico arco di trionfo della città? Quale mistero nasconde l’enigmatica chiesa di San Sepolcro, che nel 1174 era la sede del Gran Priorato gerosolimitano, antesignano dell’Ordine di Malta? Il mio libro, che non vuole essere un saggio ma un thriller storico, ricostruisce uno scenario letterario inedito e risponde a queste e ad altre domande, intrecciando realtà storica e fantasia, medioevo e giorni nostri, santi e meretrici. ”I custodi della pergamena del diavolo”, uscito per Newton Compton, è il mio secondo romanzo ed è il primo di una trilogia ambientata nel XII secolo, con il perito legale Lanfranco come protagonista”.

Il protagonista del libro è il perito legale Lanfranco, pupillo dell’architetto Deotisalvi e di Santa Ubaldesca. Indaga su una serie di strani omicidi nella Pisa del 1174, mentre viene rubato l’oro della Porta Aurea, che doveva finanziare la costruzione del Campanile. Mentre ai giorni nostri, Yasser Martani, scrittore di saggi storici, è convinto, grazie a un’antica pergamena, che il tesoro rubato sia ancora nascosto in città e cerca di ritrovarlo. Ma un assassino sembra riemergere dal medioevo, uccidendo ancora per impadronirsi della pergamena.

Nei vicoli di Chinzica e nelle vie della Civitas, in luoghi ancora adesso riconoscibili, i lettori si appassioneranno agli intrighi del passato, legati al presente da un segreto inconfessabile. E, al tempo stesso, visiteranno una Pisa inedita, antica ma viva e affascinante. E se lo dice una scrittrice livornese, c’è da crederci.

“Francesca Ramacciotti può essere definita la Signora italiana del thriller storico. La sua Pisa del XII secolo, dove intrighi e delitti si consumano a ritmo serrato durante la costruzione della torre pendente, non si dimentica”. Carlo A. Martigli

Francesca Ramacciotti è nata a Livorno ma ama anche Pisa. Laureata in Giurisprudenza all’Università di Pisa, è stata giudice conciliatore per sei anni e attualmente insegna Diritto ed Economia all’Itis G. Galilei di Livorno. Accanita lettrice, ha sempre praticato la scrittura, sia creativa che in forma di sceneggiatura e testi teatrali. Ha collaborato con registi a Pisa e Livorno, dove sono stati rappresentati i suoi testi teatrali. Con il cortometraggio “Gnam Gnam”, di cui ha realizzato soggetto e sceneggiatura, ha vinto numerosi premi, fra cui il secondo posto al Corto Festival di Chianciano Terme. È stata allieva di Giulio Mozzi, Sebastiano Mondadori e Carlo A. Martigli. Prima classificata al premio letterario internazionale Città di Barletta, patrocinato dall’Unesco, nel 2010 e al premio Giallo di Donna nel 2011, ha scritto molti racconti presenti in antologie e riviste. Nel 2013 è stata fra i vincitori del Torneo letterario IoScrittore, bandito dal gruppo editoriale GeMS, con la conseguente pubblicazione in eBook del romanzo “Un angelo nel pallone”. I custodi della pergamena del diavolo, uscito per Newton Compton, è il suo secondo romanzo ed è il primo di una trilogia ambientata nel XII secolo, con il perito legale Lanfranco come protagonista. Francesca non esce mai di casa senza gli orecchini e un libro.

INCENDIO A NOTRE DAME, CADE L'ULTIMO BALUARDO DEI VECCHI VALORI CRISTIANI

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Parlare stasera di Notre Dame è facile; altrettanto facile sarebbe cadere nel retorico riempiendo i social media e i giornali di frasi fatte adatte ad ogni occasione. Tuttavia è inutile raccontare ciò che è accaduto a Parigi nel tardo pomeriggio del 15 aprile senza spiegare il perché l'incendio di Notre Dame ha creato uno spartiacque tra il passato e il futuro. Non ci si può esimere dal rimanere sconvolti dagli accadimenti, tra l'alto è insito nella natura umana rispondere con una carica emotiva molto forte a un qualcosa che destabilizza un vecchio equilibrio, così fu per le Torri Gemelle in un'epoca in cui non c'erano i social, in cui internet non era così preponderante, in cui le uniche possibilità di farsi un'idea sui fatti era comprare il giornale o vedere un notiziario. 

Siamo pietrificati nel vedere il simbolo della Cristianità occidentale e ultimo baluardo degli antichi valori crollare come fosse una costruzione di cartapesta. Nonostante buona parte della struttura sia stata salvata, non prendiamoci in giro, Notre Dame, Parigi, l'Europa e il mondo non saranno mai più gli stessi. Notre Dame non era sono una Cattedrale, era, ed è, un simbolo di grandi cambiamenti avvenuti in Europa negli ultimi sei secoli, cambiamenti che hanno toccato tutti gli aspetti della società francese e non solo. E pensare che durante la Rivoluzione Francese si era pensato di distruggerla salvo poi trasformarla nella cattedrale della Dea Ragione; proprio qui Napoleone si cinse la testa con la Corona da Imperatore con la celeberrima frase "Dio me l'ha data, guai a chi me la tocca"; qui Enrico IV di Navarra si convertì esclamando "Parigi val bene una messa"; qui riposano la Corona di Spine di Gesù e il mantello di Luigi IX il Santo; qui perì l'ultimo Gran Maestro dei Templari il 18 marzo 1314 dopo un processo farsa per ordine di Filippo il Bello (che di Luigi IX era un diretto discendente). Come è possibile vedere sono stati menzionati solamente alcuni dei grandi avvenimenti storici che, in un senso o nell'altro, hanno letteralmente cambiato il mondo, proprio per questo abbiamo parlato di spartiacque tra passato e futuro.

In questa serata così emotivamente complicata torna in mente il meraviglioso personaggio di Victor Hugo, Quasimodo, che a Notre Dame ci viveva nascosto dagli occhi non sempre benevoli del popolo: chissà se quelle campane che lui suonava con vigore e sincero amore torneranno a scandire la vita dei francesi e del popolo di tutto il mondo, chissà se Notre Dame tornerà ad essere il simbolo dell'unione tra i popoli e le culture. Noi ci auguriamo che questo mirabile esempio di arte gotica possa, in futuro, tornare a splendere e continuare ad essere quel baluardo di valori e di cultura di cui stasera siamo tutti orfani.

Emiliano Amici




venerdì 5 aprile 2019

STORIE DI FANTASMI A ROMA

Data la sua nascita così leggendaria e avvolta per un certo verso nel mistero, Roma è un vero e proprio contenitore di storie che travalicano i tempi arrivando ai tempi nostri. D'altronde, cosa ci si può aspettare da una città nata da un omicidio e abitata dopo un rapimento di massa (ratto delle Sabine) se non un po' di mistero? Questo articolo vuole farvi incontrare i...Fantasmi a Roma! Tranquilli non tutti sono cattivi; ci sono alcuni che sarebbe bene incontrare!

Storie di fantasmi a Roma: Beatrice Cenci

Iniziamo il nostro viaggio nei meandri dei misteri di Roma con la figura bella ma allo stesso tempo drammatica di Beatrice Cenci forse il fantasma più famoso. La giovane Beatrice, nata nel 1577, era figlia di Francesco, un Conte dal grande potere ma molto cattivo e prevaricatore che a causa di uno stile di vita estremamente dissoluto sperperò tutte le sue ricchezze. Indebitatosi fino a non poter più saldare debiti, Francesco fu messo in carcere. Una volta uscito, anche grazie alle sue particolarmente influenti amicizie, fece rinchiudere sua figlia Beatrice in un castello a Petrella Salto per evitare di pagarle la dota qualora la ragazza si fosse sposata. Dal 1597 Francesco iniziò a soffrire di gotta ed era letteralmente perseguitato dai debiti: per sfogare le sue frustrazioni usava abusare di Beatrice e della matrigna anche con la stessa ragazza costretta ad assistere allo stupro. Passarono anni e la situazione sembrava peggiorare di giorno in giorno. A questo punto, Beatrice decise di uccidere il padre grazie all'appoggio della matrigna e dei suoi fratelli. Una notte furono presi chiodi, martello e un mattarello e furono usati contro il volto di Francesco che non riuscì ad abbozzare alcuna reazione. 

Nonostante aver defenestrato il corpo per simulare un incidente, le autorità scoprirono quasi subito l'omicidio e arrestarono i coinvolti nell'assassinio. Tutti confessarono, anche Beatrice la quale, durante il processo, tentò di giustificare il suo gesto come risposta ai continui stupri che subiva. Nonostante questo fu accusata e condannata alla pena di morte che avvenne l'11 settembre 1599 a Castel Sant'Angelo dopo aver assistito alla morte della matrigna e dei fratelli. Sembra che ogni 11 settembre nei pressi del luogo della sua morte, Beatrice appaia con in mano la sua testa. La giovane donna riposa a San Pietro in Montorio e il suo teschio fu usato, durante l'occupazione francese, per giocare a calcio

Storie di fantasmi a Roma: Costanza De Cupis


Risultati immagini per Costanza De CupisPiazza Navona è un luogo magico, ricco di arte, di storia e di cultura. In passato era considerato come il salotto di Roma, luogo di riunione di personalità politiche, di nobili e più recentemente di attori di calibro internazionale. Ebbene, in questo contesto così suggestivo, è ancora visibile il Palazzo De Cupis dove nei primissimi anni del 1600 dimorava Costanza, una ragazza bellissima con delle mani che destavano invidia di tutta la città. 

Anche dopo anni dal matrimonio con il nipote del cardinale De Cupis, la bellezza di Costanza restava assolutamente intatta tanto che un certo Bastiano, un artista particolarmente famoso a Roma le chiese di poterle fare un calco da poter esporre nella sua bottega. Si narra che un giorno un prete di San Pietro in Vincoli, vista la bellezza della statua e la folla che ammirava la mano come fosse una reliquia, disse: “Se quella mano è umana, merita d’essere tagliata!”

Costanza però non voleva tutta quella, come dire, "pubblicità", per questo ordinò la distruzione del calco e si ritirò in casa pregando e cucendo. Poco tempo dopo, mentre stava cucendo, Costanza si punse un dito: la ferita non esitò ad infettarsi diffondendosi in tutto il braccio. La mano fu amputata, vista la cancrena ormai irreversibile, ma questo non bastò...l'infezione era andata in circolo e fu impossibile arrestarla. Si dice che quando la luna illumina le finestre del suo palazzo è possibile vedere la mano che fu della bellissima e sfortunata Costanza. 

Fantasmi a Roma: Giulio Cesare

Gaius Iulius Caesar (Vatican Museum).jpgLa nostra gita tra i fantasmi a Roma non può non parlare anche di chi Roma ha contribuito a farla grande: Caio Giulio Cesare "il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti". Dopo la morte di Cesare le sue ceneri furono raccolte in una ampolla e poste sulla sommità di un obelisco nel Circo di Caligola. Narra la leggenda che il fantasma del grande imperatore romano sarebbe rimasto nell'ampolla per circa 1500 anni fino a quando Papa Sisto V fece spostare l'obelisco in piazza San Pietro. Ordinò, poi, di aprire l'ampolla, le ceneri caddero a terra e lo spirito si liberò. Alcuni romani giurano di averlo visto ancora girare nella zona dei Fori Imperiali.




Fantasmi a Roma: Donna Olimpia

Donna olimpia maidalchini.jpgQuella di Donna Olimpia è una vicenda molto particolare. Nonostante la sua famiglia l'avesse destinata al convento, Olimpia mostrò un carattere molto ribelle e anche mondano, tanto da accusare il direttore del convento di seduzione provocandogli una sospensione a divinis. Nonostante non fosse di certo una donna avvenente, tutt'altro, Olimpia si sposò dapprima un ricco borghese che la lasciò vedova dopo tre anni e poi Pamphilio Pamphili, fratello di quel Giovanni Battista che poco dopo divenne Papa Innocenzo X. 

Olimpia riuscì a mettere le mani anche nelle sacre stanze: per poter conferire con Sua Santità si doleva passare da lei con molti regali e venerazioni. La sua avidità raggiunse l'apice quando alla morte di Innocenzo X (avvenuta il 7 gennaio 1655) non gli pagò il funerale. Il successore di Innocenzo allontanò dalla corte pontificia Olimpia che, prima di fuggire, portò via due casse colme di oro poste proprio sotto il letto del papa. Due anni più tardi, la peste non risparmiò neanche lei. Si dice che ogni 7 gennaio il suo fantasma si aggiri a piazza Navona a bordo di una carrozza nera per poi sprofondare nel Tevere con il due forzieri subito dopo aver passato...Ponte Sisto.

Fantasmi a Roma: Nerone

Quando si parla di Nerone tutti si ricordano della sua follia e delle sue manie: si dice addirittura che decise di ingoiare un rospo per capire l'effetto che fa essere incinta (si narra che la rana uscì dal corpo dell'imperatore nell'attuale zona di San Giovanni: accortosi della fuga della rana urlò Latae Rana - Latae Rana, da qui, sembrerebbe, avere origine il termine Laterano). La leggenda medievale narra che la sua sepoltura sia avvenuta al centro di piazza del Popolo dove fu piantato un enorme albero di noce. I resti dell'imperatore attirerebbero i diavoli particolarmente dispettosi che amano infastidire i malcapitati passanti. Si dice che ancora oggi si affacci dalla Torre delle Milizie con gli occhi infuocati e suonando l'arpa, così come fece quando incendiò Roma.

Fantasmi a Roma: Targhini e Montanari

Targhini e Montanari erano due carbonari: il primo, che veniva dal Granducato di Modena, decise di sposare la causa della rivoluzionaria scendendo a Roma per cospirare contro il papa (si consiglia la visione del capolavoro di Luigi Magni "Nell'Anno del Signore"). Grazie ad una soffiata di un altro congiurato, poi pentito, e grazie alle testimonianze degli altri "fratelli" Targhini e Montanari con un processo che dire farsa è dire poco furono condannati a morte mediante decapitazione. Fu Mastro Titta, er boia de Roma (il cui fantasmi si aggira ancora a Roma con una manciata di tabacco per i passanti), a sancire la fine del fervore rivoluzionario a Roma. L'estremo sacrificio è immortalato in una targa visibile ancora oggi a pizza del popolo proprio al di sopra dell'ingresso del commissariato dei carabinieri. Si narra che sia possibile incontrarli nei pressi del Muro Torto con la propria testa sotto braccio per offrire numeri a lotto ai "fortunati" passanti.



Fantasmi a Roma: Messalina

Toulouse-Lautrec, Henri - Messalina.jpgMessalina era figlia del console Valerio Messalla Barbato e Domizia Lepida. Già alla tenera età di 12 anni era particolarmente ammirata per la sua bellezza. Era una donna perennemente insoddisfatta ed irrequieta e amava partecipava a festini a base di sesso in vari postriboli della città. Durante uno di questi festini fu uccisa da un tribuno che avrebbe esclamato: "se la tua morte sarà pianta da tutti i tuoi amanti, piangerà mezza Roma!" e la cosa sarebbe stata anche possibile dato che, nonostante fosse morta a 23 anni era perennemente alla ricerca di una nuova avventura. Ricerca che ancora farebbe sul colle oppio tanto che alcune persone di diversa estrazione sociale giurano di aver visto una donna bellissima vagare da sola in quella zona alla ricerca di una nuova, notte folle!

Fantasmi a Roma: le sorelle di via del Plebiscito

Risultati immagini per via plebiscito roma
A pochi passi da piazza Venezia c'è via del Plebiscito che collega la piazza a corso Vittorio Emanuele. La storia risale ai primi anni del 1900 e i figli del protagonista sono ancora vivi quindi cercheremo di raccontare questa incredibile vicenda con l'accortezza che la situazione merita. Un ragazzo di neanche trenta anni stava passeggiando lungo via del Plebiscito quando vide una donna anziana che rischiava di essere investita da una carrozza; sprezzante del pericolo si gettò in mezzo alla strada e salvò la deliziosa vecchina che, per ringraziarlo, lo invitò a casa a prendere un caffè. Dopo essere stato qualche minuto e dopo aver conosciuto la sua sorella gemella, il ragazzo andò via. Il giorno dopo tornò di nuovo su via del Plebiscito e notò le finestre della casa sprangate, così anche i giorni seguenti. Stupito chiese al portiere dello stabile dove fossero le due adorabili signore che abitavano nella casa con le finestre sprangate. La risposta del portiere fece rabbrividire il giovane ragazzo "Sono morte due anni fa, caro signore". Grazie alla sua insistenza, il giovane ragazzo riuscì a farsi accompagnare in casa dal riluttante portiere trovando un luogo decisamente abbandonato, vi era muffa, sporco, insomma...un evidente stato di abbandono tranne per un aspetto particolare...c'erano ancora le tre tazzine di caffè vuote! Il ragazzo fece alcune ricerche e venne a scoprire che le due sorelle morirono nello stesso momento, una investita da una carrozza l'altra di crepacuore quando, affacciatasi dalla finestra, notò il corpo di sua sorella senza vita a terra.

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