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giovedì 31 gennaio 2013

PALAZZO DI HOLYROODHOUSE

Il Palace of Holyroodhouse o informalmente Holyrood Palace, fondato come monastero da Davide I nel 1128, è stato adibito a residenza principale dei sovrani di Scozia a far data dal XVI secolo. Il palazzo è ubicato ad Edimburgo alla fine del Royal Mile. Il palazzo di Holyroodhouse è la residenza ufficiale in Scozia di Sua Maestà la Regina Elisabetta II che qui trascorre alcune settimane all'inizio dell'estate. Holyrood è una anglicizzazione dello scozzese Haly Ruid (Santa Croce). L'Abbazia agostiniana in rovina fu fatta costruire nel 1128 da re Davide I di Scozia. Essa è stata il luogo dell'incoronazione di diversi re scozzesi e di matrimoni reali. Il tetto dell'abbazia crollò nel XVIII secolo e non venne più ricostruito facendo si che tutta la costruzione andasse in rovina. L'Abbazia venne adattata in Cappella (per Order of the Thistle) da re Giacomo II d'Inghilterra ma venne poi distrutta durante una rivolta popolare. Nel 1691 la Kirk of the Canongate ha preso il posto della Cappella come parrocchia del Palazzo ed è qui che la regina assiste ai servizi religiosi quando risiede nel Palazzo. Nel XV secolo vi era qui una foresteria sul sito dell'attuale ala nord del Palazzo, ad ovest dell'Abbazia e del suo chiostro. Molti dei re medievali scozzesi risiedettero qui prima della costruzione del Palazzo. Giacomo II qui nacque, venne incoronato e si sposò. Fra il 1498 e il 1501, Giacomo IV fece costruire un nuovo edificio con il quale Holyrood iniziò ad essere un palazzo nel vero senso della parola. Il palazzo venne costruito a forma di quadrato ad ovest del chiostro dell'Abbazia. Esso comprendeva una Cappella, gallerie, gli appartamenti reali ed un grande salone delle feste. La cappella occupava l'attuale ala nord del palazzo e gli appartamenti della regina occupavano gran parte dell'ala sud. Un'altra ala ad ovest era occupata dagli appartamenti del re e l'ingresso del palazzo. Giacomo V fece aggiungere, fra il 1528 e il 1536, altre costruzioni ad iniziare dalla torre di nord-ovest della costruzione attuale. In questa torre vi sono le stanze un tempo occupate dalla regina Maria Stuarda. I tetti in legno delle stanze principali risalgono ai tempi di Maria Stuarda ed i monogrammi MR (Maria Regina) e IR (Jacobus Rex) si riferiscono alla regina Maria Stuarda ed a suo figlio Giacomo VI. Scudi commemoranti il matrimonio di Maria Stuarda con Francesco II di Francia, vennero scolpiti nel 1559 ma messi in sito nel 1617. Gli appartamenti sono costituiti da due stanze per le udienze ed una camera da letto, oltre a due piccole camere site nelle torrette d'angolo dell'edificio. Fu in una di queste camere che fu assassinato, il 9 marzo 1565, Davide Rizzio in presenza della regina. Dopo che Giacomo VI divenne re d'Inghilterra, nel 1603, e si trasferì a Londra, il palazzo non fu più sede permanente della corte reale. Giacomo vi ritornò in visita nel 1617 così come venne Carlo I nel 1633, quando qui venne incoronato re di Scozia nella Holyrood Abbey. Nel 1650, in modo fortuito o procurato, il palazzo prese fuoco durante la visita di Oliver Cromwell e delle sue truppe. Cromwell fece ricostruire il palazzo ma esso venne abbattuto e Carlo II lo fece ricostruire, nell'attuale struttura, fra il 1671 e il 1679 da sir William Bruce. Giacomo II d'Inghilterra visse Holyrood fra il 1679 e il 1682 durante la Exclusion crisis. Dopo il 1707, il Palazzo venne usato durante l'elezione dei Pari del regno. Carlo Edoardo Stuart tenne Corte a Holyrood per cinque settimane nel 1745 durante la Jacobite Rising, e dopo la Rivoluzione francese, Giorgio III consentì al fratello più giovane di Luigi XVI, Carlo X di Francia di soggiornare a Holyrood. Dopo il loro secondo esilio, i reali francesi vissero ad Holyrood nuovamente fra il 1830 e il 1832 quando si trasferirono in Austria. Il castello è aperto alle visite del pubblico quando nessun membro della famiglia reale è residente.

Fonte: Wikipedia

mercoledì 30 gennaio 2013

CARLO VII

Carlo VII, detto il Vittorioso o anche il Ben-Servito, in francese Charles VII le Victorieux e le Bien-Servi (Parigi, 22 febbraio 1403 – Mehun-sur-Yèvre, 22 luglio 1461), fu re di Francia dal 1422 al 1461, membro della dinastia dei Valois. Era il più anziano dei figli sopravvissuti di Carlo VI di Francia e di Isabella di Baviera. Morti i primi tre delfini, nel 1417 ereditò il titolo. L'inizio del suo regno venne contrastato da Enrico VI d'Inghilterra, il cui reggente Giovanni di Lancaster governava effettivamente buona parte della Francia settentrionale, compresa Reims la città in cui veniva tradizionalmente incoronati i re di Francia. Riuscì ad essere incoronato a Reims sono nel 1399 grazie all'intervendo di Giovanna d'Arco, che contribuì a liberare la Francia dagli inglesi. Con lui ebbe termine la lunghissima Guerra dei cent'anni. La fine del suo regno viene ricordata per i dissidi con il suo erede, il futuro Luigi XI di Francia. Carlo era l'undicesimo dei figli di Carlo VI di Francia ed Isabella di Baviera, ma i due maschi che lo avevano preceduto erano morti da bambini e il solo fratello che lo precedeva era Luigi apparentemente destinato ad ereditare il trono. Nel 1415 anche Luigi morì lasciando a Carlo, di soli tredici anni, il titolo di delfino. Pochi anni dopo, nel 1418, gli inglesi riuscirono a raggiungere Parigi insieme agli uomini di Giovanni di Borgogna costringendo Carlo a lasciare la capitale per salvarsi la vita. L'anno seguente il giovane Carlo e Giovanni tentarono una riconciliazione fra loro per arginare la sempre più straripante conquista di territori da parte degli inglesi, a un primo incontro nel mese di maggio ne seguì un secondo in settembre. Il giorno 10 i due si trovarono nei pressi di Montereau, Giovanni era venuto con una scorta ben più piccola di quella di Carlo, tuttavia gli uomini del Delfino si scagliarono su Giovanni uccidendolo, probabilmente per vendetta della morte di Luigi di Valois avvenuta su suo ordine dodici anni prima. Carlo si disse sempre all'oscuro delle reali intenzioni dei suoi uomini, ma la sua versione non fu creduta da diversi suoi contemporanei tanto più che la morte di Giovanni aumentò la rivalità fra Carlo e i Duchi di Borgogna. Il figlio di Giovanni, Filippo III di Borgogna, gli chiese di pagare un risarcimento per la morte del padre, ma Carlo non acconsentì mai a farlo. Nella sua giovinezza Carlo è ricordato per il suo coraggio e per una certa inclinazione al comando, una volta divenuto Delfino condusse un esercito contro gli inglesi, tuttavia nel 1421 due eventi dovettero spezzare la sua fiducia in se stesso. Già l'anno precedente, il 21 maggio 1420 il padre, che pare avesse un'infermità mentale, firmò con il re d'Inghilterra Enrico V un trattato, detto Trattato di Troyes, che accordava la corona francese a Enrico V e discendenti se questi avesse sposato una delle figlie di Carlo VI; così la corona francese alla morte di Carlo VI fu accordata a Enrico VI d'Inghilterra figlio del defunto Enrico V, marito di Caterina di Valois. Di conseguenza Carlo venne ripudiato dai propri genitori con il falso pretesto che fosse solo un figlio illegittimo. Carlo VII, però, riteneva sia che il padre non potesse prendere quella decisione in piena coscienza data la sua follia, sia che comunque Enrico VI era un Lancaster, mentre Carlo VII era un Valois e il delfino di Francia, quindi vantava maggiori diritti sul trono francese. In ogni caso, temendo per la propria vita, Carlo si rifugiò presso la corte di Iolanda di Aragona, nel sud del paese, e lì, protetto dal potere della sovrana si sposò con sua figlia Maria d'Angiò. La morte di Carlo VI nel 1422 gettò la successione nel dubbio, se Carlo era davvero il figlio legittimo del re allora ne era anche l'erede e il trono spettava a lui, se così non era invece l'erede legittimo era Carlo di Valois-Orléans, nipote di Carlo VI attraverso il padre Luigi di Valois, prigioniero degli inglesi. A tutto questo si aggiungeva il Trattato di Troyes siglato nel 1420 che passava il trono al giovanissimo Enrico VI d'Inghilterra che di Carlo era il nipote attraverso la sorella Caterina di Valois che aveva sposato Enrico V d'Inghilterra che era morto nell'agosto 1422. Gli inglesi avevano l'indiscutibile vantaggio di governare il nord della Francia, Parigi compresa, ed erano quindi in grado rafforzare le proprie pretese specie nella zona da loro occupata Carlo decise comunque di reclamare per sé il titolo di Re di Francia anche se gli mancò il coraggio di affrontare gli inglesi in battaglia restando a sud della Loira, esercitando solo una piccola parte del suo potere in una corte itinerante nella regione della Loira, in vari castelli, come quello di Chinon. Il 1429 portò dei cambiamenti, la città di Orleans era sotto assedio sin dall'ottobre precedente e il reggente inglese, Giovanni di Lancaster, zio del re, stava avanzando nel Ducato di Bar governato da Renato d'Angiò, cognato di Carlo. I signori di Francia ancora fedeli a Carlo e l'esercito iniziavano ad essere disperati perché la situazione andava facendosi insostenibile. Nel frattempo nel villaggio di Domrémy-la-Pucelle una ragazzina di nome Giovanna d'Arco iniziò a credere di avere una missione divina da compiere, che le era stata comunicata direttamente da Dio, ed ella si recò da Carlo II di Lorena chiedendo gli uomini e i mezzi per recarsi a Chinon. Il duca acconsentì le diede una scorta e una lettera di raccomandazione da presentare a Carlo firmata da Robert de Baudricourt (1400circa-1454) governatore di Vaucouleurs. Giovanna arrivò il 10 marzo 1429 e quello che ne seguì e ormai materiale da leggenda. Si dice che Carlo, per verificare l'attendibilità della ragazza che non l'aveva mai visto, si travestì mescolandosi alla folla di cortigiani nella stanza, ma Giovanna lo riconobbe immediatamente inginocchiandosi ai suoi piedi con un profondo inchino e abbracciandogli le ginocchia. Carlo provò a dirle che era l'uomo sbagliato, ma alla fine dovette ammettere di essere lui il Delfino di Francia. Carlo, che aveva finito per crederle accettò infine di darle un esercito. Un altro grande motivo che contribuì ai suoi piani di riconquista fu l'appoggio della potente famiglia della moglie in particolare della suocera Iolanda. Messa a capo di un esercito Giovanna riuscì a prendere agli inglesi la città d'Orléans, impresa fondamentale per la riconquista della Francia. Dopo che gli inglesi ebbero vinto la Battaglia di Patay Carlo VII fu ufficialmente incoronato re di Francia nella splendida cattedrale di Reims il 17 luglio 1429. Invero quando Giovanna d'Arco venne in seguito catturata con l'inganno dai borgognoni, il re di Francia non fece alcun passo ufficiale per ottenere il suo rilascio. Secondo alcuni, tuttavia, avrebbe inviato segretamente due suoi capitani, La Hire ed il Bastardo d'Orléans, per tentare di sottrarla alla prigionia. Diversi anni dopo, nel 1435, Carlo e Filippo di Borgogna firmarono il Trattato di Arras che riportò francesi e borgogoni a combattere dalla stessa parte contro gli inglesi. Una volta fatto questo in Francia non restava nessun principe del sangue disposto a riconoscere Enrico VI quale loro sovrano. Negli anni seguenti Carlo riconquistò Parigi e scacciò gli inglesi confinandoli via via in territori più piccoli fino a che non rimasero loro che Calais e le Isole del Canale. Gli ultimi anni del regno di Carlo vennero contraddistinti da una certa ostilità con il figlio maggiore Luigi quando chiesti chiese maggiori poteri insieme al titolo di Delfino richiesta che il padre gli rifiutò. A seguito di questo pare che Luigi abbia tentato di destabilizzare la posizione del padre attraverso vari complotti arrivando anche a discutere aspramente con Agnes Sorel amante del padre. Quando nel 1446 nacque il suo ultimo figlio, anch'egli chiamato Carlo, il re spedì Luigi nel Delfinato, i due non si incontrarono più e quando Carlo lo richiamò a corte il figlio preferì andare presso la corte di Borgogna arrivandovi nel 1456. Nel 1458 Carlo cadde malato, sulla gamba gli comparve un'ulcera (forse uno dei primi sintomi del Diabete), ma rifiutò di curarsi. Egli richiamò di nuovo il figlio, ma questi non rispose preferendo rivolgersi ad alcuni astrologi per farsi predire il momento in cui il padre sarebbe morto. Carlo riuscì a sopravvivere per altri due anni e mezzo circa nonostante il procedere della malattia dovendo anche fra fronte alla ribellione di uno dei suoi vassalli Jean, V conte d'Armagnac (1420-1473). Infine nel luglio 1461 i medici dichiararono che egli non avrebbe superato il mese di agosto, cadde preda delirio convincendosi di essere circondato da traditori fedeli solo a suo figlio. Vittima di un'altra infezione che gli colpì la mascella generando un ascesso nella bocca non poté mangiare o bere per diversi giorni a causa del gonfiore. Carlo chiamò di nuovo Luigi, ma senza successo. Infine egli morì per setticemia il 22 luglio 1461 con il figlio minore al proprio capezzale. Carlo fu sepolto nella chiesa di St. Denis.

Fonte: Wikipedia

ALNWICK CASTLE

Introduzione: Tra le colline del Northumberland, in una magica atmosfera sul confine tra Inghilterra e Scozia, si trova la città di Alnwick, piccolo paese di circa 7.000 abitanti. Qui, da quasi mille anni, possiamo ammirare il Castello di Alnwick, reso celebre col fantastico nome di “Hogwarts” dalla saga di Harry Potter, della scrittrice britannica Joanne Kathleen Rowling.
Tutto ebbe inizio nel 1066 d.C. del calendario gregoriano. In tale anno, infatti, con la battaglia di Hastings e la conseguente conquista dell’Inghilterra da parte di Guglielmo I, duca di Normandia la situazione in Inghilterra cambiò perché il regno non venne governato da re sassoni ma da re normanni con l’incoronamento dello stesso Guglielmo. Nel 1096, il barone della città, Yves de Vescy, decise di costruire il castello per difendere i confini dagli attacchi a nord degli scozzesi. L’invasione principale nel 1174 quando il re di Scozia, Guglielmo I detto “il Leone” (1142-1214) e lo fu catturato fuori dalle mura nella battaglia di Alnwick. L’Inghilterra vinse questa battaglia che costò alla Scozia una certa indipendenza dal re inglese e non alla perdita dell’autonomia e della libertà con il trattato di Falaise (Francia). In poche parole dal momento della firma di questo trattato, il re scozzese era diventato un vassallo del re inglese. Nel 1309 il vescovo di Durham (città a pochi chilometri di Alnwick), Anthony Bek, cedette il castello al barone Henry de Percy, che da quel momento diverrà di proprietà della famiglia diventando in segutio conti e infine duchi di Northumberland (carica che attualmente investono). Il primo lord della famiglia decise di restaurare il castello, con le due torri l’ Abbot’s Tower e la Constable’s Tower, e l’entrata del castello, la Middle Gateway che tuttora possiamo ammirare. Una svolta cruciale della gestione del castello avvenne nel 1404-1405 quando i Percy si ribellarono al re Enrico IV il quale decise di assediare il castello e lo conquistò. Durante la Guerra delle due rose (1455-1485) il castello diventato oggetto di contese tra la famiglia dei Lancaster e la famiglia degli York. All’inizio della guerra la fortezza era di proprietà di Edoardo IV di York fino alla sua resa nella battaglia di Townton del 1461 che successivamente passò alla famiglia del Lancaster. Nel mese di giugno del 1464 l’edificio passa nelle definitive mani degli York grazie ai trionfi di John e Richard Neville, dopo circa una cinquantina d’anni ritorna definitivamente nelle mani dei Duchi di Northumberland.

Costruzione

Questo castello è composto di due principali costruzioni ad anello dove l’anello interno si articola intorno ad un piccolo cortile, contenenti le sale principali del castello. Il castello si trova al centro di un grande motte e bailey (tipologia di castello diffusi nella Francia, Sicilia ed Inghilterra medievale). Dato che il blocco centrale non era molto grande da contente nere tutte le stanze richieste nei secoli successivi, gli architetti decisero di costruire nuove stanze nella parte meridionale, collegate con le strutture già esistenti. Ci sono delle torri irregolari intorno alle mura nel cerchio perimetrale esterno, mentre un sesto delle mura è stato atterrato. Lo fornisce dal fatto di avere una spaziosa vista sul grande parco retrostante dove si ha due parchi di uno piccolo situato a nord attraversato dal fiume Ann disegnato dall’architetto locale Lancelot Brown e da Thomas Call nel XVIII secolo che è conosciuto con il nome di The Pastures. Il secondo parco si trova nei pressi del primo che è più grande, chiamato Hulne Park dove sono conservate le rovine del Priorato di 
Hulne.

Uso Attuale

Dalla seconda guerra mondiale (1939-1945) alcune parti del castello furono utilizzate per fini scolastici e perciò dal 1945 al 1975 ha funzionato la Newcastle Church High School for Girls fino al 1981 quando queste strutture sono utilizzate dalla Saint Cloud State University. Nelle torri perimetrali si tengono diverse mostre a disposizione da parte del duca di Northumberland circa il suo interesse per l’archeologia, degli affreschi di Pompei e dei reperti appartenenti all’antico Egitto e alla cultura romana-bizantina. La Constable’s Tower è utilizzata per le ricostruzioni storiche sul tentativo d’invasione dell’Inghilterra da parte di Napoleone Bonaparte, mentre l’Abbot’s Tower è utilizzata per il Regimental Museum of the Royal Northumberland Fusiliers. Ovviamente il castello non è utilizzato per girare le saghe di Harry Potter, ma anche come location dei seguenti film: Becket, Blackadder, Robin Hood, Principe dei ladri e altri ancora. C’è da aggiungere che il castello è aperto al pubblico durante il periodo estivo giacché il castello è la residenza ufficiale dei duchi di Northumberland. Il castello è sfruttato per celebrare i matrimoni oppure per organizzare delle conferenze, e quest’anno dal 27 al 30 settembre presso il castello è stato organizzato un corso sul volo nel luogo dove Harry Potter ha imparato a volare, e dal 29 al 30 settembre c’è una piccola festa dedicata a Harry Potter dove i personaggi della celebre saga.

Articolo di Pierluigi Papa. Tutti i diritti riservati

LUOGHI IN EUROPA: INGHILTERRA


CASTELLO DI CHAUMONT

Il Castello di Chaumont-sur-Loire è situato a Chaumont-sur-Loire, dipartimento Loir-et-Cher, Francia. Fu costruito nel XI secolo da Odo I, Conte di Blois. Passato al cavaliere normanno Gelduin, questi fece consolidare le fortificazioni. La sua pronipote, Denise de Fougère, lo recò in dote al suo sposo Sulpice d'Amboise ed il castello passò nelle mani degli Amboise rimanendovi per cinque secoli. Nel 1455 il castello fu fatto incendiare e radere al suolo da Luigi XI, quale punizione a Pietro d'Amboise (1408 – 1473) per la sua partecipazione alla Lega del bene pubblico. Perdonati gli Amboise dal re, questi contribuì finanziariamente alla ricostruzione del castello, operata fra il 1465 ed il 1475 dal figlio di Pietro d'Amboise, Carlo I d'Amboise (1430 – 1481), che vi fece anche aggiungere un'ala a nord (oggi non più esistente). Nel 1560, la proprietà del castello passò a Caterina de Medici la quale vi ospitò numerosi astrologi, incluso Nostradamus. Alla morte del marito, Enrico II di Francia, Caterina usò il suo potere per costringere Diana di Poitiers, amante del marito, ad accettare il castello di Chaumont in cambio del più ambito Castello di Chenonceau. Diana di Poitiers visse a Chaumont per un breve periodo dopo il quale il castello fu rivenduto. 

Fonte: Wikipedia

CASTELLO DI URQUHART

Il castello di Urquhart è situato lungo le rive del Loch Ness (forse il più famoso lago della Scozia). Si raggiunge percorrendo la strada A82, tra Fort William e Inverness. È posto nelle vicinanze del villaggio di Drumnadrochit. Non si conosce con esattezza quando il castello fu edificato, ma documenti storici provano che la fortificazione esisteva già prima del XIII secolo. Per evitare che la costruzione entrasse nelle mani dei giacobiti questa fu fatta esplodere nel 1692. Oggi il castello è di proprietà del Historic-Scotland.

Fonte: Wikipedia
Immagine di Sam Fentress

CASTELLO DI PEMBROKE

Il Castello di Pembroke è uno dei più imponenti castelli normanni del Galles meridionale ed è situato al centro dell'omonima città. Risalente al 1093, quando la conquista normanna della regione non era stata ancora completata, il castello è circondato su tre lati dal tumultuoso fiume Cleddau, che lo rende una formidabile roccaforte. Testimonianze tangibili fanno risalire la sua storia al periodo romano. Il re Stefano d'Inghilterra lo concesse a Gilberto di Clare, primo conte di Pembroke, a cui successe il figlio Riccardo, soprannominato strongbow, arco forte. Riccardo sposò la ricchissima Eva MacMurrough di Leinster figlia dell’irlandese Dermot re di Leinster e proprietaria di immensi possedimenti. Dalla coppia nacque Isabella che, diciassettenne, fu data in sposa a Guglielmo Marshall, al quale re Giovanni Senza Terra concesse il titolo di conte di Pembroke, dando luogo così alla nuova linea dinastica dei Maresciallo conti di Pembroke. Guglielmo infatti aveva aiutato il re nella lotta per la conquista del trono in contrapposizione al nipote Arturo, uscito perdente dalla contesa. Guglielmo, ritenuto dai suoi contemporanei il migliore cavaliere del mondo, fu dopo la morte di Giovanni Senza Terra nel 1216, l'uomo più potente d'Inghilterra oltre che uno dei più ricchi. Fu tutore del giovane Enrico III d'Inghilterra e reggente del Regno fino al 1219, anno in cui morì. Nel XV secolo il castello di Pembroke fu concesso col relativo titolo nobiliare a Jasper Tudor il quale vi ospitò la cognata Margaret Beaufort, che tra le sue mura diede alla luce il suo unico figlio, il futuro Enrico VII d'Inghilterra. Il castello subì enormi danni, durante la guerra civile inglese, alla fine della quale Oliver Cromwell spinse la gente del luogo a smontarne la struttura pietra su pietra.

Fonte: Wikipedia

CASTELLO DI CHEPSTOW

Il castello di Chepstow, situato a Chepstow (Galles sud-orientale) in cima ad una falesia che guarda sul fiume Wye, fu costruito su ordine di Guglielmo il Conquistatore dal normanno William FitzOsbern nel 1067. È il più meridionale della catena di castelli costruiti da FitzOsbern lungo il confine anglo-gallese. Fu costruito fin dall’inizio in pietra, non in legno come la maggior parte dei castelli dell’epoca, a testimonianza della sua importanza strategica di fortezza difensiva sul confine tra l’Inghilterra e il Galles. Fu ulteriormente fortificato nel corso dei secoli: i maggiori interventi furono effettuati nel 1200 circa da Guglielmo il Maresciallo ed a partire dal 1270 da Roger Bigod III. Guglielmo, un personaggio storico leggendario ed importantissimo, ne entrò in possesso tramite la moglie Isabella di Clare che ne era proprietaria. Guglielmo il Maresciallo, il migliore cavaliere del mondo secondo i contemporanei, fu tra l’altro tutore di Enrico III d'Inghilterra durante la sua minorità e reggente del regno. Nel 1216 e nel 1217 riemanò la Magna Carta. L'importanza strategico-militare del castello incominciò a declinare dopo il XIV secolo e la fine delle guerre tra l’Inghilterra e il Galles.
Nel XVI secolo fu ristrutturato come grande dimora gentilizia anche se durante la guerra civile inglese, riprese il suo ruolo militare nel XVII secolo quando fu occupato dai realisti. Dopo la guerra civile fu adibito a prigione ed a partire dal 1690 iniziò la sua decadenza che l’ha portato in rovina. Attualmente i suoi resti sono sottoposti alla cura del Cadw, l’istituto di tutela e protezione dei monumenti storici gallesi.

Fonte: Wikipedia

Foto di Pam Brophy per Wikipedia.it

CASTELLO DI DINEFRW

Il castello di Dinefwr è un castello che sovrasta il fiume Tywi, nei pressi della città di Llandeilo (Carmarthenshire, nel Galles occidentale). Era la capitale del Deheubarth. Secondo la tradizione, il castello fu costruito per la prima volta da Rhodri Mawr, anche se non ci sono resti di quel periodo. Dinefwr divenne poi la capitale del nipote di Rhodri, Hywel Dda, il primo sovrano del Deheubarth e poi re della maggior parte del Galles. Si pensa che Rhys ap Gruffydd, sovrano del Deheubarth dal 1155 al 1197, abbia ricostruito il castello. Giraldo Cambrense racconta di un fallito tentativo di re Enrico II d'Inghilterra di assaltare il castello.
Alla morte di Rhys ap Gruffydd, il maniero passò al figlio Rhys Gryg ed è a questo periodo che si fa risalire la parte più antica della costruzione. Quando re Llywelyn Fawr del Gwynedd estese la sua influenza su quest'area, Rhys, incapace a resistergli, smantellò il castello, che fu però restaurato e tenuto proprio da Llywelyn fino alla morte (1240). Dopo una serie di passaggi di mano, Maredudd ap Rhys aiutò re Edoardo I d'Inghilterra a conquistare Dinefwr nel 1277, forse con la promessa di riceverlo come ricompensa. Ma Edoardo non mantenne la parola e anzi fece giustiziare Maredudd nel 1291. Passato dunque in mano inglese, il castello fu dato alle fiamme durante la rivolta di Llywelyn Bren (1316). Nel 1403, fu assediato senza successo da Owain Glyndŵr. Passato poi a sir Rhys ap Thomas, che lo ricostruì ampiamente, ma nel 1531 il nipote di Rhys fu giustiziato per tradimento e il castello confiscato dalla corona inglese, anche se la famiglia fu poi capace di recuperarlo. Attorno al 1600, una casa venne costruita vicino al castello ormai abbandonato.

Fonte: Wikipedia

martedì 29 gennaio 2013

CASTELLO DI CAERNARFORN

Il Castello di Caernarfon (Castell Caernarfon / Caernarfon Castle) venne costruito a Caernarfon nel nord del Galles da Edoardo I d'Inghilterra, in seguito alla sua conquista del 1283. Edoardo I fece costruire castelli e città fortificate nel Galles del nord per controllare l'area a seguito della sua conquista dei principati indipendenti del Galles, nel 1283. Llywelyn ap Gruffydd, principe di Galles, dopo aver rifiutato una mazzetta da mille sterline e una tenuta in Inghilterra se avesse cosegnato senza riserve la sua nazione al re d'Inghilterra, venne attirato in una trappola l'11 dicembre 1282, e messo a morte. Suo fratello Dafydd ap Gruffudd continuò la lotta per mantenere l'indipendenza, ma venne catturato sul Monte Bera, nelle uplands sopra Garth Celyn, nel giugno 1283. Edoardo circondò Garth Celyn, la casa reale e il quartier generale della resistenza al dominio inglese con i castelli di Caernarvon e Conwy, e successivamente con il Castello di Beaumaris. L'altra fortezza dell'anello di ferro che accerchiava Snowdonia era il Castello di Harlech. Iniziato nel 1283, dopo che Snowdonia -la patria di Gwynedd- era stata travolta da un grande esercito, il castello giunse all'incirca al suo stato attuale nel 1323. Non venne mai completato, e anche oggi in vari punti delle mura interne sono visibili diversi raccordi pronti ad accogliere ulteriori muri che non vennero mai costruiti. Le registrazioni dell'epoca riportano che la costruzione del castello costò qualcosa come 22.000 sterline – una somma enorme all'epoca, equivalente a più di un anno di entrate della tesoreria reale. Il disegno lineare è sofisticato in confronto ai castelli britannici precedenti, e si dice che le mura siano state modellate su quelle di Costantinopoli, essendo stato Edoardo un crociato. Il castello domina lo stretto di Menai. Nella insurrezione del 1294–1295, Caernarfon fu assediato, ma la guarnigione, rifornita dal mare, tenne duro fino a quando non venne soccorsa nella primavera del 1295. Nel 1403 e 1404 resistette all'assedio delle forze di Owain Glyndŵr. Durante la guerra civile inglese le forze realiste si arresero a quelle parlamentariste nel 1646.

Fonte: Wikipedia

CASTELLO DI HARLECH

Il Castello di Harlechè un castello fortificato della cittadina di Harlech, nella contea gallese del Gwynedd (Galles nord-occidentale), costruito tra il 1283 e il 1290su progetto di Giacomo Del Balzo e per volere di Edoardo I d'Inghilterra. È la più meridionale delle fortezze che fanno parte del cosiddetto "Anello di Ferro"(le altre sono il Castello di Beaumaris, il Castello di Caernarfon e il Castello di Conwy), edifici inseriti dall'Unesco nel patrimonio mondiale dell'umanità (dal 1986). È soprannominato il "castello delle cause perse", in quanto è stato espugnato diverse volte nel corso della storia, e "Mighty Harlech". L'edificio è ora gestito dal Cadw. Nel 1286, furono impiegati nella costruzione circa 950 uomini. Nel 1404, il castello fu assediato e conquistato da Owain Glyndŵr. Nel 1461, nel corso della Guerra delle due rose, fu l'ultima fortezza dei Lancaster a cadere in mano nemica. Durante la Guerra civile inglese (1642-1648), fu l'ultima fortezza dei monarchici a cadere(correva l'anno 1647).

Fonte: Wikipedia

LUOGHI IN EUROPA: GALLES


CASTELLO DI CARDIFF

Il castello di Cardiff (in lingua gallese Castell Caerdydd) è un castello di origine medioevale ed una mansion dell'architettura vittoriana che sorge in Galles, nella città di Cardiff. Fu fondato dai Normanni nel 1081 sulle rovine di un preesistente forte romano. Il suo occupante più famoso fu Roberto I di Normandia che qui vi rimase prigioniero per ordine del suo fratello Enrico I d'Inghilterra dal 1106 al 1134. Alcune parti della struttura (come le mura quadrate) sono opera di una ristrutturazione del 1270 ad opera di Gilbert de Clare. Un nuovo restauro avvenne molti secoli dopo, nel 1867 quando il marchese John Patrick Crichton-Stuart si avvalse della collaborazione dell'architetto William Burges. La ricostruzione diede origine alla torre dell'orologio, anche se non mancò l'originalità creativa realizzando un giardino pensile.

Fonte: Wikipedia

LUOGHI IN EUROPA: PORTOGALLO


LUOGHI IN EUROPA: FRANCIA


LUOGHI IN EUROPA: ROMANIA


LUOGHI IN EUROPA: SCOZIA


CASTELLO DI LOCH LEVEN

Il Castello di Loch Leven è un castello sito su di un'isola del lago Loch Leven nella regione di Perth e Kinross in Scozia. Il castello fu costruito, nel XIII secolo, dagli invasori inglesi su di un'isola, (la seconda per grandezza) del lago, probabilmente per la posizione strategica fra le città di Edimburgo, Perth e Stirling. Le mura attualmente rimaste incorporano parte del vecchio castello. Il castello venne preso dagli scozzesi già alla fine del XIII secolo dall'esercito di William Wallace. Gli inglesi assediarono il castello nel 1301. Il castello venne poi liberato da John Comyn. Il re Robert Bruce fu qui nel 1313 e di nuovo nel 1323. Alla morte di Bruce venne assediato ancora una volta nel 1335, questa volta dalle truppe inglesi in appoggio al pretendente Edoardo Balliol (d. 1364) e venne difeso con successo da Alan Cipont. Il Castello venne fortificato, alla metà del XIV secolo, Roberto I o da suo figlio Davide II. Il castello venne concesso, nel 1372 a William Douglas, I conte di Douglas da re Roberto II. . Nel 1675 fu comprato dai Douglas da Sir William Bruce, I baronetto di Balcaskie, architetto reale di Scozia che vi costruì Kinross House, uno dei primi edifici palladiani costruiti in Scozia. Da allora il castello non venne più abitato ma fu protetto dalle ingiurie del tempo da Bruce che lo destino ad essere come una gemma nel pittoresco giardino che fece realizzare intorno alla sua residenza. In passato il castello fu usato diverse volte come prigione. Il prigioniero più famoso che qui venne segregato, fu la regina Maria Stuarda che venne imprigionata nell'estate del 1567 da sir William Douglas. Ella riuscì a fuggire il 2 maggio 1568 ma solamente dopo avere abortito i suoi due gemelli ed aver abdicato in favore del figlio. Fra gli altri prigionieri importanti si ricorda Robert Stewart, il futuro Roberto II, Archibald Douglas e Patrick Graham Arcivescovo di San Andrews.

Fonte: Wikipedia

EILEAN DONAN

L'isola di Eilan Donan
(Immagine tratta da Wikipedia -
 "Photo by DAVID ILIFF. License: CC-BY-SA 3.0")
Eilean Donan è una piccola isola nel Loch Duich, nelle Highlands occidentali della Scozia. L'isola di Eilean Donan si trova al centro della confluenza di tre laghi marini che formano il Loch Duich ed è attorniata dalla catena montuosa Cullin. Il nome Eilean Donan significa infatti "isola of Donan" (in lingua scozzese), termine che deriva con tutta probabilità da san Donan, vescovo irlandese del VI secolo che raggiunse la Scozia attorno al 580 d.C. e che contribuì largamente alla cristianizzazione dell'area, nonché sull'isola ove pare che egli abbia fissato il proprio primo insediamento. L'isoletta è collegata alla costa dove sorge il paese di Dornie attraverso un ponte percorribile solo a piedi. Su quest'isola sorge il famoso castello di Eilean Donan. Il castello fu costruito la prima volta nel 1220 da Alessandro II di Scozia come baluardo di difesa contro le incursioni vichinghe, e si racconta sia stato uno dei rifugi di Robert Bruce durante la fuga dai soldati inglesi. A partire dalla fine del XIII secolo esso divenne la dimora del clan Mackenzie di Kintail (più tardi Conti di Seaforth). Dal 1511 il Clan MacRae, in qualità di protettori dei Mackenzie, divennero conestabili del castello. Nel 1719 il castello è stato occupato dalle truppe spagnole intente a far nascere una nuova rivolta giacobita. Il castello venne tuttavia riconquistato e demolito dal cannoneggiamento di tre fregate della Royal Navy tra il 10 ed il 13 maggio 1719. Successivamente le truppe spagnole che occupavano il castello vennero sconfitte circa un mese dopo nella battaglia di Glen Shiel. Il castello viene lasciato per quasi due secoli in rovina e poi viene ricostruito e restaurato tra il 1912 e il 1932 dal tenente colonnello John MacRae-Gilstrap che lo aveva acquisito in quanto discendente del clan MacRae che ne era stato un tempo proprietario. Tra le opere maggiormente rilevanti risalenti a questo periodo è da annoverare la costruzione di un ponte ad archi per permettere un accesso più facile alla fortezza.

Fonte: Wikipedia

CASTELLO DI STALKER

Castello di Stalker (Fonte: Giulmar per Wikipedia)
Il Castello di Stalker (gaelico scozzese: Caisteal an Stalcaire) è una casa-torre a quattro piani, che sorge in posizione pittoresca su di una piccola isola tidale nel Loch Laich, insenatura del Loch Linne, nei pressi dell’isola di Shuna. La costruzione è situata a 2,4 km a nord di Port Appin, nella regione scozzese dell’Argyll, ed è visibile dalla statale A828, a metà strada tra Oban e Glen Coe. L’isoletta è accessibile, con difficoltà, dalla riva durante la bassa marea. Il nome “Stalker” deriva dal gaelico Stalcaire, che significa “cacciatore” o “falconiere”. In tempi recenti è stato reso noto dai Monty Python, che lo hanno mostrato ne film Monty Python e il Sacro Graal. L’aspetto incredibilmente pittoresco del castello, con la sua isoletta che si staglia sul drammatico sfondo delle montagne sotto il cielo spesso carico di nubi, ne ha fatto uno dei soggetti preferiti per cartoline postali e calendari, e una delle immagini caratteristiche dello scenario delle Higlands scozzesi. L’edificio, restaurato anche negli anni ’60, è interamente autentico e molto ben conservato. Il castello originariamente era una piccola fortificazione, costruita intorno al 1320 dal Clan MacDougall, all’epoca signori di Lorn[1]. Intorno al 1388 gli Stewart stabilirono il loro dominio su Lorn, e si ritiene che edificassero il castello nella sua attuale forma intorno al 1440. I re di Scozia Giacomo IV e Giacomo V Stewart furono molte volte ospiti del castello che, in seguito ad una scommessa, passò al Clan Campbell nel 1620. Dopo un altro paio di passaggi di mano tra i due Clan, il castello fu abbandonato intorno al 1840, quando si verificò il crollo del tetto. Fu nuovamente acquistato nel 1908 da uno Stewart, il quale eseguì alcuni restauri indispensabili per la sua conservazione. Nel 1965 D. R. Stewart Allward acquistò l’immobile e in circa dieci anni lo restaurò completamente. Il castello di Stalker è attualmente una proprietà privata e non è generalmente aperto al pubblico, benché siano concesse visite su appuntamento.

Fonte: Wikipedia

IL CASTELLO DI GLAMIS

Il Castello di Glamis è il castello del villaggio di Glamis, presso Angus, in Scozia. Essa è l'abitazione ufficiale dei conti Strathmore e Kinghorne, ed attualmente aperto al pubblico. Il Castello di Glamis fu la residenza natale della regina madre Elizabeth Bowes-Lyon, madre dell'attuale regina Elisabetta II d'Inghilterra. La sua seconda figlia, la Principessa Margaret d'Inghilterra, nacque qui. Un'illustrazione del castello, nel 1987, venne stampata sulla banconota da 10 sterline dalla Royal Bank of Scotland. Noti, sono soprattutto gli stucchi interni del castello, rinomati per la loro ricchezza e per la splendida conservazione. Assieme al Castello di Muchalls ed a quello di Craigievar, è considerato uno dei più bei castelli di Scozia. Glamis si trova al limitare della fertile terra di Strathmore, presso Forfar, capitale di Angus, che si staglia tra le Sidlaw Hills e le Grampian Mountains a nord, a 20 chilometri dal Mare del Nord. Le proprietà attorno alla residenza, coprono un'area di 57 km² oltre al giardino ove si trovano molti sentieri e dove si producono molti prodotti quali grano. Praticato è anche l'allevamento per la produzione di carne. L'arboretum che si affaccia sul viale principale del parco del castello, raccoglie piante provenienti da tutto il mondo, alcune delle quali hanno diverse centinaia di anni. La vicinanza del Castello di Glamis a siti di archeologia preistorica, ha consentito il ritrovamento della cosiddetta pietra pitica, meglio conosciuta come Pietra di Eassie dal villaggio di Eassie in cui essa venne rinvenuta. Nel 1034 Malcolm II di Scozia venne ucciso a Glamis. Dal 1372 il Castello di Glamis passò ai Lords di Glamis (poi Conti di Strathmore e Kinghorne) come residenza ufficiale.Una delle più famose leggende del castello di Glamis, lo collegano al cosiddetto Mostro di Glamis, un ragazzo deforme che sarebbe nato dalla famiglia stessa. Secondo la storia, il mostro sarebbe stato tenuto prigioniero nel castello a causa delle sue deformità e che egli venne murato vivo in una stanza. Una leggenda simile si è ravvisata anche presso Loch Calder, vicino al castello di Glamis. Secondo un'altra leggenda tale bambino sarebbe stato un vampiro. Secondo il sito ufficiale del Castello di Glamis, inoltre, nel 1034, Re Malcolm II di Scozia sarebbe stato mortalmente ferito proprio nei pressi della Loggia di Caccia Reale che si trovava nel luogo ove attualmente sorge il castello, e qui egli morì.

Fonte: Wikipedia

lunedì 28 gennaio 2013

AZIEDA AGRICOLI EREDI DONNINI AMERIGO

La nostra piccola azienda a conduzione famigliare coltiva i campi ereditati dal nonno Amerigo (1906-1992). Il nostro Farro è stato coltivato con metodi naturali nel campo del Vidore in località Carù di Villa Minozzo in provincia di Reggio Emilia, sul confine del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano ad una altitudine di 700 - 800 metri slm. Il seme certficato BIO proviene dall’azienda agricola Il Pereto di Serre di Rapolano.
Il farro appartiene alla famiglia delle graminacee. E’ ricco di carboidrati e povero di lipidi; contiene proteine, fibre e sali minerali. Nell’azienda viene coltivata la specie “Tritticum Dicoccum”, che si distingue dalle altre qualità di farro per le dimensioni del chicco più grosse e per la tenuta in cottura.
In cucina è utilizzato al posto della pasta e del riso; indicato per zuppe e minestre di verdure, è ottimo anche per insalate fredde e farrotti (risotti di farro).
Il Farro è un cereale duro, consumato in chicchi interi mantiene inalterati tutti i preziosi nutrimenti. Particolarmente ricco di fibra è la base di un’alimentazione sana. Non necessita di ammollo. Tempo di cottura 16 - 18 minuti.

Per maggiori informazioni ed ordini

Azienda Agricola Rinaldo Chiesa
località Braglie, 30
42030 Carù di Villa Minozzo,
Reggio nell'Emilia
Italia

P.IVA 00755960523
iscrizione alla camera di commercio di Reggio Emilia numero   RE292208

telefono  3478800136 (Rinaldo)  - 3391420938 (Enrico)
sito: www.eredidonniniamerigo.it
e-mail: info@eredidonniniamerigo.it

ARALDICA MEDIEVALE 14: I TITOLI NOBILIARI TRASMISSIBILI

Una tra le più originali forme di nuova nobiltà che si pretende far discendere da antichissimi antenati, è la intitolazione di conte, marchese e duca che deriverebbero dalle antiche dignità del periodo medievale. Ovviamente, i pretesi nobili del tutto a digiuno di araldica e titoli, cercano di retrodatare la propria presunta nobiltà, arrivando addirittura al periodo longobardo o tardo imperiale, grazie specialmente ad assonanze onomastiche con cognomi in tutto o in parte simili a quelli di personaggi i cui nomi si trovano in antichi diplomi di quei tempi. A loro avviso un titolo risalente al periodo medievale evoca l’immagine dei più importanti cavalieri e quindi conferisce una dignità di grande rilievo. Ricordo come un signore che era riuscito a fare aggiungere al proprio tre o quattro cognomi di presunti antenati nobili (tra i propri antenati veri era riuscito a trovarne alcuni che avevano lo stesso cognome di famiglie nobili), aveva alla fine adottato anche un predicato in grado di allungare la chilometrica lista. Ebbene, questo predicato era quello di una città meridionale di cui, a suo dire, un lontano proavo era stato conte. Ma, una volta identificato questo conte effettivo di cui l’aspirante nobile portava lo stesso cognome, scopriamo che il personaggio medievale era un conte longobardo, ossia un dominus che non portava un titolo nobiliare ma che godeva di un ruolo amministrativo. Quindi, se vogliamo parlare di nobiltà abbiamo a che fare con un argomento; se invece intendiamo parlare di una designazione, dovremmo dire a lui come ad altri pretesi conti, marchesi e duchi, che un titolo amministrativo (colui che reggeva una contea o un ufficio qualificato con questo grado, un marchesato o un ducato) non era e non è ereditabile e quindi nessun diritto spetta a costoro. Il titolo di Duca, per esempio, fu agli inizi riservato al rango esclusivamente militare, e verso a fine dell’Impero romano fu destinato a volte anche per definire il capo amministrativo di un vasto territorio, fino ai Ducati longobardi che furono ereditari solo fra i grandi del Regno e i parenti del sovrano. Presentarsi o apporre sul biglietto da visita una qualifica come (mettiamo nomi di immaginazione) Francesco Petrarca conte di Conza o dei conti di Conza, rifacendosi a un nobile longobardo, non significa niente, non potendo essere stato tale titolo trasmissibile da padre in figlio. Né si ha il diritto ad usare la corona di Conte su un eventuale stemma adottato. La feudalità come noi la concepiamo, venne introdotta all’epoca dei Normanni, quando i primi titoli comitali ereditari furono concessi ai più importanti parenti o compagni d’armi dei principi conquistatori. Ad avviso dello Spelman si seguiva l’esempio di Ugo Capeto che pochi decenni prima aveva iniziato a concedere titoli ereditari per accrescere intorno a sé il sostegno dei grandi nobili francesi. Non solo in Italia ma anche in Inghilterra dove fra i conti locali fu notissimo Walter Giffard che nel 1097 ricevette il titolo di Conte di Buckingham da Guglielmo il Conquistatore. Da lui acquistò alcune terre Richard de Talbot, antenato della grande famiglia Talbot che per secoli ha poi avuto il titolo di primo Conte d’Inghilterra, avendo ricevuto John Talbot il Barone il titolo di Conte di Shrewsbury nel 1442, e di primo Conte d’Irlanda, per il titolo di Conte di Waterford che era stato conferito allo stesso nobile nel 1446 in quel Regno. Il primo titolo di Marchese in Inghilterra fu concesso invece da Riccardo II in favore di Robert de Vere che venne creato Marchese di Dublino nel 1386 ma che venne privato dei suoi titoli pochi anni dopo. Per cui il titolo di Marchese venne concesso solo molti anni dopo e il rango di primo Marchese d’Inghilterra passò poi ai Paulet, con la nomina di Sir William Paulet a Marchese di Winchester da parte di Enrico VIII nel 1551. Il primo Marchese di Scozia fu invece il Conte William Douglas che nel 1681 ricevette il titolo di Marchese di Queensberry. Il primo titolo di Duca (Duca di Cornovaglia) invece fu concesso da Eduardo III al suo figlio maggiore, Edoardo detto il Principe Nero, nel 1337. Mentre attualmente il titolo di primo Duca d’Inghilterra spetta al Duca di Norfolk (erede del Duca Thomas de Mowbray, pronipote del Re Edoardo I), la cui famiglia ebbe questo titolo nel 1483 in persona di John Howard, da cui discesero Catharine Howard, moglie di Enrico VIII, e Elizabeth Howard, madre di Anna Bolena, altra famosa moglie del Re che si staccò dalla Chiesa cattolica proprio per sposare Anna, originando lo scisma anglicano. Nonostante questi importanti imparentamenti, i Duchi di Norfolk subirono arresti, condanne a morte e privazioni dei titoli pur di rimanere fedeli alla loro Fede cattolica. Anche se reintegrati nei titoli, per secoli gli Howard non poterono esercitare il ruolo di rappresentanza di Primo Lord d’Inghilterra proprio a causa della loro Religione, e rioccuparono il seggio alla Camera dei Lord solo con l’editto di libertà religiosa del XIX che consentì anche ai Cattolici l’ingresso nella vita pubblica inglese.

Articolo di Carmelo Currò Troiano. Tutti i diritti riservati

sabato 26 gennaio 2013

LE TORRI DI SAN GIMIGNANO

Torri degli Ardinghelli

La due torri degli Ardinghelli sono tra le quattordici torri medievali di San Gimignano e si trovano in piazza della Cisterna, all'angolo con piazza del Duomo. Gli Ardinghelli erano la più importante famiglia ghibellina di San Gimignano, in lotta contro i guelfi Salvucci. Essi si erano arricchito con il commercio e la finanza ed avevano relazioni commerciali con la Lombardia e con l'Oriente. Le loro due torri risalgono al periodo d'oro dell'edilizia di San Gimignano, il XIII secolo, e in particolare alla fine del secolo. Nonostante un espresso divieto del 1255, anticamente queste due torri erano più alte dei 54 metri della Torre Rognosa, la torre del palazzo comunale, in risposta all'altezza, pure "fuori legge", delle poco lontane torri gemelle dei Salvucci. Per questo furono più tardi scapitozzate ed oggi si erigono per un'altezza di circa la metà del fabbricato originale.
Le due torri, sebbene entrambe a base quadrilatera, si presentano piuttosto diverse: quella di destra è più stretta e possiede un aspetto più severamente medievale: coperta da bozze regolari a vista, vi si aprono poche strette monofore e una feritoia. La torre di sinistra ha invece una superficie più ampia, con finestre ad arco molto ampie che sembrano suggerire un impiego anche strutturale degli archi per scaricare il peso della muratura. Queste aperture sono oggi ridimensionate dai tamponamenti in laterizio, ma ancora ben visibili. Vi si trovano buche pontaie ad altezze regolari, mentre il portale al pian terreno è architravato.

Torre dei Becci

La Torre dei Becci è una delle quattordici torri superstiti di San Gimignano. Si trova a ridosso dell'antico Arco dei Becci e domina sia via San Giovanni che piazza della Cisterna. La torre risale al Duecento, così come l'attiguo palazzo al quale si accede da via degli Innocenti. La torre ha un aspetto molto semplice: a base quadrata è costruita da bozze regolari a vista che nella parte più alta diventano filaretto; rare aperture a feritoia si aprono sui lati principali. I Becci furono una famiglia di mercanti che ricoprì importanti cariche pubbliche nel periodo d'oro del Comune di san Gimignano.

Torre Chigi

La Torre Chigi è una delle quattordici torri storiche di San Gimignano e si trova in piazza del Duomo. La torre, sebbene non molto alta, è una delle più belle della città. Fu costruita nel 1280 e appartenne agli Useppi, I primi tre piani sono coperti da pietra a vista, tagliata in bozze ben squadrate, sui quali si aprono delle luci con archi ribassati. Al primo piano è presente un tipico portale al quale si accedeva con scale, retaggio dei tempi delle lotte intestine delle città medievali, quando per dormire sicuri si preferiva costruire l'accesso al primo piano ritirando le scale durante la notte. Al secondo piano la finestra è una stretta feritoia con un arco allungato poggiante su mensole. La parte superiore è invece coperta da laterizio con due monofore uguali sui primi due piani, mentre l'ultimo non ha aperture. Si ciascun piano si allineano all'altezza del calpestio delle ordinate file di quattro buche pontaie ciascuna, provviste di mensole, che fanno pensare a ballatoi lignei che un tempo dovevano aumentare la superficie disponile. La torre è affiancata da palazzi medievali: di particolare pregio quello alla sinistra pregio per la presenza di bifore di graziosa fattura.

Torre dei Cugnanesi

La Torre dei Cugnanesi è una delle quattordici torri superstiti di San Gimignano. Si trova tra via San Giovanni e via del Quercecchio, a ridosso dell'Arco dei Becci, del quale . Assieme al massiccio palazzo dei Cugnanesi era parte dell'apparato difensivo dell'Arco dei Becci. La torre risale al XIII secolo ed è una delle più alte della città. Il palazzo è dello stesso periodo ed è riconoscibile per la serie di beccatelli esterni che sostengono il ballatoio aggettante al livello superiore. Sul retro, dalla strada che sale verso la rocca di Montestaffoli, si vede il massiccio angolo del palazzo che assomiglia ad un bastione, ed in effetti era parte della prima cinta muraria della città

Torre del Diavolo

La Torre dei Diavolo è una delle quattordici torri medievali di San Gimignano; si trova sul lato settentrionale di piazza della Cisterna ed faceva parte dell'attiguo palazzo dei Cortesi. Il nome deriverebbe, secondo la leggenda, dalla prodigiosa sopraelevazione che il proprietario avrebbe un giorno constatato con sorpresa di ritorno da un viaggio: l'opera sarebbe stata ritenuta un artificio del Demonio. L'alta torre è caratterizzata da un portale di doppia altezza, che suggerisce un antico passaggio pedonale: infatti ai suoi piedi si apriva il cosiddetto vicolo dell'Oro, dove si trovavano le botteghe dei battiloro, coloro che riducevano il metallo prezioso in fogli sottilissime martellando sui fiorini (l'oro così lavorato era soprattutto usato per le tavole dipinte a fondo oro). Il piano superiore, profilato da una fila di buche pontaie con mensole, che fa supporre l'esistenza di un antico ballatoio ligneo, è illuminato da una stretta feritoia ed anche ai livelli successivi si aprono strette finestrelle, una per piano, tipiche dell'epoca medievale quando le esigenze difensive prevalevano sul confort e la luce degli ambienti. L'ultimo piano, circondato da mensole sporgenti, doveva contenere una piattaforma attorno ad un'altana in laterizio ancora esistente. L'aspetto un po' sinistro dei sostegni deve aver contribuito alla reazione della leggenda. L'attiguo palazzo Cortesi ha solo due piani, sui ciascuno dei quali si apre una monofora. A differenza della torre, in candida pietra calcarea, è realizzato in una pietra leggermente più scura e di color giallognolo.

Torre Grossa

La Torre Grossa è la torre più alta di San Gimignano (da cui il nome) e si trova in piazza del Duomo, accanto al palazzo nuovo del Podestà. Fu iniziata esattamente il 21 agosto del 1300, quattro mesi dopo che la città avevava ospitato Dante Alighieri, e venne terminata nel 1311. È alta 54 metri ed l'unica sulla quale sia consentito l'accesso al pubblico. La torre poggia su un passaggio voltato ed ha, come tutte le altre torri sangimignanesi, base quadrata. Il parmento a vista è in pietra, tagliata in bozze ben regolari. Sulla sommità, dalla quale si gode una stupenda vista sulla cittadina e sulla campagna circostante, è presente una cella campanaria, circondata da un camminamento protetto da parapetto poggiante su archetti pensili. la copertura della cella è piramidale e ricorda quella della vicina torre Rognosa. La torre è visitabile con lo stesso biglietto del Museo Civico.

Torre di palazzo Pellari

La torre di palazzo Pellari è una delle quattordici torri principali di San Gimignano e si trova in piazza Pecori, ma è visibile anche dal centro di piazza della Cisterna. Non si conosce l'esatta data di fabbricazione della torre, ma un documento la colloca come anteriore al 1237. La torre ha una forma a parallelepipedo semplice con una copertura piramidale; non dispone di finestre sulla piazza ed è coperta dal filaretto a vista. Il palazzo Pellari si distingue per il paramento in laterizio con una decorazione marcapiano. Al pian terreno presenta invece come rivestimento la pietra, tagliata in bozze ben squadrate, sul quale si aprono due portali con archi ribassati.

Torre Rognosa

La Torre Rognosa, detta anche torre dell'Orologio o torre del Podestà, è una delle più alte e meglio conservate di San Gimignano. Si eleva in piazza del Duomo dal palazzo vecchio del Podestà. Eretta verso il 1200, appartenne alla famiglia Gregori e agli Oti. È alta quasi 52 metri ed è la seconda torre più alta della cittadina, dopo la Torre Grossa (54 m). Il nome di Rognosa deriva dal fatto che, dopo il trasloco del podestà, fece da carcere, per questo era visitata da chi aveva "rogne". La torre è a base pressoché quadrata ed è costruita in pietra con bozze abbastanza regolari. Poco sopra i merli del vecchio palazzo del Podestà si trova una stretta apertura architravata che porta a un terrazzino coperto da tettoia. La torre ha solo una finestrella su piazza della Cisterna ed all'ultimo piano dispone di un'altana che funzionava da cella campanaria laica (per richiamare la cittadinanza in caso, per esempio, di pericolo e per altre ragioni non legate alla vita religiosa). In seguito divenne la campana che segnava le ore con i suoi rintocchi. Con quattro archi poggianti su solidi pilatri, la cella è coperta da una piccola piramide con tegoli rossi. Secondo uno statuto del 1255 era vietato a chiunque, privato cittadino, di innalzare torri più alte della Rognosa. La disposizione venne però ignorata dalla potente famiglia guelfa dei Salvucci, che a pochi passi da qui fece costruire due torri gemelle presto bissate da quelle della famiglia rivale degli Ardinghelli. Entrambe le coppie di torri furono poi scapitozzate ed oggi sono più basse della Rognosa.

Torre dei Salvucci

Le Torri dei Salvucci sono due torri gemelle di San Gimignano situate in piazza del Duomo. Appartenute alla più importante famiglia guelfa della città, i Salvucci appunto, furono costruite dall'aspetto imponente, in maniera da simboleggiare la supremazia familiare sulla città. Oggi sono di altezza inferiore al passato perché all'epoca della loro costruzione esse superavano in altezza i 51 metri della torre Rognosa, nonostante un espresso divieto ad oltrepassare tale altezza del 1255. I Salvucci si erano arricchiti con la mercatura e l'usura, ed erano acerrimi nemici degli Ardinghelli, famiglia ghibellina, che aveva fatto costruire due torri gemelle a imitazione di quelle dei Salvucci all'altra estremità della piazza. Le torri sono entrambe a base quadrata e con pochissime aperture. solo qualche finestrella rettangolare. Al pian terreno presentano degli strettissimi portalini, sormontati da architrave o da arco a sesto acuto.

Campanile della Collegiata

La torre campanaria è l'elemento più antico dell'interno complesso. Nasce infatti come elemento isolato, una della numerose torri familiari di San Gimignano, e prima dell'inizio del XIII secolo venne trasformato in campanile. Il cambio di uso comportò anche l'apertura di ampie monofore in cui vennero collocate le campane.

Torre Campatelli

Anticamente appartenuto alla famiglia Coppi, l’edificio rappresenta un chiaro esempio della nuova tipologia sviluppatasi nel corso del XII-XIII secolo a San Gimignano, comunemente detta “casatorre” e consistente in un unico corpo di fabbrica, prevalentemente in pietra e mattoni, nel quale le diverse destinazioni d’uso venivano ripartite secondo una disposizione verticale. Mentre il piano terreno veniva quindi adibito ad uso commerciale, i livelli superiori erano destinati ad abitazione e la sommità manteneva infine la tradizionale funzione di difesa e osservazione. L’originaria destinazione abitativa di Torre Campatelli è confermata anche dalle alte finestre a sesto acuto che, partendo dal piano terreno, si elevano fino ai piani superiori. Tali aperture, poco consone a una struttura difensiva, permettevano invece un’ampia illuminazione ed aerazione degli ambienti più frequentati nella giornata. I corpi di fabbrica che affiancano la torre principale testimoniano il cambiamento tipologico del palazzo sangimignanese. La torre di destra, meno larga, è caratterizzata da un solo arco con una finestra per piano; il palazzo sulla sinistra, invece, perde il carattere di “casatorre” e presenta larghe aperture al piano terreno.  L’intero complesso, formato da torre e palazzo, subì un rifacimento della facciata nel corso del XVI secolo, in linea con i correnti schemi rinascimentali e allo scopo di fornire coerenza e unità stilistiche agli edifici. L’intervento fu commissionato dalla famiglia Coppi, che, a ricordo della propria presenza nel borgo, fece scolpire sulla facciata l’emblema della casata (una coppa), ancora visibile ai giorni nostri. La Torre offre quindi all’osservatore una rara testimonianza sia della tecnica costruttiva, sia degli elementi architettonici, sia, delle originarie proporzioni di questa antica tipologia di edifici.
Va ricordato infine che, mentre i maggiori centri toscani a partire dalla metà del XIII secolo cominciarono a esprimere alcuni caratteri architettonici peculiari, San Gimignano si caratterizzò per un’architettura eclettica, formata da stili ed elementi diversi provenienti dai comuni con cui il borgo della Valdelsa venne in contatto. Torre Campatelli, in particolare, presenta alcuni caratteri tipici del linguaggio architettonico pisano, a testimonianza degli scambi commerciali che i sangimignanesi ebbero con il vicino centro cittadino. (tratto da www.fondoambiente.it)

Casa Torre Pesciolini

Torre Pettini

Torre Ficherelli

Fonte: Wikipedia





CASTELLO SVEVO DI BRINDISI

Il Castello svevo di Brindisi o anche Castello di terra (per distinguerlo dal Castello di mare) o Castello Svevo-Aragonese (per l'origine sveva e le ulteriori modifiche nel periodo aragonese) si trova a ridosso del centro storico di Brindisi, una sua parte si affaccia nella parte interna del porto cittadino, a difesa anche di quest'importante area della città. Il castello si sviluppa attorno ad un cortile di forma quadrangolare trapezoidale circondato da un'alta muraglia munita di un magnifico mastio con funzione di entrata e altre sei torri, due di forma circolare tre a pianta quadrata ed una pentagonale: questo nucleo originario appartiene al periodo svevo. La cortina più esterna è chiaramente riferibile al XV-XVI secolo: sono qui presenti infatti i classici torrioni circolari tardo medievali e rinascimentali, muniti di artiglieria. L'origine della costruzione è da riferire all'età sveva, secondo la testimonianza di Riccardo da San Germano che la colloca intorno al 1227, e cioè proprio negli anni in cui è attestata la presenza di Federico II a Brindisi, tra il suo matrimonio con Jolanda di Brienne (1225) e la partenza della crociata (1228). Gli storici locali riferirono, senza alcun riscontro archeologico, che per la sua costruzione furono utilizzati materiali di reimpiego romani (in particolare dall'anfiteatro). Dai registri angioini veniamo informati che Carlo I d'Angiò provvide al restauro del castello (sopraelevazione delle torri) e all'edificazione di un palazzo reale al suo interno (1272-1283), dando l'incarico di supervisore all'architetto Pierre d'Angicourt. Si deve a Ferdinando I di Napoli il primo ampliamento del maniero brindisino (metà del XV secolo): la modifica, dettata dalle nuove esigenze belliche dovute all'adozione delle armi da fuoco, consistette nella costruzione di un'ulteriore cinta muraria, più bassa e più spessa della precedente, munita di torrioni bassi e circolari dotati di scarpa. Il precedente fossato venne coperto da volte e furono creati così nuovi ambienti, adatti ad ospitare uomini in arme, ma anche la popolazione in caso d'emergenza. Nel 1496 il castello insieme alla città venne consegnato sotto il "protettorato" della Repubblica di Venezia, il castello in questo periodo è perfettamente funzionale, infatti in una relazione al doge veneziano viene descritto come: "Bello e fortissimo, che domina la città e gli altri castelli". Nel 1526 vi furono ulteriori modifiche apportate da Giovan Battista Pignatelli. Di lì a poco la città e in particolare il castello furono interessati da un duro assedio, da parte delle armate della Lega franco-veneto-papalina contro Carlo V: le cronache raccontano che contro gli assedianti che avevano preso la città, furono sparati dal castello colpi di artiglieria senza alcuna considerazione per la popolazione civile. Successivamente l'impianto del castello venne ulteriormente fortificato con l'edificazione di due grandi "puntoni" poligonali verso il porto. Nel corso del XVIII e XIX secolo è stato adibito a penitenziario, poi a Comando della Marina Militare, subendo alcuni interventi di adattamento, ma conservando intatta la struttura.

Fonte: Wikipedia

IL CASTELLO DUCALE DI BISACCIA

Il Castello Ducale di Bisaccia ha origini antichissime, molto probabilmente la prima pietra risale al IX sec., all’epoca in cui i longobardi invasero e conquistarono il ducato di Benevento. La costruzione della maestosa struttura rispondeva ad esigenze difensive, ne sono testimonianza le sue mura spesse e la torre di dodici metri. L’interno si apre su di un cortile lastricato che termina con loggetta rinascimentale archi voltata, dalla quale è possibile ammirare lo spettacolare panorama circostante. Nel XIII sec. è stato tenuta di caccia di Federico II di Svevia e luogo di incontro dei protagonisti della scuola poetica siciliana, da lui istituita. Ambito per la posizione e la bellezza, nel ‘500, è stato abitato dal letterato rinascimentale Giovan Battista Manzo che animava le sale del castello con banchetti culturali, tra gli ospiti illustri si racconta fosse spesso presente il suo amico Torquato Tasso; mentre nel ‘700, divenuto residenza signorile, fu dimora del duca Ascanio Pignatelli. Purtroppo disastri naturali, come terremoti, hanno nei secoli danneggiato gravemente la stabilità della struttura, ripristinata solo negli ultimi anni grazie a corposi interventi di restauro che gli hanno ridato il lustro di una volta. Oggi di proprietà del comune, ospita il Museo Civico di Bisaccia.

Fonte: Beniculturali.it

IL MONASTERO DI SNAGOV

Il Monastero di Snagov (fonte: Wikipedia)
Autore dell'Immagine Snagov
Il Monastero di Snagov è un monastero ortodosso fondato nel 1408 da Mircea il Vecchio di Valacchia su di un'isola nel Lago di Snagov, trentacinque chilometri a nord di Bucarest. L'edificio ha guadagnato una certa fama a partire dal 1933, quando gli scavi archeologici in situ portarono al rinvenimento di una cripta poi identificata come la Tomba di Dracula. Fondato dal voivoda (principe) Mircea il Vecchio, il monastero costituì intorno a sé una comunità che si stanziò sulle rive del lago originando l'attuale città di Snagov. L'attuale chiesa del monastero risale all'inizio del XVI sec. Le celle e le altre costruzioni sono scomparse e solo qualche rovina attesta l'esistenza del vecchio convento (XIV-XV sec.). Stando alla cronaca ufficiale valacca la ristrutturazione sarebbe stata avviata da Vlad l'Impalatore (il Dracula di Bram Stoker). I restauri iniziati nel XX secolo hanno restituito all'edificio l'aspetto di un tempo: gli affreschi del XVI secolo hanno rivelato alcuni ritratti principeschi degli anni 1550-1560, piuttosto ben conservati. Non si sono però rinvenuten testimonianze artistiche legate a Vlad III o ai suoi discendenti. Gli scavi archeologici del biennio 1932-1933 hanno rinvenuto, sotto ad una lastra votiva posta davanti all'iconostasi, una cripta dentro la quale si suppone sia stato inumato il voivoda Vlad l'Impalatore.

Fonte: Wikipedia

LA TRANSILVANIA

La Transilvania (rumeno: Ardeal o Transilvania; ungherese: Erdély; tedesco: Siebenbürgen) è una regione storica che costituisce la parte occidentale e centrale dell'odierna Romania, la più sviluppata dal punto di vista economico. La Transilvania fu un principato durante il Medioevo. Transilvania è un'espressione latina che significa "oltre la foresta" ("trans" = oltre e "silva" = foresta). Il primo documento in cui fu usato il termine Ultra silvam, cioè "oltre la foresta", riferendosi a quest'area risale al 1075. Il termine "Partes Transsylvanæ" ("zone oltre la foresta") risale allo stesso secolo (nella Legenda Sancti Gerhardi) e successivamente divenne l'espressione usata nei documenti in latino del Regno di Ungheria (come "Transsilvania"). Anche il nome ungherese della Transilvania, Erdély, significa esattamente "oltre la foresta". I due nomi sono quindi la semplice traduzione uno dell'altro. La Transilvania (rumeno: Ardeal o Transilvania; ungherese: Erdély; tedesco: Siebenbürgen) è una regione storica che costituisce la parte occidentale e centrale dell'odierna Romania, la più sviluppata dal punto di vista economico. La Transilvania fu un principato durante il Medioevo. Dopo il soffocamento della rivolta di Budai Nagy Antal nel 1437, il sistema politico si basò sulla “Unio Trium Natiorum” (L'unità dei tre popoli). Gli Ungheresi, i Siculi e i Sassoni. Tuttavia ciò corrispose ad una divisione sociale e religiosa piuttosto che etnica. I rumeni erano ortodossi, ma per avere il diritto di possedere terreni o accedere alla nobiltà dovevano convertirsi al cattolicesimo; solo in questo modo sarebbero stati accettati nel sistema. In altre parole solo pochi rumeni entrarono a far parte della nobiltà dopo la conversione al cattolicesimo. Una figura chiave che emerse in Transilvania nella prima metà del XV secolo fu Giovanni Hunyadi. A Hunyadi, per i suoi servigi, furono conferiti numerosi patrimoni ed un posto al consiglio reale di Sigismondo re d'Ungheria e imperatore del Sacro Romano Impero. Dopo aver supportato la candidatura di Ladislao III di Polonia al trono d'Ungheria, fu ricompensato nel 1440 con il grado di capitano della fortezza di Nándorfehérvár (Belgrado) e il voivodato di Transilvania. I suoi successivi sforzi militari contro l'Impero Ottomano gli fecero guadagnare lo status di governatore d'Ungheria nel 1446 e il riconoscimento papale di principe di Transilvania nel 1448. Giovanni Hunyadi fu anche il padre di Mattia Corvino re d'Ungheria.

Fonte: Wikipedia

venerdì 25 gennaio 2013

L'ABBAZIA DI MONT-SAINT-MICHAEL

Mont Saint-Michel (fonte: Wikipedia)
Autore: Kamel15
L'abbazia di Mont-Saint-Michel è un noto complesso abbaziale e storica meta di pellegrinaggi costruita sul Mont-Saint-Michel, particolare isolotto roccioso che spunta dalla Manica di fronte alla costa della Normandia. Famoso luogo di influenza delle maree è uno dei centri turistici più visitati della Francia e sede di un grande complesso gotico che le hanno meritato l'iscrizione alla lista del Patrimonio dell'Umanità promossa dall'UNESCO. Nei pressi del Mont Saint-Michel, la foresta di Scissy, allora non ancora invasa dal mare, era sede di due tribù celtiche, che utilizzavano la roccia per i culti druidici. Secondo l'abate Gilles Deric, uno storico bretone del XVIII secolo, il santuario era dedicato a Beleno, il dio gallico del Sole (Mons vel tumba Beleni, ossia "Monte o tomba di Beleno"). Con l'arrivo dei Romani si vide la costruzione di nuove strade che percorrevano l'intera Armorica: una di queste, che collegava Dol a Fanafmers (Saint-Pair) passava ad ovest del Mons Belenus ("Monte Beleno"). Man mano che le acque avanzavano fu progressivamente spostata verso est, fino a fondersi con la via che passava per Avranches. Il Cristianesimo fece la sua comparsa in Armorica intorno al IV secolo e un primo oratorio dedicato a Santo Stefano, il primo martire cristiano, sorse a mezza altezza del monte, a cui ne seguì un secondo in onore di San Sinforiano, primo martire dei Galli, ai piedi della roccia. Vegliavano sui luoghi degli eremiti, sotto la tutela del curato di Astériac (Beauvoir); il monaco irlandese San Colombano evangelizzatore d'Europa, attorno al 590 avrebbe pregato nell'oratorio di Santo Stefano nel cammino destinato a condurlo a Luxeuil ed infine a Bobbio. Secondo la leggenda l'arcangelo Michele apparve nel 709 al vescovo di Avranches, sant'Auberto, chiedendo che gli fosse costruita una chiesa sulla roccia. Il vescovo ignorò tuttavia per due volte la richiesta finché san Michele non gli bruciò il cranio con un foro rotondo provocato dal tocco del suo dito, lasciandolo tuttavia in vita. Il cranio di Sant'Auberto con il foro è conservato nella cattedrale di Avranches. Venne quindi sistemato un primo oratorio in una grotta e la precedente denominazione di Mont-Tombe fu sostituita con quella già citata di Mont-Saint-Michel-au-péril-de-la-Mer. I conti di Rouen, poi duchi di Normandia fecero sempre ricchi doni ai religiosi, che le precedenti incursioni dei Normanni avevano fatto fuggire. Il Mont Saint-Michel aveva inoltre acquisito valore strategico con l'annessione al Ducato di Normandia della penisola del Cotentin nel 933, venendosi a trovare al confine con il Ducato di Bretagna. Il duca Riccardo I (943-996) nel corso dei suoi pellegrinaggi al santuario rimase indignato dal lassismo dei canonici, che delegavano il culto a clerici salariati, e ottenne dal papa Giovanni XIII una bolla che gli dava l'autorità di riportare l'ordine nel monastero e fondò una nuova abbazia benedettina nel 966, con monaci provenienti da Saint Wandrille (abbazia di Fontenelle). La ricchezza e la potenza di questa abbazia e il suo prestigio come centro di pellegrinaggio durarono fino al periodo della riforma protestante. Un villaggio si sviluppò ai piedi del santuario per dare accoglienza ai pellegrini. L'abbazia continuò a ricevere doni dai duchi di Normandia e quindi dai re di Francia. Durante la guerra dei cent'anni l'abbazia si fortificò contro gli inglesi con una nuova cinta muraria che circondò anche la cittadina sottostante. A partire dal 1523 l'abate fu nominato direttamente dal re di Francia e fu spesso un laico che godeva delle rendite abbaziali. In seguito alle Guerre di religione il monastero si spopolò. Nel 1622 l'abbazia passò al ramo benedettino della Congregazione di San Mauro (Mauristi) che vi fondarono una scuola ma tralasciando la manutenzione degli edifici. Nel 1791, in seguito alla Rivoluzione francese gli ultimi monaci furono cacciati dall'abbazia, che divenne una prigione: vi furono incarcerati a partire dal 1793 più di 300 sacerdoti che rifiutavano la nuova costituzione civile del clero. Nel 1794 un dispositivo telegrafico ottico (sistema di Chappe), fu installato sulla sommità del campanile e il Mont-Saint-Michel fu inserito nella linea telegrafica tra Parigi e Brest. L'architetto Eugène Viollet-le-Duc visitò la prigione nel 1835. In seguito alle proteste per la detenzione dei socialisti Martin Bernard, Armand Barbès e Auguste Blanqui. La prigione fu chiusa nel 1863 per decreto imperiale. L'abbazia passò quindi al vescovo di Coutances e venne profondamente restaurata. In occasione del millenario della fondazione, nel 1966, una piccola comunità monastica si è nuovamente insediata nell'abbazia. L'abbazia benedettina fu edificata a partire dal X secolo con parti che si sono sovrapposte le une alle altre negli stili che vanno dal carolingio al romanico al gotico e gotico fiammeggiante. I diversi edifici necessari alle attività del monastero benedettino sono stati inseriti nello spazio angusto a disposizione.

Fonte: Wikipedia

MATTIA CORVINO

Mattia Corvino, Mátyás Hunyadi, detto Mattia il giusto (Cluj-Napoca, 23 febbraio 1443 – Vienna, 6 aprile 1490), fu re d'Ungheria dal 1458 al 1490. Fu incoronato re di Boemia nel 1469 e governò Moravia, Slesia, e Lusazia; dal 1486 fu anche duca d'Austria. Il termine corvino gli fu attribuito dal biografo italiano Antonio Bonfini, il quale affermava che la famiglia Hunyadi (sul cui stemma era ritratto un corvo) discendeva dalla famiglia antico-romana dei Corvini. Mattia apparteneva ad una casata molto ricca ed era figlio di János Hunyadi, un generale e nobile di origine cumana ed una donna nobile ungherese Erzsébet (Elisabeta) Szilágyi. Alla morte del re Ladislao V, avvenuta nel 1458 forse per avvelenamento, il giovane Mattia fu eletto re d'Ungheria con l'aiuto del suo zio Szilagyi Mihaly. Nel 1464 liberò la Bosnia sconfiggendo i turchi. Guidò la crociata contro il re di Boemia Giorgio di Podebrady, conquistando Moravia, Slesia e Lusazia nel 1469. Per le sue conquiste si avvalse anche di un corpo di mercenari (fekete sereg o Armata nera). Nel 1485 guadagnò il controllo di parte dell'Austria. Tentò anche di ottenere la corona imperiale ma gli fu preferito Massimiliano d'Asburgo. Fece dell'Ungheria un potente stato, dove, con la moglie Beatrice d'Aragona, introdusse la cultura rinascimentale italiana. Questo è dovuto al fatto che il nobile fu iniziato dai Filomati, nella città italiana di Lucca, al neoplatonismo e ai culti misterici, ed ebbe modo di frequentare lo spirito culturale del tempo. Mattia ebbe al proprio fianco Vlad III Dracula, principe della Valacchia, nel conflitto con gli Ottomani. Benché Vlad avesse molto successo contro gli eserciti ottomani, i due sovrani cristiani entrarono in conflitto nel 1462 causa delle crudeltà di Vlad contro i mercanti sassoni, portando Mattia ad invadere la Valacchia ed incarcerare Vlad a Buda. Tuttavia, l'ampio sostegno che Vlad III riceveva da molti sovrani europei, spinse Mattia Corvino a concedere gradualmente lo stato privilegiato al suo prigioniero controverso. Considerato un eroe nazionale ungherese una sua statua è stata posta nel colonnato della Piazza degli Eroi in Budapest.

Fonte: Wikipedia

CASTELLO HUNYAD

Castello Hunyad (rumeno Castelul Huniazilor o Castelul Corvineştilor, ungherese Vajdahunyad vára) è un castello presso la città transilvana di Hunedoara, nell'attuale Romania. Fino al 1541 rientrava nei domini del Regno d'Ungheria, passò poi ai territori del Principato di Transilvania. Si ritiene sia il luogo ove Vlad L’Impalatore venne tenuto prigioniero da Mattia Corvino per i sette anni successivi alla sua cattura nel 1462. Il castello apparteneva alla famiglia Hunyadi che lo ricevette in dono dall’imperatore Sigismondo. Venne massicciamente ristrutturato tra il 1446 ed il 1453 ad opera di Giovanni Hunyadi. La struttura è chiaramente gotica ma presenta anche elementi architettonici rinascimentali. Castello Hunyad ha una massiccia struttura difensiva, un ponte levatoio ed una corte interna, il tutto ingentilito da una notevole plasticità delle superfici (finestre, balconate, doccioni etc.). È stato costruito sopra una precedente fortificazione che aveva sfruttato l’altopiano roccioso in aggetto sul torrente Zlasti. La ristrutturazione volute da Giovanni Hunyadi fece del maniero una dimora sontuosa. Vennero aggiunte torri, saloni e camere per gli ospiti. La galleria ed il mastio (chiamato "Ne boisa" = Non avere paura), invariati dai tempi di Giovanni, e la Torre di Capestrano (dedicata al frate francescano amico del voivoda Giovanni) sono oggi gli elementi di spicco del complesso. Notevoli anche la Sala dei Cavalieri, la Torre Clava, il Bastione Bianco (l’antica dispensa fortificata), e la Sala della Dieta dalle pareti adorne di ritratti (vi si incontrano i potentati Matei Basarab di Valacchia, Vasile Lupu di Moldavia e molti altri). Nell’ala del castello nota come "Mantello" si trovo il dipinto del corvo che celebra il soprannome Corvino che accompagnò i discendenti di Giovanni Hunyadi. Nella corte, accanto alla cappella costruita durante il regno di Vlad III di Valacchia, si trova un pozzo profondo 30 metri. La leggenda narra che venne scavato da dodici prigionieri turchi cui venne promessa la libertà se avessero trovato l’acqua nella pietra. Dopo quindici anni di scavi gli sfortunati trovarono una fonte ma non vennero ricompensati dai loro carcerieri, che invece posero accanto al pozzo una lapide con inciso Voi avete l’acqua ma non avete un’anima. Studiosi recenti hanno proposto invece la seguente traduzione Hasan, che visse schiavo dei giaour, scrisse questo nella fortezza vicino alla chiesa.

Fonte: Wikipedia

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