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lunedì 14 gennaio 2013

ALLA RICERCA DEI TEMPLARI A PONTEGATELLO

Una gita fuori porta, a Pontegatello? Ne val sempre la pena, anche se la stagione non suggerisce scampagnate in uno spicchio di pianura che sarebbe piaciuta al povero Paneroni, l'astronomo convinto che la terra fosse piatta. Da ammirare ci sono chiese e castelli e la cucina bresciana - casonsei, spéd oppure òs dè stòmech - è saporita. E poi? Nel saziare gli occhi con lo spettacolo della natura, potremo provare il piacere - evitando di far danni - di camminare lungo le capezzagne. Chiusa l'auto, si può inforcare la bici o correre per i viottoli di un campo, dove un tempo c'erano gelsi tanto grandi che il tronco si abbracciava a stento. Ne sono restati pochi a ricordarci che si allevavano i caalér (bachi da seta). E ancora: a farci da specchio c'è il corso della Quinzanella, che scorre dolcemente da 500 anni. Presto lungo gli argini si raccoglieranno i grasselli (valerianella). Nelle rogge l'acqua è pulita, lo provano i cavedani che sguazzano con le «bose». Ecco il Castello del borgo. Nell'Ottocento aveva la struttura di un forte con torri ai quattro angoli. Poi lo hanno ridotto a cascinale agricolo, comunque ammaliante sul fronte. Dopo Attila è venuto un terremoto a lesionare una stalla con colonne del '500, in faccia all'ingresso dell'ex fortilizio. Ci si può consolare con il Castello del '500 nella vicina Azzano. Fu dei nobili Nigolini, passò poi a chi mise nello stemma un gambero rosso fra i gigli di Francia: i Gambara. Ospitò Ugo Foscolo, agli inizi dell'800, durante la liaison con donna Marzia dei Martinengo. 
Torniamo a Pontegatello, che Giovanni da Lezze segnala nel Catastico come «lontano de Bressa sette miglia» e dichiara: «tutto dell'Hospitale della Città... et è abitato solo da affittuali... 15 fuoghi et anime 60». Non è cambiato nulla dal 1610: la proprietà resta degli Spedali Civili, avendo ereditato castello e pertinenze da tal Fadino Rovedo. Sono solo diminuiti fuochi e abitanti.

Oggi trentun bravi cristiani vedono il borgo spegnersi e chiusa persino la chiesa, intitolata a san Giovanni Battista decollato. Per il parroco il tetto è pericolante. «Falso - ribatte uno che dice di capirne - quattro tegole risolvono il guaio». E mentre sottolinea come 80 anime dei dintorni si siano disperse, perora la causa del tempio edificato nel 1722. San Giovanni Battista è patrono dell'Ordine cavalleresco e ospitaliero di san Giovanni di Gerusalemme, cioè dei cavalieri poi detti di Rodi e di Malta, che curarono i crociati ed accolsero i pellegrini diretti ai Luoghi santi. Manca un pezzo importante al borgo orami tagliato fuori dalle rotte.

Da qualche tempo la strada dell'osteria e del borgo è stata deviata, per esigenze di traffico. Da allora poco è rimasto attorno all'antico « pont del gatèl » (da guadel ) cioè ponte sul piccolo guado, manufatto servito fino ai giorni nostri. Di recente sono stati ritrovati i pali d'attracco, in una delle cantine dell'«Osteria Croce di Malta» che anticamente era un ostello dei Templari e dopo la soppressione dell'Ordine passò ai Cavalieri di Malta. Nonostante il nome, l'insegna evidenzia la croce templare, assai diversa da quella dell'altro Ordine. Il locale è consigliato nella passeggiata, magari dopo aver ammirato la torre campanaria e la chiesa della formica, che prende il nome dai tanti formicai presenti nelle terre vicine al Mella. L'ha ben restaurata un privato che consente di visitarla. Alla Croce di Malta, a mezzogiorno, si mangia e beve ottimamente e a buon prezzo; la sera Rosa Ancellotti cucina solo su richiesta, anche per piccoli gruppi.

Le speranze di Pontegatello sono ora tutte legate a un progetto che da tempo bolle in pentola. È sostenuto da Umberto Ferrari, sindaco di Azzano dal '97 al 2006 e da altri del posto come il marito dell'ostessa, Carlo Madella. Un progetto che piace ai pochi rimasti: trasformare in un borgo di artigiani questo luogo carico di storia. C'è l'osteria e ci sono cascine grandi e piccole. Inutilizzata è un'antica segheria alimentata dall'acqua d'una roggia. Si vorrebbero ricavare botteghe per affidarle a chi voglia dedicarsi ad attività agricole o commerciali, riprodurre antichi sapori e riprendere vecchi mestieri. Persone pronte a rischiare si son fatte avanti. Con loro si sono presentati i nuovi templari che avrebbero cura della chiesa purtroppo chiusa. Chi vivrà vedrà.

Costanzo Gatta per il sito http://brescia.corriere.it

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