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mercoledì 21 gennaio 2015

LIBERA NOS DOMINE, COME LA PESTE NERA CAMBIO' IL VOLTO DELL'EUROPA MEDIEVALE

Tra il 1347 e il 1351 la Peste si portò via sul suo carro funesto una porzione paurosa della popolazione europea (secondo la gran parte delle stime, circa un terzo degli abitanti del continente). Era venuta a Messina a bordo di una flotta proveniente da Caffa, base commerciale genovese sul Mar Nero, dove il morbo aveva iniziato a diffondersi dall'esercito mongolo che la assediava. Nel giro di un anno il flagello aveva toccato quasi ogni angolo d'Europa, trasportato ovunque dai fiorenti commerci, i pellegrinaggi, i numerosi conflitti. Le piazze e le strade delle città si riempirono di cadaveri. Solo a pochi fortunati infatti toccò una degna sepoltura: quasi tutte le vittime passarono all'altro mondo senza nemmeno il pianto dei cari. Si moriva in pochi giorni e ci voleva ancora meno per contrarre la malattia: le vie della “peste nera”, come quelle dell'Onnipotente, erano infinite. Alcuni vedevano nell'onda mortifera un segno della collera di Dio; altri parlavano di congiunzioni astrali; altri ancora puntavano il dito contro ebrei e lebbrosi. Oggi sappiamo che la causa della pestilenza era un bacillo, chiamato Yersinia pestis, trasmesso all'uomo dalla Xenopsilla cheopis, una pulce parassita dei ratti. Ma ciò che per la scienza medica contemporanea appare scontato, all'epoca non era neanche lontanamente immaginabile. A turbare enormemente i medievali, al di là delle cause, era il fatto che né il denaro, né il potere, né le cariche politiche costituivano una valida via di scampo dal morbo. Re, nobili, vescovi, mercanti, contadini e perfino animali perivano indistintamente sotto la falce impietosa della Morte Nera, simile a una gelida livellatrice. Con sguardo ben più lucido e disinteressato, la storiografia più recente ha rivelato quanto diversificate e complesse furono in realtà le vicende seguite a questo cataclisma epocale, tutt'altro che omogeneo. Per dirla con Adriano Prosperi, “nella storia umana, niente, nemmeno la morte, è uguale per tutti”.

CACCIA ALL'UNTORE
Una trattazione che intenda descrivere gli effetti socio-economici della Peste Nera non può che prendere le mosse dalle interpretazioni che della piaga diedero i contemporanei e da coloro che furono additati come colpevoli. Potrà sembrare un aspetto tutto sommato marginale, vista la scarsa rilevanza della gran parte delle numerosissime spiegazioni dell'evento, dimenticate appena dopo esser state teorizzate. A ben vedere però è un tema non secondario per lo storico, non solo perché è in grado di mostrare il modo di pensare dell'uomo del Basso Medioevo, ma soprattutto perché aiuta a comprendere con chiarezza le conseguenze più “immediate” della pandemia. Il Boccaccio, che la Peste la vide coi suoi occhi, enuncia nel suo Decameron le due tesi fondamentali sull'origine del morbo: “l'operazion de' corpi superiori” e la “giusta ira di Dio” per le “nostre inique opere”. La prima fa riferimento alle numerose teorie che ponevano l'accento su fenomeni astronomici, tra cui quella di alcuni dotti arabi secondo i quali la posizione dei corpi celesti poteva aver fatto in modo che i miasmi e le putrefazioni situate nelle profondità della terra fossero risaliti in superficie, provocando l'epidemia. La seconda ipotesi riguarda invece una punizione che Dio, per mezzo della Peste Nera, avrebbe inflitto a un'umanità profondamente lontana dai suoi precetti e dalla sua morale. Su queste e su molte altre possibili spiegazioni si affannavano dotti, filosofi e chierici di tutto rispetto, senza tuttavia addivenire ad una soluzione definitiva. Ma quale fu l'opinione delle masse? L'idea che dietro alla Peste Nera ci fosse la mano di Dio ebbe inizialmente un successo notevole. Lo testimoniano l'aumento vertiginoso del numero di iscritti nelle confraternite religiose e i frequenti lasciti testamentari destinati all'abbellimento e alla ricostruzione di edifici di culto. Non è un caso che nelle liturgie fu introdotta l'invocazione disperata: “A peste, fame et bello / libera nos Domine”. Tuttavia il moltiplicarsi delle vittime, unitamente ai fallimenti della medicina e della preghiera, condussero a una esasperazione tale da far ricercare altri colpevoli. E, come sempre accade, furono presi di mira i più deboli, i “diversi”: lebbrosi e, soprattutto, ebrei. Sui “perfidi Giudei” in particolare si riversò la gran parte della sete di sangue di intere folle prostrate dalla peste bubbonica. Un primo episodio, tragico, si verificò a Tolone, tra il 13 e il 14 aprile 1348, dove una quarantina di Ebrei vennero massacrati furiosamente. Nel giro di poco fatti di cronaca come questo divennero la normalità. Le minoranze ebraiche di tutta Europa tremavano sotto la minaccia dello sterminio, dell'espulsione o di processi dai tratti farseschi. Vani furono i tentativi del papa, Clemente VI, e delle autorità cittadine di affermare l'innocenza degli ebrei. Ad avere successo potevano essere solo coloro che cavalcavano in pieno l'inarrestabile ondata d'odio, facendo leva, in quegli anni di isteria collettiva, sulle paure più antiche e radicate nelle fasce basse della società, sulla naturale irrazionalità che conquista gli uomini in ogni catastrofe. Nell'intento riuscirono benissimo i Flagellanti, gruppi di individui che giravano per le città dell'Europa centrale frustandosi la schiena e incitando a trucidare gli ebrei. Le loro argomentazioni erano piuttosto semplici: gli infidi amici di Giuda, ancora sporchi del sangue di Cristo, avevano avvelenato i pozzi, dando inizio all'epidemia, e perciò meritavano la morte, unica via di purificazione. Per quanto drastiche, le prediche degli esponenti di tale movimento non potevano trovare terreno più fertile: se da un lato appagavano gli animi bollenti delle masse incolte perennemente alla ricerca di uno sfogo, dall'altro guadagnavano il consenso di alcuni esponenti delle classi più agiate che approfittavano delle persecuzioni contro gli ebrei per trarne profitto in termini economici, impadronendosi dei loro beni. Eccezione d'onore, una volta tanto, fu l'Italia. Per capire in che senso però dobbiamo partire da quanto scrisse lo storico fiorentino Giovanni Villani (1276-1348), autore della “Nuova Cronica”, da lui lasciata incompiuta proprio perché caduto vittima del morbo. Come in quasi tutti i cronisti italiani che hanno raccontato la Peste Nera, il flagello fu da lui inquadrato in un più ampio sfondo apocalittico, fatto di cupi presagi come comete, terremoti, carestie. Di ebrei, tuttavia, neanche l'ombra. E non si trattava di un caso: il fatto che i cronisti italiani come il Villani omettessero o, in parecchi casi, confutassero le accuse ai “perfidi Giudei” riflette l'atteggiamento ben più tollerante che si registra in tutta la penisola italiana verso di loro. Le persecuzioni, i massacri, i processi rimasero nulla più che occasioni isolate, senza alcun seguito rilevante. Perché, verrebbe da chiedersi? I motivi potrebbero essere stati essenzialmente due. In primo luogo, l'Italia era una realtà frammentata, sia da un punto di vista etnico, sia sotto il profilo politico: come poteva un territorio privo di identità nazionale percepire come estranea una delle moltissime minoranze che lo abitavano? Secondariamente, ma non per importanza, gli ebrei e le loro attività economiche avevano tutte le carte in regola per integrarsi alla perfezione nella realtà cittadina italiana, fatta di commercianti e di traffici, di prestatori di denaro e di artigiani. Culmine dell'ondata di abbrutimento furono l'ingresso nella cultura popolare di una serie notevole di inedite figure maligne e la riesumazione di leggende sepolte negli abissi della memoria. Sembra che fosse proprio il 1350, come spiega Jean-Claude Schmitt, l'anno in cui una serie di temi che separatamente avevano a che fare con la stregoneria si condensarono nello stereotipo della strega, destinato ad avere molta fortuna in Europa. Il collegamento immediato con la Peste Nera non è certo, ma altamente probabile. Il fenomeno, d'altro canto, parrebbe perfettamente coerente con la sete di sangue colpevole di quegli anni. Ma non tutti si affannarono a dar la caccia agli untori. Alcuni, infatti, certi che prima o poi il carro funesto della Morte se li sarebbe portati via, abbandonarono i freni che la società medievale imponeva e, in una sorta di oraziano “carpe diem” portato alle estreme conseguenze, dedicarono i loro ultimi giorni di vita terrena ad assaporare il peccaminoso gusto della lussuria. Ancora una volta dobbiamo affidarci alle parole di Boccaccio: “Altri  […] affermavano il bere assai e il godere e l'andar cantando a torno e sollazzando e il sodisfar d'ogni cosa all'appetito che si potesse e di ciò che avveniva ridersi e beffarsi esser medicina certissima a tanto male”.

LE CITTA' E LE CAMPAGNE: NUOVI RAPPORTI
Black Death.jpgAccanto alle conseguenze immediate del morbo troviamo dei cambiamenti duraturi che questo portò con sé. Dopo la Peste Nera nessun villaggio, città o regione rimasero gli stessi. Marx la inserì tra i punti salienti della grande Crisi del Trecento, da lui interpretata come il cominciamento del turbinio di eventi che avrebbe condotto al definitivo collasso del sistema feudale. Un po' in tutta Europa, in effetti, si registrano novità, in primis nei rapporti sociali ed economici. Ma, sebbene il pensiero marxista possa al riguardo trarre in inganno, i mutamenti furono di entità e importanza diverse, a seconda dell'area geografica. In Europa centrale e orientale la nobiltà feudale reagì duramente ai malcontenti delle masse contadine, attraverso un deciso inasprimento del controllo sociale. Da questa si distinse la situazione nelle campagne e nelle città delle aree mediterranee, dove, da un lato, mercanti e banchieri, in cerca di maggiore sicurezza, volsero le loro mire alle zone rurali sostituendosi spesso alla nobiltà locale; dall'altro in molti casi le famiglie contadine, spinte dalla necessità, dovettero provvedere come prima cosa al loro sostentamento, praticando una produzione agricola finalizzata prevalentemente  all'autoconsumo. Di particolare interesse furono i mutamenti verificatisi nell'Europa atlantica e inglese, dove la Peste Nera, che si aggiungeva ai continui conflitti (per dirne uno: la Guerra dei Cento Anni) e al fiscalismo spietato praticato dalle autorità politiche, condusse ad un drastico indebolimento della nobiltà feudale, che dovette assistere impotente al ridimensionamento della sua autorità. Spostato il baricentro della realtà sociale, i vuoti di potere furono colmati prevalentemente da ricchi borghesi alla ribalta. Ai contadini, come di solito accade, toccò una sorte ben più misera. Stremati dalle continue pestilenze, dalla tassazione e dalle devastazioni della guerra si riunirono in gruppi, seguirono predicatori che promettevano il riscatto sociale e la vendetta e imbracciarono armi o, se non ne avevano, bastoni. Uno dei tumulti principali in quell'area d'Europa fu la Jacquerie francese del maggio 1358. Condotta da un certo Guillaume Charles, la massa di braccianti in rivolta partì dall'Ile-de-France e da lì si estese a macchia d'olio alle zone limitrofe. “Questa è la verità: vergogna a chi non vuole la morte dei nobili” mugugnavano quei contadini furibondi, secondo il racconto del Froissart. Ma il sogno durò poco: i signori delle campagne ebbero facilmente la meglio su quella banda di disperati, che morirono, pare, in 20000. E analoghe considerazioni potrebbero farsi con riguardo alla rivolta inglese del 1381 e a molte altre, tutte accomunate, oltre che da un esito poco felice, dal primo germe di una coscienza “di classe” che condusse il semplice lavoratore o contadino a richiedere condizioni lavorative migliori, salari più alti e una pressione fiscale ridotta.
Quel che all'epoca della Peste Nera nessuno poteva sapere era che il bacillo del morbo avrebbe continuato a serpeggiare indisturbato e silenzioso, colpendo periodicamente questa o quella città. Basti pensare a Firenze, piegata da altre epidemie nel 1363, 1371, 1374, 1390 e 1400. Se nei centri urbani, dove un gran numero persone si era insediato per sfuggire al morbo e alle guerre, ogni diffusione della pestilenza aveva conseguenze esiziali, nelle campagne, a poco a poco, il calo demografico lasciò vaste terre abbandonate. Ecco perché spesso accadeva che le autorità politiche cercassero di attirare contadini da altre regioni affinché questi si curassero delle zone rurali lasciate al loro destino per via della peste  e, al contempo, di impedire che i coltivatori loro sudditi andassero a cercar fortuna altrove, abbandonando i rispettivi fondi. Tuttavia, la legge non influì minimamente sulle migrazioni e gli spostamenti del contado, ben lungi dal lasciarsi scappare ghiotte occasioni di arricchimento. La disubbidienza alle autorità non si spiega solo con la materiale difficoltà per le istituzioni politiche di mantenere intatti gli apparati giudiziari e militari: la Peste Nera, in un certo senso, mutò anche la mentalità. Il morbo alla lunga aveva decimato la popolazione europea, ma non solo i peccatori né tanto meno solo i poveri. Morivano tutti, indipendentemente da quanto importanti fossero. Questa morte beffarda si prendeva gioco dell'umanità intera e, in definitiva, ne svalutava l'importanza. Non è un caso che dopo la Peste Nera il tema delle arti figurative (che già esisteva) noto come “Trionfo della morte” divenne tra i più richiesti. Un celeberrimo esempio, sebbene di poco anteriore alla Peste del 1348, è l'affresco di Buonamico Buffalmacco, che si trova al Camposanto di Pisa: sotto la Morte, di aspetto terrificante, giacciono i corpi esanimi di villani, servi, imperatori, principi, pontefici: tante glorie e miserie terrene, un solo destino.

UN PASSO VERSO IL RINASCIMENTO?
La popolazione europea, dopo la Peste Nera (e i successivi strascichi), diminuì di quasi un terzo. Degli 80 milioni di individui che abitavano il continente agli inizi del XIV secolo ne morirono circa 25 milioni, con tassi di mortalità arrivati in alcune zone addirittura al 50%. L'Italia, che era una delle regioni più popolose d'Europa, passò dai 9,3 milioni di abitanti del 1340 ai 5,5 milioni di abitanti del 1400 (una diminuzione del 40,9%!). Una crisi “malthusiana” in piena regola, si potrebbe dire. Solo in poche aree, come nel Regno di Polonia o a Milano, gli effetti in termini demografici furono nulli o esigui. Di fronte alle cifre, diventa una certezza: fu una catastrofe. Ma può essere sufficiente limitarsi a questa  semplice constatazione, tenuto conto dei cambiamenti socio-economici che la Peste Nera provocò? A causa della pandemia, mutarono i rapporti nelle città e nelle campagne e, soprattutto, il modo di pensare comune. L'intero sistema sociale del Basso Medioevo fu messo in discussione per la prima volta, in tutte le sue componenti, e quel che stupisce è che a farlo furono principalmente gli umili lavoratori, i servi, i contadini, i braccianti. Gli ultimi, insomma. E sulla crisi delle millenarie certezze del mondo medievale si sarebbe poi costruita la rinascita. Meglio: il Rinascimento.

BIBLIOGRAFIA
Adriano Prosperi, “Dalla Peste Nera alla guerra dei Trent'anni” in “Storia moderna e contemporanea”, Einaudi, Torino, 2000
Giovanni Villani, “Nuova Cronica”
Giovanni Boccaccio, “Decameron” a cura di Vittore Branca, Mondadori, Milano, 1985
Jean-Claude Schmitt, “Medioevo <>”, Editori Laterza, Bari, 1992
William H. McNeill, “La peste nella storia. Epidemie, morbi e contagio dall'antichità all'età contemporanea”, Einaudi, Torino, 1981
Camillo Di Cicco, “Storia della Peste da morte nera ad arma biologica”, Createspace, 2014
Catia Di Girolamo, “La peste nera e la crisi del Trecento” in “Il Medioevo” a cura di Umberto Eco, Vol. 7, pp. 147-156, Federico Motta Editore, Milano, 2009
“The Black Death. The History and Legacy Of The Middle Ages' Deadliest Plague”, Charles River Editors, 2014

"LA COMPAGNIA DI KALEDOR" A LAIVES SABATO 24 GENNAIO ORE 20.30


Torna a esibirsi sabato 24 gennaio alle 20.30, presso Il teatro Don Bosco a Laives, "La compagnia di Kaledor", con l'originale e Insolito spettacolo di musica live "Leggende della terra di Goran", organizzato dall'Associazione Culturale Don Bosco di Laives. Lo spettacolo, che spazia tra musica e teatro ed è Ispirato a sonorità medievali, è animato da un gruppo di interpreti , attori e tecnici composto da oltre 10 artisti che si muovono in costumi sotto la sapiente regia dell' autore Paolo Leita. Nell'idearlo, la compagnia ha scelto dl non riadattare brani già noti, ma di creare invece un'intera storia con melodie nuove e originali anche con rimandi al rock che rendono l'esibizione particolarmente accattivante con sonorità che creano atmosfere magiche e trasportano chi assiste in un tempo oramai lontano. Nel concerto di un'ora e mezza circa si alternano esibizioni canore, parti narrate e canzoni corali eseguite con armonizzazioni più voci, il tutto in una cornice di immagini che evocano un suggestivo villaggio medievale.

martedì 20 gennaio 2015

"LA FIBULA DI MONTIERI. UN GIOIELLO MEDIEVALE" - PINACOTECA NAZIONALE DI SIENA 24 GENNAIO 2015 ORE 11.30


Dal 24 gennaio verrà esposto presso la Pinacoteca Nazionale di Siena il gioiello trovato durante i recenti scavi archeologici, condotti dall'Università degli Studi di Siena, Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali, in località Canonica, presso Montieri (GR). La Canonica, dedicata a San Niccolò e costruita tra il XI e il XII secolo, fu legata al vescovo di Volterra come il vicino abitato di Montieri, importante castello in epoca medievale, connesso all’estrazione dei minerali argentiferi. Il gioiello, che fu deposto all’interno della chiesa del complesso religioso a indicare un luogo simbolico dell’edificio od in collegamento al rito di fondazione della chiesa è in oro, smalto, granato, ametiste e pasta vitrea. Databile alla prima metà dell’anno Mille, fu usato come fibula per abbellire o chiudere vesti e mantelli di uomini e donne. L’eccezionalità della scoperta archeologica, oltre che dalla preziosità del reperto, dipende anche dall’avere trovato la fibula nel suo originario contesto di deposizione. Sebbene il contesto di ritrovamento ed il gioiello siano ancora in corso di studio, per la sua unicità il reperto è reso sin ora visibile al pubblico. Alla presentazione, che si terrà sabato 24 gennaio alle ore 11.30 presso la Pinacoteca Nazionale, interverranno Mario Scalini, Soprintendente ai Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province Siena e Grosseto, Andrea Pessina, Soprintendente per i Beni Archeologici della Toscana, Giovanna Bianchi, Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Università di Siena e Nicola Verruzzi, Sindaco di Montieri.

domenica 18 gennaio 2015

LA TORRE DELLE ARMONIE COSMICHE. UNA NUOVA LETTURA DELLA TORRE CAMPANARIA DI TRANI

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La cattedrale di Trani è uno dei più noti esemplari di romanico pugliese, stile architettonico dei secoli XII/XIII le cui propaggini possono essere rintracciate anche al di là dell’Adriatico. L’elemento su cui mi soffermerò in questo mio intervento è però l’imponente torre campanaria che affianca la cattedrale. Edificata in successive fasi (i lavori di costruzione furono intrapresi fra il 1200 e il 1239, per venire definitivamente ultimati con i piani superiori della torre circa un secolo dopo), essa costituisce l’elemento di maggior spicco visivo, complice in gran parte la bianca “pietra di Trani” che, lambita dai raggi del sole, irradia a sua volta la luce così da esser visibile in lontananza tanto in mare aperto, quanto dall’interno (addirittura dal Castel del Monte). Il dato che sorprende –ma neanche tanto, considerando la “sacra” logica geometrica soggiacente alla prassi costruttiva dei tempi andati- è l’intatta leggerezza del suo fascino lunare, nonostante i 59 m di altezza, grazie all’espediente architettonico del progressivo aumento dimensionale delle finestre, con incremento del numero di luci:specificatamente, si passa dal grande arco ogivale del piano terra ai due piani successivi, ciascuno con una bifora per lato, e poi alla trifora del quarto piano, alla tetrafora dell quinto, la pentafora del sesto, e infine il culmine con una cuspide piramidale ottagonale con ogni lato rivestito da finestre. Questa progressione ascensionale non si risolve tuttavia nel mero risultato estetico, va invece interpretata in base al contesto costruttivo dell’epoca, in cui la geometria e la matematica, componenti essenziali della formazione intellettuale, venivano considerate come discipline delle regole e delle relazioni del cosmo, emanazione divina. 
imageRisale a Pitagora (570-495 a.C.) il concetto filosofico secondo cui le relazioni matematiche esprimono la chiave di lettura del cosmo, essendo questo costituito da numeri, approccio al dato naturale che è giunto fino all’età moderna attraverso le varie mediazioni di Filolao ( 470-390 a.C.), Platone (428-348 a.C.), Eudosso (408-355 a.C.), Aristotele (384-322 a.C.), soprattutto di Tolomeo (100-170 d.C.), e degli arabi al-Kindi (800?-866? d.C:), Avicenna (980-1037 d.C.) e Averroè ( 1126-1198 d.C.). Non mi sembra, dunque, una forzatura ermeneutica ravvisare nella distribuzione delle luci nella torre campanaria di Trani la traduzione architettonica dei rapporti matematici che consustanziano la scala musicale naturale. I Greci paragonavano il cosmo a una scala musicale, nella quale i suoni più acuti erano prodotti da Saturno e dalle Stelle fisse, e il sole corrispondeva alla nota di congiunzione fra i due tetracordi. In ultima istanza, secondo la teoria pitagorica, le proporzioni numerico-musicali che governano il cosmo –corrispondenti ai tre intervalli fondamentali della musica- sono: 1:1 (unisono); 2:1 (ottava); 3:2(quinta); 4:3 (quarta). Archita di Taranto (430-348 a.C) –in seguito Didimo Alessandrino e il ben noto Tolomeo- modificò questo paradigma di scala musicale (il cosiddetto “tetracordo”, che deve il suo nome al numero di corde presenti nella lira greca, in cui l’intervallo tra la prima corda e l’ultima dava l’intervallo di quarta giusta, cioè 3:4), e aggiunse altri rapporti rispetto a quello pitagorico, come la terza maggiore (5:4), la terza minore (6:5), e la seconda superiore (8:7). Se proviamo a rileggere il monumento in termini numerici, non ci sfuggirà di certo la presenza di tutti –eccetto la terza minore-  questi rapporti numerico-armonici, partendo fra il numero di partizioni delle finestre pian piano che si procede da un ordine della torre all’altro, e concludendo con il rapporto fra l’ottagono apicale con i sette ordini complessivi. Ancora una volta il Medioevo consegna ai nostri occhi distratti e disincantati una perfetta metafora del cosmo.

Articolo di Eros Reale. Tutti i diritti riservati. 

venerdì 16 gennaio 2015

CARNEVALE A VITERBO SOTTERRANEA


Arriva il carnevale con la sua corte di maschere, scherzi e tante golosità nella Viterbo Sotterranea. A partire dal sabato 17 gennaio 2015, festa di Sant'Antonio Abate, ecco gli eventi carnevaleschi messi in calendario da Tesori d'Etruria, punto d'ingresso ai sotterranei della "Città dei Papi", pensati per grandi e piccini. 
Nei giorni dedicati al carnevale per tutti gli ospiti in visita alla Viterbo Sotterranea saranno, offerti squisiti dolci della tradizione del carnevale, tra cui le tradizionali frappe. Bugie, chiacchiere, cenci, stessi nomi per questi squisiti dolci di carnevale, le frappe, che non sono altro che le antiche frictilia degli antichi Romani. Allora venivano messe a friggere nel grasso di maiale. Da notare che alcuni nomi dati a questi dolci tipo “bugie” o “chiacchiere” ci fanno ricordare che durante il Carnevale era possibile dire qualsiasi cosa senza timore di subire ritorsioni. 
Frappe a parte, dedicato ai bambini è l'appuntamento più divertente previsto dalle ore 16:00 di domenica pomeriggio a Viterbo Underground. I ragazzi che entreranno mascherati nella Viterbo Sotterranea, in Piazza della Morte, potranno partecipare all'estrazione di un piccolo premio riservato alle tre più fortunate mascherine.

Per ulteriori informazioni
Viterbo Sotterranea, 0761.220851
www.tesoridietruria.it

mercoledì 14 gennaio 2015

ISLAMISMO ESTREMISTA: RELIGIONE ELEMENTO POLITICO

“Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi. Quando tiravi non eri tu che tiravi, ma era Allah che tirava, per provare i credenti con una bella prova. In verità Allah tutto ascolta e conosce”. E’ un passo del Corano, il libro sacro dei musulmani e si riferisce ad episodio ideale di guerra. Guerra santa, ovviamente. La guerra contro gli infedeli, ossia contro il resto del mondo. E’ vero che i dottori della legge islamica, nel corso dei secoli hanno cercato di interpretare i versetti più oscuri o controversi del loro messaggio divino; ma è anche vero che una lettura estensiva del testo può portare molto lontano, come è sempre avvenuto per altri brani o per altri libri sacri. In pratica, sia pur riferendosi spesso alla necessità di difesa da parte dei fedeli dell’Islam, nel Corano esistono tutti gli appigli utili per i religiosi e i dottori “estremisti” a giustificare assalti e persino attentati alle comunità che non accettino il loro credo. E’ vero che il Cristianesimo e il Cattolicesimo in particolare sono stati più volte accusati di uguale intolleranza; è vero che le crociate, l’inquisizione, l’invasione dei territori americani da parte di conquistatori spietati, hanno fatto credere che la Croce di Cristo possa essere stata usata o ancora essere usata come bandiera per estremisti, affaristi, colonialisti, politicanti di pochi scrupoli. Tenendo presente che spesso il Cattolicesimo viene confuso con molte sette protestanti (i cui dirigenti come Calvino o gli ugonotti francesi o i luterani in Norvegia furono autori di stragi inaudite nei confronti di chi non voleva abbandonare la Chiesa di Roma) , che le favole sull’inquisizione sono confuse con i film ed i romanzi o che il Cattolicesimo non ha niente a che vedere con tanti uomini di Stati cristiani che sbarcarono in numerose sfortunate Nazioni, vanno fatte qui alcune brevi considerazioni. Noi infatti intendiamo riferirci ai precetti religiosi, non agli eccessi compiuti da coloro che praticano una religione e che non possono arrogarsi di compiere il male in suo nome. I cinque precetti fondamentali, “i pilastri dell’Islam” sono enumerati in ordine di importanza da un hadìt, cioè da una narrazione aneddoto riguardante vita e insegnamenti di Maometto, di grande autorità quando spesso se ne elenca la catena di trasmissione dal profeta fino ai nostri giorni. Il complesso di questi episodi e detti viene appunto chiamato Sunna, ancora oggi soggetto ad accurati studi da parte dei dottori della religione musulmana per discernere molti elementi apocrifi, e viene considerata una fonte di secondo grado della legge islamica dopo il Corano. Dunque, secondo l’hadìt in questione, Maometto avrebbe dichiarato che l’Islam si fonda su cinque pilastri: “la professione di fede, la preghiera rituale, l’elemosina legale, il digiuno, il pellegrinaggio” (cf. Le grandi religioni, V, Milano 1964, p. 103). Ma per molti musulmani esiste anche un sesto fondamento: la guerra santa. Ufficialmente solo i Kharigiti, dissidenti religiosi e politici, sorti già nel VII secolo, consideravano la guerra santa offensiva come l’ulteriore pilastro dell’Islam. In genere si fa la differenza tra guerra santa offensiva e difensiva; e questa diventa obbligo dei musulmani quando i territori abitati dai credenti islamici vengono invasi o attaccati. In realtà, in frange estremiste ma ben diffuse e seguite in tutto il mondo e in ogni epoca, la lotta armata e il terrorismo hanno costituito un perno essenziale del credo islamico.
Pensiamo, come esempio fra i più clamorosi, alla setta degli Assassini, sorta nell’ambito dell’imamismo sciita. Il gruppo si impadronì di Aleppo e fece suo centro nevralgico la fortezza di Masyaf. Di qui e dal castello di Alamut, nel XII-XIII secolo i gran maestri (uno viene chiamato dalla tradizione letteraria il Veglio della Montagna) mandavano per il Medio Oriente sicari spesso drogati (di ashish, e di qui il nome di Assassini) che adoperavano l’omicidio di grandi personaggi come strumento di lotta politica. Ai fanatici che partivano per uccidere califfi e re, veniva promesso il paradiso come ricompensa finale. Lo scopo della setta era quello di sparare nel mucchio, terrorizzare, esistere e sopravvivere incutendo paura nei potenziali avversari.
Sotto molti punti di vista, l’esempio storico si può avvicinare alla realtà di oggi. In lotta dottrinale e politica con la società occidentale, insofferenti alla possibilità che alcuni strati della società islamica possano occidentalizzarci o laicizzarsi, gli estremisti abbandonano qualsiasi forma di dialogo per fare della stessa religione un punto di forza spietato contro nemici ed avversari. In un brillante saggio di pochi anni fa, Steven Simon esaminava le differenze fra il tradizionale terrorismo politico e quello messo oggi in atto dagli islamisti. A suo avviso, “I gruppi con obiettivi nazionalistici o social-rivoluzionari quali l’Ira, l’Olp o il Farc calcolano che la violenza indiscriminata, eccetto che in guerre civili e insurrezioni, minerebbe i loro titoli di legittimità. Si affidano dunque ad attacchi limitati per screditare l’autorità politica, smascherare l’impotenza o la brutalità delle forze di sicurezza e attirare l’attenzione internazionale. Evitando enormi spargimenti di sangue, i leader di questi gruppi preservano la loro possibilità di partecipare ai tavoli dei negoziati e, infine, agli eventuali governi futuri (…)”. Nei decenni successivi, i gruppi terroristici islamici hanno inserito le loro lotte politiche in “un contesto sacro” denso di significati. “Quattro sviluppi -continua lo studioso- hanno contraddistinto l’avvento di questa nuova forma di terrore: l’emergere della religione come spinta predominante dietro gli attacchi terroristici; la crescente letalità degli attacchi; la crescente competenza tecnologica e operativa dei terroristi; il desiderio dimostrato da questi terroristi di ottenere armi di distruzione di massa” (cf. S. SIMON, Che cos’è il terrorismo georeligioso, in Limes, 1, 2011, pp. 125-126). E che egli abbia ragione lo dimostra quanto accade così spesso in Nigeria nella quasi totale indifferenza del mondo occidentale.
Secondo Simon, procedendo dal tradizionale pensiero della dottrina Wahhabita che ha permeato la storia della dinastia saudita, gli estremisti di Bin Laden e di altre correnti islamiche hanno esasperato l’interpretazione dei precetti religiosi, estendendo innanzitutto il concetto della guerra santa. A loro avviso, dopo la riconquista cristiana dell’Andalusia e dei territori che gli Arabi avevano a loro volta occupato in Europa, e dopo l’occupazione ebraica della Palestina, il mondo islamico sarebbe entrato in uno stato di guerra difensiva con l’obbligo per i fedeli di impegnarsi in un combattimento individuale (cf. SIMON, pp. 129-130). Gli scrupoli dottrinari sono così facilmente eliminati, ed anzi il richiamo a una realtà storica lontanissima diventa il cavallo di battaglia degli estremisti, come hanno dimostrato i sermoni di Ayman al-Zawahiri, amico di Bin Laden ed evocatore delle lotte medievali contro crociati e Mongoli (cf. A. CARUSO, “Perché combattiamo l’America”: il sermone di Ayman al-Zawahiri, in Limes, supplemento al n. 4, 2001, p.18). Non si deve fare della religione un elemento di dottrina politica, ha dichiarato il Papa pochi giorni fa. Ed io ho ricordato come da ragazzo abbia ascoltato un noto uomo di cultura cattolica e tradizionalista consigliarci: “la preghiera deve essere per voi un momento di lotta politica”. Gli estremismi sono davvero tutti uguali e pericolosi. E tutti i concetti di vana filosofia con i vani filosofi che li elaborano e che pretendono di parlare in nome di Dio o di interpretare la volontà di Dio non costituiscono altro che ostacoli pericolosi verso l’incontro degli uomini con Dio e della comprensione reciproca. Gli Europei, gli Occidentali, il mondo non islamico, non dimentichino dunque che non sono pochi coloro che oltre alle regole ben condivisibili della loro religione, sono convinti che esista un comandamento che esige anche la guerra santa, con i terribili esiti della guerriglia, degli omicidi e degli attentati. Non dobbiamo rammaricarci di quanto è accaduto in Francia se non poniamo le basi per difenderci seriamente senza buonismi e senza facili comprensioni o senza legislazioni permissive. E agli amici e fratelli musulmani va ricordato come le interpretazioni estremiste del Corano rimangono spesso opinioni forzate e personali, e non norme morali scritte nel cuore di ogni uomo dal Datore della vita.

Articolo di Carmelo Currò Troiano. Tutti i diritti riservati.

PER UN SAN VALENTINO PRESSO I CASTELLI DEL DUCATO DI PARMA E PIACENZA!


Amore è...una Lanterna Volante dal tuo Castello del cuore. San Valentino accende il cielo sui Castelli del Ducato di Parma e Piacenza Loves 2015. Storie d'amore in rocche, manieri, dimore d'epoca. Cene afrodisiache, visite guidate by night a lume di candela, aperitivi davanti al camino, ciaspolate nella neve, spettacoli e animazioni dedicati alle più celebri storie d'amore, possibilità di lanciare le lanterne volanti e pernottare nelle suites di alcuni tra i Castelli Italiani più belli e negli Alloggi tra Antiche Mura aperti per l'occasione. www.castellidelducato.it


Magiche lanterne da lanciare in volo a mezzanotte per illuminare il vostro cielo d'amore sui Castelli del Ducato. Ciaspolate sulla neve attorno alcuni manieri sull'Appennino parmense e piacentino e poi sognare in castelli romanticissimi: uno chansonnier per un dolce tét a tét, visite guidate ai manieri a lume di candela e cene con menù sfiziosi alla luce di lucerne magiche, aperitivi gustosi davanti a camini scoppiettanti di legna profumata in salotti e antiche cucine, percorsi con letture animate by night alla scoperta di alcuni grandi amori narrati dalla lirica, dalla letteratura, dalla storia.
E ancora spettacoli itineranti, borghi che si trasformano in scenari suggestivi per gli innamorati che potranno scattare selfie da fiaba. I più coccolosi potranno scegliere di restare abbracciati nelle accoglienti suites di rocche, fortezze, dimore storiche, residenze d'epoca, relais de charme. Chi vuole provare un letto a baldacchino come nei secoli trascorsi, il brivido di dormire isolati in una torre o il risveglio sul Grande Fiume Po troverà il soggiorno romantico adatto.
E a mezzanotte del 14 febbraio 2015 l’appuntamento potrebbe essere – se preferite baciarvi in piazza – nel suggestivo centro storico medievale nel Borgo di Castell'Arquato di fronte ad un’inedita Rocca Viscontea illuminata di rosso-passione, dove ogni coppia potrà accendere una lanterna volante ed esprimere un desiderio nella magica notte di San Valentino.
Quest'anno è ancora più romantico San Valentino tra i Castelli del Ducato con tante nuove idee con cui dire “ti amo” in modo davvero indimenticabile. Voi ci mettete il cuore, noi vi presentiamo alcuni tra i Castelli Italiani più belli in cui vivere un sogno ad occhi aperti, luoghi speciali che portano con se l’allure del per sempre.
Se vi amate e siete pronti a convolare a nozze, San Valentino è anche la ricorrenza perfetta per andare a caccia (d'amore) in un castello e visitarli tutti alla ricerca della giusta location in cui celebrare il vostro matrimonio.
Da sabato 14 febbraio a domenica 15 febbraio 2015 ecco le proposte tra i 23 Castelli del Ducato di Parma e Piacenza, dove dame e cavalieri vissero grandi amori.

San Valentino alla Corte Pallavicino
Da venerdì 13 febbraio a domenica 15 febbraio.
Cene in castello con menu creato appositamente dallo chef massimo Spigaroli in onore di tutti gli innamorati di tutte le età.
Antica Corte Pallavicina (Pr)
Un'occasione di trascorrere il giorno dedicato all'amore in una location d'altri tempi per lasciarsi trasportare dall'eco di amori passati. Un menu creato appositamente dallo chef massimo Spigaroli in onore di tutti gli innamorati di tutte le età, con un occhio di riguardo alle coppie più giovani. L’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense (PR) – custode di pietra di chissà quanti amori vissuti in questi luoghi – propone un modo diverso per celebrare il giorno in cui tutto deve essere perfetto, mettendo sul piatto anche un’offerta speciale per le coppie con meno di 25 anni ma già in grado di capire che la buona cucina di un grande chef, vale da sola molto più di un anello o di un soggiorno in qualche anonimo albergo senza passato.
Menu degli innamorati: Stuzzicherie e bollicine; Il Culatello Oro degli Spigaroli; l’uovo a guscio bianco poiché su purea di patate dolci, tartufo e germogli di spinaci; il risotto ai sentori di primavera; la suprema d’oca su purea di patate dolci al tartufo e germogli d’orto; il sorbetto d’arancia e miele speziato; il cubo fondente con cuore di lamponi; la piccola Pasticceria. Costo: 72,00 Euro a persona esclusi vini. www.castellidelducatio.it
Il Gusto della Cultura e della Passione
San Valentino in Castello – L'Amore in Scena

Rocca Sanvitale di Fontanellato (PR) 
Sabato 14 febbraio visita guidata con cena-degustazione alla scoperta di grandi amori. Domenica 15 febbraio Aperitivo di San Valentino in Castello

Scene d'amore e amore in scena: un gioco di parole per far rivivere un magico San Valentino nel Castello di Fontanellato, che trasforma la visita guidata alle sale arredate e affrescate del maniero, ancora circondato dall'acqua del fossato, in "scene animate" dove scoprirete by night alcuni grandi amori narrati dalla lirica, dalla letteratura, dalla storia.
Sabato 14 febbraio alle 20.30 tornano le passioni ad animare la Rocca Sanvitale di Fontanellato narrate nell'evento “Il Gusto della Cultura e della Passione – Speciale San Valentino 2014 in Castello – L'Amore in Scena”.
Ascolterete e vedrete animazioni e letture tematiche: vi accompagneranno – in libera interpretazione - alla scoperta di donne di varie epoche. Al termine del percorso è in carnet una cena-degustazione. Il tutto innaffiato da acqua e vini del territorio. La prenotazione è obbligatoria. Costo 35 Euro. www.castellidelducato.it
Aperitivo di San Valentino in Castello
Domenica 15 febbraio alla Rocca Sanvitale di Fontanellato (PR)
Chi volesse festeggiare domenica 15 febbraio in Castello, in modo più easy e giovane, per la festa degli innamorati è in programma alle ore 18.30 una semplice ma suggestiva visita guidata a lume di candela all´Affresco del Parmigianino, custodito nel maniero di Fontanellato, con aperitivo finale. Ascolterete la storia di Atteone che insegue la bella ninfa. La storia di Paola e Galeazzo Sanvitale. La dea Diana, la simbologia della luna e della caccia, il libro della vita e della morte. La prenotazione va effettuata entro il 14 febbraio 2014. Costo della visita all'affresco solo con aperitivo 10 Euro. www.castellidelducato.it
Romeo e Giulietta
San Valentino in Rocca Sanvitale a Sala Baganza (PR)
Rivive una delle storie d’amore più drammatiche e affascinati mai raccontate. Unire al piacere di visitare un luogo storico, l'opportunità di apprezzare un classico del teatro.
Domenica 15 febbraio ore 16.
Rivive la storia d’amore tra Romeo e Giulietta, uniti nel cuore ma separati dalla rivalità tra le famiglie d’origine. Le stanze cinquecentesche della Rocca si trasformano, per un pomeriggio, nelle strade di Verona, nel Cinquecento, per raccontare la tragedia di William Shakespeare, una delle storie più rappresentate, famose e popolari di tutti i tempi. Niente palco, nessuna distanza tra attori e spettatori, i quali si mischieranno con i protagonisti. La vicenda dei due sfortunati protagonisti ha assunto nel tempo un valore simbolico, diventando l’archetipo dell’amore perfetto ma avversato dalla società. Lo spettacolo itinerante ci porterà, stanza per stanza, all’interno della storia, per viverla intensamente. Regia di Ilaria Carmeli. Spettacolo a cura di: "Compagnia Teatro del Cigno" di Reggio Emilia, ripropone il celebre testo Shakespeariano in un allestimento itinerante all'interno della suggestiva cornice del Castello. Situazioni esilaranti, avvincenti duelli e scene struggenti, si susseguiranno in mezzo ed intorno agli spettatori, che avranno così la straordinaria possibilità di vivere, non più da semplice pubblico, bensì da "testimoni ravvicinati", le vicende di una delle storie più amate di tutti i tempi.
Durata 1 ora e 30 circa. Prenotazione obbligatoria. Costo della manifestazione a persona: € 10 - Costo per bambini € 8
Parcheggi più vicini: piazza Gramsci (antistante la Rocca), via Figlie della Croce, via Vittorio Emanuele II. Servizio Wi-Fi nel Castello/Museo/Piazza. www.castellidelducato.it

San Valentino nel Castello Incantato
Cena romantica e visita guidata del Castello a lume di candela alla scoperta delle storie d’amore dell’antico Maniero. Particolari giochi di luce e tenui note musicali daranno vita e voce agli affreschi, per una notte magica.
Sabato 14 febbraio 2015 - Ore 20.15
Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino
Borgo Medioevale di Scipione Castello – Salsomaggiore Terme (PR)

In occasione della festa degli innamorati, nel magico borgo sulle colline di grande valore paesaggistico tra Parma e Piacenza, il Millenario Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino accoglierà per la prima volta i suoi ospiti per una cena romantica ed esclusiva, accompagnata da una speciale visita del Castello illuminato da miriadi di candele dove, tra giochi di luce e tenui note musicali, prenderanno vita gli antichi affreschi.
Tra il chiaro di luna e le stelle, il romantico luccichio delle fiamme e rami di edera, sarà possibile prendere posto nei saloni del Castello, nell’atmosfera incantata dei tempi lontani, tra antichi camini, affreschi e decorazioni seicentesche, e assaporare un menu raffinato con i profumi del territorio. Prima della cena, una suggestiva visita a lume di candela porterà gli ospiti alla scoperta del Castello più antico della Provincia e delle storie d’amore raccontate dagli affreschi, sotto lo sguardo di teneri putti o dispettosi fauni ritratti sulle mura, che prenderanno vita tra magici giochi di luce e tenui note musicali. Sarà inoltre possibile passeggiare sotto il loggiato Seicentesco o nel giardino illuminato e ammirare il paesaggio collinare avvolto dalla notte magica e illuminato dalle stelle…
Prenotazione obbligatoria. Costo della manifestazione a persona: 78 euro
Con due notti nell’esclusiva Suite nella Torre di guardia del Castello con prima colazione nella Suite: 496 euro per due persone. Parcheggi più vicini: all’ingresso del borgo.
Castell'Arquato, il Borgo degli Innamorati
Sabato 14 e domenica 15 febbraio 2015
Castell’Arquato, il borgo degli innamorati festeggia il santo più romantico dell’anno, San Valentino, con un ricco programma di eventi durante l’intero weekend tra il 14 e il 15 febbraio. Il profilo di torri, campanili, merli, rendono Castell’Arquato un borgo suggestivo e spettacolare. Fuori, la natura mescola i suoi colori con vecchi tufi e laterizi. Dentro, stretti vicoli, voltoni e rampe creano il piccolo spazio segreto di un paese costruito su un terrazzo di conchiglie fossili, in cui è bello perdersi abbracciati alla persona del cuore.
Il programma per il sabato prevede una visita guidata del Borgo di Castell’Arquato alle ore 15.00, durante la quale verrà narrata laleggenda dei due innamorati Sergio e Laura, protagonisti di una tormentata storia d’amore all’inizio del Seicento. Al termine, degustazione di cioccolato.
Dalle 17.30 le coppie che vorranno cimentarsi in una prova contro il tempo attraverso i vicoli del borgo potranno ritirare la mappa presso l’Ufficio Turistico di Castell’Arquato, in Piazza Municipio e iscriversi a “Love in Shakespeare” un’attività che li condurrà alla scoperta dei musei, dei monumenti, dei locali e dei negozi per incontrare i protagonisti delle più grandi storie d’amore. La coppia che eseguirà correttamente tutto il percorso nel minor tempo vincerà una degustazione per due presso l’Enoteca Comunale ed un buono per una visita guidata alla Rocca e al Borgo.
La serata può proseguire con una cena a tema in uno dei ristoranti aderenti che proporranno menù speciali per le coppie. Amezzanotte l’appuntamento è nella suggestiva piazza Municipio, di fronte ad un’inedita Rocca Viscontea illuminata di rosso passione, dove ogni coppia potrà accendere una lanterna volante ed esprimere un desiderio nella magica notte di San Valentino. Dopo questo romantico momento, si apriranno le danze (letteralmente) e si potrà ballare con djset.
Domenica 15 febbraio il Palazzo del Podestà farà invece da cornice a “Castell’Arquato unconventional wedding”, una fiera dedicata agli sposi che decideranno di fare del loro grande giorno un giorno davvero non convenzionale. Allestimenti vintage, torte “come una volta”, bouquet di stoffa, inviti e bomboniere dalla grafica accattivante e personalizzata, coroncine di fiori, photobooth, narrazioni, per rendere davvero speciale e unico il giorno del matrimonio. L’esposizione di queste creazioni, rigorosamente artigianali, sarà ad ingresso gratuito, dalle ore 10.00 alle ore 17.00
Per finire, l’ appuntamento con la guida è nel punto più alto del borgo, la Rocca Viscontea in Piazza del Municipio, alle ore 17.00. La visita guidata avverrà a lume di candela, tra le stanze e i gradini della torre fino ad arrivare al culmine, il terrazzo panoramico da cui godere di una splendida vista sul borgo e la campagna. A seguire, un aperitivo in Enoteca Comunale, ubicata all’interno dell’antico Palazzo del Podestà, per riscaldare i cuori e rifocillare le membra con i vini della vallata e gli ottimi salumi piacentini.
Durante le giornate di sabato 14 e domenica 15 febbraio, saranno inoltre distribuite nei locali delle speciali cartoline di Castell’Arquato dedicate all’evento. Sulle cartoline si potranno scrivere messaggi con le più belle frasi d’amore dedicandole alla persona amata. Le frasi più belle saranno pubblicate sul web e potranno far vincere premi golosi ai più poetici. In entrambe le giornate inoltre sarà allestito un set fotografico all’interno della Rocca Viscontea per avere un ricordo romantico e originale dell’evento.
San Valentino con baciamano al Castello di Gropparello (PC)
San Valentino romantico con baciamano di uno Chansonier al Castello di Gropparello: una romantica cena téte a téte con vista sulle torri del Castello di Gropparello, un set fotografico per ritratti d’amore e passi di danza trasportati dalle melodie di uno chansoniere francese.
Sabato 14 febbraio 2015, ore 20.30
Offerta valida solo la notte del 14/02/2015
Dalle 20:30 il Castello di Gropparello vi accoglie nel Salone delle Feste, nella Loggia dei Leoni della Masseria, nel parco del castello. La serata inizia con visita e aperitivo al castello, e prosegue con una passeggiata romantica nei giardini del castello per arrivare alla Loggia dei Leoni nella Masseria, dove verrà servita una cena dal menù afrodisiaco, durante la quale uno chansoniere francese e la sua compagna si esibiranno nelle più belle canzoni d’amore della Francia dagli anni 40 agli anni 90. La sala sarà apparecchiata con tavolini rotondi da due, e ogni tavolino sarà illuminato da una candela. Prenotazione obbligatoria
Costo della manifestazione a persona: Visita guidata con aperitivo € 15
Cena con musica e ballo € 65 a pax.
Disponibilità parcheggio del castello. Www.castellidelducato.it

San Valentino al Castello di Rivalta (PC)
Per un San Valentino, da sogno, dallo stile unico e raffinato in una location di charme
Sabato 14 dalle ore 19 con visite guidate alle ore 19 e 20. Cena alle 20.30.
Per un San Valentino da sogno, dallo stile unico e raffinato in una location di charme: il borgo medioevale vi accoglierà illuminato da romantiche candele. Potrete fare alle 19 la visita guidata al castello. Alle 20.30 è in carnet la cena a lume di candela. Prenotazione obbligatoria. Costo della manifestazione a persona: 18.00 Euro solo visita e 63.00 Euro cena con visita. Parcheggi più vicini a 30 mt gratuito. www.castellidelducato.it
Romantico San Valentino al Castello di San Pietro (PC)
Visita guidata in notturna e sfizioso aperitivo

Venerdì 13 e Sabato 14 febbraio 2015
Arrivo entro le ore 18:45 con inizio visita guidata ore 19
La serata inizia con la visita guidata del Castello di San Pietro per scoprire gli angoli nascosti e i segreti del bel maniero quattrocentesco in un percorso tra cucine, prigioni e sale riccamente decorate. Seguirà uno sfizioso aperitivo da gustare al tepore del grande camino scoppiettante dell'antica cucina dei rami. Questi eventi romantici sono per loro natura i preferiti da Agata, il fantasma "eternamente innamorato", di cui potrete conoscere la struggente storia durante la visita e che magari potrete intravedere negli angoli più celati del bel Castello! Il costo per persona è di € 15,00 (visita + aperitivo con 1 consumazione; consumazioni extra € 5,00). La prenotazione è obbligatoria.
Parcheggi più vicini: Ampi parcheggi in Piazza Comunale Giuseppe Verdi adiacente al parco del Castello. www.castellidelducato.it

Offerte Speciali
Cena a lume di candela nel Castello di Compiano
La cena nel maniero è associata ad una romantica Via dell’Amore in cui le coppie potranno trovare un aperitivo di benvenuto, rose rosse e lanterne magiche da lanciare nel cielo esprimendo il loro desiderio d’amore, per chi lo desidera concludere la serata in castello si potrà soggiornare ad un prezzo speciale. www.castellidelducato.it


Parma, fragole e champagne! San Valentino in centro storico a Parma a Palazzo Dalla Rosa Prati
Cerchi una scusa per mostrare al tuo partner tutto il tuo amore? A partire da 190 euro potrai prenotare un pacchetto che comprende una notte in una delle nostre meravigliose suite con vista di Piazza Duomo o del Battistero, fragole ed una bottiglia di champagne.
Ti aspettiamo per rendere speciale il giorno di San Valentino! www.castellidelducato.it

Notti magiche nella Torre Trecentesca del Castello Millenario….
Con una cena romantica ed esclusiva

Data inizio offerta: 13/02/2015
Data termine offerta: 15/02/2015
Offerta valida solo il weekend
Prezzo €: 496 per due persone
Numero notti: 2 - Numero di giorni: 3
In occasione della festa degli innamorati, nel magico borgo sulle colline di grande valore paesaggistico tra Parma e Piacenza, il Millenario Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino accoglierà per la prima volta i suoi ospiti per una cena romantica ed esclusiva, accompagnata da una speciale visita del Castello illuminato da miriadi di candele dove, tra giochi di luce e tenui note musicali, prenderanno vita gli antichi affreschi.
Tra il chiaro di luna e le stelle, il romantico luccichio delle fiamme e rami di edera, sarà possibile prendere posto nei saloni del Castello, nell’atmosfera incantata dei tempi lontani, tra antichi camini, affreschi e decorazioni seicentesche, e assaporare un menu raffinato con i profumi del territorio. Sarà inoltre possibile passeggiare sotto il loggiato Seicentesco o nel giardino illuminato e ammirare il paesaggio collinare avvolto dalla notte magica e illuminato dalle stelle…Inoltre, per un fine settimana da fiaba, il pacchetto completo prevede un soggiorno di 2 notti con prima colazione nell’esclusiva Suite Azzurra della Torre Trecentesca del Castello, con vista d’eccezione sul paesaggio collinare e la pianura.
San Valentino al Castello di Gambaro (PC)
Romantico San Valentino al Castello con pernottamento, cena, pranzo e visita storica guidata al maniero a lume di lanterna. Disponibilità pomeridiana della camera e frigobar gratuito. Se c'è neve, ciaspolata attorno al Castello.
Proposto da Castello Malaspina di Gambaro. Offerta valida per coppie di persone che vogliono manifestarsi un sentimento d'amore in un luogo piacevole per le sue bellezze naturali e storico-architettoniche. L'offerta è cosi strutturata: arrivo il sabato 14 dalle ore 15 in poi con accoglienza di benvenuto con servizio di the e dolci. Cena a lume di candela con piatti tipici piacentini: saranno presenti funghi e tartufi. Dopo cena visita storica guidata al maniero a lume di lanterna. Pernottamento in camere matrimoniali con bagno. La prima colazione sarà servita dalle ore 8 alle 10,30. Il pranzo sarà servito alle ore 13 e la camera sarà ancora a vostra disposizione fino alle 17 della domenica 15 febbraio! Servizio di frigobar in camera gratuito. In presenza di buon innevamento si farà una ciaspolata nei dintorni del Castello (per chi lo desidera). Prezzo €:120/persona
Numero notti:1
Numero di giorni:2
San Valentino con baciamano al Castello di Gropparello (PC)
Sabato 14 febbraio 2015, ore 20.30
Offerta valida solo la notte del 14/02/2015
Prezzo €:140,00 a persona
Numero notti:1

Numero di giorni: 2
San Valentino romantico con baciamano di uno Chansonier al Castello di Gropparello: una romantica cena téte a téte con vista sulle torri del Castello di Gropparello, un set fotografico per ritratti d’amore e passi di danza trasportati dalle melodie di uno chansoniere francese. Dalle 20:30 il Castello di Gropparello vi accoglie nel Salone delle Feste, nella Loggia dei Leoni della Masseria, nel parco del castello. La serata inizia con visita e aperitivo al castello, e prosegue con una passeggiata romantica nei giardini del castello per arrivare alla Loggia dei Leoni nella Masseria, dove verrà servita una cena dal menù afrodisiaco, durante la quale uno chansoniere francese e la sua compagna si esibiranno nelle più belle canzoni d’amore della Francia dagli anni '40 agli anni '90. La sala sarà apparecchiata on tavolini rotondi da due, e ogni tavolino sarà illuminato da una candela. Prenotazione obbligatoria
Disponibilità parcheggio del castello. www.castellidelducato.it

San Valentino 2015 al Castello di Rivalta (PC)
Un castello con un borgo medievale nella Val Trebbia illuminati da splendide candele.
Data inizio offerta: 14.02.15
Data termine offerta: 15.02.15
Costo €: 140.00 a persona
Numero notti: 1
Per un San Valentino , da sogno, dallo stile unico e raffinato in una location di charme: un borgo medioevale illuminato romantiche candele, proponiamo il seguente pacchetto: ore 19.00 visita guidata al castello di Rivalta; ore 20.30 cena a lume di candela. Costo 140,00 Euro a persona (con un pernottamento in camera De luxe king size con vasca idromassaggio o doccia presso la residenza “Torre di San Martino”). www.castellidelducato.it
E ancora per chi fosse in cerca di un a suite speciale sono 14 gli Alloggi tra Antiche Mura dei Castelli del Ducato:
una notte di luna piena cullati dal Grande Fiume nelle suites dell’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense (PR).
...una notte in collina nella torre di guardia al Relais de Charme Tabiano Castello con zona wellness all’interno di una grotta (PR).
una notte da artisti in un panoramico Art Hotel a Casa Illica nel Borgo di Castell’Arquato (PC).
...una notte sull'Appennino Parmense nel maestoso ed imponente Castello di Compiano (PR).
una notte nella Torre del Castello millenario di Scipione dei Marchesi Pallavicino, nel suggestivo borgo medievale sulle colline di Salsomaggiore Terme (PR).
… una notte in hotel de charme, affacciato su una piazzetta dal gusto viennese nel borgo medievale di Castell'Arquato al Leon d'Oro Hotel de Charme ***S (PC).
....una notte di sogno e relax nella quiete della campagna alla Locanda del Re Guerriero raffinato relais nel grande parco che circonda il Castello di San Pietro (PC).
una notte d’altri tempi con vista sul Duomo di Parma in una delle piazze storiche più belle dello Stivale nella residenza d’epoca Palazzo Dalla Rosa Prati (PR).
una notte intima vicino all'Abbazia, risvegliarsi al rintocco delle campane nel Relais 12 Monaci di Fontevivo (PR).
una notte misteriosa e magica nella Torre del Barbagianni nel Castello di Gropparello (PC).
...una notte da fiaba nel letto a baldacchino nella Residenza Torre di San Martino, nel borgo di Rivalta sulle colline piacentine (PC).
...una notte avvolti dai segreti della natura al Castello Malaspina di Gambaro a Gambaro di Ferriere (PC).
...notte in Rocca a Rocca d’Olgisio, fondata nell’anno mille a presidio delle valli dei torrenti Tidone e Chiarone (PC).

Per informazioni
Associazione Castelli del Ducato di Parma e Piacenza – Club di Prodotto
Tel. 0521.823221; 0521.823220
tw: @CastelliDucato
Dott.ssa Francesca Maffini
@fmfeye


Dal sito www.castellidelducato.it è possibile scaricare il testo e immagini in alta definizione. I riferimenti storici al testo e tutte informazioni sono stati forniti dai Soci di Associazione Castelli del Ducato di Parma e Piacenza in base al materiale a disposizione in testi, sito web e comunicazioni dei soci. Il presente testo è stato autorizzato dai Soci, da Associazione Castelli del Ducato.

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