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giovedì 15 marzo 2012

IL CERCHIO ESTERNO: IL DRAGO OROBORO

Secondo la concezione gnostica degli Ofiti, il serpente cosmico (Leviathan, Ouroboros), inteso come primaria acqua celeste, costituisce il cerchio più esterno e invalicabile del macrocosmo - mediante la sola esperienza sensibile del mondo della Creazione - che separa quest'ultimo dal divino mondo dell'amore e della luce. Anche la Cabala, che ha ereditato molto dalla tradizione gnostica, crede all'esistenza di un velo tra Dio e la Creazione. Jacob Bohme definisce tale velo “acque superiori” [Ober-Wasser], mentre nel mito di Blake l'uomo vive dai giorni del Diluvio universale nel mare del tempo e dello spazio. Gli gnostici consideravano la vita terrena alla stregua di un oscuro esilio. Secondo Paracelso era addirittura il luogo in cui era stato confinato Lucifero, cioè l'inferno stesso. Alla nascita, l'anima di luce scende le scale delle sette sfere e i pianeti, visti come divinità inferiori e demoni (arconti), la appesantiscono, rivestendola del sudicio involucro della materia. AI suo passaggio, ogni pianeta vi imprime una qualità negativa e la intorbidisce: Venere le trasmette la lussuria, Mercurio l'avidità, Marte la collera, Giove la vanità ecc. Dopo la morte, il corpo terreno rimane come larva nel Tartaro, mentre l'anima risale verso la regione dell'aria (Beemoth), con gli arconti che cercano di impedirne il passaggio. A quel punto, è necessaria la conoscenza (gnosi) esatta dei segni e delle parole d'ordine perché si spalanchi la strada verso le sette tappe della purificazione. La settima sfera è la più difficile da superare. Il suo sovrano, Saturno, secondo la dottrina ofitica, è il demiurgo, il «dio maledetto», creatore del tempo e dello spazio. Egli è il serpente di guardia al Paradiso.

Articolo di Aldo Ciaralli





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