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sabato 31 marzo 2012

IL COMPLOTTO CONTRO LA SOCIETÀ: MUSULMANI, EBREI, LEBBROSI, ERETICI E STREGONI

Il mondo medievale è il mondo dell’ordine, è il cielo sceso in terra, riflesso della civitas Dei, è un mondo in cui non c’è spazio per la diversità. Chiunque si opponga, o faccia semplicemente scelte diverse, per scelta o necessità, si trova a vivere ai margini della società, e spesso in momenti di profonde tensioni sociali si trova a essere perseguitato. Tutto il Medioevo è attraversato da ondate persecutorie che pur cambiando il bersaglio (lebbrosi-ebrei-musulmani, ebrei, ebrei-streghe, streghe), sono accomunati dall’immagine ossessiva di un complotto contro la società. Come vedremo, la strega raccoglierà totalmente l’eredità di capro espiatorio.
Nel 1321 i Lebbrosi di Francia vennero accusati di aver sparso polveri e veleno nelle fontane, nei pozzi e nei fiumi:



«In tutto il regno di Francia i lebbrosi furono condannati e imprigionati dal papa; molti furono mandati a morte sul rogo, i sopravvissuti furono reclusi nelle loro abitazioni. Alcuni confessarono di aver cospirato per uccidere tutti, sani, nobili e non, e per avere il dominio del mondo» (Chronica del monastero di santa Caterina).

Fino a quel momento, i lebbrosi avevano vissuto in istituzioni ospedaliere, amministrate da religiosi, molto aperte verso l’esterno. Il Concilio Laterano IV (1215) aveva stabilito che dovessero indossare una cappa grigia o nera, un berretto e un cappuccio e la battola di legno; i lebbrosi bianchi (distinguibili dai sani solo per la mancanza dei lobi delle orecchie e per il fiato puzzolente) dovevano portare un distintivo rosso sul petto o su una spalla. Anche gli ebrei erano stati interessati da prescrizioni sul modo di vestire: dovevano portare sulle vesti una rotella gialla, rossa o verde. Ebrei e lebbrosi vengono trattati in modo ambivalente, nei loro confronti fino al Trecento c’è un atteggiamento di accusa e comprensione. I lebbrosi fanno orrore perché la loro malattia è segno del peccato e sfigura le fattezze umane, tuttavia Francesco d’Assisi e Luigi IX sono presentati come santi proprio per il loro preoccuparsi dei lebbrosi; gli ebrei sono deicidi, ma degni del massimo rispetto perché condividono con i cristiani il medesimo Dio. Cosa succede dunque nel Trecento tale da generare la leggenda del complotto contro la società ordito da lebbrosi ed ebrei su spinta di un sovrano musulmano?

«Gli ebrei allora avevano riunito alcuni capi dei lebbrosi, e, con l’aiuto del diavolo li avevano indotti ad abiurare la fede e a triturare nelle pozioni pestifere l’ostia consacrata. Un grande signore dell’Islam aveva ordito questa congiura contro i cristiani» (Genealogia comitum, Fiandre).

Nel testo qui presentato appaiono cristallizzate alcune delle tipiche imputazioni fatte agli ebrei: avere rapporti col diavolo, avere spregio dell’ostia santa e preparare pozioni, tuttavia è nuova l’idea di un complotto che viene da un nemico esterno, ma che è attuato da un nemico interno.

Il Trecento è un periodo di profonda crisi di rinnovamento: nelle campagne e nelle città si agitano profondi contrasti, le monarchie nazionali vogliono abolire i poteri locali (e impossessarsi dell’oro degli ebrei è un buon modo per accumulare capitali) e c’è l’attesa di un grande rinnovamento spirituale. L’ordine, l’immobilità e l’armonia tradizionali sono minacciati da più parte, ecco perché creare un nemico, un capro espiatorio da sacrificare, un nemico interno da combattere.

Quando iniziò a diffondersi il contagio della peste, nel 1348, in Francia  era ben vivo, ma aveva già valicato le Alpi, il ricordo dell’avvelenamento dei pozzi da arte dei lebbrosi e degli ebrei: fu dunque ovvio che questi ultimi diventassero i principali indiziati. La notte tra il 13 e il 14 aprile 1348 il ghetto di Tolone fu invaso, le case saccheggiate  e circa 40 persone vennero massacrate nel sonno, il 17 maggio a Barcellona, il funerale di un morto di pese degenerò nel massacro di alcuni ebrei. Un evento terribile come la peste e le guerre e carestie che ne seguirono non fece che deflagrare lo strisciante odio verso gli ebrei e il formarsi nell’immaginario collettivo dell’idea di un complotto contro la cristianità, ordito dal diavolo per opera degli ebrei. In un processo del 1466 si legge:

«In una stanza un ebreo e due ebree hanno posto una ragazza su un mucchio di paglia in fiamme, alla presenza di un mostro non ben precisato e di due rospi» (inchiesta condotta a Chambery, 1466).

Ecco che compaiono l’idea del sacrificio umano e i rospi che sarebbero stati a lungo presenti nei processi di stregoneria. Alla tradizionale accusa di uccidere i cristiani, si somma quella di praticare magie e sortilegi.

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