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venerdì 14 settembre 2012

MONTGISARD, IL CAPOLAVORO DI BALDOVINO IV

Prefazione a cura di Andrea Rocchi C.

Indagine Storica non vuole essere una fredda ed impersonale disamina di guerre, strategie e tattiche, lasciando questo compito ai grandi saggisti, piuttosto questa rubrica intende narrare la storia, dandole una veste appassionata ed emozionale, pur attendendosi scrupolosamente alle fonti, nella piena considerazione che la storia è prima di tutto o anche (a seconda dei punti di vista), un racconto di uomini che non può essere sempre esulato da quella componente sentimentale, che spesso ha determinato lo svolgersi degli eventi stessi. In questa ottica rientra "Il Romanzo delle Crociate", una sorta di rubrica interna a "Indagine Storica" che focalizza la virtuale lente di ingrandimento sulle Crociate, un periodo storico lungo e complesso tra il XI e il XII secolo, intriso di significati non solo religiosi, caratterizzato da aspetti spesso leggendari, ma anche da atti di estrema violenza, devastazioni, ingiustizie. In questo contesto, sono intercorse le esistenze di grandi eroi come di personaggi meschini, hanno pulsato i cuori degli avventurieri allo stesso modo di quelli di coloro che combattevano e morivano in nome di un ideale. Al coraggio e all'onore si sono spesso contrapposti viltà e disonore in quel virtuale confronto tra valori positivi e negativi che segna l'intera esistenza umana, passata, presente e futura. "Il Romanzo delle Crociate" è un racconto di uomini ed imprese, un narrato sincero di chi ha fatto delle Crociate una materia di studio e in primis di profonda passione...

***

Collina di Montgisard, 25 novembre 1177

(Tell el Jezer tra Ascalona e Ramla - Palestina, oggi Israele)



Baldovino IV, lo sfortunato Re di Gerusalemme all’epoca appena sedicenne, ordina che venga fermata la portantina su cui viaggia, si inginocchia fino a toccare la terra con il giovane viso, già sfigurato dall’orribile malattia, e bagna con le lacrime della sua preghiera la polvere di quel luogo che sta per entrare nella Storia.
La bellezza di quel gesto, compiuto ai piedi della Sacra Reliquia della Vera Croce, moltiplicò il coraggio di una elite di cavalieri, dapprima convinti di andare incontro a morte sicura e poi determinati a compiere l’impresa che li avrebbe fatti entrare nella Leggenda.
Avvertito improvvisamente della minaccia incombente, Il giovane ed illuminato Re, con una coraggiosa ed imprevedibile mossa anticipa il campione dell’Islam, Salah ed Din, entrando nella città di Ascalona, fondamentale per il controllo degli approvvigionamenti dall’Egitto, con appena 500 cavalieri prima che possa essere raggiunta e conquistata dall’imponente armata mussulmana, richiama gli 80 Templari della guarnigione di Gaza, che con una temeraria ed astuta difesa avevano appena dissuaso l’esercito mamelucco dall’attaccare la loro fortezza, e chiede loro di unirsi per fronteggiare la drammatica situazione; solo un miracolo infatti, può condurre alla vittoria i 580 cavalieri cristiani più qualche migliaio di fanti e fermare i 30.000 uomini del Sultano nella loro marcia verso Gerusalemme. Con Lui quel giorno c’è il Gran Maestro dell’Ordine del Tempio, Eudes de Saint Amand, un uomo dalla volontà e dall’eroismo temprati quanto il ferro delle sue armi, il modo in cui scelse di morire fu pari solo al modo in cui scelse di vivere (ma questa è un’altra incredibile storia...), c’è il più feroce di tutti i nemici dell’Islam, Rinaldo di Chatillon, che spinse con la sua fierezza e spavalderia il misericordioso Salah ed Din ad imbracciare la spada e ad ucciderlo con le proprie mani, il leggendario Arn di Gothia, Al Ghouta per gli Arabi, che seppe guadagnarsi stima e rispetto immenso perfino tra le fila dei suoi avversari (ancora oggi a Damasco c’è una strada che porta il suo nome). Ma quel giorno l’Onnipotente attraverso uno dei suoi imperscrutabili disegni, aveva già scelto i suoi campioni ponendo la sua benevola mano sul capo dei Trinitari e scegliendoli come i Vittoriosi, e riservando ai Monoteisti un’umiliante disfatta che ne avrebbe minato la fiducia per molti anni ancora. La leggenda narra che Baldovino IV guidò la carica dei suoi cavalieri di persona portando l'effigie di San Giorgio e la reliquia della Vera Croce. L'incredibile vittoria fu attribuita in larga parte alla Provvidenza Divina; in tal senso il re lebbroso fece erigere sul luogo dello scontro un monastero Benedettino. La carica dei cavalieri crociati disposti con incredibile sapienza dal giovane Re appassionato di scacchi, frantumò la compattezza dell’esercito turco, il resto lo fece il ferro dei Templari che materializzandosi come il peggiore degli incubi da una provvidenziale nebbia nella quale attendevano il nemico, calò come una mannaia sulle teste dell’armata mussulmana e sulla stessa guardia personale mamelucca del Sultano, facendone immensa strage, e copiosa messe di prigionieri. Quella strabiliante ed imprevedibile vittoria avrebbe regalato altri dieci anni di regno cristiano alla città di Gerusalemme, prima che con un altro imperscrutabile disegno, l’Altissimo la riconsegnasse ai fedeli dell’Islam per mano del loro campione l’Ayubbide Salah ed Din, e così sarebbe stato fino allo scellerato e letale accordo tra lo “stupor mundi” Federico II di Svevia ed il Sultano Al Kamil (ma questa è un’altra storia ancora...).

Articolo a cura di Fabio Ponti. Tutti i diritti riservati

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