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venerdì 14 settembre 2012

LA DISTRUZIONE DEL TEMPIO

Durante la sua permanenza a Poitiers, De Molay ebbe modo di affrontare il problema delle voci gravissime che incombevano sull'Ordine. Voci messe in giro da alcuni dignitari dell'Ordine cacciati: uno tra tutti era Esquin de Floyran priore di Monfalcone. Nell'Anno Domini 1305 si recò dal re Giacomo di Aragona affermando di essere stato nelle prigioni di Beziers insieme ad un altro cavaliere cacciato dall'Ordine che gli
raccontò cosa accadeva all'interno del Tempio: si rinnegava Cristo, si sputava sulla Croce e in casi estremi si praticava la sodomia. Il re spagnolo decise di non dare tanto credito alla testimonianza del cavaliere nonostante la presenza del Tempio potesse creare problemi alla stabilità del suo regno, pertanto non
intraprese azioni contro i Templari anche perché, non bisogna dimenticare, la Spagna ha una forte tradizione cattolica e la popolazione non avrebbe mai accettato un attacco a chi difendeva Cristo. Giacomo consigliò Esquin di rivolgersi a Filippo di Francia che, di certo, vantava numerosi attacchi alla  chiesa come si è visto nel caso dello Schiaffo di Anagni contro Bonifacio VIII il cui corpo fu addirittura riesumato per subire un
processo post-mortem dalle accuse assurde. Nogaret, braccio destro di Filippo e artefice dello “Schiaffo” aveva per le mani la possibilità sia di vendicare suo nonno che, denunciato proprio dai templari come cataro, fu condannato al rogo, sia di ridare lustro alla corona di Francia sopprimendo quello che, all'interno
del territorio del Giglio, stava diventando sempre di più uno stato nello stato. Intanto Filippo, meditava come annientare i templari. Filippo era nipote di Luigi IX re santo: estremista ossessionato di Gesù Cristo e talmente ambizioso tanto da definirsi come impersonificazione di Cristo stesso in quanto discendente di un re che aveva avuto gli onori dell'altare iniziava a porsi il problema di come sfruttare questa testimonianza che,
benché probabilmente inattendibile in quanto proveniva da un cavaliere espulso dall'ordine, risultava una vera e propria manna dal cielo. Il sovrano è nei guai: i prestiti richiesti, nel 1307 era a corto di denaro: aveva il regno sull'orlo della bancarotta. all'inizio del 300 la crociata non esisteva e i templari diventano
vulnerabili con le banche piene di soldi. Quando dopo la svalutazione della moneta del 1306 si rifugi nell'ordine del tempio, vide con i propri occhi una parte dei tesori custoditi: Filippo decide di neutralizzarli, ma sono sotto controllo del Papa. Le dicerie che circolavano furono strumentalizzate da Filippo per volgerle in negativo diffamando l'ordine; sicuramente le voci furono veleno che Filippo seppe usare abilmente a danno
dell'ordine. Il 14 settembre 1307 era tutto quasi pronto: fu ufficializzato l'ordine di arresto dei Templari e il 22 dello stesso mese arrivarono ai procuratori di Francia i decreti che ordinavano l'assedio al tempio per l'alba di venerdì 13 ottobre. Era il venerdì 13 ottobre 1307, un giorno che la storia ricorderà sempre come nefasto. All'alba di quel giorno furono aperti contemporaneamente in tutta la Francia ordini imposti dal re. Sa
di grottesco pensare che proprio il giorno prima dell’arresto, Jacques de Molay era presente al funerale di Caterina di Cortenay, moglie di Carlo di Valois e sorella naturale di Filippo IV.Questo per far intendere come apparentemente I Templari non sospettassero di questa azione contro di loro. Tutti i templari
che dovettero affrontare i balivi del re non abbozzarono la benché minima reazione sia perché ritenevano le accuse mosse contro di loro assolutamente infondate e false ma anche perché speravano, anzi contavano, sull'intervento del pontefice. Ma purtroppo per Jacques De Molay e gli altri cavalieri, il papa aveva venduto “l'anima al diavolo” non facendo nulla che potesse portare ad una crisi politica irreversibile. La cattura era
stata preparata da Guglielmo d'Imbert, grande inquisitore di Francia che aveva il dovere di presiedere gli interrogatori. A Parigi, è conservato uno degli ordini di arresto. Filippo attacca la segretezza delle iniziazioni templari, vengono accusati di corruzione, sodomia, idolatria, adorazione di un gatto, più l'eresia, l'accusa devastante: il tempio era stato fondato per la difesa della fede e, evidentemente, l'accusa era terribile. Molti
templari furono arrestati, qualcuno forse avvisato preventivamente riuscì a fuggire, il gran maestro finì nelle mani di Filippo. Clemente intanto si irritò molto con il re: non aveva nessun diritto sui templari
“Voi nostro caro figliolo avete in nostra assenza, violato ogni regola e steso le mani sulle proprietà dei templari. Li avete imprigionati e non avete usato con loro la dovuta clemenza. E avete aggiunto all'onta della prigionia anche l'afflizione. La vostra azione affrettata è un atto di disprezzo verso di noi e verso la chiesa di Roma.” Ma oramai era tardi: anche il debole pontefice doveva stare attendo ad ogni sua mossa. Era un fantoccio nelle mani di un re. Proclamò il 22 novembre del 1307 la Pastoralis Praeminentiae con la quale da un lato ordina che l'arresto dei Templari sia portato a termine anche nei paesi cristiani che si erano rifiutati di
seguire l'esempio di Filippo; dall'altro spoglia la corona francese di ogni potestà e competenza sul processo al Tempio, reclamandone - a diritto - l'intera gestione. La ragione dell'ordine di arresto emesso dal papa è facilmente comprensibile: Clemente crede, o almeno è propenso a credere, nell'innocenza dei fratelli 
templari (pare addirittura che in questa fase abbia inviato delle lettere ai dignitari per confortarli nella prigionia e per esortarli a confidare nella giustizia) ma se ne ordinasse la liberazione sarebbe vittima di continui attacchi da parte di Filippo IV. Ma Le sole accuse di Filippo non erano sufficienti. due settimane dopo Jacques De Molay ammette l'eresia infangando l'immagine del tempio. Il tempio di Parigi era costruzione in cui era custodita la loro moneta. Al re il denaro sembra più vicino ora che è riuscito a rinchiudere cinque capi del Tempio a Chinon e una accusa di eresia confessata. Ma cosa spinge il cavaliere a confessare
crimini che, probabilmente, non ha mai neanche pensato di commettere? Venne usata l'inquisizione e la tortura ad esempio tramite la Cremagliera: era un modo semplice e popolare per estorcere confessioni. La vittima veniva legata su una tavola, caviglie e polsi. Rulli erano passati sopra la tavola (e in modo preciso sul corpo) fino a slogare tutte le articolazioni. La ruota è usata per giovani ed anziani e poi vi era la strappata: l'imputato veniva appeso per i polsi issato e poi rilasciato di colpo. Ad a un prete vennero immersi i piedi nel grasso e furono arrostiti sul fuoco mostrandone le ossa. Filippo usò la tortura perché era una pratica comune durante i processi dell'epoca: torturava per estorcere la sua di verità. Le testimonianze dovevano essere
sottoscritte: chi confessava aveva libertà e il perdono, chi negava veniva condannato a morte anche se spesso molti cavalieri morirono portando con se la propria verità. Le ricerche fatte nel corso degli anni, ci hanno dimostrato che le accuse erano assolutamente infondate, basti pensare che durante le crociate, i cavalieri che venivano arrestati si rifiutavano di rinnegare Cristo proprio per salvarsi. Solo pochi anni prima, nel 1291 durante la battaglia di Acri, circa cinquecento cavalieri templari salvarono la vita ad altri crociati così come su tutti i campi di battaglia di ogni guerra dopo la conquista di Gerusalemme del 15 luglio 1099. Anche l'accusa di sodomia era assurda, tanto che Nogaret stesso non riuscì a trovare il minimo straccio di prova ma sfruttò la leggendaria segretezza dei riti di iniziazione per inventare di sana pianta un castello di accuse che si reggeva su fondamenta pressoché nulle. Filippo non agisce da solo, dato che i templari erano sotto la protezione del papa che è l'unico uomo che può salvarli. Clemente è un fantoccio soggetto ai capricci del re, lo stesso sovrano distrusse Bonifacio VIII e Filippo non perde occasione per ribadire il proprio potere sul papa. Furono scritti libelli di denuncia contro il papa diffamandolo sotto tutti i punti di vista, insinuando che avesse una relazione con una dama moglie di un nobile francese. clemente diventa complice e per la prima volta il papato viene spostato dal vaticano, in Avignone in Francia. Con l'intento di rafforzare la sua posizione, emanò il 12 agosto del 1308 la Faciens Misericordiam incaricava gli ordinari delle inchieste nelle rispettive giurisdizioni contro le singole persone, in base ai singoli articoli uniti alla bolla; fissava metodi; ordinava di arrestare i frati e di iniziare gli interrogatori, con l’ausilio di una apposita commissione papale che destituiva ogni tribunale civile. A questa fase dovevano seguire i Concili provinciali, per decidere della innocenza o colpevolezza degli accusati. L'intervento del pontefice aveva rasserenato i Templari, ma l'illusione durò ben poco: non solo il tribunale era a Parigi e la temibile polizia del re Filippo aveva ricevuto l'ordine di individuare tutti coloro che avessero testimoniato in favore dei templari ma, cosa ben più grave, l'intera commissione di inchiesta era composta da Vescovi voluti dallo stesso Re che ordinò a Nogaret di presiedere agli interrogatori. I locali inquisitori dovevano partecipare ai processi ed ai Concili. Le informazioni, raccolte in pubbliche scritture, andavano subito trasmesse alla Santa Sede. Infine si doveva agire con la massima sollecitudine ed energia contro i testi reticenti, ed i fautori dei Templari. Tutte le testimonianze venivano registrate: il primo ad essere portato al cospetto di questo simil- tribunale era proprio il Gran Maestro De Molay che, data la sua non eccelsa istruzione, non poteva di certo reggere il confronto con Vescovi non solo corrotti ma anche estremamente preparati. E, a Chinon, De Molay confessò dicendo:
«Mi giunse di rinnegare davanti a tutti il cristo raffigurato sulla croce, con controvoglia lo feci, una volta solamente, me ne rammento bene»
Nel 1310 il processo al Tempio entrò nella seconda fase e tutti i templari di Francia confluirono nella capitale con l'obbiettivo di difendere i cavalieri del Tempio e i principi che lo avevano portato all'apice della storia. Ma non tutti vi parteciparono: alcuni non avevano il coraggio, altri non avevano le forze e molti di loro erano morti delle terribili carceri. Si deve ricordare che per legge chi ritrattava finiva sul rogo quindi il rischio era molto alto. Tutti i templari furono radunati insieme e ascoltarono in silenzio, la lunga lista di capi d'accusa, uno più falso dell'altro. Il curatore dei Templari era Pietro da Bologna che redasse uno scritto in cui affermava la difficoltà per i cavalieri templari di essere privati dei sacramenti, dei propri abiti. Ad Aprile fu presentato uno scritto al tribunale "Gli articoli del questionario della Bolla pontificia sono privi di senso, infami, disonorevoli, inauditi. Si tratta di menzogne, enormi menzogne, menzogne assurde, pronunciate dai nemici dell’Ordine e da calunniatori, in base a delle maldicenze. L’Ordine Templare è puro, senza macchia, e tale è sempre stato, checché se ne dica. Coloro che affermano il contrario parlano da miscredenti e da eretici, seminano nella fede l’eresia e la zizzania. Siamo qui pronti a difendere l’Ordine con tutto il cuore, con parole ed opere, nella maniera migliore possibile. Domandiamo però di poter disporre liberamente di noi stessi, e di essere presenti al Concilio. Coloro che non vi possono prendere parte devono avere la possibilità di farsi rappresentare. In breve, chiediamo di essere liberati dalle carceri in cui ci detengono. Tutti i confratelli che hanno confessato, del tutto o in parte menzogne simili, non dicono il vero. Hanno confessato nel timore di essere uccisi. Alcuni hanno confessato sotto tortura, altri per aver visto a quali supplizi venivano sottoposti i loro confratelli. Di conseguenza hanno verbalizzato ciò che volevano i loro persecutori. Non li si può biasimare, giacché i supplizi a cui alcuni sono stati sottoposti hanno suscitato il terrore in molti. Hanno visto che era possibile scampare alle sofferenze ed alla morte mentendo. Altri forse sono stati corrotti col danaro, o sedotti da promesse e lusinghe, o piegati da minacce. Tutto questo è noto e non si può far finta di ignorarlo, od occultarlo. Imploriamo la misericordia Divina, che ci faccia giustizia, giacché troppo a lungo abbiamo patito una persecuzione ingiusta. Da Cristiani pii e fedeli, chiediamo di ricevere i sacramenti della Chiesa". In concomitanza con la Faciens Misericordiam fu indetto il Concilio di Vienne in cui si parkò della soppressione dei Templari, assoluzione di re Filippo per le azioni contro papa Bonifacio VIII, indizione di una crociata che non fu poi portata a termine. Dopo una concitata seduta tra le due correnti che vedevano o il processo oppure la soppressione per via amministrativa (senza condanna). I 4/5 votano per la seconda opzione. È la vittoria per Filippo il Bello e la fine dei Templari. Nella sessione solenne del 3 aprile 1312 viene letta la bolla Vox In Excelso. In essa il papa, dopo aver fatto la storia dell’Ordine, delle accuse, dei processi, del lavoro della commissione, ammette che dalle risultanze non si può procedere giuridicamente, ma a causa dei sospetti l’Ordine viene soppresso per via amministrativa. La bolla altro non era che un ricatto ben riuscito di Filippo: o Clemente accettava la distruzione dell'intero ordinte templare o avrebbe creato una chiesa scismatica autonoma e separata dalla chiesa di Roma: il papa non poteva sopportare uno scisma interno al mondo cristiano pertanto decise di cedere alle pressioni francesi e di tutta risposta proclamò la Ad Providam del 2 maggio del 1312 in cui si parlava delle proprietà dell’Ordine del Tempio, le quali venivano trasferite all’Ordine degli Ospitalieri (con l’eccezione di Spagna e Portogallo, dove, dalle ceneri dell' Ordine del Tempio, nacque L’ordine di Montesa l’Ordine di Cristo) e la Considerantes Dudum del 6 maggio che segna le sorti dei singoli Templari: coloro che sono stati giudicati innocenti o che si sono riconciliati davanti alle commissioni diocesane riceveranno una rendita per la propria sussistenza commisurata al rango avuto nell'Ordine, ma i relapsi saranno giudicati con il massimo rigore dalla legge canonica. La verità non verrà svelata. Ma la storica viterbese Barbara Frale, Ufficiale dell'Archivio Segreto del Vaticano, scopre la "Pergamena di Chinon" rimasta segreta per ben 700 anni.La pergamena è l'atto originale di una inchiesta tenuta da una commissione di cardinali sul Gran Maestro e altri dignitari. Al tempo di clemente v tutti i documenti erano stati raccolti in un fondo unico ma con il tempo e dopo Napoleone che deportò l'archivio dei papi a Parigi, i documenti di dispersero. La pergamena assolve i templari, allude ad un pentimento portando di conseguenza alla luce comportamenti immorali. Tre cardinali di Clemente V, intanto, si recano a Chinon, non ritrattarono anzi, rafforzarono le dichiarazioni. Riti di iniziazione segreti a Troyes. Allora furono redatte le regole: la cerimonia di iniziazione non fu divulgata, era una procedura interna, secondo il regolamento all'iniziato veniva chiesto se voleva essere servo e schiavo, se frequentava donne veniva bloccato con catene, veniva recitato salmo durante posa del mantello. Le confessioni squarciano velo di segretezza e ciò che viene rivelato è sconvolgente. Durante i riti rinnegano cristo: Goffredo Di Charnay spiega come un cavaliere abbia mostrato crocifisso con l'obbligo di ripudiarlo, rinnegarlo e disonorarlo con sputi. Jacques De Molay ripete la confessione: i cavalieri gli ordinarono di rinnegarono quel Dio e di sputare sul crocifisso. Ugo di Perrod forni dettagli su eresia e sodomia. ai novizi era chiesto di rinnegare cristo e obbligato a baciare il superiore sul fondo schiena, ombelico e bocca continuando ad affermare che il ripudio non era voluto. I baci servivano ad assegnare il rango; il bacio era parte del riturale con l'intento di umiliare il nuovo templare che doveva essere sottomesso. Agli occhi l'omosessualità era un abominio: impone di astenersi dai rapporti con donne. avevano un rituale di ingresso rito di obbedienza che aveva una forma sconveniente ed indecente per un ordine religioso. le confessioni rivelano eresie, atti omosessuali, ripudio di Cristo, profanazione della Croce, defecazione sulla Croce, mostrare terga alla Croce insieme ad altre circa 127 accuse tra cui quella di connivenza con i musulmani. Forse quest'ultima accusa è l'unica ad avere delle prove tangibili: sembra che i templari ospitassero ad Al-Aqsa Usama ibn Munqidh che nella sua autobiografia ricorda che I suoi amici templari lo avevano invitato a pregare Allah all'interno della propria chiesa e ciò si scontra con l'immagine che vorrebbe I templari come campioni della lotta contro l'Islam. La prima confessione fu estorta sotto tortura. Nelle inchieste del Papa non furono torturati ma affrontarono una situazione difficile, i cavalieri si auto condannano davanti ai rappresentanti della Chiesa ma la loro speranza ultima era l'assoluzione del papa perché la accusa di eresia era gravissima l' assoluzione era obbligatoria. C'era la tendenza a credere che la chiesa avesse condannato i templari se il papa avesse avuto un sospetto, non avrebbe ami concesso la comunioni. Gli atti eretici erano da intendersi comeprove di resistenza per prepararsi alle difficoltà in Terra santa: una messinscena, obbedienza per fare la guerra in Terra santa servivano uomini forti, coraggiosi ed obbedienti. Sui muri ci furono strani graffiti: tra le forme è inciso simbolo di venere (dea pagana dell'amore), un fiore che sbuca da un cuore (Afrodite). Parte del processo si basa sulla venerazione, vera o presunta, di
una testa mozzata: Bafometto. Ma chi era Bafometto? Franco Cardini in La Tradizione Templare ci mostra gli inizi di questa misteriosa figura: 
"Un nobile di Sidone amava in segreto una donna armena, ma non aveva mai
palesato la sua passione. Quando essa però venne a morire lo sciagurato ne
violò la sepoltura e la possedette. Dopo l'atto peccaminoso, egli udì una voce
che gli intimava di tornare quando fosse stato maturo il tempo del parto;
violata di nuovo la tomba nove mesi dopo, trovò in grembo della donna morta
una testa, e la solita voce lo ammonì che, se l'avesse conservata con cura, da
essa gli sarebbe giunto ogni bene. Il notaio Antonio, aggiungeva di aver udito
la storia al tempo nel quale era precettore dei Templari di Sidone il piccardo
Matteo, ch'era divenuto fratello di sangue del sultano del Cairo in seguito a
una cerimonia di reciproca suzione di sangue. La testa sarebbe stata custodita
da alcuni cavalieri, segretamente convertiti all'islam e che adoravano
chiamandolo Maometto."

Secondo una voce, la reliquia trovata era la testa di Giovanni Battista, ma ciò non li avrebbe salvati dall'accusa di eresia. Negli anni '80 Hugh J. Schonfield, il più importante studioso dei Rotoli del Mar Morto che si dice rivelino il vero Tesoro del Tempio di Salomone, descrive nel suo libro "The Essene Odissey",
Schonfield un cifrario crittografico a sostituzione chiamato codice Atbash. Antica tecnica ebraica dal 500 a.c. se si applica a Baphomet esce SOPHIA parola greca che indica sapienza; adorare al sapienza non è reato a meno che la stessa non sia eretica. Sophia è nome di una dea adorata da una primitiva setta cristiana, gli gnostici, ed era ritenuta una figura più grande di Gesù, e per questo la fede gnostica era eretica e i suoi vangeli banditi dalla chiesa. Alcuni sostengono che Sofia scese nel corpo di Maria Maddalena che divenne il veicolo per conservare il Sangue Reale ossia la discendenza di Cristo. Nel loro statuto i Templari sono consacrati a Maria. Ma Chi è Maria? La Madre di Dio o Santa Maria Maddalena? Se i Templari adorano Maria Maddalena al pari di Gesù, questa è la peggiore eresia. La commissione incaricata a giudicare le testimonianze provo a fare luce sul misterioso idolo. L'unica testa che fu trovata durante gli arresti e le perquisizione era quella di una donna: un po' poco per sostenere una accusa di idolatria tanto che essa sarebbe stata decisiva alla condanna del Tempio. Probabilmente l'idolo venerato era il Cristo impresso sulla Sacra Sindone, tesi sostenuta da Barbara Frale nella sua opera I Templari e la Sindone. Il Sacro telo fu portato in Europa prima in Inghilterra e poi in Francia. Per un attimo il processo iniziava ad andare verso i templari: mancavano prove tangibili, troppi dubbi e pochissimi fatti, purtroppo poi morì un vescovo della commissione e fu sostituito da De Marigny che non aveva la preparazione necessaria ad affrontare il processo ma, guarda caso, fu voluto dal re Filippo. Appena insediato, condannò cinquantaquattro cavalieri templari per aver ritrattato le confessioni: un reato estremamente grave in quanto voleva dire ricadere nei propri errori dopo aver abiurato e molti di loro furono condannati proprio per questo. Il protettore dei templari Pietro da Bologna, fuggì da Parigi: capì che ormai il complotto era fatto e la distruzione dell'Ordine ormai era questione davvero di poco. A Vienne si presentarono solamente sette cavalieri e accusavano senza paura il Re di essere avaro. Il papa li fece incarcerare e nonostante decise di ricevere privatamente ognuno dei commissari, probabilmente per farli cedere, non riuscì a “commissariare” l'ordine. Il 13 aprile del 1312 Clemente V rese pubblica la bolla Vox in Excelso "In considerazione della cattiva reputazione che grava sui Templari, del sospetto e delle accuse che sussistono a loro carico; in considerazione della cerimonia segreta di ammissione in quest’Ordine, della condotta perversa e irreligiosa di molti suoi membri; in considerazione del giuramento di non rivelare nulla a proposito della cerimonia d’ammissione, e di non uscire dall’Ordine; in considerazione dello scandalo, ormai non più sanabile; in considerazione dell’eresia a cui sono esposte la Fede e le anime, dei terribili misfatti commessi da un gran numero di membri dell’Ordine; in considerazione del fatto che Santa Romana Chiesa soppresse in passato, per motivi ben più lievi altri celebrati Ordini, Noi, non contravvenendo alle regole della Cavalleria e non senza intima sofferenza, non in virtù d’una sentenza giudiziaria ma ex autoritate apostolica, sopprimiamo l’Ordine suddetto con tutte le sue istituzioni". Sulla bolla Vox in Excelso sono stati usati fiumi di inchiostro: è il caso di fare chiarezza. Un errore diffuso di traduzione (non per modum definitivae sententiae tradotto come non con sentenza definitiva) dà l'impressione che il papa volesse solamente sospendere l'Ordine: ma non è così. Il papa affermò che l'Ordine fu abolito solamente per il comportamento di alcuni membri dell'Ordine non dell'Ordine nella sua complessità in quanto le prove raccolta da chi aveva tutto l'interesse a cancellare i Templari dalla Storia, non erano sufficienti. E ciò è confermato nella bolla successiva, Ad Providam Christi Vicarii del 2 maggio del 1312:
"Con il consenso del santo concilio, abbiamo recentemente soppresso, non
senza amarezza e dolore del nostro cuore, l'Ordine della Casa della Milizia del
Tempio di Gerusalemme, a causa del suo maestro, dei frati e di altre persone
di detto ordine, che, in ogni parte del mondo, si sono macchiati di numerosi e
diversi errori e peccati...Ciò non è avvenuto mediante sentenza giudiziaria,
perché non possiamo giuridicamente pronunciarla in base alle indagini ed ai
processi condotti nei loro confronti, ma mediante un provvedimento od
ordinanza apostolica, con valore assoluto e perpetuo...".
Appare chiaro quindi che Clemente approvò questo provvedimento definitivo e quindi vien da se che ogni investitura successiva alla bolla era da ritenersi assolutamente illegale. Ma un ultimo colpo di scena infierisce delusione a Filippo. Clemente V sapeva perfettamente che ciò che faceva andava contro ogni logica, solo la paura di una chiesa scismatica francese lo aveva convinto a perseguire l'ordine ma invece di sopprimere l'ordine consegnando ogni bene alla Francia, li dirottò verso altri ordini con la già citata Ad Providam. Ma il tesoro dei templari era il premio che Filippo voleva e bramava, sennonché quando i suoi scagnozzi. entrarono nei vari possedimenti templari non trovarono nulla, probabilmente qualcuno poco prima dell'arresto ha portato via tutto il tesoro. Possiamo dire quindi che l'Ordine fu abolito per una lotta di potere. il suo patrimonio era il premio. Nonostante l'assoluzione, che verrà scoperta sono nel 2001, Clemente elimina l'ordine. Il Gran Maestro Jacques De Molay trascorse 6 anni in carcere ma, prima che possa ripetere la confessione, la ritratta rinfacciando al papa l'assoluzione. I Templari erano stati sciolti dalla medesima istituzione che li aveva finanziati, favoriti e rispettati. De Molay si ribellò, ritrattò le sue confessioni, fu preso dalla cella con l'ordine di giustiziarlo. Fu davanti a Notre Dame a Parigi che Filippo IV il Bello, nella volontà di distruggere l’Ordine dei Templari, fece bruciare al rogo il grande maestro dell’Ordine Jacques de Molay e i 37 cavalieri accusati di eresia. Era il 18 marzo del 1314 data ancora impressa su una lapide nella piazza. Quando il grande Maestro vide il rogo chiese ai suoi giustizieri di essere rivolto verso la cattedrale:
«Vi prego di lasciarmi unire le mani per un’ultima preghiera. Morirò presto e
Dio sa che e’ ingiusto. Ma io vi dico che la disgrazia cadrà su coloro che ci
condannano ingiustamente.»
E poi rivolgendosi al papa Clemente V e al re Filippo il Bello aggiunse
«Vi affido entrambi al tribunale di Dio, tu Clemente nei prossimi 40 giorni e
tu Filippo prima della fine dell’anno».
La predizione di Jacques de Molay si realizzò poiché il papa Clemente V morì un mese dopo e il re Filippo il Bello fu vittima, nello stesso anno, di un incidente di caccia a Fontainebleau. La maledizione sembra essersi protratta nel corso dei secoli come una vendetta implacabile fino alla tredicesima generazione che
guarda caso, coincide con la decapitazione di Luigi XVI il cui boia disse "De Molay è vendicato"proprio a dimostrazione del fatto di come la stessa Rivoluzione Francese abbia una matrice non solo esoterico - massonica ma anche templare! Papa Clemente in effetti morì un mese dopo di dissenteria e Filippo il
Bello fu stroncato nel dicembre successivo dalle conseguenze di una caduta da cavallo, un incidente di caccia. I templari vengono eliminati, e la banca di Parigi fu occupata ma era vuota, il patrimonio dei templari non viene trovato. Filippo IV ha distrutti i templari per nulla, il tesoro era scomparso e le sue casse, dissanguate dalle continue guerre con l'Inghilterra, rimasero vuote. La leggendaria flotta di La Rochelle era scomparsa misteriosamente, nessuno sia mai riuscito a capire quante barche ci fossero ma se ne persero traccia. per i templari il posto migliore era Scozia dove ottennero protezione di Robert Bruce. Con la fine dei templari finisce la storia ed inizia la leggenda del Tempio probabilmente a causa di questo processo farsa, basato su accuse estorte con la tortura.

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