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sabato 13 ottobre 2012

IL SIMBOLISMO ALCHEMICO DEL PAVIMENTO DI SANTA MARIA DI COLLEMAGGIO

Varcare una soglia tra mondi: questa è l’impressione che prova chi, adattando lo sguardo alla diversa luminosità dell’interno, scende lo scalino con un senso di gonfiore al cuore, come avviene quando l’anima sente qualcosa che le appartiene come un ricordo d’altre dimensioni. Il respiro si fa profondo ed il passo procede per impulso proprio sulle orme di un cammino antico noto solo alla profondità dell’essere, sepolto sotto il peso di bagagli accumulati, troppo ingombranti per far scorgere quel che pure si intuisce. In noi c’è Chi sa. Il passo muove sulle losanghe bianche e rosse, quasi mare ondeggiante nel suo alternarsi di colori. Gli antichi costruttori hanno affidato alle pietre del pavimento il messaggio più grande che sia mai stato dato all’uomo, quello espresso dalla quadratura del cerchio, quello sotteso dai miti di ogni epoca in cui l’eroe attraversa tutta una serie di peripezie, come Ercole con le sue fatiche, o Ulisse con il suo lungo peregrinare, sperimentare, soffrire ed andare oltre, come Osiride fatto a pezzi e ricomposto grazie all’intervento di Iside, come Gesù - concretizzazione del mito dell’eroe solare-crocifisso alla materia e risorto per salire al cielo. I passi procedono lenti appena cadenzati dal suono prodotto ed un senso di trasformazione insorge da dentro e circonda come un’aura colorata. Il grande segreto affidato anche alle cattedrali gotiche e nascosto, pur stando sotto gli occhi di tutti- a chi non l’avrebbe compreso, è quello dell’alchimia, dell’arte della trasformazione, quella radicale che richiede una morte ed una rinascita, una sottrazione alla natura umana per recuperare quella divina che spetta all’uomo per diritto di nascita, per essere fatto a somiglianza di Dio. L’alchimia è un ritorno a casa da un penoso esilio, è il ritorno all’unità da una condizione di frammentazione. Un altro passo ed un imperativo interiore di attenzione: occorre rimanere con il cuore aperto per permettere al crogiolo alchemico di svolgere il suo compito sottoponendo al fuoco della purificazione, al campo energetico che la stessa architettura diffonde, di modificare la coscienza e con essa l’intero essere umano. Il cammino ordinario, quello di tutti i giorni, quello che richiede un lungo percorso evolutivo alle prese con gli attaccamenti e le passioni, inizia sin dall’ingresso attraverso la porta centrale della splendida facciata: le losanghe bianche e rosse che si sviluppano per cinque rettangoli (il cinque è il numero dell’intermediazione, è Maria). hanno delle proporzioni speciali perché ogni pietra può essere iscritta nella mandorla data da due cerchi di eguale superficie con il centro del secondo che si posiziona sulla circonferenza del primo. La geometria sacra ci accoglie inserendoci nella sua armonia: questi primi due cerchi costituiscono il primo giorno della creazione, il primo movimento dello Spirito, dando luogo alla vesica piscis, simbolo femminile somigliante alla vulva (vesica in latino vuol dire anche vagina), ma suggerisce anche l’idea di un pesce legato all’elemento acqua che è femminile per eccellenza.  E’ noto che nella simbologia cristiana il pesce sia Gesù (dal greco ictus le cui iniziali stanno in greco per Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore), colui che cammina sulle acque e che è stato generato dall’eterno femminino, da Maria Vergine, la materia che ha in sé il principio di trasmutazione per manifestare l’Uomo Nuovo, “Quello che deve venire”. La distesa di losanghe esprime dunque l’idea che si attraversi l’acqua dominando le passioni, ma anche che si proceda su un cammino di purificazione, un battesimo continuo, immersi nell’acqua viva - che secondo Ezechiele e Zaccaria...uscirà da Gerusalemme- e dunque trovarsi soffusi della grazia dello Spirito Santo: è questa una fase estremamente complessa nel cammino umano perché le emozioni e le passioni vanno controllate, ma non represse ed il distacco dalla materia non deve essere ripudio che porta lo Spirito fuori dell’esperienza, che pure deve fare nella materia per poterla spiritualizzare. In alchimia si esprime l’operazione da compiere con la formula del solve et coagula, con continue immersioni nella materia e separazioni dalla stessa sì da non abbandonarla e fare esperienza ma al contempo da non esserne catturati e travolti. La losanga, come il quadrato simboleggia, altresì, la materia con gli elementi che la compongono: terra, aria, acqua, fuoco ovvero livello fisico, eterico, vale a dire energetico, astrale, cioè l’aspetto delle emozioni e dei sentimenti, e mentale, un mentale che non è in grado di cogliere la Verità oggettiva perché vede il mondo attraverso le lenti colorate dell’astrale.
I passi muovono sulle losanghe: si impara a camminare sulle acque, a cogliere il messaggio dell’emozione senza esserne travolti. Ecco che appare una zona in corrispondenza della Porta Santa, quella che viene aperta in occasione della Perdonanza per la cancellazione integrale della pena e della colpa per chi entra nella basilica in una condizione interiore di pacificazione con sé ed il prossimo, vale a dire pulito dal perdono. Nella quinta fase del disegno del pavimento le losanghe lasciano il posto a delle croci  rosse, come quelle che ornano la facciata della basilica: la croce rappresenta tradizionalmente la materia sottoposta alla sollecitazione di forze opposte due a due, quelle che la portano a ruotare sì da divenire una croce uncinata e quindi un cerchio. Ciò è reso possibile dalla presenza di una pietra diversa, posta al centro del tratto con le croci, in cui appare una croce-fiore, dato che invece di presentare spigoli, ha un andamento circolare, proprio come un fiore a quattro petali: è la pietra filosofale degli alchimisti che consente alla materia di trasformarsi da piombo in oro, da impura a pura ed incorruttibile. Dal lungo cammino già percorso sulle acque del divenire, giunge per l'uomo il momento risvegliare la scintilla divina, la pietra preziosa di cui parla Socrate, che è presente ma non è in grado di risplendere secondo la sua natura perché ricoperta da incrostazioni. Il dominio della passioni, il continuo ripetersi del processo del solve et coagula, porta la pietra preziosa nella condizione di mandare bagliori, di prendere forza, di attivarsi in pieno per trasformare la materia sottoposta alla sollecitazione di un elemento fecondatore. E’insegnamento basilare dell’Alchimia che la materia abbia in sé il principio spirituale per trasfigurarsi, per perdere la sua densità, come Maria salita in cielo con il corpo. I passi procedono e svelano la fase successiva: le croci sottoposte al fuoco dello Spirito, iniziano a modificare la loro natura divenendo tutti fiori, come appaiono ora sul pavimento, in cui tutte le croci lasciano il posto a fiori a quattro petali, intercalati da figure i cui otto lati esprimono ancora una volta la dimensione della materia spiritualizzata, perché a tale concetto si riferisce la valenza simbolica dell’otto che è il numero di Maria Assunta; non a caso il Paradiso islamico è ottagonale e l’ottagono è la figura intermedia tra il quadrato della materia ed il cerchio dello Spirito. La fase successiva del pavimento è costituita dal labirinto fatto da cerchi ed appunto il cerchio rappresenta in tutte le tradizioni lo Spirito e l’eternità dove non c’è inizio né fine. Il processo della spiritualizzazione della materia è compiuto, ma il nostro procedere sul pavimento non ancora dato che, dopo i cerchi, inizia un nuovo tratto di  losanghe: il motivo è suggerito dalla tradizione iniziatica ed è la compassione che induce chi è pronto a varcare la porta a tornare nel mondo ad aiutare i suoi fratelli, ma con una condizione segnalata da una serie di simboli presenti sullo stesso tratto di pavimento: la stella a sei punte, il sigillo di Salomone in cui il triangolo con la punta il alto esprime il fuoco, il principio maschile e quello con la punta in basso l’acqua, il femminile e nell'iniziato i due principi e con essi tutti gli opposti che la mente umana è in grado di discernere, si sono armoniosamente ricomposti in perfetto equilibrio, senza più contrasti, senza straziante opposizione tra mente e cuore. Il lento procedere nella navata centrale ha il senso di secoli e millenni, di vite e fatiche oltre il tempo noto della coscienza del nome e cognome che ci distinguono. E' il cammino evolutivo attraverso i quattro elementi dove si è pietra, pianta, animale ed uomo e poi ancora tante gamme di uomini con ciò in cui ci identifichiamo adesso posto sulle spalle del gigante del passato. A conferma del messaggio affidato al succedersi delle figure sul pavimento un altro simbolo è stato scolpito su un tombino, a confine tra la navata centrale e la destra per chi entra, prima di pervenire al transetto. Si tratta di uno strano 4, quello che René Guènon chiama Quatre de Chiffre, dedicandogli un capitolo nel libro Simboli della Scienza sacra. E’ il marchio della maestria, la fase del processo alchemico della morte e della rinascita, in cui appare una croce che sotto l’effetto del triangolo, la Trinità, lo Spirito che agisce nella materia, si duplica passando dal quattro all’otto per terminare poi in un cerchio, lo Spirito. Dunque i maestri costruttori della basilica di Celestino vi hanno scritto sulla pietra la pagina della conoscenza dell’Alchimia.

(Autrice M.Grazia Lopardi)

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