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martedì 9 ottobre 2012

IL CONCILIO DI BASILEA


l Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze fu convocato da Papa Martino V nel 1431 (l'ultimo anno del suo pontificato), in applicazione del decreto del Concilio di Costanza (il decreto Frequens), che prevedeva la tenuta periodica di un concilio della Chiesa cattolica (la Svizzera, all'epoca, era cattolica).

A Basilea

I padri conciliari, ancora traumatizzati dal ricordo dello scisma d'occidente, tuttavia già regolato dal recente Concilio di Costanza, propendevano in maggioranza per la superiorità delle decisioni del Concilio sul Papa (conciliarismo), novità ecclesiologia dedotta da un'errata interpretazione del concilio di Costanza, che era stato convocato d'urgenza per dare una tempestiva risposta allo scisma. Il successore di Martino V, Eugenio IV (1431-1447), giudicando tale propensione verso il conciliarismo in contraddizione con la tradizione della Chiesa, trasferì il concilio dalla Svizzera all'Italia, a Ferrara, nel 1438. I conciliaristi restati a Basilea tentarono, spalleggiati dalle Università, di schierare la Chiesa contro il Papa, proclamando decaduto Eugenio IV ed eleggendo in sua vece un antipapa, il duca di Savoia Amedeo VIII sotto il nome di Felice V: si era giunti al piccolo scisma d'Occidente, che venne ricomposto solo dieci anni dopo, durante l'ultima sessione a Losanna, nel 1449 con la spontanea deposizione della tiara da parte di Amedeo.

A Ferrara

In Italia arrivò una nutrita delegazione bizantina, per trattare la riunione delle Chiese latina ed ortodossa come premessa per l'aiuto occidentale a Costantinopoli e all'impero bizantino ormai assediato dai turchi ottomani. Facevano parte della delegazione l'imperatore Giovanni VIII, suo fratello Demetrio, il patriarca di Costantinopoli Giuseppe II e un numero imprecisato di vescovi, dotti e teologi. La sede di Ferrara venne abbandonata durante uno stallo dei lavori, soprattutto per problemi logistici e per l'arrivo della peste in città.

A Firenze

Su pressione di Cosimo il Vecchio nel 1439 il concilio venne trasferito a Firenze. Il capostipite dei Medici presiedette alla riunificazione fra la chiesa latina, rappresentata da Papa Eugenio IV, e quella bizantina, rappresentata dall'Imperatore Giovanni VIII e dal patriarca Giuseppe. La riunificazione sarebbe dovuta avvenire sul piano dogmatico e disciplinare, ma si sarebbero dovute mantenere le differenze sul piano liturgico secondo quella differenza che sarà costante in tutti i tentativi di chiese Uniate.

Risultati e conseguenze

In realtà, questo accordo rimase in buona parte solo sulla carta. Fu più che altro il tentativo disperato dell'imperatore bizantino di ottenere aiuto dall'Occidente in vista dell'assedio sempre più stretto dei turchi alla sua capitale, Costantinopoli (l'impero romano d'Oriente cadrà infatti poco dopo il 29 maggio 1453). I risultati del concilio non vennero ratificati, anzi, al ritorno a Costantinopoli della delegazione bizantina, due terzi dei vescovi e dignitari firmatari (21 su 31) ritrattarono l'appoggio e negarono l'accordo, anche per via delle rimostranze delle comunità bizantine che piuttosto che rinunciare alle proprie tradizioni liturgiche e teologiche sottomettendosi alla "tiara" papale preferivano "il turbante", per certi versi più tollerante, degli ottomani. Ungheria e Polonia si impegnarono comunque a promuovere i dettami del Concilio, riuscendo a porre sotto Roma importanti comunità di ortodossi che da allora formano la Chiesa uniate, che raduna oggi più di 6 milioni di persone, soprattutto in Ucraina e ex Ungheria (Slovacchia, Transilvania). L'arrivo degli illustri personaggi consacrò l'importanza di Firenze a livello europeo e l'esotico corteo dei dignitari stranieri ebbe un notevole impatto sugli artisti della città, come raffigurato nella Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli. Ne vennero sicuramente influenzati anche Piero della Francesca e Pisanello.

Le conseguenze dello scisma d’occidente

In Francia: da sempre incline a formare una propria chiesa nazionale al di fuori della Santa Sede ratifica con la Pragmatica sanzione molti decreti del concilio di Basilea;

In Germania: già presenti da tempo le divergenze con il papato, a metà del 400 l’arcivescovo di Magonza mette per iscritto queste lamentele scatenando una rivoluzione dei principi che si sentono in diritto di usurpare la giurisdizione ecclesiastica. Il movimento nazionale diventa particolarmente pressante in Boemia per due ragioni: la condanna di Hus e l’approvazione al centralismo degli Asburgo.

In Inghilterra: la diffidenza verso il papato inizia nel periodo avignonese in quanto la Santa Sede era sotto il controllo del Re di Francia, con vari decreti nel 300 si nega al papa il diritto di nomina ad uffici ecclesiastici inglesi e l’introduzione nel regno di bolle papali.

In Spagna: da sempre stato cattolico, la Santa Sede, perde progressivamente il suo potere specialmente dopo l’istituzione dell’Inquisizione

Fonte: Storia della Chiesa, Giacomo Martina, Morcelliana

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