Pagine

Visita il Primo Museo Didattico Templare Permanente in Italia!

Scopri la storia dei Templari con il Primo Museo Didattico Templare Permanente in Italia sito a Viterbo!

Vuoi visitare Viterbo?

Se vuoi visitare Viterbo, l'Appartamento uso turistico di Emiliano e Rosita è il punto ideale per la tua vacanza!

La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

I personaggi e i fatti più importanti del ciclo arturiano e della Tavola Rotonda

Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

Visualizzazione post con etichetta Aquila. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Aquila. Mostra tutti i post

venerdì 30 maggio 2014

IL FASCINO UNICO DI ROCCA CALASCIO - ABRUZZO, L'AQUILA


Rocca Calascio è un castello che si trova nei pressi nel Gran Sasso e all'interno del parco dei Monti della Laga; situato a 1460 metri s.l.m. essa è una delle rocche più alte d'Italia. Il luogo, particolarmente magnetico e suggestivo, è stato preso da Hollywood per importanti produzioni cinematografiche tra cui "Il Nome della Rosa" e "Lady Hawke". La rocca fu fondata nell'anno 1000 anche se il primo documento che ne testimonia la presenza risale al 1380. Originariamente era formato da un torrione quadrangolare con funzione di torre di avvistamento. 
Il castello domina la valle del Tritino a pochi chilometri dalla famosa stazione sciistica di Campo Imperatore e la sua posizione estremamente privilegiata ne faceva un avamposto militare fondamentale unitamente agli altri castelli fino al mare Adriatico.  Composto interamente in pietra bianca, ha un maschio centrale e una cerchia muraria merlata e quattro torri d'angolo circolari. Il ponte levatoio in legno posto sul piano orientale della struttura è l'unico accesso alla rocca. Ai piedi della rocca vi è un suggestivo borgo medievale, Calascio che conta al 31 dicembre 2012 solamente 127 abitanti particolarmente interessante per il museo della Pastorizia, dell'arte della lana, della religiosità popolare, della casa antica e del lavoro dei campi. La suggestione che colpisce il visitatore è di rara intensità, più si sale più la vegetazione è incolta e i sentieri più affascinanti. Molto interessante è la testimonianza di Estella Canziani che visitò l'abruzzo nel 1914 restando affascinata dalle bellezza e dal valore dei gioielli di cui si ornavano le contadine della zona non sapendo che quella zona ad inizio del XX secolo era particolarmente ricca grazie ad intense attività di pastorizia e commerciali. Affascinanti sono anche i moltissimi eremi attorno alla rocca dedicati a santi molto importanti. Gli eremi e la rocca creano un paesaggio unico in cui non è difficile imbattersi in ululati di lupi, gli stessi lupi che nei secoli sono stati legati al demonio per via degli enormi danni che provocavano ai contadini distruggendo grandi quantità di bestiame. 




Foto di proprietà di Ginevra Moon dell'Associazione Studi Paranormale e Fotografa Ufficiale di Sguardo Sul Medioevo. Il suo sito è associazionestudiparanormale.blogspot.it

mercoledì 8 maggio 2013

SANTA MARIA IN VALLE PORCLANETA

Santa Maria in Valle Porclaneta è una chiesa nella frazione di Rosciolo a Magliano de' Marsi nell'alta Marsica, in provincia dell'Aquila in Abruzzo. Di origine benedettina si trova sulle pendici del massiccio del monte Velino, venne costruita, probabilmente come parte di un insieme conventuale oggi scomparso, ad opera di un certo Nicolò nel 1048 in forme semplici del primo romanico, con influssi bizantini, ed in seguito donata all'abbazia di Montecassino. Conserva all'interno un ambone scolpito con influenze orientali e bizantine, attribuito a Nicodemo da Guardiagrele con storie bibliche, un ciborio con intarsi di derivazione moreschi e una rara iconostasi in legno sorretta da quattro colonnine con capitelli decorati e fusti tortili. L'iconografia lignea è unica al mondo e rappresenta la conformazione dell'antico Tempio di Re Salomone, con le due colonne pilastro che sorreggevano il Tempio stesso: le colonne di Ioachim e Boaz, rispettivamente la "colonna del maestro" e la "colonna dell'apprendista". La stessa iconografia è rappresentata nella Cappella di Rosslyn ad Edimburgo in Scozia. La chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta fu eretta nella prima metà del XI sec. nella valle del Velino, nei pressi dell’antica Rusculum. Accanto alla dedicazione alla Vergine il tempio conserva il nome antico della valle, Porclaneta, la cui origine è variamente interpretata: taluni ritengono ad esempio che fosse un termine in uso nella lingua ebraica, con significato di “baratro”. La chiesa, inclusa in un più ampio complesso conventuale, esisteva nella valle già nella prima metà dell’XI sec., posta sopra il castello di Rosciolo, feudo dei Conti dei Marsi. Nel 1077 Berardo di Berardo donò il Castello al monastero, che nel 1080 divenne di pertinenza dell’abbazia benedettina di Montecassino. Alterne vicende interessarono la chiesa nel corso dei secoli: la distruzione avvenuta nel 1268 in concomitanza con la famiglia fra Corradino di Svevia e Carlo d’Angiò, un periodo di abbandono da parte dei monaci nel 1362, le dispute fra i Conti dei Marsi e l’abbazia di Farfa per la proprietà del cenobio, l’acquisizione del complesso da parte della famiglia Colonna e la rivendicazione regia nel 1765, la distruzione del monastero, fino ai restauri piuttosto invasivi del 1931. Nonostante si siano del tutto perse le tracce del monastero e quasi del tutto quelle del chiostro, la chiesa ha conservato il suo originario impianto benedettino, caratterizzato da una spazialità semplice ed essenziale e da una decorazione plastica di altissima qualità. L’organismo consisteva in un’aula rettangolare conclusa da un’abside semicircolare e divisa in tre navate da possenti pilastri posti a sostegno di arcate a tutto sesto. Al di sotto della zona presbiteriale furono ricavati gli ambienti ipogei della cripta, voltata a botte. Dell’impostazione primitiva della chiesa si conserva solo il braccio destro (la parte sinistra crollò durante la campagna di lavori del 1931), a cui fu aggiunta una navatella ad un livello leggermente inferiore. Lo schema planimetrico, ampiamente sperimentato in ambito cassinese, subì un processo di adeguamento alle formule iconografiche del mondo benedettino. Due iscrizioni incise sui fianchi dei pilastri dell’arcone d’ingresso ricordano i protagonisti di questo rinnovamento: il donatore Berardo di Berardo e l’esecutore Maestro Niccolò. La semplice impostazione della chiesa marsicana è più articolata in prossimità dell’ingresso, dove fu costruito una sorta di pronao fra il portale gotico ed il distrutto chiostro conventuale. La decorazione architettonica del tempio consiste nei pittoreschi capitelli dei pilastri, vigorosamente scolpiti a raffigurare elementi geometrici, vegetali, zoomorfi e figure umane intrise di profonde simbologie (inerenti alla prima fase architettonica, realizzati verosimilmente dagli scalpellini che collaboravano con Niccolò) e nella cosiddetta “cornice benedettina”: un motivo decorativo d’ispirazione campano-abruzzese (applicato come collarino di pilastri, o come abaco sui capitelli, o come capitello di lesene) legato alla ripresa classicista promossa dall’abate cassinese Desiderio. I frammenti della recinzione presbiteriale della chiesa (gli unici ad essersi conservati in Abruzzo, insieme all’iconostasi di San Pietro di Albe) possono altresì essere inclusi in un gruppo di sculture inerente al primo quarto del XII sec., caratterizzato dalla resa marcatamente lineare di tralci “a canna”, posti ad inquadrare foglie e frutti. A quest’apparato esornativo si aggiunse, sul finire del XIII sec., la splendida decorazione della cortina muraria dell’abside poligonale, in cui si possono ravvisare molteplici punti di contatto con la facciata della chiesa di Santa Giusta di Bazzano e, soprattutto, con le coeve costruzioni lombarde. Elementi di maggior spicco del tempio abruzzese sono tuttavia da riconoscere nel ciborio e nell’ambone firmati nel 1150 da Roberto, che lavorò in collaborazione con Nicodemo. Sia l’ambone (posto ancora nella sua collocazione originaria) che il ciborio sono caratterizzati da un gusto calligrafico desunto dagli ornati della miniatura, che concede tuttavia ampio spazio ad articolati ed appassionati temi narrativi. È una Chiesa che consigliamo vivamente di visitare, se si vogliono approfondire i misteri legati ai mitici Cavalieri del Tempio, alla città dell'Aquila che ha forti connessioni con la città santa di Gerusalemme come riportato nel libro "La Rivelazione dell'Aquila" di Ceccarellie Cautilli, prendendo spunto dalle teorie della brillante scrittrice Maria Grazia Lopardi; della famosa battaglia del 23 agosto 1268 impropriamente chiamata di Tagliacozzo da Dante Alighieri nella sua Divina Commedia, in realtà di Scurcola Marsicana, ma soprattutto sul mistero legato su cosa abbia spinto la popolazione aquilana a tradire i suoi fondatori svevi per appoggiare gli angioini di Carlo I D'Angiò.

Fonte: Wikipedia

Immagine tratta da Wikipedia, Autore: Moedermens

lunedì 15 ottobre 2012

IL MISTERO DELLA CREAZIONE A SANTA MARIA DI COLLEMAGGIO



Su un colle ai margini della città dell’Aquila, nel Regno Di Napoli, Pietro dal Morrone, il futuro Celestino V ebbe un sogno simile a quello biblico della scala di Giacobbe: su di una scala aurea gli apparve la Vergine che gli diede mandato di edificare in quel luogo una chiesa in suo onore. Giacobbe chiamò Betel, la casa di Dio, la pietra su cui poggiava il capo proferendo la frase: “Certo, l'Eterno è in questo luogo ed io non lo sapevo!" Ed ebbe paura, e disse: "Com'è tremendo questo luogo! Questa non è altro che la casa di Dio, e questa è la porta del cielo!" E Giacobbe si levò la mattina di buon'ora, prese la pietra che avea posta come suo capezzale, la eresse in monumento, e versò dell'olio sulla sommità d'essa. E pose nome a quel luogo Bethel; ma, prima, il nome della città era Luz.” L’analogo sogno indicò anche a Pietro un luogo speciale dove Dio dimora… Lì sorse in breve una chiesa e quando nel 1294 l’eremita fu eletto papa, la Casa di Dio divenne il teatro della sua consacrazione. Sul pavimento di straordinaria bellezza un percorso di simboli indica un cammino, quello della Spiritualizzazione della materia, come il processo per cui il corpo fisico di Maria assurge in cielo, ad una frequenza superiore e Maria, mater/materia, diviene “Assunta”. Ma come ho evidenziato nel mio scritto “Notre Dame di Collemaggio” edito da Arkeios, la basilica custodisce altresì il segreto della creazione, quello cercato dagli scienziati che tentano di riprodurne in laboratorio il…Principio. In Principio era il Verbo…ed Il Verbo è forma informante tutto ciò che è informe – ci tramanda Dionigi l’Areopagita.
Il meraviglioso prologo del Vangelo di Giovanni diviene visibile grazie all’abilità dei Maestri Costruttori della basilica celestiniana (cfr. Foto precedente al sisma del 2009, tratta da “I Templari e il Colle magico di Celestino” e “Notre Dame di Collemaggio”). E’ al Solstizio d’ Estate, quando in tutte le tradizioni si celebrano le nozze del principio solare maschile con il principio acqueo femminile, che quel momento del …Principio si manifesta. La mia ri-scoperta dei giochi che il sole compie a Collemaggio, dopo che l’eliminazione della sovrastruttura barocca ha consentito ai caldi raggi di giugno di attraversare i rosoni già resi ciechi con l’abbassamento del soffitto, mi ha consentito di cogliere visivamente le sacre nozze solstiziali e di conferire un significato straordinario a quel che appare agli occhi attenti dell’osservatore (cfr. I Templari ed il Colle magico di Celestino, prima ed. 2002, seconda 2008 e Notre Dame di Collemaggio, prima ed. 2005, seconda 2009): il sole-logos, attraverso il rosone-matrice colpisce le acque del labirinto informandole, conferendo loro forma. La forma reca la firma del principio informatore: per l’antica scienza della Ghematria, secondo la quale ogni lettera degli alfabeti sacri ha un valore numerico, il labirinto- che presenta un evidente 888 nel suo disegno determinato dalle 6 serie di cerchi intrecciati tra di loro- esprime la valenza numerica del nome greco Yesous, il Verbo che informa le acque primordiali dando origine alla creazione. Cerchi concentrici come quelli formati da un sasso gettato in acqua, come il diffondersi del suono creatore… significativamente secondo la moderna scienza della Cimatica che studia le forme d’onda ovvero le forme determinate da una vibrazione-suono-parola, la recita del mantra OM, la vibrazione ordinatrice del creato della tradizione indù, determina la forma del cerchio con il punto centrale, il simbolo astrologico del sole, rinvenibile nel labirinto di Collemaggio. “Per fede noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine quello che si vede”- recita la Bibbia (Ebrei 11:3)…Nei miei scritti ho evidenziato come l’intera costruzione, conformemente alle conoscenze tradizionali, rappresenti il creato perfetto realizzato dal pensiero divino, riproducente le leggi del macrocosmo e come la basilica di Collemaggio in ogni suo elemento emerga dalla griglia del Quadrato Magico del SATOR, codice cosmico contenente i rapporti armonici a base dell’armonia universale (cfr. Il Quadrato Magico del SATOR -Il segreto dei maestri costruttori, Edizioni Mediterranee 2006 e Architettura sacra medievale -Mito e geometria degli archetipi Edizioni Mediterranee 2009). Passeranno 54 giorni dal gioco solare del solstizio, dalle nozze sacre in cui la luce irradia nel femminile grembo delle acque primordiali: alla festività dell’Assunzione di Maria un altro straordinario gioco solare indicherà il compimento della creazione espresso dalla Tradizione con il simbolo della Gerusalemme celeste di 144 cubiti sacri, pari -secondo il calcolo dell’arch. Giannandrea Capecchi- alla lunghezza originaria della basilica di Celestino custode dei misteri del Principio e del compimento della creazione. Se gli effetti del sisma hanno reso meno visibile il fenomeno per la luminosità che si diffonde dalla copertura provvisoria della volta crollata, il messaggio resta integro ed altri ancora se ne aggiungono…
S. Giovanni 2011
Maria Grazia Lopardi

sabato 13 ottobre 2012

IL SIMBOLISMO ALCHEMICO DEL PAVIMENTO DI SANTA MARIA DI COLLEMAGGIO

Varcare una soglia tra mondi: questa è l’impressione che prova chi, adattando lo sguardo alla diversa luminosità dell’interno, scende lo scalino con un senso di gonfiore al cuore, come avviene quando l’anima sente qualcosa che le appartiene come un ricordo d’altre dimensioni. Il respiro si fa profondo ed il passo procede per impulso proprio sulle orme di un cammino antico noto solo alla profondità dell’essere, sepolto sotto il peso di bagagli accumulati, troppo ingombranti per far scorgere quel che pure si intuisce. In noi c’è Chi sa. Il passo muove sulle losanghe bianche e rosse, quasi mare ondeggiante nel suo alternarsi di colori. Gli antichi costruttori hanno affidato alle pietre del pavimento il messaggio più grande che sia mai stato dato all’uomo, quello espresso dalla quadratura del cerchio, quello sotteso dai miti di ogni epoca in cui l’eroe attraversa tutta una serie di peripezie, come Ercole con le sue fatiche, o Ulisse con il suo lungo peregrinare, sperimentare, soffrire ed andare oltre, come Osiride fatto a pezzi e ricomposto grazie all’intervento di Iside, come Gesù - concretizzazione del mito dell’eroe solare-crocifisso alla materia e risorto per salire al cielo. I passi procedono lenti appena cadenzati dal suono prodotto ed un senso di trasformazione insorge da dentro e circonda come un’aura colorata. Il grande segreto affidato anche alle cattedrali gotiche e nascosto, pur stando sotto gli occhi di tutti- a chi non l’avrebbe compreso, è quello dell’alchimia, dell’arte della trasformazione, quella radicale che richiede una morte ed una rinascita, una sottrazione alla natura umana per recuperare quella divina che spetta all’uomo per diritto di nascita, per essere fatto a somiglianza di Dio. L’alchimia è un ritorno a casa da un penoso esilio, è il ritorno all’unità da una condizione di frammentazione. Un altro passo ed un imperativo interiore di attenzione: occorre rimanere con il cuore aperto per permettere al crogiolo alchemico di svolgere il suo compito sottoponendo al fuoco della purificazione, al campo energetico che la stessa architettura diffonde, di modificare la coscienza e con essa l’intero essere umano. Il cammino ordinario, quello di tutti i giorni, quello che richiede un lungo percorso evolutivo alle prese con gli attaccamenti e le passioni, inizia sin dall’ingresso attraverso la porta centrale della splendida facciata: le losanghe bianche e rosse che si sviluppano per cinque rettangoli (il cinque è il numero dell’intermediazione, è Maria). hanno delle proporzioni speciali perché ogni pietra può essere iscritta nella mandorla data da due cerchi di eguale superficie con il centro del secondo che si posiziona sulla circonferenza del primo. La geometria sacra ci accoglie inserendoci nella sua armonia: questi primi due cerchi costituiscono il primo giorno della creazione, il primo movimento dello Spirito, dando luogo alla vesica piscis, simbolo femminile somigliante alla vulva (vesica in latino vuol dire anche vagina), ma suggerisce anche l’idea di un pesce legato all’elemento acqua che è femminile per eccellenza.  E’ noto che nella simbologia cristiana il pesce sia Gesù (dal greco ictus le cui iniziali stanno in greco per Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore), colui che cammina sulle acque e che è stato generato dall’eterno femminino, da Maria Vergine, la materia che ha in sé il principio di trasmutazione per manifestare l’Uomo Nuovo, “Quello che deve venire”. La distesa di losanghe esprime dunque l’idea che si attraversi l’acqua dominando le passioni, ma anche che si proceda su un cammino di purificazione, un battesimo continuo, immersi nell’acqua viva - che secondo Ezechiele e Zaccaria...uscirà da Gerusalemme- e dunque trovarsi soffusi della grazia dello Spirito Santo: è questa una fase estremamente complessa nel cammino umano perché le emozioni e le passioni vanno controllate, ma non represse ed il distacco dalla materia non deve essere ripudio che porta lo Spirito fuori dell’esperienza, che pure deve fare nella materia per poterla spiritualizzare. In alchimia si esprime l’operazione da compiere con la formula del solve et coagula, con continue immersioni nella materia e separazioni dalla stessa sì da non abbandonarla e fare esperienza ma al contempo da non esserne catturati e travolti. La losanga, come il quadrato simboleggia, altresì, la materia con gli elementi che la compongono: terra, aria, acqua, fuoco ovvero livello fisico, eterico, vale a dire energetico, astrale, cioè l’aspetto delle emozioni e dei sentimenti, e mentale, un mentale che non è in grado di cogliere la Verità oggettiva perché vede il mondo attraverso le lenti colorate dell’astrale.
I passi muovono sulle losanghe: si impara a camminare sulle acque, a cogliere il messaggio dell’emozione senza esserne travolti. Ecco che appare una zona in corrispondenza della Porta Santa, quella che viene aperta in occasione della Perdonanza per la cancellazione integrale della pena e della colpa per chi entra nella basilica in una condizione interiore di pacificazione con sé ed il prossimo, vale a dire pulito dal perdono. Nella quinta fase del disegno del pavimento le losanghe lasciano il posto a delle croci  rosse, come quelle che ornano la facciata della basilica: la croce rappresenta tradizionalmente la materia sottoposta alla sollecitazione di forze opposte due a due, quelle che la portano a ruotare sì da divenire una croce uncinata e quindi un cerchio. Ciò è reso possibile dalla presenza di una pietra diversa, posta al centro del tratto con le croci, in cui appare una croce-fiore, dato che invece di presentare spigoli, ha un andamento circolare, proprio come un fiore a quattro petali: è la pietra filosofale degli alchimisti che consente alla materia di trasformarsi da piombo in oro, da impura a pura ed incorruttibile. Dal lungo cammino già percorso sulle acque del divenire, giunge per l'uomo il momento risvegliare la scintilla divina, la pietra preziosa di cui parla Socrate, che è presente ma non è in grado di risplendere secondo la sua natura perché ricoperta da incrostazioni. Il dominio della passioni, il continuo ripetersi del processo del solve et coagula, porta la pietra preziosa nella condizione di mandare bagliori, di prendere forza, di attivarsi in pieno per trasformare la materia sottoposta alla sollecitazione di un elemento fecondatore. E’insegnamento basilare dell’Alchimia che la materia abbia in sé il principio spirituale per trasfigurarsi, per perdere la sua densità, come Maria salita in cielo con il corpo. I passi procedono e svelano la fase successiva: le croci sottoposte al fuoco dello Spirito, iniziano a modificare la loro natura divenendo tutti fiori, come appaiono ora sul pavimento, in cui tutte le croci lasciano il posto a fiori a quattro petali, intercalati da figure i cui otto lati esprimono ancora una volta la dimensione della materia spiritualizzata, perché a tale concetto si riferisce la valenza simbolica dell’otto che è il numero di Maria Assunta; non a caso il Paradiso islamico è ottagonale e l’ottagono è la figura intermedia tra il quadrato della materia ed il cerchio dello Spirito. La fase successiva del pavimento è costituita dal labirinto fatto da cerchi ed appunto il cerchio rappresenta in tutte le tradizioni lo Spirito e l’eternità dove non c’è inizio né fine. Il processo della spiritualizzazione della materia è compiuto, ma il nostro procedere sul pavimento non ancora dato che, dopo i cerchi, inizia un nuovo tratto di  losanghe: il motivo è suggerito dalla tradizione iniziatica ed è la compassione che induce chi è pronto a varcare la porta a tornare nel mondo ad aiutare i suoi fratelli, ma con una condizione segnalata da una serie di simboli presenti sullo stesso tratto di pavimento: la stella a sei punte, il sigillo di Salomone in cui il triangolo con la punta il alto esprime il fuoco, il principio maschile e quello con la punta in basso l’acqua, il femminile e nell'iniziato i due principi e con essi tutti gli opposti che la mente umana è in grado di discernere, si sono armoniosamente ricomposti in perfetto equilibrio, senza più contrasti, senza straziante opposizione tra mente e cuore. Il lento procedere nella navata centrale ha il senso di secoli e millenni, di vite e fatiche oltre il tempo noto della coscienza del nome e cognome che ci distinguono. E' il cammino evolutivo attraverso i quattro elementi dove si è pietra, pianta, animale ed uomo e poi ancora tante gamme di uomini con ciò in cui ci identifichiamo adesso posto sulle spalle del gigante del passato. A conferma del messaggio affidato al succedersi delle figure sul pavimento un altro simbolo è stato scolpito su un tombino, a confine tra la navata centrale e la destra per chi entra, prima di pervenire al transetto. Si tratta di uno strano 4, quello che René Guènon chiama Quatre de Chiffre, dedicandogli un capitolo nel libro Simboli della Scienza sacra. E’ il marchio della maestria, la fase del processo alchemico della morte e della rinascita, in cui appare una croce che sotto l’effetto del triangolo, la Trinità, lo Spirito che agisce nella materia, si duplica passando dal quattro all’otto per terminare poi in un cerchio, lo Spirito. Dunque i maestri costruttori della basilica di Celestino vi hanno scritto sulla pietra la pagina della conoscenza dell’Alchimia.

(Autrice M.Grazia Lopardi)

IL QUADRATO MAGICO DEL SATOR ED IL SIMBOLO RINVENUTO A COLLEMAGGIO


I lavori  di scavo e sondaggio nella zona absidale della Basilica di Collemaggio hanno arricchito la già nutrita serie di simboli che gli antichi costruttori hanno disseminato al suo interno, di un nuovo, prezioso elemento avvalorante l’ipotesi di una presenza templare sul colle che doveva presentare insediamenti di carattere difensivo considerata la sua posizione strategica idonea al controllo visivo di ampia fascia del territorio. Come evidenziato nel mio testo “Il quadrato magico del SATOR-Il segreto dei maestri costruttori”(ed. Mediterranee), l’enigmatica scritta presente per lo più su costruzioni medievali riconduce ad una antica conoscenza custodita gelosamente all’interno delle corporazioni  muratorie che hanno dato al mondo occidentale le meravigliose chiese romaniche e gotiche ancora ammirate con stupore e  riconoscenza per la perizia degli antichi costruttori; in particolare nel quadrato magico è presente la legge della creazione divina, quella che fa sì che l’Architetto sia colui che crea dall’Archè, dal campo originario di energia, dalle acque da cui emerse il cosmo ordinato. Un reticolo ottenuto unendo le lettere esprime la “legge” che conferisce armonia al creato e dunque in ripetizione dell’atto cosmogonico, alle costruzioni emergenti dalla griglia. Trattasi di una conoscenza operativa, legata all’arte della costruzione che imita nell’armonia delle forme il Demiurgo ordinatore, ma anche magica esprimendo il simbolo l’energia stessa della creazione. I Templari conoscevano il segreto del SATOR come attestato dai graffiti lasciati dai cavalieri prigionieri nelle torri di Domme e Chinon e come incontestabilmente confermato dall’alfabeto segreto dell’ordine che, ricomposto, forma una croce particolare che coincide con la parte centrale del reticolo realizzabile unendo le lettere del quadrato magico.


Nella torre- prigione del castello di Chinon  in particolare, i templari hanno lasciato un messaggio alla posterità, hanno affidato alla pietra delle conoscenze che dovevano attraversare i secoli in attesa di essere riconosciute e rivivificate… Tra i simboli graffiti ve ne è uno direttamente ricollegabile al SATOR essendo costituito da una quadrato formato da 4x4 quadrati minori con tracciate le diagonali e le linee che, nel SATOR, uniscono le t di tenet. Nel libroEnigma templare-SATOR,  da cui è tratta l’immagine che segue, la scrittrice Anna Giacomini attesta come  uno studio condotto in Francia, abbia attribuito i simboli in questione con certezza ai Templari.
Ebbene l’ultimo simbolo della prima fila è quello che la basilica di Collemaggio ha custodito nelle sue viscere, dato che è emerso dagli scavi effettuati al di sotto della zona absidale

Appena pubblicato il libro in cui comunico la straordinaria intuizione che mi ha svelato il segreto del quadrato magico del SATOR, una significativa versione dello stesso, nota anche agli arabi con il nome di el qirkat ,emerge appunto a S. Maria di Collemaggio, la basilica di Celestino di cui mi sono interessata in un precedente studio (G. Capecchi e M.G. Lopardi. Notre Dame di Collemaggio-conoscenze e misteri degli antichi costruttori- Il Ternario). La sincronicità degli eventi evidenzia l’importanza di un simbolo rimasto nascosto nell’ombra, metaforicamente e fisicamente, per essere restituito all’umanità del terzo millennio a comunicare la sua potenza nel linguaggio silenzioso dei simboli, intermediari tra l’inconoscibile ed il conoscibile.

(Maria Grazia Lopardi)

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...