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venerdì 22 maggio 2015

ALCUNE CONSIDERAZIONE SUL LIBRO "LE PAGINE STRAPPATE" DI ANTONIO RATTO


(Recensione tratta dal sito http://www.labottegadelbarbieri.org/)Un libro che, come capita alle storie più affascinanti, è pieno di scatole cinesi. E se magari qualcuna/o che ora sta leggendo pensa che oggi sono i link gli eredi di quelle vecchie “scatole cinesi” (o matrioske se preferite) chiarisco subito che il problema di base ottimamente affrontato da Pietro Ratto nel libro «Le pagine strappate» – edito, un anno fa, da Elmi’s World: 12 euri per 112 pagine – è proprio questo: i link (ma anche i documenti cartacei) spariscono dagli archivi o vengono modificati. Credevate di vivere nell’epoca dell’informazione libera, della ricerca senza paraocchi? Mmm, prendete un caffè e ricominciamo da capo. «I trucchi della Chiesa rinascimentale per rimuovere la vicenda storica della Papessa Giovanna»: così il sottotitolo (però non c’è in copertina) del libro di Ratto. Ma è anche interessante notare che la collana in cui esce «Le pagine strappate» è quella dei “saggi romanzati”. Infatti uno dei fili conduttori è la narrazione di un professore, appassionato di storia, a caccia di documenti scomparsi, in particolare di «un testo del Quattrocento sfuggito alla censura del Concilio di Trento». Quasi fossimo in un “giallo” – e l’etichetta neanche è troppo sbagliata – non dirò se l’investigatore Ratto troverà il testo originale, o i suoi brandelli, oppure abbastanza indizi per capire chi sono i “falsari” o invece…La papessa Giovanna dunque. Si tratta di «Giovanni VIII» sul trono, che fu di Pietro, quasi certamente dal 2 ottobre 855 al 6 novembre 857. Per cancellare lo scandalo di una donna papa si dovette, secoli dopo, rimuovere il suo nome, ri-numerare “i Giovanni”, correggere, censurare e distruggere un po’ di documenti storici. Con infinite bugie, furbizie (quando comincia un anno? Il 1 gennaio, come ora si usa, o il 25 marzo?) e complicazioni. Nel frattempo la Chiesa cambiava, in peggio. Il termine «rimozione» indica un gesto concreto ma, come ci ha insegnato Freud, è anche un meccanismo psichico, più o meno inconscio, per allontanare da sé desideri, memorie, pensieri considerati inaccettabili, scomodi, impuri. La vergogna di cui la Chiesa di Roma – maschiocentrica e misogina «in sæcula sæculorum» – si deve “mondare” è che una donna possa essere salita al “soglio” … ovviamente (?) senza che alcuno lo sapesse. Al punto che, per evitare il fattaccio si ripetesse, viene “inventata” la sedia «stercoraria»: la mezzaluna lì sotto servirebbe per capire se il neo eletto fosse maschio o femmina ovvero – così scrive Ratto – «per sondare la presenza dei genitali del futuro Pontefice». Sembra pazzesco ma è ben più folle che uno degli argomenti ufficialmente usati per negare l’esistenza della “papessa Giovanna” e ridurla a leggenda… è che la Chiesa non può essersi macchiata di un crimine così grave. Capite? Che la Chiesa di Roma abbia massacrato eretici e infedeli, bruciato streghe, messo libri all’Indice (non il «Mein Kampf» di Hitler però, sottolinea Pietro Ratto), promosso guerre e – per restare dalle parti del sesso – organizzato in Vaticano incesti e orge… è un insieme di fatti dolorosi ma storicamente inquadrabili, anche giustificabili; però una donna papa quella no, no, no perché sarebbe un’infamia, un’offesa a Dio. Il tempo passa anche in Vaticano ma se c’è un argomento che ancora indigna i cattointegralisti è “il ruolo” della donna nella Chiesa cattolica: non c’è ruolo e basta; a parte qualche chiacchiera consolatoria dei progressisti. Donne prete o vescovo figurarsi e dunque una papessa mai. Si può ragionare – e da serio storico Pietro Ratto lo fa – sulla verifica dei fatti, sulle interpretazioni, su chi ha falsificato cosa e quando… ma se il punto di partenza è che una papessa non può esserci stata allora come liquidare tutti gli aggiustamenti di date, i testi censurati e distrutti, le incongruenze nelle cronologie del papato?
Mi fermo. Se leggerete questo libro – e io vi consiglio di farlo – incontrerete, anche di scorcio, altre storie e protagonisti intriganti. In piena luce Bartolomeo Sacchi detto il Platina, Onofrio Panvinio, ma anche i quattro scalpellini «coronati» e più avanti la «Taxa Camerae», un genio come Pierluigi da Palestrina o lo scomodissimo Giovanni XX. Vien voglia di saperne di più. Leggendo un saggio romanzato mi concedo un dubbio: il misterioso «erudito» dei nostri giorni è due terzi di fantasia e uno di verità o viceversa?
Ultimissima considerazione, quasi un PS. Da appassionato di storia credo di capire i tormenti del Pietro Ratto professore («17 anni di precariato» come spiega nell’Introduzione). Quando mio figlio è arrivato alle scuole superiori ho rivisto molte favolette dei miei tempi. Non tutti i libri di testo – è ovvio – sono eguali ma a ragazze/i di oggi si propina ancora la favoletta che Annibale sconfisse i Romani perché… aveva gli elefanti.

Ratto ha sentito la necessità di «fare controstoria» (www.incontrostoria.it). Intanto io qui – con altre/i – ho costruito ogni giorno «le scor-date». E ci siamo incontrati.

Recensione segnalata dal sito http://www.incontrostoria.it/

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