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martedì 12 maggio 2015

CONTRAPPOSIZIONE TRA PAPA E IMPERATORI: LE TEORIE DEI SOLI


Quella della Teoria dei due soli è una teoria politica medievale che conferiva pari dignità all'autorità imperiale e a quella papale in contrapposizione alla Teoria del Sole e della Luna sostenendo che il papa e l'imperatore erano autorevoli in ambiti diversi, il papa a livello spirituale e l'imperatore a livello politico. Conseguentemente cade la pretesa del papa di essere l'unico tramite attraverso il quale Dio conferiva al sovrano il potere su uno stato dato che l'autorità dei sovrani è legittima per se stessa. Come è facile immaginare, la teoria ha trovato grande successo in ambienti antipapali e ghibellini tanto che Dante la spiega egregiamente sia nel De Monarchia (III libro) sia nella Divina Commedia:

« 'l pastor che procede,
rugumar può, ma non ha l'unghie fesse »
(Dante, Divina Commedia, Purgatorio, Canto XVI)

Il pastore che procede (il papa) può ruminare (quindi, interpretare la Sacre Scritture) ma non ha le unghie separate (il che sta a significare che non ha una mano adatta a governare). La teoria nasce per avere uno stato non assoggettato alle ingerenze della Chiesa e fu la base per tutte quelle monarchie nazionali in cui i sovrani si sarebbero sentiti indipendenti dal dettame papale. Ed è curioso come un uomo del Medioevo, come Dante decide proprio di staccarsi così pesantemente dalla visione Medievale del Sole e della Luna.


La Teoria del Sole e della luna vedeva il papa come la fonte del potere di tutti i regnanti e, insieme alla Donazione di Costantino, era un caposaldo delle teorie teocratiche dei papi. Secondo i "due soli" il papa e l'imperatore del Sacro Romano Impero sarebbero stati equivalenti al Sole e la Luna pertanto il Sole, che emette luce propria e rappresenta il Vicario di Cristo, illumina la Luna, quindi, l'imperatore. La Chiesa, ritenuta l'unico tramite tra Cielo e umanità, sarebbe stata l'unica fonte legittima del potere e la più grande autorità del mondo. Il SRI sarebbe stato affidato dal pontefice all'imperatore con la possibilità, addirittura, di riappropriarsene. Il massimo sostenitore della teoria è Innocenzo III che consentì alla Chiesa di arrivare all'acme del suo potere temporale. 

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