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giovedì 5 aprile 2012

LA BATTAGLIA DELLA GUAZZERA

La Battaglia della Guazzera (conosciuta anche come Battaglia del Guassa o del Guazza o della Quassa) deve il nome al torrente che attualmente segna il confine tra il territorio del Comune di Ranco e quello di Ispra (VA). Fu combattuta nel 1276 tra i Torriani e i Visconti - una delle tante battaglie combattute da queste due fazioni durante la guerra civile che sconvolse il milanese dopo l'elezione alla cattedra arcivescovile di Ottone Visconti (per un inquadramento generale del conflitto tra le fazioni del Comune di Milano si veda anche sub voce Battaglia di Desio). 
Tra i comuni di Ranco e Ispra, in una zona prevalentemente segnata da rilievi ed alture che tendono a innalzarsi verso occidente per poi precipitare a picco nel lago Maggiore, si apre quasi inaspettata una vasta pianura di origine fluvio-glaciale, attraversata da un fiumiciattolo che nel tempo ha cambiato parecchi nomi: oggi è noto come canale Acqua Nera, ma nel Medioevo era chiamato Guazzera. "Guazzera" da "guazzo", sostantivo attestato anche nell'Inferno di Dante Alighieri (12 canto, verso 39), che rende l'idea di un terreno fangoso, tanto da essere considerato quasi una palude. Nella lingua parlata, per l'influenza del dialetto, "Guazzera" fa presto a divenire "Guassera" e successivamente, mentre il significato originale va perdendosi, il nome, nei documenti ufficiali, si trasforma in "Quassera" o "Quassa" - che col fango originale ha ben poco a che spartire... L'area mantiene ancora, nonostante sia stata ovviamente antropizzata, gran parte delle sue caratteristiche di zona umida tanto che le locali amministrazioni comunali stanno da tempo progettando di istituire un Parco Locale del Golfo della Quassa - così non è difficile immaginare come fossero le condizioni del terreno al tempo della battaglia. La battaglia va inquadrata nell'ambito dei tentativi fatti dalle truppe dei banditi Visconti per forzare il confine occidentale del territorio milanese. I Visconti avevano raccolto alleati nel piemontese, da Ivrea, Vercelli, Biella, Novara, e con queste forze puntavano a varcare il Ticino per raggiungere Milano. La conquista della roccaforte di Angera, in questo senso, aveva rappresentato per i Visconti un grande passo in avanti. Per questo i Torriani inviarono subito un contingente di 500 cavalieri corazzati tedeschi per assediare la Rocca. Guidava l'assedio Cassone Della Torre, figlio di Napo, Capo del Governo di Milano. Da Arona - cioè dalla sponda piemontese del Lago, pienamente sotto il controllo dei Visconti - il giovane generale Goffredo da Langosco sbarcò allora sulle sponde lombarde più a Nord, nella zona del Seprio, da dove mosse per sorprendere Cassone Della Torre e liberare Angera dall'assedio. L'accampamento torriano si trovava nella piana del Guazza. L'attacco a sorpresa funzionò: i lancieri dell'alleanza ribelle riuscirono ad attaccare il contingente di cavalieri imperiali prima che questi potessero riorganizzarsi in una carica che sicuramente sarebbe stata micidiale. Cassone Della Torre vide le sue truppe sbaragliarsi sotto l'attacco visconteo. Ma si accorse di un particolare che il giovane e impetuoso generale Goffredo aveva invece trascurato: il nemico era scoperto. Il suo contingente si stava assottigliando, perdendo compattezza, mano a mano che procedeva nell'inseguimento della cavalleria teutonica, e non c'era nessuna coorte che gli proteggesse le spalle ed i fianchi. Per Cassone si trattava di resistere solo per un poco ancora: suo padre Napo, infatti, stava sopraggiungendo con rinforzi milanesi da Sud. Goffredo di Langosco non l'aveva previsto. Fu così che le truppe dei Visconti si trovarono accerchiate dal nemico e letteralmente imprigionate negli acquitrini della piana del Guazza. Furono massacrate. Tebaldo Visconti, nipote dell'Arcivescovo Ottone, venne catturato insieme ad altri 34 nobili ufficiali. I superstiti fuggirono, lasciando Angera e persino Arona nelle mani dei Torriani. I prigionieri vennero condotti a Gallarate, importante centro sulla strada per Milano, e lì sottoposti a processo, con l'accusa di Alto Tradimento. Com'è facile immaginare, vennero riconosciuti colpevoli e condannati a morte, con sentenza ad effetto immediato. Tutti i 35 prigionieri vennero giustiziati. Le loro teste vennero esposte sulle mura della città. Sulla sorte del giovane Goffredo, invece, le fonti sono divise: per alcuni fu anch'egli giustiziato con gli altri prigionieri, per altri invece fu ucciso direttamente sul campo di battaglia, appena catturato (addirittura sarebbe stato trafitto da un colpo di lancia da Napo Della Torre in persona che gli avrebbe lasciato giusto il tempo di dire il proprio nome). Fu una grave sconfitta per i Visconti; ma in realtà l'efferatezza dell'episodio contribuì a volgere l'opinione pubblica contro i Torriani. Il Seprio fu riconquistato dai Torriani in capo a pochi giorni, e così i ribelli Visconti furono costretti a spostare ancora più a Nord il punto da cui muovere l'attacco contro il territorio milanese - è per questo quindi che la nuova base ribelle fu spostata in Svizzera, nel Canton Ticino, a Giornico, da cui i Visconti riorganizzarono le proprie forze. Fu da lì, e dalla vicina Locarno, che i ribelli tentarono di riconquistare Arona, stavolta attaccando dal lago, con una flotta capitanata da Simone Orello (divenuto famoso tra i Milanesi col nome di Simone da Locarno) che riuscì a forzare il blocco torriano nella Battaglia di Germignaga; ma sul combattimento a terra i Milanesi sembravano imbattibili e Arona rimase in mano ai Della Torre, costringendo i Visconti a ripiegare definitivamente sull'attacco da Nord: il nuovo fronte si sarebbe spostato a Como ed è da lì infatti che partì l'ultima grande offensiva ribelle che culminò nella vittoria della Battaglia di Desio.

Fonte: Wikipedia

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