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venerdì 27 aprile 2012

VLAD TEPES III - L'IMPALATORE

Vlad III di Valacchia (Sighișoara, 2 novembre 1431 – Giurgiu, 16 dicembre 1476) fu voivoda (principe) di Valacchia: nel 1448, dal 1456 al 1462 e infine nel 1476. Figlio di Vlad II Dracul, era noto come Vlad Țepeș. Negli anni della caduta di Costantinopoli, combatté a più riprese contro l'avanzata dell'Impero ottomano nei Carpazi, provocando le ire del sultano Maometto II. Entrato in conflitto col Regno d'Ungheria, allora retto da Mattia Corvino, venne imprigionato nel 1462 dal sovrano ungherese e ritornò al potere dopo un decennio come suo vassallo. Venne ucciso in circostanze misteriose nel 1476. Vlad III nacque a Sighişoara nel 1431, nella zona sassone della Transilvania (Regno d'Ungheria). Tutt'oggi, la città ricorda i natali del principe con una lapide commemorativa apposta alle mura esterne dell’edificio ove si presume sia venuto al mondo. Il padre del nascituro, Vlad II Dracul, era allora in esilio presso i Sassoni di Transilvania mentre in Valacchia regnava il suo fratellastro Alexandru I Aldea, alleatosi ai turchi. Non si sa se al tempo della nascita di Vlad III suo padre risiedesse in Transilvania o presso la corte del basileus di Costantinopoli dove era stato inviato dall'imperatore Sigismondo.
Nel 1436, alla morte di Alexandru Aldea, Vlad Dracul divenne voivoda (principe) e prese corte a Târgovişte, nel palazzo fatto costruire dal capostipite della dinastia Drăculeşti, Mircea cel Bătrân. Mentre i rapporti tra Dracul ed il principe di Transilvania Giovanni Hunyadi peggioravano (circa 1437), il giovane Vlad raggiunse il genitore a Târgovişte, dove il voivoda aveva presso di sé il fratello maggiore di Vlad, Mircea. Poco dopo, Dracul si risposò con la vedova di Aldea che gli diede un terzo figlio, Radu cel Frumos. Bisognoso di alleati contro Hunyadi, onde mantenere l'indipendenza della Valacchia dal Regno d'Ungheria, Dracul si alleò con il sultano Murad II ma, almeno fino al 1442, riuscì a barcamenarsi tra ottomani ed ungheresi. Quando il giovane sovrano d'Ungheria, Ladislao, iniziò ad organizzare la crociata poi conclusasi con il disastro della Battaglia di Varna, Dracul si compromise.  Invitato ad Adrianopoli dal sultano, Dracul venne imprigionato e spedito a Gallipoli. Durante l'assenza di Dracul dalla Valacchia, Hunyadi spodestò Mircea II ed affidò il trono a Basarab II, della schiatta dei Dănești. Nel 1443 Dracul venne liberato e, appoggiato da truppe turche, riconquistò il suo trono. L'anno successivo (1444), in base ai pesanti accordi raggiunti con Murad, Dracul inviò al sultano in ostaggio i suoi figli: tenne accanto a sé Mircea ma consegnò Vlad e Radu. I due giovani Drăculești vennero educati dai turchi all'arte della guerra, alla logica ed alla fede musulmana, ma la loro situazione era abbastanza delicata: tre anni prima i figli del despota serbo Đurađ Branković erano stati accecati con dei ferri roventi perché sospettati di voler fuggire dalla loro prigionia. A peggiorare la situazione di Vlad e Radu contribuì il fratello maggiore, Mircea II, animato da chiari intenti di crociata anti-turca: Mircea partecipò infatti alla Battaglia di Varna (1444) e, nel 1445, strappò al sultano la rocca di Giurgiu, passandone a fil di spada la guarnigione turca. Lo stesso Dracul, dopo la sua indiretta partecipazione a Varna, dette ormai per spacciati i suoi figli. Nel 1447 Vlad Dracul e Mircea II vennero definitivamente eliminati da Hunyadi, che mise sul trono di Valacchia un altro Dănești, Vladislav II di Valacchia. Il sultano rispose alle pretese ungheresi sulla Valacchia liberando Vlad III e rispedendolo in patria (1448), mentre suo fratello Radu restava presso la corte degli ottomani e decideva di abbracciare la religione musulmana. Secondo alcuni studiosi, Radu sarebbe diventato amante dell'erede di Murad, il futuro Maometto II. 

L'origine del nome

Vlad III, come suo padre Vlad II, si unì all'Ordine del Drago (ordo draconis), creato nel 1408 dall'imperatore Sigismondo nella sua veste di Re d'Ungheria. Scopo dell'ordine era di proteggere la Cristianità e lottare contro i Turchi. Vlad II di Valacchia venne chiamato "Diavolo" (Dracul) e tale divenne il suo simbolo. Vlad III venne quindi chiamato Drăculea ("discendente del Dracul"), cioè "Figlio del Diavolo". Il suo epiteto più famoso fu però Țepeș ("l'Impalatore") causa la sua predilezione per questo tipo di supplizio nell'eliminazione dei suoi nemici e dei criminali che venivano puniti dal principe dolorosamente cioè impalati. Gli stessi turchi chiamarono Vlad Kaziglu Bey ("Principe impalatore" in Lingua turca) a partire dal 1550.

La tomba di Dracula

Non si conosce il luogo ove vennero inumati i resti di Vlad. La tradizione vuole che Dracula sia stato sepolto nel monastero di Snagov, su un'isola, nel bel mezzo di un lago situato a trentacinque chilometri a nord di Bucarest. Studi archeologici sul sito, avviati a partire dal 1932, portarono al rinvenimento dei resti di un cadavere dagli abiti sontuosi, in una cripta sotto il vecchio convento. Gli studiosi rumeni, allo stato attuale della ricerca, ritengono plausibile l'ipotesi che si tratti di ciò che resta di Vlad III di Valacchia. Ogni mattina i monaci del convento vanno a pregare sulla tomba a loro dire per far star buono l'impalatore, altre dicono che dopo aver sconfitto Vlad l Impalatore nel 1476 il sultano Mehmed II nascose la sua testa e la sua spada leggendaria in una prigione ai confini di Costantinopoli per impedirgli di tornare in vita.

Il castello di Dracula

Anche se il castello di Bran viene presentato ai turisti come il castello di Dracula, in verità questo castello venne costruito dai sassoni di Braşov. Il vero castello di Dracula, ora in rovina, è situato sulle rive dell'Argeş ed è la fortezza di Poenari.

Le torture

Lo strumento di tortura preferito da Vlad III fu l'impalamento. I metodi d'impalamento erano sostanzialmente due:

  • Il primo consisteva nell'uso di un'asta appuntita che trafiggeva il condannato all'altezza dell'addome per poi issarlo in alto. La morte poteva essere immediata o sopraggiungere dopo ore di agonia.
  • Il secondo metodo d'impalamento consisteva nell'utilizzo di un'asta arrotondata all'estremità che cosparsa di grasso veniva inserita nel retto della vittima che poi veniva issata e tenuta infilzata, il peso stesso del condannato faceva penetrare l'asta all'interno del corpo e la morte sopraggiungeva dopo anche due giorni di lenta agonia.

Dracula apprese questa forma di supplizio dai turchi, adattandola poi alle sue più specifiche richieste: creò metodi diversi per impalare i ladri, i guerrieri nemici, gli ambasciatori del Sultano, i traditori ecc. I ricchi venivano impalati stendendoli più in alto degli altri o facendo ricoprire l'asta d'argento. Per i mercanti fece incidere delle tacche sull'asta, al fine di aumentare il tempo dell'agonia. Nella città di Sibiu, nel 1460 Vlad Ţepeş fece impalare 10.000 persone, e cosparse alcuni corpi con miele per attirare ogni tipo di insetto. Le donne macchiatesi di tradimento nei confronti del marito venivano impalate davanti alla loro casa. Nel 1459, durante il giorno di san Bartolomeo, a Braşov, Dracula fece invitare a palazzo alcuni mercanti che avevano mostrato odio e disprezzo nei confronti della sua persona. Decise di farli saziare di cibo e, quindi, fece sventrare il primo e obbligò il secondo a mangiare ciò che il collega, ormai senza vita, aveva nello stomaco.
L'ultimo mercante venne fatto bollire e la sua carne fu data in pasto ai cani.Nel 1461 due ambasciatori del Sultano turco Mehmed arrivarono nel palazzo, poiché quella era l'occasione per Vlad III di fare la pace con il sultano Mehmed che era il suo nemico più potente e il cui impero musulmano poteva distruggere la Valacchia senza il minimo sforzo. Quando si prostrarono ai piedi di Vlad III chinarono la testa in segno di rispetto, ma non si vollero togliere il turbante perché rappresentava il simbolo della loro religione. Ma quel gesto fu fatale, perché era un segno di disprezzo per Dracula, che irritato da quel gesto, ordinò di inchiodare il turbante alla testa degli ambasciatori. Lo stesso Dracula amava assistere all'agonia dei suppliziati, tanto da prendere l'abitudine di banchettare in mezzo alle forche su cui erano gli impalati.

Fonte: Wikipedia

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