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giovedì 5 aprile 2012

LA BATTAGLIA DI MONTEPELOSO

La Battaglia di Montepeloso (oggi Irsina), è combattuta il 3 settembre 1041, a breve distanza dalle rive del fiume Bradano dai Bizantini contro gli alleati Normanni e Longobardi. Il Meridione in questo periodo è abitato da popolazioni che professano religioni eterogenee. La coesistenza fra Musulmani, Bizantini e Longobardi determina conflitti politici, strappi nel tessuto etnico, variazioni nella vita della società. Le popolazioni del Catepanato Bizantino d'Italia e della Campania conservano il Cristianesimo Romano. I Principi Longobardi amministrano Capua, Benevento e Salerno. Il Ducato di Sorrento e le Città Stato di Napoli e di Gaeta manifestano autonomia. I fedeli della Calabria praticano il Cristianesimo d'Oriente e gli Emiri Arabi dominano la Sicilia, con popolazione che pratica il Culto Islamico, e piccoli nuclei latini d'ispirazione Cattolica Romana.
Questa situazione favorisce la penetrazione dei Normanni, che hanno una forte coesione tra loro e sfruttano l'antagonismo fra i potenti. L'armigero Arduino di Milano, passato con i Normanni di Rainulfo Drengot, ha riunito Argiro (figlio di Melo di Bari), i cavalieri Normanni ed i fanti di Guglielmo d'Altavilla, Drogone d'Altavilla ed Umfredo d'Altavilla, il Longobardo Atenolfo di Benevento ed il cavaliere normanno Ugo Tutabovi contro il catapano Niceforo Dokeianos (o Dulchiano), che ha perduto la prima battaglia campale dell'Olivento ed è scampato alla morte. Ma un nuovo esercito Bizantino punta su una strategia diversa ed attacca ancora le truppe di Guglielmo Altavilla: si combatte allora la battaglia di Canne, sulla collina detta Montemaggiore. Un esercito con 18mila Bizantini, comandati dal catapano Michele, affronta i mercenari comandati da Atenolfo, con i Longobardi e duemila Normanni, che sconfiggono definitivamente i Bizantini. Il catapano Michele, ripara a Bari, ove attende l'arrivo di nuove truppe. Il contingente Normanno rientra a Melfi ed ottiene il possesso dell'intera regione compresa tra la valle dell'Ofanto, il Biferno e Matera. I normanni s'impadroniscono di Lavello, Matera, Genzano, Venosa e Gravina. La vittoria spinge altre popolazioni a sollevarsi e conferisce Ascoli Satriano, come feudo di Guglielmo Fortebraccio, primogenito di Tancredi d'Altavilla (il quale morirebbe proprio in questo periodo). Le notizie delle continue sconfitte arrivano a Costantinopoli, ove il Basileus richiama Dulchiano e lo trasferisce in Sicilia, ed invia nell'Apulia il nuovo catapano Exaugusto Bojiannes, figlio di Basilio secondo, con la speranza che ripeta le gesta del padre. Egli progetta di accerchiare a Melfi i Normanni ed i Longobardi; invece il Principe di Benevento spera di allargare i propri possedimenti ed invia nuove truppe. L'esercito Bizantino è guidato dal nuovo catapano Augusto Bugiano (Exaugustus Boioannes); le forze normanne sono comandate da Atenolfo, fratello del Principe di Benevento, che coordina anche i militari Longobardi. I cavalieri normanni sono guidati da Guglielmo d'Altavilla e da Argiro. Gli ufficiali Bizantini puntano sui rinforzi arrivati dall'Apulia, dalla Calabria e dalla Sicilia. I Normanni escono da Melfi e si accampano sul monte Siricolo. Tengono una posizione favorevole su un rialzo ed appaiono meglio equipaggiati. Si combatte, così, nel giro di sei mesi, la terza battaglia, più impegnativa delle precedenti dell'Olivento presso Canne e di Montemaggiore, a breve distanza dal fiume Bradano, presso Montepeloso. La Battaglia di Montepeloso dura un giorno (il 3 settembre 1041). I Normanni lanciano la prima carica, mentre i Greci accusano il colpo e cadono a centinaia. Guglielmo d'Altavilla è infermo, ma lascia la sua tenda, posta sopra una altura, e si lancia nella mischia. Secondo il cronista Guglielmo di Puglia, i cavalieri guidati dallo stesso Guglielmo e da Argiro, combattono con valore e sbaragliano le forze Bizantine. I normanni annientano le truppe che provengono dalla Sicilia, accorse in aiuto del catapano. Tra queste militano i soldati della Macedonia e della Calabria ed un gruppo di mercenari Pauliciani: il teologo nota come costoro pratichino un'antica eresia dell'Oriente, con una diversa dottrina sulla persona di Cristo ed un particolare modo di farsi il segno della Croce, con un unico dito. Secondo lo storico Giuseppe De Blasiis, l'eroe della battaglia è Gualtiero, figlio del conte Amico, al seguito della casata Altavilla (con cui è imparentato). I bizantini vengono ricacciati dalle truppe Normanne, che risultano vincenti e pertanto, la città passa sotto il dominio Normanno. In seguito alla Battaglia di Montepeloso, anche la città di Acerenza cade nelle mani dei nuovi dominatori. I Normanni catturano Augusto Bugiano, lo trasferiscono a Melfi insieme con le insegne bizantine e poi a Benevento lo consegnano ad Atenolfo. Ma il longobardo rilascia in modo segreto lo stesso Augusto Bugiano e lo riconsegna ai Greci di Bari dopo il pagamento di un riscatto. Poi, in vista della stagione invernale, ritorna da Melfi a Benevento, con l'intento di riprendere le operazioni durante la primavera successiva. Egli, però, commette la leggerezza di tenere per sè tutto il riscatto ottenuto per la liberazione del catapano. Atenolfo tratta, di fatto, i Normanni come mercenari, invece essi si aspettano di dividere sia il bottino, sia la taglia incassata. Avviene, per questo motivo, una frattura definitiva. Egli si trattiene a Benevento e tradisce, così, la fiducia dei Normanni e pare che si accordi con l'Imperatore d'Oriente. Secondo la cronaca di Amato di Montecassino, Tristaino, cavaliere al seguito della casata Altavilla nel territorio del Vulture, è il primo Conte normanno di Montepeloso, una delle dodici baronie di cui si compone la neonata Contea di Puglia. Gualtiero, invece, diventa Signore di Civitate, città fortificata, che sorge sul torrente Candelaro. La Baronia comprende un territorio della Capitanata. Ciò avviene tra settembre 1042 e l'inizio del 1043.

Fonte: Wikipedia

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