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venerdì 17 febbraio 2012

IL CONCILIO DI BASILEA E IL NUOVO SCISMA

l Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze fu convocato da Papa Martino V nel 1431 (l'ultimo anno del suo
pontificato), in applicazione del decreto del Concilio di Costanza (il decreto Frequens), che prevedeva la
tenuta periodica di un concilio della Chiesa cattolica (la Svizzera, all'epoca, era cattolica).

A Basilea

I padri conciliari, ancora traumatizzati dal ricordo dello scisma d'occidente, tuttavia già regolato dal recente
Concilio di Costanza, propendevano in maggioranza per la superiorità delle decisioni del Concilio sul Papa
(conciliarismo), novità ecclesiologia dedotta da un'errata interpretazione del concilio di Costanza, che era
stato convocato d'urgenza per dare una tempestiva risposta allo scisma. 
Il successore di Martino V, Eugenio IV (1431-1447), giudicando tale propensione verso il conciliarismo in contraddizione con la tradizione della Chiesa, trasferì il concilio dalla Svizzera all'Italia, a Ferrara, nel 1438. I conciliaristi restati a Basilea tentarono, spalleggiati dalle Università, di schierare la Chiesa contro il Papa, proclamando decaduto Eugenio IV ed eleggendo in sua vece un antipapa, il duca di Savoia Amedeo VIII sotto il nome di Felice V: si era giunti al piccolo scisma d'Occidente, che venne ricomposto solo dieci anni dopo, durante l'ultima sessione a Losanna, nel 1449 con la spontanea deposizione della tiara da parte di Amedeo.

A Ferrara

In Italia arrivò una nutrita delegazione bizantina, per trattare la riunione delle Chiese latina ed ortodossa
come premessa per l'aiuto occidentale a Costantinopoli e all'impero bizantino ormai assediato dai turchi
ottomani. Facevano parte della delegazione l'imperatore Giovanni VIII, suo fratello Demetrio, il patriarca di
Costantinopoli Giuseppe II e un numero imprecisato di vescovi, dotti e teologi. La sede di Ferrara venne
abbandonata durante uno stallo dei lavori, soprattutto per problemi logistici e per l'arrivo della peste in
città.

A Firenze

Su pressione di Cosimo il Vecchio nel 1439 il concilio venne trasferito a Firenze. Il capostipite dei Medici
presiedette alla riunificazione fra la chiesa latina, rappresentata da Papa Eugenio IV, e quella bizantina,
rappresentata dall'Imperatore Giovanni VIII e dal patriarca Giuseppe. La riunificazione sarebbe dovuta
avvenire sul piano dogmatico e disciplinare, ma si sarebbero dovute mantenere le differenze sul piano
liturgico secondo quella differenza che sarà costante in tutti i tentativi di chiese Uniate.

Risultati e conseguenze

In realtà, questo accordo rimase in buona parte solo sulla carta. Fu più che altro il tentativo disperato
dell'imperatore bizantino di ottenere aiuto dall'Occidente in vista dell'assedio sempre più stretto dei turchi.

Tratto da "Storia della Chiesa - volume I", Giacomo Martina, Morcelliana

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