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giovedì 20 dicembre 2012

FRANCESCO DE PAOLA, PROFETA DELL'ULTIMA RELIGIONE

Ebbe grande fama di profeta anche Francesco di Paola, il santo tau­maturgo formatosi nella solitudine della vita eremitica in una selvag­gia forra calabrese, dove in gara di umiltà con il suo grande omonimo di Assisi fondò l'ordine dei frati «minimi». Gli si attribuiscono mira­coli spettacolari, come l'attraversamento dello stretto di Messina sul proprio mantello, per il quale è considerato patrono dei marinai italia­ni. Spezzò una volta una moneta d'oro dalla quale sgorgò sangue, sotto gli occhi di Ferrante d'Aragona, re di Napoli, per mostrargli quanto fossero inique le tasse che imponeva ai propri sudditi. Non faceva mistero, nonostante il suo carattere schivo, dei suoi poteri divinatori, indirizzati nelle sue intenzioni a fare luce sul futuro della Chiesa. «Mi è concesso spirito di profezia», scriveva il 5 feb­braio 1482 al nobile Simone di Limena, signore di Spoleto, «e dire spesso cose meravigliose da venire sopra il fatto della riformazione della Santa Ecclesia dell'Altissimo».
Profetizzò l'avvento di un'era di rigenerazione, nella quale «non potrà più essere al mondo niuno signore che non sia dell'ordine della sancta milizia dello Spiritu Sancto». La profezia non riguarda la nascita di un nuovo ordine cavalieresco, come alcuni pretesero, tratti evidentemente in inganno dal fatto che in essa si fa cenno a una fra­tellanza di «cavalieri armigeri, sacerdoti solitari e ospitalieri piissimi», che erano le qualità ricorrenti nei monaci guerrieri di un tempo, come ad esempio i templari. Riprende piuttosto il messaggio dell'Apocalisse sul giudizio finale, nel corso del quale si salveranno coloro che sono segnati dal Signore. Si legge infatti nella profezia che i signori di questa milizia «porte­ranno il segno di Dio vivo in petto ma molto più nel cuore». Tale segno però «non sarà concesso che a quelli che hanno da essere salvi e electi». Non c'è dubbio, quindi, che per questo suo chiarimento Francesco di Paola debba essere collocato tra i veggenti apocalittici più aderenti alla rivelazione di Giovanni. L'ordine a cui fa riferimento, infatti, sarà «il gran fondatore di una nuova religione [l'ultima religione, come sottolinea più avanti] la quale distruggerà la setta maomettana, estirperà gli eretici e tutti i tiranni del mondo, piglierà per forza d'armi un grande regno e farà un ovile e un solo pastore, e indurrà il mondo a un vivere santo e regnerà fino alla fine dei secoli». È questo, in tutta chiarezza, il regno della promessa che rende salvifico il messaggio dell'Apocalisse di Giovanni e dei suoi epigoni. Chiaro è il cenno agli eletti che vi con­fluiranno, chiaro il riferimento alla sua durata eterna, chiarissimo l'annuncio della conversione universale all'unica religione, anche se crudelmente rappresentato senz'alcuna misericordia - com'era, del resto, nello stile dell'epoca - per la «setta maomettana» e per gli ere­tici tutti. Giunto a questo traguardo di pace, scrive Francesco in una delle sue lettere profetiche, il mondo intero «non avrà che dodici re, un impe­ratore e un papa e pochissimi signori, e questi saranno tutti santi». Espressa così semplicemente questa sua visione armonica della società umana, retta da tanti governanti quanti furono gli apostoli, equamente sottoposti ai supremi detentori di autorità divina e tempo­rale, il santo innalza un fervido ringraziamento al Signore per essersi degnato di dargli «spirito profetico con grandissime profezie, non oscure come agli altri suoi servi». Non ha dubbi nella «soavità di divino amore» che tali rivelazioni susciteranno in quanti «si diletteranno a leggerle spesso e prenderne copia con grandissimo fervore, che tale è la volontà dell'Altissimo». Francesco di Paola profetizzò con tre mesi di anticipo la propria morte, ritirandosi ad attenderla in una cella dove lo colse il 2 aprile 1507, a novantuno anni di età. Rimase senza sepoltura per undici giorni, emanando un delicato profumo di fiori.

Fonte: Le Grandi Profezie, Franco Cuomo, Newton & Compton

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