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mercoledì 26 dicembre 2012

A FERENTILLO IL TESORO DEI TEMPLARI?

L’appassionata e accurata indagine è dello storico Giovanni Tomassini che è partito nella sua avventura dalla Chiesa di Santa Maria di Ferentillo, dove ha trovato una serie di simbologie massoniche e templari che vanno ben oltre le semplici coincidenze. Da lì ha via via rintracciato simboli, misteri, segreti e reliquie in tutta la zona della Valnerina, arrivando a formulare una teoria che sta interessando appassionati di tutta Italia. E che ha vergato con una prosa degna di un grande scrittore nel libro «Gli ultimi custodi del tesoro templare» (Atanor editrice), dove la storia oltre ad affascinare sorprende. Nel saggio c’è la nuova e insospettata pista italiana, che conduce al minuscolo villaggio umbro di San Mamiliano che intreccia la Valnerina con Rennes le Chateau e Santiago di Compostela, collega passi della Divina Commedia, Cristoforo Colombo, la storia dei Templari e la famiglia Cybo. Da quest’ultima proveniva Giovambattista Cybo, ovvero Innocenzo VIII, Papa che finanziò Colombo nel suo viaggio oltreoceano. Con un atto rinunciò alle sue rendite derivanti dalla Basilica di San Giovanni per mettere le mani su San Mamiliano. Forse alla ricerca di quel tesoro trasportato nei carri partiti da Parigi nel 1307: «Ferentillo - racconta l’ingegnere e storico Giovanni Tomassini - era una tappa dell’immenso sistema viario templare: era il crocevia del passaggio tra la Flaminia e la Salaria. Ad un giorno di cammino da Spoleto, Terni, Monteleone di Spoleto, Rieti e due da Posta sulla Salaria. Tappa obbligata, relativamente facile, per i pellegrini che dalla Toscana volevano raggiungere la costa Adriatica del Sud. Stazione di confine tra lo Stato della Chiesa e il Regno di Napoli. Tuttora la vecchia dogana è ancora visibile , con i suoi stemmi, presso la località del Salto del Cieco». E fondamentale è il ruolo della chiesetta di Santa Maria punto focale del suo libro: «Ex tempio pagano dedicato alla Grande Dea Madre - continua Tomassini - ricostruito dalla famiglia Cybo, parallelamente al tempio Malatestiano di Rimini, rappresentava una chiesa eretico-pagana per il culto cristiano». Poi c’è il «tesoro» che si trova a San Mamiliano e che è custodito dagli stessi abitanti. «Decine di reliquie - dice ancora Tomassini - tra cui la santissima croce, reliquie, un calice d’oro, ostensori d’argento decisamente in contrasto con il luogo e la sua realtà economica. Tali risorse debbono trovare quindi una loro genesi all’esterno della oggettività locale e di cui, nel libro, suggerisco un’ipotesi. I custodi, abitanti di San Mamiliano gente meravigliosa che custodisce nel segreto queste meraviglie e non si fa scrupolo a negarti persino l’evidenza, salvo mostrarti, dopo anni, parte di esse quando meno te lo aspetti».

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