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martedì 11 dicembre 2012

ARALDICA MEDIEVALE 10: I SOSTEGNI

Un proverbio popolare reciterebbe “sacco vuoto non sta in piedi”, e viene talvolta assegnato anche a uno scudo senza sostegni. Io trovo poco elegante questo modo di dire; ma in parte rispetta la verità dell’uso. Spesso (e questa è quasi prassi nell’araldica dei Paesi del Nord Europa), le armi vengono accompagnate da decorazioni esterne simboliche che costituiscono una bella decorazione o illustrazione. Nel Medioevo, il cavaliere durante un intervallo del combattimento o del torneo, passava il suo scudo a un valletto o a uno scudiero. In caso questi non fossero stati disponibili, egli lo poggiava allora ad una palizzata, a un paletto, a un albero. Talvolta veniva addirittura appeso a un ramo. Ed è questo poggiare o consegnare che viene ricordato araldicamente, a partire dal XIV secolo, con la figura del tenente e del sostegno che viene affiancato alle armi. Le figure erano inizialmente solo decorative, e servivano agli incisori per riempire i vuoti fra le armi raffigurate sui sigilli, e i testi delle lettere e dei diplomi. Essendo disegni di fantasia, essi potevano cambiare ogni volta che cambiava il decoratore o quando si voleva dare rilievo a un elemento particolare della famiglia. Si disegnava così una immagine particolare. Per esempio, per mettere in rilievo il ruolo o l’eredità del padre o della madre, si riproduceva l’immagine di un uomo o di una donna, ovviamente in vesti sontuose. E’ necessario fare una considerazione a proposito di questa parte delle armi. Tecnicamente si dice sostegno o tenente (dal francese) la figura che rappresenta un uomo o un essere animato. Supporto, quella che raffigura un oggetto o una cosa come un albero. Non era necessario che i sostegni fossero obbligatoriamente due; anzi nel Medioevo si ritrovano spesso scudi accollati ad uno solo: un angelo, un grifone, un leone, un cervo, e persino una dama, come si usò in Germania. In un primo tempo queste decorazioni occupavano uno spazio molto rilevante nella illustrazione di uno stemma. Ma questo accadeva, generalmente, perché lo stesso supporto, oltre ad essere utile per i motivi pratici che necessitavano di colmare i vuoti, costituiva una parte riconoscibilissima della storia familiare. Esempio classico quello degli angeli per la Casa d’Angiò, il ramo cadetto dei Capetingi che occupò anche i Troni di Sicilia, di Gerusalemme e d’Ungheria. La facile assonanza delle parole Angiò e angelo, faceva ricordare lo stemma parlante del Ducato che era stato assegnato alla famiglia del famoso Re Carlo, fratello di S.Luigi IX Re di Francia, prima che colui poi designato come sovrano in Italia sposasse l’erede dei Conti di Provenza. Il Conte di Fiandra che portava nelle armi un grifone rampante, ebbe invece come sostegno un grifone seduto e alato, indossante un elmo crestato, ossia un cimiero che, nel suo caso, rappresentava ancora una volta le insegne delle armi. Come per gli Angiò, non mancarono altri sostegni parlanti; così per gli Handcock inglesi, baroni di Castlemaine che come tenenti ebbero un gallo (cock) e un leone. Nei Paesi nordici l’elmo sul sostegno divenne presto una regola, e fu costantemente disegnato in Germania (ma non in Inghilterra o in Russia) su tutte queste figure. Oltre al leone, al grifone, al cervo, fra i sostegni ritroveremo anche esseri molto più inconsueti e fantasiosi su cui divenne espertissima l’araldica inglese: cani, cigni, cicogne, pellicani, falchi, pesci, cavalli, arieti, porcospini, lupi, volpi, orsi, elefanti, rinoceronti, scimmie, unicorni, e poi uomini primitivi con la clava, monaci, cavalieri, lanzichenecchi, granatieri. In un Regno tradizionalmente marittimo, ritroveremo anche come sostegni Nettuno coronato armato di tridente e di ancora, tritoni, il leone marino (Hood baroni di Bridport), sirene, marinai. I tenenti vennero arricchiti con infinite variazioni: le stesse crocette o i gigli o i pali che si ritrovavano negli stemmi rivestirono il corpo di leoni o cavalli, come nel Medioevo i gigli costellavano vestiti e mantelli; una corona sulla testa anche nel caso di animali; un collare riproducente le armi della famiglia (così i baroni Basset di Stratton inglesi); una corona al posto del collare; una stella sul collo; una grata pendente dal collo; una rosa tenuta in bocca da un cervo (i baroni Brougham and Vaux), una bandiera. Più tardi i sostegni porteranno addirittura al collo decorazioni o i nomi dei luoghi in cui il più famoso antenato si distinse in battaglia. I sostegni sono stati sempre meno usati in Italia e in Portogallo. Ma anche in Inghilterra esistono molte famiglie nobili che non li hanno mai avuti nelle proprie armi.

Articolo di Carmelo Currò Troiano. Tutti i diritti riservati

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