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giovedì 20 dicembre 2012

ARALDICA MEDIEVALE 11: LA BANDIERA

La bandiera è di uso antichissimo, e in alcune sue forme era già stata adottata nell’antichità, come segno di collegamento tra i soldati in battaglia o in marcia; o gruppi di persone e comunità che si spostavano. Ovviamente era necessario che questo segno fosse in qualche modo distintivo di quanti vi si riconoscevano, e che quindi fosse innalzata quale emblema una figura già presente nella cultura di origine, come un colore o un antico animale totemico. Si pensi agli animali venerati dai popoli italici pre-romani come il picchio (picus, che diede il nome a Piceni e Picentini) o il lupo (hirpus, da cui si denominarono gli Irpini). E’ questo il motivo per cui nella scelta dell’emblema si poneva un essere forte o beneaugurante, come il leone, il drago, l’aquila. Secondo Senofonte, i Persiani avevano l’aquila nei loro stendardi, così come i Romani sotto il consolato di Mario e l’Impero; mentre i Goti preferirono un’orsa. Lo stendardo fu comunque un segno precipuamente militare e possiamo identificarlo con il vessillo. Successivamente, fra le diverse tipologie di bandiera, si distinsero i pennoni, ossia quei segni stretti e lunghi che si ponevano sulle lance e sulle aste in battaglia; e gli orifiamma, ossia la bandiera quadrata, di color rosso e frangiata d’oro, insegna di guerra degli antichi Re franchi. In origine, però, al suo centro c’era proprio il disegno di una fiamma, e fu segno così diffuso che lo ricorda anche Dante nel XXXI canto del Paradiso quando parla della “pacifica orifiamma/ nel mezzo s’avvivava, e d’ogni parte/ per egual modo allentava la fiamma”. Il gonfalone fu invece bandiera quadrata ma con gli orli scaccati che portava al centro lo stemma del comune che lo usava. Più tardi, i sovrani usarono le bandiere dei nemici sconfitti quale ricompensa per i loro capitani più coraggiosi. Questi allora furono soliti assumere nelle loro armi gli emblemi avversari o usarli come ornamento esterno degli stemmi. Ovviamente il numero di questi nuovi simboli araldici divenne presto alto in caso dei più valorosi comandanti e delle famiglie più illustri, tanto che gli spagnoli Cordova di Comares ebbero intorno alle loro armi ben 64 bandiere strappate al nemico. In araldica le bandiere sono state spesso collocate intorno allo stemma principale oppure portate dai tenenti o sostegni (come nel caso del Regno di Hannover o del Comune di Bruxelles) o ancora vengono fatte spuntare dall’elmo, come i sei orifiamma che decorano le armi della famiglia olandese Polman Gruys. In tutti questi casi le bandiere sono speculari, ossia lo stesso numero c’è sia a destra che a sinistra, e le insegne sventolano ai lati opposti, secondo un’immagine di grande bellezza decorativa. Talvolta le bandiere hanno solo un colore che riprende quello delle figure araldiche o del campo dello stemma (come per gli olandesi Baud), più spesso ripetono lo stesso stemma. Le bandiere che escono dai cimieri (come per quelle del Duca di Wellington, degli Schwarzemberg austriaci Principi del Sacro Romano Impero o degli svedesi Conti Sparre), sono da considerarsi parte del cimiero (o cresta). In Inghilterra si usano anche le bandiere di alleanza: due vessilli posti al lato dello scudo, su cui si disegnano le armi delle famiglie parenti o si scrivono i loro cognomi. 

Articolo di Carmelo Currò Troiano. Tutti i diritti riservati

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