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lunedì 26 maggio 2014

STORIA DELL'IMPRONTA DI EDESSA - 2

Cosroe INell’anno 544 il re di Persia Cosroe Nirhirvan era risalito sino alla Turchia ed aveva posto sotto assedio l’antica città di Edessa. Gli abitanti erano spaventati soprattutto per una formidabile struttura di legno che il re aveva fatto costruire tutt’intorno alle sue poderose mura, che più volte essi avevano tentato invano di mettere fuori uso. Quando l’opera era quasi terminata, spinti dalla disperazione, gli Edesseni avevano tratto fuori dal suo santuario l’oggetto che ritenevano più sacro al mondo: era quell’immagine non fatta da mano d’uomo che Dio stesso aveva voluto imprimere, e che secondo l’antica opera nota come la Doctrina Addai Gesù aveva inviato al re Abgar V perchè guarisse dalla sua malattia. L’avevano portata in un condotto che si erano scavati vicino al bastione nemico e poi l’avevano cosparsa d’acqua, come si faceva per ottenere acqua santa per benedire il popolo. Questo è un dettaglio molto importante, che va notato: gli abitanti di Edessa erano sicuri che l’immagine sacra fosse indelebile e non fatta da colori, altrimenti non l’avrebbero mai imbevuta d’acqua. Bagnare un dipinto significa danneggiarlo irreparabilmente; invece, secondo lo storico bizantino Evagrio (536-594), l’immagine tessile veniva comunemente bagnata per ricavarne acqua santa. Questo dettaglio fa venire in mente proprio la sindone di Torino, che come già detto porta l’immagine doppia, anteriore e posteriore, di un uomo crocifisso. Tale immagine è indelebile, non è stata dipinta né è dovuta a colore.

Articolo per gentile concessione della dott.ssa Barbara Frale

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