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mercoledì 21 maggio 2014

IL VOLTO DI UN UOMO PALESTINESE

File:Cefalu Christus Pantokrator cropped.jpg

Verso l’anno 370 Eusebio di Cesarea morì: fu una grande perdita per la teologia e la storia, però dette modo a idee nuove di svilupparsi con maggior libertà. I tempi del resto erano molto cambiati, e quel rischio di cadere nell’idolatria che aveva preoccupato Eusebio ormai appariva lontano. Il cristianesimo era diventato religione lecita da sessant’anni, chiunque volesse poteva accostarsi al nuovo credo facendo il catechismo nel modo giusto e senza preoccupazioni. Esisteva una gerarchia di vescovi stabile su quasi tutto il territorio dell’impero, e una Chiesa fatta di preti e diaconi che assicuravano alla gente la necessaria cura delle anime. Anche l’ultimo sussulto del paganesimo, riportato in auge in modo violento dall’imperatore Giuliano l’Apostata (361-363), non era stato che una fugace meteora. L’imperatore Teodosio (379-395) avrebbe reso il cristianesimo religione di stato. Promossa dal nuovo clima, l’affascinante visione di Atanasio ritornò in auge. Grazie anche ad alcune scelte coraggiose, si aprì un’epoca nuova che riscopriva e valorizzava moltissimo la dimensione fisica di Cristo. Il ritratto realistico di Gesù come uomo palestinese si sarebbe preso la sua rivincita soppiantando per sempre quello del Cristo-Sole dal sapore vistosamente e rischiosamente pagano.

Articolo per gentile concessione della dott.ssa Barbara Frale

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