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martedì 3 giugno 2014

L'IMBARAZZO DELLA SINDONE


Nel 1969 monsignor Giulio Ricci si appassionò alla questione sindonica e sviluppò uno studio in merito approfondendo l’analisi sotto l’aspetto dell’anatomia. Ne risultò che il ritratto “bizantino” di Cristo contine tutte le particolarità somatiche del volto sindonico, cosa strana che non avrebbe dovuto succedere perché molte di esse (come la colatura di sangue sulla fronte o gli zigomi asimmetrici) derivano da contusioni o ferite che certo non sarebbero mai state su un ritratto normale di Gesù vivo. Ricci provò a ricostruire l’aspetto concreto dell’uomo avvolto nella sindone con tutte le ferite e il sangue colato: se accostata all’icona di Cristo del Monte Sinai, la ricostruzione tratta dalla sindone mostra una somiglianza impressionante. Certo il Gesù del Sinai ha il volto disteso e leggermente sorridente, gli occhi aperti e sereni, i capelli ben pettinati e trattenuti indietro sulle spalle: sappiamo dalla sindone che l’uomo avvolto nel telo portava i capelli legati sulle spalle come da una specie di coda, ma durante i maltrattamenti quel nodo si disfece in parte e le ciocche sul davanti si sciolsero, restando invece legate solo quelle centrali corrispondenti alla nuca. Inoltre ha varie zone del volto tumefatte per via delle percosse subite. Vedere questi due ritratti così accostati, momenti diversi di una storia ben nota, provoca una forte emozione ma anche un certo senso d’imbarazzo, perché ci si sente come completamente messi a nudo e privati di qualunque schermo: forse è per evitare questa sensazione che molte persone, persino studiosi della Scrittura, non vogliono che si tocchi il tasto della sindone come reperto autentico ma preferiscono piuttosto lasciarla galleggiare in un limbo di fumose ipotesi. 

Articolo per gentile concessione della dott.ssa Barbara Frale

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