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giovedì 12 giugno 2014

STRALCIO IN ITALIANO DELLA "DONAZIONE DI COSTANTINO". A MARGINE LA VERSIONE IN LATINO INTEGRALE DEL TESTO




1 Nel nome della Santa e indivisibile Trinità, dei Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo.
L'imperatore Cesare Flavio Costantino [...] al santissimo e beatissimo padre dei padri Silvestre, vescovo di Roma e papa, e a tutti i suoi successori che siederanno come pontefici nella sede del beato Pietro fino alla fine dei tempi, e anche a tutti i reverendissimi e cari a Dio vescovi cattolici e ai soggetti della sacrosanta Chiesa Romana in tutto il mondo, mediante questa nostra imperiale costituzione, ora e per sempre nei tempi a venire [...]

Vogliamo che voi sappiate, come già esprimemmo nella nostra precedente prammatica sanzione, che ci siamo allontanati dal culti degli idoli, dei vuoti simulacri e dei turpi oggetti, dalle diaboliche macchinazioni e da ogni pompa di Satana e siamo giunti alla pura fede cristiana, che è vera luce e vita eterna, credendo conformemente a quanto ci insegnò il nobile sommo padre e dottore nostro Silvestre papa: in Dio padre, onnipotente creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili, e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, signore Dio nostro, per mezzo del quale tutte le cose furono create, e nello Spirito Santo, Signore e apportatore di vita a tutte le creature [...].

5 Questa è la nostra fede ortodossa rivelataci dal beatissimo padre nostro Silvestre sommo pontefice. E dunque esorto ogni popolo e tutte le nazioni a osservare questa fede [...].

11 [...] Abbiamo giudicato utile, con tutti i nostri magistrati e con tutto il senato, con gli ottimati e tutto il popolo romano sottoposto al nostro impero glorioso, che, come San Pietro appare costituito
in terra quale vicario del figlio dì Dio, così i pontefici, che fanno le veci dello stesso principe degli apostoli, ottengano, concesso da noi e dalla nostra imperiale potestà, un potere sovrano più ampio di quello che è concesso alla terrena mansuetudine della nostra imperiale serenità, scegliendo che lo stesso principe degli apostoli e i suoi vicari siano nostri saldi patroni presso Dio. E, per quanto è possibile alla nostra terrena imperiale potestà, abbiamo deciso di onorare la sua sacrosanta chiesa romana con la dovuta venerazione, e di esaltare gloriosamente, più del nostro impero e del nostro trono terreno, la santissima sede di San Pietro, assegnandole potestà, gloria, dignità, forza e onori imperiali.

12 Pertanto decretiamo e sanciamo che essa tenga il primato sia sulle quattro principali sedi di Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, sia su tutte le chiese di Dio esistenti su tutta la terra; e che ogni pontefice della Santa Romana Chiesa sia il più alto e principale di tutti i sacerdoti, e che secondo il suo giudizio siano regolate tutte le cose che attengono al culto di Dio e servono a rendere salda la fede dei cristiani. È infatti giusto che la legge santa abbia la capitale del suo dominio là dove il creatore delle sante leggi, il nostro Salvatore, dispose che San Pietro avesse la cattedra del suo apostolato, dove egli, affrontando il supplizio della croce, bevve il calice della morte beata e imitò il suo maestro e signore; e che le genti chinino il capo confessando la fede di Cristo là dove il loro dottore, l'apostolo San Paolo, ebbe la corona del martirio porgendo il collo [alla spada]

13 Vogliamo che il popolo di tutte le genti e nazioni in tutta la terra sappia che nel nostro palazzo del Laterano noi abbiamo costruito dalle fondamenta, in onore del Salvatore nostro, il Signore Dio Gesù Cristo, una chiesa coi battistero e che noi stessi abbiamo portato sulle nostre spalle dodici corbe del materiale di scavo delle fondamenta, a imitazione del numero dei dodici apostoli. Questa chiesa noi abbiamo decretato che sia proclamata, venerata, onorata ed esaltata come capo e vertice di tutte le chiese esistenti nel mondo, così come abbiamo stabilito con un altro nostro imperiale decreto. Abbiamo altresì edificato chiese in onore dei santi Pietro e Paolo, principi degli apostoli, arricchendole d'oro e d'argento, e in esse abbiamo riposto con grande onore Ì loro santissimi corpi, facendo costruire per essi sarcofagi d'ambra, il più resistente dei materiali, e su ognuno di questi sarcofagi abbiamo fatto porre una croce d'oro purissimo con incastonate gemme preziose, fissandole con chiodi d'oro. Queste stesse chiese, affinchè si possa provvedere al decoroso mantenimento delle lampade, abbiamo dotate di beni fondiari e dì altre ricchezze, e con nostro sacro ordine imperiale abbiamo a esse concesso generose donazioni sia in oriente che in occidente, e anche nelle regioni settentrionali e meridionali, cioè in Giudea, in Grecia, in Asia, in Tracia, in Africa e in Italia, disponendo che esse siano amministrate dal nostro beatissimo padre il pontefice Silvestre e dai suoi successori.

14 Si rallegrino dunque con noi il popolo tutto e le nazioni d'ogni stirpe del mondo intero: tutti quanti vi esortiamo a render grazie senza fine, insieme a noi, al nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo, poiché è Dio in persona, nell'alto dei cicli e qui sulla terra, che, visitandoci per mezzo dei suoi santi apostoli, ci fa degni di assumere il santo sacramento del battesimo e di recuperare la salute del corpo.
Ragion per cui concediamo agli stessi santi apostoli, miei signori, i santi Pietro e Paolo, e per loro tramite anche al beato padre nostro Silvestre, sommo pontefice e papa universale della città di Roma, e a tutti i pontefici suoi successori che siederanno nella sede di Pietro sino alla fine del mondo, e immediatamente consegniamo, il nostro imperiale palazzo del Laterano, che è il più illustre e onorato di tutti i palazzi del mondo, e poi il diadema, cioè la corona del nostro capo, e, insieme, il berretto e il superomerale, ossia la fascia che suole circondare il collo dell'imperatore, e, ancora, la clamide purpurea e la tunica scarlatta e tutte le vestì imperiali, la dignità di cavalieri imperiali, gli scettri imperiali e, insieme, tutte le insegne, le bandiere e i diversi ornamenti imperiali, e ogni prerogativa dell'eccellenza imperiale e la gloria del nostro potere.

15 Vogliamo che tutti i reverendissimi sacerdoti, che servono la medesima santissima Chiesa Romana nei loro vari gradì, abbiano la distinzione, potestà e preminenza di cui gloriosamente si
adorna il nostro illustre senato, che diventino cioè patrizi e consoli e siano insigniti di tutte le altre dignità imperiali. Decretiamo che il clero della santa Romana Chiesa sia ornato come l'esercito imperiale. E come la potenza imperiale si circonda di ufficiali, ciambellani, servitori e guardie d'ogni genere, così vogliamo che anche la Santa Romana Chiesa ne sia adornata. E perché magnificamente rifulga l'onore del pontefice, decretiamo anche questo, che il clero della Santa Romana Chiesa adorni i suoi cavalli con finimenti e gualdrappe di candidissimo lino e così cavalchi. E come i nostri senatori portano calzature di pelo di capra, bianche, così le portino anche i sacerdoti, perché le cose terrene siano adorne come le celesti, a gloria di Dio.

16 Diamo inoltre autorità al nostro santissimo padre Silvestre e ai suoi successori di ordinare chiunque desideri diventare chierico di sua propria scelta, e di aggiungerlo al numero dei religiosi. Nessuno agisca con arroganza riguardo a ciò. Abbiamo anche deciso che egli e i suoi successori portino il diadema, cioè la corona d'oro purissimo e preziose gemme, che dal nostro capo gli abbiamo concessa. Ma poiché lo stesso beatissimo papa non volle portare una corona d'oro sopra la corona del sacerdozio, che porta a gloria di san Pietro, noi con le nostre mani abbiamo posto sui suo santo capo una tiara brillante di candido splendore, simbolo delle Risurrezione del Signore, e per reverenza a san Pietro gli tenemmo le briglie del cavallo, compiendo per lui l'ufficio di staffiere: stabiliamo che anche tutti i suoi successori uno per uno portino in processione la stessa tiara, a imitazione della nostra dignità imperiale.

17 E affinchè la dignità pontificale non sia svilita, ma sia onorata più della dignità e della potenza della gloria dell'impero terreno, ecco che, trasferendo e lasciando al più volte nominato beatissimo pontefice, il padre nostro Silvestre, papa universale, e alla potestà e giurisdizione dei pontefici suoi successori, il nostro palazzo e tutte le province, luoghi e città di Roma, dell'Italia, e delle regioni occidentali, determiniamo, con decreto imperiale destinato a valere in perpetuo, in virtù di questo nostro editto e prammatico costituto, che essi ne possano disporre, e concediamo che [tali possessi] restino sottoposti al diritto della Santa Romana Chiesa.

18 Abbiamo pertanto ritenuto conveniente trasferire e trasportare il nostro impero e la nostra regale autorità nelle regioni orientali ed edificare nella provincia di Bisanzio, in un'adattissima località, una città che avrà il nostro nome, e stabilire colà la sede del nostro impero, poiché là, dove dall'imperatore celeste è stata stabilita la capitale del principato dei sacerdoti e della religione cristiana, non è giusto che ivi eserciti il potere l'imperatore terreno.

19 Decretiamo che tutte queste decisioni che abbiamo sancito con un sacro decreto imperiale e con altri divini decreti rimangano inviolate e integre fino alla fine del mondo; quindi, alla presenza del Dio vivo che ci ordinò di regnare, e davanti al suo tremendo giudizio, decretiamo solennemente, con questo atto imperiale che a nessuno dei nostri successori, ottimati, magistrati, senatori e sudditi che ora e nel futuro, dovunque e sempre, saranno soggetti all'Impero, sia lecito infrangere o in qualche modo alterare ciò. Se qualcuno - cosa che non crediamo - disprezzerà o violerà ciò, sia colpito dalle stesse condanne e gli siano avversi ora e nella vita futura, Pietro e Paolo, principi degli apostoli, e col diavolo e con tutti gli empi precipiti a bruciare nel profondo inferno.

20 Convalidando con firma di nostra propria mano il foglio di questo nostro imperiale decreto, lo abbiamo deposto sul venerando corpo del beato Pietro principe degli apostoli, promettendo allo stesso apostolo di Dio di osservare inviolabilmente tutte queste nostre concessioni, e di lasciar ordine che le osservino gli imperatori nostri successori, e la consegnammo poi, perché fosse conservata felicemente in perpetuo, al santissimo padre nostro Silvestre, sommo pontefice e papa universale, e a tutti i suoi successori nel pontificato. Dato a Roma il 30 marzo, nel quarto consolato del signore nostro Costantino Flavio Augusto e nel quarto di Gallicano, uomini illustrissimi.

LA TRADUZIONE DEL TESTO E’ TRATTA DA G.GALASSO, CRITICA E DOCUMENTI STORICI, VOL.I, MARTANO,1972 E DA F.CHABOD, LEZIONI DI  METODO STORICO, LATERZA, 1992.

TESTO INTEGRALE IN LATINO

1
In nomine sanctae et individuae trinitatis patris scilicet et filii et spiritus sancti.

Imperator Caesar Flavius Constantinus in Christo Iesu, uno ex eadem sancta trinitate salvatore domino deo nostro, fidelis mansuetus, maximus, beneficus, Alamannicus, Gothicus, Sarmaticus, Germanicus, Britannicus, Hunnicus, pius, felix, victor ac triumphator, semper augustus, sanctissimo ac beatissimo patri patrum Silvestrio, urbis Romae episcopo et papae, atque omnibus eius successoribus, qui in sede beati Petri usque in finem saeculi sessuri sunt, pontificibus nec non et omnibus reverentissimis et deo amabilibus catholicis episcopis eidem sacrosanctae Romanae ecclesiae per hanc nostram imperialem constitutionem subiectis in universo orbe terrarum, nunc et in posteris cunctis retro temporibus constitutis, gratia, pax, caritas, gaudium, longanimitas, misericordia a deo patre omnipotente et Iesu Christo filio eius et spiritu sancto cum omnibus vobis.

2
Ea quae salvator et redemptor noster dominus deus Iesus Christus, altissimi patris filius, per suos sanctos apostolos Petrum et Paulum, interveniente patre nostro Silvestrio summo pontifice et universali papa, mirabiliter operari dignatus est, liquida enarratione per huius nostrae imperialis institutionis paginam ad agnitionem omnium populorum in universo orbe terrarum nostra studuit propagare mansuetissima serenitas. Primum quidem fidem nostram, quam a praelato beatissimo patre et oratore nostro Silvestrio universali pontifice edocti sumus, intima cordis confessione ad instruendas omnium vestrum mentes proferentes et ita demum misericordiam dei super nos diffusam annuritiantes.

3
Nosse enim vos volumus, sicut per anteriorem nostram sacram pragmaticam iussionem significavimus, nos a culturis idolorum, simulacria mutis et surdis manufactis, diabolicis compositionibus atque ab omnibus Satanae pompis recessisse et ad integram Christianorum fidem, quae est vera lux et vita perpetua, pervenisse credentes iuxta id, quod nos isdem almificus summus pater et doctor noster Silvester instruxit pontifex, in deum patrem omnipotentem, factorem caeli et terrae, visibilium omnium et invisibilium, et in Iesum Christum, filium eius unicum, dominum deum nostrum, per quem creata sunt omnia, et in spiritum sanctum, dominum et vivificatorem universae creaturae. Hos patrem et filium et spiritum sanctum confitemur, ita ut in trinitate perfecta et plenitudo sit divinitatis et unitas potestatis: pater deus, filius deus et spiritus sanctus deus, et tres unum sunt in Iesu Christo. Tres itaque formae, sed una potestas.

4
Nam sapiens retro semper deus edidit ex se, per quod semper erant gignenda saecula, verbum, et quando eodem solo suae sapientiae verbo universam ex nihilo formavit creaturam, cum eo erat, cuncta suo arcano componens mysterio. Igitur perfectis caelorum virtutibus et universis terrae materiis, pio sapientiae suae nutu ad imaginem et similitudinem suam primum de Iimo terrae fingens hominem, hunc in paradiso posuit voluptatis; quem antiquus serpens et hostis invidens, diabolus, per amarissimum ligni vetiti gustum exulem ab eisdem effecit gaudiis, eoque expulso non desinit sua venenosa multis modis protelare iacula, ut a via veritatis humanum abstrahens genus idolorum culturae, videlicet creaturae et non creatori, deservire suadeat, quatenus per hos eos, quos suis valuerit irretire insidiis, secum aeterno efficiat concremandos supplicio. Sed deus noster, misertus plasmae suae, dirigens sanctos suos prophetas, per quos lumen futurae vitae, adventum videlicet filii sui, domini dei et salvatoris nostri Iesu Christi, annuntians, misit eundem unigenitum suum filium et sapientiae verbum. Qui descendens de caelis propter nostram salutem natus de spiritu sancto et Maria virgine, verbum caro factum est et habitavit in nobis. Non amisit, quod fuerat, sed coepit esse, quod non erat, deum perfectum et hominem perfectum, ut deus mirabilia perficiens et ut homo humanas passiones sustinens. Ita verum hominem et verum deum praedicante patre nostro Silvestrio summo pontifice intellegimus, ut verum deum verum hominem fuisse nullo modo ambigamus; electisque duodecim apostolis, miraculis coram eis et innumerabilis populi multitudine coruscavit. Confitemur eundem dominum Iesum Christum adimplesse legem et prophetas, passum, crucifixum, secundum scripturas tertia die a mortuis resurrexisse, assumptum in caelis atque sedentem ad dexteram patris, inde venturum iudicare vivos et mortuos, cuius regni non erit finis.

5
Haec est enim fides nostra orthodoxa a beatissimo patre nostro Silvestrio summo pontifice nobis prolata; exhortantes idcirco omnem populum et diversas gentium nationes hanc fidem tenere, colere ac praedicare et in sanctae trinitatis nomine baptismi gratiam consequi et dominum Iesum Christum salvatorem nostrum, qui cum patre et spiritu sancto per infinita vivit et regnat saecula, quem Silvester beatissimis pater noster universalis praedicat pontifex, corde devoto adorare.

6
Ipse enim dominus deus noster, misertus mihi peccatori, misit sanctos suos apostolos ad visitandum nos et lumen sui splendoris infulsit nobis et abstracto a tenebris ad veram lucem et agnitionem veritatis me pervenisse gratulamini. Nam dum valida squaloris lepra totam mei corporis invasisset carnem, et multorum medicorum convenientium cura adhiberetur, nec unius quidem promerui saluti; ad haec advenerunt sacerdotes Capitolii, dicentes mihi debere fontem fieri in Capitolio et compleri hunc innocentium infantum sanguine et calente in eo loto me posse mundari. Et secundum eorum dicta aggregatis plurimis innocentibus infantibus, dum vellent sacrilegi paganorum sacerdotes eos mactari et ex eorum sanguine fontem repleri, cernens serenitas nostra lacrimas matrum eorum, ilico exhorrui facinus, misertusque eis proprios illis restitui praecepimus filios, datisque vehiculis et donis concessis gaudentes ad propria relaxavimus.

7
Eadem igitur transacta die, nocturna nobis facta silentia, dum somni tempus advenisset, adsunt apostoli sanctus Petrus et Paulus dicentes mihi: "Quoniam flagitiis posuisti terminum et effusionem sanguinis innocentis horruisti, missi sumus a Christo domino deo nostro, dare tibi sanitatis recuperandae consilium. Audi ergo monita nostra et fac quodcumque indicamus tibi. Silvester episcopus civitatis Romae ad montem Seraptem persecutiones tuas fugiens in cavernis petrarum cum suis clericis latebram fovet. Hunc cum ad te adduxeris, ipse tibi piscinam pietatis ostendet, in qua dum te tertio merserit, omnis te valitudo ista deseret leprae. Quod dum factum fuerit, hanc vicissitudinem tuo salvatori compensa, ut omnes iussu tuo per totum orbem ecclesiae restaurentur, te autem ipsum in hac parte purifica, ut relicta omni superstitione idolorum deum vivum et verum, qui solus est et verus, adores et excolas, ut ad eius voluntatem adtingas."

8
Exsurgens igitur a somno protinus iuxta id, quod a sanctis apostolis admonitus sum, peregi, advocatoque eodem praecipuo et almifico patre et illuminatore nostro Silvestrio universali papa, omnia a sanctis apostolis mihi praecepta edixi verba, percunctatique eum sumus, qui isti dii essent: Petrus et Paulus? Ille vero non eos deos debere dici, sed apostolos salvatoris nostri domini dei Iesu Christi. Et rursum interrogare coepimus eundem beatissimum papam, utrum istorum apostolorum imaginem expressam haberet, ut ex pictura disceremus hos esse, quos revelatio docuerat. Tunc isdem venerabilis pater imagines eorundem apostolorum per diaconem suum exhiberi praecepit. Quas dum aspicerem et eorum, quos in somno videram figuratos, in ipsis imaginibus cognovissem vultus, ingenti clamore coram omnibus satrapibus meis confessus sum eos esse, quos in somno videram.

9
Ad haec beatissimus isdem Silvester pater noster, urbis Romae episcopus, indixit nobis poenitentiae tempus intro palatium nostrum Lateranense in uno cubiculo in cilicio, ut omnia, quae a nobis impie [peracta atque] iniuste disposita fuerant, vigiliis, ieiuniis atque lacrimis et orationibus apud dominum deum nostrum Iesum Christum salvatorem impetraremus. Deinde per manus impositionem clericorum usque ad ipsum praesulem veni, ibique abrenuntians Satanae pompis et operibus eius vel universis idolis manufactis, credere me in deum patrem omnipotentem, factorem caeli et terrae, visibilium et invisibilium, et in Iesum Christum, filium eius unicum, dominum nostrum, qui natus est de spiritu sancto et Maria Virgine, spontanea voluntate coram omni populo professus sum; benedictoque fonte illic me trina mersione unda salutis purificavit. Ibi enim, me posito in fontis gremio, manu de caelo me contingente propriis vidi oculis; de qua mundus exsurgens, ab omni me leprae squalore mundatum agnoscite. Levatoque me de venerabili fonte, indutus vestibus candidis, septemformis sancti spiritus in me consignatione adhibuit beati chrismatis unctionem et vexillum sanctae Crucis in mea fronte linivit dicens: "Signat te deus sigillo fidei suae in nomine patris et filii et spiritus sancti in consignatione fidei." Cunctus clerus respondit: "Amen." Adiecit praesul: "Pax tibi."

10
Prima itaque die post perceptum sacri baptismatis mysterium et post curationem corporis mei a leprae squalore agnovi, non esse alium deum nisi patrem et filium et spiritum sanctum, quem beatissimus Silvester papa praedicat, trinitatem in unitate, unitatem in trinitate. Nam omnes dii gentium, quos usque hactenus colui, daemonia, opera homiritim manufacta comprobantur etenim, quantam potestatem isdem salvator noster suo apostolo beato Petro contulerit in caelo ae terra, lucidissime nobis isdem venerabilis pater edixit, dum fidelem eum in sua interrogatione inveniens ait: "Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam." Advertite potentes et aurem cordis intendite, quid bonus magister et dominus suo discipulo adiunxit inquiens: "Et tibi dabo claves regni caelorum; quodcumque ligaveris super terram, erit ligatum et in caelis et quodcumque solveris super terram, erit solutum et in caelis." Mirum est hoc valde et gloriosum, in terra ligare et solvere et in caelo ligatum et solutum esse.

11
Et dum haec praedicante beato Silvestrio agnoscerem et beneficiis ipsius beati Petri integre me sanitati comperi restitutum, utile iudicavimus una cum omnibus nostris satrapibus et universo senatu, optimatibus etiam et cuncto populo Romano, gloriae imperii nostri subiacenti, ut, sicut in terris vicarius filii dei esse videtur constitutus, etiam et pontifices, qui ipsius principis apostolorum gerunt vices, principatus potestatem amplius, quam terrena imperialis nostrae serenitatis mansuetudo habere videtur concessam, a nobis nostroque imperio obtineant; eligentes nobis ipsum principem apostolorum vel eius vicarios firmos apud deum adesse patronos. Et sicut nostra est terrena imperialis potentia, eius sacrosanctam Romanam ecclesiam decrevimus veneranter honorare et amplius, quam nostrum imperium et terrenum thronum sedem sacratissimam beati Petri gloriose exaltari, tribuentes ei potestatem et gloriae dignitatem atque vigorem et honorificentiam imperialem.

12
Atque decernentes sancimus, ut principatum teneat tam super quattuor praecipuas sedes Antiochenam, Alexandrinam, Constantinopolitanam et Hierosolymitanam, quamque etiam super omnes in universo orbe terrarum dei ecclesias; et pontifex, qui pro tempore ipsius sacrosanctae Romanae ecclesiae extiterit, celsior et princeps cunctis sacerdotibus totius mundi existat et eius iudicio, quaeque ad cultum dei vel fidei Christianorum stabilitate procuranda fuerint, disponantur. iustum quippe est, ut ibi lex sancta caput teneat principatus, ubi sanctarum legum institutor, salvator noster, beatum Petrum apostolatus obtinere praecepit cathedram, ubi et crucis patibulum sustinens beatae mortis sumpsit poculum suique magistri et domini imitator apparuit, et ibi gentes pro Christi nominis confessione colla flectant, ubi eorum doctor beatus Paulus apostolus pro Christo extenso collo martyrio coronatus est; illic usque in finem quaerant doctorem, ubi sanctum doctoris quiescit corpus, et ibi proni ac humiliati caelestis regis, die salvatoris nostri Iesu Christi, famulentur officio, ubi superbi terreni regis serviebant imperio.

13
Interea nosse volumus omnem populum universarum gentium ac nationum per totum orbem terrarum, construxisse nos intro palatinium nostrum Lateranense eidem salvatori nostro domino deo Iesu Christo ecclesiam a fundamentis cum baptisterio, et duodecim nos sciatis de eius fundamentis secundum numerum duodecim apostolorum cophinos terra onustatos propriis asportasse humeris; quam sacrosanctam ecclesiam caput et verticem omnium ecclesiarum in universo orbe terrarum dici, coli, venerari ac praedicari sancimus, sicut per alia nostra imperialia decreta statuimus. Construximus itaque et ecclesias beatorum Petri et Pauli, principum apostolorum, quas auro et argento locupletavimus, ubi et sacratissima eorum corpora cum magno honore recondentes, thecas ipsorum ex electro, cui nulla fortitudo praevalet elementorum, construximus et crucem ex auro purissimo et gemmis pretiosis per singulas eorum thecas posuimus et elavis aureis oonfiximus, quibus pro concinnatione luminariorum possessionum praedia contulimus, et rebus diversis eas ditavimus, et per nostras imperialium iussionum sacras tam in oriente quam in occidente vel etiam septentrionali et meridiana plaga, videlicet in Iudaea, Graecia, Asia, Thracia, Africa et Italia vel diversis insulis nostram largitatem eis concessimus, ea prorsus ratione, ut per manus beatissimi patris nostri Silvestrii pontificis successorumque eius omnia disponantur.

14
Gaudeat enim una nobiscum omnis populus et gentium nationes in universo orbe terrarum; exhortantes omnes, ut deo nostro et salvatori Iesu Christo immensas una nobiscum referatis grates, quoniam ipse deus in caelis desuper et in terra deorsum, qui nos per suos sanctos visitans apostolos sanctum baptismatis sacramentum percipere et corporis sanitatem dignos effecit. Pro quo concedimus ipsis sanctis apostolis, dominis meis, beatissimis Petro et Paulo et per eos etiam beato Silvestrio patri nostro, summo pontifici et universali urbis Romae papae, et omnibus eius successoribus pontificibus, qui usque in finem mundi in sede beati Petri erunt sessuri atque de praesenti contradimus palatium imperii nostri Lateranense, quod omnibus in toto orbe terrarum praefertur atque praecellet palatiis, deinde diademam videlicet coronam capitis nostri simulque frygium nec non et superhumerale, videlicet lorum, qui imperiale circumdare assolet collum, verum etiam et clamidem purpuream atque tunicam coccineam et omnia imperialia indumenta seu et dignitatem imperialium praesidentium equitum, conferentes etiam et imperialia sceptra simulque et conta atque signa, banda etiam et diversa ornamenta imperialia et omnem processionem imperialis culminis et gloriam potestatis nostrae.

15
Viris enim reverentissimis, clericis diversis ordinibus eidem sacrosanctae Romanas ecclesiae servientibus illud culmen, singularitatem, potentiam et praecellentiam habere sancimus, cuius amplissimus noster senatus videtur gloria adornari, id est patricios atque consules effici, nec non et ceteris dignitatibus imperialibus eos promulgantes decorari; et sicut imperialis militia, ita et clerum sacrosanctae Romanae ecelesiae ornari decernimus; et quemadmodum imperialis potentia officiis diversis, cubiculariorum nempe et ostiariorum atque omnium excubiorum ornatu decoratur, ita et sanctam Romanam ecclesiam decorari volumus; et ut amplissime pontificalis decus praefulgeat, decernimus et hoc, ut clerici eiusdem sanctae Romanae ecclesiae mappulis ex linteaminibus, id est candidissimo colore, eorum decorari equos et ita equitari, et sicut noster senatus calciamenta uti cum udonibus, id est candido linteamine illustrari: ut sicut caelestia ita et terrena ad laudem dei decorentur; prae omnibus autem licentiam tribuentes ipso sanctissimo patri nostro Silvestrio, urbis Romae episcopo et papae, et omnibus, qui post eum in successum et perpetuis temporibus advenerint, beatissimis pontificibus, pro honore et gloria Christi dei nostri in eadem magna dei catholica et apostolica ecclesia ex nostra synclitu, quem placatus proprio consilio clericare voluerit et in numero religiosorum clericorum connumerare, nullum ex omnibus praesurnentem superbe agere.

16
Decrevimus itaque et hoc, ut isdem venerabilis pater noster Silvester, summus pontifex, vel omnes eius successores pontifices diademam videlicet coronam, quam ex capite nostro illi concessimus, ex auro purissimo et gemmis pretiosis uti debeant et eorum capite ad laudem dei pro honore beati Petri gestare; ipse vero sanctissimus papa super coronam clericatus, quam gerit ad gloriam beati Petri, omnino ipsam ex auro non est passus uti coronam, frygium vero candido nitore splendidam resurrectionem dominicam designans eius sacratissimo vertici manibus nostris posuimus, et tenentes frenum equi ipsius pro reverentia beati Petri stratoris officium illi exhibuimus; statuentes, eundem frygium omnes eius successores pontifices singulariter uti in processionibus ad imitationem imperii nostri.

17
Unde ut non pontificalis apex vilescat, sed magis amplius quam terreni imperii dignitas et gloriae potentia decoretur, ecce tam palatium nostrum, ut praelatum est, quamque Romae urbis et omnes Italias seu occidentalium regionum provincias, loca et civitates saepefato beatissimo pontifici, patri nostro Silvestrio, universali papae, contradentes atque relinquentes eius vel successorum ipsius pontificum potestati et ditioni firma imperiali censura per hanc nostram divalem sacram et pragmaticum constitutum decernimus disponenda atque iuri sanctae Romanae ecclesiae concedimus permanenda.

18
Unde congruum prospeximus, nostrum imperium et regni potestatem orientalibus transferri ac transmutari regionibus et in Byzantias provincia in optimo loco nomini nostro civitatem aedificari et nostrum illic constitui imperium; quoniam, ubi principatus sacerdotum et christianae religionis caput ab imperatore caelesti constitutum est, iustum non est, ut illic imperator terrenus habeat potestatem.

19
Haec vero omnia, quas per hanc nostram imperialem sacram et per alia divalia decreta statuimus atque confirmavimus, usque in finem mundi illibata et inconcussa permanenda decernimus; unde coram deo vivo, qui nos regnare praecepit, et coram terribili eius iudicio obtestamus per hoc nostrum imperialem constitutum omnes nostros successores imperatores vel cunctos optimates, satrapes etiam, amplissimum senatum et universum populum in toto orbe terrarum nunc et in posterum cunctis retro temporibus imperio nostro subiacenti, nulli eorum quoquo modo licere, haec, quae a nobis imperiali sanctione sacrosanctae Romanae ecclesiae vel eius omnibus pontificibus concessa sunt, refragare aut confringere vel in quoquam convelli. Si quis autem, quod non credimus, in hoc temerator aut contemptor extiterit, aeternis condemnationibus subiaceat innodatus, et sanctos dei principes apostolorum Petrum et Paulum sibi in praesenti et futura vita sentiat contrarios, atque in inferno inferiori concrematus, cum diabolo et omnibus deficiat impiis.

20
Huius vero imperialis decreti nostri paginam propriis manibus roborantes super venerandum corpus beati Petri, principis apostolorum, posuimus, ibique eidem dei apostolo spondentes, nos cuncta inviolabiliter conservare et nostris successoribus imperatoribus conservanda in mandatis relinqui, beatissimo patri nostro Silvestrio summo pontifici et universali papae eiusque per eum cunctis successoribus pontificibus, domino deo et salvatore nostro Iesu Christo annuente, tradidimus perenniter atque feliciter possidenda.

Et subscriptio imperialis: Divinitas vos conservet per multos annos, sanctissimi ac beatissimi patres. Datum Roma sub die tertio Kalendarum Aprilium, domino nostro Flavio Constantino augusto quater et Gallicano viris clarissimis consulibus.

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