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mercoledì 11 giugno 2014

L'ICONA PIU' ODIATA


Durante questo periodo venne distrutta dal fanatismo degli iconoclasti una quantità incalcolabile di opere d’arte sacra, con un danno anche culturale spaventoso. Non sappiamo cosa successe all’immagine di Edessa, che essendo il capostipite di tutti i ritratti di Gesù doveva apparire agli iconoclasti come l’origine di tutti i mali. In questo periodo Edessa era caduta in mano agli arabi, i quali non si interessavano al ritratto di Gesù né alle altre cose sacre del cristianesimo perché non riguardavano la loro religione: probabilmente in tali condizioni l’impronta non fu più esibita ai fedeli come in passato, ma questa specie di “tutela islamica” garantì probabilmente la sua salvezza. Se essa dev’essere identificata con la sindone di Torino, notiamo proprio sulla sindone l’esistenza di una traccia che può avere rapporti precisi con il periodo dell’iconoclasta. A circa un quarto della lunghezza della sindone compare una serie di buchi disposti in maniera speculare sui due lati perché derivano da una bruciatura provocata mentre il telo era ripiegato. Sono quattro buchi di cui tre in fila e l’ultimo posto di lato, e guardandoli si ha proprio l’idea che il telo sia stato bruciato con gocce di una mistura incandescente, forse incenso, capace di bruciare il lino. Anche la splendida miniatura del manoscritto nella Biblioteca Vaticana che raffigura l’immagine di Edessa reca il volto di Cristo sfigurato da una mano vandalica, la quale ha cercato di cancellarne le fattezze: il rifiuto verso le immagini sacre non si fermò mai, infatti, anche se il pensiero iconoclasta venne in seguito condannato come eretico. Esso esprime una corrente del pensiero cristiano antico ed è legato alle radici culturali ebraiche da cui il cristianesimo deriva. Il giudizio su questioni teologiche non spetta certo ad uno storico, che però ha il diritto di condannare senz’altro la distruzione di opere d’arte.

Articolo per gentile concessione della dott.ssa Barbara Frale

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