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mercoledì 11 giugno 2014

ROMA, RIFUGIO PER LE IMMAGINI SACRE

Il 25 marzo 717 venne incoronato imperatore di Costantinopoli Leone III l’Isaurico, un uomo che era arrivato al trono dalla carriera militare essendo stato prima il comandante del grande reparto stanziato in Anatolia. Di origine siriana, Leone aveva ricevuto dalla mentalità del suo popolo nativo una certa tendenza a vedere con sospetto la venerazione delle immagini perché poteva nascondere il rischio dell’idolatria, un male da cui i cristiani come pure altri popoli del Medio Oriente erano sempre preoccupati di astenersi. Leone III sposò la dottrina degli iconoclasti, però la sua scelta lo rese odiato dalla gente comune. Il 19 gennaio del 729 alcuni fanatici arrivarono a sfregiare una delle più celebri icone di Cristo della capitale e il popolo si ribellò con una sommossa, che Leone III fece soffocare nel sangue. Questa linea gli procurò anche la rottura dei rapporti diplomatici con la Chiesa di Roma, guidata in quegli anni da papa Gregorio II (715-731) e dal successore Gregorio III (731-743): entrambi credevano che la natura umana del Cristo meritasse senz’altro di essere raffigurata e venerata dai fedeli attraverso la contemplazione dell’arte sacra. Roma in quei decenni divenne rifugio per molti monaci greci e anche artisti costretti ad abbandonare Costantinopoli per mettersi in salvo: la città, già in passato abbellita dall’apporto dell’arte bizantina perché sotto l’influenza politica imperiale, in questo momento si aprì maggiormente alla cultura che veniva dall’Oriente e il suo volto in parte cambiò. Fu rafforzata o anche introdotta la devozione di santi molto venerati in Oriente, come ad esempio Sergio e Bacco, ma arrivarono anche capolavori scampati alla furia degli iconoclasti.

Articolo per gentile concessione della dott.ssa Barbara Frale

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