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giovedì 5 giugno 2014

L'IMBARAZZO DEI VANGELI APOCRIFI


Un imbarazzo simile a quello che circonda la sindone riguarda anche i vangeli, che molti amano pensare come lascito di autori ignoti vissuti nel II secolo, oppure testi non storici, vale a dire opere letterarie riempite di filosofia e di allegoria. Eppure, un semplice studente del liceo classico, se li mette a confronto con le opere di Luciano di Samosata o altri autori greci della stessa epoca, si accorge subito che i quattro testi canonici come opere letterarie valgono davvero poco. Non sono stati curati secondo quello che è un normale lavoro di revisione, sono pieni di ripetizioni, episodi scollegati fra loro e così via. Nel greco di Marco ci sono persino usi linguistici che a tanti maestri e intellettuali del tempo sarebbero parsi gravi errori di ortografia. Il fatto è che questi scritti non furono concepiti per divertire o intrattenere la gente con una bella lettura. Se si è in dubbio su tutto, anche le proprie mancanze personali vanno così a perdere il loro vero profilo di colpe o peccati. Si tratta di un atteggiamento molto diffuso nel mondo contemporaneo; però è viltà psicologica o paura ingiustificata, che non deve alterare le normali valutazioni storico-archeologiche. Ed è un atteggiamento sbagliato anche dal punto di vista umano, visto che nessuno in realtà può stare davanti a una testimonianza concreta di Cristo, sia essa un papiro dei vangeli oppure un reperto della Passione, senza sentirsi profondamente in difetto. Gli uomini dei secoli andati, non certo privi di peccati d’ogni tipo, su questo punto avevano però minor superbia di noi. 

Articolo per gentile concessione della dott.ssa Barbara Frale

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