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domenica 4 settembre 2011

LA CULTURA DELL'IMAGO E IL SUO SENSO FIGURALE

La parola immagine ha molti significati trovandosi anche al cuore dell'antropologia cristiana (a sua immagine e somiglianza). Questa relazione spiega come  il Creatore possa essere qualificato come "bonus imaginarius". Ma questa relazione tra immagine di Dio e sua creatura è imperfetta infatti il peccato originale ha fatto perdere all'uomo una parte importante della sua "somiglianza con Dio" ed è per questo che il mondo terrestre in cui si rivolge la vita degli uomini è concepito come una regione di dissomiglianza caratterizzata dall'allontanamento e dall'invalicabile distanza tra umano e divino.
L'incarnazione è una tappa decisiva nella storia del rapporto d'immagine. Il Figlio è l'imago perfetta del Padre divino e i teologi sottolineano che questo rapporto sorpassa in dignità quello che esiste tra il Creatore e l'Uomo. Dal momento che Dio ha acconsentito a farsi carne e a transitare per una vita terrestre, il rifiuto del mondo sensibile è impossibile. La regione della dissomiglianza è in parte chiarita dalla venuta dell'imago perfetta di Dio e dalle manifestazione della sua Presenza. Del resto l'Incarnazione è una delle principali giustificazioni dell'immagina materiale. L'immagine è un caso spirituale di segno, cioè secondo Agostino, una cosa che ne fa conoscere un'altra: il mondo intero è una vasta rete di segni e la Creazione è un libro scritto dal dito di Dio ed è costituito da simboli, metafore ed immagini.
A partire da Gregorio Magno ed Agostino gli ecclesiastici insistono sulla pluralità dei significati della Scrittura soprattutto sulla differenza tra senso letterale ed allegoria che è più importante sebbene il senso letterale era oggetto di studio (Historia Scholastica di Pietro il Cantore). Allo stesso tempo, l'importanza dell'allegoria è tale che si suddivide in due e poi in tre: il senso letterale, il senso allegorico, il senso tropologico e quello anagogico. Ogni lettura dei testi sacri si caratterizza per una stratificazione di significati ma questo vale anche epr tutte le cose sensibili che esistono nel mondo. I loro significati sono molteplici e contraddittori senza che si scontri con la logica medievale. Ad esempio i Bestiari indicano che il leone può significare ora Cristo, ora il diavolo e proprio allo stesso modo partecipano le immagini materiali. Oltre alla stratificazione dei significati della Scrittura bisogna sottolineare l'importanza dell'esegesi che mette in rapporto l'Antico e Nuovo Testamento cercando nel primo la prefigurazione delle verità cui il secondo è la piena realizzazione. Inoltre l'immagine mette spesso in gioco i paradossi fondamentali del cristianesimo e in modo particolare la congiunzione tra l'umano ed il divino realizzata dall'Incarnazione. 
La questione del vero e falsa scardina le nostre concezioni moderne, infatti per noi che subiamo il dualismo essere ed apparire la verità è nel reale mentre l'immagine appartiene all'illusione. Nel Medioevo invece l'universo sensibile è esso stesso concepito come una immagine. Il falso è illusione e tutto ciò che, nel mondo sensibile le dà appiglio. Città di Dio e Città del Diavolo: questo è il dualismo della civiltà del Medioevo. la verità è nell'interpretazione che raggiunge il senso divino attraverso le sue figure molto pi che nella realtà percepibile. Ed è in base a questa logica che possiamo affermare che l'immagine medievale è vera perché contribuisce a rendere presenti o accessibili le persone divine o sante. Anche se le immagini ci mostrano solo l'aspetto esteriore della figura, Tommaso d'Aquino precisa che grazie alla loro mediazione l'intelletto penetra all'interno della cosa.

Fonte: La Civiltà Feudale, Gerome Baschet, Newton & Compton

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