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lunedì 19 agosto 2013

LA BASILICA DI SAN CLEMENTE AL LATERANO A ROMA

La basilica di San Clemente a Roma, dedicata a papa Clemente I, sorge nella valle tra l'Esquilino e il Celio, sulla direttrice che unisce il Colosseo al Laterano, nel rione Monti. Attualmente è retta dalla Provincia irlandese dei domenicani. Ha la dignità di Basilica minore. Sebbene sia stata costruita nei primi anni del XII secolo da papa Pasquale II, dopo la distruzione di questa parte della città nel 1084 da parte dei Normanni di Roberto il Guiscardo, con il suo atrio, il suo coro delimitato da un recinto marmoreo e i suoi amboni, è il modello perfetto delle antiche basiliche di Roma. Pasquale II seguì, su scala minore, le linee di una chiesa più antica, ed utilizzò, adattandoli, anche vari suoi materiali. Alcuni plutei marmorei dell'attuale coro (schola cantorum), per esempio, risalgono a papa Giovanni II (533-535). La chiesa è preceduta dal quadriportico, il cui ingresso è possibile tramite un protiro sorretto da quattro colonne di spoglio. La facciata, in un sobrio stile barocco, è opera di Carlo Stefano Fontana, nipote del più famoso Carlo Fontana, che la realizzò fra il 1713 e il 1719. Essa ha al centro, sopra le arcate del portico, un grande finestrone ad arco a tutto sesto inquadrato fra due lesene. Alla sinistra della facciata, il campanile. L'interno, rimaneggiato in stile barocco ad eccezione del presbiterio e dell'abside, è suddiviso in tre navate, ciascuna terminante con un'abside, da colonne antiche di varia provenienza, con capitelli ionici in stucco. Il pavimento, originale, è un bell'esemplare cosmatesco; nel mezzo della navata, prima del presbiterio, la schola cantorum, del XII secolo, che reimpiega diversi frammenti provenienti dalla chiesa inferiore; essa è costituita dal recinto lungo il quale si innestano i due pulpiti. Nell'abside centrale, che ha al centro il ciborio medievale, è conservato il meraviglioso mosaico, con al centro Cristo crocifisso tra la Vergine e S. Giovanni Evangelista. Nell'opera, la croce, sulla quale si trovano dodici colombe a rappresentare gli apostoli, è rappresentata come arbor vitae, sorgente da un cespo di acanto, tra i cui girali si trovano figure di animali e uomini. Al di sotto del mosaico è un affresco con gli Apostoli, risalente al XIV secolo ma successivamente ridipinto. Notevole è anche, all'inizio della navata sinistra, la cappella di Santa Caterina d'Alessandria, completamente affrescata da Masolino da Panicale. Nel 1858 la chiesa più antica, posta sotto l'edificio attuale, fu dissotterrata dal priore Mullooly. La chiesa più antica fu costruita sotto Costantino I (morto nel 337) o poco dopo. Girolamo dice che ai suoi tempi non era nuova: nominis eius [Clementis] memoriam usque hodie Romae exstructa ecclesia custodit. La chiesa è menzionata anche in iscrizioni del tempo di papa Damaso I (morto nel 384) e di papa Siricio (morto nel 399). Nella basilica sono conservate le reliquie di san Cirillo, evangelizzatore degli Slavi, che portò a Roma le reliquie di san Clemente. La basilica inferiore è di notevole interesse grazie ai suoi affreschi, sia nel vestibolo che, in generale, negli interni: si tratta infatti di importanti opere di datazione paleocristiana.Negli affreschi della basilica sono raffigurati alcuni miracoli attribuiti a san Clemente. In uno degli affreschi è raccontata la leggenda miracolosa del prefetto Sisinnio, il quale, arrabbiato a causa della conversione della propria moglie Teodora, la seguì con alcuni soldati; quando la trovò in una sala mentre assisteva ad una messa celebrata da Clemente, ordinò il suo arresto, ma Dio non lo permise accecando Sisinnio e i soldati, che, credendo di portare via Teodora e Clemente, in realtà trascinarono colonne. Il prefetto restò cieco fino al suo ritorno a casa. Nella parte inferiore dell'affresco, ci sono le più antiche frasi murali espresse in una lingua intermedia fra il latino e il volgare. L’iscrizione (XI secolo, cioè intorno al 1100), primo esempio in cui il volgare italiano appare usato con intento artistico[2], è posta nell'aula della basilica. Rappresenta il patrizio Sisinnio nell’atto di ordinare ai suoi servi (Gosmario, Albertello e Carboncello) di legare e trascinare san Clemente. I servi, accecati come il loro padrone, trasportano invece una colonna di marmo. Si tratta di un frammento della Passio Sancti Clementis. Si leggono, a mo’ di fumetto, queste espressioni (la cui attribuzione ai singoli personaggi è fortemente discussa). Questa è la proposta più condivisa: Sisinium: «Fili de le pute, traite, Gosmari, Albertel, traite. Falite dereto co lo palo, Carvoncelle!» San Clemente: «Duritiam cordis vestri, saxa traere meruistis». Traduzione: Sisinnio: «Figli di puttana, tirate! Gosmario, Albertello, tirate! Carvoncello, spingi da dietro con il palo» Clemente: «A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare sassi». La prima parte è tutta in volgare, con chiare influenze romanesche. Da notare che "de le" e "co lo" sono già preposizioni articolate. La seconda parte è scritta in latino, ma vi sono varie stranezze; "duritiam", ad esempio, è un accusativo, ma dovrebbe essere un ablativo: è un chiaro segnale che ormai non si usino più i casi latini, ma ci si affidi ad un caso unico. Inoltre, in luogo del latino "trahere" si riporta la caduta dell'h, "traere". Sisinnio, infine, usa l'epiteto "Fili de le pute" in funzione fàtica: infatti, nell'italiano antico la frase non era offensiva come lo è oggi. Sotto le fondamenta furono rinvenute camere di epoca imperiale e muri in tufo del periodo repubblicano. L'edificio repubblicano databile all'inizio del I secolo d.C. è a base rettangolare e presenta piccole stanze allineate sul muro esterno. Alla seconda metà del II secolo d.C. risale una seconda abitazione, posta alla spalle della prima. La sua struttura constava di quattro file di stanze, due delle quali hanno la volta decorata da stucchi e di un cortile interno circondato da quattro corridoi. Uno scalone porta al piano superiore del quale resta solo il muro orientale e qualche parete. De Rossi pensava che le camere inferiori appartenessero alla casa di papa Clemente I, e che la stanza immediatamente sotto l'altare, probabilmente, fosse la memoria originale del santo. Queste camere comunicano con un Mitreo situato, al livello più basso, oltre l'abside della chiesa, ricavato nel cortile dell'abitazione del II secolo d.C. De Rossi immaginava che questa fosse una cappella cristiana dissacrata intenzionalmente dalle autorità durante l'ultima persecuzione. Lightfoot ha suggerito che le stanze potessero appartenere alla casa del console Tito Flavio Clemente, scambiata in seguito per l'abitazione del papa. Nel Mitreo fu rinvenuta una statua del Buon Pastore.

Fonte: Wikipedia

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