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venerdì 23 agosto 2013

SAN GALGANO

San Galgano, al secolo Galgàno Guidotti (Chiusdino, 1148 – Chiusdino, 30 novembre 1181), cavaliere vissuto in Toscana nel XII secolo, che scelse una vita da eremita ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. La sua spada, confitta in una roccia nell'eremo che porta il suo nome, è meta di curiosi e devoti. Su Galgano vi sono pochi dati storici sicuri, come incerto è il suo stesso cognome. Nacque probabilmente nel 1148 a Chiusdino, ora in provincia di Siena, da Guidotto e Dionigia, in una famiglia della nobiltà locale e morì il 30 novembre 1181, giorno della celebrazione liturgica.Secondo la tradizione, fu un figlio a lungo desiderato ed era destinato, per i costumi dell'epoca, ad una vita da guerriero, quale cavaliere medievale, e nacque nel senese, durante le lotte dei signori locali, Gherardesca, Pannocchieschi ed altri, per la supremazia politico-militare. Era un'epoca di violenze, soprusi e stupri vissuti anche in modo ludico, come manifestazione di vigore e vitalità, ma sempre tesi ad affermare la propria forza e ad ampliare la propria sfera di dominio. In questo contesto storico Galgano ebbe una gioventù improntata al disordine e alla lussuria, salvo in seguito convertirsi alla vita religiosa e ritirarsi in un eremitaggio vissuto con la medesima intensità con cui aveva precedentemente praticato ogni genere di dissolutezze. Per comprendere il significato della parabola esistenziale di Galgano occorre inquadrare storicamente l'intero periodo di lotte per la successione della Gran Contessa Matilde di Canossa. Il patrimonio della Gran Contessa era immenso, estendendosi dalla Toscana settentrionale alle sponde adriatiche della Romagna e fu lasciato, alla sua morte, alla Chiesa. Iniziò così una lunga diatriba politico-legale che attraversò il periodo e che culminò nello scontro fra i massimi poteri universali, Impero e Chiesa, scontro sempre latente, i cui protagonisti sarebbero stati prima papa Innocenzo III e poi Ludovico il Bavaro. Il testamento di Matilde fu impugnato dall'imperatore Enrico IV, che rivendicò per diritto feudale il possesso dei beni canossiani. Fu un secolo di contese che attraversò la Toscana e vide il disfacimento del cosiddetto stato canossiano. Questi problemi lambirono Chiusdino e il suo territorio, strettamente controllati dal vescovo di Volterra, senza tuttavia coinvolgerlo direttamente. Chiusdino e la valle del Merse erano un feudo del vescovo di Volterra al quale rimasero fedeli fino alla loro conquista da parte di Siena. Il vescovo Pagano Pannocchieschi, esponente di un mondo feudale ormai al tramonto, guidò la resistenza del castello di Chiusdino contro Siena, ma dovette arrendersi al "nuovo" e sottomettersi: era il 1215 ed il comune di Siena aveva vinto. Fu tra questi fermenti che si svolse la vicenda di Galgano. La vita di Galgano è largamente ignota, data la scarsità dei documenti contemporanei. Sono però certi il culto e gli edifici sacri a lui dedicati: la Rotonda che custodisce la spada infissa nella roccia e l'abbazia, i cui resti grandiosi testimoniano l'importanza e la diffusione del suo culto. Inoltre, il reliquiario della testa del santo è conservato a Chiusdino nella prepositura di San Michele. Cenni biografici si ricavano da diverse Vitae: l'anonima Legenda beati Galgani, la Legenda beati Galgani confessoris di un anonimo cistercense e a lungo attribuita erroneamente a Rolando Pisano, la Leggenda di Sancto Galgano, la Vita sancti Galgani de Senis, la Vita beati Galgani, oltre che dal processo di beatificazione del 1185. Galgano era un giovane violento, ma era destinato a cambiare vita e a diventare un Cavaliere di Dio come profetizzatogli da Misser santo Micchele arcangelo: ebbe infatti due visioni successive in cui l'arcangelo Michele gli indicò il suo percorso di vita. Nella prima visione era tracciato il suo destino di cavaliere sotto la protezione dell'arcangelo stesso, mentre nella seconda l'arcangelo lo invitava a seguirlo. Seguendo l'arcangelo Galgano attraversò un ponte molto lungo al di sotto del quale si trovava un fiume ed un mulino in funzione, il cui movimento simboleggia la caducità delle cose mondane. Oltrepassato il ponte ed attraversato un prato fiorito, che emanava un profumo intenso e soave, raggiunsero Monte Siepi, dove, in un edificio rotondo, Galgano incontrò i dodici apostoli. Qui ebbe la visione del Creatore: fu quello il momento della conversione. In seguito, durante degli spostamenti, per due volte il cavallo si rifiutò di proseguire e la seconda volta, solo dopo una intensa preghiera rivolta al Signore, il cavallo da solo e con le briglie sciolte lo condusse a Monte Siepi, nello stesso posto dove la visione gli aveva fatto incontrare i dodici apostoli. Qui Galgano, non trovando legname per fare una croce, ne fece una infiggendo la propria spada nella roccia, quindi trasformò il proprio mantello in saio e come tale lo indossò. Sentì anche una voce che veniva dal cielo che lo invitava a fermarsi in quel posto fino alla fine dei suoi giorni: iniziava così la sua vita da eremita, cibandosi di erbe selvatiche e dormendo sulla nuda terra. Lottò e sconfisse con la sua fermezza il demonio che lo tentava. Durante la sua assenza per un pellegrinaggio alle basiliche romane, tre monaci invidiosi cercarono di estrarre la spada dalla roccia per rubarla, ma non riuscendovi la vollero rompere per oltraggio. Il castigo di Dio fu immediato: uno cadde in un fiume ed annegò, un altro fu incenerito da un fulmine ed un terzo fu afferrato per un braccio da un lupo e trascinato via, ma si salvò invocando Galgano. Secondo la leggenda, le mani mummificate conservate nell'attigua cappella del Lorenzetti sarebbero proprio quelle del monaco invidioso, ma probabilmente si tratta dei resti dei primi seguaci di San Galgano rinvenute nel luglio 1694 nel sagrato della Rotonda: la radiodatazione col C14 le fa effettivamete risalire al XII secolo, quindi contemporanee a San Galgano. Al ritorno dal pellegrinaggio, Galgano trovò la spada rotta e provò un grande dolore, ritenendosi responsabile per essersene allontanato; Dio però, volendolo consolare, gli disse di ricomporre la spada posando il pezzo rotto sulla parte infissa nella roccia. Galgano obbedì e i due pezzi si saldarono perfettamente: la spada si ricostituì più forte di prima. L'episodio è raffigurato in un dipinto conservato nella Pinacoteca Nazionale di Siena, opera di Giovanni di Paolo (1403-1482). L'eremita costruì poi un romitorio e vi condusse una vita di meditazione e preghiera fino al giorno in cui la voce di Dio, in una luce immensa, gli annunciò la sua morte. Presenziarono alla tumulazione del suo corpo Ildebrando Pannocchieschi, vescovo di Volterra ed i vescovi di Siena e Massa Marittima. Appena quattro anni dopo la sua morte, dopo che un'apposita commissione diretta dal cardinale Conrad di Wittelsbach ebbe condotto la relativa inchiesta, papa Lucio III lo proclamò santo. Il culto di san Galgano si diffuse rapidamente, specialmente nell'ambiente cavalleresco. Era un culto che parlava di cavalleria in cui, accanto a Galgano, vi era un coprotagonista, san Michele Arcangelo, un angelo, guerriero e vindice, quasi sempre rappresentato con la spada sguainata. Il culto di san Michele era diffusissimo in tutto il Medioevo ed era particolarmente sentito presso i guerrieri, come i Longobardi e i Franchi, la cui devozione si esprimeva con riti e pellegrinaggi, con la costruzione di chiese come Mont Saint Michel in Francia e con la rappresentazione dell'angelo nella monetazione o negli stendardi. Era un culto particolarmente intenso, che talvolta assunse anche aspetti pagano-scaramantici: san Michele accompagnava sempre il guerriero, era sempre presente nell'animo del combattente, da qualunque parte stesse. L'arcangelo apparve nel VII secolo nella battaglia di Coronate tra le truppe del re longobardo Cuniperto contro il quale si pose Alachis con il proprio esercito e questa presenza, sentita come reale, dissuase per due volte Alachis dall'accettare la sfida a singolar tenzone lanciatagli dallo stesso Cuniperto. Alachis venne sconfitto ed ebbe tagliate le gambe e la testa, che finì infilzata su una picca di Cuniperto. Quest'ultimo onorerà grandemente san Michele. È ancora san Michele che, offeso dal comportamento poco rispettoso degli ultimi re longobardi, abbandonò il regno longobardo causandone le caduta. Nel 1007 Tedaldo di Canossa addobbò riccamente in onore di, fra altri san Michele, il monastero di famiglia nel mantovano e così continuò a fare il figlio Bonifacio. San Michele è un angelo che lotta, sempre incombente sia nelle battaglie che nelle scaramucce o nei duelli. Si vince o si perde grazie alla sua benevolenza o al suo abbandono, ma in questo è sempre il giusto vendicatore delle offese e delle ingiustizie: è il deus ex machina dello scenario bellico. È l'angelo che svetta su Castel Sant'Angelo a Roma, anche se mostra la spada mentre sta per essere rinfoderata per segnare la fine di una pestilenza. La narrazione della storia di Galgano è ricca di simbolismi e l'atmosfera sembra quasi magica. La spada, strumento di guerra e di morte, è trasformata in strumento di pace e di speranza; il mantello, orgoglio di ogni cavaliere, diventa umile e povera veste eremitica. È quasi una anticipazione dell'avventura di San Francesco. Galgano era il cavaliere che abbandonava il suo mondo, disgustato dalle nefandezze commesse e da quelle che vedeva continuamente commettere, per dedicarsi ad una vita di eremitaggio e penitenza nella ricerca di quella pace, che il suo tempo non consentiva, e di quel desiderio e contemplazione di Dio che solo la vita ascetica poteva permettere. Anche l'architettura della Rotonda, la chiesetta che custodisce la spada, è carica di simbolismi. Vi sono richiami etruschi, ma anche celtici e templari: la cupola emisferica a cerchi concentrici, il disegno a linee alterne delle pareti esterne, il luogo su cui è costruita, Monte Siepi, che richiama un sito boscoso idoneo ad un'ara pagana. Galgano è un santo dalla valenza iniziatica: le sue traversie per giungere alla redenzione lo rendono una figura archetipica, un riferimento per tutti quei santi, a partire proprio da san Francesco, che nell'ascetismo ritrovano la via della salvezza ma anche il prototipo per tanti ordini cavallereschi.

Fonte: Wikipedia

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