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lunedì 19 agosto 2013

PIO II - ENEA PICCOLOMINI

Pio II, nato Enea Silvio Piccolomini (Corsignano, 18 ottobre 1405 – Ancona, 14 agosto 1464), fu il 210º papa della Chiesa cattolica dal 1458 alla morte. Pio, "il cui carattere riflette quasi tutte le tendenze dell'epoca in cui visse", nacque a Corsignano (oggi Pienza), nel territorio senese, dalla famiglia nobile dei Piccolomini. La famiglia aveva scelto questo nome per via di un loro avo di nome Giulius Piccolominis Amideis, che era imparentato con la famiglia degli Amidei di Firenze. Quando seppero della discendenza degli Amidei dalla Gens Iulia, decisero di chiamare il futuro Pio II Enea Silvio, in onore di Enea, figlio di Venere, che, come sosteneva la Gens Iulia, era il primo membro della loro famiglia. Dopo aver studiato alle università di Siena e Firenze, si stabilì a Siena come insegnante, ma nel 1431 accettò il posto di segretario di Domenico Capranica, vescovo di Fermo, allora sulla strada che lo conduceva al Concilio di Basilea per protestare contro l'ingiustizia del nuovo papa Eugenio IV, che gli rifiutava il cardinalato al quale era stato designato da Martino V. Arrivato a Basilea dopo numerose avventure, successivamente servì Capranica e diversi altri signori. Nel 1435 venne inviato dal cardinale Albergati, legato di Eugenio al concilio, in missione segreta in Scozia, lo scopo della quale viene raccontato in vari modi anche da lui stesso. Piccolomini visitò l'Inghilterra oltre alla Scozia, e fu soggetto a diversi pericoli e vicissitudini in entrambe le nazioni, delle quali ha lasciato un prezioso resoconto. Al suo ritorno si schierò attivamente con il concilio nel suo conflitto con il Papa e, anche se ancora un laico, ottenne una parte importante nella direzione dei suoi affari. Egli appoggiò la creazione dell'antipapa Felice V, ma quando agli inizi del 1442 il concilio elesse Amedeo, Duca di Savoia, come antipapa, Enea, percependo che la posizione del consiglio era alla lunga indifendibile, trovò un pretesto per ritirarsi alla corte dell'imperatore Federico III a Vienna. Lì venne incoronato poeta imperiale laureato, ed ottenne il patrocinio del cancelliere dell'imperatore, Kaspar Schlick, del quale celebrò un'avventura amorosa a Siena nel romanzo Eurialo e Lucrezia. Il suo carattere era stato fino ad allora quello di un facile uomo di mondo, senza pretesa di coscienziosità nella morale o di coerenza in politica. Egli iniziò a essere più regolare nel primo aspetto, e nel secondo adottò una linea definita facendo pace con Roma. A quarant'anni, intraprese un profondo percorso di conversione e di avvicinamento alla Chiesa Cattolica. Essendo stato inviato in missione a Roma nel 1445, con lo scopo apparente di indurre Eugenio a convocare un nuovo concilio, venne assolto dalle censure ecclesiastiche e fece ritorno in Germania con il compito di assistere il Papa. Questo fece, in maniera molto efficace, con la destrezza diplomatica con la quale ammorbidì le differenze tra la corte papale di Roma e gli elettori imperiali tedeschi; ed ebbe anche una parte importante nel compromesso col quale, nel 1447, il morente Eugenio accettò la riconciliazione offerta dai principi tedeschi, lasciando senza supporto il concilio e l'antipapa. Enea per quel tempo aveva già preso i voti, infatti era già canonico di Trento e parroco di Sarentino nel 1446. Uno dei primi atti del successore di Eugenio, Papa Niccolò V, fu quello di nominarlo vescovo di Trieste nel 1447.
Nel 1450 venne inviato insieme al cardinale Cusano come ambasciatore dall'imperatore Federico per negoziare il matrimonio di questi con la principessa Eleonora d'Aviz, cosa che riuscì a portare a termine; nel 1451 intraprese una missione in Boemia dove concluse un soddisfacente accordo con il capo degli hussiti, Giorgio di Podebrady; nel 1452 accompagnò Federico a Roma, dove l'imperatore sposò Leonora e venne incoronato re dei Romani.
Nell'agosto 1455 Enea tornò a Roma con un'ambasciata per proferire l'obbedienza della Germania al nuovo Papa, Callisto III. Egli portò con sé forti raccomandazioni dell'imperatore e di Ladislao V d'Ungheria per la sua nomina al cardinalato, ma sorsero dei ritardi a causa della determinazione del Papa a promuovere prima un suo nipote, ed egli dovette aspettare fino al dicembre dell'anno successivo. Ottenne invece temporaneamente il vescovato di Warmia (Ermeland).
Callisto III morì il 6 agosto 1458. Il 10 agosto i cardinali entrarono in conclave. Il cardinale di Rouen, benché francese e dal carattere discutibile, sembrava certo di essere eletto. Enea, come ci dice in un passaggio della sua storia dell'epoca, scrisse clandestinamente nel Conclavi de' Pontifici Romani con quale arte, energia ed eloquenza egli frustrò le speranze del cardinale francese. Sembrò che l'elezione non dovesse ricadere su Enea, ma nessun altro candidato sembrò averci pensato seriamente a farsi eleggere, né, anche se il sacro collegio probabilmente comprendeva alcuni uomini di alta morale, vi era qualcuno complessivamente più degno della tiara di Enea. Scelse come nome pontificale "Pio" in omaggio più al tanto amato Enea di Virgilio, il cui appellativo era Pius, che non al santo Papa Pio I.
Era facoltà peculiare di Enea quella di adattarsi perfettamente a qualsiasi incarico venisse chiamato ad occupare; fu una sua fortuna che ogni passo nella vita lo aveva posto in circostanze che si appellavano sempre più alla parte migliore della sua natura, un appello al quale non mancò mai di rispondere. Lo scrittore di pamphlet era stato più rispettabile del segretario privato, il diplomatico più dello scrittore di pamphlet, il cardinale più del diplomatico; ora l'avventuriero poco scrupoloso e il narratore licenzioso di pochi anni prima, da poco convertito, sedeva in modo abbastanza naturale sullo scranno di San Pietro, e dalle risorse del suo carattere versatile produsse senza sforzo apparente tutte le virtù e le qualità richieste dal suo nuovo stato.Dopo essersi alleato con Ferdinando, il pretendente aragonese al trono di Napoli, il suo atto successivo fu di riunire un congresso dei rappresentanti dei principi cristiani a Mantova, per prendere un'azione comune contro i Turchi Ottomani che hanno conquistato definitivamente Costantinopoli e stanno per prendere possesso di tutto l'Impero bizantino, guidati da Maometto II. Fu questo, infatti, il motivo dominante del suo Pontificato. Egli il 19 gennaio 1459 aveva istituito l'Ordine di Santa Maria di Betlemme.
Nessun pontefice prima di lui aveva fondato in prima persona un ordine cavalleresco ma Papa Pio aveva persino tentato di sciogliere i più potenti Ordini esistenti, ordinando loro di confluire in questa nuova Milizia. Il suo lungo trasferimento verso il luogo dell'assemblea ricordava ora una processione trionfale. Il congresso fu invece un fallimento completo rispetto ai suoi obbiettivi ostentati, ma almeno mostrò che l'impotenza della cristianità non era dovuta al Papa. Al suo ritorno dal congresso, Pio spese un periodo considerevole di tempo nel suo paese di origine, nel territorio senese, e descrisse il diletto e il fascino della vita di campagna in un linguaggio molto gradevole.
Venne richiamato a Roma dai problemi causati da Tiburzio de Maso, che venne alla fine catturato e giustiziato. Gli stati pontifici erano a quell'epoca grandemente disturbati da baroni ribelli e dalle scorrerie dei condottieri, ma questi mali vennero gradualmente abbattuti. Anche la Guerra Napoletana ebbe fine, col successo dell'alleato del Papa, Ferdinando. Il Papa tentò anche delle mediazioni nella Guerra dei tredici anni tra Polonia e cavalieri dell'Ordine Teutonico, e quando fallì nell'ottenere il successo, scagliò l'anatema su polacchi e prussiani.
Nel luglio 1461, Pio canonizzò Santa Caterina da Siena, e nell'ottobre dello stesso anno ottenne quello che inizialmente sembrò un brillante successo, inducendo il nuovo re di Francia, Luigi XI, ad abolire la Prammatica Sanzione di Bourges, per la quale l'autorità del Papa in Francia era stata gravemente ostacolata. Ma Luigi si aspettava che Pio avrebbe in cambio sposato la causa francese a Napoli, e, quando questo non avvenne, in pratica ristabilì la sanzione prammatica per mezzo di ordinanze reali. Pio venne anche coinvolto in una serie di dispute con il re di Boemia e il Conte del Tirolo, e la crociata per la quale il congresso di Mantova era stato convocato non fece progressi.
Di fronte allo scarso interesse delle potenze occidentali a partecipare ad una nuova crociata "contro il turco", il Papa fece circolare in Europa, a scopo polemico, una lettera al Sultano, Maometto II, in cui offriva al signore turco - una volta convertitosi al cristianesimo romano - il titolo di imperatore romano, per il quale in occidente nessuno era più degno agli occhi di Pio II.
Pio riuscì a riconciliare l'imperatore ed il re d'Ungheria, ed ottenne grande incoraggiamento, oltre a vantaggi economici, dalla scoperta di miniere di allume nel territorio pontificio, ma si era alienato la Francia; il Duca di Borgogna non mantenne le sue promesse; Milano era assorbita dal tentativo di prendere Genova; Firenze consigliò cinicamente al Papa di lasciare che turchi e veneziani si logorassero a vicenda.
Pio era inconsapevolmente vicino alla sua fine, e il suo malessere probabilmente portò alla febbrile impazienza con la quale, il 18 giugno 1464, partì per Ancona allo scopo di condurre la crociata di persona. Sembrò certo che il risultato di tale impresa sarebbe stato ridicolo o disastroso, ma l'ingegno di Pio II comparve nuovamente e la rese, quantomeno, dignitosamente patetica. Pio soffriva di febbre quando lasciò Roma, l'esercito crociato si sciolse ad Ancona alla ricerca di un trasporto, e, quando infine giunse la flotta veneziana, il Papa morente poté solamente vederla dalla finestra. Spirò due giorni dopo, il 14 agosto 1464. Nella morte come nella vita fu una figura pittoresca e significativa più di quanto non fosse abituale per i pontefici romani. Gli successe papa Paolo II. Il suo corpo fu sepolto nella Cappella di San Gregorio Magno in San Pietro per poi essere traslato, assieme al corpo di Pio III, da papa Paolo V nella Basilica di Sant'Andrea della Valle. Il monumento funebre ed il sarcofago permangono, ma il corpo è andato perso durante un restauro nel corso del '700. Pio fu un autore versatile e prolifico. La sua opera più importante sono i Commentari del suo tempo, la cui stesura iniziò dopo l'elezione del 1458 e proseguì sino alla morte, pubblicati nel 1584 (oltre un secolo dopo) e attribuiti a tal Gobelinus (ossia Giovanni Gobelino, un parente tedesco dei Piccolomini), che era in realtà solo il copista.
L'edizione fu curata dall'arcivescovo di Siena Francesco Bandini (1529-1588), che alterò pesantemente l'opera, mutilandola dei passi più scabrosi e scandalosi, e modificandone lo stile. Numerosi passaggi soppressi all'epoca della pubblicazione sono stati pubblicati nella Transazione dell'Accademia Nazionale dei Lincei da Signor Cugnoni, assieme ad altre opere inedite. I Commentari di Pio sono una lettura di notevole valore storico. "Pio II" - dice Creighton - "è il primo scrittore che tentò di rappresentare il presente come sarebbe apparso ai posteri, che applicò coscientemente una concezione scientifica della storia alla spiegazione e all'organizzazione degli eventi". Le sue Epistole, che egli stesso raccolse, sono anch'esse un importante fonte di informazioni storiche.
I più preziosi di questi scritti storici minori sono le sue storie della Boemia (Historia Bohemica) e dell'imperatore Federico III, quest'ultima parzialmente autobiografica. Abbozzò dei trattati biografici su Europa ed Asia, e nella prima parte della sua vita produsse numerosi trattati sulle controversie politiche e teologiche dei suoi tempi, così come su soggetti estetici.
Pio fu molto ammirato come poeta dai suoi contemporanei, ma la sua reputazione nelle "belle lettere" è dovuta principalmente all'Eurialo e Lucrezia, che viene letto ancor oggi, in parte per la sua fedeltà e in parte per il fatto singolare di essere un racconto erotico scritto da un scrittore che anni dopo diventerà Papa (infatti si ritratterà di questi scritti, dicendo: "Dimenticate Enea, accogliete Pio"). Pio compose inoltre alcune commedie, delle quali solo una è giunta ai giorni nostri. Tutte queste opere sono in latino.
Pio non fu uno studioso eminente, il suo latino è spesso scorretto, e conosceva poco il greco; ma i suoi scritti hanno un'alta qualità letteraria, e verranno sempre premiati come riproduzioni vivide ed accurate dello spirito di un'epoca notevole.
Rimane celeberrimo il suo detto sul malcostume della raccomandazione: «Quand'ero solo Enea / nessun mi conoscea / Ora che son Pio / tutti mi chiaman zio».
Pio ispirò la struttura urbanistica, forse la prima pianificazione urbana di sempre, della sua splendida città che oggi porta il suo nome: Pienza (in Provincia di Siena).
Nella sua produzione storico-letteraria spicca anche un volumetto su usi e costumi della Germania, che intitolasi appunto Germania ovvero De situ, ritu, moribus et conditione Germaniae descriptio. È molto importante poiché qui si possono rintracciare le radici del Luteranesimo, le basi del malcontento dei tedeschi contro Roma.

Fonte: Wikipedia

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