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giovedì 9 agosto 2012

IL MEDIOEVO A SAN MARINO: TRA LA PIEVE E PIO II

“Il dato storico obiettivo della nascita di San Marino è in relazione alle pievi della Diocesi del Montefeltro. Esiste un ocumento fondamentale nell’archivio vaticano: la bolla di Papa Onorio II del 1125”. Sono le parole di Cristoforo Buscarini, insegnante, storico sammarinese, saggista, con il quale ripercorriamo il Medioevo sammarinese che convenzionalmente finisce nel 1492. Il documento riguarda una controversia fra la diocesi di Montefeltro e quella di Rimini. Vi è un elenco di tutte le pievi,  monasteri, cappelle, di pertinenza della diocesi di Montefeltro. “Va notato - continua lo storico - che non è una descrizione di edifici, ma di un territorio come è possono essere oggi le parrocchia. La pieve aveva una funzione fondamentale, politica e amministrativa: esigeva le imposte, entro certi limiti amministrava anche la giustizia. In questo elenco di pievi c’è anche la Plebs Sancti Marini con castello sottoposta alla subordinazione del vescovo-conte di Montefeltro che aveva la sede in San Leo”. Esiste anche un’altra pieve ricostruita più volte a Pieve Corena nelle vicinanze del confine di Chiesanuova. La Pieve sammarinese era stata costruita dove è ora la Basilica attuale nel centro storico, edificata nel diciannovesimo secolo. “Noi sammarinesi abbiamo un’attitudine particolare nel distruggere il patrimonio storico: oltre la Pieve, il Palazzo pubblico rinascimentale, per non parlare della stazione ferroviaria, e dell’unico edificio di architettura razionalista del ventennio, il palazzo ex Inail”, commenta amaro lo storico. “Il 1125, dunque è il punto storico di nascita di San Marino come comunità organizzata. Segna l’origine politica in senso stretto. Questo non significa che prima non abitasse nessuno sul Monte Titano. Esistono, per esempio, reperti di epoca romana ritrovati nel cosiddetto Santuario della Tanaccia negli anni ’80: monete e statuette votive. Probabilmente in epoca romana era venerata una divinità salutifera che faceva parte del politeismo del tempo”. “La seconda tappa - rievoca il professor Buscarini - è il passaggio al comune medievale. Il primo documento storico è una pergamena del 1243. Il comune di San Marino congiuntamente, perché ancora non pienamente autonomo, con il vescovo conte di Montefeltro nel dicembre del 1243 riscattano da un feudatario, Guido di Cerreto, i diritti di passaggio che questo signore imponeva a coloro che dalle località del Montefeltro passavano sui suoi possedimenti per andare il mercoledì al mercato del Borgo Mercatale, l’attuale Borgo Maggiore. L’atto è congiuntamente stipulato da San Marino e il vescovo perché quest’ultimo aveva ancora tre comuni soggetti in parte alla sua sovranità. Uno questi tre comuni era per l’appunto San Marino”. Gli altri erano San Leo e Talamello. Il vescovo conte aveva potere politico. Ogni decisione veniva condivisa in senso piramidale dalle istituzioni del comune: arengo, consiglio e i due consoli eletto ogni sei mesi. “Gradualmente dal 1243 sino al primo quarto del ‘300 San Marino cerca di svincolarsi dalla tutela del vescovo conte di Montefeltro. Era un comune di circa duemila persone che aveva come controparte politica e militare il territorio del Montefeltro con la Santa Sede alle spalle. Entrano allora in scena i conti di Montefeltro, che modicano lo status quo con la forza conquistando la contea di Urbino. Il vescovo conte si ritrova senza più il passato potere e San Marino crea una tutela, una sorta di amicizia protettiva con i nuovi signori di Urbino”. “San Marino non viene conquistata con la forza - sottolinea lo storico - perché dirimpetto si era sviluppato contemporaneamente un’altro potentato, quello dei Malatesta, anch’essi originari del Montefeltro: s’impossessarono di Rimini. A San Marino parve meno pericoloso rifugiarsi sotto la tutela dei Montefeltro. Siamo a metà del 1300. San Marino aveva già i propri statuti comunali, le proprie leggi, dall’inizio del ‘300 ”. In quel periodo ci sono adesioni volontarie al comune di San Marino come quella di Chiesanuova, che allora si chiamava Busignano. Prima ancora, nel 1253, San Marino aveva acquistato i terreni di Casole sempre appartenenti ai conti di Montefeltro. Esiste l’atto di vendita in archivio. “Il comune antico, il nucleo originario, comprendeva San Marino, Borgo, Acquaviva, Casole, e aveva questo cuneo verso nord che era Domagnano, territorio senza castello, che nel linguaggio medievale era chiamato villa, villaggio non fortificato”. “Il passaggio fondamentale, quello decisivo, fu la guerra durata per anni che Papa Pio II intraprese contro Sigismondo Pandolfo Malatesta, considerato feudatario, infedele, ribelle. In realtà, voleva impossessarsi di quei territori per distribuirli ai propri famigliari. La guerra inizia nel 1461. Pio II nomina come capitano generale della lega papale di cui fa parte anche il Re di Napoli, un aragonese di Spagna, proprio Federico di Montefeltro. I sammarinesi rimangono sempre sulla scia dei Montefeltro durante la signoria di Federico che durò dal 1444 al 1482”. Pio II rilascia delle bolle con delle promesse per gli alleati sammarinesi sino ai cosiddetti Patti di Fossombrone nel 1463. Il Cardinal di Teano, il cardinal legato del Papa rilascia questa promessa al comune di San Marino: quando sarà sconfitto il Malatesta in cambio dei sacrifici sopportati per la guerra riceverà i castelli e i relativi territori di Fiorentino, Serravalle e Monte Giardino. Faetano viene aggiunto come dono grazioso perché la sua popolazione preferisce passare sotto il dominio di San Marino invece che quello della Chiesa. La guerra andò avanti per tre anni dal 1461 al 1463 vinta naturalmente da Pio II. “C’era troppa discrepanza di forze. Come una guerra - conclude la sua breve ricognizione storica Cristoforo Buscarini - tra gli USA e la Svizzera”.

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