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venerdì 31 agosto 2012

I RACCONTI DI CANTERBURY

The Canterbury Tales, in italiano I Racconti di Canterbury, è una raccolta di racconti scritti da Geoffrey Chaucer nel XIV secolo (due di questi in prosa, i rimanenti in versi). Le storie, alcune delle quali sono contenute all'interno di una cornice narrativa, narrata da un gruppo di pellegrini durante un pellegrinaggio dal Southwark a Canterbury, per visitare il santuario di San Tommaso Becket presso la Cattedrale di Canterbury. Chaucer iniziò a scrivere l'opera intorno al 1387, con l'intenzione di far raccontare ad ogni pellegrino quattro storie differenti: due sulla via per Canterbury e le rimanenti altre due sulla via del ritorno. I Racconti di Canterbury sono scritti in inglese medievale. La tradizione vuole che l'opera sia stata scritta nel cosiddetto periodo inglese dell'autore, intorno alla fine degli anni 1380: ciò di cui si è concordi è la datazione di gran parte delle novelle dopo il 1388; Chaucer termina poi la scrittura dell'opera nell'ultimo decennio del XIV secolo, lasciando l'opera incompiuta, a causa della morte che lo colpì nel 1400.

I Racconti però non furono terminati solamente per questioni di tempo: l'autore infatti sembra che abbia visionato e rimaneggiato più volte l'opera, aggiungendo anche nuovi racconti in diverse occasioni. Dal prologo si può ricavare il numero esatto, centoventi, delle storie che i pellegrini dovevano raccontare: è annunciato dall'oste Harry Bailly, spiegando che ognuno avrebbe dovuto raccontare quattro storie, due sulla via per Canterbury e le rimanenti due lungo la via del ritorno. Questa però non è necessariamente l'opinione di Chaucer stesso, il quale appare come l'unico personaggio a raccontare più di una storia: si può dedurre il numero delle novelle data la non conclusione dell'opera. I personaggi, introdotti dal Prologo Generale del libro, raccontano storie molto importanti sul piano culturale. I temi delle storie sono vari e includono topoi letterari come l'amore cortese, avarizia e tradimento. I generi inoltre variano anch'essi e includono il genere del romanzo, il lai bretone, il sermone e la favola. Nonostante ci siano più cornici sovrapposte, non ci sono singole strutture poetiche nell'opera; Chaucer utilizza una varietà di schemi metrici, soprattutto per l'esiguo numero di racconti in prosa (solamente due). I racconti sono uniti da una cornice narrativa.

Molti dei pellegrini raccontano storie d'amore, il cui argomento è prevalentemente la cortesia dei cavalieri e dei Lord verso le donne aristocratiche. Il racconto della Donna di Bath, romanzo appartenente al filone del ciclo arturiano, racconta appunto una storia d'amor cortese, così come Il racconto dell'Allodiere, che narra la storia di un cavaliere che parte per la guerra e lascia sua moglie, corteggiata da un altro giovane uomo, oppure Il racconto dello Scudiero. Il personaggio che però racchiude maggiormente i caratteri cortesi e cavallereschi, raccontando una storia sul conflitto tra due cavalieri votati ad un'unica fanciulla, è il Cavaliere. Molti dei personaggi di Chaucer terminano la loro storia con un augurio per il resto della compaignye (compagnia):

Il concetto di compagnia assume letteralmente il significato di gruppo, ma Chaucer deliberatamente sceglie questa parola, tra tutte le altre, non per indicare solo il gruppo, ma con un chiaro intento generalizzante: la compaignye infatti non sono i pellegrini, ma la massa del popolo, in accordo con i pellegrini stessi, rappresentanti della società del tempo.
Lo stesso termine è di origine latina, lingua ben nota a Chaucer, il cui significato etimologico deriva appunto dalla costruzione latina cum panis, assumendo quindi un significa diverso dalla parola gruppo: le società medievali funzionanti e ben condotte dipendevano infatti dalle corporazioni, conosciute informalmente con il termine di compagnie, e in queste corporazioni il mangiare insieme assumeva una connotazione di fraternità. I gruppi corporativi che si andavano a creare in seguito alle rivolte contro i feudatari però, non erano gruppi come i pellegrini sulla via di Canterbury: appartenevano infatti ad una stessa classe sociale, che aspirava a detenere un determinato potere e un ruolo all'interno della società. I pellegrini invece provenivano da tutte le diverse stratificazioni sociali della comunità medioevale: chierici, cortigiani, fattori e ad altri gruppi sociali. L'unione e la volontà dei pellegrini di porsi delle norme si traduce quindi in una compagnia informale, unione data dal loro lavoro come raccontastorie e dagli approvvigionamenti dell'Oste.

Per quanto riguarda invece la distinzione delle classi, i protagonisti danno forma ad una compagnia nel senso che nessuno di loro appartiene alla nobiltà, e la maggior parte possiede un lavoro, sia che riguardi il cucire e lo sposarsi (la Donna di Bath), sia che riguardi l'intrattenimento dei visitatori (l'Allodiere) o l'arare la terra. Verso la fine del XIV secolo, la Chiesa cattolica divenne sempre più debole. La costruzione delle cattedrali, che crescevano intorno ai sacrari con le reliquie dei santi, era costosa: suppellettili e ornamenti venivano a costare molto per una Chiesa che predicava la carità e la povertà. Il periodo infatti è quello delle grandi pesti, delle carestie e della disoccupazione: la magnificenza delle chiese dunque, con il suo oro e i suoi ornamenti, rappresentava agli occhi di alcune persone una sorta di ipocrisia morale. Chaucer rappresenta in quest'opera sia la critica alla Chiesa, sia la difesa, associando ad ogni pellegrino ciò che ci si aspetterebbe tradizionalmente da questo: generalmente infatti esprime quegli stereotipi comuni nel Medioevo; è difficile però fare un'affermazione certa riguardo alle posizioni di Chaucer, in quanto il narratore è così espressamente prevenuto nei confronti di alcuni personaggi, come il Monaco, e allo stesso modo con altri, come Indulgenziere. Inoltre, i caratteri non sono semplicemente delle caricature o delle satire, sono del tutto individualistici e non possono essere semplicemente presi come modelli delle loro professioni. Il Monaco, la Priora e il Frate sono tutti membri delle gerarchie ecclesiastiche: il Monaco e la Priora vivono infatti, rispettivamente, in un monastero e in un convento. Entrambi sono caratterizzati come delle figure che sembrano preferire la vita aristocratico-borghese, rispetto alla vita ascetica o di devozione. Il rosario della Priora infatti, tutto incastonato di gioielli, sembra più un ornamento che qualcosa che esprima devozione: la raffinatezza e l'attenzione riprende più quei concetti espressi da Guillaume de Lorris nel romanzo francese Roman de la Rose. Il Monaco poi era attratto dalla caccia, passatempo solito dei nobili, disegnando allo stesso tempo gli studi e il confinamento in monastero. Allo stesso tempo però, il Frate era membro di un ordine di mendicanti: non aveva né ornamenti, né passioni da nobili; trascorreva la vita viaggiando e chiedendo elemosina, vivendo appunto di carità. Gli ordini mendicanti erano nati circa due secoli prima di Chaucer, ma solo in quel periodo erano stati valorizzati: spesso però venivano descritti come una minaccia all'integrità e avevano la reputazione di libertini, come li descrive la Donna di Bath nella parte iniziale della sua storia. Il narratore però sembra serbare molta più ostilità verso gli ecclesiastici come l'Evocatore e l'Indulgenziere, rispetto al Frate. Esempio infatti è il Monaco e l'Indulgenziere che posseggono molti tratti in comune, che il narratore presenta in diverse maniere: la splendente calvizie della testa del monaco suggerisce che abbia cavalcato tutto il tempo senza cappuccio, ma il narratore questo fatto lo analizza, nell'Indulgenziere, come simbolo di superficialità del personaggio. Il Monaco e l'Indulgenziere esprimono l'opinione di loro stessi al narratore che, conferma le parole del Monaco ripetendole e dando una propria opinione di lui, ma schernisce l'Indulgenziere per l'opinione che lui stesso ha di sé. Allo stesso modo il narratore approva le parole di un altro ecclesiastico, il Parroco, che nel Prologo viene descritto come religioso e caritatevole verso i più poveri e le persone in difficoltà. L'idea di scrivere un poema formato da novelle nasce da una "copiatura" di Chaucer del Decameron, il capolavoro italiano del 1300 scritto da Giovanni Boccaccio. Tuttavia, "I racconti di Canterbury" mostrano una più ampia visione del secolo in quanto ci sono molte classi sociali raffigurate nei racconti. Inoltre, i personaggi sono meglio descritti sia fisicamente sia psicologicamente, al contrario del Decameron, dove Boccaccio dava un'idea essenziale del carattere del protagonista attraverso i fatti. L'autore dei racconti, inoltre, ha una straordinaria abilità nello scrivere una narrazione molto ampia e articolata, soprattutto in confronto all'opera di Boccaccio. Infine, la grande ricchezza lessicale del libro dimostra la sua superiorità, anche se minima, in confronto al Decameron.

Fonte: Wikipedia

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