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venerdì 3 agosto 2012

TENUTA TEMPLARE DI TOR PAGNOTTA

Quella di Tor Pagnotta, situata tra le vie Laurentina ed Ardeatina, era una tenuta agricola con un casale fortificato da una torre, della quale sono visibili ormai pochi ruderi. Nell'inventario viene elencata insieme alle tenute giovannite di Torre Rossa e Torre di Pandolfo, che oggi formano la tenuta della Cecchignola-Priorato. Complessivamente aveva una estensione di 224 rubbia (circa 414 ettari), anche se nell'inventario figura di 294 rubbia, di cui 286 destinate a seminativo ed otto a boschi, prati e pascoli. La tenuta di Tor Pagnotta era entrata a far parte del patrimonio fondiario dell'Ordine nel 1259. Il 3 maggio quell'anno, infatti, il maestro d'Italia, Pietro Fernandi, dietro autorizzazione del gran maestro Thomas Berard, aveva permutato i possedimenti che i Cavalieri Templari avevano nel Lazio meridionale, e cioè: la rocca di San Felice Circeo, l'enfiteusi su Santa Maria della Sorresca, presso l'attuale Sabaudia, ed altri beni e terreni in Terracina e nei dintorni, ricevendo in cambio la tenuta di Tor Pagnotta, di proprietà del "Magister Jordano Sancte Romane Ecclesie vicecancellario et notario". Nel documento di permuta viene specificato che detto casale era situato nel distretto cittadino, nella contrada chiamata "Piliocti" che fu dei signori Nicola e Pietro, figli ed eredi di Pietro Rubei de Ripa, cittadino romano. Vengono anche indicati i confini della tenuta: il primo lato, con i terreni dei fratelli Giovanni e Francesco Castellani e Giovanni Colonna; il secondo lato, con i beni della chiesa di Santa Maria dell'Aventino e con quelli del fu Paolo di Sant'Angelo; il terzo lato con le proprietà di Santa Maria di Scolagreca e San Salvatore di Santa Balbina; il quarto lato con la via pubblica. Lo scambio viene effettuato in considerazione del fatto che le spese per la custodia ed il mantenimento della rocca di San Felice non portavano alcuna utilità, anzi erano divenute troppo onerose e dispendiose; in più la tenuta era contigua ad altre terre e possessi della precettoria di Santa Maria in Aventino. I Cavalieri Templari, inoltre, desideravano migliorare la loro posizione, evidentemente territoriale. Infatti, con questa transazione, i Cavalieri Templari di Roma, oltre a liberarsi della rocca di San Felice, insediamento economicamente in perdita, ampliavano in maniera omogenea i loro possedimenti agricoli e procuravano uno sbocco sulla via pubblica ai terreni già in loro possesso che confinavano con i nuovi acquisiti. Non sappiamo di quale via pubblica poteva trattarsi, se la via Laurentina o la via Ardeatina, due antiche strade romane in mezzo alle quali era situata la tenuta di Tor Pagnotta; entrambe, comunque, conducevano verso il sud del Lazio, in direzione della tenuta templare di Sant'Eramo. Il casale di Tor Pagnotta viene citato, negli atti del processo intentato ai Cavalieri Templari dello Stato Pontificio, dal testimone frà Vivolo di Sancto Justino, il quale afferma di aver fatto e visto fare elemosine in numerosi insediamenti del Tempio, tra cui la stessa Tor Pagnotta; il fratello servente aggiunge anche che nel casale vi furono accolti molti poveri e che ogni giorno veniva dato da mangiare a tre di loro. Quest'ultima affermazione fa presumere che la tenuta non avesse solo ed esclusivamente vocazione agricola, ma che fosse dotata di locali abitativi, oltre che per i Cavalieri Templari e per i contadini, anche per i pellegrini ed i poveri che vi potevano essere ospitati e rifocillati.


Fonte: www.templaricavalieri.it

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